Grice e Giani: l’implicatura conversazionale della
radice italica del melodramma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Torino).
Filosofo. Grice: “I love Giani; for one, he was less fanatic than Nietzsche,
even if it is Nietzsche’s fanaticism that attracts Strawson! For one Giani is
more careful: if ‘music’ comes from the muses, which are Apollonian, why has
Nietzsche to emphasise in a piece of bad rhetoric, that tragedy has its birth
in the ‘spirit’ of “music” – surely Nietzsche means ‘Dionysian,’ but there’s no
‘music’ in Dionysus, only noise! Trust an Italian to correct Nietzsche on that
point!” -- Appartene ad una famiglia
dell'alta borghesia torinese con spiccate inclinazioni per la musica e per
l'arte: lo zio Giuseppe (Cerano d'Intelvi) fu pittore piuttosto
noto, docente all'Accademia Albertina, così come il figlio di lui Giovanni
(Torino). Si dedica al violino e condusse contemporaneamente gli
studi fino alla laurea. Si interessa
inoltre al fermento filosofico di fine Ottocento, a Spencer, ma soprattutto Nietzsche:
di Così parlò Zarathustra eavrebbe in seguito dato una traduzione, a partire
dalla seconda edizione italiana (Torino, Bocca). Si appassiona, inoltre, al
teatro musicale di Wagner, così come altri intellettuali torinesi, e lo
difende. Risale la fondazione, per opera sua e dell'amico editore Bocca,
della Rivista musicale italiana, in cui inizialmente hanno parte preponderante
gli scritti di Giani, soprattutto recensioni sul teatro musicale contemporaneo
e note sui testi poetici da musicare, anche se va probabilmente ascritto a
Giani anche l'editoriale programmatico del primo numero, all'interno di una
rivista che si propone di ospitare scritti musicologici ispirati al metodo
positivistico diffuso tra i due secoli, pur restando aperta all'apporto di
altre correnti filosofiche quali quelle dell'idealismo. In “Per l'arte
aristocratica”, dimostra le doti di polemista che lo avrebbero accompagnato per
tutta la vita: in esso si confuta un giudizio di Torchi e si afferma che la
cosiddetta "arte per l'arte" non solo non è immorale, ma è anzi la
naturale evoluzione e conclusione dello sviluppo storico di questa
manifestazione dello spirito umano. Dedica un saggio al “Nerone” di Boito,
che egli da allora considerò incondizionatamente un maestro: al tempo Boito
aveva reso pubblico il solo testo del Nerone, che venne accolto molto
vivacemente e con alterna fortuna dall'ambiente letterario italiano. La
posizione intorno al Nerone è singolare e indicativa di quali fossero i
requisiti che la cerchia di Giani e Bocca ricercava nell'opera musicale. Questa
tragedia farebbe parte del novero delle tragedie vere, quelle in cui ritmo,
suono della parola, gesto, musica concorrono alla creazione di un che di
superiore. Tuttavia, quando la musica del Nerone fu resa nota postuma, dichiara
una certa delusione. Uomo dalla cultura enciclopedica, versato con competenza
anche negli studi di letteratura, Giani cura L'estetica di Leopardi. Vede inLeopardi
il luogo in cui le immagini della sua poesia si comporrebbero in un universo
etico ed estetico coerente. All'interno della storia della critica leopardiana,
pare avvicinabile ora alla posizione di Croce, di distinzione tra il momento
della poesia e il momento della riflessione, ora a quelle positivistiche.
Singolarmente,parla di musica e dell'analogia tra il ruolo del coro greco e il
ruolo del coro nelle Operette morali solo nella conclusione, benché in termini
acuti. Avrebbe contribuito ad un ulteriore campo degli studi letterari,
quello della musica nel mondo antico. Apparve “Gli spiriti della musica nella
tragedia” -- Fin dal saggio, si richiama alla nota opera di Nietzsche, “La
nascita della tragedia dallo spirito della musica”. Giani non condivide
l'opinione di Nietzsche secondo cui il razionalismo del teatro di Euripide
avrebbe spento la portata dionisiaca della tragedia. La tragedia di Euripide
permane ad un livello musicale altissimo. Per affermare questo ricostruisce il
ruolo della musica nei testi tragici sulla base delle fonti antiche,
dedicandosi alle singole parti e forme musicali dei drammi, sempre attento a
sottolineare la valenza estetica complessiva della tragedia o melodramma, ma
nel contempo senza trascurare le posizioni metodologiche della scuola
filologica. Fino ad allora non aveva stretto profondi legami con i
musicisti coevi (eccettuato Boito), si avvicina sempre più alle compositori.
