Grice e Giani: l’implicatura conversazionale -- implicatura
mistica – l’implicatura di Catone -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Muggia).
Filosofo italiano. Grice: “It’s hard for me to judge Giani’s philosophy because
I fought against the Italians during the so-called ‘second world war,’
so-called!” Grice: “But I would be willing to expand: if Giani developed what
he aptly called a ‘mystique’ – so did we at Oxford – Churchill surely held his
‘mystique.’ Of course the Italian, being more scholastic, had to call it ‘scuola
di mistica,’ – and the idea was that of an all-male chivalry order – aptly set
at Milan!” Fonda la corrente filosofica nota come "Mistica". Partì
come volontario di guerra e morì sul fronte. Dopo aver frequentato il
Liceo ginnasio Dante Alighieri di Trieste si trasferì a Milano, dove si
iscrisse a Milano e quindi ai Gruppi Universitari, laureandosi. Anticipa l'imminente
apertura della scuola sul foglio dei Gruppi Universitari, "Libro e
moschetto" della Scuola di Mistica. Ne divenne direttore, carica che
lasciò alla fine dell'anno seguente dopo aver scritto il suo ampio discorso da
tenersi a Roma in occasione dellaI iunione della Società Italiana per il
Progresso delle Scienze che coincideva anche con il decennale della Marcia su
Roma in cui enuncia i principi della nuova scuola. Su impulso di Giani si
comincia inoltre a pubblicare i Quaderni della scuola di mistica. Poche
settimane dopo la riunionesi dimise da direttore con una lettera inviata a
Mussolini, per contrasti interni con il segretario politico dei Gruppi
Universitari. Imputa le dimissioni al mancato trasferimento della Scuola nella
vecchia sede de Il Popolo d'Italia chiamato anche "Il covo" La
richiesta di entrare in possesso de "Il Covo" puntava ad ottenere il
possesso di uno degli ambienti più importanti dell'immaginario fascista.
Continua quindi a collaborare con diversi quotidiani come "Il Popolo
d'Italia" e "Gerarchia". "Lineamenti sull'ordinamento
sociale dello Stato" gli fece ottenere la libera docenza e e quindi la
cattedra di Storia a Pavia ma parte volontario per la guerra d'Etiopia
arruolandosi col grado di capomanipolo della Milizia Volontaria per la
Sicurezza Nazionale nel CXXVIII Battaglione"Vercelli".
Rientrato in Italia, riassunse la guida della scuola, qui in occasione della
chiusura dell'anno scolastico nell'aula della casa del Fascio di Milano.
Rientrato in Italia riassunse la carica di direttore della "Scuola di
Mistica" lanciando due importanti iniziative, rilancia la pubblicazione
della serie di "Quaderni" che affrontavano differenti problematiche e
sempre per sua iniziativa fu creata nell'ambito della scuola la rivista
mensile, Dottrina che divenne l'organo ufficiale della Scuola, in cui pubblica il "Decalogo dell'italiano nuovo”. Si
dedica inoltre al giornalismo diventando direttore a Varese di "Cronaca
prealpina" e collaborando a diverse testate, tra cui Tempo (Direttore:
Alfredo Acito). Dalle pagine di "Cronaca prealpina" prese parte alla
campagna fondata sui propri convincimenti del ‘spirito’ contrapposto al
"biologico" La Cronaca
prealpina dopo la nomina di Giani a direttore arriva a quadruplicare la tiratura.
L'incontro a Roma con Mussolini in cui si decise la cessione del
"Covo" ai "mistici" della Scuola. Su impulso di Giani, con
una cerimonia presieduta di Starace, la sede ufficiale della Scuola di Mistica
si spostò nel medesimo edificio che ospitò ai suoi primordi il giornale Il
Popolo d'Italia, chiamato "il Covo". Il "Covo" negli anni era
stato trasformato in una galleria. La palazzina e proclamata monumento nazionale
con tanto di guardia d'onore svolta da
squadristi e combattenti. Per esplicita decisione di Mussolini, fu ufficialmente
consegnata ai mistici della scuola. L'evento fu vissuto come una autentica
consacrazione dei insegnanti riuniti intorno a Giani. In realtà la consegna era
già stata disposta come risulta da un foglio d'ordini del PNF e in
quell'occasione il consiglio direttivo era stato ricevuto a Roma da Mussolini.
Mussolini li aveva spro continuare nella loro attività. A Milano, in
occasione del decennale dalla fondazione della scuola, organizzò il
"Convegno nazionale di mistica" che nelle sue intenzioni avrebbe
dovuto essere il primo della serie. Obiettivo che sfumò a causa dell'entrata in
guerra. L'incontro vide oltre 500 partecipanti ed ebbe l'adesione della maggior
parte degli filosofi dell'epoca. Come gran parte dei "mistici",
partecipa nuovamente come volontario alla seconda guerra mondiale, conflitto
nel quale vedeva il presagio di una rivoluzione in vista di una nuova
era. Inquadrato nell'11º reggimento alpini prese parte alla battaglia
delle Alpi Occidentali contro la Francia e venendo decorato con la medaglia
d’argento al valor militare.Terminata la campagna di Francia in seguito
all'armistizio tornò alla vita civile ma incominciata nel frattempo la guerra
in nord Africa richiese più volte di partire volontario senza ottenere
soddisfazione. Alla fine ottenne di partire
come corrispondente di guerra de Il Popolo d'Italia, della Cronaca
prealpina e de L'Illustrazione Italiana presso i reparti della Regia
aeronautica. Per quest'ultima realizza anche diversi servizi fotografici. All'attività
di giornalista affiance anche quella di militare prendendo parte ad alcune
azioni e ottenendo una medaglia di bronzo al valor militare. E richiamato in
Italia dove riassunse la guida de "La cronaca prealpina".Nuovamente
incorporato nell'11º reggimento alpini riparte infine come volontario per la
campagna di Grecia, dove cadde sul fronte greco-albanese nella battaglia per la
conquista della Punta Nord del Mali Scindeli. Si offre volontario per una pericolosa
missione che prevede la conquista di una munita postazione greca. L'attacco
ebbe inizialmente successo con la conquista della posizione ma riorganizzatisi
i greci condussero un contrattacco. Nello scontro cadde. Il periodico
L'Illustrazione Italiana scrisse, senza riportare dove o come avrebbe potuto
registrare tali parole, che l'ufficiale greco che lo aveva colpito a morte
avrebbe raccontato che nello scontro Giani gli si era parato davanti "come
un dio o un demone". Il corpo di Giani andò disperso e gli altri
assaltatori che avevano preso parte all'attacco dovettero ritirarsi rapidamente
incalzati dai soldati greci. Fu pochi giorni dopo incaricato delle ricerche Carati
che era anche vice-direttore della Scuola di mistica. Le ricerche a causa della
perdurante situazione di guerra furono nulle, e riuscì solo ad individuare il
luogo in cui era caduto. In quell'occasione, richiesta un'udienza al
Duce, chiese che potessero partire per l'Albania il cognato Guido Giani e il
fratello Aldo Sampietro. Questi ultimi rinvennero la salma sepolta in maniera
anonima in territorio greco. Di qui la salma fu translata nel piccolo cimitero
militare di Klisura. Mussolini fu preso come principale punto di
riferimento dalla Scuola di Mistica. Elabora un discorso programmatico in cui
enuncia i principi fondanti della Scuola e della Mistica fascista. Compito
nostro deve essere soltanto quello di coordinare, interpretare ed elaborare il
pensiero del Duce. Ecco perché è sorta una Scuola di mistica ed ecco il suo
compito: elaborare e precisare i nuovi valori che sono nell'opera del Duce. (Giani in La marcia sul mondo). Inizialmente i
principi esposti da Giani facevano parte di un discorso più ampio da tenersi a
Roma in occasione di una riunione della Società Italiana per il Progresso delle
Scienze. L'ampio discorso fu poi pubblicato nella serie dei
"Quaderni" voluti da Giani con il titolo "La marcia sul mondo
della Civiltà". Si impone un ritorno alle origini, ovvero al movimentismo
rivoluzionario, riallacciandosi idealmente all'esperienza delle prime squadre
d'azione e degli arditi della Grande Guerra quindi, secondo Veneziani "una
più radicale rivoluzione coniugata al recupero di una più integralistica
tradizione". Ma più che legati agli enunciati politici del manifesto di
sansepolcro i mistici di quella esperienza esaltavano soprattutto la lotta contro
la borghesia affaristica del primo dopoguerra. La mistica si considera rappresentante
proprio di questo mondo ispirato dall'amore di patria e posta a guardia della
rivoluzione permanente e in contrasto con gli opportunisti e i
trasformisti. Individuava nell'epoca contemporanea *quattro* principali
mistiche, destinate ad apportare in un primo tempo dei benefici ma poi a
fallire: liberale, democratica, socialista e comunista. Liberalismo,
democrazia, socialismo e comunismo sono le quattro mistiche dominanti nella
societa. Il bilanciolo abbiamo già visto è per tutte negativo. Il liberalismo
porta all'anarchia. La democrazia porta all'instabilità politica e sociale. Il
socialism porta alla otta civile. Il comunismo porta alla vita primitiva. Queste
quattro mistiche sono pertanto anti-storiche. A fronte di esse l'unica mistica
in grado di superare tali crisi era quella come sviluppato nel capitolo intitolato
"La marcia ideale" la cui conoscenza e diffusione presso le masse era
compito della élite. Medaglia d'argento al valor militarenastrino per uniforme
ordinariaMedaglia d'argento al valor militare «Volontario nella guerra d'Africa
ove prese parte volontario a diverse pattuglie esploratori, chiese ed ottenne
di essere anche in quest guerra assegnato ad un reparto combattente. Destinato
all'11º alpini volontario a due azioni del battaglione Bolzano chiese di
partecipare alla ardita discesa di due compagnie del battaglione Trento
effettuata in una valle occupata dal nemico e avanzò con la prima pattuglia
sotto intenso bombardamento, sprezzante del grave pericolo di sorprese e di
accerchiamento nemico, esempio trascinante a ufficiali e soldati, e prova di
dedizione alla patria, di alta fede e di valore.» Medaglia di bronzo al valor
militarenastrino per uniforme ordinariaMedaglia di bronzo al valor militare
