BATTISTA MONDIN
introduzione
alla
filosofia
(Problemi, Sistemi, Filosofi)
MASSIMO
BATTISTA 6MONDIN
INTRODUZIONE
ALLA FILOSOFIA
PROBLEMI - SISTEMI - FILOSOFI
Con guida alla lettura
di alcune opere fondamentali
e glossario dei principali termini filosofici
MASSIMO - MILANO
La prof. Rossana Carmagnani ha collaborato alla revisione del pre-
sente volume ed ha curato i « questionari », le « sintesi contenutistiche »
e le « chiose a margine ».
ISBN 88-7030-8014
Quarta edizione completamente rinnovata: ottobre 1986
1° ristampa alla 4° edizione: novembre 1987
Copyright © by Editrice Massimo
Corso di Porta Romana 122 - 20122 Milano
Proprietà letteraria riservata - Printed in Italy
Tipolitografia Grafica Novarese
Via Marelli, 2 - San Pietro Mosezzo (No)
Altre opere filosofiche dello stesso Autore:
Corso di storia della filosofia, 3 voll., Massimo, Milano.
L'uomo: chi è? (Elementi di antropologia filosofica), Massimo, Milano.
Introduzione alla teologia, Massimo, Milano.
Cultura, marxismo e cristianesimo, Massimo, Milano.
Storia della filosofia medievale, Pontificia Università 'Urbaniana, Roma.
Una nuova cultura per una nuova società (Analisi della crisi epocale della cul-
tura moderna e dei progetti per superarla), Massimo, Milano.
Il sistema filosofico di Tommaso d'Aquino (Per una lettura attuale della filo-
sofia tomista), Massimo, Milano.
Il valore uomo, Dino Editore, Roma.
I Verori fondamentali (Definizione e classificazione dei valori), Dino Editore,
oma.
Presentazione dell’Editore
In quale modo contribuire alla trasformazione dell'uso di un testo
per lo studio della filosofia, affinché esso divenga lo strumento vivo
di ricerca e di riflessione?
Questa quarta edizione di Introduzione alla filosofia, completa-
mente rinnovata rispetto alla precedente, risponde a questo obiettivo,
offrendo non solo una presentazione sistematica di contenuti, ma
anche indicazioni metodologiche atte a sviluppare un processo di ri-
cerca attivo e dialogico, alla luce della propria tradizione culturale,
attraverso l'esercizio della riflessione, per arrivare a soluzioni con-
formi alla ragione e alla natura dell'uomo.
L'Autore ha introdotto, nella prima parte dedicata ai problemi fi-
losofici, tre nuovi problemi, che durante l'ultimo decennio si sono im-
posti all'attenzione di tutti, quello culturale, quello epistemologico e
quello assiologico. Questi tre problemi suscitano oggi particolare in-
teresse perché ci si è resi conto che la grave crisi spirituale, che ha
colpito l'umanità intera, trova la sua ragione più profonda nella
disgregazione della cultura e dei valori e nella confusione che si fa
tra scienza e tecnica. E questo vale per chi vuole fare dello studio
della filosofia non un semplice esercizio accademico, ma, come già
pensavano i greci, uno strumento fondamentale e l’unico razional-
mente possibile, per la soluzione dei problemi della vita e della no-
stra società.
Le parti seconda (dedicata ai sistemi filosofici) e terza (dedicata
alla presentazione dei principali filosofi) sono state ampliate con
l'aggiunta di altre « scuole filosofiche », specie quelle sorte negli ulti-
mi decenni e di numerose altre « schede » sui maggiori filosofi. Nella
quarta parte, dedicata alla presentazione di alcuni grandi testi filo-
sofici, è stata inserita l'opera: Introduzione alla metafisica, che è tra
le più significative e rappresentative di Heidegger, uno dei maggiori
filosofi del XX secolo. Infine, il volume è completato da una quinta
(nuova) parte che contiene un « glossario » dei principali termini
filosofici, che sarà di aiuto a chi si accosta per la prima volta alla
filosofia. ì
Questa quarta edizione dell'opera è stata rielaborata seguendo an-
che le indicazioni di molti insegnanti che hanno usato il testo nel
passato e che sono stati da noi interpellati con « schede-inchiesta ».
Ogni capitolo del testo è corredato di questionari, di concetti da
ritenere, di sintesi contenutistiche e di chiose a margine, che, oppor-
tunamente utilizzati, costituiscono un adeguato sussidio per un mi-
gliore approfondimento e una rapida consultazione.
— I questionari assolvono la duplice funzione propedeutica e di
verifica: a) i questionari propedeutici sono finalizzati a suscitare il
problema nei suoi aspetti fondamentali; b) i questionari di verifica
e discussione consentono il controllo del processo di apprendimento
in ordine ai contenuti, il raccordo tra le successive fasi di lavoro e
la discussione sui temi di maggior rilievo.
— I concetti da ritenere sono finalizzati alla corretta acquisizione
del linguaggio tecnico e alla capacità di gestire con maggiore facilità
qualsiasi testo filosofico.
— Le sintesi contenutistiche, elaborate alla fine di ogni capitolo,
hanno lo scopo di favorire la padronanza costante dei contenuti ac-
quisiti.
— Le chiose, ai margini del testo permettono di individuare su-
bito i temi centrali presentati.
— Alla fine di ogni capitolo una breve ed aggiornata bibliografia
segnala, secondo le necessità, opere per approfondire temi parti-
colari.
Questa opera, oltre che per uso scolastico, date le sue caratteri-
stiche che ne fanno una piccola enciclopedia filosofica (da consul-
tare nelle più svariate occasioni), la riteniamo molto utile anche per
tutti coloro che vogliono conoscere gli elementi fondamentali della
filosofia come studio dei grandi problemi dell'umanità e vogliono
aggiornarsi su di essi.
Ricordiamo, infine, che l'Autore ha curato presso la nostra edi-
trice un Corso di storia della filosofia, in tre volumi, con le stesse
caratteristiche metodologiche della presente opera e con un'ampia
antologia di testi dei maggiori filosofi di ogni epoca. Il terzo volume
del Corso suddetto, di pp. 616, presenta in modo esauriente la filo-
sofia degli ultimi due secoli e può diventare un ottimo strumento
per far conoscere le maggiori correnti filosofiche contemporanee ad
ogni persona di cultura media superiore.
Introduzione
QUESTIONARIO PROPEDEUTICO {*)
I. Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Che cosa è la vita? Sono questi
i « perché » fondamentali che l’uomo si pone.
2. Quali risposte dare a questi perché?
3. Rispetto agli altri esseri viventi, che cosa significa essere uomo?
4. Che cosa significa essere dotato di intelligenza, di volontà, di capacità
di amare?
5. Che cos'è il pensiero? Che cos'è la realtà? Che rapporto c'è tra la capa-
cità di pensare e la realtà? Che cos'è la verità?
6. Che cosa significa essere libero? Che cosa significa essere condizionato?
Qual è il criterio che deve regolare il rapporto con i propri simili e con l’uso
delle cose? Che cos'è il bene? Che cos'è l'utile? Che rapporto c’è tra bene e
utile? .
7. Ciascuno di noi ha bisogno degli altri. Come e perché?
L'uomo, si dice, è naturalmente filosofo, cioè « amico della sa-
pienza »; bramoso di sapere, egli non si accontenta di vivere alla
giornata e di accettare passivamente le informazioni che l’esperien-
za immediata gli offre, come fanno gli animali. Il suo sguardo inqui-
sitivo vuole conoscere il perché delle cose, soprattutto il perché
della propria vita.
1. Che cos'è la filosofia
1.1 La conoscenza intellettuale
L'uomo è un essere che pensa: egli è dotato di una capacità cono-
scitiva superiore a quella degli altri esseri viventi appartenenti sia
al regno vegetale che a quello animale. Gli animali, ad esempio, pos-
sono avere coscienza ma non autocoscienza; essi sanno, ma non
sanno di sapere; desiderano, ma non sanno di desiderare; amano,
ma non sanno di amare; crescono, diventano adulti e muoiono, ma
non sono consapevoli di queste trasformazioni del loro essere.
