X a " L'anno
L'anno di nortra falute i
Valerio Sottentrato al governo della cafa Torquato , il maggior
Castolo. de'fratelli, quefti applicò Valerio alle lettere. Ma il ianciullino, che era flato dalla natura invertito del genio paterno , di niun altro ftudio più gli caleva, che di quello della Pittura . Soleva per tanto avidamente ricercare ne' riportigli della cafa i dilégni; e quanti gli riufciva di rinvenirne , tutti con indurtrìofa puntualità ricopiava. Prete così da fé i principj dell' Arte; e in quell' età fanciullefca , fenza guida di mano maertra, tanto avanzoffi; che forfè pochi fotto la difciplina d' egregio ProfefTore in maggior età 1' avrebbon raggiunto.
Vide Torquato le diligenti copie del piccol fratello: e ne capi l'inclinazione, e l'ingegno veramente naio per la Pittura. Quindi ttimò non dovergiifi fraftornare quel corfo, onde tanto nome, ed emolumento aveafi acquiftato la_* famiglia, mercè della paterna virtù . E però confentì, che anche alla Pittura attendente. Allora Valerio prefa amicizia con alcuni giovani Pittori, andava fovente con elfo loro nel palazzo del Principe Doria, a coniiderarvi le infigni Opere a frefeo di Perino del Vaga, dalle quali ogni dì più reltava rapito, e trovava che apprendere.
Fin qui rtudiava Valerio col capitale del proprio ingegno , e fenza la direzione d' alcun Maeltro . Ma non indu. giò la diligenza del fratello a provvedergliene. Pofe gli occhi fopra il Sarzana, che di que giorni con grand' applaufo teneva aperta una fiorii Ufi ina Icuola: e a quefto celebre ProfefTore raccomandollo . Gli ftudi, che il nuovo difcepolo fece
mo, che ito folle colà a ftudiare, indi a poco era già divenuto il primo nell'avanzamento, e nella lode.
Il nobili (Timo ingegno del giovanetto Valerio giunfe alle orecchie d* alcuni noftri Cittadini, che delle tre Arti forelle àveàno molta intelligenza, e particolar protezione. Quelli veder vollero qualche lavoro di lui, ed ammiratane 1' accuratezza , lo tennero in conto di Profeflòre, e cominciarono , a prefentargli commi Aloni d'impegno . Una fra le altre fu Di quella di colorire a frefco un gran quadro fulla facciata ci*"*10 di certa cafa fituata nella piazzetta, che guarda la porta_. '*
principale della Chiefa di S. Donato . Valerio fi pofe all' imprefa; ed effigiò colà S. Bernardo in contemplazione della Santiflìma Vergine, e del Bambino Gesù . La pittura incontrò molta itima, e giustamente; ftantechè ella fpira una tal grazia, ed affetto; che chi non ne fapelle 1' Autore la giudicherebbe Opera d' un Artefice confumato: e un Artefice confumato non avrebbe a grave, che gli venifTe attribuita. (a)
Soddisfaceva Valerio a chi impiegavalo: ma non foddisfaceva a fé fleffo; perciocché più alto avea fidata la mira. Venerava il Maefiro: ma non credo, che di quello Itile appieno fi contentale . Egli aveva l'idea tutta diverta dall' ufual modo di colorire; e il fuo fecondo intelletto l'invitava-; a produr fatture migliori. Olfervava le beli' Opere fatte in Genova da valenti Profeflbri, e foprammodo il rapivano . All' imitazione di quelle volea (tender le fue, ma con certe giunte , che le veftifiero d' un nuovo afpetto .