«Corrispondente di guerra presso una squadra aerea disimpegnava il suo
particolare e delicato servizio con alto senso di responsabilità. Spesso
presente sugli aeroporti più avanzati e maggiormente battuti dall'offesa nemica
allo scopo di rendersi conto di ogni particolare, partecipava volontariamente a
difficili e rischiose missioni di guerra, dando sicura prova anche nelle più
critiche circostanze di sereno sprezzo del pericolo e completa dedizione al
dovere.» Medaglia d'oro al valor militarenastrino per uniforme ordinaria Medaglia
d'oro al valor militare «Volontariamente, come aveva fatto altre volte,
assumeva il comando di una forte pattuglia ardita, alla quale era stato
affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori,
con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un
ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla
resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa dei pochi
superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l'ultima
bomba a mano ed incitava gli arditi col suo eroico esempio, al grido di:
«Avanti Bolzano! Viva l'Italia», veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio
di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor di Patria.» — Punta
NordMali Scindeli (Fronte greco), 14 marzo 1941. Opere: “La via della
gloria, anni 20 La marcia sul mondo della Civiltà Fascista, Lineamenti su
l'ordinamento sociale dello Stato, Giuffré ed. La mistica come dottrina. Perché
siamo, A. Nicola. Perché siamo mistici. Mistica della rivoluzione. Antologia di
scritti, Il Cinabro, Longo, “I vincitori
della guerra perduta” (sezione su Giani), Edizioni Settimo sigillo, Roma.Carini,
Giani e la scuola di mistica fascista,
Mursia, Antonellis, Come doveva essere il perfetto, su storia
illustrate,Antonellis, Come doveva essere il perfetto, su storia illustrate, Tomas
Carini nella prefazione su Giani, La
marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo,Carini, Giani e la scuola di mistica, Mursia,Tomas
Carini, Giani e la scuola di mistica, Mursia, Carini, Giani e la scuola di
mistica fascista, Mursia, Tomas Carini nella prefazione su Giani, La marcia sul
mondo, Novantico Editore, Pinerolo,Grandi, Gli eroi, Giani e la Scuola di mistica,
Cfr. a tale proposito le ricerche di Enzo Laforgia, una cui sommaria sintesi è
nel sito varesenews Archiviato. Tomas Carini nella prefazione su Niccolò Giani,
La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo, Il saggio, edito da Dottrina
Fascista, riporta in forma integra la conferenza inaugurale tenuta da Giani per
l'inaugurazione del corso per maestri della Scuola di Mistica. Cfr. a tale
proposito le ricerche di Enzo Laforgia in Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini,
BUR, Milano, Antonellis, Come doveva essere il perfetto, su storia illustrate, Veneziani,
La rivoluzione conservatrice in Italia, Sugarcoedizioni, Varese, Longo, Gli
eroi della guerra perduta, edizioni settimo sigillo, Roma, L'Illustrazione italiana, Grandi, Gli eroi di
Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, cAldo Grandi, Gli
eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, cNiccolò
Giani, La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo,, Tomas Carini nella
prefazione su Niccolò Giani, La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo,Marcello
Veneziani, La rivoluzione conservatrice in Italia, Sugarcoedizioni, Varese, Giani,
La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo,, Tomas Carini nella
prefazione su Giani, La marcia sul mondo, Novantico Editore, Pinerolo, Tomas
Carini nella prefazione su Giani, La marcia sul mondo, Novantico Editore,
Pinerolo, Tomas Carini, Giani e la
Scuola di mistica, prefazione di Marcello Veneziani, Mursia, Milano, Grandi,
Gli eroi di Mussolini. Giani e la Scuola di mistica, BUR Biblioteca Univ.
Rizzoli, RaidoSpeciale Scuola di Mistica, Raido, Roma, Arnaldo M., Coscienza e dovere.
Niccolò Giani MISTICA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA Antologia di scritti,
1932-1941, pp. 302, euro 15.00 In libreria dal 27 novembre In
breve: «Siamo mistici perchè siamo degli arrabbiati, cioè dei faziosi, se così
si può dire, del Fascismo, uomini [...] partigiani per eccellenza e quindi
anche assurdi [...]. Del resto nell’impossibile e nell’assurdo non credono gli
spiriti mediocri. Ma quando c’è la fede e la volontà, niente è assurdo».
(Niccolò Giani) Un’antologia che raccoglie i più significati testi di Niccolò
Giani, tra i massimi esponenti della corrente più radicale, oltranzista e
universale del Fascismo, la Scuola di Mistica Fascista. Questa antologia
rappresenta la prima raccolta organica dei più significativi scritti di Niccolò
Giani nel periodo che va dal 1932 al 1941. È, a nostro giudizio, il modo
migliore per illustrare senza filtri la sua persona, il suo pensiero e la sua
azione. È un omaggio doveroso al testimone di quello che fu il Fascismo
universale e intransigente che mai scese a compromessi con la “vita comoda”, al
rinnovatore spirituale e politico di una intera generazione. Esempio di eroismo
che, al di là della contingenza storica, seppe essere coerente con i propri
principî vivendo l’ideale sino all’estremo sacrificio; quasi innalzando il
Fascismo ad una categoria universale dell’essere, come fonte inesauribile di
spiritualità cui innestarsi per fare la rivoluzione dell’uomo e del mondo.
Niccolò Giani, nato a Muggia il 20 giugno 1909, cadde sul fronte greco il 14
marzo 1941, nello slancio del combattimento, trasfigurato ormai nell’eroismo
muto. Dimostrò con la vita affermata oltre la morte, l’armonia tra pensiero e
fede, la continuità tra dottrina ed azione, e della autentica Rivoluzione
rimane il puro rappresentante della giovinezza nuova: per questo il suo esempio
sarà il seme fecondo dell’aspro cammino di domani. Seppe con l’azione indicare
la strada, con l’intransigenza insegnare l’esempio. I «tesserati» furono i suoi
avversari. Contro di essi combatté, contro cioè i falsi, i presuntuosi, gli
esibizionisti, i retorici, gli arrivisti; contro coloro, insomma, che
considerarono la Rivoluzione come atto di ordinaria amministrazione,
sfruttabile per fini personali. Il Cinabro Ufficio stampa
ufficiostampa@ilcinabro.it INDICE: Saggi introduttivi: - Luca
Leonello Rimbotti: Mistica Fascista. L’ordine della Milizia sacra - Maurizio
Rossi: La Mistica Fascista dell’Uomo Nuovo. Tra milizia politica e metapolitica
la scuola rivoluzionaria del Fascismo *** Introduzione: - Fernando Mezzasoma:
Niccolò Giani discepolo di Arnaldo *** Decalogo dell’Uomo Nuovo La marcia
ideale sul mondo della Civiltà fascista Generazioni di Mussolini sul piano
dell’Impero Civiltà fascista civiltà dello spirito Aver Coraggio A difesa
dell’Europa Fuori La mistica come dottrina del fascismo Le due Europe Mistica
del fascismo, Corporativismo e Autarchia Il Centro di preparazione politica per
i giovani. Fucina di Campioni della Rivoluzione Valore primordiale del “Covo” I
soliti imbecilli L’equivoco Perché siamo dei mistici Il volto della guerra
Testamento spirituale al figlio Niccolò Giani: Presente!Mistica Della
Rivoluzione Fascista “E questo diritto alla prima linea, ad essere i disperati
del Fascismo, è l’unica pretesa che, oggi, domani, sempre, i mistici del
Fascismo accamperanno di fronte alla Rivoluzione, come, con vena veramente
squadrista, ha detto Guido Pallotta nella sua relazione che ha avuto lo spirito
e la mordenza del «menefreghismo» più autenticamente fascista. Prima linea, sul
fronte esterno ed interno, contro il nemico di fuori e di dentro. Contro gli
attentatori della nostra integrità territoriale, ma anche, e con uguale
decisione e durezza, contro gli attentatori della nostra integrità
spirituale.” (Niccolò Giani) Le conseguenze derivate dalla fine del
primo conflitto mondiale e l’immediatarossi 5 crisi strutturale delle
istituzioni e dei valori che investì, con una forza che non aveva avuto
precedenti nella storia, le società europee, vennero allora giudicate come
l’annuncio di un radicale mutamento di tutte le forme della vita politica e
civile fino ad allora conosciute e complessivamente accettate. Una
deflagrazione interna dei costumi, di certezze consolidate e di mentalità che
modificò in maniera irreversibile l’immaginario collettivo di popoli e
nazioni. Niente sarebbe più stato come prima. Uno Spirito nuovo si
affacciava con ruvida decisione e realismo eroico reclamando il proprio posto
nella Storia. L’alba delle grandi rivoluzioni si affacciava sul continente
europeo e i popoli si sarebbero messi in marcia affascinati da nuove e
esaltanti Weltanschauung. Per Arthur Moeller Van Den Bruck, uno dei primi
e tra i più significativi esponenti della Rivoluzione Conservatrice tedesca, si
tratterà di una presa di posizione a carattere diffuso più che evidente:
“Assistiamo all’evento per cui tutto quel che non è liberale si unisce contro
quel che è liberale. Noi viviamo i tempi di questa agitazione mondiale, che si
produce per una estrema consequenzialità, e che si esplica in una rivoluzione
radicale che prospetta la perdita da parte del nemico della sua posizione di
potere: tale nuova situazione mondiale esordisce con un allontanamento dall’Illuminismo.”
Il periodo che immediatamente fece seguito al termine di un conflitto di così
immensa portata, venne visto dai più attenti e acuti osservatori
incredibilmente saturo di una genuina e stupefacente valenza rivoluzionaria e
innovatrice, ciò significò l’inizio di una nuova stagione di entusiastiche
mobilitazioni che avrebbero alla fine tonificato la fibra morale e politica del
continente fino ad allora logorata ed estenuata da sovrastrutture ipocrite e
corrose nel loro intimo che erano riuscite, attraverso innumerevoli sotterfugi,
a sopravvivere a se stesse, sempre più annichilite da un pervasivo decadentismo
culturale e morale e dal predominio di una mentalità borghese e oligarchica
connotata dalle sue più perniciose vedute utilitaristiche e mercantilistiche.
