VITA
DI ANDREA SEMINO, E DI OTTAVIO SUO FRATELLO, Pittori .
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EBella gloria d'un virtuofo Padre il lafciar dopo fe figli a fe medefimo fomiglianti : ed è più bella, quando la fomiglianza vien loro comunicata non tanto dal trasfufo fangue , quanto dall' induftria, e cura paterna. Fu bella gloria del Pittore Antonio Semino l'aver lafciati dopo Te , non dico già molti infigni parti del fuo pennello, che pur lafciolli, ma due chiaritimi figli, Andrea, ed Ottavio, ambo parimente Pittori: e fu più bella 1* averli col fuo zelo inftruiti, e col fuo efempio infiammati, indi appoggiati ad altri eccellenti Maeftri, di modo che fi renderono a lui fomiglianti [fe forfè anche non fuperaron 1' originale]; e =^=-« profeguendo 1' efercizio della lor nobile Profeflìone, accrebbe- Eh Andrea , ro il luftro alla Famiglia, e gli ornamenti alla Patria . E DI Ottavio
Andrea dunque, ed Ottavio Semini, ficcome dotati SfMINI f erano di pronto, e docile ingegno, cosi fotto la direzione del Padre, che diè loro i principj della pittura, fecero progrefli non ordinarj. Quelli concepito avendo de' figli grandiofe fperanze, per fecondarle, inviolli a Roma ad ultimarvi l'incominciato ftudio, a cui 1 indole, e 1 genio più che mai li ponava. S' applicarono quivi i due giovani ad una feria oflervazione non folo delle più infigni pitture, ma eziandio delle più preziofe ftatue, e de' più eccellenti bafllrilievi, maflìmamente di quelli della colonna Trajana , ritraendoli con indicibile accuratezza . Per tali, ed altre fatiche indefeffàmente efercitate divennero in breve nella facoltà di ben difegnare tanto valenti, che pretto a quell' inclita Accademia delle tre beli' Arti s' acquetarono molta lode . Quindi crefcendo in eflì il defiderio di vie più profittare, dopo aver panati alcuni mefi nella pratica del difegno, cominciarono t' ufo de' pennelli, dipingendo a frefco, e ad olio; nel che fi ftudiarono fempre d'imitare 1' elegantiflìmo ftile di Raffaello da Urbino; e per vero dire affai buon faggio ne diedero in varie pitture, che poi ritornati in patria vi lavorarono .
Ragioniamo in primo luogo di quelle d'Andrea. Egli nel 1552. fu invitato dal Sig. Adamo Centurione a dipingerli a frefco in concorrenza di Luca Cambiafo, e de' fratelli Lazzaro , e Pantaleo Calvi qualche fatto della vita di£. Gio. Battifta entro la Cappella di Santa Maria degli Angioli: ove figurò quefto Santo in atto di battezzare il Salvatore: v' aggiunfe al di fopra il Padre Eterno, e nel nuvolato alcuni Angioli molto belli. Ma ciò, che più arricchifce queft' Opera, fi è il paefe d'intorno, che non può efTere nè meglio ideato, nè con maggior grazia, e profpettiva difpofto .
Colorì poi per la Chiefa della SantifTima Nunziata^ di Portoria tre tavole ad olio divifate così. Nella principale
di effe
di effe rapprefentò la Natività del Salvatore, e in due più piccole S. Giufeppe , che, mentre dorme, riceve dall' Angiolo r orbine di fuggirtene: e un'altr* Angiolo, che annunzia a'PaDi Andrea, fiori il Miftero di eflà Natività . Le quali tavole furono colloE Di Ottavio cate in una di quelle Cappelle , abbellita poi da elio Andrea Semini . ^. ftuccni ^ e altre pitture a frefco con rapprefentazioni della Madonna, ed immagini di Profeti. Vero e , che quefti lavori dall' umido maltrattati fi vanno di giorno in giorno perdendo.
