Grice e Giandomenico: l’implicatura conversazionale
-- l’apertura semantica e l’implicatura di Galilei – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Carunchio). Filosofo. Grice: “I like Giandomenico; he makes
excellent commentary on Bernard’s controversial, deterministic idea of life –
from amoeba to man, in Russell’s words --.” Grice: “Surely this has connections
with my method in philosophical psychology, from the banal to the bizarre,
which actually starts with philosophical BIO-logy!” Grice: “Giandomenico shows
that while Bernard never thought he had to provide a ‘conceptual analysis’ of
‘vivente,’ he does propose this or that criterio: for one he tries to prove
that self-nourishment cannot be the criterion – but I’m not sure what the
positive he poes, if any!” Si laurea con Corsano all’istituto di filosofia di Bari.Insegna
a Brindis, Lecce, Foggia, e Bari. Studia l'insegnamento di Filosofia nei Licei. Studia filosofia della
comunicazione. Fonda il Laboratorio di Epistemologia Informatica e il Centro per
la Metodologia della Sperimentazione. Studia pragmatica computazionale e
Informatica umanistica. Membro della Società Filosofica Italiana. Si occupato della
storia della fisiologia, la storia sdell’informatica, l’informatica pragmatica,
teoria della comunicazione, teoria dell’implicatura conversazionale, e teoria
del segno. Pubblicato uno studio su Tommasi, che aderì alla sperimentazione. Ha
trattato il contributo scientifico di Pende. Analizza i fondamenti
dell'informatica nei suoi rapporti con le teorie filosofiche, mettendo in
evidenza le strutture epistemiche reciprocamente significative. “Filosofia ed
informatica”, Inoltre, ha sperimentato applicazioni delle tecnologie informatiche
nella ricerca umanistica. Le ricerche condotte nell'ambito
dell'informatica linguistica si sono proposte l'analisi
linguistico-computazionale. L'obiettivo è stato quello di andare al di là del
livello “lessicografico” – il filosofese – o terminologia filosofica, como
‘implicatura’ -- e di implementare una rete sintattica automatica con l'ausilio
di software dedicati. Il primo progetto ha riguardato l'analisi della
conversazione nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo. Usando un
software, creato dal Laboratorio di Epistemologia Informatica di Bari, ricava
un “vocabolario” (filosofese, terminologia filosofica, vocabolario filosofico)
galileiano, procedere ad una prima valutazione dello stile ed avviare l'analisi
“semantica” di un “concetto” utilizzato da Galileo. Ha raccolto, infine, questi
spunti in una riflessione sui linguaggi dell'artificiale, intersecati con
quelli della vita, sulle nuove tecnologie della comunicazione e sull'etica.
Altre opera: “Tommasi, filosofo, Bari, Adriatica; “Filosofia e sperimento”
Bari, Adriatica; “Scienza, filosofia, letteratura, Verona, Bertani; “
Introduzione a Charcot, Fasano, Schena); “Epistemologia informatica, Bologna,
Transeuropa); “ Filosofia e informatica. Bari: G. Laterza); “L'uomo e la
macchina trent'anni dopo: Filosofia e informatica, Società Filosofica Italiana,
Bari, G. Laterza); “Dall'offerta formativa alla creazione di un nuovo lavoro:
la laurea umanistica” in Convegno per il corso "Informatica umanistica”
BARI: G. Laterza); “Laboratori di psicologia tra passato e futuro, Lecce, Pensa
Multimedia); “La prosa di Galileo: la lingua la retorica la storia, Lecce, Argo);
“La filosofia come strumento di dialogo tra le culture, Bari, Mario Adda Editore);
La Società Filosofica Italiana, Roma, Armando,. Note M. Triggiani, Cultura, un fronte unico.
