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Tuesday, August 9, 2011

Storia della scultura italiana: la scuola genovese: Parodi

Luigi Speranza

Filippo Parodi (Genova, 1630 – Genova, 22 luglio 1702) è stato uno scultore italiano del periodo Barocco, noto soprattutto per le sue sculture in marmo.

Contrariamente a quanto avvenne nel campo della pittura, in cui nel XVII secolo a Genova si sviluppò una fiorente scuola, Filippo Parodi fu

l’unico artista genovese

di quel periodo che si distinse nel campo della scultura (allora a Genova erano attivi soprattutto scultori lombardi).

Da giovane iniziò la sua attività come intagliatore in legno, ottenendo subito un discreto successo.

Il già famoso pittore Domenico Piola gli procurò numerosi clienti fra i nobili genovesi e, comprese le sue doti, lo esortò a dedicarsi decisamente alla scultura.

Sostenuto economicamente da una sorella, si recò a Roma dove divenne allievo del Bernini, e dove rimase alcuni anni come collaboratore del celebre scultore.

Tornato una prima volta a Genova, trovò un mecenate in Francesco Maria Sauli, che gli finanziò un’ulteriore permanenza a Roma presso lo studio del Bernini, dove affinò le sue già notevoli doti di scultore.

Tornato nella città natale nel 1661, divenne collaboratore dello scultore francese Pierre Puget, attivo a Genova dal 1661 al 1666, che influenzò notevolmente il suo stile.

In in quel periodo Filippo Parodi abbandonò definitivamente la scultura lignea passando al marmo, in cui si affermò con varie opere, che gli diedero grande fama, prima tra tutte

la statua di

San Giovanni Battista

per la Basilica di S. Maria Assunta di Carignano, commissionatagli dallo stesso Francesco Maria Sauli.

Numerose altre opere fece su commissione di nobili famiglie genovesi

--

tra queste la statua della Vergine con angeli nella chiesa di S. Luca, ornamenti in marmo per il giardino del

Palazzo Brignole nella Strada Nuova (l’attuale Via Garibaldi), e

la grande statua di Ercole
nel Palazzo De Mari, già

Palazzo Imperiale in Campetto.

Nel 1679 su commissione di Eugenio Durazzo fece alcune sculture per il Palazzo Balbi Durazzo (ora noto come Palazzo Reale), a Genova.

Una, a soggetto religioso (Cristo alla Colonna), per la cappella privata, ed alcune figure mitologiche --

la Metamorfosi di Ovidio,
Venere,
Clio,
Adone, e
Giacinto

-- per il giardino.

Scolpì anche quattro grandi statue dei santi Taddeo, Mattia, Filippo e Marco per la chiesa italiana di Lisbona (la statua di S. Marco andò distrutta nel terremoto che colpì la capitale portoghese nel 1755).

La sua fama andò oltre i confini della Liguria e fu chiamato prima a Venezia, dove scolpì in marmo e stucco il monumento funebre del vescovo Francesco Morosini nella Chiesa di S. Nicolò, detta dei Tolentini (1678), opera non considerata tra le migliori, quindi a Padova, dove fece nella chiesa di Santa Giustina una scultura raffigurante la Deposizione con la Vergine Madre, S. Maria Maddalena e San Giovanni, considerata il suo capolavoro.

Sempre a Padova scolpì il monumento ad Orazio Secco e, insieme ad alcuni collaboratori, sei statue di santi in marmo bianco ed una in marmo policromo raffigurante “S. Antonio in gloria”, per la Cappella del Tesoro nella Basilica di Sant'Antonio (1686-1689).

Negli ultimi anni produsse ancora a Genova numerose altre statue, monumenti funebri, fontane, busti, che abbellirono chiese e palazzi.

Morì nel 1702 e fu sepolto nella chiesa di S. Teodoro.

Il Soprani lo descrive come “piccolo di statura, di viso rotondo, e ben colorito”.

Tra i suoi allievi, discreti scultori furono il genero

Giacomo Antonio Ponsonelli (1654-1735)
Andrea Brustolon
Francesco Biggi
Domenico Garibaldo
Bernardo Schiaffino e soprattutto
Angelo de Rossi,

che in alcune sue opere seppe eguagliare il maestro.

Il figlio Domenico Parodi (1668-1740) divenne un discreto pittore e scultore, inizialmente apprendista con Sebastiano Bombelli e poi negli studi di Carlo Maratta e Paolo Girolamo Piola.

Oltre a quelle già citate tra le sue numerose opere si possono elencare:

Santa Maddalena in gloria, altare maggiore, chiesa di Santa Maria delle Vigne, Genova. Un’altra statua con lo stesso soggetto, da lui disegnata e scolpita dal figlio Domenico, si trova nella Chiesa di Santa Maria Maddalena (Bordighera)
Santa Marta, nella chiesa omonima, a Genova

Statue raffiguranti angeli e santi (1680), Chiesa dei Santi Vittore e Carlo a Genova
Altare maggiore in marmo nell’Oratorio del Cristo Risorto (Savona)

Immacolata (in marmo) e Cristo deposto (in legno), Chiesa di San Luca (Genova)
Busti allegorici raffiguranti “il Vizio” e “la Virtù”, scolpiti per conto di Giovanni Adamo Andrea di Liechtenstein e conservati nel Museo Liechtenstein di Vienna. Il busto raffigurante il “Vizio” è ispirato all’opera Anima dannata del Bernini.
Ragazzo con teschio (Vanità) Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo
Inverno, facente parte di una serie di sculture raffiguranti le stagioni (Cleveland Museum of Art)
[modifica] Note1.^ Cristo alla Colonna
[modifica] BibliografiaR. Soprani, Vite de' pittori, scultori, ed architetti genovesi, 1768.
F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, 1846.
Descrizione della chiesa di Santa Giustina di Padova , 1759.
[modifica] Altri progetti Wikimedia Commons contiene file multimediali su Filippo Parodi
[modifica] Collegamenti esterniLink al libro "Vite de' pittori, scultori, ed architetti genovesi" sul sito books.google
Link al libro " Guida artistica per la cuttà di Genova " sul sito books.google
Link al libro "Descrizione della chiesa di Santa Giustina di Padova" sul sito books.google
Biografia e opera di Filippo Parodi sul sito Web Gallery of Art
Alcune opere di Filippo Parodi sul sito Web Gallery of Art
Portale Biografie Portale Scultura
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Parodi"
Categorie: Scultori italiani del XVII secolo | Nati nel 1630 | Morti nel 1702 | Morti il 22 luglio | [altre]

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