Grice
e Gerratana: l’implicatura conversazionale del contratto sociale – filosofia siciliana -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Scicli).
Filosofo italiano. Grice: “I like Gerratana; for one, he translated Rousseau,
and I have been called a contractualist, if not like Grice [G. R. Grice].”
Grice: “Gerratana carefully edited Pintor’s oeuvre.” – Grice: “I like
Gerratana; they – Italian philosophers, generally -- philosophise on the
working people – operaio --; at Oxford we usually do not!” Partecipa alla
resistenza a Roma, nelle file dei GAP, legandosi a Salinari e Pintor,
conosciuto al corso allievi ufficiali di Salerno, e ricordato in “Sangue
d'Europa.” Prende parte alla ricostruzione del PCI romano e si laurea a Roma.
Insegna a Salerno e Siena. Studioso sobrio e rigoroso del marxismo, cura
Labriola e Gramsci. La sua edizione, con un'accurata ricostruzione cronologica,
archiviò definitivamente l'edizione tematica. Gerratana mette in luce lo stile
"frammentario" e "antidogmatico" di Gramsci. Altre opera:
“L'eresia di Rousseau, Roma, Editori Riuniti), Il marxismo, Roma, Editori
Riuniti); “Labriola di fronte al socialismo giuridico, Milano, Giuffrè editore);
“Gramsci. Problemi di metodo, Roma, Editori Riuniti); “Quaderni dal carcere. Treccani
L'Enciclopedia italiana". Biografia di Gerratana nel sito dell'ANPI
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Si è svolto a Roma il 18 e 19
novembre nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, un
convegno di studi in memoria di un importante esponente del pensiero politico
italiano, Valentino Gerratana, a dieci anni dalla sua morte. Essenzialmente
noto per aver curato nel 1975 l'edizione critica dei Quaderni del carcere di
Gramsci, Gerratana fu in realtà uno studioso politicamente appassionato e uomo
politico di estrema cultura. Merito di questo convegno è stato l'aver messo in
luce tanto l'impegno politico e morale di un uomo quanto l'eclettismo, la
vivacità intellettuale e la serietà di un pensatore troppo poco conosciuto in
fin dei conti, la molteplicità variopinta dei suoi contributi scientifici e la
continuità e coerenza del suo impegno, politico ed intellettuale. Il
convegno è stato organizzato dalla International Gramsci Society-Italia – di
cui Gerratana fu co-fondatore nel 1996, assieme ad Aldo Tortorella, Giorgio
Baratta e Guido Liguori. Le giornate, divise per sessioni tematiche, hanno
ricordato la figura di Gerratana nella sua complessità: partigiano antifascista
a Roma negli anni della Resistenza, giornalista negli anni giovanili, curatore
e studioso di molti classici della storia della letteratura, della filosofia e
del marxismo (dalla cura dell'edizione critica degli Scritti politici di
Labriola a quella degli scritti estetici di Marx ed Engels, ai contributi su
Rousseau, Machiavelli, Lukács, Lenin), ma noto in tutto il mondo anzitutto come
curatore e studioso del pensiero di Gramsci (dall'edizione critica dei
Quaderni, all'approfondimento dell'indagine sulle categorie sociali e politiche
della riflessione gramsciana e la cura – assieme al suo più stretto
collaboratore, Santucci – del volume sugli scritti gramsciani dell'Ordine
nuovo). Non è facile informare esaurientemente sul convegno, credo proprio per
la personalità e la grande vivacità intellettuale di Gerratana, emersa nella
sua complessità lungo la due giorni di lavori. L’evento ha messo alla
prova intellettuali e ricercatori, ha dialettizzato l'ascolto reciproco di
relatori e pubblico, fra i quali si è avuto un confronto sereno ma anche
serrato, indubbiamente appassionato. Ne è risultato – e ne va il merito agli
organizzatori – un evento generoso per ricchezza e poliedricità delle tematiche
affrontate, per l'eterogeneità degli accenti che si sono avvicendati (secondo
l'esperienza politico-culturale di relatori e pubblico), quanto infine per la
vastità dei territori culturali esplorati (dalla storia – italiana e
internazionale, alla filosofia, alla politica). Su tutta l'iniziativa s'è
aggirato lo spettro benevolo di Antonio Gramsci, della sua vicenda umana come
anche di quel lascito inesauribile che è la sua produzione culturale. E di
Gramsci Gerratana non è stato solo il curatore e il promulgatore, ma anche un
indimenticabile interprete. Gli anni e la formazione giovanile: partigiano
antifascista ed intellettuale engagé Questa introduzione credo consenta di
comprendere forse più chiaramente il contesto e lo spirito in cui il convegno
di questi giorni ha trovato spazio. Anche la presenza e il saluto
delle istituzioni che con la IgsItalia hanno permesso il convegno –
contrariamente al solito – sono stati sentiti ed interni al tema in oggetto
dell’incontro. La figura di Gerratana è stata difatti ricordata con stima
sincera e rispetto da Cecilia D'Elia (Assessora alla cultura della Provincia di
Roma) e Gaetano Domenici (Preside della Facoltà di Scienze della Formazione
dell'Università di Roma Tre). Cecilia D'Elia ha sottolineato la rilevanza di
questo convegno su Gerratana – figura complessa, in cui ricerca politica e
ricerca della libertà si intrecciano –, studioso che sempre volle tener
connesso l'impegno pratico e l'impegno teorico, combattente antifascista negli
anni della Resistenza, uomo che diede un contributo decisivo alla costruzione
della democrazia in Italia. Sulla stessa linea d'onda Gaetano Domenici ha
salutato con piacere l'evento in ricordo di Gerratana, anzitutto perché questa