In mezzo a quelìi virtuofi fuoi penfieri gli fi prefentò un' occafione d' ufcir fuori della patria . Imperocché Agoftino Merano [ fratello di Gio. Battifia, noftro Pittore per anco vivente], dovendo trasferirfi in Milano per alcuni fuoi intereffi,- lo volle compagno in quel viaggio . Colà Valerio trovò appunto con che appagar la fua brama nello Audio delle Opere de' Procaccini, che indicibil ei fece . Tutti i fuoi divertimenti confiftevano nel minutamente contemplarle, ri-i trarle; ed altre componendone a fomiglianza di quelle, fornirle di qualche nuova grazia , e vaghezza . Pafsò poi a Parma, a fin di contemplarvi le ftupende Opere del Correggio. In quella cittì rinforzò più che mai lo Audio; e tutto s'immerfè nella feria imitazione d'un tanto efemplare; fu cui gli fteffi
Y 3 Caracci
(*) Ci fa ma'e, che quella eccellente pittura fi vada ogni giorno più perdendo; anzi, che in una parte ne ila irata accelerata la diftruzione con l'spettina fattavi d' una fìnertra . /
Caracd s* eran formati. Colà Valerio die compimento a' Cuoi acquilli; perocché con le antecedenti maniere de' Procaccini, con le fuifeguenti dei Correggio, inferendovi le bizzarre.* Di produzioni del proprio ingegno , venne a comporfi una terza Valerio maniera, che fente del gullo di que' primi, e di quefto fecondo; ed ha una certa grazia, che può dirli tutta Valeriana , e per cui egli ancora manterrà immortale .il fuo nome.
Ritornato il noftro Pittore a Genova con la prevenzióne di llraordinaria fama, fi trovò preparate moltiiiìme occupazioni , che a tutt' altri avrebbero meifo fpavento . La franchezza , e l'ardore di Valerio ad ogni incumbenza prontamente foddisfaceva • Egli maneggiava il pennello in tal guifa, che parea per ifcherzo il iacefle: e pure non dava pennellata , che non contenere particolare artifizio, proprietà, e finezza . L* unità delle fue compolìzioni, l'eipreffion degli affetti, la vivezza de'coloriti, 1'effetto de'chiarifcuri, non fon cofe agevoli a deferiverfi. In tali doti fuperiore egli era a quanti Pittori di que' giorni fiorivano in Genova: e anche a molti de'più riguardevoli delle altre città d'Italia. Nel difegno fu corretto, quanto baila per un Pittore, il quale_» fia tutto fpirito, e brio beli' operare: ma in quella parte non s' elevò ad un grado eccellente: con tutto ciò non fu difettolo; ficchè veniflè ad offender gli occhi degl' Intelligenti. (a)
Non m' è agevole il riferire le tavole da Valerio dipinte per ornato di privati palazzi, e cafamenti della noilra città . Troppo vailo larebbe V aflunto; e me ne fiancherei fenza giugnerne al fine . Molte in oltre converrebbemi ricercarne fra gli flranieri; né al prefente faprei già come. Ri(tringerommi per tanto folamente a riferirne alcune , che-» lui in pubblico efpolle fi veggono. Per la Chiefa di*quelli °P. Minillri degl' Infermi lece la bella tavola entrovi S. Ro
falia
(a) Pietro Puget Francefe celebre Scultore, e Pittore, allorché in Genova-, operava per ornamento della Chiefa di F. Maria di Carignano, fi portava ibvente, dove erano lavori ad olio, o a frefeo del noftro Valerio. Qpivi confumava di molte ore a confiderarh: e temendo talora da qualche cenforc rimproverarlo, come di poco corretto: Eb.via, rifpondeva, che qutjii è m Pittore da lodarfi anche «elle Scorrezioni mede/ime •
felia portata in Gloria da alcuni Angioletti (a): e un' altra del medesimo foggetto, e di pari bellezza pur ne lavorò per il Sig. Gio. Maria De' Franchi, il cui ritratto aggiunfe mmmmmm al baffo di efla tavola, che ora ita fopra un degli Altari u, della Chiefa di S. Girolamo fituata lungo le antiche mura delk città . Un' altra ne colon per 1' Aitar maggiore della Chiefa AS,iì"-^ dedicata a S. Paolo nella ftrada di Prè; e con efpreflioni le più naturali, e vivaci vi rapprefentò quefto Santo, che precipita di cavallo al rimprovero di Gesù comparfogii nella via di Damafco. Anche nella Chiefa di S. Sabina fi conferva una fuperba tavola di Valerio, nella quale fon figurati i Santi BattHta , Niccolò? e Bernardo in contemplazione del Divin Pargoletto, e della Vergine Madre. Molte tavole ancora lavorò per diverfe Chiefe delle Riviere: ed una affai pregevole ultimamente ne vidi nella Parrocchiale di Recco . In quefta tavola egli ha dipinto i Santi Gio. Battifta, e Gio. Evangelica infieme con altri. Ella è un' Opera, fenza efagerazione, fra le fue belle -belliflima. Ogni Intelligente, che la vedrà, farà ragione al mio fincero giudizio .
