Grice
e Grimaldi: l'implicatura conversazionale e l'inter-azione – filosofia italiana – Luigi Speranza (Seminara).
Filosofo. Grice italiano: “Grimaldi for some reason did some deep research on
cynicism – a wonderful etymology, too!” -- Esponente dell'illuminismo. Fratello
minore di Domenico Grimaldi, filosofo. Nato in una famiglia aristocratica che
faceva risalire le proprie origini alla nota famiglia di Genova, dei principi
di Monaco, ricevette la prima educazione dal padre, il marchese Pio Grimaldi, un
uomo colto che aveva cominciato a introdurre criteri di conduzione innovativi
nelle sue proprietà terriere (peraltro non molto estese). Inviato a Napoli, conosce
Genovesi. Comincia a interessarsi alle vicende culturali e politiche della
Repubblica di Genova: volle anch'egli essere iscritto fra i patrizi di Genova,
esprimendo la convinzione che l'aristocrazia genovese avrebbe dovuto riprendere
la funzione, svolta nei secoli precedenti, di classe dirigente della
Repubblica. Studia il diritto testamentario romano. Fu pertanto fautore del “fedecommesso”
istituzione risalente a Roma antica e prediletta dalla classe
aristocratica. Maestro venerabile della
loggia massonica di Genova. Partendo dalla filosofia romana, cerca di
analizzare l’interazione umana. Al di fuori della società l'uomo, in balia dei
"sentimenti fisici", diventerebbe “un vero bruto” – “como Romolo” --.
Tali riflessioni saranno approfondite nel "Saggio sull'ineguaglianza
umana”. Sostenne che, in natura, gli uomini non sono uguali e che le
differenze, sia fisiche che morali, ha origini soprattutto ambientali (per es.,
il clima, la diffusione delle malattie). La inter-azione non e uno stato di corruzione, ma lo stato
"naturale" dell'uomo. La struttura gerarchica dell'Ancien Régime era
giustificata dall'ineguaglianza degli uomini. L’educazione non sarebbe riuscita
ad appianare tale disuguaglianza. Scrive gli Annali del Regno di Napoli. Fa una
Descrizione de' tremuoti accaduti nella Calabria. Altre saggi: “De
successionibus legitimis in urbe Neapolitana systema. Pars prima in qua ius
Graecum Neapolitanum vetus, et ius omne Romanum a 12 tabulis ad Iustinianum vsque
absolutissime expenditur” (Napoli: Simoniana); “Lettera sopra la musica
all'eccellentissimo signore Agostino Lomellini già doge della serenissima repubblica
di Genova (Napoli); “La vita di Ansaldo Grimaldi patrizio genovese, illustrata
con riflessioni politiche, e morali, e con una brieve narrazione del governo
politico della Repubblica di Genova dalla sua origine” (Napoli: Raimondi); “La
vita di Diogene Cinico” (Napoli: Vocola); “Riflessioni sopra l'ineguaglianza
fra gli uomini” (Napoli: Vocola). (Franco Crispini, Vibo Valentia: Sistema
Bibliotecario Vibonese) Annali del Regno di Napoli dedicati a Ferdinando IV. re
delle Due Sicilie. Epoca I. Dal primo anno dell'edificazione di Roma sino alla
fine del quarto secolo dell'era Cristiana” (Napoli: Porcelli); “Annali del
Regno di Napoli” -- Epoca II. Dall'anno 409. dell'era volgare, sino all'anno
1211” (Napoli: Porcelli); “Descrizione de' tremuoti accaduti nelle Calabrie” (Napoli:
Porcelli. (Saverio Napolitano, Bordighera: Manago). La vita di Ansaldo Grimaldi
patrizio Genovese” (Napoli: Raimondiana); “De successionibus legitimis in urbe
Neapolitana” (Napoli: Simoniana); “Nico Perrone, La Loggia della Philantropia.
Un religioso danese a Napoli prima della rivoluzione. Con la corrispondenza
massonica e altri documenti, Palermo, Sellerio); Fulvio Tessitore, «Grimaldi e
l'ineguaglianza». In: F. Tessitore, Nuovi contributi alla storia e alla teoria
dello storicismo, Roma: Edizioni di storia e letteratura, M. Tallarico,
«CESTARI (Cestaro), Giuseppe». In Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, F.
Crispini, Appartenenze illuministiche: i calabresi Francesco Saverio Salfi e
Grimaldi, Cosenza: Klipper, Dizionario Biografico degli Italiani, Roma:
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, G. Boccanera, «Grimaldi In: E.Tipaldo,
Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti, e de'
contemporanei, compilata da letterati italiani di ogni provincia e pubblicata
per cura del professore E. Tipaldo” (Venezia, Alvisopoli)’ Melchiorre Delfico,
Elogio del marchese don Francescantonio Grimaldi dei signori di Messimeri,
patrizio di Genova e assessore di Guerra e Marina, In Napoli: presso Vincenzo
Orsino (ristampato in Opere complete di Delfico, a cura dei G. Pannella e L. Savorini, ITeramo: Giovanni Fabbri). R. Ubbidiente, Il
pensiero e l'opera di Domenico e Francescantonio Grimaldi. Tesi di Laurea in
Filosofia italiana. Salerno. Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dell’ineguaglianza degl’esseri organici. Dell
ineguagliang? del [effe , 9 deir età degli ejferf organici . Della
di/fimilitudine fifica , che vi è traglt nominile gli altri efferi organici, Dell'
ineguaglianga fijica tra gli uomini . Dell' ineguaglianza della [enfìbìlità 3S»
degli efferi organici . Deìr ineguaglianza della [enfibili- > tà tra gli
uomini . Dell ineguaglianza delle facoltà intellettuali Dell' ineguaglianza delle pajjio- Deir
ineguaglianza della volontà . Principio generale intrinseco dell' ine- * , gli
uomini Ji fono ritrovati dopo della generale inondavo- Uh cietà familiari. Delle
Tribù de'Selvaggi. Delle Nazioni barbare.Delle Nazioni civili. Dello Sviluppo delle facoltà intellettuali
nelle Nazioni civili relativamente alle arti, ed al. /e fetente . Dello Jviluppo delle pajjioni de- uomini
ctvilt . . Della maniera come dicare dell’ homo morale nella civile focietà
. U"T^XEl? ineguaglianza naturale
Della libertà , e della ferviti civile ;. De Governi . Della legge di Natura.
Del diritto delle Genti. Del Diritto Civile. Della maniera come fi giudica da
noi Vineguaglianza politica de*diritti e delle obbligazioni degli uomi-m ni
. Questa breve ricordatila dell’
illustre Cittadino, questo semplice monumento alla Memoria d’un Uomo ce- lebre
nella Repubblica delle Lettere, questo esempio «i« • l*» ttttmalv m »!tX4 «m
ITlUvl/1C ifflHllU tato dalla sincera e disinteressata amidkia. Possa egli
contribui- re ad alleviare il dolore d’ una perdita nazionale , «ervire per
ricordo di gratitudine a' concittadini , per motivo d’ imitazione agli Uomini
di Lettere , e somministrare un modello a coloro che bramano di conservar nel
loro cuore i più rispettabili sen- timenti , che istillar possono concordi la
Natura e l’ Educazione! Nascita ,
Grimaldi t 4*4 vi 44 ed 'TT'L nome Grimaldi contemporanco alla Storia Moderna d’
Eu- ^ * ** r0Pa ^ stat0 scmPrc fecondo d’ Eroi . Un ramo di que- sta illustre
Famiglia si trovava da più secoli trapiantato in estraneo suolo , cioè, nella
Città di Scminara in Calabria (<z) . Ivi da Pio Grimaldi , e Porzia Grimaldi
nacque Francescan- tonìo (a) Le emigrazioni delle famiglie da uno Stato
all'altro in Italia furono frequentissime nel XIII. e XIV. secolo, quando per
la debolezza delle Costituzioni de’ Governi non regnavano le leg- gi , ma i
partiti. Genova soffrì forse più lungamente che qualun- que altra Città d’
Italia queste politiche concussioni . I Grimaldi Guelfi di partito , ebbero de'
tempi di disdetta ; ma non fu ni per disgrazia , ni per delitto , che
Bartolomeo Grimaldi si spa trio . Figlio sccotiAoeenìio di Ranieri L Principe di
Monaco , venne colle sue galee nelL 1309. in ajuto del Re Roberto a ri-
acquistar la Sicilia , e formò il ramo de' Grimaldi Signori di Mes- sirneri.