Le conseguenze della fine della grande guerra significarono soprattutto una
presa di coscienza collettiva e un’accelerazione formidabile dei fenomeni
sociali, accompagnate entrambe da una esigenza totalmente nuova di considerare
l’esistenza e i rapporti umani, esigenza che venne principalmente percepita
prima dai combattenti e poi dai reduci come il frutto maturo della traumatica e
allo stesso tempo travolgente esperienza della guerra di trincea, insomma un
insieme di condizioni imprescindibili che prepararono il terreno e l’atmosfera
per l’avvento delle ondate rivoluzionarie nazionalpopolari che misero in crisi
valori e regole consolidate da tempo, assestando colpi mortali alle strutture
politiche, sociali e culturali delle società borghesi
liberal-democratiche. Dalle forme statiche si passava alle forme
dinamiche, nel senso jungeriano del termine. Il Fascismo sarà la matrice
principale che inaugurò la feconda ed entusiasmante stagione delle insurrezioni
nazional-rivoluzionarie e il primo laboratorio culturale delle ancor più
affascinanti sintesi nazionali e sociali. Furono infatti i reduci del
fronte, gli ex-combattenti che avevano creduto fino in fondo ad una particolare
visione eroica della vita propria di una ideologia della guerra sviluppatasi
nell’interiorizzazione del sacrificio bellico e del sangue versato – subendo
poi la frustrazione di una vittoria conseguita sul campo di battaglia a duro
prezzo che videro mutilata negli accordi di pace internazionali – a
rappresentare la spina dorsale di una innovativa e volontaristica visione
politica che pretendeva di coniugare un nazionalismo intransigente e guerriero
partorito nelle trincee con le più avanzate e spregiudicate chiavi di lettura
sociali. La grande guerra di popolo aveva travasato nei combattenti il
senso della tensione nazionale e sociale verso scopi e missioni comuni, una
nuova coscienza collettiva che sarebbe stata cementata da un formidabile
sentimento di fraterno e virile cameratismo, il culto della differenza e del
radicamento nella specificità etnica della Stirpe italica. Gli squadristi
fascisti non fecero altro che travasare tutti questi motivi nelle battaglie di
piazza. Sorti dalla guerra di popolo, divennero avanguardia di popolo. E
il 28 Ottobre 1922 sarà il coronamento dei loro sacrifici, la loro
apoteosi. D’altronde era stato lo stesso Mussolini a dire che
l’esperienza della guerra avrebbe generato le migliori condizioni per la
rivoluzione sociale e politica. Anzi, ne sarebbe stata la prefazione. Era il
novembre 1916 e Mussolini combatteva sul fronte del Carso, nei ranghi del 11°
Reggimento Bersaglieri: “Noi vinceremo la guerra: ma poi dovremo vincere la
pace. Sarà duro; ma ci arriveremo. La società italiana deve assolutamente
mutare. (…) Sui giovani bisognerà contare. Questa guerra che noi combattiamo e
che con tragica definizione viene detta di logoramento, porterà alla ribalta
delle lotte civili una generazione che riuscirà a fare quello che la nostra non
è riuscita a fare: il riscatto sociale e politico del mondo del lavoro, al di
sopra e al di fuori dei dottrinarismi che oggi lo incatenano. A ciò non saremmo
mai arrivati se non avessimo voluto la guerra, rovesciato i vecchi feticci
sostituendo alle vuote ideologie i fatti e le loro naturali conseguenze. Questo
non sarà solo di noi, ma anche di altri popoli.” Una lucida e profetica
anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto in tutta l’Europa. Tutto
questo si pose, in maniera del tutto naturale, in totale opposizione al
principio democratico in politica e a quello liberale nel campo economico,
all’insegna di una rivoluzionaria concezione elitaria, fortemente gerarchica e
anti-egualitaria che reclamava la valorizzazione delle minoranze attivistiche e
carismatiche con la conseguente affermazione del principio guida del Capo, con
il mito dello Stato totalitario come asse formante e legittimante della
Comunità nazionale e non ultimo la funzione pedagogica del Partito unico,
soprattutto mediante una costante mobilitazione politica delle masse, una
sacralizzazione della politica attraverso il ricorso a liturgie collettive,
miti e simbologie, e una crescente militarizzazione della vita sociale e
civile, l’intervento statale attraverso gli istituti del Corporativismo per una
razionale direzione disciplinata dell’economia che ponesse termine all’epoca
del predominio delle oligarchie mercantilistiche e parassitarie e riportasse la
vita economica al servizio dell’interesse collettivo subordinandola alle
necessità politiche nazionali. Infine, l’affermazione sovrana di una particolare
e severa tipologia umana di nuova impronta che avrebbe rappresentato lo spirito
del nuovo tempo: l’Uomo Nuovo, l’Uomo integrale come manifestazione vivente di
una Tradizione atemporale che ebbe la volontà e la capacità di tradursi in
Rivoluzione. Proprio nel senso di quell’interpretazione che Niccolò Giani
seppe dare, facendosi portavoce di quegli ambienti del Fascismo intransigente e
rivoluzionario che vollero interpretare al meglio gli insegnamenti
mussoliniani: “Il Fascismo è un richiamo violento alla Tradizione, non un
ritorno o una ripetizione. Per noi fascisti la Tradizione come lo dice il
significato etimologico del termine e come Evola ha documentato, è e non può
essere che dinamica. Altrimenti si parlerebbe di conservatorismo o di reazione.
Invece, la Tradizione è continua coniugazione, attraverso il presente, del
passato e dell’avvenire; è processo inesausto di superamento, è una fiaccola
accesa con la quale ogni popolo illumina la propria strada e corre nel tempo
verso l’avvenire. Ecco perché, oggi, Rivoluzione e Tradizione non si escludono,
ma anzi si identificano e questo spiega il culto che noi abbiamo pel passato e
dice ai soliti uomini dai paraocchi che l’italiano del secolo XX non può che
essere fascista.” Questa nuova visione della politica rappresentata dal
Fascismo rappresentò inequivocabilmente la radicale negazione dei principi
emersi dalla rivoluzione francese, una evidente antitesi storica e culturale di
quanto fu incarnato dall’illuminismo, che costituì l’essenza di tutte le manifestazioni
materialistiche ed economicistiche della decadenza moderna: da quelle
individualistiche, liberali e democratiche a quelle cosmopolite, genericamente
progressiste e marxiste. Il Fascismo, anche nella sua più vasta
comprensione europea, intese proporre in maniera concreta ed efficace un
discorso radicalmente alternativo alla politica borghese e alla società
borghese richiamandosi al concetto di avanguardia delle idee, un’avanguardia
rivoluzionaria che fosse in grado, senza contraddizioni, di saldare assieme
passato e presente vincendo così la sfida della modernità, sostituendo il
vigore giovanile della passione idealistica e volontaristica alla decadente
dissolutezza del conservatorismo borghese e il cameratismo militante radicato
nella coscienza popolare alla società atomizzata e polverizzata delle
democrazie liberali. Un discorso ambizioso per un’avanguardia che ambiva
ad essere al contempo simbolo della genuinità politica e della resurrezione
spirituale, una speranza che venne riposta nel mito capacitante dell’Uomo Nuovo
creatore di nuovi valori, l’esemplare di una specifica specie umana lanciata
alla conquista del futuro senza per questo dover recidere le radici culturali e
spirituali che lo mantenevano legato alla propria dimensione storica, etnica e
popolare; nei confronti della quale si espresse il Duce parlando nel 1933
all’Assemblea delle Corporazioni: “L’uomo economico non esiste, esiste l’uomo
integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è
guerriero.” Quindi questa figura particolare dell’Uomo Nuovo,
capace di raccogliere in sé tutte le sue forze creative, che la cultura
rivoluzionaria del Fascismo proponeva e che non mancava costantemente di
ricollegare alla stagione dello squadrismo, così intrisa di eroicità e di
sacrificio, riconduceva alla stessa definizione dell’Uomo integrale di
mussoliniana memoria, ovvero un uomo che non esistesse unicamente perché
cartesianamente pensante, ma perché arricchito di tutte quelle virtù
“romanamente” intese, eroiche, civiche e politiche, sia nella ragione come nei
sentimenti. Spesso e volentieri nell’immaginario intellettuale il
discorso sull’Uomo Nuovo si andava a concretizzare poi nell’ideale della
gioventù, una gioventù non solamente intesa in senso spirituale ma anche come
dato anagrafico, poiché il concetto di gioventù rimandava all’ansia del
cambiamento e all’impeto rivoluzionario, racchiudendo in se stessa gli ideali
della forza e della bellezza, di una esuberante virilità aggressiva, l’anelito
vitale di un futuro tutto da conquistare, proprio l’opposto di quanto ancora
proponevano i rappresentanti delle democrazie borghesi con tutte le loro
desuete convenzioni e i loro logori formalismi, con tutta la loro boriosa
rispettabilità e lasciva ipocrisia. Il Fascismo fu quindi profondamente
giovane e irruento, meravigliosamente violento e lo fu sia spiritualmente che
anagraficamente. Il comune denominatore della più intransigente e
autentica cultura fascista, quella derivata appunto dalla passionale ed eroica
stagione dello squadrismo, si trovava nell’aspirazione alla realizzazione di un
originale disegno politico ed esistenziale da esplicarsi mediante cambiamenti
radicali frutto di una ferma volontà rivoluzionaria che armonizzava i
riferimenti alla rivolta romantica dell’interventismo e alla mistica eroica
evocata dalla guerra di trincea con i nuovi miti palingenetici di
trasformazione della società e dello Stato. Questa cultura dell’azione che si
nutriva dello spirito barricadiero di rivolta contro l’ordinamento borghese in
nome di un rivoluzionario e fascista Ordine Nuovo era la caratteristica di
quell’ambiente fascista che si riconosceva, anche per esperienza diretta, nel
mito capacitante delle aristocrazie del combattentismo – quella trincerocrazia
più volte evocata da Mussolini – e nella scuola di vita e di coraggio
rappresentata dalla militanza squadristica che venne vissuta, letta ed
interpretata non solamente come una reazione organizzata e armata volta
all’annientamento dei focolai dell’insurrezionalismo marxista, ma soprattutto
come militanza rivoluzionaria e idealistica volta alla rigenerazione della
Nazione e alla creazione di uno Stato nuovo. Una specifica rilettura che si
svolgeva anche in aperta polemica con coloro che ritenevano che la nascita del
governo presieduto da Mussolini, all’indomani della marcia su Roma,
rappresentasse la fase risolutiva del Fascismo. In questo modo, il
Fascismo, doveva e poteva assumere una superiore valenza metafisica affermando
il suo essere come un completamento naturale e organico della storia della
Nazione italiana, andando ben oltre la semplice insorgenza anti-sovversiva e
anti-modernista – non a caso lo stesso Niccolò Giani volle mettere l’accento
sul fatto che: “La Rivoluzione Fascista infatti non è stata reazione come qualcuno
ha creduto in origine e come tuttora si crede da molti all’estero; è stata
invece l’ostetrica della nuova storia. E sorta una nuova civiltà capace di
risolvere tutti i problemi della società contemporanea.” Per costoro, che
in fondo rappresentavano la vasta base della militanza fascista e anche quella
intellettualmente più viva, l’agire politico del Fascismo non doveva
assolutamente compromettersi con i residui della vecchia classe dirigente, che
in virtù del processo di normalizzazione e di pacificazione avviato dal Duce si
adoperavano nell’inserimento all’interno dei gangli del regime, doveva invece
mantenere e tonificare una assoluta intransigenza dottrinaria senza incorrere
in alcun cedimento politico e morale, perché se il Fascismo era una
rivoluzione, doveva necessariamente procedere nei suoi obiettivi con mentalità
e metodi rivoluzionari, come perentoriamente affermò un autorevole esponente
dell’epopea squadristica della statura di Roberto Farinacci: “Bisogna insomma
che la bestia proteiforme del vecchio conservatorismo sornione sia liquidata
bruscamente; che le vecchie clientele d’interessi e d’ambizioni fiorite ai
margini della vita politica italiana siano messe in mora, vigilate,
controllate, sopra tutto tenute lontane, bisogna che sia impedito a chiunque di
rifarsi, attraverso il Fascismo, una qualsivoglia verginità e continuare, sotto
mentite spoglie, le abitudini peccaminose del passato. La vittoria deve essere
integrale.” Tra gli oppositori più accaniti della deriva moderata si
evidenziarono gli ideatori della Scuola di Mistica Fascista, costituitasi a
Milano il 10 Aprile 1930, tutti provenienti da quella generazione di giovani
dei GUF che era cresciuta respirando l’atmosfera del Fascismo, maturando così
una profonda convinzione nei miti fondatori del regime e una fedeltà assoluta
nella persona del Duce. Al loro fianco si schierarono altre personalità
di spicco del Fascismo rivoluzionario: Berto Ricci con il suo universalismo
fascista, Alessandro Pavolini e l’esaltazione della primavera squadristica,
Edmondo Rossoni con tutte le aspettative del sindacalismo rivoluzionario.