Avendo i Confratelli della Compagnia di S. Giacomo detto della Marina deliberato d' ornare il loro Oratorio con ampie tavole esponenti ciafeheduna un fatto della vita di quel Santo Aportolo: fra gì' illultri Pittori, che in ciò im. piegarono, elefìero ficcome il Caftiglione, cosi anche Valerio , a cui toccò di rapprefentare il pretato Santo, che dalle mani del Principe degli Apoftoli riceve il Battefimo. Figurò il noflro Pittore, entro un maeftofo Tempio, i fuddetti due Santi: Giacomo ginocchione innanzi al Battifterio: e Pietro , .che con la dritta gli verfa l'acqua fui capo, e con la iìniltra tiene un libro, e le chiavi della Celefte PodelU . Rifplende in aria lo Spirito Santo fra Cori d' Angioli di tal
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4«) Chieda tavola pende ora da una Iateral parete della cappella del Crccififlb. Nella fagreftìa della medefima Chiefa v' ha un' altra tavola del noftro Valerio; e vi fi vede S. Cecilia in atto di fonar 1' organo, e alcuni Angiolétti, in atto di cantare.
Un' egregia tavola di quella valente Pittore è pur quella , che cuòpre_. un' intera facciata nella vafta fala del funtuolò palazzo Brigriolt, lungo la ftrada Nuova. In efla è rapprefentato il ratto delle SabineUn' altra tavola di confinale argomento fi conferva in Firenze entro il palazzo di quel Gran Duca.
bellezza; che meglio non gli avrebbe dipinti lo fteflb maggior Procaccino; e mi perfuado, che queir infigne Profeflòre, fé veder li potefle, li giudicherebbe una puntual immaDi gine delle fue pitture . Rifaltano, quafi fodero fpiccate dal Valerio quadro, molte perfone fpettàtrici del fatto: ed oltremodo Cast«xo. grazj0f0 comparifee il parergo d'una femmina, fulle cui ginocchia fiede un putto, che tien legato con guinzaglio un cane da caccia. In fomma è quello un quadro, che, o porta il vanto fopra tutti gli altri colà locati, o quello folo' del Castiglione glielo contralta .
Or dalle Opere ad olio fatte dal noftro Valerio , pafferò a quelle , eh' egli fece a frelco . Nella Parrocchiale di S. Martino d' Albaro [dove egli era flato battezzato , e dove avea la cappella fondatavi da Bernardo fuo Padre ] egli dipinfe la lunga facciata, che gira intorno agli archi conducenti nel Presbiterio . Quivi rapprefentò Noflra Donna Affunta da moltitudine d' Angioli al Cielo; e gli ApoftoH ai bailo, che la Hanno contemplando in varj atteggiamenti efpreflivi di maraviglia: e in quattro altri vani figurò gli Evangelifti in maeftofe politure. Quivi pure dipinfe ad olio la fpeciofa tavolina „del S. Antonio di Padova: e con fàcre florie, e con figure di Santi adornò le pareti, e le piccole volte delle due cappelle dedicate, 1' una alla Vergine [ che è quella di ma famiglia], l'altra a S.Apollonia; ove fta affino l' egregio quadro formato di mano del Cappellino. {a)
Il Sig. Gio. Battifta Nafcio, uomo affai facoltofo , e della Pittura amantiflìmo, s* avea fatto fabbricare per fuo diporto un cafamento mila piazza detta volgarmente dell'Erro . Ed aveavi impiegato a dipingerlo varj rinomati Pittori. A Gio. Battifta Carlone fece figurare entro finte nicchie a chiarofeuro fovra ambedue le facciate alcune Deità . A Gio. Angiolo Vicino diede l'incarico d' ornare alcune flanze con meli, e marine; nel qual genere di lavori il Vicino era allora 1' unico in Genova . E Valerio ebbe l'incumbenza di deferivere alcune favole, con .immagini di Dei, e poetici ghiribizzi. Coftui v' impiegò il luo raro valore: efprefle metamorfofi