facoltà contribuisce a "formare i formatori": ed è stato forse fra i
più grandi meriti di Gerratana l'aver decisamente contribuito a divulgare la
genesi del pensiero pedagogico-educativo di Gramsci, a partire dalla cura
dell'edizione critica dei Quaderni di Gramsci. Non pochi interventi hanno messo
in luce i meriti di Gerratana riguardo la divulgazione del pensiero
pedagogico-educativo di Gramsci. In particolare ricordiamo qui l'intervento di
Donatello Santarone, Coordinatore del CESME di Roma Tre, che ha messo in luce
il valore generale degli studi di pedagogia della tradizione marxista che
delineano quella fondamentale concezione della formazione umana come
"sviluppo onnilaterale dell'uomo". Un tale impegno risulta ancora più
fondamentale in epoca di globalizzazione capitalista, sottolinea Santarone, in
cui il lavoro dell'uomo e la sua formazione paiono ormai finalizzati unicamente
ai processi di valorizzazione di capitale, i centri di formazione ed istruzione
di massa vengono de-finanziati mentre nel contempo si sostengono economicamente
scuole e "poli di eccellenza" privati, volti a creare le future élite
e classi dirigenti. L'impegno di Gerratana come intellettuale engagé è stato
sottolineato in molti interventi nel corso del convegno, fra cui quello di
Guido Liguori che – in apertura dei lavori – si è soffermato sulle ragioni della
scelta dell'espressione gramsciana filosofo democratico come carattere
fondamentale dell'animo e dell'impegno di Gerratana. Tale formulazione sta ad
indicare un pensatore che non si chiude nella propria torre d'avorio, ma
contribuisce attivamente alla creazione di un senso comune di massa, un uomo
«convinto che la sua personalità non si limita al proprio individuo fisico, ma
è un rapporto sociale attivo di modificazione dell’ambiente culturale» (Q). É
questa essenzialmente l'immagine che Liguori ci ha voluto restituire di
Gerratana: un pensatore che non si accontentò del «pensiero proprio,
"soggettivamente" libero, cioè astrattamente libero», ma che operò
per l’unità di scienza e vita come «una unità attiva, in cui solo si realizza
la libertà di pensiero», secondo un «rapporto maestro-scolaro,
filosofo-ambiente culturale in cui operare, da cui trarre i problemi necessari
da impostare e risolvere», un uomo che concepì la propria attività
intellettuale come rapporto di «filosofia-storia» (ibidem), un uomo il cui
impegno politico e la cui elaborazione teorica sono stati la testimonianza
della migliore tradizione del comunismo e del marxismo italiani. Ha
fatto seguito l'intervento di Paola Demurtas, che ha illustrato i criteri e i
temi sulla base dei quali si è svolto l'intervento di riordino dell'archivio di
Gerratana assieme alla collega Lorenza Salvatori (di cui è stato letto un
contributo), e che ha sottolineato come grazie al riordino delle carte e dei
documenti sia ora possibile svolgere ricerche e approfondimenti sull’attività
di Gerratana. I documenti archiviati, difatti, coprono un arco di 61 anni, sono
circa 300 fascicoli, che si è deciso di suddividere in 8 partizioni tematiche
fra studi e attività, e fra queste risultano particolarmente rilevanti le
quantità di fascicoli dedicati a Gramsci e a Labriola e da cui si evince una
grande meticolosità nell'elaborazione. Ha concluso la prima parte di
introduzione ai lavori del convegno la lettura della lettera di saluto del
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui è stato espresso «il più
vivo apprezzamento per la scelta di ricordare un insigne studioso, cui va il
merito di aver contribuito, con l'edizione critica dei Quaderni del Carcere di
A. Gramsci. È stata poi la volta del primo relatore, Alfonso Musci (giovane
studioso dell'Istituto Gramsci per gli studi storici) che ha ricostruito gli
anni giovanili di Gerratana, in particolare quelli degli studi universitari e
della polemica con Benedetto Croce, sottolineando una tendenza di Gerratana a
considerare gli eventi storici attenendosi ai fatti, alle formule logiche e
alla loro riproducibilità, ma senza prescindere del tutto dalla
"situazione psicologica" in cui questi si svolgono e che spesso si
maschera in concetti. Ma Gerratana non fu solo un intellettuale impegnato. Fu
un partigiano. Questo hanno ricordato le successive relazioni della mattina
proseguite con i due contributi "di memoria storica" di Alfredo
Reichlin e Giuseppe Prestipino–, significativi per la nota autobiografica in
essi contenuta, che ha permesso una comprensione più articolata del senso
dell'impegno politico di Gerratana negli anni della lotta di liberazione
nazionale dal regime fascista. Medaglia d'Argento per l'impegno negli anni
della lotta di Liberazione dell'Italia dal regime fascista, la narrazione di
quei mesi è stata emozionante nell'intervento di Alfredo Reichlin. Che ha
ricordato gli anni giovanili della "passione politica" (tema che è
stato ripreso anche da Tortorella in chiusura dei lavori del convegno) e le
vicende dell'inverno '44 in cui, nella Roma occupata dai tedeschi, Reichlin
incontrò Gerratana; con Pintor formarono una cellula, e Gerratana divenne loro
dirigente, nome di battaglia "Santo". Furono quelli gli anni in cui
nacque un sentimento nuovo, l'antifascismo, ed una nuova cultura, quella
dell'impegno. Come allora – ha concluso Reichlin – il popolo italiano,
nonostante appaia fiacco e corrotto, tuttavia continua ad esprimere degli
intellettuali, e questi dovrebbero anch'essi prendere il proprio posto di combattimento.