Dopo ciò fu incaricato dal Sig. Giulio Brignole-Sale di dipingerli la facciata del fuo palazzo. (a) Adornolla Andrea di figure d'Imperadori alme fopra certi piediftalli, a cui ftanno legati alcuni Perfonaggi vinti in guerra con attitudini, e rivolgimenti aflài capricciofi; ove oltre alla vivezza inoftrò 1' Artefice gran pratica del difegno . (b)
Non inferiori alle anzidette furono le pitture da lui fatte in Carignano dentro il palazzo de' Signori Francefchi, ove con guftofa maniera aveva rapprefentato il rapimento delle_* Sabine infieme con altre Romane Iftorie. Ma paflàto poi tal palazzo in dominio de' PP. Gefuiti, eglino fecero cancellar tutte quelle, che comparivano poco decenti.
Anche nel palazzo del Sig. Leonardo Salvago lungo la ftrada nuova impiegò Andrea 1* induftria de' fuoi pennelli. Dipinfe colà parecchi falotti: ed in una delle due itanze del fecondo piano efprefle alcuni fatti prefi dall' Eneide di Virgilio: in un' altra alcune ftorie cavate dalla Santa Scrittura , tra le quali il fàcrifizio d'Abramo . In altra danza dello fteffo piano rapprefentò diverfe battaglie, ed imprefe de' Romani con varietà d'atteggiamenti, e di sforzi naturalismi: ed in altra pure la ftoria di Muzio Scevola ripartita con vaghi ftucchi meffi ad oro. Oltr' a ciò ornò con figure di Dei le_-» fcale, le logge, ed il portico: pitture, che meriterebbero fomma lode, fe ficcome fono fpeciofe , cosi folfero ancora_. modelle.
Egli per altro fu Tempre folito a regolare con vereconda circonfpezione le fue Opere . Ond' è, cri' io lontano non fono dal credere, che le ultimamente riferite fiano piuttofto fatte
per
(a\ E'T antico palazzo Brignole firuato vicino a Santa Maria di Catello. (O Quelli lavori fi può dire, che già vi furono.
pft mano d'Ottavio Aio fratello, il quale poco curò la decenza del corpo, e molto meno la purezza dell'anima.
Alle fopraddette pitture non la cedono quelle, che eflb ——^» Andrea fece nell' altro palazzo del Sig. Gio. Battifta Spinola Di Andhea , Valenza (a) , lungo la medefima ftrada nuova. Iftoriovvi * Di Ottavio nella fàla le illuftri cariche, azioni , e graduazioni di varj aml! Personaggi di Cafa Spinola; come V Ambafceria d' Obeno all' Imperador Federigo Barbaroflà; il Generalato di mare conferito da eflb Federigo a Niccolò; Y armata marittima con* dotta da Acone nella Giudea in foccorfo dell' efercito Criftiano; e lo fpofalizio d'Argentina figliuola d' Opizio con_ Teodoro Marchete di Monferrato figliuolo dell' Imperador Andronico . Alle quali fi poflono aggiungere le altre , che colorì entro un fàlotto al piano della galleria, rapprefentanti i ratti d' Antiope , d'Europe, di Prolèrpina , e la Danae, che accoglie Giove trasformato in pioggia d'oro.
Frattanto invoglioflì Ottavio di portarfi a Milano, per ivi offervare le infigni pitture degli Artefici Lombardi: ed Andrea, che bramofo pur era d'acquiftar lumi maggiori nell' imparata ,. e già con tanto onore efercitata Profeflione , volle fargli compagnia „ S'incamminarono dunque infieme.» verfo Milano i due fratelli; e vi giunfero mentre appunto era flato dall' Aleflì terminato il palazzo , che il Sig. Tommafo de Marini Duca di Terranuova s' avea fatto fabbricare nella piazza di S. Felice. Quello Signore , tofto che feppe l'arrivo loro, affai lieto ne fu; e mandando per elfi impiegollj nelle pitture della £la principale di quel palazzo in-. compagnia dr Aurelio Buffo rinomato Pittore, delle quali concordemente fra loro tre fi divifero il facimento. Toccò ad Andrea la volta di mezzo; dove figurò il convito fatto in cielo dagli Dei per le nozze di Pfiche r dal Buffo furono dipinte ne' quattro angoli le quattro ftagioni : ed Ottavio efpreffe fotto del cornicione le Mufe, ed altre immagini di Virtù . Opere, che meritarono d' effer applaudite da' più intelligenti Profeflòri; e diftintamente dal Lomazzi Pittor Milanefè, che nel fuo libro quinto delle grottefche alla pagina 138. così ne parla.