tratte
(«) Di fliefto quadro veggafi la nota («) alla pagina 179. del prefeme volum*
tratte da Ovidio: formò varj gruppi d* Amorini, d' animali, di inoltri, e d'altre bizzarre rapprefentanze illuftrate dalla vaghezza d' un foaviflimo colorito . Intorno a quelle pitture.* w—mamm aggiunfe cartelle di arabefehi, fogliami, prolpettive con co- Dì lonnati, ed altri virtuofi fregi il celebre Paolo Brozzi Bo- Cast*llo lognefe; il quale fu co' precedenti tre a parte delle generolè AST*L 0 ricompenfe del mentovato Nafcio, promotore di sì degni lavori. (a)
Pafsò quindi Valerio a dipingere per le Monache Benedettine del Moniftero di S. Marta la volta principale della-, lor Chiefa . Quivi in un gran quadro egli efpretle la Santiflìma Nunziata , con quell' eleganza , e finezza , eh' era fua propria; e al di fopra del quadro medefimo in un altro Ipazio di volta dipinfe una Gloria d'Angioletti, che è una delizia.
Non iltava mai oziolo il noilro Valerio: ma notte , e dì lavorava. Componeva al lume della lucerna i penlìeri dell' Opere, e a quello del sole elèguivali . Che fe così fatto non avelie , noi non avremmo al prelente tante cofe lue . Cosìt pur fece allora , quando fu chiamato dalle Monache di S. Maria in Paflìone a dipingere nella lor Ghiefà. Ma perchè con tutto ciò s* avvide in pratica efier l" Opera di tanta mole, che difficilmente avrebbe potuto compierla con quella preftezza, con cui era richieita: llimò convenevole fuggerire alle fuddette Religiole, che lì contentairero d' aggiungere a lui per compagno Domenico Piola, anch' elfo Pittor valente, e luo intnnlcco Amico. Fu accettato il progetto. Valerio pertanto [ poiché dovean coli rapprefentarlì i Milìerj della Sacratiflìma Paiftone , e Rifurrezione] eiprefle per fua parte nell'una delle due principali facciate Gesù , quando è moftrato al popolo ebreo, e ncll' altra, quando porta la Croce al Calvario. Compolìzioni ambedue ricche di vivaciflìme figure , e d' un effetto maravigliolò . Al di fopra poi delle efpolle facciate rapprefentò nella prima elio Gesù, che riforge dal fepolcro,
e i cuitodi
(.a ) Eflendo poi pattato in dominio d' altri il prefato cafamento; i nuovi Padroni per loro maggior comodo vi fecero cambiar certi lìti; onde in tal occafione furono diltrutre le beli' Opere di quattro eccellenti Pittori. Sol vi rimangono fulle facciare alcune delle ftatue dipinte dal Cartone . Dico alcune; perchè buona parte di effe fu , non ha molti anni, rifatta, anzi guadata— da infelice pennello.
e i cuftodi tramortiti per Io fpavento . Nel maggiore sfondato della volta figurò lo Spirito Santo circondato da una. Gloria d'infinito numero d.' Angioli (a). Le altre pitture».
Di di Mifterj fono del nominato Piola; e gli efteriori ornamen
Il molto credito , che Valerio per tante fue degne Opere s' era acquiftato , mo(Te il Sig. Francefco Maria Balbi a dargli cura di dipingere a frefeo la galleria del funtuofo fuo palazzo fituato nell' ampia ftrada, che da quella chiariflìma Famiglia prende il nome . L' egregio Artefice efprefTe, sì nella volta, che nelle pareti, alcune Deità, con finte llatue, gruppi di putti, ed altre pittorefche fantasie, che incontrarono 1'univerial gradimento, e quello principalmente del prefato Cavaliere, che gliene die larga ricompenfa; e indi a non molto in maggiori cofe impiegollo .