La Scuola di Mistica Fascista verrà intitolata a Mussolini, il figlio
prematuramente scomparso di Mussolini. Giani, Pallotta, Mezzasoma e molti
altri giovani entusiasti, avvalendosi della guida orientatrice di Arnaldo
Mussolini, seppero rappresentare, attraverso l’opera che fu sviluppata dalla
Scuola, una autentica e intransigente avanguardia intellettuale e morale posta
a difesa dei valori espressi dalla Rivoluzione Fascista, che sempre più doveva
farsi rivoluzione culturale e antropologica per meglio adempiere alla consegna
rivoluzionaria che il Duce del Fascismo aveva dato alle nuove
generazioni. Sarà Niccolò Giani a spiegare gli scopi dell’istituzione:
“Poiché una mistica è un postulato di tanti credo, e un valore assoluto non lo
si può derivare che da una fonte indiscutibile, questa fonte non può essere che
il Duce. Ecco perché la fonte deve essere quella, esclusivamente quella.
Compito nostro deve essere soltanto quello di coordinare, interpretare ed
elaborare il pensiero del Duce. Ecco perché è sorta una Scuola di Mistica fascista
ed ecco il suo compito: elaborare e precisare i nuovi valori del Fascismo che
sono nell’opera del Duce.” Quindi una rivoluzione culturale, del
carattere e dello Spirito che, attraverso interessanti rievocazioni del mito
della romanità e della sacralità della Stirpe – rappresentazioni metastoriche e
metafisiche della migliore tradizione aryo-romana – sarebbe approdata ad una
coesione organica della Stirpe italica costituitasi in Comunità nazionale e
avrebbe dato all’Italia fascista il diritto-dovere di adempiere ad una missione
universale facendo del Fascismo il crocevia della storia europea del ventesimo
secolo e il riformatore dei tratti essenziali della Civiltà contemporanea in
ogni suo aspetto, la ripresa e il rinnovamento dell’Europa all’indomani del
fallimento della democrazia liberale e delle utopiche promesse marxiste. Aprire
la strada al secolo fascista. Certamente nella visione della Mistica
fascista elaborata dalla Scuola vi era la ferma consapevolezza che il Fascismo
fosse una autentica rivoluzione totale della società italiana: spirituale ed
etica, sociale e politica, ma al contempo anche una ripresa di tutte le
tradizioni essenziali, però la memoria storica proposta non si sarebbe dovuta
risolvere in un ripiegamento nel passato, l’immagine del passato non finì mai
per schiacciare la dimensione del presente e tanto meno si configurò come un
richiamo intensamente nostalgico, bensì le potenzialità ideologizzanti della
rimemorazione storica vennero fatte espandere fino a provocare una vera e
propria occupazione del cosiddetto campo dei ricordi – una lotta spirituale e
rivoluzionaria per il dominio del ricordo e della memoria – che conducesse ad
una riscrittura della cronologia nazionale che rispecchiasse le concezioni del
pensiero irrazionalista, anti-intellettualista e pragmatista dei decenni
trascorsi, un pensiero profondamente permeato di sfumature di matrice
nietzschiana e soreliana. Anche i richiami alla Mistica insita nel
Fascismo erano animati dallo spirito di rivolta, contro le mentalità borghesi ancora
sussistenti, delle nuove generazioni cresciute ed allevate nelle organizzazioni
totalitarie giovanili e universitarie, una rivolta che si manifestava con i
forti caratteri di un idealismo morale ed etico qualitativamente aristocratico
esprimente l’esaltazione di una giovinezza istintiva, disinteressata e piena di
spirito vitale, aggressiva, pura e decisa a dare battaglia a qualsiasi forma di
conservatorismo e di borghese “buon senso” pur di affermare il carattere
intransigente e le finalità rivoluzionarie sociali e spirituali del
Fascismo. Non vi era nessun punto di convergenza con eventuali nostalgie
reazionarie, mentre invece era presente una totale e coerente aderenza alle
istanze di trasformazione rivoluzionaria che il Fascismo esigeva e che ancor di
più il Duce imponeva. Per questi giovani attivisti non vi era altra
strada per uscire definitivamente dalla crisi della modernità, esplosa alla
fine del primo conflitto mondiale, che con un mutamento radicale del popolo
italiano e una tale mutazione antropologica poteva provenire solamente da una
fede ben salda che aveva iniziato a germinare in un primo tempo con
l’esperienza della guerra nel mito della Nazione in armi, della guerra di
popolo, proseguendo poi con l’esaltante epopea della lotta squadristica, per
approdare infine nella costruzione dello Stato fascista di popolo, corporativo
e totalitario, il compimento finale del rinnovamento sociale e spirituale della
Stirpe e della grandezza politica della Nazione. Nel corso degli anni che
trascorsero dal 1930 fino all’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 la Scuola
di Mistica Fascista assolse in maniera esemplare ai compiti che si era
prefissata, ovvero l’ambizione di voler rappresentare l’infrangibile scudo
morale, etico e dottrinario contro il quale si sarebbero dovute infrangere le
velleità dei nemici del Duce e del Fascismo, soprattutto i nemici interni, i
più pericolosi, quelli che si annidavano tra le pieghe del regime per minarlo
alla base. Affinché lo scudo della rivoluzione fosse solido i mistici
della Scuola, i soldati politici dell’Idea, vollero essere loro stessi esempio
di virtù civiche, morali e politiche, di fedeltà indiscussa nei confronti della
guida della rivoluzione, il Duce, spesso descritto come il genio della Stirpe,
l’Eroe che con la sua instancabile opera dava quotidianamente prova di
rappresentare pienamente la coscienza e la voce dell’anima del popolo,
soprattutto di un popolo a cui il Fascismo aveva restituito la dignità politica
e sociale e un’unità spirituale che attingeva dalla viva coscienza di
appartenere integralmente all’organismo della Nazione. Da questa chiave
di lettura emergeva, quindi, una superiore comunione mistica che legava il Duce
al suo popolo, cementata dalla comune fede fascista, una fede intensa che a sua
volta veniva elevata al rango di una sorta di religione mistico-popolare
sacralizzata dal sangue offerto in sacrificio dai martiri dello squadrismo
sull’altare della rivoluzione, una rivoluzione continua che, come affermava un
giovane esponente della Scuola, procedeva impetuosamente la sua marcia: “I
giovani della Mistica si sono irradiati tra le file delle generazioni vecchie e
nuove e hanno dato il goccio d’acqua, il pezzo di pane del conforto, hanno
sorretto i deboli, hanno convinto i pusillanimi. La Rivoluzione ha attraversato
le ubertose valli della sua fase politica, ora sale. Guai a chi volesse tentare
di derogare alle direttive di marcia per evitare le asprezze della salita e
impedire che dalla politicità si torni alla rivoluzione piena e travolgente
delle ore di audacia e di lotta.” Per queste nobili motivazioni gli
esponenti della Mistica fascista chiesero e ottennero nel 1939 che la Scuola
divenisse la custode del famoso “Covo” milanese di via Paolo da Cannobio, il
sacrario della rivoluzione delle camicie nere, appunto il Covo del fascio
primogenito dove la fede fascista aveva mosso i primi passi e dove il Duce
aveva chiamato all’adunata.rossi Un luogo simbolico carico di suggestivi
richiami emozionali, ben presente nell’immaginario collettivo della militanza
squadristica, che avrebbe dovuto essere la fonte di irradiamento della Mistica
fascista verso tutta la Nazione. Il cosiddetto “Covo” del fascio
primogenito rivestì sempre per i mistici fascisti un ruolo centrale nel loro
immaginario dottrinario, rappresentava la fonte mitica della fede mussoliniana,
il principio fondante del Fascismo, era come trascendere il tempo profano per
riapprodare al tempo mitico della purezza dell’Idea, un riaccostamento di
ordine metafisico a cui si poteva accedere soltanto attraverso i miti e i
simboli, e la Mistica fascista era satura di richiami, di miti e di simboli:
“Qui è tutta l’attualità e la contemporaneità del “Covo”. Attualità e
contemporaneità che non dovranno mai tramontare. Non solo per noi, infatti, ma
per i nostri figli e per i figli dei nostri figli il “Covo” deve e dovrà essere
l’Arca dei valori della Rivoluzione, la bussola cui guardare nei momenti di
indecisione, la guida cui ispirarsi, la stella polare che il navigante dello
Spirito deve vedere sempre alta e lucente davanti a se. E ad esso oggi, domani,
sempre gli italiani dovranno salire in pellegrinaggio, per meditare, per
ispirarsi. Ad esso le generazioni si accosteranno sempre con stupore religioso
per imparare che nulla allo Spirito è impossibile.” Il Fascismo, come
spesso ripeteva il Duce, era una fede coltivata nella lotta che aveva avuto i