L'uomo non solo percepisce con i sensi gli eventi particolari, come
{(*) Come è accennato nella presentazione dell'Editore, i questionari pro-
pedeutici hanno lo scopo, attraverso l'esercizio della riflessione e dell’autorifles-
sione, di suscitare la partecipazione attiva degli allievi alla costruzione previa
della lezione,
Superiorità della
conoscenza umana
Conoscenza
razionale e
conoscenza
simbolica
Varie definizioni del
termine ‘‘filosofia’’
gli altri esseri viventi, ma con la sua ragione è in grado di acquisire
idee generali o di formulare giudizi universali. Egli non conosce
solo i fatti ma anche i « perché ».
La conoscenza intellettuale, di cui l'uomo è dotato, assume due
forme principali: quella razionale o logica (che opera con i concetti)
e quella simbolica o analogica (che opera con le immagini, i simboli,
i miti, le parabole, ecc.). La prima è di tipo speculativo e astratto,
mentre la seconda è di tipo figurativo, concreto.
La conoscenza simbolica non è necessariamente inferiore a quella
razionale, anzi per alcune sfere della realtà (per esempio: arte e re-
ligione) essa è più congeniale della seconda.
L’uomo, si è detto, è naturalmente « filosofo » cioè, dal ‘greco,
« amico della sapienza ». Ed è vero. Bramoso di sapere, egli non si
accontenta di vivere alla giornata e di accettare passivamente le in-
formazioni che l'esperienza immediata gli offre, come fanno gli ani-
mali. Il suo sguardo inquisitivo vuole conoscere il perché delle cose,
soprattutto il perché della propria vita.
Ma, mentre l'uomo comune, l’uomo della strada, solleva questi in-
terrogativi e affronta questi problemi saltuariamente, senza metodo
e senza ordine, ci sono delle persone che dedicano a queste ricerche
tuito il loro tempo e tutte le loro energie, e si propongono di otte-
nere una soluzione conclusiva di tutti i grossi problemi che assil-
lano la mente umana, mediante un'analisi approfondita e sistema-
tica. Sono questi coloro ai quali si è soliti dare il nome di « filosofi ».
1.2 Riflessione filosofica
La filosofia pertanto è una conoscenza, una forma di sapere e,
come tale, ha una sua sfera particolare di competenza, su cui cerca
di acquisire informazioni valide, precise e ordinate. Mentre però è
facile dire qual è la sfera di competenza delle varie scienze sperimen-
tali, non è altrettanto agevole precisare il campo di ricerca proprio
della filosofia. Si sa, per esempio, che la botanica studia le piante, la
geografia i luoghi, la storia i fatti, la medicina le malattie, ecc. Ma la
filosofia che cosa studia? A sentire i filosofi essa studia tutto. Aristo-
tele, che fu il primo ad effettuare una ricerca rigorosa e sistematica
sulla natura di questa disciplina, dice che la filosofia studia « le cause
ultime di tutte le cose »; Cicerone definisce la filosofia « studio delle
cause umane e divine delle cose »; (Cartesio afferma che la filosofia
« insegna a ben ragionare »; Hegel concepisce la filosofia come « sa-
pere assoluto »; Whitehead ritiene che compito della filosofia sia
« fornire una spiegazione organica dell'universo ». Potremmo citare
molti altri filosofi che definiscono la filosofia ora come studio del
valore della conoscenza, ora come ricerca del fine ultitmo del-
l’uomo, ora come studio del linguaggio, dell'essere, deila storia, del-
l'arte, della cultura, della politica, ecc. E, in effetti, coerenti con
queste disparate definizioni, i filosofi hanno studiato tutte le cose.
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Dobbiamo quindi concludere che la filosofia studia tutto? Sì, e que-
sto per due ragioni.
‘ In primo luogo, perché tutte le cose possono essere esaminate,
oltre che a livello scientifico, anche a livello filosofico. Così gli uo-
mini, gli animali, le piante, la materia, già studiati da molte scien-
ze e da differenti punti di vista, sono suscettibili anche di un'indagine
filosofica. Infatti gli scienziati si chiedono come sia fatta la materia,
cosa sia la vita, come siano strutturati gli animali e l’uomo, ma non
affrontano certi problemi che pure riguardano l'uomo, gli animali,
le piante, la materia: per esempio, che cosa sia l’esistere. Special-
mente riguardo all'uomo, di cui le scienze studiano molteplici aspetti,
sono molti i problemi che nessuna di esse affronta (mentre li sup-
pone già risolti), come il valore della vita e della conoscenza umana,
la libertà, la natura del male, l'origine e il valore della legge morale.
Di questi problemi si occupa soltanto la filosofia.
In secondo luogo, perché, mentre le scienze studiano questa o
quella dimensione della realtà, la filosofia ha per oggetto l’intero, la
totalità, l'universo preso globalmente.
Ecco, pertanto, la prima caratteristica che distingue la filosofia
da qualsiasi altra forma di sapere: essa studia tutta la realtà ò, co-
munque, cerca di ottenere una comprensione completa ed esauriente
di ogni settore della realtà. Essa si preoccupa soprattutto, di sapere,
di comprendere; mentre la scienza si accontenta di analizzare e di
calcolare.
1.3 Natura della filosofia
Ma ci sono anche altre tre qualità che contribuiscono a dare al
sapere filosofico un carattere proprio e specifico: a) lo strumento di
ricerca; b) il metodo; c) il fine o scopo.
a) Lo strumento di ricerca, di analisi di cui si serve la filosofia
è la ragione, la pura ragione, il « puro ragionamento », come dice
Platone. Essa non dispone di microscopi, telescopi, macchine foto-
grafiche, ecc. Non può effettuare controlli con strumenti materiali né
affrettare le sue operazioni ricorrendo agli elaboratori. Anche gli
strumenti conoscitivi, di cui si serve ogni uomo e ogni scienziato, i
sensi e la fantasia, al filosofo servono solo nella fase iniziale, per
ottenere quelle cognizioni del reale, su cui poi indirizza lo sguardo
penetrante della ragione. Il lavoro vero e proprio dell'indagine filo-
sofica è compiuto dalla sola ragione, Ia quale per sottrarsi a qualsiasi
distrazione si chiude dentro il suo sacro recinto, lontana dal frastuo-
no delle macchine, dalla seduzione dei piaceri e dalla prassi, dalia
confusione dei sensi, in solitaria compagnia col proprio oggetto.
b) Il metodo della filosofia è essenzialmente raziocinativo, anche
se non esclude qualche momento intuitivo (sia nella fase iniziale
sia in quella terminale). I procedimenti raziocinativi sono però mol-
9
La filosofia può
esaminare ogni cosa
La filosofia, a
differenza delle
singole scienze,
studia ogni settore
della realtà
Lo strumento di
ricerca della
filosofia è la ragione
La fiiosotia nella
sua ricerca ha un
metodo e un fine
La filosofia
elementare è
soprattutto narrativa:
si esprime
attraverso i miti
Con l’indagine
razionale è sorta la
filosofia scientifica
teplici, di cui i più importanti sono l’induzione e la deduzione. La
filosofia li adopera entrambi: il primo per risalire dai fatti ai prin-
cipi « primi », il secondo per ridiscendere dai principi primi ed illu-
minare ulteriormente i fatti, per comprenderli meglio.
c) La filosofia si distingue dalle scienze anche nel fine. La filo-
sofia non è volta a fini pratici e interessati, come la scienza, l’arte, la
religione e la tecnica, le quali, in un modo o nell'altro, hanno sempre
di mira qualche soddisfazione oppure qualche vantaggio. La filosofia
ha per unico obiettivo la conoscenza; essa mira semplicemente a
ricercare la verità per se stessa, a prescindere da eventuali utiliz-
zazioni pratiche. La filosofia ha uno scopo puramente teoretico, ossia
contemplativo; non ricerca per nessun vantaggio che sia ad essa
estraneo, ma per se stessa; essa è quindi — come ha detto egregia-
mente Aristotele nella Metafisica (A, 2,982b) — « libera », in quanto
non è asservita ad alcuna utilizzazione di ordine pratico, e quindi si
realizza e si risolve nella pura contemplazione del vero.
2. Le origini della filosofia
2.1 Filosofia elementare e scientifica
L'uomo — l'abbiamo già visto — è per natura filosofo: in quan-
to essere ragionevole egli è portato ad interrogarsi su tutto ciò che
c'è, tutto ciò che accade, tutto ciò che compie e tutto ciò che vale.