Per più d' un secolo , ciol , fino ai tempi di Giovanna II. essi st
conservarono in grande stalo ; ma le non insolitejiccnde di famiglia, più
frequenti ancora sotto quel Regno, ridussero i Grs maldi in più umile grado di
fortune . Perdute le grandi ricchezze,' e ridottisi -in urta - Città- di
Provincia , conobbero chi vi può « - sere una grandezza nella virtù , che forse
frequenta più le pri- vate abitazioni , che quelle de' grandi • Piccola
consolazione nel Cinsuperabile ineguaglianzal » -~-4» ionio (a) , che nel
secolo XVI1L ha accresciuto nuovo lustro agli allori -de' suoi maggiori. L’
onestà , la virtù , e le lette- re , che avevano fatto sempre la principal
caratteristica di questa Famiglia , fecero l'educazione di Colui che abbiamo
per* duco. 11 di lui savio genitore , memore -di partecipare all* au- torità
suprema d’ una Republica illustre , non conservava solo nel suo cuore le comuni
doti d’ ordine degne d’ un membro di Senato Aristocratico t ma nato in una
libera monarchia rico- nobbe altre più vere idee della virtù , che seppe
imprimere nel- l’ animo di quelli a’ quali aveva dato 4' esistenza « Conobbe egli
» » «he la severità della virtù passa agevolmente in difetto , quan- do non è
accompagnata da quei sentimenti d’ umanità che devono costituire il benefico
carattere dell’uonjo sociale ; e che questo perfezionamento della virtù non si
acquista che colti- vando Jo spirito, e perfezionando la ragione. Per tal modo
quel tavil>«tUirJatJ»***-!r»i.—i—— «<* *mi ri no que’ semi virtuosi , che
vennero poi vigorosamente a germo- gliare. L’esempio stesso della di lui vita
fu per esso una cont»* mua lezione di que’ doveri , che accompagnano l’ uomo
ne’ suoi varj rapporti e. situazioni . Qual raro e piacevole spettacolo è in
latti , il vedere un amico genitore occuparsi gradatamente a perfezionare l’
instabile e balbettante lingua de’ suoi fanciulli « condurli quindi alla
conoscenza e varietà de’ linguaggi ; mo- (a) A' io. Maggio 1741. strar «M vili H» Strar. loro ora l’ indole degl’
idiomi , ora le bellezze dello stile t ora la verità de’ fatti , ed ora quelle
della ragione ! Questa fu la vera e rara educazione , che F. A. G. ebbe la
sorte di go- dere. 11 solo padre fu il suo istitutore - Nato con una
costituzione vigorosa , sana , e di sanguigno temperamento, ajutato da una
educazione corrispondente svi- luppò prematuramente un carattere capace del
grande . E sic- come sono le circostanze che determinano 1’ attività nostra a
tale o tal’ altra direzione ; così le sue forze incapaci d’ un’ iner- zia
vergognosa , presto si determinarono al laborioso migliora- mento delle facoltà
intellettuali , che duplicano quasi la nostra esistenza , facendo sviluppare lo
spirito e sublimando la ra- gione . Ciò che si chiama Corso di Stud) no» fu per
esso , come co* illunemente esser suole , una serie di lezioni consuetudinarie
, che invoco di mijlioi—• I— ,p!n»A non famin rVm dete* riorarlo . Egli studiò
le scienze con quella vera attenzione , che meditando su le idee e verità
conosciute vede sbucciarne delle nuova , e richiamando per i varj e necessarj
rapporti mol te idee a quella che principalmente si medita , fa quasi sorgere *
crea nuove verità , che altrimenti resterebbero in dubbio retaggio ai secoli
futuri-. Un* anima cosi elevata da moltiplicità di cognizioni erra qual- che
tempo nell’ immenso campo delle idee , ora seguitandone arditamente una serie ,
ora poggiando su le adire per sentirle quasi più da vicino j ma noa SÌ
stabilisce finalmente e riposa Digitized by Google che sopra quelle
, che sono d’ un vantaggio dichiarato per t* nomo. • • La Morale scientifica e
prattica no , non è per nostra sverrà tura un affar comune e volgare. £' il
risultato di meditazioni profonde, di cognizioni moltiplici , di quantità di
paragoni , chedopod’avernequasiformatouncorsod'esperienze, ritor- na alle
cagioni e ne stabilisce i principj . E' la scienza dell» Felicità publica e
privata : fi chiunque non è nuovo nelle scien- ze converrà facilmente che
questa parte della Filosofia è egual- mente grande per l’ importar»»» •»» • p»r
hi sue sublimità. Que- sta fu , non dirò la prescelta^* dal nostro Grimaldi ,
ma quella verso della quale egli fu trasportato dalla forza del suo inten-
dimento combinata con quella del suo cuore. I primi saggi in- fatti del di lui
spiritOi anche indirettamente, fecero subito rico-; noscerc quésta naturale
inclinazione» Un* -11°— " ra o nell’ immenso caos delle sensazioni i
principj di quell’ ar- monia generale , che donò il gusto del Bello ma fra le
Belle Arti la Musica é forse la più vicina e la più dipendente da co» desti
principj non ancora interamente rivelati dalla Natura : Perciò allor quando il
cuore è più sensibile e l’anima più ar- monica è facile il trasporto al gusto
musicale . 11 di lui savio educatore fin dalla prima infanzia profittò di
questo stato pre- coce della sensibilità del suo allievo. Quindi seppe
insinuargli fc fargli nascere il più sicuro senso dell’ordine, della proporzio-
ne, e dell'armouia , coll’isiruirlo nei principj del Disegno , della a Pit-
Digitized by Google • fattura e della Musica . Non vedeva egli
ancora qua! parta avessero queste istruzioni nell’ istituzione della virtù :
onde seguitò lo studio della Musica per trasporto piuttosto che per ragione. Ma
allorché le altre cognizioni cominciarono ad accu» snidarsi nel di lui spirito
-* quando cominciò a travedere ( che la Musica non è solamente un’ arte , ma
parte ancora delle scienze sublimi quando riconobbe gli effetti sicuri e
necessar} , della Musica, e che i principi dell' armonia sono immediata- mente
dettati della Natura , non si ritenne più su la semplice esecuzione , nè Sì
contentò della sola parte imitatrice , ma vol- le esprimere le proprie idee ,
ie mflhagini, i sentimenti ; e ’l suo istromento rispose perfettamente alle
domande . I suoi progress* furono in breve meravigliosi , giacché il gusto , 1*
esattezza e i’ espressione vi si ravvisavano tanto nell inventare che neU’esegui-
re . Per la perfezione meccanica dell’ arte si richiede un esercì* zio abituale
C Continuo di , ma un taT-nt/. «OH fattO pCt rimanersi alle porte del tempio
della gloria prende delle Belle Arti quella parte che serve al miglioramento
della sensibilità , c trapassa ad altri più utili oggetti . Egli nondimeno ,
trasportato k veder tutto per un lato morale, avendo osservato colla scor- ta
degli Antichi -che la Musica ha tante influenza sul cuore e sul costume , cioè
sulla creazione di quei sentimenti fondamen- ti' , che caratterizzano gl’
individui e le nazioni , volle com- «nunicare al Pubblico le sue osservazioni,
*i-»•«-*«...j j>*•t ** Sono secssoesaeeMieMfleM —* . > Ono esse contenute
nella Lettera sopra la Musica alt Lo- Lettera sopt4 ^ HSK*> cruentissimo
Signore Agostino Lomellini (a) . A quest' uo* no degno d’ eterna ricordanza
volle il Grimaldi indrizzare I» sue idee , non solo perchè n’ era un giudice
competentissimo ì ma per attestargli parzialmente quella stima, della quale L’
Euro» pa tutta r onorava . ' E‘ meraviglioso il vedere come il Grimaldi in
questa operici ciuola abbia potuto combinare tanta abbondanza d’erudizione è di
ricerche , « tante fona di wgtwaiMBta. — , . __ Egli vede la Musica come una
parte- sublime dalla Filosofia } che ha contribuito all’ espansione della virtù
, alla regolarità de' Governi , alla conservazione del costume > alla
sublimazione de’ sentimenti più convenienti per 1’ uomo - Vede- che in altri
tempi questa ch’era stata la miglioratrice degli animi, concorsi poi jJIk-Wo t»
«rwwf! r i- eroe»a- j zioni dèlia sua sensibilità , attenuò quasi «1 indebolì
finanche la fisica di lui costituzione. Tutti questi varj fenomeni sono
dimostrativamente provati dalla Storia amica , e dalle memorie cd osservazioni
de’ Filosofi contemporanei. La diversità degli e£* fotti pruova quelle delle
cagioni , che il Filosofò ricerca » Eglg incomincia dal distinguere la Musica’
sotto tre forme : la prima " (à) In Napoli 1766. ""l! vx B2 *
che» Digitized by Google 4-4 xii cte chiama Naturale , la
«*rr>nda Armoniea voluttuosa, e la terza Armonica Filosofica . Per quanto
siamo lontani dalla prima esistenza della specie ì pure siamo in istato di
giudicare della sua Musica primitiva t perchè tuttavia esistente . Le impressioni
delle passioni su 1’ or* ^ gauo vocale, la nascita degli accenti , la diversa
prolusione di essi , la successione ora più stretta ora più larga degli stessi
tuoni , o di pochi di essi ; ecco la prima Musica naturale e vocale . L'
imitazione dei rumori fece nascere l’ istromentale ; e una e 1* altra semplice
e monotona , 1’ una e V altra conservata, nel civ Aizzamento della Società e
nel perfezionamento della Mu- sica , con questa differenza che quella restò
sola presso le Na- zioni barbare , ma nelle Nazioni culte restò quasi per la
parte barbara della Nazione. Quindi è che le cantilene volgari por- tano quasi
dappertutto questo cara**ttere primitivo - La Musica Armonica voluttuosa pare
«V»* non H.-hha essct distinta dall’ altra detta Filosofica , che per la
qualità degli ef- fetti , poiché l’una e l'altra ànno bisogno di Filosofia
nella com- posizione. Ma la prima sembra diretta a soddisfare più 1’ orga- no
ecfj&itare le emozioni voluttuose , quanto 1’ altra lo è a far nascere de’
sentimenti cooperatori della virtù , affinan- do la sensibilità non per una più
estesa facilitazione di sem- plici piaceri corporali^, ma per rendere la
macchina e l’anima stessa armonica , onde sentire agevolmente 1’ Ordine , che
deve essere la base delle virtù politiche ed il sostegno degli Stati. La Filosofia
dunque della Musica dovrebbe consistere non solo nel- - lo Digitized by Google
\ , lo stabilire una qualità di Musica assoluta , i cui effetti
fossero» necessar e costanti , ma anche una relativa secondo il caratte- j re
de’ popoli , che o si vogliono richiamare dalla corruzione , o avviare alla
perfettibilità, e secondo l'indole o lo stato deità sensibilità lora Esaminando
però U Storia, «cmlura-ch# qnesta Musica Filoso- fica abbia albergato poco sul
Globo te più culte ne inno fatto più un oggetto di voluttà , che di —. costume.
Questo però non toglie , che vi sia una verità di prit> cip), che si palesa
negli .Atti. Lm virtù e "i- sentimenti che le producono, possono avere
un’espressione degna di esse : ecco la Musica Filosofica. Questa forse era quella,
«olla quale si can- tavano le antiche leggi, e le gesta degli Eroi ; questa,
che det- tava i principi Morale, questa, che eccitava, i cuori all» gloria , e
che nudriva 1’ amor sociale . Ecco perchè i più illu-. stri
fondaifijà.delllumanitfc.|pci.Tl^., Al^nrio . oaio . Cadmo , Chirone furono
tutti stimati inventori della Musica , non solo .perchè la Musica è l’emblema
dell'armonia sociale, ma perchè ne è la conservatrice . Ecco perchè ancora, i
Filosofi di primi ordine o fecero della Musica una parte della Filosofia, o la
ca- ratterizzarono come uno dc^ più veri principi dell’ordine socia- le, che
solo può conservare il costume e la costituzione degli Stati ; ed ecco infine
perchè il nostro Autore si duole che in tanto gTado di miglioramento morale non
si richiamila Musica ai suoi principi , e non si feccia del piacere una strada
alla virtù. Che se lasciasi ancora d’ adoperarla con vista immediata al
pubblico ... b«»e» j giacchi tutte le Nazioni Vita £Ansal- do
Grimaldi. <H xiv H» mesacenomessat>cs>08e»OB<-B>ogs>ocr>opge>saeg>«o«"»aag*»a
tene , può frattanto essere di grandissimo utile agli individui * giacché non
manca in parte di quegli effetti , che decisamente migliorano la nostra
sensibilità. Cosi egli, ad esempio de’ Filosofi antichi , moralizzò quest'
Oggetto , seguendo con ciò la più utile determinazione del suo spirito <e la
migliore applicazione delle proprie cognizioni. L gradimento dell’ illustre
Tìxdoge Lomellini fu grandissimo: Ie maggiore anche il piacer di vedere , che
il nome Gri- maldi fuori del patrio suolo prometteva nuovo splendore alla
Patria ed alla famiglia . La Republica di Genova già ammirava i talenti del
nostro Grimaldi, quando dovett’essere più contenta nel vedere impegnata la di
luì penna a dimostrar anche da lon- tano il più vero spirito patriotico , solo
retaggio rimastogli dai tuoi antenati . Fu certamente 1’ effetto di questo
sentimento » che 1’ impegnò a pubblicaro 1» Vita -4n**IJ* CrtrrutUi ^4) I Eroe
della Patria e della famiglia. Chi legge questo libro par che non lo trovi
corrispondente alla prima idea che dal titolo ne viene eccitata ; perchè poco
vi si parla della vita d’Ansaldo. Sembrami però . che due fossero le mire
principali dell'Autore , che ben rettificano la sua inten- zione . La prima di
rilevare quelle qualità d' Ansaldo , che gli fanno meritare il titolo di Grande
; la seconda, di rischiarare di- . versi (a) in Napoli 1769. Digitized by
Google «H xv W versi punti importantissimi delia Storia politica di
Genova e di segnare il carattere della sua vera Costituzione ed i principj veri
e regolari della sua sussistenza. Quest' oggetto rientra tutto nella Storia d’
Ansaldo , non solo perchè esso fu il Restitutore della libertà e del decoro ma
perchè in quel tempo si scosse- , ro più possentemente i cardini della
Republkana libertà e si sta* •bill la insino allora di Stato è indivisa da
quella dello Stato istesso . Non mancò dunque 1’ Autore se non tenne dietro a
quelle particolarità che occupano ordinaria J. rwna <Wi Biografi, ma pensò
di cs* •ere più utile col sostituire riflessioni s ed alle personalità, donde
poi provenivano quelle vicende, che tenevano lo Stato in continua rivoluzione ;
e per quale sue* cessione di disordini si giunse finalmente all’ordine, che
tut- tora vi regna. E codesta, che interpolatamente contiene le gesta dell’
Eroe , fa la parte principale dell^Opera . Ma siccome la Sto* ria delle
Republiche è stata sempre la vera miniera delle poli- tiche e morali
osservazioni , cosi il nostro Autore non potè evi- tare quelle riflessioni che
il corso della Storia naturalmente gli presentava . Esse sono opportunamente
collocate , e formano quasi una «rie di tanti saggi Politici e Morali , ne’
quali ben- ché vacillante Aristocrazia . La storia dell' uomo interessanti a
fatti di poco momento . Egli cosi ha divisa quest’ Opera quasi in due parti .