Università e Comune per una rete dei contenitori, in Gazzetta del Mezzogiorno,
3 A.L., Dopo la laurea faccio il master in orecchiette, in Specchio.
Supplemento di La Stampa, F. Di Trocchio, Dall'archivio al futuro, in
L'Espresso,de Ceglia, l. Dibattista, Semi di storia della scienza. Milano, Franco Angeli. L’esperire
immediato e l’esperienza mediata Affronteremo in questa lezione il difficile
rapporto che s’instaura tra il mondo-della-vita e quello della scienza, tra
esperienza diretta ed immediata ed organizzazione razionale. Husserl ritiene
che le scienze moderne (matematiche e naturali) hanno bisogno di un nuovo
fondamento, diverso e ben più solido di quello che vien loro solitamente
attribuito dalla comunità degli scienziati, dei logici e dei metodologi. Per
trovare questo nuovo fondamento, egli si rivolge direttamente al mondo-della
-vita, cioè al mondo dell’esperienza concreta, nel quale le intuizioni si
presentano al loro stato originario, non ancora elaborate in concetti: in una
parola, si rivolge al mondo del precategoriale. A questo proposito egli mette
in guardia gli scienziati, i quali ritengono di considerare la natura come è
realmente e non si accorgono dell’astrazione attraverso la quale essa è
diventata per loro un tema scientifico, non si accorgono cioè che le cose cui
fanno riferimento - perfino quando parlano di oggetti empirici, di risultati
dell’osservazione e della sperimentazione - sono in realtà il frutto di un
precedente, assai complesso e artificioso, lavoro categoriale. Possiamo
ricordare, a questo proposito, le procedure operative che oggi (in maniera più
evidente di quanto si poteva percepire ai tempi di Husserl) le scienze
sperimentali adottano. Ecco un esempio. Vedere, nella scienza del nostro tempo,
vuol dire, quasi esclusivamente, interpretare segni generati da strumenti: tra
la vista di un astronomo del nostro tempo che fa uso del telescopio spaziale
Kepler e una di quelle lontane galassie che appassionano gli astrofisici ed
accendono la fantasia di tutti gli esseri umani sono interposti oltre una
dozzina di complicati apparati mediatori del tipo: un satellite, un sistema di
specchi, una lente telescopica, un sistema fotografico, un apparecchio a scansione
che digitalizza le immagini, vari computer che governano riprese fotografiche e
processi di scansione e memorizzazione delle immagini digitalizzate, un
apparecchio che trasmette a terra queste immagini in forma di impulsi radio, un
apparecchio a terra che ritrasforma gli impulsi radio in linguaggio per un
computer, il software che ricostruisce l’immagine e le conferisce i necessari
colori, il video, una stampante a colori e così via. Questo esempio evidenzia
che la scienza ha due attività fondamentali: la teoria e gli esperimenti. Le
teorie cercano di immaginare come il mondo è; gli esperimenti servono a
controllare la validità delle teorie e la tecnologia che ne consegue cambia il
mondo. L’intero iter della ricerca scientifica si può sintetizzare con una
affermazione netta: rappresentiamo e interveniamo. Rappresentiamo al fine di
intervenire e interveniamo alla luce delle rappresentazioni. Dall’epoca della
rivoluzione scientifica ha preso vita una sorta di “artefatto collettivo” che
dà campo libero a tre fondamentali interessi umani: la speculazione, il
calcolo, l’esperimento. La collaborazione fra ciascuno di questi tre ambiti
porta a ciascuno di essi un arricchimento che sarebbe altrimenti impossibile.
Per questo, come aveva insegnato già il filosofo inglese Francesco Bacone
(ritenuto con Galilei il padre della scienza moderna), la scienza non è
osservazione della natura allo stato grezzo. I sensi dell’uomo vanno ampliati
mediante strumenti. I raggi dell’ottica di Newton, così come le particelle
della fisica contemporanea, non sono dati in natura, sono i dati di una natura
sollecitata da strumenti. Di fronte alla natura - come aveva affermato con una
delle sue barocche metafore il Lord Cancelliere inglese - dobbiamo imparare a
“torcere la coda al leone”. Da questo punto di vista la storia degli strumenti
non è esterna alla scienza, ma ne è parte costitutiva e integrante. Attenzione!
Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da
copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche
parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L.