Le questioni ultime non sono una riserva di caccia aperta soltanto
ai dotti e ai letterati, ma è aperta anche all'uomo della strada, an-
che all'analfabeta. Esiste pertanto una filosofia elementare che è
comune a tutti gli uomini. a
La forma letteraria della filosofia elementare è quella del rac-
conto: è essenzialmente filosofia narrativa (non è filosofia argomen-
tativa, raziocinativa, sistematica); la filosofia elementare si esprime
attraverso miti, presentati in racconti, poemi, diari. Sotto queste
forme essa è presente in tutte le civiltà, in particolare nelle grandi
civiltà orientali (cinese e indiana) e nelle antiche civiltà del vicino
Oriente (egiziana, assiro-babilonese, ittita ed ebraica).
Ma, come abbiamo già spiegato in precedenza, oltre alla filosofia
elementare esiste anche una filosofia scientifica, sistematica, spe-
cializzata. Questa forma di filosofia, storicamente, si è sviluppata
soltanto in Occidente (al pari della scienza e della tecnologia). Per
quale motivo? Perché soltanto gli occidentali, a partire dal popolo
greco, sono riusciti a mettere a punto gli strumenti concettuali (la
logica, la dialettica, il puro ragionamento) che sono necessari per
elevare la filosofia dal livello elementare a quello scientifico. Infatti
anche nelle altre culture, specialmente in quelle derivanti dalle
grandi civiltà mediorientali ed orientali, elementi filosofici appaiono
in contesti di carattere prevalentemente religioso e pertanto non
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possono essere definiti « filosofia » in senso scientifico vero e pro-
prio. Che i problemi ultimi si possono affrontare e risolvere col
puro ragionamento (controllato dalle regole della logica) fu scoper-
to da Parmenide, Eraclito, Platone e, soprattutto, da Aristotele. Que-
ste grandi intelligenze dell’Ellade cercarono la filosofia come scien-
za. La filosofia è quindi una conquista degli occidentali e, fino ai
giorni nostri, è rimasta una prerogativa del pensiero occidentale. È
per questo motivo che ogni storia della filosofia coincide pratica-
mente con l'esposizione delle teorie dei filosofi dell'Occidente.
2.2 Mito e filosofia
L'umanità primitiva (lo si può constatare presso tutti i popoli)
per qualsiasi problema si è accontentata di dare delle spiegazioni
mitiche. Così alla domanda: « Perché tuona? » ha risposto: « Per-
ché Giove è adirato »; alla domanda: « Perché tira vento? » ha ri-
sposto: « Perché Eolo si è infuriato ».
A noi moderni queste soluzioni paiono semplicistiche e sbaglia-
te. Tuttavia, storicamente, esse hanno grandissima importanza, in
quanto rappresentano il primo sforzo fatto dall'umanità per render-
si conto della natura delle cose e delle loro cause. Sotto il velo fan-
tastico c'è in esse un'autentica ricèrca delle « cause prime » del
mondo.
Per questo motivo, riteniamo opportuno spendere qui qualche
parola sul mito, sulla sua definizione, sulle sue interpretazioni prin-
cipali e sul passaggio dalla mitologia greca alla filosofia.
Il Turchi, noto studioso della storia delle religioni, definisce così
il mito: « Il mito, nella sua accezione generale e nelia sua scaturigi-
ne psicologica, è l'animazione dei fenomeni delia natura e della vità,
dovuta a qualche forma primordiale ed intuitiva della conoscenza
umana, in virtù della quale l'uomo proietta se siesso nelle cose,
cioè le anima e personifica dando loro figura e atteggiamenti sugge-
riti dalla sua immaginazione; esso è, insomma, una rappresentazio-
ne fantastica della realtà spontaneamente delineata dal meccani-
smo mentale ».! Di questa lunga definizione possiamo ritenere l’ulti-
ma parte: il mito è una rappresentazione fantastica, intuitivamen-
te delineata dal processo mentale dell'uomo, al fine di dare un'’in-
terpretazione e una spiegazione ai fenomeni delia natura e della vita.
Come s'è detto, sin dall'inizio l'uomo ha cercato di indagare
l'origine dell'universo, la natura delle cose e delle forze cui egli
si sentiva soggetto. A questa indagine, sotto la spinta cella fanta-
sia creatrice e dell’intuizione, doti così vive ancor oggi presso i po-
poli primitivi, egli ha dato colore e forma, costruendosi un mondo
di esseri viventi (con sembianza umana oppure ferina), dotati di
storia. La loro funzione è di fornire una spiegazione per qualsiasi
! N. TURCHI, Le religioni dell'umanità, Assisi 1954, p. 61.
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Ii mito è ia prima
riscosta dell’umanità
ai fenomeni delia
naiura e delia vita
Rivaiutazione del
mito quale risposta
“‘prelogica’’ ai
problemi
dell’esistenza umana
evenio della natura e dell’esistenza umana: per la guerra come per
la pace, per la quiete come per la tempesta, per l'abbondanza come
per la carestia, per la buona salute come per la malattia, per la na-
scita come per la morte. Tutti i popoli antichi, gli assiri, i babilonesi,
i persiani, gli egiziani, gli indiani, i cinesi, i romani, i galli, i greci,
hanno i loro miti. Però, fra tutte le mitologie, la greca è quella che
spicca maggiormente per ricchezza, ordine e umanità. Non c'è quindi
da essere sorpresi se fu proprio dalla mitologia greca che prese svi-
luppo la filosofia.
Del mito sono state fornite le più svariate interpretazioni, di cui
le principali sono due: mito = verità, mito = favola.
Secondo l’interpretazione « mito = verità », il mito è una rappre-
sentazione fantastica che intende esprimere una verità. Secondo
l'interpretazione « mito = favola », il mito è un racconto immagi-
noso senza nessun intento teoretico. I miti, secondo la prima inter-
pretazione, sono le uniche spiegazioni che l'umanità, ai suoi primor-
di, era in grado di fornire delle cose, ma sono spiegazioni in cui
credeva fermamente. I miti, nella seconda interpretazione, sono
raffigurazioni fantastiche in cui nessuno ha mai creduto, e meno
degli altri i loro creatori.
I primi a considerare i miti delle pure favole furono i filosofi
greci. A loro più tardi si sono associati volentieri i Padri della Chiesa,
gli scolastici e la maggior parte dei filosofi moderni.
Ma, a partire dall'inizio del nostro secolo, vari studiosi di storia
delle religioni (Eliade}, di psicologia (Freud), di filosofia (Heidegger),
di antropologia (Lévi-Strauss), di teologia (Bultmann) hanno inco-
minciato ad appoggiare l'interpretazione mito = verità, indotti a ciò
dall’argomento che l'umanità primitiva, pur non potendo darsi del-
l'universo una spiegazione « logica », cioè concettuale, ragionata e
metodica, tuttavia deve aver cercato di darsi una spiegazione più
o meno intuitiva di fenomeni come la vita, la morte, il bene, il
male, ecc., fenomeni che colpiscono la mente di qualsiasi osservato-
re, per quanto poco istruito. Secondo molti studiosi contemporanei,
i miti nascondono, pertanto, sotto la maschera di immagini più
o meno eloquenti, la risposta « prelogica » fornita dall'umanità pri-
mitiva a questi grossi problemi. Tale risposta, a loro giudizio, me-
rita d'essere presa in considerazione anche oggi, perché l’umanità
primitiva, semplice e attenta, in alcuni casi può aver colto intuitiva-
mente nel segno più dell'umanità progredita, troppo smaliziata e
distratta che si vale dei metodi raffinati della logica, della dialettica
e della scienza.
Dall'analisi degli studiosi del nostro tempo risulta che presso
i popoli antichi il mito ha svolto tre funzioni principali: religiosa,
sociale e filosofica.
Anzitutto « il mito è il primo gradino nel processo di compren-
sione dei sentimenti religiosi più profondi dell’uomo; è il prototipo
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della teologia »? Però, allo stesso tempo, esso è anche ciò che se-
gnala e garantisce l'appartenenza ad un gruppo sociale piuttosto
che ad un altro; infatti la diversa appartenenza dipende dai miti
particolari che uno sposa e coltiva. Infine il mito svolge anche una
funzione affine a quella della filosofia in quanto esso rappresenta
il modo di autocomprendersi dei popoli primitivi. Anche l’uomo del-
le civiltà antiche è consapevole di certi fatti e valori, e cristallizza
la causa dei primi e la realtà dei secondi in quelle rappresentazioni
fantastiche che sono appunto i miti.