suoi caduti, i suoi martiri che immortalatisi vestendo la gloriosa camicia nera
la avevano rafforzata e sacralizzata: “Se ogni secolo ha una sua dottrina, da
mille indizi appare che quella del secolo attuale è il Fascismo. Che sia una
dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede
abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il Fascismo ha avuto i
suoi caduti e i suoi martiri. Il Fascismo ha oramai nel mondo l’universalità di
tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia
dello spirito umano.” Adesso, questa fede, attraverso i mistici fascisti
della Scuola aveva trovato i suoi intransigenti custodi e i suoi più
appassionati apostoli. Anche loro si stavano preparando al combattimento
– nella sua duplice veste fisica e spirituale – aspirando di potere affrontare
degnamente il supremo sacrificio per il Fascismo e onorare così la loro scelta
di vita versando il proprio sangue per la causa rivoluzionaria. Morire
all’ombra dei gagliardetti neri: Mistica dell’azione – Mistica del realismo
eroico – Mistica della fede. Fedeltà che era più forte del fuoco, come
narravano antiche saghe. Che l’intensa e interessante attività svolta
dalla Scuola nell’approfondimento e nell’arricchimento della Dottrina fascista
fosse il risultato di un grande impegno contrassegnato da un’altrettanto grande
serietà venne comprovato dai numerosi riconoscimenti che ricevette, non ultimo
l’apprezzamento e la manifesta simpatia avuta da parte di Julius Evola, ma il
riconoscimento più importante, i mistici, lo ricevettero dal Duce che li
encomiò pubblicamente il 20 novembre 1939, incontrando i quadri della Scuola a
Palazzo Venezia, incitandoli a proseguire nel cammino intrapreso quali custodi
della purezza dell’Idea e del mito rivoluzionario: “Io vi ho seguito in tutti
questi anni da vicino e con vivissima simpatia perché considero la mistica in
primo piano. Ogni rivoluzione ha infatti tre momenti: si comincia con la
mistica, si continua con la politica, si finisce nell’amministrazione. Quando
una rivoluzione diventa amministrazione si può dire che è terminata, liquidata.
Potrei dimostrarvi che tutte le rivoluzioni sono passate attraverso questo
ciclo: noi che conosciamo la storia dobbiamo impedire che la politica scivoli
nell’amministrazione. Alle origini di ogni rivoluzione c’è la mistica: se la
politica è il contingente, la mistica è l’immanente, essa rappresenta i valori
eterni, essenziali, primordiali. (…) Voi dovete lavorare per l’avvenire. Per
far questo occorre la fede. E’ facile ad un certo momento deviare nella
politica: voi dovete essere al di fuori e al di sopra delle necessità della
politica. Di queste cose ho parlato in modo molto sommario; ma tutte erano
presenti in voi. Avete tempo di riflettere.” Il secondo conflitto
mondiale era però già iniziato e l’Italia sarebbe entrata in guerra l’anno
successivo. I mistici fascisti volendo essere, fino alle estreme
conseguenze, la prima linea del Fascismo accolsero con felicità ed entusiasmo
la notizia, chiedendo ufficialmente che gli venisse concesso l’Onore
dell’arruolamento volontario “nei più rischiosi reparti di terra, di mare o di
cielo”. Subito, ben 169 quadri dirigenti della Scuola partiranno per il fronte,
convinti che il processo rivoluzionario fascista avrebbe avuto una formidabile
accelerazione proprio per effetto della guerra. Molti altri mistici seguiranno
a ruota l’esempio dei loro capi. La loro esemplare condotta evidenzierà
una magnifica esplicazione degli insegnamenti della Tradizione: se hai di
fronte due strade, scegli sempre la più difficile. Poiché c’è sempre una strada
per chi vuole percorrerla. Sia Niccolò Giani, sia un’altra figura di eccezionale
valore come Berto Ricci, testimonieranno la loro intransigente coerenza
esistenziale e politica con la scelta del combattimento. Il primo volontario
sul fronte greco-albanese dove troverà eroicamente la morte nel marzo del 1941,
il secondo, sempre volontario, sul fronte africano dove coronerà la propria
esistenza di credente nella fede fascista incontrando, altrettanto eroicamente,
la morte il 2 febbraio 1941 a Bir Gandula sul Gebel cirenaico. Nell’arco
di un solo mese il Fascismo perse due tra i suoi migliori campioni. Le
vicende belliche decimarono di fatto il gruppo dirigente della Scuola che sarà
costretta a cessare le sue attività. I pochi sopravvissuti di quell’esperienza
raccolsero di nuovo la chiamata del Duce aderendo nel 1943 alla Repubblica Sociale
Italiana, tra questi Fernando Mezzasoma che era stato il vicepresidente della
Scuola e che ricoprì il dicastero della propaganda nella RSI, trasportando con
il proprio esempio le intime motivazioni della Mistica fascista nell’esperienza
repubblicana: “È questa nostra intransigenza nei confronti della Dottrina che
abbiamo sposato, delle battaglie che combattemmo, delle realizzazioni che
abbiamo attuate, che, se ci consente di accettare la collaborazione di
qualsiasi Italiano in buona fede e di buona volontà che voglia aiutare la
titanica fatica del Duce, ci obbliga tuttavia a respingere sdegnosamente
qualunque patteggiamento con coloro che agiscono al servizio del nemico,
uccidendo a tradimento i nostri migliori compagni di marcia e di battaglia, con
coloro che nell’Italia invasa perseguitano i fascisti che a migliaia risorgono
e insorgono per rendere dura la vita agli invasori e aprire la strada al nostro
ritorno. Questa deve essere oggi la nostra missione di fascisti. Questo è il
comandamento di Niccolò Giani. Questo è il suo insegnamento. Nel suo nome, e
nel nome degli altri Caduti, i superstiti della Scuola di Mistica fascista
chiamano a raccolta l’autentica gioventù italiana.” Anche lui morirà poi
nel 1945 assassinato dai partigiani. Andarono tutti volontariamente
incontro alla morte per onorare un patto di fedeltà e di fede che li legava al
Duce e al Fascismo, così facendo coronarono una vita degna e ben vissuta, il
loro abbraccio mistico con il Fascismo si consumò eroicamente in combattimento
e di fronte ai plotoni di esecuzione. Se ancora oggi, dopo i tanti
decenni trascorsi, la loro memoria, la memoria delle tante battaglie ideali e
materiali affrontate, viene nonostante tutto ancora sentita come viva, se il
ricordo di questi uomini caduti con onore non in nome di una passione generica,
ma per il Fascismo, per il compimento di una Rivoluzione che è rimasta scolpita
nella Storia, torna ancora ad emergere non deve assolutamente avvenire perché i
vivi di oggi debbano morire nel loro cuore, struggendosi nella nostalgia del
ricordo, ma deve invece impetuosamente emergere affinché i morti di ieri
possano tornare a vivere tra di noi. Quella marcia, iniziata il 28
Ottobre 1922, non è ancora terminata. Non ci consta che esistessero
specifiche istituzioni pubbliclie, ma in proposito possiamo ricordare numerosi
provvedimenti e diverse associazioni private. Fra quelli, le leggi agrarie, le
disposizioni a favore dei debitori, le distri buzioni semigratuite o gratuite
dì grano, fatte dagli edili; i congiari imperiali (che erano copiose
elargizioni di farina, olio e carne disposte dagli imperatori). Provvidenze che
mi ravano tutte a combattere, direttamente e indirettamente, le cause
dell’indigenza o almeno a paralizzarne gli effetti, ben ché nella loro essenza
e origine avessero carattere politico, cioè fossero prese sopratutto per
cattivarsi il favore e la simpatia della plebe o evitare tumulti e sommosse.
Fra le associazioni, sopratutto bisogna ricordare quelle costituite a scopo
mutualistico ; e tale è il carattere dei collegia fune- raticia, dei collegia
termiorum, delle casse di soccorso isti tuite da Giulio Cesare fra i suoi
legionari. Anche nel campo dell’istruzione si devono ricordare istituti privati
i quali istruivano la classe dirigente romana. E’ invece nelle opere pubbliche
ohe specialmente i romani ai distinsero legando ai posteri terme e acquedotti,
palestre e strade, circhi e palazzi olle ancora oggi, in parte, almeno, durano
e sono efficienti. L’ORDINAMENTO SOCIALE DELLO STATO SECONDO LA CONCEZIONE
FASCISTA. LA TEORICA FASCISTA SULLA NATURA E SULLE FUNZIONI DELLO
STATO. LA FUNZIONE SOCIALE DELLO STATO. PRECEDENTI STORICI DELLA FUNZIONE
SOCIALE DELLO STATO NELLA POLITICA E NELLA LEGISLAZIONE SOCIALE. In Roma
sino all’editto di Costantino.Durante il medioevo.Dopo la riforma protestante.
Ordinamento sociale dello Stato fascista In Italia . L’evoluzione e la
trasformazione della legislazione sociale. La legislazione sulla beneficenza e
sulla assistenza pubblica e privata. La legislazione sulla mutualità e sulla
previdenza. La legislazione del lavoro. La legislazione sull’istruzione pubblica.