Avea quefto Signore da gran tempo intenzione di far dipingere la volta della fua gran fala; e a tal effetto chiamato avea da Bologna il celebre Andrea Sighizzi Pittore Profpettico di gran perizia (b). Venne il Sighizzi: e il Sig. Balbi volle , eh' egli in compagnia di Valerio operalTe: quelli nelle figure , e quegli nelle profpettive . Efprefle Valerio nella prefata fala il carro del tempo tirato dalle quattro età dell'uomo: e fopra il cornicione altre cofe fimboliche, corrifpondenti alle età medefime. Dirimpetto alla principal porta : d'entrata v' ha la Fama , e varie altre figure: v' ha la Fortuna, ed altre Deità , che danno intero compimento all' emblema. Si fegnalò il noftro Valerio in quell' Opera: e non meno di lui fi fegnalò il Sighizzi nelle aggiuntevi profpettive, che_» per più nobile fplendidezza mife ad oro, ed arricchì d' ornamenti di bizzarra , e maeftofa invenzione.
Terminata quell'Opera non cefsò già nel Sig. Balbi U genio d' occupare il noftro Pittore. Che però gli diede-
la cura
( * ) Quel lavoro a frefeo rapprefentativo dello Spirito Santo fra Cori d' Angioli , non è di Valerio, ma bensì di Domenico Piola. Potrebbe però effe re, che co' dilegui di Valerio 1' avefle il Piola efeguito.
( b ) D' Andrea Sighizzi fcrivc il Conte Carlo Cefare Malvagia nella iv. parte della fua Fel/ìna Pittrice, alla pag. 176. Egli nota, che in cafa Balbi dipinfe anche un certo Barcolommeo Pianòri, nome affatto incognito, e the li fuppone riferito dal Malvagia per isbaglio. '- ...
k cura d' ornargli due altri falotti. Valerio effigiò nel primo le tre Grazie con varj putti, e medaglie all' intorno, e nel fecondo, quattro favole di Diana, e d'altre Deità. In gne' falotti lavorò anche il Sighizzi, che vi fece gli efteriori or- Di namenti, e le profpettive. Valerio
Tutte querfe pitture moflero il Cavaliere allora pofledi- casteixo tore del magnifico palazzo fituato dirimpetto alla Chiefa di S. Carlo nella foprammentovata ftrada Balbi a richiedere-», che anche ivi una ftanza il noftro Pittor dipingefle. Quelli con ben intefo dilègno rapprefentò nel mezzo la Fama, e lbpra la cornice quattro fimboli: cioè, dell'Immortalità, della Medicina, figurata nel vecchio Efculapio, della Vigilanza, e d' un'altra, non fo ben dir quale, Virtù. Sopra le porte dipinfe alcuni putti, che reggon medaglie colorite a chiarofèuro: e ne' fregi a pian della ftanza linfe baffi rilievi figuranti alcune fcuole a Arti liberali. Le profpettive poi, e tutti i cartelli, gli arabefchi, e i fogliami della ftanza medefima fon Opere di Gio. Maria Mariani Afcolano, che in_. fimil genere di Pittura fu molto eccellente . (a)
Uno degli ultimi lavori condotti da Valerio fui frefco fu nella volta dell'Aitar maggiore della Chiefa di S. Maria del Zerbino; dove dipinfe tre tavole . Nella prima di quefte elpreire la Prefentazione di Maria Vergine: nella fecondai.., lo Spofalizio della medefima con S. Giufeppe: nella terza, ella Vergine coronata Reina del Cielo dalle tre Divine Perfone. La tavola però della Prefentazione fu da Valerio lafciata imperfetta: e dopo la morte di lui terminolla il Pittore Gio. Bernardo Carbone . Nè tacer debbo, che di elfo Valerio è anche la tavolina rapprefentante V Immacolata-. Concezione; perchè quella tavolina è un' Opera fingolarc. (b)
Fu poi invitato Valerio da un Cittadino fuo Amico a dipingergli la principal facciata d' una cafa in piazza di
S. Genelìo.
(#) Nella riferita ftanza eflendo le figure del Cartello a/Tai fvenute, furono con maniera del tutto connmile reftauraie da Gio. Agoftino Ratti vivente Pittor Genovefe.
