VITA
DI GIOVACCHINO ASSERETO
Pittore .
UNA pianta, che Ila con innefto, ficcome unifce_» ne' fiioi frutti un doppio fapore: cosi è doppiamente gradita, e ftimata da chi li gufta . Neil ampio, e ricco giardino della Pittura, a guifa di pianta., di beli' innefto, comparve Giovacchino Albereto, il quale nelle fue Opere feppe si ben accoppiare lo Itile nobile^, e maeftofo col graziofo, e vago; che, quali frutti di degno fapore, prefentate al gufto degl' Intelligenti, n' incontrarono fommo gradimento, e in alta (lima furon Tempre tenute .
Di civil fangue nacque in Genova quello Aliereto l'anno 1600. Appena .ufcito fu dalla fanciullezza , e dagli ftudj delle lettere umane, eh' egli perdette il Padre, e rimafe fotto
la cui*
la cura di Giovann' Stefano fuo maggior fratello; il quale /corto avendo, che il Giovanetto aflai dilettava/! di difegnar
-' da fé cofe di giudiziofa invenzione; e che impiegava le ore
Di della ricreazione in manipolare colori, {temperandoli con—
i-ME*CKTof!0 acclue dì gomme , e dipingendone carté con proporzionata fimmetria: s' avvisò, che V applicarlo alla Profeffione della Pittura farebbe (lato un partito adattati/fimo a coflui, e decorofiflìmo alla cafa . Raccomandollo per tanto a Luciano Borzone, fotto del quale con tal afliduità, e fervore ftudjò; che non iftette molto a renderli pratico del buon metodo di difegnare .
Grandemente godeva il Maeftro di cosi ben avanzato difcepolo: e fovente ne facea tra gli Amici difcorfo, lodandone le copie, e gli fchizzi, e predicendo di lui un' egregia riufcita.
Dopo qualche tempo pafìò Giovacchino alla fcuola_ dell' Anfaldo con buona grazia del fuo precedente Maefìro . Fece egli quefto paflaggio a perfuafione del fratello, che veduta 1' elegante maniera del difegnare , e dipingere di quei!' altro Pittore, ftimò buon profitto di Giovacchino il fargliela apprendere; onde poi accoppiatala con quella del Borzone, di due belli un terzo più bello veni/Te a formarne.
L' Anfaldo, che già conofceva Giovacchino per fama , ben volentieri 1' accolfe . Trovollo competentemente addeftrato nel difegnare , e nel colorire; e però con tutta facilità, e preftezza potè farfelo un fedeliffimo imitatore; tal che_* anzi come coadiutore, che come difcepolo il riguardava. Proccurò indi a non molto , che 1' efperto Giovanetto foflè accettato nell' Accademia del Nudo, che tenevafi in cafa del Sig. Gio. Carlo Doria; dove d' ordinario folevano intervenire i più infigni Maeftri. In quefta Accademia fi diftinfe Giovacchino non folo per la fua molta attitudine: ma eziandio per altre fue nobili prove; come in occafione, che quel Cavalier Mecenate, e/Tendo flato regalato d' un grofTo pefce di ftrana, e mollxuofa tefta, prefentolla nell'Accademia, affinchè folte ritratta: e fra i molti difegni, che fe ne fecero, quello di Giovacchino fu più degli altrui approvato; e da ciò grand' onor gliene venne.
Egli in fomma acquiftò in breve tal perizia nella Profeflìone, ed in sì alta mma fidi, che, non avendo per anche compiuto il fedicefimo anno di fua età, fu eletto a di- M> pingere in Sarzano una gran tavola per 1' Oratorio di S. Anto- E, nio Abate , rapprefenrativa di quefto Santo , che con 1' crazio- Giovaccmno ne inette in fuga i Deraonj. La tavola riufcì ben compofìa; ****,ro * ed ebbe tanto applaufo, quanto ne poteva l'Artefice defiderare. Aflìftevagli talora il Maeftro in quell' Opera , ma fol per incoraggiarlo , non già per maneggiarvi pennello . Era in tale flato il giovane Pittore, che non avea bifogno d' aiuto.