22.04.1941/n. 633) 4 di 17 Università Telematica Pegaso La
rivincita della conoscenza comune In altre parole: la definizione operativa accolta
usualmente dagli scienziati tende sì a ricondurre i concetti ad un contenuto
empirico, ma questo contenuto in realtà è quello filtrato da teorie e
strumenti, come dall’esempio che abbiamo sopra riportato.La tesi di Husserl è,
invece, che il fondamento di tutte le scienze - anche di quelle cosiddette
empiriche - possa venire fornito soltanto dal «fiume eracliteo» delle
intuizioni che precedono qualsiasi tipo di concettualizzazione e che ci
coinvolgono nell’immediatezza della vita, personale e professionale, vissuta, la
quale presuppone “il mondo circostante quotidiano della vita, in cui tutti noi,
e anch’io in quanto filosofo, esistiamo coscienzialmente: non meno le scienze,
in quanto fatti culturali inclusi in questo mondo, e gli scienziati e le loro
teorie. Nei termini del mondo-della-vita: noi siamo oggetti tra gli oggetti;
siamo qui o là, nella certezza diretta dell’esperienza, prima di qualsiasi
constatazione scientifica, fisiologica, psicologica, sociologica, ecc. D’altra
parte siamo soggetti per questo mondo, soggetti egologici che lo esperiscono,
che lo considerano, che lo valutano, che vi si riferiscono attraverso
un’attività conforme a scopi, soggetti per i quali il mondo circostante ha il
senso d'essere che gli è stato attribuito dalle nostre esperienze, dai nostri
pensieri, dalle nostre valutazioni, ecc., e nei modi di validità (della
certezza, della possibilità, eventualmente dell’apparenza, ecc.) che noi
realizziamo attualmente, in quanto soggetti di validità o che già possediamo da
prima e che portiamo in noi in quanto abitualmente acquisiti, in quanto
validità di questo o di quel contenuto che possono essere attualizzate a
piacimento. -Naturalmente tutto ciò soggiace a una molteplice evoluzione,
mentre ”il” mondo continua a essere un mondo unitario, e si corregge soltanto
nella sua struttura di contenuto”.[...] Ora, se consideriamo noi stessi in
quanto scienziati, nella funzione di scienziati in cui ora di fatto ci
troviamo, al nostro particolare modo d’essere, di essere scienziati,
corrisponde il nostro fungere attuale nel modo del pensiero scientifico, del
nostro porre problemi e del nostro ricavare soluzioni teoretiche in relazione
alla natura e al mondo dello spirito; ciò a cui ci riferiamo non è dapprima
altro che uno degli aspetti del mondo-della-vita già precedentemente
sperimentato o, comunque, già presente alla coscienza e già valido
scientificamente o pre-scientificamente. Fungono con noi gli altri scienziati,
che vivono con noi in una comunità teoretica, che attingono o già possiedono le
stesse verità, oppure che, grazie all’accomunamento di questi atti, stanno con
noi nell’unità di operazioni critiche e nel proposito di un accordo critico.
D’altra parte noi possiamo essere per gli altri, e gli altri per noi, meri
oggetti; invece che nella comunità dell’unità di un interesse teoretico
attuale, possiamo conoscerci reciprocamente attraverso l’osservazione; possiamo
conoscere gli atti del pensiero, gli atti dell’esperienza e, eventualmente,
altri atti, come fatti obiettivi, ma “senza interesse”, senza partecipazione,
senza un’adesione o un rifiuto critico”. (E. Husserl, La crisi delle scienze
europee, cit. pp. 134-135, 139). Ogni pensiero scientifico e qualsiasi
problematica filosofica, secondo Husserl, implicano sempre certe ovvietà, per
esempio la certezza che il mondo esiste, che è già sempre preliminarmente, e
che qualsiasi rettifica di un’opinione di qualsiasi tipo, presuppone sempre il
mondo in quanto orizzonte di ciò che senza dubbio è e vale. Anche la scienza
oggettiva pone i suoi problemi sul terreno di questo mondo, il quale, però, è
sempre già da prima, che è già a partire dalla vita prescientifica. Essa, come
qualsiasi prassi, presuppone il suo essere; ma, insieme, si pone come fine la
trasformazione del sapere prescientifico (che è imperfetto sia nella sua
portata che nella sua consistenza), in un sapere compiuto, conformemente
all’idea della correlazione tra mondo, che in sé è ben determinato, e verità
scientifiche che lo spiegano, presentandosi come delle verità in sé. In altri
termini, il suo compito è quello di attuare questa esplicazione attraverso un