(£) Nel palazzo del Sig. Gio. Luca Giuftintani dipinfe Valerio una ftanzft—, nella cui volta rapprefentò Andromeda con Perfeo, che la libera dalle fauci del vorace moltro marino: e all' intorno di quella tavola avea fatto altre-, figure, che pofeia, in occafione di reftaurarfi il palazzo, fon ite a male-., Vi fi conferva però ancora intatta la pittura dell1 Andromeda.
S. Genefio. Imprefe quegli il lavoro: e difpofe quattro immagini di Virtù ne' quattro fpazj, che fi frappongono tra le fineftre :. indi al baffo figurò alcuni putti d' ottimo gufto. Avea già quafi compiuta Y Opera; e fol vi reftava a defcriverfi 1' Affunzione della Santiflìma Vergine fopra la porta..: quando lo colpì repentinamente la morte nelV ottobre dell' anno 1659.; mentr egli pattava appena il trentaquattrenne di fua età . Terminolìì l'interrotta Opera da Domenico Piola con iftile sì conforme al Valeriano; che chi la vede, la giudica fatta di mano dello fteffo Valerio .
Il fuo cadavere fu portato alla Chiefa di S. Martino d' Albaro, e colà con fotenne funeral pompa feppellito entro la tomba, che Bernardo di lui Genitore s'avea fatto coftruire.
Era Valerio di avvenenti maniere, graziofo nel converfare , fervido nella fatica, e fecondiffimo d'intelletto: d'indole poi liberale, e foave; che , a motivo di emetta , rendevafi amabile a tutti. La fua cordialità verfo gli Amici s'accodava all' eroico; ftantechè avrebbe qualfivoglia difagio, o difcapito fofferto, per prellar loro fervigio . Egli ebbo moglie, ma non figliuoli. Dell' Arte fua fu al fommo curante: e 1' efercizio di ella gli facea dimenticare- ogni altra cofa , quantunque importante. Il difegnare dal Nudo era-, la fua unica ricreazione; nel che palTava parecchie ore fenza avvederfene.
Molte, come già accennai, fono le tavole, cheda'Virtuofi ftranieri, fpecialmente Inglefi, furono a qualunque gran prezzo comperate, e trasferite nelle loro provincie: e ne faremmo [ almen delle private ] affatto fpogliati, fe coloro, che qui ne poflèggono, fi follerò lafciati adefcaré dalle larghe profferte de' Viaggiatori . Vaglia '1 vero: a sì fatte pitture ni una fomma cv oro può pareggiarli .
Ebbe il noftro Valerio quattro Difcepoli, tutti di buona riufcita . Uno è Gio. Battifta Merano , eh' apprefe i principi del difegno da Gio. Andrea De' Ferrari, e poi palsò a Parma a lìudiar fulle Opere del Correggio . Di quello Merano non dirò altro; perchè egli vive. Il fecondo fu Bartolommeo Bifcaino, di cui fcriverò più fotto in feparato difeorfo. Gli altri due furono Gio. Paolo Cervetto, e Stefano Magnafco,
de' quali
def quali darò qui immediatamente quelle poche notizie-*, che ho potuto raccorre .
Gio. Paolo Cervetto fu Giovane di vivace fpirito, e di bell'ingegno. Imitava sì bene la maniera del Maeftro; che Di fovente la copia del Difcepolo era creduta un originale».. Valerio Valerio, che a gran ragione V amava, procacciavagli occa- ST£Ii0 * fioni d'operare, ed avanzarli . Quindi il buon Giovane, che poche foftanze poffedeva, era già in ifiaro di vivere», agiatamente coli' intraprefa Profeffione . Ma nel funefto anno 1657. la peftilenza cel tolfe fui fior dell' età , e defraudò le comuni Iperanze, che giuttamente s' erano di lui concepute.