La legislazione sull’igiene e sulla sanità pubblica. La legislazione sui
servizi e sulle opere pubbliche. GLI ELEMENTI DELL’ORDINAMENTO SOCIALE
DELLO STATO FASCISTA. I soggetti . Gli obiettivi . Gli obiettivi
relativi ai cittadini in genere. Gli obiettivi inerenti alle condizioni
generali di vita . Gli obiettivi inerenti in particolare alla fase di
forma¬ zione e di preparazione del cittadino, a quella di
produttività e a quella di riposo. Gli obiettivi relativi ai cittadini
benemeriti . Gli obiettivi relativi ai cittadini non risanabili e non
rieducabili. Gli strumenti . Il criterio, profondamente corporativo,
adottato dal legi¬ slatore fascista per la scelta degli strumenti
attuanti la politica sociale. La famiglia. L’associazione professionale .
42Le istituzioni promananti, singolarmente o pariteticamente, dalle
associazioni professionali. Gli enti locali. Le opere nazionali parastatali. I
limiti . LE ISTITUZIONI DEL NUOVO ORDINAMENTO SOCIALE DELLO STATO
FASCISTA Di alcune considerazioni preliminari. LE ISTITUZIONI SOCIALI
RELATIVE ALLE CONDIZIONI GENERALI DI VITA DEL CITTADINO . La- legislazione
inerente alla sicurezza, all’igiene e alla sanità pubblica . Per
garantire la sicurezza. Per assicurare l’igiene e la sanità. La legislazione
inerente alla previdenza . Per incrementare il risparmio . Per potenziare la
mutualità. Per favorire la cooperazione. Per diffondere le assicurazioni
Ubere.La legislazione inerente alla assistenza di soccorso. Per l soccorsi in
natura e in contanti. Per i soccorsi medico-sanitario-ospitalieri. La
legislazione inerente alla propaganda, all'inte¬ grazione culturale e al
perfezionamento scientìfico . Per favorire il perfezionamento scientifico
.... Per la propaganda e l’integrazione
culturale .... La legislazione inerente all’integrazione della forma¬
zione e dell’educazione fisica e sportiva . La legislazione inerente alla
costituzione e all’in¬ cremento del nucleo familiare . Per favorire la
costituzione della famiglia. Per facilitare l’esistenza e lo sviluppo delia
famiglia . La legislazione inerente a particolari servizi pubblici.Per
garantire il soddisfacimento di bisogni primari . . Per assicurare i rapporti e
i contatti economico-sociali . Per valorizzare il patrimonio nazionale. Ordinamento
sociale dello Stato fascista La legislazione inerente al
controlla, <UVadegua¬ mento e al collegamento ielle istituzioni
dell’ordinamento sociale e alla selezione dei suoi soggetti . Per
assicurare il controllo e l’adeguamento delle istitu¬ zioni sociali . Per
ottenere il collegamento nell'ambito dell’ordinamento sociale. Per assicurare
la formazione della classe dirigente mediante la selezione totalitaria del
cittadini . IL PARTITO NAZIONALE FASCISTA E LE ORGANIZZAZIONI
DIPENDENTI.Origine, natura e funzione sociale del P. N. F . I Fasci di Combattimento ..I compiti .I
soggetti .L’ordinamento. L’Associazione nazionale famiglie Caduti fascisti e
Mutilati e Invalidi per la Causa Nazionale .I compiti . I soggetti.
L’ordinamento. L’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia ... I compiti
I soggetti . L’ordinamento. L’Unione nazionale fascista del Senato . I
compiti . I soggetti . L’ordinamento. Gruppi Universitari Fascisti . I compiti
. I soggetti . L’ordinamento. I Fasci
Giovanili di Combattimento . a- I compiti . I soggetti. L’ordinamento. I
compiti . I soggetti . L’ordinamento. L’Opera Nazionale
Dopolavoro . I compiti .I soggetti . L’ordmamento. Le
Associazioni fasciste ..I compiti I soggetti L’ordinamento.
Il Comitato intersindacale . I
compiti. I soggetti. L'ordinamento. Gli Uffici di Collocamento
I compiti. I soggetti. L’ordinamento. L'Ente Opere
Assistenziali I compiti. I soggetti . L’ordinamento.
L'Opera Universitaria .I compiti . I
soggetti. L’ordinamento. Il Comitato olimpionico nazionale italiano. I
compiti. I soggetti. L’ordinamento. Di alcune
considerazioni sul P. N. E. . La legislazione richiamata . DI ALCUNE
CONSIDERAZIONI SULLE ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE ALLE CONDIZIONI
GENERALI DI VITA DEL CITTADINO. Ordinamento sodale dello Stato fascista. LE
ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE ALLA FORMA¬ ZIONE FISICO-MILITARE E ALLA
PREPARAZIONE PROFESSONALE-NAZIONALE DEL CITTADINO . La legislazione
inerente al nucleo familiare per la formazione fisico-militare del
cittadino . S 1. Per sopperire alla insufficienza relativa dei mezzi economici
della famìglia e sostituirla nella vacanza di alcune sue funzioni. Per
integrare l’inadeguatezza assoluta di alcuni mezzi della
famiglia. L’OPERA NAZIONALE PER LA PROTEZIONE DELL’INFANZIA. L’origine,
la natura e la funzione sociale deU’.O.N.M.I. I compiti . Per l’integrazione e
il coordinamento dell’azione svolta da altri enti o istituti o da
privati. Per la vigilanza e il controllo delle singole istituzioni
di assistenza. Per la propaganda e la vigilanza suU’applieazione
delle leggi e dei regolamenti riguardanti l'assistenza materna e
infantile. I soggetti . .L’ordinamento .
Dì alcune considerazioni suli’O. N. M. 1 . La legislazione richiamata. La
legislazione inerente all’istruzione e alla formazione professionale del
cittadino. Per garantire l’istruzione professionale del cittadino sino
al 14° anno di età. Per favorire e incrementare l’istruzione
professionale La legislazione inerente all’educazione e alla
formazione fisica, premilitare, morale e nazionale del cittadino. L’OPERA
NAZIONALE BALILLA PER L’ASSISTENZA E L’EDUCAZIONE FISICA E MORALE DELLA
GIOVENTÙ’ .L’origine, la natura e la funzione somale dell’.O.N.B. . . I compiti
. I soggetti .. L’ordinamento . 161 Di alcune considerazioni
sull’O.N.B. La legislazione richiamata. DI ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE
ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE ALLA FORMAZIONE FISICO-MILITARE E ALLA
PREPARAZIONE PROFESSIONALE- NAZIONALE DEL CITTADINO. LE ISTITUZIONI
SOCIALI RELATIVE ALLA FASE DI PRODUTTIVITÀ’ DEL CITTADINO.La-
legislazione inerente all’azione sociale attuata dalle associazioni
professionali . Per garantire l’azione sociale da attuarsi direttamente
dai sindacati . Per assicurare l’azione sociale da attuarsi dai
sindacati a mezzo di speciali istituzioni. IL PATRONATO
NAZIONALE PER L’ASSISTENZA SOCIALE. L'origine, la natura e la funzione sociale
del P.N.A.S. .I compiti . I soggetti . L’ordinamento . Di alcune considerazioni
sul P.N.A.S. La legislazione richiamata. La legislazione inerente all’azione
sociale attuata. dalle corporazioni. Per garantire il produttore
obiettivamente e subiettivamente di fronte alle condizioni del lavoro. Per
tutelare i reciproci rapporti fra i produttori nella loro dualità
di datori di lavoro e di prestatori d’opera . Per favorire ii perfezionamento e
l'elevazione professio¬ nale del produttore. Ordinamento sociale dello
Stato fascista. La legislazione inerente alla conservazione dello spirito
nazionale e della preparazione fisico-militare del produttore. DI
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE ALLA FASE DI
PRODUTTIVITÀ DEL CITTADINO. LE ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE AL PERIODO DI
RIPOSO-VECCHIAIA DEL CITTADINO. La legislazione inerente all’obbligo delle
garanzie previdenziali per la fase di riposo-vecchiaia. La legislazione
inerente a speciali interventi statuali a favore del vecchio bisognoso. DI
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE ISTITUZIONI 'SOCIALI RELATIVE AL PERIODO DI
RIPOSO-VECCHIAIA DEL CITTADINO. LE ISTITUZIONI RELATIVE AI CITTADINI CHE HANNO
BENEMERITATO DALLO STATO . La legislazione inerente alle benemerenze collettive.
La legislazione inerente alle benemerenze individuali. DI ALCUNE CONSIDERAZIONI
SULLE ISTITUZIONI SOCIALI RELATIVE AI CITTADINI BENEMERITI. LE ISTITUZIONI
SOCIALI RELATIVE AI CITTADINI MINORATI NON RISANABILI E NON RIEDUCABILI. La
legislazione inerente ai minorati assolutamente non produttori .La
legislazione inerente ni minorati relativamente non produttori . DI
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE ISTITUZIONI RELATIVE AI CITTADINI MINORATI NON
RISANABILI E NON INEDUCABILI.LA POSIZIONE E I RAPPORTI DI RELAZIONE DEL
CITTADINO NEL NUOVO ORDINAMENTO SOCIALE Di alcune considerazioni
preliminari . LA POLITICA SOCIALE PER IL CITTADINO DALLA NASCITA ALLA MAGGIORE
ETÀ’. L’anione previdenziale e assistenziale dello Stato sino al
quinto anno . Per la costituzione della famiglia.Per la esistenza e
l’incremento della famiglia . .Per li cittadino neonato . Per Viilegittimo e
l’esposto. Per l’orfano. Per iì cittadino infante. Di alcune considerazioni
sull’azione previdenziale e assisten¬ ziale dello Stato sino al quinto
anno. L’azione previdenziale e assistenziale dello Stato dal sesto
al quattordicesimo anno . Per la formazione e lo sviluppo fisico, militare,
morale e nazionale. Per la formazione intellettuale e professionale
. Di alcune considerazioni sull’azione previdenziale e assistenziale dello
Stato dal sesto al quattordicesimo anno . L’azione previdenziale e
assistenziale dello Stato dal quindicesimo al ventunesimo anno .