Pinfe
la) U palazzo Spiaola Valenza ara è del Sig. Giorgio Doti**
Pinfe il convito il frate del Semino > De' falfi Dei con Cupido, e Pfiche Nel gran Palazzo di Tomas Marino; Ed Ottavio le Mufe all' Arti amiche Gli fece intorno: e ai canti di quel cielo Le Stagion pinfe il Buffo con gran zelo. Seguitarono dopo quelV Opera i due fratelli a far altri lavori, che, non avendo io veduto, giudicar non pollò , fe_» fiano piuttofto dell' uno, che dell' altro . Io porto bensì opinione , che ad Andrea fi debbano attribuire gli ad olio [ Ira* quali fi conta la tavola del Crocififlb porta nell' Oratorio de' Genove!!, ove anche vedelì ritratto il Duca fuddetto }: e che parti fiano del pennello d' Ottavio quegli a frefco, de' quali più innanzi ragionerò.
Ma dopo averli Andrea acquiftato in Milano un credito inenarrabile; ricordandoli della parola da fe già data a molti Signori Genoveli di rertituirfi qua, per fervirli in varie commi flioiiì; al qual eletto n' avea ricevuto da elfi onorevoli caparre: in compagnia del fratello , che per altro mal volentieri induceafi a partire, fece alla patria ritomo .
Le fue occupazioni in patria non furono, fe non che di ritrarre dal naturale Perfonaggi riguardevoli: fra' eguali è viviffimo il ritratto, eh' ei fece del Sig. Marchefe di Gareflio (a) V anno 1582*, quando querto Signore trovavafi per anche in età giovanile . Tal ritratto fi conferva in Savona entro il palazzo Rovere (b); nel cui primo piano fono a frefco dipinte da Andrea, e da Ottavio due ftanze molto ben iftoriate^ , e degne d' elfer vedute .
Quella fua dote di far i ritratti fomigliantiffimi agli originali fu nota a molti Cavalieri Genovefi, che perciò vollero cfier effigiati da lui. Parimente Scipione Metelli da Caftelnuovo
di
( a ) Francefco Maria Spinola Patrizio Savonefe, e Genorefe era in quel tempo Marchefe di Gareflio.
( b ) Quefto è il palazzo fatto già fabbricare dal Cardinal Giuliano della Rovere , che poi fu Papa Giulio IT., con difegno, e fono la direzione di Giuliano da S. Gallo , In progrefiò di tempo pervenne detto palazzo in dominio del Marchefe di Gareflio, che acquiftollo dai Fideicommiflarj di Clemente della Ro-* rere. Ma Tanno 1676. Io comperarono le Monache di Santa Chiara, per ridurlo in quel Moniftera, che or abitano: ed ivi fono tuttavìa efilfeiiq l«t iatture de' fratgUi, Semini,
Di Andbia » s Di Ottavio Semini •
di Lunigiana celebratiflimo Poeta , avuta informazione d'Andrea , invitollo con un capitolo a ritrargli la Tua donna-. U capitolo incomincia cosi. _
Di Andrea %
Semi», che coi colori, e coi permeili » «ottavio
Invidia alla natura fpeffo fate ■WMW.« In produr parti affai de'Juoi più belli. E dopo un' elegante defcrizione delle bellezze dell' oggetto ornato, conchiude.
Ma per non far più lunga diceria,
Di man voflra vorrei, che mi facefie
Uh ritratto di quefla donna mia: E che dal naturai la dipingefle Con quel fuo vifo da far arder Giove,
CV abbia , com' ha , del grande , e del celefie . Alto foggetto di bellezze nuove Veggo-, eh1 innanzi vi propongo' e certo •
Son cofe al mondo non più vijle altrove. Ma fo, che al mio Semin dotto , ed efpertt .; Col permei, col giudizio, e con la mano
Alcun cammin non pub effer troppo erto i Ogni altro prenderla V imprefa in vano , E quando penferebbe efferci appreffb ,
Attor faria dal fegno più lontano . Da voi poffò fperar , che farà efpreffb [ Per quanto ingegno puote, ed arte umana "] Tutto quel bel, che in lei natura ha meffò.