Che ciò fotte vero, il die a diveder poco dopo in 00 cafione d' un' altra tavola , che per 1' Oratorio medefimo gli fu commetta . Imperocché , effendofi difguftato coli' Anfaldo , e da lui appartato, tutta la compiè da fé folo . In efla rapprefentò il fuddetto S. Antonio, che riftora gli aflètati fuoi Monaci, con far loro miracolofamente fcaturire da un maflb una fonte d' acqua . Ma quefta feconda tavola, quando ven* ne efpofta in pubblico , non gli conciliò lode; ltantechè fh giudicata di poco buona maniera, e d' un colorito confufo, duro, e manchevole . Onde fi fofpettò, che nella precedente V aveffe avuta molta parte il pennello del Maeftro.
Senti al vivo cotal cenfura il novello Pittore, che avea già affuefatte le orecchie a fentirfi lodare. Pure non fi per- 1 dette punto d' animo, ma eccitò tutta la fua induftria a ri- * farcimento del fofferto difcapito; e ciò fpecialmente nelle_» due ampie tavole, che con grande impegno prefe a dipingere: 1 una della Cena di Crifto, per la principal facciata dell' Oratorio di S. Maria: e 1' altra efprimente la ftettà Cena, per 1' Oratorio di S. Croce: ambedue degne d' approvazione. In quefto medefimo Oratorio dipinfe un' altra tavola , o piuttofto un gonfalone, in cui figurò da una parte il Redentore , che con la Croce in fulle fpalle s'incammina al Calvario: e dall' altra S. Antonio 1' Abate.:
Dopo tali Opere in grande una ne fece in piccola tela, cioè l'Immagine del Crocifitto locata fuori del quartiere-, de' Soldati della porta dell'ira), detta corrottamente déì'Erco; la qual tavola è di ragionevole merito (a). Fece di poi alTom. T. S cune
( a ) La foprammentovata favola del Crocififfo è ftata a' tempi noftri ritoccata^ da un Pittor dozzinale; e per confeguenza guaftara.
cune tavole per 1' Oratorio di S. Germano (a); una per quello
di S. Andrea, rapprefentativa di quello Santo, che libera un' of
. i fella: ed un' altra per quello di Santo Stelano, nella quale
Di fta efpreflò S. Lorenzo in atto di forgere dal fèpolcro.
g^cchmo per li padri Agoftiniani Scalzi dipinfe nel chioftro fu
periore di quefto lor Convento di S. Niccola alcune figure
di Santi di tal Ordine. E per vero dire, fi fcorge in efTe_,
un' aria (bave, un atteggiamento divoto, e un colorito affai
Vivo,, e gagliardo.
Di pari bellezza fono eziandio le fue tavole efpofte in varie Chiefe della città: come quella della Madonna del Rofario, a cui fanno corteggio i Santi Domenico, Franccfco Saverio, e Chiara; la qual tavola vedefi nella Chiefa di S. Brigida: così le due, che adornano la Chiefa dedicataa i Santi Cofimo, e Damiano, entrovi, nella prima le Sante Agata, Apollonia , e Lucia: e nella feconda i Santi Titolari della Chiefa, che (col patrocinio di Gesù Bambino, e della Vergine Madre, ivi nella più alta parte dipinti ) rendono la iànità ad alcuni infermi: e così molte altre tavole , chemandò in quefte noftre Riviere, e ne' luoghi principalmente di Recco, e di Chiavari.
Era Giovacchino di naturale fuperbo, e fprezzante de' lavori altrui: e febben s' acquiftava fempre più nome, e lode col fuo dipingere: pure inoltrava talora d' avere a vile cotal ProfefTìone, e di vergognarfi d'averla intraprefa: né punto curavafi di foggettarfi, o far corte, a chi 1' avrebbe potuto promuovere ad Opere di gran portata: ma fé ne (lava incontegno; e dava ad intendere, che dipingeva per paflàtempo, non per metti ere .