Saluta con favore Bastianelli e Pizzetti, approvandone principalmente le
posizioni estetiche e la ricerca di una certa spiritualità nella music, tipica
dei due esponenti del circolo fiorentino della Voce, ma prese le distanze ben
presto dalle loro prove compositive, in particolare dai drammi musicali di Pizzetti,
che non parvero a opere d'arte totalmente compiute. Un legame creativo e
biografico molto più stretto strinse con Ghedini, anche per via delle comuni
frequentazioni torinesi: per Ghedini, che sta ancora cercando una personale
posizione estetica e anda raggiungendo progressivamente le conquiste di stile e
di linguaggio che lo avrebbero reso famoso, Giani valse come una sorta di
pigmalione, suggerendo testi da musicare per le liriche e esaminando con occhio
critico le composizioni di Ghedini. Giani stesso fu librettista. Ridusse
L'Intrusa di Maeterlinck, musicata da Ghedini ma mai rappresentata, e scrisse
Esther per Pannain.Verso il termine della sua vita, divenne molto noto in tutta
Italia per i suoi scritti di radicale confutazione di Croce. Non era
particolarmente ostile all'idealismo di Croce, anzi considerava la teoria
dell'arte come intuizione una delle chiavi per la valutazione della creatività
anche musicale e teatrale. Tuttavia, a mano a mano che l'estetica di Croce
veniva sistematizzata dal suo stesso autore, ma soprattutto da alcuni suoi
pedestri seguaci mal tollerati dal nostro, attaccò tale concezione con il
bellicoso pseudonimo di Luigi Pagano in La fionda di Davide, criticando che in
essa non vi fosse posto per il lato tecnico e materiale della creazione e che
addirittura la stessa musica non fosse stata debitamente considerata da Croce
al medesimo livello delle altre arti che diedero lustro al passato
italiano. Il posto di Giani nella storia della musicografia è tutto
particolare.Pestalozza vi ha addirittura visto un predecessore della
“fenomenologia musicale.”In realtà, ad un attento esame quantitativo dei suoi
scritti, pare essersi dedicato assai poco a questa o quella musica in
particolare, mentre il suo contributo fu assolutamente preponderante nei temi
di estetica musicale.Fu una voce originale, fuori dal coro, che inizialmente
difese il dramma di Wagner, quindi auspice fermamente all'interno dei testi
musicati dai compositori qualità come la purezza e la letterarietà, infine spronò,
pur da lontano, i compositori ad una libertà adogmatica e ad una ricerca
continua di stile e di linguaggio, rendendoli attenti alla peculiarità della
musica, che doveva essere cosa che egli ripete spessissimo nei suoi scrittila
"figuratrice dell'invisibile", cioè l'elemento che dà corpo alle
sensazioni, alle suggestioni, alle fantasie suscitate dai testi musicati e non
immediatamente in essi esplicate. Una posizione la sua che può essere
paragonata a quella del "critico-artista" teorizzata da Wilde, che
Giani ben conosceva: un "critico-artista" nel senso di ri-creatore
dei percorsi attraverso cui la composizione è venuta alla luce, e ignoti al
compositore stesso, ma nei quali quest'ultimo riesce a identificarsi una volta
che il critico li rivela a lui e al mondo. Dispose per testamento che i
suoi libri venissero donati "ad una biblioteca di piccola Città preferibilmente
Pinerolo" e proprio presso la Biblioteca Civica "Camillo
Alliaudi" di Pinerolo ora si trovano, presso il Fondo che prese il suo
nome. Altre saggi: “Per l'arte aristocratica (in proposito di uno studio
di Luigi Torchi), in “Rivista Musicale Italiana”, -- aristocrazia, democrazia,
crazia – kratos – il concetto di potere -- Il “Nerone” di Arrigo Boito, in “Rivista
Musicale Italiana”, L'estetica di Leopardi, Torino, Bocca, con lo pseudonimo di
Anticlo: Gli spiriti della musica nella tragedia greca, in “Rivista Musicale
Italiana”, Milano, Bottega di Poesia, L'amore nel Canzoniere di Francesco
