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Tuesday, March 12, 2013

GALEOTTO FU IL LIBRO -- Zandonaiana


Speranza

 


 
William Dyce, Paolo e Francesca, 1845
La frase «galeotto fu il libro» è una citazione del quinto Canto dell'Inferno di Dante Alighieri.

 

  

Nel cerchio dei lussuriosi, Francesca da Rimini racconta a Dante la storia della sua passione adultera per Paolo Malatesta, scoppiata mentre i due stavano leggendo per diletto il passo di un romanzo cavalleresco in cui la regina Ginevra, sposa di Re Artù, veniva baciata dal cavaliere Lancillotto.
 
quando leggemmo il disïato riso----------------a
esser basciato da cotanto amante---------------b
questi che mai da me non fia diviso------------a
la bocca mi basciò tutto tremante---------------b
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse--------------c
quel giorno più non vi leggemmo avante-----b
(Inferno, Canto V, versi 133-138)
Il bacio adultero dei due personaggi stimola i lettori a imitarlo.
 
Per questo Francesca afferma che il libro, il romanzo cavalleresco, è stato il Galeotto tra lei e Paolo.
 
Galeotto (Galehaut), infatti, era il siniscalco della regina che nel ciclo bretone faceva da vero e proprio mezzano tra Lancillotto e quest'ultima.
 
Il suo ruolo comunque non si limitava a questo, essendo egli il testimone all'amore tra i due.
 
Secondo le regole dell'amor cortese il bacio della dama era infatti una vera e propria investitura, che accoglieva il cavaliere al servizio della donna, per cui aveva bisogno di essere formalizzata con la presenza necessaria di testimoni, come gli altri rituali di stampo feudale.
 
L'affermazione di Francesca è una chiara condanna della letteratura cavalleresca che, secondo Dante, accende le fantasie e può portare alla perdizione.
 
In un certo senso essa ammonisce anche il poeta stesso (e chi lo scrisse) che in gioventù aveva aderito alla poesia amorosa con il dolce stil novo.

 

Oggi «galeotto» è usato comunemente nell'italiano (anche come aggettivo) col significato di «intermediario amoroso».
 
La frase «galeotto fu il libro» (o «galeotto fu ...», con G indifferentemente maiuscola o minuscola) viene adoperata per segnalare un oggetto o un avvenimento che ha reso possibile una relazione amorosa o altro.

 

Anche Giovanni Boccaccio diede al Decameron il "cognome" di Principe Galeotto, intendendo che il suo libro potrà aiutare il lettore nelle sue pene amorose, come Galeotto fece con Lancillotto.
 
Alla celebre espressione dantesca si rifà una canzone di Renato Zero intitolata Galeotto fu il canotto e una parte della canzone Come fa bene l'amore di Gianni Morandi: "Specchietto galeotto, serve solo per spiarti; occhi chiusi, abbandonata al dolce vento d'estate".

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