Soddisfatti in ciò varj Amici, ripigliò Andrea l'intraJafciato elercizio di dipingere sì ad olio, che a frefco Mifterj, Immagini di Santi, e Sacre Storie. Ad olio colorì la bella tavola del Prefepio per una Cappella della Chiefa di S. Francefco di Caftelletto (a): ed a trefeo lavorò nella cafa
E del
(a) F*anche Opera d'Andrea la tavola, che vedefi in altra Cappella di quella Chiefa , dimoftrame il martirio di Santa Caterina; fccome è ivi pur l'uà I' alti a t avola , ove Ita figurato il martirio de' fanciulli Innocenti, copiata da una
di i-a-ùello aa Urbino.'
del SÌg. Francefco Negroni porta pretto alla Chiefa di S. Caterina . (#) Nel palazzo altresì del Sig. Franco Lercaro dia—iàmimimmm pinfe la volta d' un falotto , adornatolo di ftucchi, nel quale Di Andrea 'rapprefentò divifatamente il Profeta Davidde in atto d' eflèr »Di(>^AYiounto Re; di tagliare la verte a Saulle; di togliere allofteffo gjMiNi. ja tazza d'oro; e di uccidere il gigante Golia.
Finalmente pieno di gloria cefsò di vivere in«tà d'anni feffantotto, e fu feppellito dentro la tomba, eh' egli fteflb molti anni prima s'avea fatta preparare nella Chiefa di Santa Maria del Carmine. Sopra la lapida di detta tomba fi leggono quefte parole.
S. D. Andrea Semini Q. Antonii,
Ab Ipso Sibi ,
Suisque Hitredibus Extructum
Anno Domini Mdlxxvhi.
Lafciò Andrea due figli, Cefare, ed Aleflàndro , che alla Pittura attefero, e vi riufciron mediocremente. Di loro mano fono in Genova alcune tavole; e fra effe una del martirio di S. Caterina ad un Altare della Cattedrale: ed un' altra della Maddalena, che colle lagrime riga i piedi di Crifto; la qual tavola fta nella Sagrèrtia di S. Maria del Carmine .
Cortoro padri furono di figli fimilmente Pittori; i quali però si poco nell' arte paterna s' avanzarono, che non avendo in ella né avventori, né rtima, dovettero per difperazione abbandonarla .
Ma tempo è , eh' io parli individualmente d' Ottavio, e delle fue Opere . Quelli quanto fu fuperiore in talento ad Andrea , altrettanto gli fu diffimile nell' indole, e ne' coftumi; perciocché quei del primo erano regolati, ed onefti: quei del fecondo dhToluti, corrotti, e affatto indegni della-, virtù da lui pofleduta . Era egli tutto dedito all' intemperanza , e alla crapola: ftizzofo, e crudele a tal fegno, che
per
( a ) Quefta cafa già Negroni, ora Saoli, limata a fianca del palazzo Cerefia, è tutra dipinta afrefeo tanto nel portico, quanto nelle leale, ed entro le Itanzc eon fuperbe grottefche , < favolose ftorie cavate da' più celebri Poeti «
per cofà da nulla ( ficcome vien riferito ) uccifc un fìio garzone; in pena di che fu efiliato dalla Patria; nè potè ritornarvi , fe non dopo lo sborfo di certo danaro a' parenti dell' uc- ■ , cifo, per ottenerne da eili la pace . Difpiaceva grandemente Di Andrea , ad Andrea lo fcandalofo vivere del fratello, e fpeflò lo ri-E D" °TTAVI<> prendeva: ma fenza frutto. Onde arrivò un giorno adirgli, che non voleva più con eflb abitare, perchè teraea non rovinaffe la cafa, a cagion delle di lui fce] leraggini.