processo sistematico, attraverso gradi di compiutezza, utilizzando un metodo
che permetta un costante progresso. In realtà Husserl tende a realizzare
una descrizione dello strato precategoriale (o antepredicativo) posto a
fondamento dell’edificio logico-categoriale. Questo strato può presentarsi sia
come un piano autonomo d’esperienza che ignora la destinazione predicativa, sia
come un’anteriorità funzionale, cioè come un precategoriale non autonomo in
quanto indirizzato verso il piano predicativo (o categoriale). In questo
secondo caso, il predicativo assume il valore di interpretazione ed esposizione
linguistica dell’antepredicativo cioè dell’originario d’esperienza. Il criterio
che egli assume, peraltro, richiede che ogni fondazione e chiarificazione
conoscitiva acquisisca, dal punto di vista fenomenologico, la forma del rinvio
all’intuizione fondante. In tal modo il rapporto tra sensibilità ed intelletto
(è evidente qui il richiamo critico alle due “fonti della conoscenza”, di
kantiana memoria) si traduce nel rapporto tra “sensibile” e “categoriale”: il
non-categoriale, il precategoriale è collocato nella sfera del sensibile con
tutta la sua valenza fondativa per gli atti logici superiori. di 17
Università Telematica Pegaso La rivincita della conoscenza comune 3
Agrimensura empirica e geometria scientifica Tra le pagine più note, nelle
quali Husserl analizza il rapporto fondativo del precategoriale incarnato nel
mondo-della-vita ed il categoriale consacrato nei paradigmi scientifici, quelle
dedicate alla genesi della geomertia e della geometrizzazione della natura sono
particolarmente idonee per le tematiche che stiamo analizzando. Husserl precisa
subito che la sua indagine “genealogica” non mira ad una ricostruzione
“storiograficamente corretta” delle origini della geometria (emblematicamente
assurta a simbolo della scienza “esatta”, ma non “rigorosa”) bensì vuole
rintracciare il senso profondo, originario della sua collocazione categoriale. “Il
problema dell'origine della geometria (e sotto il titolo di geometria
raccogliamo qui, a fine di concisione, tutte quelle discipline che si occupano
delle forme esistenti matematicamente nella spazio-temporalità) non è qui un
problema storico-filologico; non si tratta quindi di reperire i primi geometri
che·abbiano formulato proposizioni, dimostrazioni, teorie geometriche, né
quelle determinate proposizioni che essi possono aver scoperto, ecc. Il nostro
interesse mira invece a risalire al senso più originario in cui la geometria si
è costituita, in cui si è sviluppata attraverso millenni, in cui è ancora viva
per noi e in cui continua a evolvere; noi indaghiamo cioè il senso in cui si è
presentata per la prima volta nella storia - il senso in cui dev’essersi
presentata, anche se nulla sappiamo, né cerchiamo di sapere, sui suoi creatori.
Partendo da ciò che sappiamo della nostra geometria, oppure dalle sue forme più
antiche tramandateci (per es. dalla geometria euclidea), cerchiamo di risalire
agli inizi originari e ormai sommersi della geometria, a quegli inizi
“originariamente fondanti” così come devono necessariamente essersi prodotti.
Questo tentativo di risalire al senso originario si mantiene necessariamente
nell’ambito delle generalità, ma, come La rivincita della conoscenza comune
risulterà tra breve, si tratta di generalità ricchissime, la cui esplicitazione
offre la possibilità di attingere problemi particolari e constatazioni evidenti
che a loro volta si configurano come problemi. La geometria, per così dire,
compiuta, a cui occorre rifarsi per risalire al suo senso, è una tradizione. La
nostra esistenza umana si muove nell’ambito di un numero enorme di tradizioni.
Tutto il mondo culturale, in tutte le sue forme, è per noi in base alla
tradizione. Perciò le forme culturali non sono soltanto divenute causalmente:
noi sappiamo anche che la tradizione è appunto una tradizione che si è
costituita nel nostro spazio umano e in base all’attività umana, sappiamo che è
spiritualmente divenuta - anche se in generale noi non sappiamo nulla della sua
precisa provenienza e della spiritualità che l’ha di fatto determinata. E
tuttavia, anche questo non-sapere include sempre, per essenza e implicitamente,
un sapere che può essere esplicitato, un sapere di un’evidenza incontestabile”.