Gerratana fu dunque un partigiano antifascista con un deciso interesse per la
storia e la filosofia politica. Ma anche un giornalista. La tendenza
all'impegno culturale trovò uno sbocco concreto in questa attività – su cui si
è soffermata la relazione di Giuseppe Prestipino –, quando cominciò a scrivere
su "La voce della Sicilia" fra il '45-'48. Prestipino ha raccontato
di un "comunista", un uomo di «innata modestia», che non firmava i
suoi articoli, direttore di giornale cordiale ma austero, «un intellettuale
pensoso». Gerratana: uomo di cultura, filosofo democratico, marxista Non solo
di politica, ma anche di letteratura e di filosofia si occupò Valentino
Gerratana. La sua natura di intellettuale a trecentosessanta gradi
è stata ben messa in luce da tre relazioni in particolare, quelle di Voza,
Savorelli e Burgio. Pasquale Voza ha ricordato come a metà degli anni '50 si
svolse in Italia un ricco dibattito sul tema della "lotta per il
realismo", che nel dopoguerra espresse una "tendenza" la quale
si affermò in molta parte dell'intellettualità. Nacquero le poetiche
neorealistiche della "cronaca" e del "documento" come
ricerca di un massimo di "oggettività" di contro all'influenza di
suggestioni lirico-decadentistiche. Nel passaggio dalla crisi del neorealismo
al realismo si colloca il contributo di Gerratana, che riteneva quest'ultimo un
fondamentale strumento teorico-culturale. In risposta all'intervento polemico
di Croce De Sanctis-Gramsci? (“Lo Spettatore Italiano”, 1952, n. 5), Gerratana
stende per "Società" (1952, n. 3) De Sanctis-Croce o De
Sanctis-Gramsci? Appunti per una polemica e sviluppa il ragionamento
nell'Introduzione all'estetica desanctisiana desanctisiana (“Società”). Egli ha
come riferimento la positiva valutazione di Gramsci del realismo desanctisiano,
fondato sull’analisi del contenuto artistico in connessione alla lotta
culturale. Difatti Gramsci coglie nel De Sanctis un modello di critica
letteraria che lo rende emblema della concezione di un'estetica realista e
anticipatore di una concezione marxista dell'estetica. Alla base della sua
concezione vi sarebbe la ricerca di unitarietà fra La Scienza e la Vita (titolo
di un famoso saggio desanctisiano del 1872, più volte citato da Gramsci nei
Quaderni), cosicché De Sanctis si discosta dalla concezione speculativa
dell'estetica di Hegel. In tal senso la tendenza estetica di De Sanctis,
secondo Gramsci, era "istintivamente materialista", ciò perché la sua
attività critica non era «frigidamente estetica» (Q). Per tali ragioni De
Sanctis resta, per Gramsci, un modello di come nella stessa coscienza critica,
pur rimanendo distinti, possano confluire convenientemente giudizio estetico e
valutazione di una tendenza artistico-culturale, cosicché Gerratana condivide
l'appello gramsciano del «ritorno al De Sanctis» (Q), intendendo con ciò la
necessità di assumere verso il rapporto arte-vita un atteggiamento di stretta
connessione, così come lo intendeva De Sanctis ai suoi tempi. Nella seconda
parte del suo intervento Voza ha ricordato come sempre nel '53 Gerratana abbia
steso il saggio Lukács e i problemi del realismo (“Società). Si ricordi che con
la pubblicazione di Il marxismo e la critica letteraria di Lukács nel '50
giungeva anche in Italia quella poetica dell'estetica marxista che si poneva
come obiettivo la costituzione di una nuova letteratura in una società
socialista – dunque la necessità di definirne la natura e il ruolo che in essa
avrebbero dovuto ricoprire gli intellettuali. Gerratana mise in luce due
diverse idee di realismo: come metodo (di impronta lukácsiana) e come tendenza
(di memoria gramsciana), specificamente come tendenza culturale che esprime un
atteggiamento programmaticamente orientato verso la realtà piuttosto che verso
la sua evasione. La lotta di Gerratana per il realismo, conclude Voza, alla
luce del carattere complesso che intendeva conferirgli, alludeva in certo modo
alla "lotta per l'egemonia" così come delineata da Gramsci e alle
nozioni di "progresso intellettuale di massa" e "riforma
intellettuale e morale". Se l'intervento di Voza ha posto in luce la
capacità di Gerratana di dar conto anche di questioni legate alla scienza
estetica, l'intervento di Alberto Burgio ha affrontato la lettura critica da
parte di Gerratana del pensiero di Rousseau, ripercorrendo le tappe di sviluppo
ed il senso della sua produzione del ginevrino. Burgio ha illustrato come
Gerratana e Rousseau siano stati legati da un "lungo rapporto di
fedeltà", particolarmente significativo per il fatto che Gerratana scelse
di leggere una parte degli scritti rousseauiani – quelli politici – e perché
non mancò mai d'interrogarsi sull'attualità di questi testi, pur leggendoli
entro una prospettiva storica. Questa è la ragione per cui si tratta di un
Rousseau sempre "diverso" a seconda delle diverse fasi della ricerca
di Gerratana, che possono delinearsi anzitutto secondo un ordine cronologico:
gli anni '40, '60 e '90. È degli anni '40 la Prefazione di Gerratana al
Contratto sociale, in cui egli denota il maggior valore di questo testo
rispetto ai Discorsi – «reazione sentimentale al compromesso della cultura
illuministica con la realtà sociale iniqua e corrotta del tempo». Il moralismo
di Rousseau appare tuttavia a Gerratana storicamente attuale in forza dei