Fu bensì Ottavio della fua Profeflìone al fommo curante , ed indefeffo in quegli ftudj, che concorrono a farne avere un perfetto pofTedimento . {a) Coltivò fin dalla prima.-gioventù 1' amicizia di Luca Cambiafo, e con elfo aperfe un' Accademia, nella quale con tutto il fervore efercitavafi in difegnare dal naturale. Quefta Accademia, fecondochè coftumano i Pittori, la tenevano fui mattino . Un giorno terminata che fu, portoflì Ottavio in compagnia del fuddetto Cambiafo in certa parte del luogo detto Sottoriva ad oflèrvarvi le rare ftampe, di cui a quei tempi facevafi quivi mercato, tirate dagl' intagli di Marcantonio Bolognefe, e ritratte da' bei difegni di Raffaello, di Michelangiolo, del Parmigiano, d' Andrea del Sarto, e d' altri valenti Artefici . Nel rimirarne diverfe paflàndo dall'una all'altra, venne lor fotto gli occhi una itampa cavata da un'Opera di Tiziano; ove notarono certo dintorno di una gamba, che parea loro mal difegnato . Capitò intanto colà Perino del Vaga, che torto invitarono a profferire il fuo fentimento fulla loro cenfura, fperandone approvazione . Ma il prudente vecchio li rendè opportunamente avvertiti, dicendo: Figliuoli cari, in quefi Opere di valentuomini fi tace il cattivo , e fi loda ti buono. Rifpofta veramente degna di quel chiaro Soggetto , che la pronunziò: onde appresero i due giovani Pittori ad efTere in avvenire men facili a riprendere i nei, che talvolta s'incontrano nelle Opere degl' infìgni Maeftri.
Or paniamo alle lodevoli memorie di queiV Ottavio . Di lui fono i fuperbi lavori fatti fulla facciata d'un palazzino
E 2 de' Signori
(*) H perfetto difegnare di quello Pittore, e la ftupenda maniera da lui ufata nel dipingere a fielco furono doti, che in pochi altri fi videro unite,
de' Signori Doria (a) in piazza Squarciafichi. Quivi nel fregio , che fta fotto il cornicione del tetto, ei figurò la ftoria delle rapite fanciulle Sabine; e negli fpazj, che reftano tra
Di And«ba , le fineftre efpreffe immagini di Dei: Pitture tutte d' un gufto E Di Ottavio tanto fquifito nel difegno, e d'un colorito tanto vago, e_» Ssmm. vjvace> che Giulio Cefare Procaccino, imbattutofi un giorno a vederle , grandemente ammirolle: indi rivolto a quei di fua comitiva lor difle: Voi dunque avete in Genova si beli' Opera di Raffaello; e non avete avuta fremuta di farmela vedere? (b) E più ancora ammirato rimale, quando intefe com' egli aveva sbagliato; e chi di quelle era flato l'Autore.
In cafa del Sig. Franco Lercaro (
Al Sig. Niccolò Spinola dipinfe la facciata del palazzo Situato non molto lungi dalla Chiefa di S. Siro (d); nella qual facciata rapprefentò varj accidenti occorfi nelì' incendio di Troja; e il difegno, che v' adoperò , la vivacità, che diede alle figure nel colorirle, e nell' efprimerne le loro affezioni , renderono queft' Opera poco men che iuperiore a quante egli mai n' aveffe lavorato . Ma qui ancora fece conofcere la fua inclinazione prava, e fcorretta . Imperocché non avendo . potuto perfuadere all' Architetto del palazzo, ed al Valfol• di, il quale di marmi 1' adornava, che frequentar fèco voleflero le taverne, dipinfegli per ifdegno ambedue infiemc
co' loro
( a ) Quello palazzo ora è de' Signori Livrea' ne la fola facciata citeriore di eff« è adorna di egregie pitture, ma lo fono anche il portico , e le ftanzc interiori .
