Wednesday, May 23, 2012
Tebadie -- Edipodia operistica -- I Labdacidi
Speranza
Tebe (in greco antico: Θῆβαι, Thèbai, in greco moderno: Θήβα, Thiva) è un comune della Grecia situato nella periferia della Grecia Centrale (unità periferica della Beozia) con 36.086 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
A seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011 che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 830 km² e la popolazione è passata da 23.820 a 36.086 abitanti.
Sui più antichi abitanti della Beozia, e quindi anche di Tebe, non si hanno dati sicuri.
I reperti archeologici mostrano che l'acropoli della Tebe antica, la cosiddetta "Cadmea", era abitata già nell'età elladica (III-II millennio a.C.).
Sono stati rinvenuti manufatti del XVI secolo a.C., perfino affreschi, che mostrano contatti di Tebe con la Creta minoica.
In seguito Tebe fu un potente centro miceneo fino a quando il palazzo e le mura non furono distrutti poco tempo prima della Guerra di Troia (ca. 1200 a.C.)
Secondo la tradizione, la città fu distrutta dagli epigoni, i figli dei "Sette contro Tebe".
Secondo il mito, che non ha conservato memoria delle età precedenti quella micenea, Tebe sarebbe stata fondata da Cadmo, giunto dalla Fenicia.
La notizia della venuta di Cadmo fu suggerita forse dall'esistenza della "Cadmea".
A Tebe regnarono in successione, dopo Cadmo e i suoi discendenti, re di dinastia beota:
Penteo e Polidoro, Nitteo e Laddamo, Nitteo e
Laio, Lico e
Laio, Anfione,
Laio II, Creonte,
Edipo,
Eteocle, Creonte tutore di Ladama, Tersandro, Tisamene, Damasittone, Tolomeo e Xanto.
Più tardi in Beozia fu costituita, probabilmente per difesa dalle mire espansionistiche di Orcomeno, la lega beotica, una confederazione che comprendeva inizialmente 13 o 14 città, nessuna delle quali predominava sulle altre[7]. A Tebe la monetazione è documentata a partire dal VII secolo a.C. Attorno al VI secolo a.C. Tebe divenne, all'interno della Lega beotica, la città egemone, ossia la città a cui spettava il comando in caso di guerra. L'egemonia tebana minacciava l'uguaglianza effettiva dei membri della lega, suscitando i tentativi separatistici di alcune importanti città della Beozia, in particolar modo di Platea, che cercò fin dal 519 a.C. l'appoggio di Atene[8].
Durante le guerre persiane Tebe, pur avendo inizialmente aderito alla lega ellenica antipersiana, si arrese a Serse, dopo l'annientamento dei 300 di Leonida nella Battaglia delle Termopili (480 a.C.). Pertanto, dopo la battaglia di Platea (479 a.C.), Tebe fu punita: Pausania, dopo un assedio, la conquistò instaurandovi un governo democratico. Ma i tentativi di instaurare la democrazia a Tebe fallirono in quanto l'ordinamento democratico presupponeva una base sociale che non esisteva in Beozia: l'economia in questa regione era essenzialmente agricola e il potere era nelle mani di aristocratici latifondisti; l'artigianato e il commercio non erano sviluppati, le più grandi città in realtà non erano altro che grossi borghi privi di plebi urbane. Tebe non riconobbe mai l'egemonia ateniese in Beozia e, dopo le sconfitte di Atene a Coronea (447 a.C.) e soprattutto a Delio (424 a.C.), la classe aristocratica riprese il potere a Tebe, che riconquistò il ruolo egemonico in seno alla lega beotica[9].
Durante la guerra del Peloponneso Tebe fu alleata dapprima di Sparta e poi di Atene. Il mutamento nella politica estera può essere attribuito a un governo democratico moderato subentrato a Tebe a quello aristocratico. Anche durante la guerra di Corinto (395-386 a.C.) Tebe fu alleata di Atene, contro Sparta. La pace comune di Antalcida (386 a.C.), espressione dell'egemonia spartana, negava a Tebe l'egemonia sulla Beozia e ordinava lo scioglimento della lega beotica. Nel 382 lo spartano Febida, con uno sleale colpo di mano, occupò addirittura la rocca Cadmea, sostituì i governanti democratici con aristocratici filospartani e pose quindi Tebe sotto il controllo spartano; Agesilao avallò queste gesta permettendo che Ismenia, il principale democratico popolare tebano, fosse messo a morte[10]. L'opposizione democratica in esilio ad Atene, guidata da Pelopida, si alleò con i moderati rimasti a Tebe, guidati da Epaminonda, e con una impresa audace riuscì a ripristinare lo stato tebano (379 a.C.). L'episodio segnò l'inizio di una serie di eventi che culminarono addirittura con l'egemonia di Tebe, sia pure di breve durata, sul resto della Grecia. L'ordine obliquo, ideato da Epaminonda, diede ai Tebani un considerevole vantaggio sul campo di battaglia. Nel 373 a.C. l'esercito tebano distrusse Platea, la città rivale di Tebe in Beozia; successivamente sconfisse gli Spartani a Leuttra (371 a.C.) e giunse perfino nel Peloponneso, fino ad allora mai violato. Le morti di Pelopida nella battaglia di Cinocefale (364 a.C.) e di Epaminonda a Mantinea (362 a.C.) posero fine all'effimera egemonia tebana.