Nel Testo si fa come' un quadro animato della Storia Po* litica di Genova'
scritta da vero Filosofo cagioni agli effetti. Fa veder come la mancanza di
Costituzio- ni e **88* 1.10 . metraggio , cioè, ravvicinando le thè r uomo non sia risparmiato , poiché viene
mostrato qual' è •chiavo delle passioni c delle circostanze, il Grimaldi non
lascia d’ indicare nel tempo stesso quei doveri, che in. ogni circostanza •ono
le leggi vere della condotta e della vita • Bisogna assolu- tamente leggere
-quest’ Opera , che sotto semplice titolo contiene tante nobili idee , e che è
impossibile di dettagliare in un cir- coscritto discorso . Torno per tanto
all’oggetto principale, cioè, al Grande Ansaldo. Il titolo di Grande, che dall’
adulazione è stato consacrato ai distruttori deli’ Umanità, non si deve che
ai^uoi Benefattori- La prima qualità per esser Grande è la Beneficenza. Ansaldo
gene- roso , benefico, illuminato, coraggioso , sensibile meritò dunque questo
titolo d'onore . Non ignoro che la grandezza consista nella quantità
dell’azione, e nell’effètto: ed ecco ciocché si rea- lizzò in Ansaldo. Come
uomo di Stato egli sostenne la Patria col vigore de’ suoi consigli, rolla
sublimità de’ suoi talenti , colle ric- chezze ammassate dalla sua temperanza.
Come semplice Cittadino, fu il benefattore di quanti potevano essere oggetti
d’una illuminata beneficenza, cui non si contentò di esercitare nel ristretto
tempo della sua durata , ma volle estendere all'avvenire e che anco- ra persiste
. Non solo vivendo fece codest’ uomo il miglior uso delle sue ricchezze, ma
fece che la sua volontà restasse perpe- tuamente benefica nella serie de’
secoli. Incominciò egli dal con- tribuirc i mezzi che perfezionando la Ragione
perfezionano si- milmente la Morale , cioè , dal fare assegnamenti per **l*a
publi- '-* ca istruzione , e stabili non solo delle Cattedre di Scienze , ma
som- Digitized by Google 4-i xvii somministrò anche soccorsi a
coloro che v’attendevano'. Egli non trascurò moderatamente i luoghi religiosi ,
gli ospedali ed altre fondazioni di pubblica pietà . Egli pensò da uomo libero
e non da Aristocratico : volle che tutti partecipassero della sua beneficenza ;
quindi non solo ebbe in mira le opere dan- neggiate dalle passate guerre , come
la darsina , il porto , le mura , i ponti e i mulini , ma lasciò altre somme
considerabili per le ordinarie spese della Republica ; liberò dai debiti Je ga-
belle che già troppo aggravavano il popolo Genovese » nè gli Stessi agricoltori
furono obbUacì nelle sue liberalità e benefi- cenze • • La pubblica beneficenza
non gli chiuse però il cuore ad una più propria e particolare del suo nome e
della sua famiglia . Le risoluzioni domestiche, si osservano più facilmente nel
tem- po che quelle degli Stati . Ansaldo lo vide ; e considerò che della sorte
. Quindi da gran politico pensando che , nelle Ari- stocrazie specialmente,
dalla povertà de’ Nobili incomincia la corruzione , volle , per quanto potè ,
prevenire questi tristi ro- vesci della fortuna , formando nella sua Casa una
quantità di beni , che potesse decorosamente mantenerla , e stabilendo per
tutta la famiglia un Albergo che fosse atto a sostenere senza avvilimento Io
splendor del cognome Fece de’ legati partico- larmente per i Grimaldi che
attendessero alle lettere , con pen- sione che durava per anni otto : volle che
le donzelle Grimaldi avessero nella loro collocazione un conveniente soccorso ;
e nel- C le aeoaeeseueaaysa Digitized by Google 4 xviu >4* le
annue liberalità che per i poveri stabili , volle che non fos- sero obbliati
quelli del suo nome , che una rivoluzione sventu- rata poteva in questa classe
collocare • Una cosi estesa e perpetua generosità , un uso cosi giusto delle
ricchezze , una liberalità , che si propagava fino all'ultimo Cittadino »
riunite a tutte le altre qualità che gareggiavano ad ornarlo fece dunque bea
meritare ad Ansaldo il’ titolo di Gran- de : e più lo merita a’ giorni nostri
quando un lusso distruggi- tore à estinto negli animi ogni sentimento di
beneficenza. Ma se dall’ antica veneranda tomba alzasse il capo il Grande
Ansaldo* forse esclamerebbe: O Patria, ingrata Patria, o Posteri più in- grati
alla mia memoria ed ai miei sentimenti ! Io non feci delle mie ricchezze un
Banco di Commercio, ma di Beneficenza Come V amministraste voi verso quella
famiglia , che per virtù e per le circostanze diveniva la prediletta nella mia
intenzione ? Voi nega- ste al vostro sangue , al vostro nome stesso quei
soccorsi che lo Spirito di Patria , d' Umanità , di famiglia mi dettò contro i
di- spettosi rovesci della Fortuna . Ah ! un nome illustre non ì che un
tormento se è accompagnato dal bisogno L Ma sento da un cu- • po oscuro
Chiostra ì teneri ed acuti accenti di cinque mie figlie , che rivolte all’
antica Patria ridamano i diritti di quel sangue che loro scorre nelle vene .
Possano queste voci giugnere ai vostri cuori , ed onorarvi di meritata
riconoscenza ! Genova , Grimaldi , calmate V ombra del vostro Benefattore -1 Il
nostro Grimaldi fu veramente desiderato molto dalla Re- publica per onorarlo
personalmente e promuoverlo alle su-- iy pren>£ Digitized by Google
«H x*x preme Magistrature ben meritate da’ suoi talenti e dalla sua virtù
; ma lé circostanze Napoletano non gli permisero d’ accettare il meritato invito
si contentò di farsi più denza colla Filosofìa , e l’esercizio di essa con
quello della virtù. ta la Filosofìa par che debba zione, cioè in tutti i
rapporti degli individui fra loro e verso , di famiglia e I» applicazione al
Foro e desiderare, dando a conoscere con diversi Responsi ch’egli aveva saputo
combinare la sublime Giurispru- yjjpRapasserò intanto leggiermente su questa
professione, eh* per qualche tempo ei volle esercitare. Chi considera in1
Avvoca^a - Trattato Le- * astratto la qualità di Cù,reconsulto una migliore
applicazione de’talenti , per che non possa vedere nella Società dove vive.
Tut- servire a questo primo oggetto so-« ciale . La conoscenza del Giusto in
tutta ì immensa sua esten- tutti gli oggetti coi quali sono in relazione , è I’
apice delle umano ragiuuom_ 1-oaàc—o» .do!-«wo-Adwry, applicarvi le verità di
dritto è la più nobile operazione come ritrovar più i principj d’ una
tranquilla della Ragione. Ma multuose bolge del nostro Foro, ed in no? Quasi
ognuno conviene della deficienza delle nostre leggi della Giustizia , e della
perniciosa mancanza d una vera Approvazione nei Giusdicenti e dei difetti
esistenti nell* amministrazione nei Giureconsulti; e, per un effetto di vera
dono di questi mali c gli altri ne profittano. Quindi si moltipli- cano all’infinito
gli attori di questa scena tragica per la società e per la Morale ; e questo
malore contribuisce sempre più alla C a dete*. ragione fra le tu- quel
vertiginoso frastuo- corruzione, i più ri- . «H xx deteriorazione del
costume ed all’ affogamento de’ talenti , che nella loro freschezza rivolgono
facilmente , come le piante , le radici a quella parte ove più abbondantemente
possono succiare gli umori nutritivi 11 Grimaldi cautamente portò il piede su
le sponde di code- ito baratro pericoloso . Senza immergevi nel bujo , vedeva
dal- la circonferenza a quali limiti bisognava rimancrfe . Non cupido d’una
gloria efimera e fugace, non avido di que’ lucri, che di rado sono il premio
della virtù e del valore , egli si contentò dell’ approvazione della Ragione
piuttosto che di quella del vol- go ammiratore Se alcuno volesse dubitare , che
si ritenesse in tali limiti per mancanza di convenevoli talenti , l'Opera
legale che egli ancor giovine molto dettò , potrebbe facilmente sincerarlo .
Nell’ e- là di soli ventiquattro anni egli publicò il libro Dt Succ(s- sionihus
legitimis in urhr Nfapolir.ina (a) - Qual differenza fra questa e tante altre
Opere legali uscite dal nostro Foro , che I opprimono il buon senso ed oscurano
la Ragione ! Tutte le co- gnizioni antecedenti , necessarie a formare non dirò
un Giure- consultomaunLegislatore, nonmancavanogiàalGrimaldiin età cosi
giovanile. La Storia e la Filosofia erano cosi amalga- mate nel di lui spirito
, che la conoscenza prattica e teorica dell’ Uomo e delle società gli era
sempre presente per conoscere ( ) lo Napoli 1766. le Digitized by Google
le cause delle sue idee e de* suoi movimenti , e per ravvisare quali
fossero i piti convenevoli alla sua destinazione. Egli dun- que vide la materia
delle successioni legittime come provenien- te dai primi dritti della Natura
realizzati nelle società collo sta- bilimeuto della proprietà e dei dominj .
Dimostrò come lo staro della legislazione civile d' una nazione siegua la sua
politica Costituzione ; e quindi in uno stesso popolo la differente ma- niera
di considerare gli stessi oggetti, secondocchè i rapporti si alteravano.
Venendo al suo oggetto, cercò rapidamente 1’ origi- ne deile Consuetudini
N«potetene' te rapporto alle successioni nell’ antico stato Uepublicano di questa
Città , nell’ analogia di governo colle altre Greche Republiche , e con una
felice e nuo- va applicazione ne trovò la filiazione nelle leggi dì Solone . L’
erudizione sparsa in queste ricerche è ampia , ma non lussu- reggiante ; e cosi
procede nel resto dell'esame, cioè nel mostrare quale fu quecta pwrt* «talli
cibilo JcgreUxione net 'SUCCOSsivi cambiamenti della Romana Repubiica .