( b ) Non è credibile, che il Procaccino tenefle quelle pitture per lavori di Raf- faello da Urbino: ma forfè ciò difle a motivo di encomiale il noftro.Otta- vio, e dichiararlo vero, ed efatto imitatore d'un tanto Maeftro. ( e ) A laro di quello palazzo è 1' altro de' Signori Pallavicini. entro la cui fala ha queflo Artefice rapprefentato il convito degli Dei per le nozze di Pliche. Li un falotto poi ai efla fala contiguo vi haefprefle nella volta alcune fto- rie Romane, la principal delle quali contiene il rapimento delle Sabine». • Opere tutte aflai ben confervate, e di molto fapore. '(d) Qii°fta facciata è quali perduta. Non è da tacerfi , che dentro la volta- delia fala dell' iileno palazzo è fatta per mano a' Ottavio la bella pittura « frefeo, dirimente un concilio tenuto m cielo dagli Dei • co'loro garzoni in atto di ftrafcinare un carro; pretendendo con ciò di far allufione alla lor vita, eh' egli infelice, e_» mefehina chiamava ; perchè alla fua non era uniforme ; mmmmmmmmm onde folea dire d'averli perciò condannati a faticare inlinat-Dl AmiEA
A tutto ciò egli aggiunte un veftire impulito; poiché vedeva!! comparire in pubblico con abiti fudici, e laceri, non curandofi punto di farli rattoppare, e fe s' accorgeva , che le me calze folTero rotte, di botto le rifarciva con darU fulla gamba una pennellata di quel colore, di cui erano tinte. Compiute, eh' ebbe le narrate Opere, dovette portarti a Savona, invitatovi da quei Cittadini per diverfi lavori si privati, si pubblici, eh' egli maeftrevolmente efeguì ; fra' quali ftimatiflìma è l'Immagine della Santiflìma Madre di MiferÌT cordia da lui dipinta fulla torre detta del Brandale, cori-, molte perfone genufleflè fpiranti divozione, ed affetto, e con alcuni Angioletti di rara bellezza . (a)
Dopo qualche tempo, ritornato a Genova , non vi flette; oziofo . Dipinfe a chiarofeuro diverfi Dei nella facciata della cafa del Sig. Francefco Morchio, (b) pofta nella via di S* Donato; e diverfe favole parimente di Dei rapprefentò dentro la faia, e di fuori nella facciata della cafa del Sig. Vin-? cenzo Ricci fulla piazza de' Signori De Franchi. Dipinte^ pofeia gli fportélli, che chiudono 1' organo nella Chiefa di S. Maria de' PP. Servi, ne' quali {portelli effigiò la Vergine An
E 3 nunziata
(a) Su quella facciata appena fi feorge, che vi fia flato dipinto.
In Savona dipinfe Ottavio Semino entro i palazzi Graffi, e Nafelli: ed m queft' ultimo avvi nella volta d' una ftanza PCche col Dio Cupido, che_» è cofa bella a vederfi.
Entro la Chiefa di S. Agoftino fi conferva di eflb Ottavio la tavola dell'Arcangelo S. EafTaello. Ma in quella dà chiaramente a conofeere, che renerà troppo afTuefatto a dipingere ad olio; poiché ella è d'un colorito manchevole , e fiacco.
Fuor di quella città poi nel borgo di Lavagnuola dentro il palazzo Imperiali fono da lui, o piuttodo da Andrea fuo fratello, dipinte le volte d' alcune fiarze. In una vedefi figurato Apollo con le Mufe, e in certe altre-, alcuni degli avvenimenti deferitti dal Taflò nella Gerufalemme. (&) Quella facciata è perduta. Quante infgni Opere d'Ottavio Semino fenice amale! Anche ultimamente in piazza Cicala , per cagione di nuova fabbrica, fono Ilari gettati a terra alcuni de' più belli, e meglio confèrvati lavori , ch'egli abbia mai fatto. Kapprefentavano quelli le Mufe, ed altre favolofe L>eità a chiarofeuro dipinte, con alcune Fame colorite fbpra le fineftiC-*: il tutto d* un giulo delicato, e d' uno itile RaffaeUefco.
tantoché fofle durata quella
nunziata dall' Angiolo: Ma per averli coloriti a tempra fece
credere, eh' ei non aveflè pratica in dipingere ad olio. Certa
n .( cofa è, che al poffibile fé n' attenne: folte ciò, perchè ve*
Di Andrea , niva di continuo impiegato in opere a frefeo; folle, perchè,
2 Di Ottavio a guifa del Buonarroti, abborriva quel modo di dipingere,
Semini. come più facile, e più comune a'Pittori.
