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Friday, August 12, 2011

Magnasco, "Trattenimento in un giardino di Albaro"

Luigi Speranza

TRATTENIMENTO IN UN GIARDINO (1735 – 1740)
Alessandro MAGNASCO (1667–1749)
Pittore ligure del XVIII secolo
GALLERIA DI PALAZZO BIANCO, GENOVA
Tela cm. 198 x 95 Particolare

Alessandro Magnasco, detto il Lissandrino, nacque a Genova nel 1667.

Allievo del padre Stefano, pittore di modeste capacità, alla morte di questi, avvenuta nel 1672, si trasferì a Milano dove compì il suo tirocinio presso la bottega di Filippo Abbiati.

Le sue prime opere, come la Maddalena e il Cristo portacroce, dimostrano una precisa de­rivazione dagli schemi e dalle iconografie del maestro ma anche un certo piglio personale, soprattutto nelle pennellate veloci.

Alla fine del Seicento dipinse le sue prime tele di genere.

Il pittore, affascinato dalle stampe nordiche e dalle bambocciate olandesi e fiamminghe, cominciò a specializzarsi come figurista.

Nel 1694-1695 Magnasco conobbe Sebastiano Ricci, incontro che fu molto im­portante per ambedue gli artisti che ebbero modo di rivedersi più tardi a Firenze, dove il genovese sembra essere arrivato intorno al 1703.

In questa città il pittore fu attivo per diversi anni, lavorando al servizio del grandu­ca Ferdinando.

L'ambiente dei Medici, aperto anche a pitto­ri come i due Ricci e il Crespi, per Magnasco risultò essere molto stimolante.

Magnasco rien­trò probabilmente a Milano nel 1710.

Negli anni seguenti sappiamo che viaggiò molto visitando Bologna, Torino, e Venezia.
Non abbiamo ancora chiaro quali furono i rapporti fra il pittore e Genova.

Sappiamo che vi ritornò definitivamente solo nel 1735 e vi trascorse gli ultimi anni della sua vita.

Alessandro Magnasco morì il 12 marzo 1749.

Tra le sue opere più interessanti ricordiamo il “Pittor Pitocco” a Vienna, quasi una sorta di dichiarazione programmatica dell'artista.

“Trattenimento in un giardino d’Albaro”, in­sieme alla “Cena in Emmaus” nel convento di San Francesco d'Albaro, sono le uniche opere esegui­te da Magnasco a Genova negli ultimi anni della sua vita, tra il 1735 e il 1749.

La composizione illustra una spensierata giornata passata da un gruppo di patrizi in uno splendido giardino di una villa d'Albaro.

I personaggi che si stagliano in primo piano

come un fregio lungo il muro di cinta sono

colti in differenti atteggiamenti:

alcune cop­pie danzano;

alcune dame ascoltano il discorso di un vecchio signore e di un frate,

alcuni uomini giocano a carte seduti attorno a un tavolo

mentre il pittore ritrae la scena.

Oltre il muro si apre una splendida veduta dell'entroterra ligure.

E’ pos­sibile che Magnasco abbia ritratto la valle del Bisagno, ripresa dal colle d'Albaro, probabilmen­te dal giardino della "Villa Paradiso" della famiglia dei Saluzzo.

Il dipinto, estremamente descrittivo, è realizzato con piccole ma veloci pennellate che enfatizzano la realtà pittorica.

Il dipinto fu probabilmente commissionato al Magnasco dalla famiglia genovese dei Saluzzo.

Sappiamo che nel 1897 apparteneva alla signora Orsolina Rosa Vaccheri, vedova Moro, che lo vendette al Comune di Genova per Lire 300.

Attualmente è conservato nella Galleria di Palazzo Bianco.

È stato esposto alla Mostra sul Settecento Italiano, allestita a Venezia nel 1929, e alla Mostra sul Giardino Italiano, svoltasi a Firenze nel 1931.

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