Petrarca, Torino, Bocca, con lo pseudonimo di Luigi Pagano: La fionda di
Davide. Saggi critici (Boito, Pizzetti, Croce), Torino, Bocca. Dizionario Biografico
degli Italiani Cesare Botto Micca, in morte di Romualdo Giani, in “Rivista
Musicale Italiana”, Annibale Pastore, In memoria,, in “Rivista Musicale
Italiana”, Massimiliano Vajro, “Rivista Musicale Italiana”, Luigi Pestalozza,
Introduzione a «La Rassegna Musicale». Antologia, Luigi Pestalozza, Milano,
Feltrinelli, Guido M. Gatti, Torino musicale del passato, in «Nuova Rivista
Musicale Italiana». Guglielmo Berutto, Il Piemonte e la musica, Torino, in
proprio, ad vocem. Stefano Baldi, “Fotografare l'anima” -- Romualdo Giani e
Giorgio Federico Ghedini, in “Bollettino della Società Storica Pinerolese”, Paolo
Cavallo,La vita, il fondo musicale, le collaborazioni musicologiche e gli
interessi letterari, Pinerolo, Società Storica Pinerolese,. Con contributi di
Casagrande, Baldi, Betta, Cavallo,
Balbo, Fenoglio. GIANI, Romualdo. - Nacque a Torino il 28 febbr. 1868 da
Francesco e da Clementina Guidoni, originari della Valle d'Intelvi.
Laureatosi in giurisprudenza non ancora ventenne, esercitò l'avvocatura
patrocinando esclusivamente cause civili nel settore commerciale; allo stesso
tempo si occupò con continuità di arte e letteratura. Creativo e versatile,
ebbe profonde conoscenze della storia e della tecnica delle diverse arti,
ampliate dai numerosi viaggi effettuati nelle principali città d'arte
europee. Nel 1894 fu tra i fondatori, con l'amico editore G. Bocca, della
Rivista musicale italiana, alla quale collaborò ininterrottamente per
trentasette anni, spesso valendosi di pseudonimi. Esordì sul primo numero
della rivista con la critica "I Medici". Parole e musica di R.
Leoncavallo. Il dramma (Riv. mus. italiana, I [1894], pp. 86-95); sullo stesso
numero diede il via alla rubrica Note sulla poesia per musica(ibid.), ove
poneva in luce difetti e pregi dei testi inviati da autori sconosciuti per
dimostrare che la poesia del melodramma era forma d'arte. Nel 1896, in
Per l'arte aristocratica (ibid., III, pp. 92-127), sostenne una vivace polemica
con L. Torchi sull'autonomia dell'arte, alla quale parteciparono M. Pilo, D.
Garoglio, A. Foulliée e altri; il G. volle dimostrare che la formula
"l'arte per l'arte" o "l'arte aristocratica" non era cosa
assurda e immorale, come sostenuto dal Torchi, ma l'ultimo effetto di
un'evoluzione. Nel 1901 pubblicò il saggio critico
Il"Nerone"di A. Boito (Torino 1901; 2a ed. ampliata ibid. 1924; cfr.
Riv. mus. ital.), che gli procurò l'amicizia dell'autore, il quale gli inviò
numerose lettere in cui si dichiarava suo grande ammiratore. Nel volume
L'estetica nei "Pensieri" di G. Leopardi (Torino 1904; 2a ed. ibid.
1928; cfr. Riv. musicale italiana) il G. oltre a ricostruire il pensiero
estetico del poeta di Recanati, ne esaminò anche le teorie sull'arte
musicale. Nel 1899, per la "Biblioteca di scienze moderne" del
Bocca, era stato pubblicato Così parlò Zaratustra di F. Nietzsche, tradotto da
E. Weisel; il G., ritenendo la traduzione non fedele all'originale, ne approntò
una nuova versione d'accordo con il Weisel, pubblicata, sempre dal Bocca, nel
1906. Nel 1913, con lo pseudonimo di Anticlo, diede alle stampe lo studio Gli
spiriti della musica nella tragedia greca (Milano 1924; Riv. musicale italiana,
XX, pp. 821-887). Nel 1917, durante il primo conflitto mondiale uscì L'amore
nel Canzoniere di F. Petrarca (Torino 1917; in appendice Nota sul suono e sul
ritmo), considerata dalla critica, forse, la sua opera più riuscita. Il
G. inoltre traduceva per diletto dal latino, soprattutto Tibullo e Orazio, e
dal francese; come poeta pubblicò nel 1920 soltanto due libretti d'opera:
Esther (Riv. musicale italiana, XXVII, pp. 611-648), tragedia lirica in tre
atti ispirata dal testo biblico, mai musicata, sebbene offerta dal G. a I.