(E. Husserl, ibidem, p.381). Questo sapere, continua Husserl, affonda le
radici, nell’esempio specifico che egli illustra, nell’impiego empirico dei
concetti geometrici. A questo livello possiamo certo accontentarci di
determinazioni piuttosto vaghe, di una vaga tipicità; e dunque di confronti
sommari, a occhio e croce. Ci possiamo contentare, ma beninteso secondo i casi.
Vi sono situazioni in cui non ci contentiamo affatto. Se, ad esempio, dobbiamo
vendere il nostro campicello o scambiare il nostro con quello di un altro,
presumibilmente non saremo affatto soddisfatti da determinazioni tra il più e
il meno. Cercheremo di escogitare metodi più precisi di confronto, dunque
metodi di misurazione. Si vede subito allora in che senso la pratica della
misurazione abbia a che fare con la geometria, e in particolare con la sua
origine. Pur essendo motivati da interessi pratici, cominciamo tuttavia ora a
porci problemi teorici, continua Husserl, sia pure in una forma relativamente
disorganica. Per escogitare metodi di misurazione abbiamo bisogno di operare
una certa classificazione delle forme, scoprire certe relazioni tra esse o
inventare dei ben determinati congegni per stabilire tra esse una relazione. In
tutto ciò sono implicite numerose riflessioni teoriche che preparano la
riflessione propriamente geometrica. Lo stesso problema di una classificazione
tenderà, ad esempio, ad un certo ordinamento che prefigura la distinzione tra
forme elementari e forme derivate e che non solo richiede un preciso intervento
teorico, ma configura altrsì un possibile campo di indagine con fini
propriamente ed esclusivamente conoscitivi. Questa origine della problematica
geometrica non ha evidentemente un carattere “storiografico” nel senso consueto
del termine. In altri termini, non ci sono “documenti” che mostrino che le cose
siano andate proprio così, e questo è un altro elemento di notevole interesse
che emerge dalle riflessioni di Husserl e che riguarda il concetto della
storicità. È innegabile infatti che siamo comunque di fronte ad una descrizione
“storica”, ma essa è condotta sul filo di una logica interna ai concetti, non è
un racconto più o meno leggendario. E persino l’origine della riflessione
geometrica dall’agrimensura ha forse queste caratteristiche di una connessione
“genetica” non storiograficamente documentata in senso stretto, ma che rientra
tuttavia, in un certo senso, nel pensiero di una storia della geometria alle
sue origini. Scrive Husserl: “La metodica geometrica della determinazione
operativa di alcune e poi di tutte le forme ideali a partire da forme
fondamentali, in quanto mezzi elementari di determinazione, rimanda alla
metodica esercitata già nel mondo circostante pre-scentifico-intuitivo,
dapprima in modo rudimentale poi secondo regole d’arte, alla metodica della
misurazione e in generale della determinazione misurativa. Le sue finalità
hanno un’origine, che è rivelatrice, nella forma essenziale di questo
mondo-della-vita. Le sue forme sensibilmente esperibili e sensibilmente-
intuitivamente pensabili in esso e tutti i tipi pensabili, a qualsiasi grado di
generalità, si connettono continuamente le une con gli altri. In questa
continuità essi riempiono la spazio- temporalità (sensibilmente intuitiva) che
è la loro forma (Form). Ogni forma che rientra in questa aperta infinità, anche
quando è data come un fatto nella realtà, è priva di “obiettività”, perciò non
è determinabile intersoggettivamente da chiunque - per es. da un altro che non
la veda di fatto -, né comunicabile nella sua determinatezza. Evidentemente a
costui serve la misurazione. La misurazione è qualcosa di molto differenziato,
il misurare vero e proprio non è che il suo momento conclusivo: da un lato si
tratta di produrre concetti adatti per le forme corporee dei fiumi, dei monti, degli
edifici, ecc. che di regola devono rinunciare a concetti e a nomi rigorosamente
determinanti; innanzitutto per le loro “forme” (nell’ambito della somiglianza
visiva), e poi per le loro grandezze e per i loro rapporti di grandezza e;
ancora, per l’ubicazione, mediante la determinazione delle distanze e degli
angoli che vengono riportati a luoghi e a direzioni presupposti noti e
immobili. La misurazione scopre praticamente la possibilità di scegliere come
misura certe forme fondamentali empiriche, che sono concretamente definite su
corpi che di fatto sono generalmente disponibili ed empirico-rigidi, e,
mediante i rapporti che esistono (e che devono essere scoperti) tra queste
misure e le altre forme corporee, cerca di determinare intersoggettivamente e
in modo praticamente univoco queste forme - dapprima in sfere ridotte (ad es.