Il declino di Tebe fu altrettanto rapido. La reazione antitebana culminò nella terza guerra sacra (356-346 a.C.) la quale ebbe l'effetto di far intervenire Filippo II di Macedonia in Grecia. Il pericolo macedone spinse Tebe ad allearsi con Atene, ma le forze greche furono sconfitte nella battaglia di Cheronea: la lega beotica venne sciolta, e Tebe dovette versare alla Macedonia enormi riparazioni di guerra e accettare un presidio macedone nella città. Tebe e Atene si ribellarono al dominio macedone, ingannati dalla falsa notizia della morte di Alessandro Magno (335 a.C.), e la vendetta di Alessandro fu atroce: Tebe fu tutta distrutta e gli abitanti venduti come schiavi. Tebe venne ricostruita da Cassandro I nel 316 a.C., ma una nuova ribellione, questa volta a Demetrio Poliorcete nel 293 a.C., causò nuovamente la perdita dell'autonomia e la nomina di armosta, lo storico Ieronimo di Cardia.
Nel 146 a.C. Tebe fu conquistata da Roma[11]. Tentò di ribellarsi ai romani all'epoca delle guerre mitridatiche, per cui nell'87 a.C. venne occupata da Silla che le tolse metà del territorio. Da allora la decadenza fu irreversibile. Nel II secolo d.C. Pausania il Periegeta riferisce che Tebe e il territori circostante erano ormai disabitate, e che solo poche persone abitavano nella rocca Cadmea[12]. La città fu rifondata nel 315, ma da quel momento non fu più parte importante della scena politica della Grecia.
Durante il periodo bizantino Tebe tornò abbastanza importante poiché serviva da forte per difendere Atene ed il Peloponneso; divenne inoltre nota per la lavorazione e per la tessitura della seta. Nel 1205 divenne capitale del Ducato di Atene. Decadde nuovamente dopo l'occupazione da parte dei Turchi Ottomani (1460), e da allora non ebbe più vicende importanti. Nel 1829 divenne parte del nuovo regno di Grecia.
La città moderna è un mercato agricolo. Possiede qualche industria chimica e tessile (lavorazione della seta).
Note [modifica]
1.^ Popolazione comuni greci. URL consultato il 9 marzo 2011.
2.^ piano Kallikratis. URL consultato il 2 marzo 2011.
3.^ Censimento 2001. URL consultato il 2 marzo 2011.
4.^ Andrew Robert Burn, Storia dell'antica Grecia; traduzione di Filippo Gentili. Milano : A. Mondadori, 1991, Oscar saggi n. 458, ISBN 88-04-41149-X, pp. 51-54
5.^ Pausania, Descrizione della Grecia op. cit. IX, V, pp. 220-1 (on-line)
6.^ Louis Mayeul Chaudon, Nuovo dizionario istorico: ovvero, Istoria in compendio di tutti gli uomini, che si sono renduti celebri per talenti, virtù, sceleratezze, errori, &c. dal principio del mondo sino a nostri giorni. Napoli : M. Morelli, 1794, pp. 189-190 (on-line)
7.^ Cinzia Bearzot, Federalismo e autonomia nelle Elleniche di Senofonte. Milano: Vita e Pensiero, 2004, ISBN 8-343-1113-2
8.^ Marta Sordi, "Mitologia e propaganda nella Beozia arcaica" in Scritti di storia greca in Marta Sordi, Scritti di storia greca, Milano: Vita e Pensiero, 2002, pp. 271-82, ISBN 88-343-0683-X, ISBN 978-88-343-0683-3
9.^ M.A. Levi, "XIV, Le istituzioni della polis" in Peter Levi et al., La Grecia e il mondo ellenistico, op. cit., pp. 306-357
10.^ Senofonte, Elleniche, Cap. II; ediz. italiana: Le storie greche di Senofonte, trad. di Marcantonio Gandini, Milano: Sonzogno, 1821, pp. 209 e segg. (on-line). Senofonte, pur filospartano e avverso a Tebe, stigmatizzò questi atti sleali commentando che le conseguenze avrebbero dimostrato che gli dei non sono indifferenti alle azioni malvagie (Senofonte, Elleniche, II, 25-26)
11.^ Uberto Pedroli, La Beozia dalla restaurazione di Tebe alla riduzione a provincia romana. Pistoia : Giuseppe Fiori, 1899
12.^ Pausania, Descrizione della Grecia op. cit., Libro IX, VII, pp. 226-8 (on-line)
Bibliografia [modifica]
Georg Busolt e Heinrich Swoboda, Griechische Staatskunde, vol. II, Munchen: C. H. Beck, 1926
Domenica Paola Orsi, Sull'ordinamento della Beozia da Coronea alla pace di Antalcida. Bari : Carlucci, 1974
Luigi Moretti (a cura di), Iscrizioni storiche ellenistiche, Vol. 1, Attica, Peloponneso, Beozia. Firenze: La nuova Italia, 1967
Peter Levi, Riccardo Giglielmino, Mario Attilio Levi, Giovanni Giorgini, La Storia: 2. La Grecia e il mondo ellenistico. Milano: Mondadori, 2004
Pausania il Periegeta, Descrizione della Grecia, Libro IX; traduzione di Antonio Nibby, Roma: Poggioli, 1817, vol. III, pp. 212–304 (on-line)
Voci correlate [modifica]
Beozia
Lega beotica
Riassunto della storia mitologica di Tebe
Altri progetti [modifica]
Commons contiene file multimediali su Tebe (Grecia)
[mostra]
V · D · M
Unità periferiche e comuni della Grecia Centrale
[mostra]
V · D · M
Comuni della Prefettura della Beozia 1997-2010
Portale Antica Grecia
Portale Grecia
Portale Mitologia greca
Categorie: Comuni della Grecia Centrale
Luoghi della mitologia greca
Tebe
Città antiche della Beozia
Città bizantine
Subscribe to:
Post Comments (Atom)


No comments:
Post a Comment