Portatofi in Roma l'anno 1639. non lafciò di condifeendere a quello fuo poco lodevole naturale. Imperocché nel tempo , eh' ei fece colà fua dimora, vifitò bensì le ftanze de' principali Pittori: ma non^ fi dichiarò giammai con alcuno d' efTer Pittore . Oltracciò ritornato pofeia in patria-., ed interrogato da alcuni Amici, come gli fodero piaciuti
i Pittori
i « ) I Confratelli del prefata Oratorio di S. Germano unitili a quello di S. Maria della Pietà, vi trafporrarono molte delle loro tavole. Una, che vi fi conferva , e fembra effere dell' Afferete, è quella di S. Tommafo riprefo da.. Crifto d'incredulità: un'altra e quella della Rifuxreaione di cflò Grillo.
i Pittori Romani; egli francamente rifpofe, che la prevenzione l'avea delufò, e che gli parea di poter con ragione ftimare fe fteflo. {a) ■
Qui poi non gli mancarono nuove occupazioni; fra le Dl quali fi diftinfè nei nobil lavoro di due figure di Profeti, Giovacchin» ch'ebbero luogo nella fagreftìa della Santiffima Nunziata-,, Ms£RlTOpredò i PP. Minori Oflervanti (b): ficcome molto applaufo incontrarono i lavori a frefco da lui fatti nelle due volre_> delle navi delira, e finiftra di quella Chiefa: ove rapprefentò nella prima S. Pietro, che rifana il zoppo, e nefl' altra_* Abimelecco, che abbraccia Davidde. Dipinfe ancora in_. S. Agoftino tutta a frefco la cappella dedicata a Maria Vergine della Cintura , effigiandovi alcuni miracoli di ena Vergine: e moftrò in tali Opere grande fpirito , e vivacità.
1/anno 1643. fu invitato a dipingere la nota ftoria d'Abramo entro un falotto del Sig. Francefco Granello . Riufci tal pittura foprammodo maeftofa, e per la pienezza delle figure,, e per la viva rapprefentanza d'alcune Virtù: fìccomc riufci molto dilettevole per la grazia degli atteggiamenti , e per la varietà de' parerghi.
Queft' Opera fu motivo, che ad un' altra ei venillè_j promofTo; perocché vedutati" dai Sig. Agoftino Airolo (c), tofto l'invitò a dipingergli la favola dello fcorticato Marzia , nella volta d' un piccolo falotto fìtuato in capo alla gallerìa del fuo palazzo . La commiflìone fu dal noftro Pittore a maraviglia efeguita. Egli empiè le lunette con alcune figure di Deità; e fece nelle pareti alcuni termini di chiarofcuro con una maniera d' ottimo gufto, e con tinte d' una pro
S 2 prietà,
( « ) Poteva a tutta ragione gloriarli 1' Affereto d' effer ralente in Pittura, Ma io non fa comprendere, come colpito non lo aveffero le belliflìme Opeie_» d' un Domenichino, d' un Lanfranco , d' un Reni, d' un Puffino, Pittori . tutti per anche viventi in queir anno, eh' egli fu in Roma: lìccome quelle del Camaflfei, del Sacchi, e del Cortona. che allora appunto tenevano in_ Roma quella sì fiorita fcuola, donde n' ufeirono tanti di (crepoli 4 che co' Macftri poi gareggiarono; e quali tutti più valenti furono di eflb Affereto. Che altro può qui dirli, fe non che 1' amor proprio fuol accecare?
(£) Le riferite tavole furono poi locate in Chiefa. a'fianchi della gran tavola di Giulio Celare Procaccino, efpofta fulla principal porta di detta Chiefa.