Pizzetti, e L'Intrusa (ibid., pp. 340-358), un atto per musica, tratto dal
dramma in prosa di M. Maeterlinck, musicato dapprima da G.F. Ghedini (1921; non
rappresentato), e poi da G. Pannain (1926), che la rappresentò a Genova nel
1940. La pubblicazione dell'articolo Il Vangelo e il
Breviario,celebrazione dell'estetica crociana (in Riv. musicale italiana),
apparso sotto lo pseudonimo di Luigi Pagano, rappresentò un attacco
all'estetica crociana che diede origine a una polemica col Croce stesso. Il G.,
con logica inflessibile, dimostrò infondati alcuni concetti del filosofo, come
l'eccessivo idealismo che considerava la musica estranea ai fenomeni fisici che
la originano e alla tecnica, espressi in Estetica come scienza dell'espressione
e linguistica generale (1902) e nel Breviario di estetica, opere che il G.
ironicamente chiama Vangelo e Breviario. Con Socrate e la pulce (ibid.)
rispondeva allo scritto La musica e l'estetica dell'idealismo (ibid., pp.
61-76), in cui il Pannain assumeva la difesa delle tesi crociane. Questi saggi,
compreso quello del Pannain, furono raccolti in seguito nel volume La fionda di
Davide (Torino 1928) insieme con uno studio sul Boito, e la critica a Debora e
Jaele di Pizzetti, giudicata un'opera mancata. Contemporaneamente il G.
pubblicava il Sillabario di estetica (in Riv. musicale italiana, XXXV [1928],
pp. 442-453), e a conclusione della polemica aggiungeva una Nota crociana, nel
capitolo terzo de La fionda di Davide, in cui evidenziava ancora altre
contraddizioni nella teoria del Croce. La polemica si riaprì nel 1929 con lo
scritto La favola dell'aridità(ibid., XXXVI, pp. 311 s.) con il quale il G.
insorgeva, in difesa del Seicento musicale italiano, contro un'affermazione del
Croce che definiva "età di aridità creativa" il secolo compreso tra
il 1550 e il 1650; la rettifica crociana Obiettanti e seccatori non soddisfece
il G., che replicò con Il parto settimello (ibid., XXXVII [1930], pp.
249-254). Il G. scrisse inoltre numerose recensioni e articoli sulla
Rivista musicale italiana e sulla Rassegna musicale, a cui collaborò dal 1928,
spesso sotto gli altri pseudonimi di H. Giraud e A. Cannella. Il G. morì
a Torino il 16 genn. 1931. Oltre agli scritti citati si ricordano:
"Savitri"Idillio drammatico indiano in tre atti di L.A. Villanis.
Musica di N. Canti. La poesia, in Rivista musicale italiana, II (1895), pp.
95-112; Note marginali agli "Intermezzi critici" di I. Pizzetti,
ibid., XXVIII (1921), pp. 677-690;Note Leopardiane, in Campo (Torino), n. 5, 18
dic. 1904; Estetica nuova, ibid., n. 9, 15 genn. 1905; Per una biografia di
Berlioz, ibid., n. 26, 14 maggio 1905; Melodramma e dramma musicale, ibid., n.
37, 30 luglio 1905. Fonti e Bibl.: G. Adler, R. G., Gli spiriti della
musica nella tragedia greca, in Riv. mus. ital., L. Ronga, In morte di R. G.,
ibid.,Botto Micca, R. G. (Lo scrittore e il critico), in Il pensiero di
Bergamo, Pastore, In memoria di R. G., in Riv. musicale italiana, Vajro, R. G.,
ibid., LIII (1951), pp. 337-368; A. De Angelis, Diz. dei musicisti, Roma 1928,
pp. 244 s.; Diz. encicl. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, III,
p. 189.Romualdo Giani. Giani. Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Giani” – The
Swimming-Pool Library.
Thursday, April 4, 2024
GRICE E GIANI: L'IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DELLA RADICE ITALICA DEL MELODRAMMA -- FILOSOFIA ITALIANA -- LUIGI SPERANZA
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