nell’ agrimensura) poi per nuove sfere di forme. Si capisce così come, in
seguito all’esigenza, ormai desta, di una conoscenza “filosofica”, di una
conoscenza che determinasse il “vero” essere, l’essere obiettivo del mondo, la
misurazione empirica e la sua funzione empiricamente- praticamente
obiettivante, attraverso la trasformazione dell’interesse pratico in un
interesse puramente teoretico, potesse venir idealizzata e trapassare così in
un pensiero puramente geometrico. La misurazione prepara così la geometria
universale e il suo “mondo” di pure forme- limite”. (E. Husserl, ibidem, pp.
57-58). Naturalmente la fenomenologia rappresenta in certo senso la guida di
questo pensiero. Benché l’istante della transizione non possa essere
documentato, è tuttavia chiaro che molte conoscenze geometriche siano state
anticipate e presupposte nella tecnica degli agrimensori. Anzi in generale i
problemi che sorgono nell’ambito della soluzione di difficoltà pratiche
stimolano la ricerca sul piano teoretico–conoscitivo: la prassi tecnica genera
motivi di riflessione teorica. E inversamente la riflessione teorica diventa un
“mezzo della tecnica”; una volta che una scienza come la geometria si è costituita,
quando cioè esiste un lavoro scientifico diretto in modo autonomo ad un
universo di oggetti concettualmente definito, questo lavoro si ripercuote a sua
volta sul terreno dei problemi tecnici suggerendo nuove idee e nuovi
progetti. Logica trascendentale e mondo-della-vita Questa
interconnessione tra precategoriale e categoriale non riguarda soltanto le
scienze naturali e sociali, ma investono ovviamente anche le scienze formali e,
tra queste, la logica, verso la quale Husserl, fin dall’inizio della sua
attività filosofica, ha sempre mostrato particolare interesse. Dalle Ricerche
logiche (1900) a Logica formale e trascendentale (1929) a Esperienza e giudizio
(1939), egli traccia la via di una “genealogia” della logica, in polemica con
il logicismo e lo psicologismo, Nello sviluppo del suo pensiero si impone a
Husserl anche l’esigenza di chiarire che genere di rapporto sussiste tra la
logica antepredicativa e la logica predicativa . La percezione sensibile, per
quanto consista nel tendere da parte dell’io verso l’oggetto intenzionato, è
sempre una conoscenza instabile, insicura, che non consente mai di possedere
l’oggetto conosciuto in maniera definitiva. Questo è possibile soltanto
mediante una conoscenza predicativa, cioè attraverso la logica, la quale ha la
capacità di fissare l’oggetto e di conservarlo anche quando non è presente
nella percezione. La conoscenza antepredicativa e quella predicativa, perciò,
si differenziano nettamente e ciascuna si caratterizza per una propria
specificità. Se però si analizza la genesi della logica, ci si rende conto che
bisogna rifarsi alla percezione sensibile per spiegare la logica predicativa.