Ordinamento sociale dello Stato fascista.
Per il cittadino che studia. Per il cittadino che lavora. Di alcune
considera «ioni sull’azione previdenziale e assistenziale dello Stato dal
quindicesimo al ventunesimo anno. DA POLITICA SOCIALE PER IL CITTADINO
PRODUTTORE . L’anione previdenziale e assistenziale dello Stato per
il cittadino ohe è produttore. L’azione previdenziale e assistenziale
dello Stato per la famiglia e i suoi membri . LA POLITICA
SOCIALE PER IL CITTADINO A RIPOSO . LA POLITICA SOCIALE PER IL CITTADINO
BENEMERITO. LA POLITICA SOCIALE PER IL CITTADINO MINORATO NON RISANABILE E
NON RIEDUCABILE. LA POLITICA SOCIALE DELLO STATO FASCISTA. DELL’AZIONE SVOLTA
DIRETTAMENTE DALLO STATO ATTRAVERSO AI SUOI ORGANI. Per la
riorganizzazione, il potenziamento e l’esten¬ sione della rete consolare
. DELL’AZIONE SVOLTA MEDIANTE LA STIPULAZIONE DI CONVENZIONI BILATERALI E
PLURILATERALI E MEDIANTE L'OPERA DELL’O.I.L. Le convenzioni bilaterali e
plurilaterali ..Le convenzioni intemazionali, le raccomandazioni e
le risoluzioni dell'O.I.L . La legislazione richiamata. Appartene alla
categoria dei mistici per i quali è bello vivere se la vita è nobilmente spesa
ma è più bello morire se la vita è donata all'Idea. Arnaldo Mussolini fu il suo
Maestro: da Arnaldo im parò che prima di agire e costruire è necessario ele
varsi, purificare il proprio spirito, temprare il proprio carattere; allora
soltanto si potrà essere certi che l'azione sarà feconda e l'edificio sicuro.
Da Arnaldo imparò che per conoscere, giudicare e guidare gli al tri è prima
indispensabile conoscere bene se stessi, punire inesorabilmente i propri
difetti, affinare inces santemente le proprie virtù: allora soltanto si potrà
aspirare all'onore del comando. Da Arnaldo imparò che solo il sacrificio può
suscitare le opere grandi e buone e distruggere le cose piccole e vili. Ciò
che non costa non vale; ciò che non procura fatica e sof ferenza non
dura; quanto è al di fuori di noi non conta; gli onori, le cariche, le
ricchezze sono effimere e ca duche cose. Quello che importa è quanto è dentro
di noi, perchè è nostro e nessuno potrà mai portarcelo via, neanche a
strapparci la carne viva di dosso. Es sere se stessi in ogni momento, rimanere
se stessi sempre: ecco la più grande conquista degli uomini. Uomo di fede Un
uomo di fede fu Niccolò Giani. E la sua fede era di quelle che non vacillano
mai, di quelle che restano intatte nella buona e nella cattiva sorte e che
traggono anzi dalle difficoltà e dalle sfortune un più profondo contenuto e
sempre nuovi motivi. La sua fede era di quelle alte cui fonti cristalline
attingono le intelligenze chiare e gli animi trasparenti degli uomini puri i
quali sanno che se si vuole raggiungere l'ultima cima, mol te vette bisogna
scalare e talvolta anche scendere da alcune per risalire su aifre vette più
alte ancora. In 8 i Giani la fede nasceva da un inesausto tormento
spi rituale, da un'ansia incontenibile di elevazione e di conquista per
divenire, come dice il Poeta, «cara gioia sopra ia quale ogni virtù sì fonda ».
Egli credeva in Dio, nel Dio di noi Italiani fascisti e cattoiici a cui
dobbiamo non soltanto il dono misterioso della vita ma anche il privilegio di
averci chiamati a continuare la missione di civiltà e di giustizia che la gente
nostra svolge nel mondo da più di due millenni. Egli credeva nella dottrina
politica enunciata da Mussolini, scaturita dall'azione, alimentata dalla fede,
consacrata dal sa crificio e nella sua possibilità di instaurare un nuovo
sistema di vita, di educare gli uomini a una visione vasta ed umana delle cose,
di creare un nuovo tipo di civiltà italiana, ed europea. Credeva in Mussolini
perchè lo considerava l'uomo della Provvidenza, l'e sponente di una razza
eletta, il fondatore di una ci viltà universale, il protagonista e l'artefice
di una nuòva storia, il condottiero di giovani generazioni, il DUCE, a cui non
occorre chiedere prima di iniziare la marcia dove ci porta e quando si arriverà
perchè dal giorno in cui un destino fortunato (o pose alla testa —9 ‘1
del suo popolo, la meta era già nei suoi occhi e la vittoria nel suo
pugno. Credeva nei giovani nati e cresciuti col sorgere del Fascismo, educati
alla severa scuola del Partito e li voleva rivoluzionari nello spirito e nel
sangue, gene rosi ed audaci, pronti alla lotta e alla rinunzia. Sogna va una
classe dirigente che sapesse dimostrare con l'esempio, nelle opere e nel
sacrificio, di essere de gna del nostro grande popolo e del nostro grande
Capo; una classe dirigente fatta di uomini integrali, forti della loro
indipendenza morale — la sola ric chezza umana che non abbia un valore
misurabile in denaro — e dotati di tutte le virtù spirituali, intellet tuali e
fisiche che sono indispensabili per poter eser citare con dignità e con
efficacia la missione dei co mando. Concepiva la famiglia nel senso più
tradizio nalmente nostro; amava cioè la sana numerosa fami glia italiana,
ricca di onestà e prodiga di figli, sboc ciata dall'amore tra l'uomo che vive
lavorando o com battendo-per la Patria e la donna che nel piccolo gran de
regno della casa vive nella serena ed operosa attesa del ritorno di lui; e se
l'uomo non tornerà la 10 — donna lo piangerà senza lacrime perchè
egli sopravvi va nella fierezza dei figli, I quali continueranno, nella luce
del suo esempio, l'opera sua. Credeva nella Patria come ne « la più pura, la
più grande, la più umana delle realtà », amava la Patria « più della propria
anima ». Tutto per la Patria: fu la sua consegna. Niente per lui valeva qualche
cosa se non serviva alla Patria. Perchè la Patria è tutto e tutti; sè e gli
altri; le generazioni che furono, che sono e saran no; la storia di ieri, di
oggi e di domani. La Patria è la sintesi di tutte le più nobili aspirazioni.
Essa è fatta di uomini da rendere sempre più degni e di territori da fare
sempre più vasti. Per essa si lavora, si soffre, si spera; per essa si
combatte, si vince o si muore. Giornalista della Rivoluzione e Maestro dei
giovani Niccolò Giani fu un giornalista della Rivoluzione. Egli intendeva il
giornalismo come una scuola di vita, come uno strumento di educazione e di formazione.
Dalle agili colonne del suo giornale, la «Cronaca Preal- " T T r pina », e
da quelle della sua rivista « Dottrina Fasci sta » si battè accanitamente per
la creazione di un giornalismo rivoluzionario, dinamico, coraggioso, un
giornalismo che fosse in grado di svolgere una fun zione costruttiva di
divulgazione, di propulsione e di controllo, un giornalismo che fosse degno di
essere considerato un'arma affilata della Rivoluzione. Ma soprattutto maestro
dei giovani egli fu. All'Inse gnamento si era consacrato con il religioso
fervore con il quale soleva dedicarsi a tutte le attività rivolte ai giovani.
All'Ateneo di Pavia, al Centro di prepara zione politica, alla Scuola di
Mistica Fascista egli portò il contributo della sua beila cultura fatta di conoscen
za e di azione, illuminata dalla fede, riscaldata dal sentimento, Alla Scuola
di Mistica diede la parte mi gliore di se stesso. «Tutto quello che di buono e
di meritevole è stato fatto dalla Scuola — ha detto Vito Mussolini, nostro
Presidente — proviene unicamente da lui. Bisognerà ricordarlo sempre e
presentarlo co me un mirabile esempio ai giovani che in lui potranno vedere
l'espressione più sublime di obbedienza ai comandamenti del Duce ».
Era il migliore tra noi: il più limpido, ii più generoso, ii più puro.