Noi siamo del parere che il mito sia denso di significato sia
religioso che filosofico, sia sociale che personale. Però non siamo
disposti a rivalutarlo fino al punto. di stabilire una equiparazione
diretta tra mito e filosofia. Questa, pur proponendosi essenzialmen-
te lo stesso obiettivo del mito, ossia quello di fornire una compren-
sione esaustiva delle cose, cerca di conseguirlo in un modo comple-
tamente diverso. Infatti il mito procede con la rappresentazione fan-
tastica, con l'immaginazione poetica, con intuitive analogie suggeri-
te dall'esperienza sensibile; pertanto resta al di qua del /ogos, ossia
al di qua della spiegazione razionale. Invece la filosofia opera con
la sola ragione, con rigore logico, con spirito critico, con motiva-
zioni razionali, con argomentazioni stringenti’ basate su principi
il cui valore è stato previamente assodato in forma esplicita?
3. | problemi filosofici fondamentali
Abbiamo già detto che ogni cosa è suscettibile di indagine filo-
sofica; si può, quindi, dare una filosofia dell'uomo, degli animali,
del mondo, della vita, della materia, degli dèi, della società, della
politica, della religione, dell’arte, della scienza, del linguaggio, dello
sport, del riso, del gioco, ecc. Di fatto, però, coloro che si chiama-
no filosofi hanno studiato di preferenza soltanto alcuni problemi,
quelli che vanno sotto il nome di logica, gnoseologia (o problema del-
la conoscenza), epistemologia, metafisica, cosmologia, antropologia,
etica, teodicea {o religione), politica, estetica, pedagogia, cultura,
linguaggio e assiologia, le quali costituiscono pertanto anche le
parti principali della filosofia. La logica si occupa del problema del-
l'esattezza del ragionamento; la gnoseologia della conoscenza; l'e pi-
stemologia, nell'accezione attuale del termine, della scienza, del suo
fondamento e del suo valore; la metafisica, del fondamento ultimo
? L. GILKEY, I! destino della religione nell'èra tecnologica, Roma 1972, p. 163.
? Aristotele dice che la differenza specifica tra scienza ed esperienza sta
nel fatto che la seconda testimonia che qualcosa è accaduto e ne rappresenta
il come, mentre la prima cerca di chiarirne il perché. A nostro avviso, anche la
differenza tra mito e filosofia sta proprio qui. Il mito ci dice come si struttura
l'universo, ossia il mondo degli dèi, degli uomini e delle cose. La filosofia
invece vuole spiegare il perché del mondo, dell'uomo e di Dio.
13
| fondamenti
filosofici sono le
costanti della
riflessione umana
delle cose in generale; la cosmologia, della costituzione essenziale
delle cose materiali, della loro origine e del loro divenire; l'antro po-
logia, dell'uomo, della sua natura e del valore della sua persona; la
teodicea, del problema religioso ossia dell'esistenza e della natura di
Dio e dei rapporti che gli uomini hanno con lui; l’etica, dell'origine e
della natura della legge morale, della virtù e della felicità; la politica,
dell'origine e della struttura dello Stato; l’estetica, del problema del
bello e della natura e funzione dell’arte; la pedagogia, dell’educazio-
ne; la cultura del complesso delle conoscenze e dei comportamenti
dell'uomo; l'assiologia, dei valori.
Essendo queste le costanti del filosofare, che in forma più o meno
accentuata sono presenti in tutte le epoche della storia, prima di
iniziarne lo studio sistematico è opportuno acquisire un'idea abba-
stanza precisa dei problemi che esse abbracciano e intendono risol-
vere. A tale esigenza si propone di rispondere il presente volume.
Esso non è diretto agli specialisti ma a chi inizia a studiare la
filosofia. Per questo motivo, i singoli problemi sono esposti e di-
scussi in forma semplice, precisa, essenziale. Di ogni problema si
illustrano le origini e gli sviluppi storici, le soluzioni prospettate dai
vari filosofi attraverso i secoli e le questioni tuttora aperte e pen-
denti.
CONCETTI DA RITENERE
— Conoscere; filosofia; filosofo
— Intelletto; razionalità; logicità
— Ricerca; metodo; finalità
— Scienza; tecnologia; scientificità
— Induzione; deduzione
— Mito; favola; risposta « pre-logica » o intuitiva.
SINTESI CONTENUTISTICA
1) Che cos'è la filosofia — La conoscenza umana è superiore a quella degli
altri esseri viventi. A livello intellettuale essa assume due forme: razionale o
logica e simbolica o analogica. L'uomo è naturalmente « filosofo », egli cerca
sempre il perché delle cose. Vengono chiamati « filosofi » coloro che hanno
come primo scopo queste ricerche condotte in modo sistematico, per arrivare
ad avere delle risposte ai grandi interrogativi che da sempre si è posta l’uma-
nità. La filosofia ha una sfera particolare di competenza. Non è facile però
stabilire in modo specifico il campo di ricerca proprio della filosofia. In realtà
i filosofi si sono occupati non solo dello studio dell'uomo, ma anche del lin-
guaggio, dell'essere, della storia, dell’arte, della cultura, della politica, ecc. Si
può dire pertanto che la filosofia si occupa di ogni cosa, ricercandone le cause
e le ragioni fondamentali. Inoltre, mentre le singole scienze studiano una par-
ticolare dimensione della realtà, la filosofia ha per oggetto l'universo preso
nella sua totalità. .
2) La specificità della filosofia è data dal fatto che essa si vale: a) di uno
strumento di ricerca, che è dato dalla ragione; b) di un metodo raziocinativo,
valendosi dell’induzione e della deduzione; c) dell'obiettivo specifico della co-
noscenza.
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3) Le origini della filosofia — Filosofia elementare (comune a tutti gli
uomini) e scientifica (sistematica, specializzata). Rapporto tra mito e filosofia.
Due principali interpretazioni del mito: mito = verità, mito = favola. Mentre
sino al secolo scorso ha dominato il concetto del mito = favola, dall’inizio
del secolo XX molti studiosi hanno ripreso il concetto di « mito = verità » in
quanto l'umanità primitiva, non potendo dare una spiegazione « logica » del-
l'universo, ha cercato una spiegazione intuitiva ai grandi fenomeni come la
vita, la morte, il bene, il male, ecc. I miti, sotto la maschera di immagini varie,
danno una risposta « prelogica » a questi fenomeni. Dalla mitologia greca prese
sviluppo la filosofia. Funzione religiosa, sociale e filosofica del mito.
4) I problemi filosofici fondamentali — La logica (studio dell'oggetto del
pensiero in quanto tale) si divide in formale, trascendentale e matematica. Il
« sillogismo » aristotelico; l'epistemologia (teoria generale del sapere scienti-
fico) e la gnoseologia (teoria filosofica della conoscenza); la cosmologia (studio
della forma e delle leggi dell'universo); l'antropologia {studio dell’uomo); la
metafisica (studio dell'essere in quanto tale); l'etica o morale (studio dell'agire
umano con riferimento all'ultimo fine); l’estetica (studio dell'attività e della
produzione artistica); la politica (studio dell'origine e del fondamento dello
stato); la teodicea {studio di Dio); la storia (lo studio del senso della storia);
la pedagogia (scienza dell'educazione); la cultura (l'insieme di costumi, valori,
ecc., propri di un popolo); l’assiologia (studio dei valori).
QUESTIONARIO DI VERIFICA E DISCUSSIONE
1. Animali e uomo: in che cosa consiste la differenza?
2. Quali forme assume, nell'uomo, la conoscenza intellettuale?
3. Perché l’uomo è stato sempre naturalmente filosofo? L'uomo come si
differenzia dagli altri esseri viventi?
4. Che cosa sono la filosofia e il filosofo?
5. La differenza tra filosofia e scienze consiste nell'oggetto o nel metodo?
6. Quali sono le principali concezioni cosmologiche della scienza contem-
poranea?
7. Che cosa è il mito? Come è sorto?
8. Perché si dice oggi che il mito è una risposta « prelogica » dell'umanità?
SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1. Sul concetto di filosofia:
AA.Vv., Enciclopedia Garzanti di filosofia, Garzanti, Milano 1986°.
AA.Vv., Scienza e filosofia oggi, Massimo, Milano 1980.
GENTILE M., Che cosa è il sapere, La Scuola, Brescia 1948.
MARITAIN J., Introduzione alla filosofia, Massimo, Milano 1986.
Morra G.F., Filosofia per tutti, La Scuola, Brescia 1974.
PIEPER J., Per la filosofia, Ares, Milano 1966.