Questo significa che la conoscenza predicativa, di cui appunto la logica è
l’espressione più compiuta, riposa fenomenologicamente, cioè dal punto di vista
della sua fondazione, sulla conoscenza antepredicativa, cioè si esplicita in
logica trascendentale. Scrive Husserl: “Chiarito il contrasto tra scienza
obiettiva e mondo-della- vita, occorre tuttavia localizzare la loro essenziale
connessione: la teoria obiettiva nel suo senso logico (in termini universali,
la scienza come totalità delle teorie predicative, dei sistemi “logici” in
quanto sistemi di “proposizioni in sé”, di “verità in sé” e, in questo senso,
di enunciati logicamente connessi) è radicata e fondata nel mondo-della-vita,
nelle sue evidenze originarie. Proprio per questo la scienza obiettiva ha una
costante relazione di senso col mondo in cui sempre viviamo, e in cui, quindi,
viviamo anche nella nostra qualità di scienziati accomunati a tutti gli altri
scienziati - si tratta cioè di una relazione col comune mondo-della-vita. Ma
così la scienza obiettiva è un’operazione di persone pre-scientifiche, di
persone singole e di persone accomunate nell’attività scientifica, di persone
quindi che appartengono al mondo-della-vita. Le loro teorie, le formazioni
logiche, non sono naturalmente cose del mondo-della-vita nel senso in cui lo
sono i sassi, le cose, gli alberi. Sono totalità logiche e parti logiche
costituite da elementi logici ultimi. Per parlare con Bolzano: sono
“rappresentazioni in sé”, “proposizioni in sé”, conclusioni e dimostrazioni “in
sé”, unità ideali di significato, la cui idealità logica è determinata dal loro
telos “verità in sé”. Ma anche questa idealità, come qualsiasi altra, non muta
nulla al fatto che sono formazioni umane connesse per essenza alle attualità e
alle potenzialità umane, e che quindi rientrano nella concreta unità del
mondo-della-vita, la cui concrezione dunque ha una portata maggiore di quella
delle “cose”. Ciò vale, correlativamente, anche per le attività scientifiche,
sperimentali, per le attività che “in base” all’esperienza plasmano le
formazioni logiche, in cui esse compaiono in forma originaria e in modi
originari di evoluzione, nei singoli scienziati e nella comunità degli
scienziati: quale originarietà delle proposizioni, delle dimostrazioni, ecc.
che sono state elaborate in comune”. (E. Husserl, ibidem, pp. 158-159). Come
potete notare, si tratta di un’ampia riflessione sul come le strutture logiche
siano o meno adeguate alla dimensione della realtà oggettiva. In questo senso
la logica trascendentale si presenta come logica dei fondamenti, ed è in seno
ad essa che si costituisce la logica come scienza formale. La logica formale
tradizionale, invece, ha ignorato la propria genesi, presupponendo come ovvia
la validità delle proprie leggi. Al contrario, un giudizio logico deve essere
valutato come un atto soggettivo di conoscenza che si impadronisce del suo
contenuto. Per questo motivo le leggi logiche formali, che siano normative del
giudizio, ma che non tengono conto del fatto che sono normative anche del suo
contenuto, fanno sorgere interrogativi sulla validità dei loro giudizi sul
mondo naturale e sulla verità ed evidenza dei loro contenuti. Seguendo questo
punto di vista, Husserl sviluppa pienamente il tema della logica trascendentale
in rapporto alle categorie di verità e di significato. Conseguentemente, la
logica si configura qui come teoria delle teorie: essa non è solo un discorso logico
sulla logica, condotto con i mezzi della logica, ma un metadiscorso sulla
logica, che tuttavia non si presenta né come una sovrastruttura né come una
forma speculativa. E’, a tutti gli effetti, una regressione, un ritorno ai
fondamenti che l’hanno costituita nelle sue operazioni originarie, anche
storiche, nonché nelle sue operazioni attuali. Le ricerche fenomenologiche,
ribadisce Husserl, risultano necessarie alla logica pura, trascendentale. Ne
rappresentano la sua fondazione intuitiva e precategoriale: in quanto la logica
è da ricercare nelle operazioni costitutive, diventa logica filosofica,
filosofia prima, teoria della teoria. Ma, badate bene, ciò non è in
contraddizione con la fondazione precategoriale: è solo l’altra faccia della
questione, poiché la fondazione deve sempre essere ristabilita nella presenza e
nelle modalità temporali e quindi genetiche e storiche. Le scienze, invece, che
non prendono in considerazione ciò che costituisce il loro fondamento
trascendentale, cioè le condizioni per cui si danno, si risolvono in pure
tecniche di manipolazione di simboli linguistici.Mauro Di Giandomenico. Giandomenico.
Keywords: l’apertura semantica, “How Pirots Karulise Elatically” – pirots
karulise elatically – pirots karulise – ‘implicazione’ – aperture semantica,
Galileo, la retorica di Galilei, Galilei, lo stile di Galilei, Vinci, I corpi,
la filosofia positivistica italiana -- Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Giandomenico: l’implicatura conversazionale: ‘Pirots
karulise elatically; therefore, pirots karulise!” – The Swimming-Pool Library.


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