valori sui quali si impernia – un valore sopra ogni altro, la libertà. D’altra
parte, sottolinea Gerratana, «non la libertà estenuata dal completo
esautoramento da cui sembrerebbe condannata da una lunga e ormai logora
tradizione liberale, bensì una libertà resa concreta dalla stretta connessione
con l'uguaglianza»; piuttosto una libertà la cui essenza costitutiva è
precisata dal riferimento all'idea di eguaglianza e di legge, ciò che consente
a Gerratana di riformulare il tema della libertà in chiave collettiva, sociale,
vincolandolo al criterio della giustizia e della autonomia politica della
società. Negli anni '60 – caratterizzati sul piano teorico dalla polemica fra
il PCI e Bobbio – Gerratana prende parte alla discussione sul tema della
transizione dalla democrazia al socialismo (rispetto al quale Rousseau veniva
chiamato in causa da Della Volpe come ispiratore dello stato democratico e
socialista). Egli interviene con una prosa misurata e sobria: Rousseau è il
tramite teorico-pratico dell'evoluzione della democrazia borghese in senso
socialista; quello di Rousseau è dunque un programma di «massimizzazione della
democrazia», non di "anticipazione" del socialismo. Il discorso di
Gerratana muta decisamente nella seconda parte degli anni '60, quando stende
l'Introduzione alla traduzione del Discorso sull'ineguaglianza (Editori
Riuniti, 1968), sullo sfondo della quale pare di intravedere le lotte sociali
che sfoceranno nel '68 studentesco ed operaio. Non si tratta più del tema della
transizione, nota Burgio, ma della trasformazione sociale nel suo complesso e
non è più il Contratto al centro della riflessione di Gerratana, ma il secondo
Discorso. Infine, nel '90 Gerratana stende un saggio con al centro nuovamente
l'interesse per il Contrat (Sul nesso Rousseau-Hobbes, in “Studi politici in
onore di Luigi Firpo”, Angeli 1990): Rousseau è ancora il padre della
democrazia moderna (costituzionalismo) e viene contrapposto a Hobbes, teorico
dell'oppressione assolutista. Burgio indica infine un possibile mutamento di
prospettiva nella lettura di Rousseau da parte di Gerratana, facendo perno sul
testo rousseauiano: se gli scritti degli anni '40, '62 e '90 privilegiano il
Contrat (classico del costituzionalismo e del governo della legge, letto – nota
Burgio – in chiave fondamentalmente montesquieuiana), il contributo del '68 trova
il suo oggetto nel secondo Discorso e qui emerge la consapevolezza di Gerratana
del versante distruttivo del progresso, della civilizzazione e della cieca
tendenza degli uomini a far valere le proprie istanze particolaristiche.
Infine ricordiamo il contributo di Savorelli sul “Labriola di Gerratana”,
che si è soffermato sull’intento di Gerratana di sottrarre il pensiero di
Labriola dalla lettura che ne faceva la tradizione crociana e liberale. Negli
anni '60 Gerratana riconsidera Labriola alla luce della polemica con lo
spontaneismo dei movimenti e con la contestazione del marxismo ‘storicista’,
mentre negli anni dell'arretramento del movimento operaio, mentre si profilava
la crisi del PCI – Gerratana si preoccupa per le degenerazioni della politica
(«sistema di aggregazioni corporative di interessi locali», per l’emergere in
Italia della «disinvoltura pragmatica» di spregiudicati «mestieranti»,
«avventurieri» e «giocolieri»), destinate a spingere le masse verso il riflusso
e l’apatia. Savorelli sottolinea come le attualizzazioni cui Gerratana volse il
pensiero di Labriola non furono una forzatura; al contrario il richiamo a
Labriola, al critico sferzante della società italiana e delle sue classi
dirigenti, era sinistramente profetico dell’accelerazione impressa in quel
decennio ai fenomeni degenerativi di lungo periodo. Infine nell’ultimo Labriola
Gerratana scorse l’intuizione di problemi (imperialismo, globalizzazione,
regresso della democrazia, «crisi della cultura popolare», ritorno del
misticismo), che sarebbero ancora i nostri (V. Gerratana, Labriola e la
politica, “Studi storici”). Vittorio Diniha concluso la serie di testimonianze
sulla vita e l'impegno culturale di Gerratana raccontando della comune
esperienza negli anni dell'insegnamento universitario a Salerno nel 1971. Dini
ha letto una pagina dedicata da Racinaro a Gerratana nella quale quest’ultimo è
descritto come uomo poco diplomatico, amante di una verità da pronunciare senza
mediazioni, uomo poco tenero anche con i cari, amante della filosofia
illuminista, in particolare del Kant di Cassirer; e la sua stessa vita
accademica si caratterizzava per la puntualità "kantiana", il forte
senso del dovere e il rigorismo morale, quasi draconiano, che fu messo in luce
anche durante gli anni del ’68 all’Università di Salerno. D’altra parte il
rigorismo morale di Gerratana, secondo Dini, sarebbe stato trasferito in modo
eccessivamente rigido contro quella società che si stava rivoltando in quegli
anni di sommovimenti sociali e popolari, dacché ne risultava un rigorismo
spesso astratto. Dini ha inoltre ricordato che Gerratana riprese l’attività
universitaria a Salerno sotto sollecitazione di Lucio Colletti, che ne promosse
l’ingresso, ritenendo questo rapporto GerratanaColletti un esempio del minimo
“rigorismo ideologico” di Gerratana, della sua concezione “aperta” del marxismo
– evidente anche nella ricostruzione non sistematica dei Quaderni.