L’Aristocrazia espressa tutta nella legislazione decemvirale fissò le
agnazioni, e l’esclu- sione delle donne , avendo in mira la conservazione e
perpetui- tà delle famiglie Aristocratiche . I progressi alla Democrazia , ne-
- cessario frutto dell interno vigore dello Stato , che liberò i beni dalla
schiavitù , che sciolse gli individui dalla dipendenza dell’ opinione e della
servitù personale; che strappò il codice arbitra- rio dalle mani sacerdotali ,
cangiò anche questa parte di legis- lazione : e le donne furono riguardate come
parte della specie e della Società . Tutto cangiò coi cangiamento del Governo ;
e si serbarono i nomi mentre le cose non erano più . Le forinole e
le solennità de’ Giudiy , che costituiscono fino ad un certo ter- mine la
libertà civile , cederono a quelli detti impropriamente di Buonafede,
chesembranopiùconvenientiadunGovernome- no complicato , facendo strada a quell’
arbitraggio che è la . , morte della Civile libertà . Le alterazioni in questa
parte della legislazione .si fecero insensibilmente sotto gl' Imperadori fino a
quelli , che con nuova Religione portarono nuove leggi sul Tro n no. Ma qui non
è luogo di seguire 1’ Autore in tutta la serifc. istruttiva delle tante idee
utili e nuove , che s’ incontrano ad ogni passo della sua Opera . Tocca ai
profondi Giureconsulti il giudicarne con dettaglio » e far vedere qual
precisione e chia- rezza egli seppe portare nel pii oscuro legale labirinto,
quan- te cognizioni seppe nobilmente combinare alla dilucidazione del suo
oggetto , e quale vera utilità debba produrre la di lui Opera non solo nel
giudicare , ma nel riformare questa importante par-» .te delle nostra
legislazione* Asciò noudimcno 11 G,!malcl‘ <*’ immergersi nelle cure del
gene. JSL*Foro, nonriguardandolocomeoggetto, chedovessein- tieramente assorbire
il prezioso tempo delle sue applicazioni , ed assoggettare il fervore de’ suoi
tajpnti e la forza del suo spirito attirato da oggetti più sublimi e più
generali . Restò egli per alcuni anni nel silenzio, ma non nel riposo , poiché
l’ attitudine formatasi allo studio ed alla meditazione tira il stato di
piacere iella sua anima vigorosa, che quindi sentiva il più vero bisogno di
Vita di Dio- ‘TìT •H XXXIII K- di pascersi e nudassi d’ idee e
sentimenti analoghi al stio ca- rattere deciso. Questo vigore di sensibilità ,
che sempre accom- pagna i talenti superiori perchè li crea , non permette che
lo spirito resti confinato dalla stretta circonferenza delle idee e delle virtù
comuni • Sorse quindi quel sentimento di perfezione unico scopo del Genio e
della Virtù , che fermentando nelle a- nime sublimi tenta tutte le vie per
aprirsi la strada all’ utile Gloria ed alla verità . V" Nella vecchia
Storia della Filosofia cioè de’ progressi della , Ragione e degli errori , vide
I! Grimaldi i grandi sforzi degli amichi Filosofi, che non più contenti d'una
Morale di prover- bj , parabole e sentenze , si studiarono di ridurla a
princlpj ge- nerali che potessero condurre 1* uomo In tutto 1’ uso della vi- ta
. Ma esaminando particolarmente la dottrina e condotta loro, vide quanto è
difficile una lunga Epoca della Ragione . Trovò nondimeno fra quegl» antichi Istitutori
e maèstri dBTMorale un Filosofo che fissò tutta la sua attenzione ; e questi fu
Diogene del quale volle scrivere la vita . (<r) k Credè alcuno , eh’ egli
imprendesse quasi per giuoco , si, fatto assunto t ma chi ha letto questo
nobile opuscolo , può giudicare della verità della sua intenzione. Egli fece
vede- re in Diogene non quel Cinico descrittoci da Laerzio , non quell'
impudente che ci dipinsero gli altri , nè quello stravagan- te • '^''•'' _,i
(a) in Napoli 1777. , le
che*corrimunemente è creduto.' ;.ma provò ad evidenza che quel Filosofo fu il
più conscguente r giacché le azioni .corrispo- sero sempre alla sua dottrina :
e codesta era la più vera , la più utile , la più giusta che fosse ' •* dettata
insind allora . Sinope , Corinto ed altre Città ono la memoria di quell’
illustre uomo coi bronzi e con 1 marmi , ma non poterono salvar la di lui fama
presso l’invida posterità . Grimaldi nel Se- colo XVIII. rinnalza Diogene su i
monumenti erettigli da' suoi compatrioti e diviene il Restitutore della di lui
fama , e della di lui virtù . La Morale di Socrate era divenuta puramente
nominale , quando a Diogene sorse il talento di reintegrarla ad uso dell’
umanità . 1! principio della Morale prattica par che consista nella
facilitazione della Virtù . Non basta il dipingerne le bellez- Iezze , l’
indicar^ le attrattive , ravvivarne il quadro col più vago colorito , se pei ci
sì mostra divisa ed isolata dall' insor- montabile vallo del dolore . Diogene
volle dimostrare , che que- sto divisorio è d'invenzione umana, è creato nella
Società , e che bisogna perciò ravvicinarsi alla Natura. Questa vera
osservazione gl’ indicò la Temperanza per un principio fondamentale della Virtù
. La Temperanza non è un’ dea assoluta : essa ha una gradazione dì beni da un
estremo ali’ altro della 'sua lùtea . L’ uomo , questo animale privilegiato ,
che può vivere in tutti i climi e nudarsi di tutti gli alimenti , ha più
facilità alla sussistenza . E dunque un effetto dell’Educa- zione quello che
gli dà quantità di bispgjù , che non vengono dalla Digitized by Google
. ^xxv^4» - «aaBeMecSeaooeoeeseaaoosMsaeeseeeiMjeBft dalla Natura . L’
uomo diviene cosi un aggregato di bisogni 6 di desìdeij,che accrescono m ragion
diretta la sua sensibilità al dolore, senta proporzione relativa al piacere ed
alla felicità . Se questo spiacevole accrescimento di sensibilità è effetto
dell’ edu- cazione , esso è opera dell’uomo , è di creazione sociale; vi è dun.
» que tutta la possibilità d’ abolirlo . Si può essere decentemente coperto
d’un Pallio senza infelicitarsi per non avere in dosso le gemme ed i preziosi
metalli ; si può vivere bene e sano senza esser velato dalle leggerissime
spoglie dell' Oriente o soffogato sotto i rarissimi velli del Settentrione : e
, se dell’aria comune la più respirabile è la più libera , si può vivere, e
meglio, sen- ta le stanze ermeticamente chiuse , senza che sieno ricca- mente
foderate , e senza richiamar tutte le arti e tutti i climi ad estenuarci ed
estinguerci nella mollezza • Tutte le eccedenti ricchezze s'acquistarono forse
alle spese della virtù; aveva dun- que egli regione di veder I» Temperanza come
la base princi- pale di essa- Ma se per la Vmù è necessaria quella tal
disposizione abi- tuale dell’ animo che si chiama Tranquillità , questa è
simil- mente figlia della Temperanza: L’animo distratto dalle passioni
disanaloghe alla natura dell’ uomo , cioè non tranquillo , non può essere
virtuoso . Diogene non diceva: „ fatti del dolore la strada alla virtù tristo
comando alla Natura umana - Non diceva : „ divieni apa- to ed insensibile „
altro precetto peggiore e non conducente alla perfezione morale- Diceva solo:
„sii temperante che sarai tran- D quii- . 4^ xxvi >4* jquillo ,
ed essendo l’ uno , -e 1* altro puoi essere virtuoso . „ Finché 1’ uomo è
distratto da sensazioni vaghe « immerso ne’ desiderj , lacerato dalle passioni
non sentirà che se stesso ; ma quando nè i bisogni , nè le idee, nè le
immaginazioni tumultua» rie Io tormentano , egli deve essere necessariamente
benefico , cioè , virtuoso . Se le ricchezze fossero sempre necessarie all’
esercizio della beneficenza , la virtù sarebbe solo riposta nell’ uso de’
metalli , ed il non ricco non potrebb’ 'essere giammai Virtuoso . La virtù ,
nel sistema di Diogene, non doveva essere Un fantasma dell’ immaginazione , un’
astrazione per alimenta- re le dispute de’ Moralisti; ma bensì il partaggio
dell’ Umanità» il vero sistema della beneficenza universale • Se la virtù è
nell’ azione , e quest* azione dev’ essere facile , equabile , pronta * Diogene
voleva render l’uomo libero dagli inutili ceppi fabbri- cati a se stesso, per
renderlo attivo , benefico , virtuoso . Uno aguardo anche passaggiero su la
Morale esistente prova la ve- rità e la profondità delle Ciniche osservazioni
Qual era diuresi Ja serie ragionata e conseguente delle idee morali di Diogene
? Temperanza , indipendenza , libertà , tran- quillità , beneficenza ; virtù
tutte nascenti 1’ una dall’ altra • tutte conducenti per la più agevole strada
alla meta della Morale • La Vita di Diogene non ismentì i di lui principj .