RicoBELLO A., Perché la filosofia, La Scuola, Brescia 1979.
VERNEAUX R., Introduzione e logica, Paideia, Brescia 1956.
2. Sui rapporti tra mito, religione e filosofia:
ABBAGNANO N., Filosofia, religione, scienza, Taylor, Torino 1960.
CopLESTON F.C., Religione e filosofia, La Scuola, Brescia 1977.
MonpoLro R., Alle origini della filosofia della cultura, Il Mulino, Bologna
1956.
SERVIER J., L'uomo e l'invisibile, Borla, Torino 1967.
15
SNELL B., La cultura greca e le origini del pensiero europeo, Einaudi,
Torino 1963.
VERNANT J., Mito e pensiero presso i greci, Einaudi, Torino 1970.
3. Sui problemi fondamentali della filosofia:
AA.Vv., Studio ed insegnamento della filosofia, A.V.E., Roma 1966, 2 voll.
AA.Vv., Concetti fondamentali di filosofia, Queriniana, Brescia 1982, 3 voll.
AA.Vv., Storia antologica dei problemi filosofici, collana diretta da Ugo
Spirito, Sansoni, Firenze 1965 ss.
VOLKMANN-SCHLUCK, Introduzione al pensiero filosofico, Città Nuova, Ro-
ma 1986.
Per un aggiornamento generale segnaliamo la rivista quadrimestrale Per
la filosofia (Filosofia e insegnamento), dell'Ed. Massimo di Milano, con temi
monografici e una seconda parte di aggiornamento didattico per gli insegnanti.
(Si può chiedere lo « specimen » della rivista con i sommari dei vari numeri
usciti).
16
Parte prima: I PROBLEMI FILOSOFICI
Capitolo primo
IL PROBLEMA LOGICO (*)
QUESTIONARIO PROPEDEUTICO
1. Esiste una relazione del pensiero con se stesso?
2. Eventualmente, esso come si esprime e quale valore ha?
3. Quale rapporto è possibile stabilire tra pensiero e, discorso?
1. Natura del problema
La conoscenza umana è un fenomeno complesso e misterioso.
Al suo studio si interessano particolarmente tre discipline filoso-
fiche, la psicologia, la gnoseologia e la logica: la prima ne esa-
mina l'origine e i tipi principali; la seconda ne accerta il valore,
studiando il rapporto che intercorre tra la conoscenza e gli oggetti
conosciuti; la terza, infine, studia le condizioni essenziali al co-
stituirsi della conoscenza e fissa le regole per il suo retto funziona-
mento.
La logica non presuppone la gnoseologia, di cui è piuttosto uno
strumento indispensabile per il raggiungimento della verità. ‘Pre-
suppone invece la psicologia, perché è da quest’ultima che essa
viene a sapere quali sono i tipi di conoscenza di cui è dotata la
mente umana. Ottenute queste informazioni (per l'appunto dalla
psicologia), la logica procede allo studio delle condizioni fondamen-
tali che rendono possibili tali tipi di conoscenza ed a stabilire le
norme per il loro retto funzionamento.
(*) Il termine greco /ogos (dal verbo /égein = dire) presenta nella lingua
originaria una pluralità di significati, che esprimono però tutti una stretta con-
nessione reciproca; dal più semplice al più complesso sono i seguenti: parola,
discorso, ragionamento, mente, intelletto. Il termine indica quindi sia il sog.
getto pensante, sia il procedimento proprio del pensiero, sia il linguaggio nel
suo irisieme che la parola nel suo valore di comunicazione e di specchio astrat-
to delia realtà. La logica, di fatto, finisce per essere lo studio della retta corre-
lazione di tutti quesii elementi.
17
La logica ricerca le
condizioni ed il loro
retto funzionamento
per giungere alla
gonoscenza
La storia della
filosofia conferma la
dipendenza della
logica dalla
psicologia
Il problema della
logica si impone da
sé.
La logica: l’oggetto
del pensiero in
quanto tale
La logica è lo studio
degli enti di ragione
Tale dipendenza della logica dalla psicologia è chiaramente con-
fermata dalla storia della filosofia. Aristotele, per esempio, distin-
gue tre tipi di conoscenza intellettiva (apprensione, giudizio e ra-
gionamento) e così nella sua logica fissa le regole per il retto fun-
zionamento dell’apprensione, del giudizio e del ragionamento. Hu-
me e Stuart Mill pensano che tutta la conoscenza umana faccia
capo alla fantasia e pertanto nella loro logica stabiliscono delle re-
gole per il retto funzionamento della fantasia. Kant, da parte sua,
distingue tre operazioni conoscitive: sensazione, giudizio e ragiona-
mento, e pertanto esplora le condizioni trascendentali che rendono
possibile il loro funzionamento.
Il problema logico, anche se a qualcuno può sembrare artificio-
so, si impone da sé. Esso prende forma non appena ci si accorge
che alcune conoscenze possono essere interpretate in maniera diver-
sa, oppure che la conclusione di un certo ragionamento non può
essere valida. Ecco due esempi. Primo: di notte ho la sensazione
d'essere colpito mortalmente da una fucilata e mi sveglio di so-
prassalto; in un primo momento non so se si tratta di una per-
cezione oggettiva oppure semplicemente d'un sogno. Cosa è che
distingue queste due forme di conoscenza? Secondo: dalle proposi-
zioni: « tutte le oche sono bipedi » e « tutti i galli sono bipedi »,
qualcuno potrebbe trarre la conclusione: « tutti i galli sono oche ».
Per quale motivo una simile argomentazione è errata?
La logica si propone, quindi, di fornire una risposta ai seguen-
ti interrogativi: Ciò che esprimo quando parlo, che cos'è? E quali
sono le sue strutture? Quale la sua organizzazione interna?
Della logica sono state date molte definizioni. Una di quelle su
cui quasi tutti gli autori si trovano d'accordo è la seguente: « è la
scienza che studia il pensato in quanto pensato ». Che significa « il
pensato in quanto pensato »? Vuol dire che la logica studia un oggetto
di pensiero {il pensato) in quanto oggetto di pensiero (in quanto
pensato) e non in quanto rappresentazione di questa o di quella cosa.
Per esempio, la logica prende in esame l'idea di tavolo non in quanto
è la rappresentazione più o meno fedele di questo o di quel tavolo,
oppure per spiegare in che modo tale idea è entrata nella nostra men-
te, ma considera il tavolo in quanto, diventato pensiero, esso assume
certe particolari caratteristiche (che come oggetto fisico non ha),
come l'universalità, la predicabilità, la definibilità, ecc. Così, quando
spiego che nella proposizione « il tavolo è quadrato » tavolo è sogget-
to e quadrato è predicato faccio un discorso che appartiene alla lo-
gica e non alla fisica. Spesso si dice che la logica non studia enti
reali ma enti di ragione. E questo è vero. Infatti le caratteristiche del
pensato, delle idee, come l'universalità, la predicabilità, ecc. sono
entità che non esistono nella natura delle cose (non sono entità
fisiche), ma esistono solo nella mente.
La logica si divide in tre grandi branchie: logica formale, logica
trascendentale e logica matematica.
18
La logica formale esamina le caratteristiche delle idee al fine di
stabilire le norme del retto argomentare. Si dice « formale », ap-
punto perché ciò che l’interessa sono le caratteristiche delle idee e
non i loro contenuti. Ne consegue che le norme che essa stabilisce
garantiscono la correttezza del discorso ma non la sua verità.
La logica trascendentale tratta della validità delle nostre cono-
scenze, ossia delle condizioni alle quali esse devono la loro possi-
bilità e verità, e perciò del peculiare modo di essere del pensato
in quanto pensato.
La logica matematica non parte da un determinato discorso al
fine di determinare le regole che ne garantiscono la verità, ma
procede nel senso inverso: stabilisce anzitutto un gruppo di regole
sulle relazioni di certi termini tra di loro e poi procede a determi-
nare quale discorso sia possibile una volta accettato tale gruppo di
regole. La logica matematica viene pertanto costruita come un puro
calcolo.
2. Panorama storico
Aristotele ci ha dato le prime norme della logica formale: « La
scienza della logica è stata scoperta dai Greci. Ciò non significa
che prima di essi non vi sia stato pensiero logico: questo infatti
è antico quanto il pensiero, poiché ogni ideazione fertile è con-
trollata dalle regole della logica. Ma una cosa è applicare tali regole
inconsciamente nelle operazioni del pensiero pratico, e un’altra for-
mularle esplicitamente, in maniera da sistematizzarle sotto forma di
una teoria. Spetta ad Aristotele il merito d'aver iniziato lo studio
organico delle regole logiche ».