Il quadro non sarebbe completo se non si accennasse a un altro tema
(assieme all'indagine su Gramsci) che ha attraversato l'evento: l'impegno di
Gerratana come intellettuale marxista. Questo aspetto è stato messo in luce
essenzialmente da due relazioni, quella di Fabio Frosini e quella di Michele
Filippini. Quest'ultimo ha discusso due aspetti peculiari della cultura filosofica
di Gerratana, l'esser insieme democratico e marxista, e si è soffermato
soprattutto su due esempi emblematici di ciò, un dialogo fra Gerratana e
Colletti del 1958-59 ed un lungo articolo di Gerratana del 1971 sul saggio di
Althusser sugli Apparati ideologici di Stato. Ma è stato
soprattutto Fabio Frosini a ricostruire le linee del marxismo di Gerratana, a
partire dal volume del 1972, Ricerche di storia del marxismo. Il testo, che è
in realtà una raccolta di saggi già pubblicati altrove, ha una sua
sistematicità. Nella Prefazione al volume Gerratana sottolinea che il
principale denominatore comune degli otto saggi è il rapporto fra marxismo e
movimento operaio, fino ad affermare che «marxismo e storia del marxismo fanno
tutt’uno» (Ricerche, p. VII). La loro unitarietà sarebbe dunque nell'idea
stessa di storia del marxismo. Il marxismo di Gerratana pare a Frosini ben
sintetizzato da un passo della Prefazione: «Nei confronti della pratica sociale
l’analisi scientifica si distingue dalla raffigurazione ideologica perché non è
solo, come questa, funzionale alla prassi, ma al tempo stesso è funzionale alla
comprensione di questa prassi» (p. X), che mostra l'imprescindibile reciprocità
di prassi e teoria scientifica atta comprendere la prassi. In conclusione,
secondo Frosini il marxismo di Gerratana che emerge dalle Ricerche è confinato
nel piano di una generalizzazione sempre provvisoria e da riprendere ogni volta
in condizioni solo parzialmente ripetibili; e questa sarebbe l’unica condizione
per rispettare l’apertura costitutiva di una verità che si definisce nella
pratica, a contatto con la politica di massa. Gerratana, politico
(e) gramsciano La terza sessione del convegno si è incentrata
essenzialmente sul rapporto fra Gerratana e l'impegno politico per un verso, la
cura delle opere e lo studio del pensiero di Antonio Gramsci dall'altro.
Presieduta da Giuseppe Vacca, la mattinata si è aperta con l'intervento di
Albertina Vittoria sull'esperienza di Gerratana alla Fondazione Gramsci – con
cui il filosofo ha collaborato sin dagli anni della sua fondazione e che
abbandonò negli anni '90 –, esperienza complessa e non esente da dissidi
teorico-culturali. Vittoria ha messo in luce di Gerratana l'impegno di studioso
e insieme quello di "organizzatore della cultura", come anche
l'attività di uomo politico di partito. Non si può dunque isolare l'attività di
Gerratana all'Istituto Gramsci dal resto dell'impegno: quello editoriale come
anche quello nella Commissione culturale del PCI. Già dal '44 egli era considerato
un militante anche sul piano culturale e subito dopo la Liberazione, Gerratana
collaborò a "L'Unità", a "Rinascita", fece parte del
Comitato Stampa e Propaganda del PCI. Nel '47 fu, con Platone e Trombadori,
collaboratore di Onofri, allora responsabile della Commissione Propaganda del
PCI; nel '49 fu responsabile delle “Edizioni Rinascita” e dopo la fusione fra
queste e gli “Editori Riuniti” cominciò la sua collaborazione con la
"Fondazione Gramsci" (fondata a Roma nel 1950) come studioso di
filosofia. Sono questi anche gli anni del rapporto con Colletti e Cerroni. Nel
'54 l'Istituto Gramsci diviene “Fondazione”, nel '56 – anno della
"svolta" del XX Congresso del PCUS, degli eventi di Ungheria e del
«Manifesto dei 101» – Gerratana resta in accordo con le posizioni di Alicata e
Togliatti. Nel '58 si organizza il primo convegno di studi gramsciani, evento
che dà il via all'opera di divulgazione del pensiero di Gramsci, alla cui base
era la necessità di riarticolare teoricamente il legame fra movimento operaio e
democrazia. Gli anni '60 sono per Gerratana gli anni dell'impegno per
l'Edizione critica dei Quaderni del carcere (di cui cominciò ad occuparsi sin
dal '58), impegno che aveva a monte l'intento di offrire un contributo alla
garanzia dell'indagine critico-filologica. Gerratana divenne poi direttore del
"Centro studi gramsciani" dell’Istituto Gramsci, avente come
obiettivo la cura degli scritti di Gramsci nel loro insieme e dal '77
l'attività "gramsciana" ebbe soprattutto come fine un riordino in
quindici volumi dell’opera del comunista sardo. Sono degli anni '80-'90 i
dissapori con la nuova direzione dell'Istituto, quella di Vacca (la diatriba
che si incentrò soprattutto su una diversa datazione dei Quaderni sul piano
metodologico, ma Vittoria rileva anche come il dissenso fosse in generale
culturale e politico). Nel '93 la crisi giunge all'apice: Gerratana vuole
dimettersi, dimissioni successivamente ritirate, sebbene da allora in poi
continui a lamentare il fatto che vi fosse un tacito dissenso sul suo lavoro.