Egli visse libero , tranquillo e contento , cioè virtuoso e felice . Apostolo
della vtréi e della virtù , egli non fece che predicarle . Un Re «d un llot^
erano eguali agli occhi di lui : la verità e la virtù fa- xxvii $4*
ess<se-e»eoes>eoe^oe<==yat=sor=>oot=r»-sot=xì eeyecaìtjesa faceva
egualmente il loro bisogno . Diogene rispettava le leg- gi e la pubblica
Autorità da vero Filosofo , cioè , approvan- do quelle che erano dirette al
pubblico bene , ed indiziando quelle che mancavano di questo fine . Venerava la
Religione ; ma ne abominava l’ intolleranza e l’ abuso , che conduce sem- pre
alia superstizione. Rideva di quei tanti Impostori, che anche ia q-v «empi
sotto vario manto e varie regole dividevansi il culto e le sostanze de’ divoti
. Si vuole che dissuadesse e disap- provasse il vincolo conjugale ; ma come
fargliene un delitto ? Che altro vedeva egli nelle Società de’ suoi tempi che
la trista alternativa di nobili , e plebei , di ricchi e miserabili , di ti-
ranni e di schiavi ? Un Filosofo non può amare la moltip li- catione e la
riproduzione di queste razze degenerate dallo sta- to pteseritto loro dalla
Natura. Diogene non morì, come Socrate, martire della Verità e della Virtù :
egli ritornò nel seno della Natura così spontaneamente come n’ era uscito . La
distruzione e la riproduzione dei corpi organizzati è nelle sue immutabili e
costami leggi , che non «paventano il Filosofo , il contemplatore della Natura
, l’ amico della Ragione. La vita di Diogene rettificata da una etilica imparziale
c» mostra un modello di vera vita virtuosa in tutte le circostanze e situazioni
. Non fu dunque nè per giuoco , nè per gloria per vanità che il Grimaldi
imprese a dettagliarne le azioni e la dottrina , ma per rendere un giusto
tributo a quel Filosofo cui ayeva cercato d’ imitare > o per partecipare al
pubblico un vero D a fiJCh , nè Digitized by Google xxvm ^
tJtis»oe«cM»eé<Jsae«^Qee=»oeH=>ee^eg=aem^->gceg»oogrg>r'e)gac
modello di filosofica virtù. Egli si dichiara in più luoghi della sua Opera ,
che Io stato attuale delle Società non comportereb- be una vita esteriore come
quella di Diogene propone come un modello, al quale quanto più l’uomo
s’accosta., più s’avvicina alla perfezione . Non altrimenti fece Grimaldi . Le
virtù di Diogene furono le sue. Ne chiamo in testimonio gli amici, che lo anno
veduto in tutti i punti della sua vita . La tempe- ranza de’ suoi desideri , la
tranquillità dell’ animo suo , la veri- tà e la sincerità de’ suoi sentimenti ,
la libertà del suo spirito , il coraggio e l’ amore per la verità , la
tolleranza de’mali , 1’ ar- mor della Pubblica Beneficenza , il sentimento
costante de' do- veri, e tutto condito ed addolcito da una sensibilità
purificata, lo resero rispettabile come Diogene , ma più amabile , perchè seppe
combinare i principj e 1’ uso della Virtù, con tutta la de- cenza della vita
sociale, e coll'esercizio di quelle funzioni e do- veri, che formavano la sua
civile esistenza Riflessioni so- FOn sono certamente le idee astratte e le
sublimi nozioni, pra rInegua- glianza. che possono far meritare il. titolo
rispettabile di Filoso- fa . Se la virtù non è posta in azione , se le grandi
idee non diventano di qualche uso , se la fiaccola s’ asconde sotto il moggio ,
non solo si è in colpa , ma si è reo di lesa umanità. colpa che meriterebbe
maggior castigo chel disprezzo e i’obblio. Sentiva Grimaldi nel più vivo
dell’animo questa verità, e per- ciò veggiamo come la sua vita fu ima continua
serie di me- ditazioni e d’azioni tutte coordinate allo stesso fine di migliorar
se . ; ma che egli lo se stesso , e di
essere utile agli altri Quindi i suoi non inter- . rotti srudj e le continue
meditazioni lo condussero alle più estese cognizioni e alle più utili che si
possano acquistare Or quando lo spirito è abbondantemente nudrito d’ idee e di
cognizioni varie, quando è gu lungamente abituato al difficile esercizio di
molti e conseguenti raziocinj , quando codesti sono specialmente diretti verso
qualche oggetto particolare , che per- ciò divicu dominante : l’animo prova una
certa inquietezza e quasi un’ oppressione da questa folla di pensieri , e par
che sia costretto a liberarsene . Chiunque ha scritto sopra qualche og- getto
particolare e lungamente meditato , ha dovuto provare in se questo sentimento
penoso . Quindi la volgare espressione dà chiamare le opere parti dello tpirin
, non manca di una ve- rità nella sua origine;- ma non tutti i parti sono
regolari . Ho indicato antecedentemente la predilezione che il Grimaldi ebbe
sempre per le idee morali , e la facilità che aveva di ri- chiamarle ai
principi pid sublimi, e di renderle più attive e fe- conde : ma dopo d’avere
per più lungo tempo estese le sue ap- plicazioni su tali oggetti li vide in
tutta 1’ ampiezza della qua- le sono capaci , e fra tanti fenomeni Morali che
presenta la So- cìtà , fu specialmente colpito da quello , che stende il suo
do- minio su tutti i punti dall’ esistenza , dico della Morale Ine guagliania A
tutti sono note le riflessioni che l’ eloquente Gian-^iacomo portò su questo
punto; ma la ragione trasportata dall’entusias- mo lasciò de’ gran ruoti fra le
idee principali , balzò agl! estro- ., 44 xxx >4» estremi
obbliando le idee intermedie e necessarie, guardò 1' og- getto lateralmente
> e quindi fra molte vere e nobili osservazio- ni ci presentò de’ paradossi
in luogo di tranquilli ragionamenti ed utili risultati . Vide intanto il
Grimaldi di quale utile fosse il ritornare solidamente a quest’ oggetto >
che è quasi la base del- la Morale e della Politica . Prescélse quindi un campestre
ed isolato soggiorno ; e lungi da ogni distrazione , irapenetrabile anche agli
amici ed alla famiglia , concentrato lo spirito in que- sta idea principale ,
impetrava dalla Natura la rivelazione delle verità più utili all’ uomo . In
codesto stato egli delineò il piano delle sue Riflessioni sopra VIneguaglianza
tra gli uomi- ni (<*) Le sue prime considerazioni gli scoprirono , che la
base dell* Ineguaglianza è nella Natura . L* Ineguaglianza Fisica la
generatrice delle altre: è dunque legata ad un ordine: è per conseguenza una
legge immutabile ed eterna . Le stesse ricerche preliminari, che fa su questo
punto, portano f espresso carattere della novità . Colla più seria attenzione
poi assottiglia il suo Sguardo per penetrare nei più complicati recessi di
quest’ Esse- re sublimemente organizzato , che si chiama Uomo - I più te- nui
rapporti non sono negletti; e combina una maravigliosa mol- tiplichi di
cognizioni per farsi strada all’ oggetto . La Fisica la Fisiologia , la Storia
Naturale , quella particolare dell’ uomo 00 In Napoli 1779-80. è perciò e delle
Società , tutto è da esso ordinatamente richiamato a dare il risultato , che si
era proposto , cioè , a far conoscere 1* essenza reale di questo composto
meraviglioso. Incominciando dal punto principale , cioè, dall’ Ineguaglian- za
generale degli esseri organizzati , passa all’ esame particolare della
Ineguaglianza che nasce dalla diversa destinazione degl'ìnr dividui della
stessa specie . Osserva , che la differenza sessuale si va distinguendo a poco
a poco dagli esseri più semplici 9 meno complicati fino ai più composti e
perfetti . Che questa differenza porta per necessiti di natura una
Ineguaglianza di- stintissima nel temperamento, nella forza , nel carattere ,
nelle passioni , ed in tutto ciò che si chiama meccanismo e sensi-* biliti.
......, _tv-:• ' Si trattiene poi ad osservare la dissomiglianza in ge^qfgjp»
degli esseri organizzati; e riducendo questo paragonerai ferenza che vf ha fra
IV m+eeanlSrtto delTwnno <fJ»!f$..rR|ljl'* altri corpi organici ', rileva qual
sia l’essenza fisica pbitós’' aefc. la spezie umana • Si apre quindi la strada
ad esaminéft * geograficamente le differenze, e quindi 1’ Ineguag(^|5- de’
P|po- li e delle Nazioni. Egli scorre con abbondante." -ed adatyy^fcrvp. .
dizione la superficie tutta del Globo , indicando le cagioni pria- cipali e le
concause , che rendono gli esseri delIiL stessa specie tanto dissimili gli uni
dagli altri , e come questa dissomigliati? za fìsica porti nel tempo la morale
. Ha riflettuto e dimostra^', che la sola differenza di climi non
poteva-produrre questo tv* levantissimo effetto, ma che la situazione locale,
la quali$ -delP^- ’-;' ’,aria , , . * • Digitized by Google xxxii
>4 •ria > le maniere diverse di vivere , di nudrirsi , d' abiure vi
concorrono necessariamente , e sono forse cause ed effetti nel tempo stesso .
La Natura ha prescritto dappertutto la legge dell* Ineguaglianza . Gli uomini
sono ineguali, come le piante della •tessa spezie in diverso dima ed in diverso
suolo, e come diffe- renti sqno ancora gli alberi della stessa selva . Le
cagioni sono qualche volta impercettibili, ma gli effetti ne manifestano resi-
stenza . Da questa Ineguaglianza più apparente , par che divenga una
Conseguenza necessaria quella della Sensibilità . Nel tempo ster- eo che 1’ Autore
sbandisce la Metafisica delle Scuole , tratta i più malagevoli e spinosi punti
della Psicologia , e combattendo ora i sistemi ora le ipotesi e le sottigliezze
, si fa strada alla Realità , . Per una lunga serie di osservazioni egli
gradatamente giunge a stabilire ; Chi la sensibilità negli esseri organici
siegue i gradi dfl loro meccanismo ; e che la differenza che vi è fra il
tertiro dell' uomo e quello degli altri animali cossituisce la ca-
-tatteristica essenziale della nostra seusibiihd paragonata colla ion • • / Che
che ne sia della sensibilità assolutaci sonode’corpi più « meno conduttori , ma
il più d’ ogni altro è 1* uomo . L’ esame particolare degli organi de’ nostri
sensi , paragonati con quelli degli altri esseri sensibili, ne compruova maggiormente
1' assun- to , che anche più resta dilucidato colla dichiarazione di ciò -che
si chiama Senso interno , punto centrale della sensibilità e *. *he par che
segua la gradazione dd meccanismo e della sen- sibi- * Digitized by
Google . xxxili >4* eoofesamjwegWBesaoexeBui-^BeSeeeaeeeaaetja
sibiliti istessa . Ciocché 1’ Autore ha ridotto nel cap. V. della prima Parte
basterebbe per fare un’Opera illustre. L’esame che egli fa della sensibilità ,
riducendola quasi agli elementi primitivi che la formano e la generano ,
dimostra che essa non può essere eguale fra gli uomini ; e rileva la dispia-»
cevole verità , che il tuono fondamentale della sensibilità è il dolore :
tristo partaggio di quest’ essere , di cui divien prin- cipio di moto , e di
sviluppo d’ attività in tutu 1’ esten- sione . 1 Alla sensibilità sicgue ì*
intelligenza come l’effetto alla causa e che per conseguenza deve portar 1*
istesso carattere della sua genitrice. Questa è forse l' Ineguaglianza la piò
espressa fra gli uomini ; ma a dir vero la meno fastidiosa . I piaceri dell’
intel- ligenza sublime non s’ acquistano forse che alle spese dell' esi- stenza
e della vita. Ne fu un esempio funesto il nostro Gri- maldi medesimo Dalla
sensibilità e dall’ intelligenza risultano le passioni e no portano il
carattere . Chi non ne vede continuamente l' Inegua- glianza? Due illustri
Moralisti Francesi , due nomi immortali per i progressi dalla Filosofia ,
Montesquieu ed Helvetius , so- stennero le cause uniche delle differenze
generali fra gli uomi- ni , 1’ uno rapportando tutto alle cause fisiche , 1’
altro alle morali ; ma 1' amor del Sistema nascose alla loro vista la chia- ra
verità che rivela la Natura. Se la sensibilità e 1’ intelligenza fanno nascere
le passioni sono queste che determinano la volontà. Tutto dunque è Ine- E gua-
Digitized by.Google . xxxiv eoaeejeBeaseesaeesoeeBeeaaeaoiyaeo
>aiicjaL<ju< quagliatila ; dai primi composti fisici fino ai più
sublimi risul- tati morali, tutto siegue questa legge eterna ed inevitabile
della llatura . Lo stato d Ineguaglianza morale, cioè dell' uomo come essere
pensante, è estesamente sviluppato nel secondo Tomo di codest’ Opera,
dimostrandovisi che questa Ineguaglianza è in ragion composta delle facoltà
intellettuali dipendenti dai meccanismo particolare degl' individui, e dalle
cause esteriori , che più o meno si combinano o si coordinano a svilupparla. L’
Uomo è in relazione con tutti gli esseri che lo circonda- no . Ogni sensazione
o piacevole o dolorosa fa una parte della sua vita o della sua esistenza ; e
questo è nell’ ordine eterno della Natura , perchè i rapporti degli oggetti fra
di essi e con f Uomo sono figli di quella Essenza delle cose , che forse la
Natura ci ha velata per sempre ; ma sono quindi necessari co- me la loro stessa
esistenza. , La sensibilità è il mezzo che lega V uomo agli altri esseri :
Questa facoltà che si estende, si nobilita, si sublima , à dun- que varj gradi
relativi a se stessa ed agli effetti che la percuo- tono . Quindi la diversità
de’ bisogni e quindi delle percezioni » delle idee c dei sentimenti, che colle
necessarie attenzioni svi- luppano le intellettuali facoltà . Ora essendo
riconosciuta 1 ine- guaglianza della sensibilità dipendente dalla differenza
del parti- colar meccanismo , zie siegue necessariamente , che le impressio- ni
degli oggetti esteriori non sieno neppur simili ed eguali ne- gli individui .