Il merito principale d’Aristotele è avere fissato con grande pre-
cisione le regole dell'argomentazione deduttiva, nella forma del
sillogismo.
Il sillogismo consta di tre proposizioni di cui le prime due sono
chiamate « premesse » e la terza « conclusione ». Le tre propo-
sizioni sono costruite soltanto con tre termini, denominati « me-
dio », « maggiore » e « minore ». Il medio è quello che compare
due volte nelle premesse ma non figura nella conclusione. Il mag-
giore e il minore figurano sia nelle premesse sia nella conclusione.
Il maggiore è quello che ricorre nella premessa maggiore e il mi-
nore quello che ricorre nella premessa minore. Per esempio, nel
sillogismo: « Tutti gli uomini sono ragionevoli; Socrate è un uo-
mo; quindi Socrate è ragionevole », « uomo » è il termine medio;
« ragionevole » è il termine maggiore; « Socrate » è il termine
minore.
! H. REICHENBACH, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, Bolo-
gna 1961, p. 208,
19
La logica si divide in:
— formale
— trascendentale
— matematica
Aristotele fissa ie
regole
dell’argomentazione
deduttiva (il
sillogismo): si ha la
logica ‘‘formale’’
Le quattro figure del
sillogismo
L’induzione: dal
particolare
all’universale
Critica al sillogismo:
da Sesto Empirico,
Cartesio, Stuart Mill
Del sillogismo si danno quattro figure principali, le quali si ca-
ratterizzano per la diversa posizione assunta dal termine medio nel-
le premesse. La prima figura si ha quando il termine medio è sog-
getto della maggiore e predicato della minore; la seconda figura,
quando è predicato in tutt'e due le premesse; la terza, quando è
soggetto in entrambe le premesse; la quarta quando è predicato
nella maggiore e soggetto nella minore.
Perché il procedimento sillogistico sia retto Aristotele ha fissato
otto regole fondamentali
Oltre che dell’argomentazione deduttiva Aristotele s'è occupato
anche di quella induttiva. Il procedimento induttivo, o induzione,
si ha quando una proposizione universale viene inferita da due
gruppi di proposizioni particolari. Per esempio: a) il ferro è un me-
tallo, il bronzo è un metallo, l'oro è un metallo, il rame è un me-
tallo, ecc.; b) il ferro è un buon conduttore di elettricità, l'oro è un
buon conduttore di elettricità, il rame è un buon conduttore di
elettricità, ecc.; c) dunque i metalli sono buoni conduttori di elet-
tricità.
L'enumerazione dei casi non può essere completa, perché i casi
sono potenzialmente infiniti, ma dev'essere sufficiente a far co-
gliere la ragione del fenomeno (per esempio, che l’esser metallo è la
ragione della buona conducibilità).
Lo studio della deduzione e soprattutto quello dell'induzione fu
ulteriormente approfondito da altri filosofi dopo Aristotele. Gli
Stoici e alcuni filosofi medioevali hanno sviluppato lo studio delle
deduzioni imperfette, vale a dire delle argomentazioni ipotetiche e
disgiuntive. Invece Bacone * e Stuart Mill5 hanno fissato alcune re-
gole per rendere l’induzione più feconda e sicura. Le tabulae di
Bacone offrono metodi di enumerazione dei casi; le regole di
Stuart Mill precisano vari metodi di ricerca della ragione di fatti
sperimentali.
L'utilità del procedimento sillogistico è stata contestata da vari
autori lungo il corso dei secoli, per esempio, da Sesto Empirico,
Cartesio, Stuart Mill. C'è però da osservare che le loro difficoltà non
muovono tanto dalla logica quanto dalla teoria della conoscenza,
la quale .viene concepita in modo diverso da quello di Aristotele.
? Le otto regole del sillogismo sono: 1. I termini debbono essere soltanto
tre; 2. I termini debbono avere la medesima estensione nelle premesse e
nella conclusione; 3. Il medio non deve mai entrare nella conclusione; 4. Il
medio deve essere preso almeno una volta in tutta la sua estensione; 5. Due
premesse negative non danno nessuna conclusione; 6. Due premesse afferma-
tive risultano necessariamente in una conclusione affermativa; 7. Due premesse
particolari non danno nessuna conclusione; 8. La conclusione segue sempre la
parte più debole, ossia se una premessa è negativa la conclusione dev'essere
negativa; se una premessa è particolare, la conclusione dev'essere particolare.
? Sulla logica aristotelica cfr. B. MONDIN, Corso di storia della filosofia,
vol. I, pp. 122-123, Massimo; Milano 1983.
‘ Cfr. B. MONDIN, Corso di storia della filosofia, vol. II, pp. 103-107, Massi-
mo, Milano 1984.
5 Cfr. B. MONDIN, Corso di storia della filosofia, vol. III, pp. 184-186, Massi-
mo, Milano 1985,
20
Sesto Empirico e Stuart Mill negano i concetti universali, e quindi
per loro è assurdo pretendere di passare dall'universale al singo-
lare come si fa nel sillogismo. Invece Cartesio afferma la corioscenza
intuitiva sia degli universali che dei particolari, e pertanto per lui
diviene superflua qualsiasi argomentazione tesa a passare da un
ordine all’altro. Invece secondo Aristotele noi abbiamo la capacità
di acquistare concetti universali, ma non per intuizione, bensì me-
diante l’astrazione dai particolari. L’astrazione però non comporta
la conoscenza di tuiti i particolari. Così nella deduzione si vengono
a conoscere nuovi casi singoli che nell'universale erano presenti sol-
tanto potenzialmente.
Un altro tipo di logica, detta logica trascendentale, volta a stabi
lire le condizioni essenziali che rendono possibili i vari tipi di cono-
scenza, fu elaborata da Kant. Questi, convinto della validità della
scienza, ha esaminato quali siano gli elementi che fondano tale
validità. A suo giudizio, essi non possono procedere dall’espe-
rienza che non è mai dotata di necessità e universalità, ma dal sog-
getto stesso: sono forme o categorie con le quali il soggetto accoglie,
interpreta e classifica l’esperienza. Nella sua logica trascendentale
Kant determina appunto le forme (di spazio e tempo) e le categorie
(dodici) che danno ordine all'esperienza. Secondo Kant l'intelletto
spontaneamente foggia gli oggetti dell'esperienza (per esempio, fa sì
che essi siano regolati dai principi di causalità, di ordine, ecc.), ma
non li crea; esso fornisce le condizioni a priori mediante le quali, sol-
tanto, qualcosa può essere pensato come oggetto. Queste condizioni
sono l'oggetto della logica trascendentale kantiana, la quale studia
pertanto l'origine, la validità oggettiva e l'estensione (sempre limitata
all'ordine fenomenico) delle nostre conoscenze a priori.
La logica trascendentale non prescinde da ogni contenuto come
la logica formale, ma solo dal contenuto empirico (sensibile) delle
conoscenze.
La teoria kantiana della logica trascendentale ha dato luogo ad
innumerevoli dispute. C'è chi l’ha salutata come la soluzione più
adeguata al problema della conoscenza scientifica; invece altri l'ha
respinta o perché priva di fondamento oppure perché non neces-
saria. Alcuni ne hanno contestata la validità, negando alla matemati-
ca, alla geometria e alla fisica quelle caratteristiche di certezza asso-
luta che Kant ascriveva loro. Ora, se questa obiezione è fondata,
come i più recenti sviluppi della matematica e delle scienze speri-
mentali sembrano attestare, è evidente che crolla il terreno su cui
Kant ha costruito il suo edificio. Altri non mettono in questione la
validità della scienza, ma per spiegarla non ritengono necessario po-
stulare elementi conoscitivi a priori (forme e categorie). Seguendo
Aristotele affermano che l’universalità e la necessità delle idee e dei
giudizi non è il risultato di una sovrapposizione di queste caratteri-
stiche sui dati dell'esperienza, bensì di una lettura approfondita di
tali dati: non sono frutto di una sintesi dell'elemento a posteriori con
21
Kant elabora le
condizioni essenziali
della conoscenza: si
ha la logica
‘‘trascendentale”’
Dalla critica a Kant
deriva il recupero
della logica
aristotelica
Nell'ultimo secolo si
è sviluppata la
logica
‘‘matematica’’
costruita come un
calcolo di simboli
La sintassi del
linguaggio
comprende:
— regole di
formazione
— regole di
deduzione
Il sistema
assiomatico deriva
dai due tipi di
regole
quello a priori, bensì di un'astrazione effettuata dall’intelletto sugli
oggetti dell'esperienza.