Furono questi gli eventi che infine condussero Gerratana all’abbandono
dell'Istituto Gramsci. É pur vero che Gerratana sarà essenzialmente
ricordato per esser stato curatore, interprete e divulgatore del pensiero di
Gramsci, con l'edizione critica dei Quaderni del 1975, ciò che l’ha reso noto
in tutto il mondo. Da questo evento, difatti, si è avviato a livello
internazionale un approfondimento dei testi e della riflessione di Gramsci, con
l'edizione fra il 1992 e il 2007 negli Stati Uniti dei Prison Notebooks (curati
da Joseph A. Buttigieg, intervenuto su questo tema) e l'avvio in America Latina
degli studi su Gramsci come scienziato politico, tema su cui è intervenuto
Carlos N. Coutinho. I due contributi hanno mostrato ciò che in apertura di questa
relazione si è tentato di individuare come spirito del convegno: poliedricità
degli accenti pur su tematiche affini, partecipazione rispetto al tema
affrontato (giacché il pensiero di Gramsci è indagato come cosa viva), esigenza
di dialettizzare la riflessione di Gerratana con gli eventi politico-culturali
che vedono oggi coinvolti i paesi di provenienza dei relatori. Cosicché se per
Buttigiegl'edizione critica si è rivelata uno stimolo per dar vita ad una
ricerca che appagasse l'esigenza di riscoprire il pensiero di Gramsci come
cultura "aperta" e dei riferimenti validi per il pensiero
democraticoprogressista; per Coutinho, grazie all'edizione del '75, il pensiero
di Gramsci si è mostrato come nuova fonte per indagini di scienza politica alla
luce della contemporaneità – dal marxismo alla "filosofia della
prassi", al rapporto di questi con i processi di trasformazione sociale.
In particolare Coutinho – docente di teoria politica all’Università Federale di
Rio de Janeiro –, ha messo in luce come il valore dell'edizione del '75 dei
Quaderni stia essenzialmente nella capacità di porre in luce come Gramsci nel
suo operare filosofico adotti, come marxista, il punto di vista della totalità.
Negli scritti di Gerratana che Coutinho prende in esame emerge la trattazione
prevalente, non casuale, di due tematiche gramsciane, rivoluzione ed egemonia.
Le due nozioni sono a tal punto interconnesse che quella di egemonia consente a
Gramsci di «arricchire e sviluppare il concetto marxiano di rivoluzione» (V.
Gerratana, Sul concetto di “rivoluzione”). A questi due concetti gramsciani
principali se ne dialettizza un terzo (che in certo modo li tiene insieme
entrambi), quello di stato allargato, che – secondo Gerratana – viene adoperato
da Gramsci per «allargare il ruolo politico delle masse», per «concepire un
processo di estensione delle democrazie, in connessione con il concetto di
egemonia» (V. Gerratana, Stato, partito). Come nel pensiero di Marx e di Lenin,
anche in quello di Gramsci vi è un nesso filosofico-politico che tiene assieme
egemonia e Stato da un lato, la rivoluzione dall'altro. Secondo Gerratana
Gramsci modificò la propria concezione della rivoluzione nel corso
dell'evoluzione del suo pensiero: se negli anni giovanili questa venne intesa
come volontarismo soggettivista, già negli anni de L’Ordine Nuovo Gramsci
avrebbe dato vita a una vera e propria «teoria organica della rivoluzione»
(Gerratana, Sul concetto di “rivoluzione”), in particolare a seguito
dell’influenza del pensiero di Lenin. In questo secondo momento Gramsci avrebbe
tenuto conto anche del peso delle condizioni oggettive in cui opera la volontà.