Ed ecco come la diversità di bisogni e di desi- deri , ' Digitized by
Google . xxxv derj, che forma l' ineguaglianza morale fra gli
uomini contemporaneamente questo principio d’ineguaglianza nella Na- tura
stessa , cioè , nei bisogni relativi alla sensibilità di ciascun individuo .
Chiunque non vede altro nell’ Uomo in ultima analisi che il Sentimento e V
Espressione ravviserà in un colpo la ve- , rità di fatto delle idee dell'
Autpre . Stabiliti tali principi , egli rileva primamente colle più giuste
osservazioni che 1 indicazione dell’ Uomo Naturale è un’ inven- zione gratuita
ed erronea è sempre lo stesso, e allorché diversifica per le circostanze, sono
anche codeste naturali , cioè, nell’ordine della Natura che l’Uo- ;
raononàuncaratterease, maquellocheè loèperlasi- tuazione relativa alle
circostanze giacché in esso vi è altro ,, che la sensibilità modificabile dalle
cahse esterne , e circoscrit- ta dalla forza del meccanismo di ciascun
individuo. Che quia- di Io stato morale di ciascun individuo i relativo alle
circo- stanze sociali combinate con quelle , che sorgono dalla propria
sensibilità Con questi principj si apre la strada all’ esame morale deU’ uomo .
Egli lo sottopone all’ esperienza , non come un semplice Fisico farebbe, ma
come il Chimico più esperto e sensato, sottopo- nendolo all’ operazione di
diversi agenti , analizzandolo , ricom- ponendolo , e combinandolo , per vedere
in quale stato possa dare più felici risultati , risultati che caratterizzino
la differenza e 1’ Ineguaglianza morale degli uomini e delle Società . L’ Uomo
solitario è 1’ oggetto di queste sperienze esposto alla E a sciti— dei Filosofi
; perchè l’uomo per Natura , stabilisce
ocsfleesaoejeeoooeaooesocsocBooeaooeaoee'Mtoo semplice vista ; ma nella
Società egli è messo ad un vero ci- mento, giacché ivi siscuoprono i varj gradi
di rapporti, di affi- nità, di coesione Scc. su i quali si può misurare la sua
moralità. Dopo d’ aver considerato che i rapporti dell’ Uomo solitario sono
quasi negativi giacché sente appena i bisogni d’una sus- , sistenza che non
conosce , per passare a considerarlo nello sta- to <Ii Società, riflette
primamente , che la sociabilità è un» qua- lità essenziale dell' uomo ; cosa
dimostrabile per ragionamenti se non fosse una verità comune , continua e
coesistente colla stessa Umanità. Le Società anno intanto diversi gradi alla
per- fezione . Il minimo par che lo conosciamo : ma il massimo , se vi può
essere per 1’ uomo , sarà riserbato ad epoche più felici . Ma come tutti questi
immaginabili gradi di perfettibilità sociale mettono i componenti in 'rapporti
e circostanze diverse , cosi la sensibilità e la morale saranno del pari
differenti . Gli uomini posti vicino alle catastrofi del Globo dovettero avere
de’ senti- menti proprj ad essi , che nelle prime società di famiglia dovet-
tero provare cangiamento ed alterazione . Lo stesso dovè acca- dere quando le
famiglie cominciarono a moltiplicarsi , e la gran selva della Terra a popolarsi
di selvaggi , e poi per successivi e varj gradi prevenire allo stato di
barbarie ancor molto esteso e vergognoso per la specie . Tutti questi lenti
passi dell’ umana perfettibilità sono partico- larmente osservati dall'Autore ,
sempre riportando tutto ai suoi principi , e facendo vedere come naturalmente
ne discendano . La gradazione de* bisogni porta quella delle idee e de’
rapporti, dal- Digitized by Google xxxvir .1 KiueBeteaaoeaeoeeaaoc
^>3frC-»o ccS3g>uce:!>o ysra& dell affinamento della sensibilità ,
dello sviluppo delle facoltà in- tellettuali. dell attività dello spirito, e
finalmente della riflessio- ne . figlia necessaria di quell'olio , che
susseguendo ai bisogni soddisfatti > ne vede o immagina gradatamente de'
nuovi . In qnesy varj stati, per i quali passa 1' uomo, egli (à vedere come
nascano l' indipendenza e la libertà , come si alterino e si per- dano, e come
i sentimenti morali cangino d’aspetto al cambiarsi dei rapporti e delle
circostanze. In somma egli fa la Storia mo- rale della specie , se non
comprovata da documenti che devono mancare , almeno qual doveva essere per
necessità di Natura- Scorsa cosi la Storia oscura dell Umanità, dove sempre l'
Ine- guaglianza domina e campeggia , perviene finalmente allo stato di luce ,
all’ epoca della Società civilizzata ed ingentilita . E’ permesso al Poeta ed
all' Uomo fortemente appassionato di riso- spirare le selve al centro del
vortice sodale , come è loro per- messo di evocar le Ombre e le Furie , che io
guidino nel per- petuo albergo dell’obblio . Ma il tranquillo Filosofo ,
compassio- nando gli eccessi della sensibilità e della immaginazione, richia-
ma 1’ uomo ai suoi doveri rimostrandogli le beneficenze della vita sociale •
Quando si considerano le Società civilizzate , e la perfettibilità della quale
sono capaci , bisogna aver lo spirito falso per abborrirle , o per preferire ad
esse uno stato naturale, che non esistè giammai in Natura. Nelle Società
solamente si svi* luppano le facoltà morali ed intellettuali deli* Uomo : è
dunque in esse che si purifica o si perfeziona la specie. Diogene vole- va
ravvicinar 1' Uomo alla Natura , non col degradarlo mino- rando
XXXVIII H* »ando la sua esistenza , ma colla virtù accrescendola e
miglio- randola ; e questa non è anch’ essa il più nobile ramo dell al- bero
sociale ? E’ vero che nella Società si sviluppa e manifesta maggiormen- te 1’
inegu3gliania morale ; ma in che altro consiste essa che nei gradi di
miglioramento del carattere e dei sentimenti degl individui ! E se anche le
circostanze sociali portano delle catti- ve abitudini, che altrimenti non
esisterebbero, codeste sono mo- derate e ritenute dalle leggi conservatrici .
Ma questo rientra nell’esame dell’ ineguaglianza politica, che 6 1‘ oggetto
della Ter- za Parte. Qual infinita differenza fra 1 selvaggio e 1 uomo civile !
E' la crisalide trasformata in farfalla . Questa metamorfosi , eh’ è un
miracolo agli occhi volgari , non è che un naturale svilup- po a quelli dell'
attento Naturalista . Tale è 1’ uomo sodale per chi medita la Natura umana . Ma
qual differenza ancora nel seno stesso della Società ! Nel massimo della
civilitazione si trova spesso lo stolto selvaggio ed il barbaro feroce , 1’
uomo di genio e lo stupido , il virtuoso Filosofo , 1 imbecille supersti- zioso
, 1‘ opulenza ed i cenci ; il Frate ed il Militare esistono nella stessa
società e sotto lo stesso Governo. Ma fra i Governi ancora quai triste
differenze ? "Lo stupido Despota da un trono invisibile sacrifica milioni
di schiavi ; mentre un Rè vive da amico col popolo che lo adora . Un Senato
Aristocratico a pas- si lenti e regolari calpesta un popolo che crede degradato
per Natura , e che lo è spesso per sentimento ; mentre una Demo- cra- Digitized
by Google crazia , sragionando quasi sempre nelle sue risoluzioni opprime
, , «M-xxxix h* sooooeaaecaje e tiranneggia gli altri popoli che le
appartengono La tumultua- . ria libertà è al centro- la schiavitù , e l’
oppressione alle circon- ferenze . Che strani misti ancora possono sostenersi ,
senza un contrasto di forze resistenti l E quali specie di sentimenti nascono
ancora sotto queste varia- te forme! L opinione sostenuta tà il vessillo dei
ineguaglianza; e le leggi, sempre deboli contro • quella dominatrice dell’
Universo, la vedono spesso lor malgrado de' varj Governi , che non dal potere
innalbera in mezzo alla Socie- trionfare. Ognuno si sforza per avvicinarsi
revole; e se tutti gli sforzi non sono egualmente felici, cosi non- dimeno si
scuote l’inerzia fondamentale dell'Uomo , così esso di’ viene un essere attivo,
così si sublima a un grado superiore a tutti gli altri esseri senzienti . Le
circostanze che s' incontrano , ael corso della vita, determinano gli uomini
diversamente in ra- gione della loro sensibilità ; e quindi nella riunione
delle azioni . formano un tutto, non di parti similari, ma differenti e
dissimi- li , che fermentando necessariamente rigenerano il moto e danno
origine a nuove trasformazioni Senza l’ineguaglianza le Società non
sussisterebbero. Non posso» no codeste distruggerla, ma non per questo essa
porta un caratte- re intrinseco di male: e quando siam persuasi che le idee mo-
rali sono tutte relative , e che esse traggono la loro sorgente dai rapporti
immediati dell'uomo, ci bisogna esser conseguenti iti riconoscere il bene che
fa la Società col moderare e rintuzza- , a quell' insegna favo- .,.
4*4 XL te i disgustosi eccessi dell’ ineguaglianza che viene dalla Natu- ra .