L'ipotesi aristotelica rispetto a quella di Kant ha il vantaggio
di salvaguardare meglio l'obiettività del conoscere e, allo stesso tem-
po, è in condizione di render conto della mobilità delle scienze (fi-
siche e matematiche).£
In Hegel la logica formale di Aristotele e quella trascendentale
di Kant non sono abbandonate ma acquistano un senso nuovo: esse
non si riferiscono più semplicemente alla sfera del pensiero, ma an-
che a quella della realtà, perché, secondo Hegel, tra le due sfere
c'è perfetta coincidenza: « tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò
che è reale è razionale ».
Durante l’ultimo secolo, per merito di Frege, Peano, Whitehead,
Russell e altri, ha ottenuto considerevole sviluppo un terzo tipo di
logica, la logica matematica {detta anche logica simbolica oppure
logistica). Questa, come s'è detto, viene costruita come un calcolo
di simboli, i quali non hanno nessun altro senso che quello assegna-
to loro dalle rispettive regole.
Il primo passo della logica matematica è stabilire la sintassi del
linguaggio: ossia fissare le relazioni dei segni tra di loro, mediante
alcune regole generali. Tale sintassi viene costruita indipendente-
mente dalla semantica del linguaggio, la quale si occupa del rapporto
dei segni con ciò di cui si parla.
La sintassi comprende due gruppi di regole: di formazione e
di deduzione. Le regole di formazione stabiliscono prima quali se-
gni scritti (per esempio, q, p, v, -) sono espressioni del linguaggio,
e poi quali combinazioni di tali espressioni sono formule ben for-
mate ossia espressioni sensate, distinte dalle altre (non sensate).
Alcune di queste formule ben formate vengono assunte quali as-
siomi, ossia quali primi enunciati validi. Le regole di deduzione poi
determinano mediante quali procedimenti (per esempio, sostituzione
di una espressione ad un’altra) altri enunciati validi possono essere
derivati, ossia dedotti, dagli assiomi iniziali. Sia gli assiomi sia gli
enunciati dedotti sono chiamati teoremi del sistema. Il sistema che
ne risulta è detto sistema assiomatico, in quanto tutti i teoremi vi
sono dedotti da pochi assiomi.
Come s'è detto, i sistemi assiomatici sono costruiti in modo
del tutto indipendente dal significato che potrà poi essere attri-
buito ai loro teoremi, quando siano applicati ad una scienza; ed i
loro assiomi non hanno affatto la pretesa di essere evidenti. Per-
ciò «la deduzione non consiste nell’inferire da verità evidenti altre
verità, mediatamente evidenti (come nel sillogismo); ma consiste
solo nel trasformare date formule assunte come primitive (ossia
gli assiomi), in modo da ottenerne altre (le formule derivate): tutte
‘ Cfr. B. MONDIN, vol. II, pp. 338-347.
* Cfr. B. MoNDIN, vol. III, pp. 74-80.
22
queste formule — ossia tutti i teoremi — risultano così tra di loro
concatenati in un unico sistema. I sistemi sono però usualmente
costruiti in vista della loro interpretazione, ossia applicazione ad
una data scienza; sicché l'utilità di un sistema sta tutta nella sua ca-
pacità di fornire un criterio rigoroso di distinzione di date formule
— i teoremi, eventualmente interpretabili come enunciati veri di una
data scienza — dalle altre formule. L'interpretazione di un sistema è
data dalle regole semantiche che mettono ogni sua espressione in
rapporto o con un nesso logico (disgiunzione, implicazione, ecc.)
o con una delle entità (oggetto, proprietà, relazione, proposizione,
ecc.) studiate in una data scienza. Il sistema e la sua interpretazione
sono costruiti in modo tale che ad ogni teorema del sistema corri-
sponda una proposizione vera di quella scienza in cui esso viene inter-
pretato »}
Perché un sistema assiomatico sia corretto e logicamente inter-
pretabile si esige che sia non-contraddittorio, tale cioè che due for-
mule di cui una nega quello che l’altra afferma, per esempio, « A »
e « non A », non siano ambedue in esso deducibili.
Senonché nel 1931 Gidel fece una scoperta che ebbe del sensa-
zionale: dimostrò che la non-contraddittorietà del sistema non può
essere dimostrata nel sistema stesso: ossia espréssa in un enunciato
che sia teorema o assioma del sistema. Sicché per affermare valida-
mente la non-contraddittorietà d'un sistema occorre usare espressio-
ni estranee al sistema stesso. Si prese così coscienza dei limiti interni
della logica matematica. Più tardi ci si accorse che difficoltà ancora
maggiori provenivano dall'esterno, nel momento in cui si passava
dal calcolo simbolico alla traduzione semantica dei sistemi assioma-
tici. E in effetti le difficoltà apparvero insormontabili allorché nella
traduzione dei sistemi assiomatici, in un primo tempo, si adot-
tarono regole semantiche come quelle del neopositivismo, regole
troppo rigide e del tutto inadeguate ad esprimere la ricchezza e
varietà dell'esperienza umana.
Si cercò di superare tale difficoltà abbandonando il neopositivi-
smo e sviluppando una nuova filosofia del linguaggio, la filosofia
analitica. Questa insegna che ogni tipo di discorso deve avere una
logica sua propria e che la logica matematica si addice soltanto al
discorso scientifico.
Dalla filosofia analitica i logici matematici hanno appreso l’impor-
tante lezione di mantenere una rigorosa distinzione tra la loro
opera e quella dei semantici. In effetti i logici matematici contempo-
ranei (Carnap, Quine, Church) costruiscono dei calcoli puramente
formali, intesi cioè come sistemi di segni privi di significato. Solo in
un secondo tempo si chiedono se vi siano delle verità significate da
* F. RIVETTI BARBO', « Il problema logico », in Studio e insegnamento della
posse, Ave, Roma 1966, pp. 159-160.
Cfr. B. 'MONDIN, vol. III, pp. 450-456.
» Cfr. Ivi, pp. 456-460.
23
L’interpretazione di
un sistema:
— nesso logico
(disgiunzione,
implicazione, ecc.)
— entità (oggetto,
proprietà, relazione,
proposizione, ecc.)
Il problema della
non contradditorietà
e i limiti della
logica matematica
La filosofia
‘‘analitica’’ insegna
che la logica
matematica è solo
del discorso
scientifico
Logica ‘‘formale’’ e
logica ‘’simbolica”’:
affinità e differenze
Oggi risulta chiaro
che la logica è una
tecnica ordinatrice
del pensiero
quei segni, e quali esse siano. Le risposte variano dal nominalismo
(Quine) al platonismo (Church).
Al suo primo apparire, la logica matematica parve a molti incom-
patibile con la logica formale tradizionale. Questo giudizio oggi non
è più condiviso da nessuno. In effetti tra le due discipline non esiste
nessuna incompatibilità. Tant'è vero che in uno dei testi più classici
di logica matematica (quello del Quine), tutta la prima parte non fa
altro che riproporre, in forma simbolica, la logica formale di Ari-
stotele.
Esistono tuttavia sicuramente alcune importanti differenze tra
logica formale e logica simbolica. In quest'ultima è più netta la se-
parazione tra il calcolo logico e l’interpretazione semantica; mentre
in Aristotele regole logiche e principi semantici sono spesso mesco-
lati insieme. In secondo luogo, l'apparato della logica matematica è
assai più vasto e complesso di quello della logica formale. Infine,
mentre la logica tradizionale partiva dalla definizione degli enti lo-
gici (concetto, giudizio, ragionamento) e poi ne ricercava le strut-
ture, la logica matematica si limita a costruire i sistemi formali la-
sciando alla semantica di determinare, in un secondo tempo, di quali
enti si tratti.
Grazie alla netta separazione tra logica e semantica oggi risulta
più evidente una verità che i filosofi del passato non hanno sempre
visto chiaramente: che, cioè, la logica, propriamente parlando, non
è una parte della filosofia (e tanto meno tutta la filosofia come pre-
tendeva Hegel) bensì una tecnica generale per ordinare rettamente
il pensiero, qualsiasi pensiero. Essa è pertanto un presupposto fon-
damentale di tutte le scienze, inclusa ovviamente anche la filosofia.