Stefano Magnafco figlio di Lorenzo per tal modo profittò (otto la dilciplina di Valerio; che lo fteflò Maeftro lo ammirava, e da lui gran cofe afpcttavane . Il defiderio di più oltre avanzarti nella Pittura fece, che il Giovanetto fi trafferiiTe a Roma; dove Ihidiò per ben cinque anni continui. Indi ritornato alla patria Pittore già franco , ed efperto, fpecialmente nel difegno, diede varie prove di fua perizia-.: come fi feorge dalla tavola dell'Angiolo Cuftode , eh' ei dipinfe per un Altare della Chiefa di S. Teodoro, e da due altre tavoline per 1' Oratorio della Madonna del Roiario, preifo all' iilella Chiefa: nA quale Oratorio pur dipinfe la tavola della Santiffima Vergine accompagnata da' Santi Domenico , e Caterina da Siena, e all' intorno i Milterj , che fi contemplano nel Rofario . Per l* Oratorio di S. Giovanni di Prè colori la tavola della Madonna: e per la Chiefa di S. Ugo fituata nella Iteflà contrada di Prè fece quella di quefto Cavaliere, che da una rupe alla prefenza di numerofo popolo fa fcaturire un limpido fonte. Il più bel quadro però di quello Autore fi è quello, che fta dentro all' infermeria de'feriti nel maggior Ofpedale di quella città . In elio quadro ei rapprefentò il felice tranfito di S. Giufeppe , afiìltito da Gesù, e dalla Santiffima Vergine Madre . Vi fi vede in alto un gruppo d' Angioli di rara , e forprendente bellezza .
Già il Magnafco s'aveva acquiftato gran nome con_ quefte fue fole primizie; e molte commiffioni gli fi deftinavanò: quando un' improyvifa difiènteria 1' alfalì, e talmente dcbilitollo; che in termine di alcune fettimane lo trafTe al
fepolcro..
fepolcro: Poche pitture di fuo ci ha lafciate per le cafe de' noftri privati Cittadini: molte però fon quelle, che ha la
e vorato per la Francia, nelle quali ha fatto {piccare il fuo
Di nobile ingegno: e forfè avrebbe fuperata la gloria del Mae
Cast«w. fao > fé più lunga vita averte goduto . (a)
Poiché io nella vita del noftro Valerio ho avuta occafione di menzionare Gio. Angiolo Vicino: non eftimo fuor di propofito il foggiungere qui alcuna cofa del coftui fratello Gio. Michele, e di Gio. Battifta lor Padre . Gio. Battifta fu un Pittore più che mediocre in rapprefentare componimenti ftoriati. Di luì abbiamo una tavola pendente da una parete della Chiefà della Santifiìma Nunziata del Guaftato (b): e un' altra in S. Maria della Pace entrovi il B. Salvatore^ da Orta operante miracoli (e). Morto Gio. Battifta in età molto avanzata lafciò due figli: uno è il Gio. Angiolo, che molto vale nel dipinger paefì, marine, battaglie, ed ogni genere di galanterìe; e fempre con vivezza , e grazia non ordinaria . Egli ancor vive , ma in molta afflizione; perchè continuamente confinato nel letto dalla podagra . L' altro è Gio. Michele fuo fratello, Pittore , che nello ftertò genere del Gio. Angiolo molto bene è riufeito; e più ancora fi farebbe fégnalato, fé non fi folle attenuto alla fola pratica, e non-, averte dipinto con troppa fretta . Coftui mancò in età poco
£«) Chiedo Magnafco Pittare d'ottimo guflo, e di pennello de'icatiflimo ci mancò Tanno 1665., mentre contava poco più di trenc' anni d'età, La perdita , che per tal morte facemmo, ci fu in parte ricompenfata in un figlia da lui lafciatoci per nome Alcflandro , comunemente detto il LiJJtndrìno. Quelli fu il più fpirhofo Pittor de' fuoi tempi in piccole figure condotte in pichi tratti di pennello, le quali hanno luogo entro i più pregevoli gabinetti d' Italia . Ma di lui fi parlerà nel fecondo tomo .
(*) La riferita tavola non può eflere, fé non quella, che vedefi nella cappella \ 11* **otlaventura » entrovi deferitto un miracolo di quefto Santo.
( # ) Alla foprammenrovata tavola ne fu pofeia faftituita un' altra del medefim» argomento di mano di Domenico Piota. Ma pochi anni fono anche quella fu di colà rimofia, e porta nella lateral parete. E dov' eli' era vi furono collocate alcune ftatue del Maragliano, eccellente Scultore, di cui fcriveraffi nel fecondo, tomo


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