In generale secondo Gerratana sia Gramsci che Lenin concepirono l'egemonia come
superamento della dimensione corporativa in cui opera la classe; ma quel che
Gramsci riconosce a Lenin è anzitutto l’aver integrato questo concetto (la
teoria dello Stato-forza) con la dottrina dell’egemonia. Secondo Coutinho
Gramsci dà vita in tal modo ad una generale teoria dell'egemonia, ed è qui che
Gerratana offrirebbe il suo più importante contributo: «per Gramsci le forme
storiche dell’egemonia non sono sempre le stesse e debbono variare a seconda
della natura delle forze sociali che esercitano l’egemonia. Egemonia del
proletariato e egemonia borghese non possono avere le stesse forme né possono
utilizzare gli stessi strumenti» (ivi, 123). Sviluppando l'elemento del
"consenso" proprio dell'egemonia gramsciana, Gerratana distingue
l’egemonia borghese, che si basa su un consenso passivo (o manipolato), e
l’egemonia proletaria, che necessita un consenso attivo. Accenniamo infine ad
altre due relazioni che hanno chiuso il convegno, quella di Aldo Tortorella e
quella di Chiara Meta. Tortorella si è concentrato essenzialmente su due
aspetti portanti della personalità dello studioso gramsciano, la passione
politica e il rigore morale. Ha indicato in Gerratana non uno studioso come
altri, ma un uomo che la cui vicenda intellettuale è da porre dentro una storia
specifica e collettiva: quella della Resistenza e della nascita del PCI. È proprio
attraverso la storia di queste vittorie e tragedie collettive che si è
sviluppata la trama della vita personale e intellettuale di Gerratana.
Tortorella ha messo in luce la profonda inquietudine che s'aggirava nell'animo
di Gerratana, al di là dell'apparente serenità scientifica ed il suo
“rigorismo”. Se una distinzione per lui esisteva fra politica (come etica
pubblica) e morale (come etica privata), tuttavia il rapporto fra queste era
per lui molto stretto (non a caso si era espresso sempre in modo contrario
rispetto a guerre di aggressione presuntivamente “etiche” o a qualsiasi
violazione dei diritti umani per ragioni politiche). La concezione etica cui
Gerratana fa riferimento non è quella di Cartesio, tantomeno quella di Spinoza,
ma in diretta connessione con la sua passione politica, dove la politica era
intesa come un'impresa razionale. La passione politica, difatti, poteva avere
due diversi contenuti: volgersi a favore o contro le dittature, e Gerratana
scelse questa seconda strada. In questi anni è nato dunque un modo nuovo di
intendere la libertà come effettualità, anzitutto come libertà dai rapporti di
dominio sul piano materiale. L’intervento di Meta ha infine affrontato la
ridefinizione del concetto di persona nella riflessione di Gerratana. Nel corso
della relazione, Meta ha mostrato come Gerratana abbia risposto positivamente
all'interrogativo sull'esistenza o meno di una teoria della personalità nel
pensiero di Gramsci a partire dallo scritto Unità della persona e dissoluzione
del soggetto ("Critica Marxista"). Indagando gli scritti gramsciani
alla luce dell'elaborazione marxiana delle Tesi su Feuerbach e di Miseria della
filosofia, Gerratana ricorda che Gramsci – in Q 10 dal titolo emblematico «Che
cosa è l’uomo?» – argomenta che l’uomo è essenzialmente un processo,
precisamente «il processo dei suoi atti» (Q). D'altra parte l’individuo entra
in rapporti con gli altri uomini «organicamente, cioè in quanto entra a far
parte di organismi dai più semplici ai più complessi». Così lo sviluppo e costituzione
della "personalità" di ciascuno è da intendersi come acquisizione di
coscienza di tali rapporti e insieme modificazione di sé in relazione al
modificarsi di tali rapporti: difatti «ognuno cambia se stesso, si modifica,
nella misura in cui cambia e modifica tutto il complesso di rapporti di cui è
il centro di annodamento» (Ibidem). Ed è proprio Gerratana, secondo
Chiara Meta, uno dei pensatori che più avrebbe colto questa natura
dialogico-relazionale della filosofia gramsciana, che intesse tutta la trama
dei Quaderni. Sottolineiamo infine un ultimo aspetto che ha qualificato questi
due giorni di confronto intellettuale: la ricchezza del dibattito. Il convegno
ha messo in luce come sia possibile recuperare una trasversalità reciproca nel
modo di concepire il rapporto fra relatori e pubblico, fra ricerca e scienza,
fra passato e presente. Quest'ultimo aspetto è stato la cifra
indiscutibile del convegno: non si è trattato di esposizioni accademiche di
"memoria", ma di un confronto vivo con l'eredità intellettuale di
Gerratana, che ha riportato all'ordine del giorno l'attualità della ricerca e
della riflessione sulla scienza storico-politica del passato al fine di
comprendere la politica e la cultura del nostro tempo, finanche alla luce d'uno
sguardo internazionale. Su molte questioni poste dai relatori il pubblico è
difatti intervenuto: dal rapporto fra Gerratana e Calvino (Durante), Gerratana
e Rousseau (Ausilio), Gerratana e Colletti (Guido Liguori), al rapporto fra il
pensiero di Gramsci e Lukács (Renato Caputo), alla dialettica fra organicità e
frammentarietà nei Quaderni del carcere (Eleonora Forenza). Lea Durante ha
ricordato come la stretta amicizia fra Gerratana e Calvino risalisse ai primi