Nelle Società sono nate le leggi protettrici della de- bolezza e direttrici
della forza e della Ragione ; e se le Società non danno sempre quegli effetti
che dovrebbero per loro natu- ra, non parmi che sia per intimo difetto della
cosa, ma della Na- tura umana finora incapace d’ un sublime grado di perfezione
Se nondimeno la ragione , la sperienza e la Storia ci mostrano, che 1' uomo in
società è sempre determinato dalle cagioni e dalle circostanze ; e che queste
sono in gran parte in mano del Legislatore e del Governo , basta far nascere
queste circostanze, per far prendere agl’individui quella determinazione , eh è
più atta fare la loro felicità relativa • Alfonso 1. amò le lettere , fu !’
amico de' valentuomini , li premiò , li onorò, e durarono iìno al tempo de’
suoi brevi successori La legislazione moderna d'Europa manca ancora dima parte,
cioè, del premio alla virtù. Quindi ritieguaglianza divien più do- lorosa , e
le leggi non communicano un moto sufficiente verso la Beneficenza . Chi a caso
s' avvia per questa strada , vi si vede quasi isolato; e non potendo giugnere
all’insegna dell’opi- nione per la gran folla pervenutavi per istrade più
brevi, si con- tenta d’ un piccolo tugurio su la via percorsa , e colà vive da
Eremita Bisogna assolutamente leggere i tre uhimi Capitoli della Parte Terza,
per avere le più giuste e vere idee della Legge di Natu- ra , del Dritto delle
Genti e del Civile . J principj fattizj d’ al-
cuniFilosofivisonomodestamenteesaminati, colmostrareche essi non s’ adattano
all’ uso dell’ umanità , e per conseguenza non sono tratti da quei rapporti
coesistenti colla specie , e che non si cangiano , che nei diversi punti della
naturale progres- sione . Le prime leggi di Natura sono comprese nella teoria
della sensibilità tanto bene sviluppata dall'Autore. Tutti i drit* ti
dell'uomo, in qualunque stato, sono una emanazione di quella qualità inerente
alla sua esistenza , e su di essa si devono misurare . Quindi dimostra infine
che non bisogna giudicare delle azioni morali col rapportarle all’ idea di
utile , perchè sa- remo sempre ingiusti ; c clic I" archetipo al quale si
devono ri- ferire è la Giustizia , che vale a dire, T espressione perpetua ed
eterna della morale verità Ecco il secco scheletro d'un’ Opera pienissima ,
fatto solo col ravvicinare il più che per me si è potuto le idee principali
dell’ Autore relative al suo titolo , titolo che forse per sola mo- destia
volte Imporle ; poiché *i -parer mìo , è il più completo corso di naturale
Filosofia, essendo tratta dalla vera natura dell’ uomo , ed il più utile,
perchè applicabile a tutta la pratica del- la morale ed alla teoria della
Legislazione . Qual giustezza • qual vastità di spirito , qual’estensione di
cognizioni e quale su- blimità di genio abbiano avuto parte à quest’Opera non
può rile- varsi in un estratto. I Giornali d'Europa fecero eco in celebrar- la
: e questa e quella del Cavalier Filangieri, facendo molto ono- re alla Nazione
, eccitarono le più lusinghiere speranze di ve- der presto in un nuoyo Codice
gir'effetti di questi lumi e di quella libertà che non si scompagna giammai
dalla Ragione e dalla Virtù . Una tale Opera che sarebbe stata sufficiente per
fare la cele- brità d'un uomo, che poteva farne nascere delle altre utilissime,
che non pecca d’ altro che d’ abbondanza d’ idee e profondità di pensieri ,
avrebbe dovuto fare riposare lo spirito dell’ Autore , se avesse travagliato
pel solo desiderio della Gloria . Ma que- sto sentimento lo tormentava cosi
poco , che non potè calma- re 1’ attività dello spirito sempre sollecito d;
pensieri utili ed interessanti , e lo diresse ad altr* oggetto , che doveva
eterna- re la sua memoria colla gratitudine della Nazione. Annali del TTL
sentimento di Patria, soggetto ad estinguersi sotto ‘1 di- Regno JlL, spotismo
, ricomparisce nello spirito e nel cuore sotto di- versi aspetti ne' Governi
moderati. li desiderio della Gloria e del Pubblico bene accompagna
costantemente questo sentimento nel- ie anime ben nate ; e ciascuno brama nel
suo interno , che, la sua Nazione sia la più rinomata e la più felice . La
nostra Nazione è come una illustre antica famiglia della quale si contano tanti
-Eroi nella Storia e le cui glorie sono coeve del tempo htcsso s ma ridotta in
più povera fortuna ed umile stato , riclama solo per suo vanto le imprese c le
gesta de’ suoi maggiori . Vide il Grimaldi che nella folla de' nostri Storici
Scrittori si era mancato sempre a quella vista che l' ottimo Storico deve ave-
re, 1' utile cioè dell'umanità e della Nazione in particolare per la qua-
Digitized by Google XLIII ì*
t<.gaeoaoe3ao(^i)oce9ae5uiryj<xs)3iitsatii3aae»ioi=>» quale si scrive
. Vide che uu nudo racconto di fatti non sareb- be stato che una inutile
rapsodia atta ad occupare il tempo degli oziosi e degli annojati. Vide che la
Storia non è altro , che la vita morale delle nazioni . Vide che i fatti che
formano il ma- • teriale d' ogni Storia, non sono che fenomeni, che devono
ave-* re delle cagioni . Vide finalmente che la Storia doveva essere d’ un
utile presente . Ecco ciocché gli fece nascere l’ idea di compilare gli Annali
del Regno . L’apparato delle difficolti da scoraggiare qualunque spirito non
fecero arretrare il suo. Quel vigore di sentimento e quella co- stanza ch'ei
portava in tutte le sue intraprese, lo accompagnaro- no similmente in questa
pur troppo malagevole e difficoltosa. Egl’ incominciò dalla Geografia, non col
far una secca no- menclatura o una nojosa discussione critica su i veri nomi a
situazioni delle antiche Città e popoli : ma col dare nettamente in risultato
quello che vi era di piò verificato e che più im- portava di sapere . Un
Filosofo vede con occhio differente da! Filologo gli antichi fatti ed i
superstiti monumenti. Così egli non si fermava sn i fatti isolati , ma
combinandoli e riducendoli li richiamava quasi a nuova vita , e per tal modo
con .molta fatica ci ha dato la Storia de’ tempi quasi del tutto ignoti alla
Storia, stessa. Egli ha descritto Io stato barbaro del Regno prima che le
Colonie d' oltremare venissero a civilizzarlo : à fatto vedere 1* azione
reciproca d qua.’ popoli fra loco. , e per effetto delle j varie leggi , 1'
avanzamento degli uni e la decadenza e di$tru-> ' zione degli altri; i
progressi della perfettibilità Fi non sociale j Inforza teMPOeeOaaoaBoeeesoeieeaeBOiuo^eeaooo» non
sempre accompagnata dalle ricchezze : la popolazione o le coltura crescer col
commercio e colle arti e poi divenir preda d’altri popoli più guerrieri. Egli
discese fino alla particolarità di quelle costumanze che allora si chiamavano
Religione , feroce o lieta secondo lo stato e carattere della Nazione. Lo
stesso Go- verno economico e politico non è stato trascurato , mostrando come questi
popoli liberi e divisi sapessero poi formare un uni- tà ed una forza concorde ,
che formasse di tanti voleri un so- lo, cioè , quella volontà generale , che è
la legge eterna delle Nazioni . Le arti , 1; agricoltura , le Scienze anno
anche meritato la sua particolare attenzione : e sebbene sembri eh' abbia rab-
bassati troppo i popoli Autottoni d Italia , pure chi considera: attentamente,
troverà, che si è egli voluto attenere più alla ve- rità Storica , che alla
vanità Nazionale In tutto fi corso di questa Storia la di lui penna è sempre
animata dal cuore. La tirannia , il vizio t la superstizione , che entrano pur
troppo spesso nella Storia dell’ uomo , sono mostri che non si stanca mai di
combattere , smascherandoli anche dove li uova coperti e velati , per far via
più campeg- giare la vera gloria e la virtù, sempre rara nel corso de’ secoli.
La libertà , parola volgare , poco ancora intesa , dritto prezioso dell’ uomo e
più prezioso per la Società , è sempre rilevata dall’ animo del vero Filosofo ,
che non può far a meno d’ amarla . ' Su questo gusto egli tratta la Storia
de’nostri progenitori . fin- ché essi e l’ Italia tutta non perderotto la
propria esistenza , per diventare nou sudditi ma schiavi di Roma. 4*^ XLV
>4* la forma del Governo cangia il carattere morale de popoli „ Niente di
grande , niente di generoso sema 1’ amor della Patria e sema il sentimento di
libertà . Un lusso distruggitore, il lan- guore dell’ inerzia , la schiavitù e
la spopolazione corteggiano sempre il dispotismo. E questo è il quadro degli
antichi popoli sotto l' Impero de’ Romani I Barbari distruggendo l’Italia la
rigenerarono. Essa non po- teva rinascere che dalle sue ceneri : ma con qual
progresso lento , con quali nuovi errori , con qual nuova strage deli* u-
manità riprendesse questo corso , tutto è attentamente rimarca- to dall' Autore
, a cui nulla sfugge di quanto deve far vergo- gnar 1' uomo delle sue
pretensioni o consolarlo ed istruirlo . Ma è inutile di parlare più oltre di
quest’ Opera, che è nelle mani & ogni onesto cd illuminato cittadino . E'
stata vera disgrazia della patria, che l’Autore sia rimasto a mezzo ’l corso
della sua vita e del più utile prodotto , che potesse dare alla Nazione. Ecco
con quali Opere Fr. A. G. rese immortale il suo nome. Ecco con quali mezzi
cercò di essere un utile e benefico cittadina Ecco quali titoli abbiamo di
celebrare e piangere la sua memoria. La di lui vita si può dire compresa tutta
nelle Opere sue , non solo perchè le idee nuove e sublimi fanno quasi 1’ apice
dell’ esistenza d’ un uomo di lettere e d’ un vero Filosofo ; ma per- chè nelle
di lui Opere morali souo espresse e manifestate quelle idee, e que’ sentimenti
ch'egli esercitò in tutto il corso del suo vi- vere. Tuttavolta il mio cuore
sente ancora il bisogno di parlare, di qualche altra particolare circostanza.
Si Digitized by Google 4*4 xlvi >4» Si inno ordinariamente delle
strane idee s» la sensibilità del cuore umano . Si dispensa e prodiga spesso il
titolo di sensibi- le alle anime deboli o alterate , credendosi volgarmente che
la sensibilità non possa esser compagna della virtù e della ragione.
Bisognerebbe essere o stupido o affatto depravato per rimaner insensibile ai
più lusinghieri e naturali sentimenti; ma questi per essere conformi alla loro
destinazione) devono nascere da quella analogia d' idee , da quella uniformità
di sentimenti e da quel- ( la consensibilità di cuore) che formano la base
armonica dell' amore.-Se un uomo sensibile resta indeterminato a questo sen-
timento , non è certamente per mancanza di sensibilità fonda- mentale, ma dal
non essersi ancora incontrato con un cuore v che possa combaciarsi e quasi
amalgamarsi col suo . Rari in- contri , ma possibili, per consolazione della
spezie tonio Grimaldi fa abbastanza ragionevole e fortunato, per collo- care
gli onesti sentimenti del suo cuore in quello della Contessa tratteggiata dall'
espressione della virtù c dei doveri , era poi quasi alluminata Aurora Barnal
a. Una fisonomia felice, fortemente da più soavi e teneri sentimenti del cuore.