CONCETTI DA RITENERE
— Psicologia; gnoseologia; logica
— Logica formale, trascendentale, matematica
— Sillogismo; deduzione, induzione
— Sintassi del linguaggio; regole di formazione; regole di deduzione
— Sistema assiomatico
— Filosofia analitica
SINTESI CONTENUTISTICA
I. IL PROBLEMA
1. La conoscenza umana è un fenomeno complesso e misterioso. Tre disci-
pline filosofiche si interessano ad esso: la psicologia {ne esamina l'origine e i
tipi); la gnoseologia (ne accerta il valore); la logica (ne studia le condizioni
essenziali e le regole del retto funzionamento). x
2. La logica non presuppone la gnoseologia, di cui è strumento, ma presup-
pone la psicologia che le indica i diversi tipi di conoscenza.
3. Il problema logico si pone da sé quando ci si rende conto che alcune
conoscenze e alcuni ragionamenti possono condurre a conclusioni diverse. Na-
24
scono allora questi interrogativi: Ciò che esprimo quando parlo che cos'è?
Quali sono le sue strutture? Quale la sua organizzazione interna?
4. La logica studia un oggetto di pensiero (il pensato) in quanto oggetto di
pensiero (in quanto pensato) e non in quanto rappresentazione della realtà.
5. La logica è così distinguibile:
a) logica « formale »: suo oggetto sono le idee e i loro contenuti; stabilisce
le regole del retto argomentare;
b) logica « trascendentale »: tratta della validità delle nostre conoscenze e
della loro possibilità e verità;
c) logica « matematica »: è un puro calcolo che stabilisce un gruppo di
regole sulla relazione tra certi termini e determina quale discorso sia possibile.
II. PANORAMA STORICO
1. Aristotele ha fissato nel sillogismo le regole dell’argomentazione dedut-
tiva. Egli si è occupato anche dell’argomentazione induttiva, che inferisce una
proposizione universale da una particolare.
2. Lo studio della deduzione e dell’induzione si è protratto nei secoli attra-
verso gli stoici, Bacone, Cartesio e Stuart-Mill.
3. La logica trascendentale deve la sua paternità a Kant che attribuisce
alle forme pure dello spazio e del tempo e alle categorie il compito di organiz-
zare l’esperienza.
4. In Hegel la prospettiva aristotelica e quella kantiana assumono carat-
tere metafisico: la realtà è il pensato del pensiero.
5. Nel sec. XX Frege, Peano, Whitehead, Russell, ecc. hanno elaborato la
logica matematica o simbolica orientata a stabilire la sintassi del linguaggio
incentrata sulle regole di formazione e di deduzione. Queste ultime portano
alla individuazione dei sistemi assiomatici. La correttezza del sistema assioma-
tico sta nella sua non contraddittorietà. Gòdel nel 1931 ha scoperto che il cri-
terio di non contraddittorietà del sistema è posto fuori dal sistema stesso.
6. Una nuova filosofia del linguaggio, la filosofia analitica, insegna che ogni
tipo di discorso deve avere una sua logica e che la logica matematica si addice
solo al discorso scientifico.
7. Tra logica formale e logica simbolica vi sono importanti differenze:
nella prima sono spesso mescolate regole logiche e princìpi semantici; nella
seconda il calcolo logico e l’interpretazione semantica sono più nettamente
separati.
QUESTIONARIO DI VERIFICA E DISCUSSIONE
1. Quale relazione intercorre tra psicologia, gnoseologia e logica?
2. Che cosa contraddistingue la logica e qual è l'oggetto del suo studio?
3. La logica in quante branchie si divide e quale significato ha ciascuna
di esse?
4. Che cosa sono il sillogismo e l’induzione?
5. Quale rapporto intercorre tra la logica formale e lo studio dell'analisi
logica di una lingua?
6. C'è un campo di applicazione specifica della logica matematica o simbo-
lica nella nostra cultura a tecnologia avanzata?
SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
BocHENSKI J., La logica formale, 2 voll., Einaudi, Torino 1972.
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MORANDINI F., Corso di logica, P.U.G., Roma 1971.
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PIageET J., Logica e psicologia, La Nuova Italia, Firenze 1971.
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QuINE W.V.0., Manuale di logica, Milano 1960.
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SELVAGGI F., Elementi di logica, P.U.G., Roma 1979.
VANNI RovIGHI S., Elementi di filosofia, I, La Scuola, Brescia 1963.
VERNEAUX R., Introduzione e logica (Corso di filosofia tomista), Paideia,
Brescia 1966.
26
Capitolo secondo
IL PROBLEMA GNOSEOLOGICO
(o problema della conoscenza)
QUESTIONARIO PROPEDEUTICO
1. Che cosa si può ritenere necessario per la conoscenza?
2. È possibile analizzare i caratteri del proprio modo di conoscere?
3. Quale rapporto intercorre tra verità, errore e conoscenza?
Il problema della conoscenza, s'è osservato nel capitolo preceden-
te, è un problema complesso, i cui aspetti principali sono tre: primo,
origine e strutturazione; secondo, valore; terzo, retto funziona-
mento. Il primo aspetto è trattato dalla psicologia, il secondo dalla
critica e il terzo dalla logica. Nel capitolo precedente abbiamo esa-
minato l'aspetto logico; ora, nel presente capitolo, ci occuperemo
sia di quello critico che di quello psicologico.
I principali problemi di ordine psicologico sono due, uno riguar-
da le forme della conoscenza umana e l’altro la loro origine.
1. Le forme della conoscenza umana
Per quanto concerne la conoscenza umana, è evidente che anche
noi come gli animali siamo dotati di alcune forme di conoscenza
sensitiva: vista, udito, gusto, odorato, tatto. 'Possediamo inoltre,
anche un'altra capacità, la memoria, la quale ci consente di richia-
mare alla mente notizie che appartengono al passato. Vi è infine la
fantasia, che ci permette di rappresentare le cose in modo originale,
diversamente da come le abbiamo ricevute dall'esperienza. Così, per
esempio, possiamo immaginare un bue con la testa di leone e la coda
di coccodrillo, anche se di fatto un simile animale non esiste nella
realtà.
Sul possesso di queste facoltà non esiste nessun dubbio; perciò
la filosofia non ha nulla da disputare al riguardo.
Senonché la conoscenza umana fornisce anche altri dati singo-
lari, appartenenti all'ordine scientifico, religioso, morale, estetico,
ecc., che includono idee universali e astratte, principi generali e asso-
luti, leggi necessarie, e che presentano quindi caratteristiche del
tutto dissimili dalle conoscenze ottenute mediante i sensi e la fanta-
sia. Di fronte a tali dati sorge inevitabilmente l’interrogativo: di che
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Aspetti del problema
della conoscenza:
— orlginl e
strutturazione
— valore
— retto
funzionamento
Alcune forme della
conoscenza:
— conoscenza
sensitiva
— memoria
— fantasia
Parmenide e i
Pitagorici danno
valore assoluto alla
conoscenza
razionale
Conoscenza
sensitiva e
conoscenza
intellettiva:
orientamento
platonico e
orientamento
aristotelico
genere di conoscenze si tratta? A quale sfera appartengono? Questo
è un problema impegnativo e spetta al filosofo risolverlo.
Le soluzioni possibili, come ci insegna la storia della fiiosofia,
sono molte.
Il problema fu già dibattuto dai presocratici, i quali presentano
subito una soluzione contrastata: Parmenide e i Pitagorici ricono-
scono apertamente oltre alla conoscenza sensitiva anche quella ra-
zionale, ma soltanto a quest’ultima ascrivono valore assoluto. In-
vece Protagora, Gorgia e gli altri Sofisti ammettono solo l’esistenza
della conoscenza sensitiva e in tal modo ritengono di riuscire a
spiegare le profonde divergenze che si incontrano tra gli orizzonti
conoscitivi di membri appartenenti a diverse società o anche allo
stesso gruppo sociale.
In generale, però, durante il periodo classico, quasi tutti i filosofi
riconoscono l’esistenza di almeno due ordini conoscitivi: quello dei
sensi e quello dell'intelletto. Ma all’interno di questo ampio accordo
di fondo, si danno alcune divergenze significative tra i pensatori di
orientamento platonico (Platone, Plotino, Agostino, san Bonaven-
tura) e quelli di orientamento aristotelico (Aristotele


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