anni '50. Nonostante fossero intellettuali provenienti da una diversa
impostazione culturale, tuttavia avevano l'uno verso l'altro reciproco rispetto
ed in comune l'esperienza partigiana. Durante si è soffermata sul carteggio
GerratanaCalvino in merito al suicidio di Pavese, in cui Calvino rifiutava la lettura
di questo evento come d'un gesto irrazionale, ma riteneva andasse letto
piuttosto all'interno di una storia collettiva, emblematico di una
"faglia" di questa storia: la volontà di risolvere l'attività
politica degli intellettuali entro l'orizzonte collettivo, ciò che è
impraticabile. La sottoscritta è intervenuta cercando di porre in luce come la
“fedeltà” di Gerratana a Rousseau nel corso di mezzo secolo possa spiegarsi
anche relativamente all'unitarietà dell'opera rousseauiana, a un rapporto
complementare fra i Discorsi e il Contrat, da cui emerge un pensatore che per
un verso è interno alla modernità borghese, per l'altro ne comincia a cogliere,
prima di altri, i rischi ed i limiti. Renato Caputo si è dialettizzato con la
relazione di Voza confrontandosi sul merito della concezione lukácsiana del
realismo e rilevando da un lato che l'autore fa ancora parlare di sé e dunque è
tutt'altro che un "cane morto", dall'altro la necessità di
riconsiderare la battaglia di Gerratana per il recupero di De Sanctis non tanto
in contrapposizione a Hegel quanto in funzione dell'esigenza di liberarsi della
lettura crociana dell'autore. Liguori è intervenuto sul rapporto fra Gerratana
e Colletti, affermando che fra i due intellettuali – sebbene legati
dall’amicizia – non vi era solo una distanza, ma una radicale contrapposizione
teorica. Infine Eleonora Forenza ha interloquito in particolare con la
relazione di Buttigieg, sottolineando il valore dell’edizione critica dei
Quaderni di Gerratana nella sua capacità di porre in luce il carattere
frammentario della riflessione gramsciana dei Quaderni, l’attualità dialogica
di un processo conoscitivo inteso come “ritmo” e “sviluppo”, la centralità
della tensione nell’organicità dell’opera carceraria e il valore del
“frammento” come elemento del processo. Ma uno dei contributi che più ha
emozionato è stato quello di Mario Alighiero Manacorda, intervenuto per
ricordare che in quello "Zibaldone" che pure sono i Quaderni vi è
un'unità assoluta, che ritorna nelle pagine pedagogiche, e ha riguardato
l’indagine gramsciana sulla formazione dell’uomo nuovo, fondata sul principio
dell’unità di «braccia e cervello» (Q). Questa ricerca coinvolge la questione
(che l'umanità si porta dietro da millenni) di cosa sia la “natura umana”. Da
sempre alla base vi è una sua declinazione come duplice, cosicché quella
duplicità dell'attività umana trova spazio in una duplicità sociale (gli eroi
da una parte come intellettuali, la plebe dall'altro). Quell'unità fra i due
elementi che si ricerca nella filosofia antica viene rotta dal cristianesimo,
che ha separato drasticamente anima e corpo (così come nella struttura sociale
ha diviso cleres e milites), e da allora ci trasciniamo questa duplicità, che
pure oggi biologia e fisica negano esistere del tutto. Storia passata e futura:
la lezione di Gerratana serve ancora In questa due giorni di convegno si sono
succeduti ricercatori, storici, docenti di filosofia, intellettuali di
orientamento politico affine ma niente affatto identico, esponenti di rilievo
dell'odierna intellettualità italiana che sono (o sono stati) spesso insieme
politici e uomini di cultura, che hanno partecipato alla costruzione della
storia democratica del nostro paese; e che si sono interrogati sul contributo
culturale di Gerratana come lezione viva, esempio per la storia
politico-culturale dell'Italia futura. Un evento da e per Gerratana, dunque:
antifascista, organizzatore di cultura, interprete di politica e filosofia,
pensatore infaticabile ed aperto, sebbene saldo quando necessario nelle sue
convinzioni, pronto alla lotta, all'ascolto come anche alla rottura. Gli
interventi dei relatori hanno riportato alla luce (alcuni affettuosamente alla
memoria) la riflessione di Gerratana come frutto della contraddittorietà della
modernità: di quella terra dissestata e martoriata che è stata l'Italia negli
anni della lotta partigiana, di quella storia che si è radicata nella
consapevolezza dell'inaggirabile dialettica fra libertà ed eguaglianza sociale.
Ecco: discutere e ricordare in questi giorni Valentino Gerratana ha significato
parlare insieme della nostra storia passata e delle prospettive future per
questo paese, che ha trovato in una figura come Valentino un indimenticabile
esempio di caratura morale, coerenza politica, onestà e intellettuale, amore
per la vita, per il progresso, per l'eguaglianza sociale, per la dignità umana
e per la libertà – e questa storia, in fondo, non è di uno. Ma di tutti noi. Valentino
Gerratana. Gerratana. Keywords. Rousseu, Grice on social justice, Gramsci,
Labriola, Grice’s ontological Marxism, eresia di rousseau, labriola a fronte
del socialismo, il metodo di gramsci – gappismo – G. A. P. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Gerratana” – The Swimming-Pool Library.


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