La dolcezza delle -sue maniere , la facilità della sua ragione il gusto per ,
laverità, la superiorità ai pregiudizj desiderj ( virtù rara nel sesso ) faceva
parere che fussero tras- fase nella di lei anima le virtù del suo compagno come
spesso , il disinteresse , e la temperanza dei , una maschile fisonomia ei
conosce in più delicato volto e pren- , de la morbidezza e ’l carattere del
sesso che investe- Con que- ste qualità fondamentali si potrebbe mai dubitare ,
se D. Auro- ra ! Francescan- 4*4 XLVII H ra facesse la feliciti della sua
famiglia , se fosse la più teneri amica del marito , la più saggia madre delle
sue figliuole , la più atta all’incarico delle domestiche cure ? Non si
conosceva intera- mente F. A. G. sema conoscere ancora qual donna egli s’ avesse
assortita . Gli amici e confidenti di lui erano egualmente j suoi Lo spirito di
ragione e ’l gusto ch’essa portava su varj oggetti, ne rendevano la compagnia
egualmente piacevole ed interes- - sante . la sua casa era quindi il punto di
riunione di coloro che ai talenti accoppiavano le Non è questo il luogo di fare
il catalogo dei molti amici del Grimaldi * tutti conosciuti per merito e per
probità ; mi non posso trattenermi dal ricordar colui la cui memoria dovrà
esser mai sempre cara alla nostra Nazione , dico d’Antonio Genovesi, padre e
creatore de’ nostri ingegni Quell’ Uomo egualmente di . cuore benefico e di
spirito sublime aveva assai punti di rappor- to per esser stretto amico del
giovine Grimaldi , che già in fre. sca età dava non dubbj segni d’ esser
destinato a divenirgli successore nella pubblica stima , e nella celebrità »
Grimaldi era un uomo che abbisognava d'amare per istinto; sin- cero e semplice
nelle sue maniere come ne’ suoi sentimenti , il suo cuore non era chiuso nè
dalla diffidenza nè dal disingan- no . La libertà della- sua ragione non era
mossa nè dallo spiri- tò di dispuu nè dal gusto di primeggiare : ma aveva il
giusto principio di richiamare tutte le idee allo scopo dì qualche uti- lità
morale . Con questa maniera di pensare , oh quanto d’ inu- tile si trova negli
usi ordinar) della vita ! Eppure essa dà il meto- do p iù lodevoli qualità, del
cuore- . xlviii >4* do più
vantaggioso per giudicare del bene reale delle cose e del- le azioni . I suoi
più prediletti discorsi si raggiravano su que- sto punto che tanto facilmente
ricorre nelle Capitali . dove la grandetta della scena è proporzionata alla
moltitudine degli at- tori . Così quest’ uomo nel tempo che si sottraeva alle
necessa- rie applicazioni' non si distraeya in inutili trattenimenti , ma in
compagnia d’eletti amici rilevava Io spirito con altre idee era-, gionamenti
d’un utilità più ordinaria e generale. Non solo i nazionali ma gli esteri
ancora vollero avere il piacere -di vedere dawicino quest’uomo illustre, e
restavano sor- presi nel riconoscere in una somma semplicità di maniere quel
Filosofo , che in lontananza avevano altrimenti immaginato. Egli però poco
desideroso di essere conosciuto , niente avida» di gloria letteraria , anzi
pieno d’ una vera modestia che ac- cresceva il di lui merito reale, evitava. le
nuove conoscenze, e cercava di tenersi chiuso eristretto fra’l numero di pochi
amici, eh’ egli più che fraternamente amava . Pareva che non esistes- se
veramente fuori della sua famiglia . Cosa rara nel seco- lo ! Le persone
eccentriche ai sentimenti primitivi , che anno bisogno d’uria esistenza
adjettizia, che unicamente vivono in so- cietà estranee ad essi, o dnno la
disgrazia d’aver sonito circo- stanze infelici , o non esistono che per 1’
ambizione e per la vanità . La prima morale comincia, dai primi vincoli e
rapporti che ci dà la Natura ; e chi non sente questi non sentirà che in
apparenza quelli della società che sono più lenti. Chi non trova i germi delia
sua felicità nella prima società naturale, potrà difficil- jncu-
euere39ee»au(^>jeejeBg3eomjaoiie35e»^><- c»iwieeao «ente
rinvenirli altrove. Quindi egli menava il più che poteva la vita domestica , e
poco si estrinsecava , anche per non inde- bolire i vincoli del cuore , che si
spossano nelle troppo suddi- vise diramazioni . Non potè però celarsi allo
sguardo di chi lo cercava senza conoscerlo. 11 Generale Afton, desideroso
d’avere al suo fianco un uomo , che all’ estesa cognizione delle Leggi riunisse
non ordinarj talenti e le più preziose qualità del cuo- re, non altrove seppe
porre il suo giusto sguardo e fermar la sua scelta che sopra Grimaldi, già
molto conosciuto per nome e per i suoi libri in Europa. Egli lo rese noto alla
Maestà del Sovrano che sempre amante dc'talenti dc’suoi sudditie voglioso di
ricono- scerne il merito , fece che restasse impiegato nelia delicata cari- ca
d’-Assessore de’ suoi Reali Eserciti, avendolo poi in mira per altre situazioni
, dove più utilmente e più estesamente avrebbe impiegato la forza de’ suoi
talenti, e l’attività del suo cuore. Io non devo estendermi sii! dìsiiBpegno
particolare della sii* Carica . Pieno di talenti , della più vera rettitudine
di cuore , ed esercitato alla virtù chi potrebbe dubitare se ben l’esercitasse
è li Publico ne ha fatto l' Elogio, e lo ha fatto colle lagrime . Nel rimanente
della sua vita privata era lo stesso cogli estranei e co- gli amicj . Ignorò
sempre ciocché si chiama lingua e tuono del mondo , non essendo stato giammai
Cortigiano , nè potendo es- serlo pel suo carattere . La verità usciva nuda c
sincera dalla di lui bocca, e la espressione di essa gli era cosi naturale come
il sentimento» Mai ricercato o ingegnoso, non isforzava lo .spiri- to per
mostrare d’ averne , e le sue maniere non erano model- G late ,
Digitized" by Google L eCJlMStysooe^fle^oe^e^nr^anp^sagsg^at x
—v^' * s^ey— late sul gusto o sulla moda , ma spontanee , cordiali e vere . ,
In tal guisa egli faceva la delizia di chi aveva la fortuna d' essergli vicino.
In questi ultimi anni però era poco il tempo che poteva con- sacrare
all’amicizia. Pieno di sentimenti di dovere pel suo im- piego , ei s’ occupava
in gran parte di quello e compromesso ; col pubblico e con se stesso per
l’Opera degli Annali, travaglia- va e meditava assiduamente su quest’ oggetto a
lui caro . Ru- bava le ore- necessarie al rinfranca delle perdite giornaliere
della macchina per soddisfare alle intense brame del suo spirito . Ma questa
combinazione eccessiva di fatiche alterò non poco la sua robusta e valida
costituzione* Gli accessi del male che soffrì più volte , furono tanto ferali,
che minacciarono la sua esistenza : ma fatto più per abbandonare se stesso, che
disposto a trascurare in menoma parte i suoi doveri, non si diede mai un serio
pansiere della propria conservazione. La sofferenza che si aveva acquistata per
i mali fisici passava qualche volta in neghittosa noncuranza, nè voleva
ricordarsi della pur troppo stretu dipendenza del no- stro essere dallo stato
delf organizazioue . Le rimostranze che gli si facevano per questo , erano
sufficienti per disturbarlo ; e se qualche volta si ridusse per le amicali
violenze a temperare alquanto le sue applicazioni, e a prendere qualche cura
della sua esistenza , ad ogni piccolo miglioramento ritornava inconta- nente ai
modi usasi . senza badare , quanto la machina, indebo- lita prende con faciliti
le cattive abitudini , che ne portano 1* distruzione .Ma V intemperanza nelle
applicazioni dello spirito,'. è stata in ogni tempo il difetto comune ai grandi
e sublimi ta- lenti. In questo stato d’ assidue fatiche e di spossatezza , un
colpo terribile gli fece risentire la catastrofe , che nel disastro della
Calabria involse anche il luogo della sua nascita . Quel giorno di lutto comune
della Nazione fu terribile per lui, che colla ma- dre perde cinque altri individui
della sua virtuosa famìglia . La ragione non à fòrza di consolare il cuore
destinato a sentire e non ad essere comandato.; e In inaura»*»»*»»» dell»
sensibilità so- no le più distruttive di questa nostra tenue e troppo complica-
ta organizzazione • In mezzo al più vivo dolore il Grimaldi non diede soltanto
sterili lagrime alla Patria . Egli per Sovrano com- mando fu il primo
descrittore di quella fatale sventura , il pri- mo a suggerire le necessarie
viste d’una ben intesa beneficen- za , ed a sollecitare la sensibilità, del
Trono per conservare gli avanzi di quel popolo infelice. Dalle di lui carte ne
nacquero altre molte , che forse quanto inno di esattezza Io devono s quelle ,
eh’ egli per sua modestia non volle publicare Ma forse nè per quel violento attacco
di sensibilità, nè in con- seguenza delle nuove fatiche l’ arressimo
immaturamente pianto, S® il più terribile e fatai colpo non l’avesse
sopraffatto in questo sta'to di salute indebolita . Egli vedeva da più tempo la
diletta compagna del suo cuore, in età giovane ancora, perdere quell*
espressione.ti «alm*. r: -1—lietaunafisonomia. Tutte le attenzioni che
trascurava per se medesimo, volle che fos- sero moltiplicate per lo sospirato
ristabilimento della sua consorte 1 4*i LII >4. td amica-
L’insinuante qualità del male , che già della di lei tersotia si era
impadronita, dava luogo a frequenti alternative di speranze e di timori: ferite
mortali nell'animo di chi ama . Chi è stato anche solo spettatore in si fatti
casi conosce in qua- le stato d’ orgasmo sia un cuore sensibile, ed a quali
lacerazioni sia in necessità di soggiacere . Il male che nel corso di circa due
anni distrusse la vita d’ Aurora Darnaba , fece anche crol- lare quella cfel
suo illustre consorte . Le anime sensibili e non infelici nel sacro nodo
ronjugale possono forse sole immaginare qual profonda acerbissima ferita dovè
farsi nel cuore superstite . Gli amici , che gli erano d’ in- torno, vedevano
espressa su la di lui costretta fisonomia l’ im- mensità del dolore e P
indifferenza alla vita . Il solo amor pa- terno poteva ancora rendergli non
odiosa 1' esistenza ; ma la macchina non resiste alla gravezza de’ mali
dell'animo . ed O T una o 1’ altro deve soccombere. Gl’incomodi, che prima
Pavé- vano travagliato ad intervalli, divennero continui; le medele a- vevano
perduto la loro attività; la macchina ora indebolita a se- gno , che un colpo
solo tolse la più preziosa esistenza per 1‘ a- micizia e per la virtù • La
perdita del Pubblico e degli amici è irreparabile ; ma le cinque nobili ed
afflitte pupille ànno trovato nei cuori di Fer- dinando E Carolina la
sensibilità e P affetto dei loro Geni- tori - Possa «ampie hi BemeficenT» far
I’ Elogio de’ nostri adora- bili Sovrani ! Questa è la vera riconoscenza eh’
essi possono testimoniare alle ceneri dell’ Illustre Cittadino , come queste
pO- Digitized by Google un >4* poche pagine e questi sentimenti
sono dopo le lagrime l' uniccr omaggio , che 1’ amicizia poteva consacrare ALLA
MEMORIA ETERNA DI FRANCESCO ANTONIO GRIMALDI; v. A. XLU. M. IXFrancesco Antonio
Grimaldi. Francesc’Antonio Grimaldi. Francescantonio Grimaldi. Marchese Grimaldi
dei signori di Messimeri. Keywords: compassione, la compassione, Romolo bruto. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Grimaldi: implicatura ed inter-azione” – The
Swimming-Pool Library.


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