Delia nostra mistica fede fu l'aifiere più ardilo e i'apostolo più acceso. Egli
voieva che dalia nostra Scuoia uscissero ì missionari, i portatori del no stro
credo politico e fu egli stesso il più tenace e il più convinto assertore dei
principi che sono a fonda mento deiia nostra dottrina. La Scuola sorse con lui
per la volontà di un mani- poio di credenti che egli chiamava i «disperati del
Fascismo », così come gli squadristi un tempo amava no chiamarsi « fascisti
arrabbiati ». Aii'inizio la Scuola fu un'attività de! Guf milanese; divenne
quindi un'attività di tutti i Gruppi Fascisti Uni versitari: oggi si è imposta
al rispetto e ail'atten- zione di tutti i fascisti. La sua opera è rivolta ai
gio vani, ma la sua azione è seguita ed amata anche dai camerati della vecchia
guardia che vedono con in tima gioia esaltate e rinnovate ogni giorno, dagli
al lievi della Scuola, le due più preziose virtù dello squa drismo: la
fedeltà e la intransigenza. I camerati della vecchia guardia milanese sanno che
il, nome di Niccolò Giani è legato alla riapertura del Covo di Via Paolo da
Cannobio, prima sede del « Popolo d'Italia », prima trincea del Fascismo, che
il Duce ha voluto affidare in gelosa custodia ai giovani della Scuola di
Mistica perchè le giovani generazioni, accostandosi alle sorgenti genuine delia
nostra Ri voluzione, cogliessero, dall'umile grandezza delle ori gini, la
poesia e il fermento delia vigilia. Niccolò Giani fu soprattutto un fedele ed
un in transigente. Taluni potrebbero chiamarlo un fanatico, ma solo I fanatici
sanno dare movimento col sangue «alla ruota sonante della storia». Il suo
spirito si ribellava a qualunque forma di com promesso; sul terreno della fede
non ammetteva pat teggiamenti; il bello, il buono, il vero sono da un lato
della barricata; dall'altra parte c'è il brutto, il male, la meschinità. Mi
piace di ricordarlo ai Convegno di Mistica del febbraio 1940: eravamo alla
vigilia delia nostra guer ra di liberazione e c'era in tutti noi una febbrile
im pazienza di decisione. Il tema del Convegno era bru ciante: «Perchè siamo
dei mistici?». I problemi dell'inteiligenza e deila cultura furono esaminati al
lume della fede; i poveri dì fede furono sbaragliati e Giani dichiarò guerra a
viso aperto a tutti gli spiriti troppo raziocinanti, agli innamorati della
ricerca fredda e del ragionamento calcolatore. La dottrina che conquista è
quella che sorge dalla fede e non quella che discende dalla indagine arida ed
oziosa; la cultura che costruisce è quella che pene tra e trasforma e non
quella che resta gelida ed inerte. li Convegno si svolse in un'atmosfera di
fuoco e la risposta al tema che fu oggetto dei nostri appassionati dibattiti fu
data dallo stesso Giani: « Fascismo uguale a spirito, uguale a mistica, uguale
a combattimento, uguale a vittoria. Perchè credere non si può se non si è
mistici, combattere non si può se non si crede, e vincere non si può se non si
combatte ». Fu in quel Convegno, ò giovani camerati della Scuola di Mistica,
che i giovani della generazione del Litto rio affermarono solennemente il loro
diritto al combat timento, Soldato dì Mussolini Niccolò Giani fu tra i
primi a partire. C'era in lui la preoccupazione morbosa di stabilire coi fatti
una coe renza perfetta tra il pensiero e l'azione. Aveva già partecipalo come
volontario alla guerra per la con quista dell'Impero, aveva chiesto
ripetutamente di partire per la Spagna e non gli era stato concesso; finalmente
sopraggiungeva la nuova prova lungamente attesa. Chi lo vide tenente degli
alpini al Fronte Occidentale lo ricorda come un esempio di disciplina e di ardi
mento. Ma la parentesi fu troppo breve: tornò insod disfatto, Andò in Africa
settentrionale come corrispon dente di guerra del «Popolo d'Italia»; ma quando
seppe che il suo reggimento era già sul fronte greco chiese di raggiungerlo.
Non poteva vivere lontano dai suoi alpini, gli sembrava un tradimento. Partì
per non tornare. Tre volte si offrì per azioni rischiose, tre volte fu
appagato, la terza volta fu l'ultima. I suoi uomini lo adoravano; con lui
sarebbero andati dovunque: potenza insuperabile dell'esempio! Andò con un
manipolo di 25 alpini a raggiungere una vetta lontana per compiere una
ricognizione sulle po sizioni del nemico; assolse il suo compito felicemente e
rapidamente, ma proseguì oltre: il suo programma era un altro. Aveva incontrato
poco prima, lungo il cammino, un camerata di Milano e gli aveva affidato
l'incarico di salutare per lui tutti gli amici di Mistica e di comunicare loro
che egli era partito per un'impresa della quale si sarebbe dovuto' parlare.
Mantenne la promessa. Alla testa dei suoi alpini raggiunse un'altra vetta,
sulla quale alta sfolgorava la luce della gloria, e a bombe a mano assalì un
presidio greco. Circon dato, lottò eroicamente, fino a quando una pallottola '
gli recise la gola, gli spezzò la vita, soffocò il canto della sua giovinezza.
Così cadde Niccolò Giani. Egli è morto come era vissuto, non per sè ma per gli
altri, Ètriste non potergli più vivere accanto, non poter più rinfrescare il
nostro spirito alia polla purissima della sua fede; ma egli ha chiuso la sua
vita terrena in modo degno di luì, Arnaldo gli aveva insegnato che i! segreto
della vita è tutto qui; saper vivere, saper morire, nel modo più degno. Niccolò
Giani ha voluto insegnare ai giovani della sua generazione come deve vìvere e
come sa morire un italiano di Mussolini. La nostra Scuola, o camerati di
Mistica, non lo onora col pianto che egli non approverebbe. Il nostro ciglio è
asciutto anche se il cuore in questo momento acce lera il ritmo dei suoi
palpiti. Ma noi sentiamo che non un vuoto egli ha lasciato nelle nostre file,
li suo spirito inquieto è con noi, dinanzi a noi, oggi come non mai, ad
additarci la strada che conduce alla vittoria, ad ammonirci che il suo tormento
deve essere anche il nostro tormento, la sua ansia anche la nostra ansia, il
suo amore anche il nostro amore, oggi, domani, sempre. E noi sentiamo che
Arnaldo, il suo ed il nostro Mae stro, lo ha accolto nell'altra esistenza,
accanto al suo figlio prediletto e agli altri Martiri delia nostra Scuola, come
il migliore dei suoi discepoli. Il mito di Roma contro Si guardi Ro- il mito di
Jehova in ma repubblicana. Catone, Cicerone, Quale è il suo Tacito, Giovenale
ideale? Ce lo di- e negli Imperatori ce Marco Porcio Catorie nel suo libro « De
Agri cultura » laddove scrive che i romani « quando lodavano un uomo dabbene,
15 lo chiamavano buon agricoltore, buon colono. E con ciò si
riteneva di dare la maggiore lode a colui che così veniva chiamato ». E ciò per
chè « dalla classe degli agricoltori nascono gli uo mini più forti e i soldati
più valorosi... e coloro che si dedicano a tale occupazione non concepi scono
cattivi propositi ». Queste parole, questo saggio romano le scrive va più di
150 anni avanti Cristo, cioè, esattamen te, nello stesso periodo in cui Roma
combatteva l’ultima e definitiva partita con la semita Carta gine. Ma, a
questo proposito, ci si è mai chiesto perchè poi Cartagine era delendam, perchè
Ro ma s’era fissata ili questo mito della distruzione totale della città di
Annibaie? La risposta è una sola : la lotta tra le due rivali infatti non era
solo politica ed economica : era ben di più : era lotta di civiltà, di sistema
di vita. Roma rurale, Ro ma gerarchica, Roma guerriera ed eroica com batteva
anche la Cartagine dei mercanti e della demagogia. Ecco perchè non è strano,
ma, anzi, logico, necessario addirittura, che l’uomo che in Senato terminava i
suoi discorsi col noto « cete- rum censeo Carthaginem delendam esse » fosse lo
stesso che nel suo libro poneva l’ideale ro mano nella gente nata dai campi,
cresciuta in mezzo alle bellezze e alle forze della terra, tem prata nelle
lotte aperte e solari della natura. Più di un secolo dopo, un altro grande roma
no, che gli ebrei aveva conosciuto perchè uno di 16 essi, Apollonio
Molone, come ci dice il giudeo Lazare, aveva avuto per maestro : Cicerone, tuo
nerà anche lui contro la loro mentalità. « Il tenere testa alla turba giudaica
che spesso schiamazza nelle riunioni popolari e farlo nel l’interesse della
Repubblica è prova di saldi prin cipi », diceva infatti Cicerone rivolto a
Lelio, cinquanta anni prima di Cristo, nella sua orazio ne « Pro Fiacco ». E
nel suo « De Officiis » (II, 89) si legge questo aneddoto che dice anche ai
sordi in quale dispregio avessero i romani i traf ficanti di denaro. Ecco
infatti come Cicerone rac conta che Catone rispondesse a chi lo interroga va
sul miglior modo di amministrare i propri beni : « Bene pascere ». E in quale
altro modo? fu richiesto a Catone. « Salis bene pascere » fu la risposta. E
poi? « Arare » egli disse ancora. «£ che ne pensi del prestare ad usura?» cioè
del prestare denaro a interesse. Rispose Catone : « E tu che ne pensi
dell’uccidere un uomo? ». Come, quindi, i romani, con mentalità siffat ta,
avrebbero potuto, non dico apprezzare, ma solo riconoscere la mentalità
ebraica? E se è vero che nel 160 avanti Cristo con l’Ambasciata di Giuda
Maccabeo si iniziano i primi rapporti di plomatici tra Roma e Gerusalemme, se
è vero che nel 143 e nel 139 seguono altre ambasciate, se è vero che Giulio
Cesare e Ottaviano li tolle rano, è altrettanto vero che gli ebrei anziché
essere grati e devoti allo stato romano ricambia- 17 2 rio con
disordini e con tradimenti la generosità dei Cesari, al punto che Claudio, da
un decreto di tolleranza passa alla loro espulsione e ciò per chè, come
testimoniano numerosi scrittori lati ni — da Persio a Ovidio, da Svetonio a
Plinio, da Tacito a Giovenale — « gli Ebrei conside rano come profano tutto
ciò che da noi è consi derato sacro » (cfr. Tacito, Hist.; V, 4, 5); per chè
« essi hanno un culto particolare, leggi par ticolari, disprezzano le leggi
romane » (cfr. Gio venale, Im. Lat.; XIV, 96, 104). Colle generazioni questo
contrasto di civiltà e questa antitesi di istituzioni si acuiscono. È così che
si arriva alla spedizione di Tito : all’assedio e alla distruzione di
Gerusalemme. E in tal mo do, due secoli dopo Cartagine, anche sull’or
goglioso regno di Giudea passa l’aratro romano e viene cosparso il sale. Così
quei giudei che pretendevano di essere il popolo eletto e che per invidia di
capi e per in comprensione ingenerosa di popolo avevano tra dito e condannato
nostro Signore Gesù Cristo; quegli eredi del Profeta che smentirono la profe zia
compiuta, furono dispersi per il mondo. La profezia del Golgota ebbe in tal
modo realizza zione per mano di Tito, di quel Tito, il cui arco, forse per
imperscrutabile volontà di quel Dio che egli inconsciamente servì, s’aderge
ancora intatto contro il cielo eterno di Roma, quasi a testimonia re e
ammonire le genti e il mondo intero della giu- 18 stizia e della
verità che promanano dai sette colli sacrati all’Impero del Littorio e alla
Chiesa di Cristo.Niccolò Giani. Giani. Keywords: implicature mistica, mistico,
il mistico – la mistica del liberalismo – la mistica del comunismo – la mistica
della democrazia – la mistica del socialismo – filosofia politica – dottrina
liberale – dottrina comunista – dottrina democratica – dottrina socialista --.
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Giani” – The Swimming-Pool Library.


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