Le profittevoli occafioni d' operare, che continuamente fi prefentavano da' noftri a quello valentuomo , non vallerò a ritenerlo lungamente in Patria; poiché il desìo di rivedere Milano coli lo traile; ove giunto fi die nuovamente ad operare, e con foddisfazione di que'Cittadini, che a gara facevano in occuparlo. Le fue più fingolari pitture in quella città furono le fatte nella Cappella dedicata alla Beata Verginedentro la Chiefa di S. Angiolo; Cappella da lui adornata di ftoriette frettanti alla vita della medefima Vergine; tra le_> quali belliflìme riufeirono le efprimenti la Natività, e il felice Tranfito di lei. Entro la Cappella di S. Girolamo avvi di fuo la tavola col Santo a* piedi del Crocifitto, e il ritratto d'una matrona . Nella volta poi v' ha efpreflb un-, Crilio (opra le nuvole; ed all'intorno di eflò in otto ovati figurò i quattro Evangelifti, e i quattro principali Dottori della Chiefa; ficcome anche nelle pareti laterali defcriflè_» due fatti prefi dalla vita del Santo, a cui è dedicata la fuddetta Cappella.
Entro la Chiefa di S. Marco dipinfe due altre Cappelle^ in una efpreflè S. Gio. Battifta, alcuni Profeti, ed un Dio Padre: nell' altra l'adorazione de' Magi, lo Spofalizio di Maria-, e la gloriofa All'unzione di lei al Cielo. Belle pure— Tiufcirono certe figure di Santi da lui colorite nell'Oratorio di Santa Marta; e belliflìme furono flimate certe altre, che falle facciate d' alcune cafe conduflè: e in due particolarmente , ih una delle quali rapprefentò S. Ambrogio a cavallo , che colla frulla alla mano mette in fuga gli eretici, e nell'altra la Beata Vergine con S. Giovanni, ed Angioli intorno.
Fu
\a ) Ha dipinto Ottavio anche in Pavia, e preflb a* PP. di quella Certofa dentro il Refettorio; nella cui princif al facciata ha efprefla V ultima Cena, de Ciùlo con gli Apoftoli,
Fu Ottavio molto favorito in Milano dal Conte d' Ad' da9 che per la buona ftima concepitane 1' ebbe Tempre caro, ed infuacafa alloggiollo. Quivi efiò Ottavio diverfecofe per, lui dipinfe; e con impegno dobbiam credere, che fi portaffè Di Andrea , infervirlo, ftante l'affetto, che quefto Signore moftravagli; *»»Ottavio quantunque poco fel meritane; poiché non s' appartò mai dal fuo feorretto modo di vivere; anzi giornalmente con-perfone di vile, e trifto nome fpaflTavafi: fordidamente al fuo folito veftiva; rimprocciando chi cortefemente ammonivaio; e gli abiti fin rifiutando, che per decoro della Pro-, feflione il generofo Mecenate gli facea preparare.
Un tal fuo coftume fempre ei continuò fino all' anno 1604., nel quale cefsò di vivere. Gli fopravvenne la morte in una maniera tanto più miferabile, quanto meno preveduta. Perocché eflendofi un giorno dopo il pranzo pofto a dormire, ficcome avea per coftume, fopra una fedia chiufo nella fua ftanza; ofTervarono i domeftici, che fuor dell' ufato affai tardava ad ufeire . Perciò temendo di qualche finiftro, forte picchiarono, e ad alta voce il chiamarono: ma il tutto indarno . Onde rifolverono di abbatter la porta. Il che efeguito, ed entrati nella ftanza, trovarono r infelice Pittore»* morto fulla medefima fedia . Un cafo sì funefto, e improvvifo fu di compaflìone, e di fpavento a chiunque l'intefe, e molto più a coloro, che con gli occhi proprj lo videro. Quefti fpecialmente ne portarono per lungo tempo impreflà nella memoria la trifta immagine non fenza grave rifleffione a' giufti giudizj di Dio. Molto compaflìonollo fra gli altri il Conte, per ordine del quale fu onorevolmente feppellito.
Lafciò Ottavio in Milano un' allievo ben degno . Fu quefti Cammillo Landriani, il quale acquiftoffi buon credito nella fua Profeflìone; e meritò d' enere nominato dal Lomazzi nel libro intitolato: Idea del Tempio della Pittura—: qual uno de'più ftudiofi, e valenti giovani, che in que* tempi colà fioriilero.
Saturday, August 13, 2011
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