{e) Qjicl palazzo corrifponde in piazza Amorofa; ed ora è poffeduro dal.Sig. Antonio Negrone del fu Ambrogio; e quel falct o merita d'effer veduto anche pe' lavori del Bottalla, di cui avremo occafion di parlare nelle note, che alfa Aia vita apporremo.
prietà, d* una vaghezza, e d'un rifalto, che nulla più. Di quefto medefimo falotto fi rinnoverà la ricordanza nel
_ la vita di Gio. Maria Bottalla; ftantechè quefti vi prinD, cipiò le pitture, ed alcune bellifiìme cofe v'efprefle . Fu poi Gjovacchino chiamato 1' Airereto a compiervi l'opera dopo la morte del IUTO' Bottalla, la qual fuccedette l'anno 1544.
Il noftro Aflereto, tuttoché occupato fofle in lavori a frefco: non rralafciava però di colorir tele ad olio . Anzi tante ne colori, che difficilmente fi crederebbero tutte di fua mano, fé non fi conofcefTe il pennello . In oltre ella è cofa nota, che ad un fuo Amico ei ne donò gran numero; onde quegli potè fornirfene non folo le ftanze di fua abitazione, ma eziandio le pareti delle fcale . Da ciò inferiamone il retto. Tanto operò L* AfTereto; e pure non ebbe molto lunga la vita. Correva l'anno 1647.9 quando quefto Pittore fu invitato dal fopraddetto Sig. Granello, a dipingergli a chiarofeuro le due facciate di quello fteflò palazzo , in cui dianzi gli avea fatto» deferivere il facrifizio d'Abramo (a). L' Afiereto vi fi accinte con tutto l'impegno: ed in quella, che guarda lapiazza del Duomo, entro gli fpazj > che fi (tendono fra luna, -e l'altra fineftra, vi figurò alcune Virtù in fembianti fplendjdi, e in atteggiamenti maeftofi, panneggiate con tutta maestria . In uno fpazio alquanto più largo vi rapprefentò con rara finezza d' idea , e di pennello la Santiflìma Vergine coronata Reina del Cielo dalle tre Divine Perfone: lavoro , che non
. invidia quanti altri a frefco per qua fi veggono. Nella facciata poi, che rifponde fulla ftrada detta Scurreria , vi ftefe di. capricciofi arabefehi con rivolture sì artificiofe, che pare rifaltino dalla fuperrlcie: e in mezzo a quelli collocò eroici fimboli, e geroglifici,
S* era il noflro Aflereto acquiftato gran nome, anche fuori d'Italia, e principalmente in Siviglia, dove le fue tavolo aveano un credito tale, che molti ne facevano copie; e poi le inviavano per originali. Quindi erano da i meno intelligenti
|«) In occafione di riftaurarfì il foprammentovato palazzo, ora del Sig. AgoRino Lercari , è andata a male queft' Opera. Si conferva però 1' eftenor facciata , iebbene con, qualche cattiviflìmo ritoccamento in varj luoghi. Vi fon» anche tuttavìa molti pezzi vergini, che faimo fede della virtù di quello veramente fpixkofiflimo Pittore.
genti a caro prezzò comperate, e con gelosia cuftodite_i. Ve ne trafmife però molte lavorate di fua propria mano, che gli fruttarono copiofa mercede . «»^—■
Aveva egli in pronto diverfe pitture , che gli erano fiate 5i commefle per la Spagna; ed avea già principiato ad abbozzare Giovaccmn» una fmifurata tela, rapprefentativa della Cena diCrifto, per AssEMTO* queft' Oratorio di S. Giacomo detto della Marina: quando allàlito da acutiffima febbre, in breve finì di vìvere il giorno ventottefimo del mefe di luglio dell'anno 1649., e quajaa.tanovefimo dell'età fua.
-n;Fu 1' AfTereto di bell'indole, di gagliardo penfare , e di pianto operare. All' aria del volto pareva d' umore malinconico , e torbido: ma all' efperienza riconofcevafi tutto diverfo . Era oltremodo amante dell' allegria, e della converfazione , faceto , arguto , e brillante . L'andare a fpaflò con gli Amici gli avrebbe fatto pofporre ogni cofa, come più volte diede a vedere; e particolarmente allora, che dipingendo egli la rammentata favola di Marzia in cala Airolo, e fiando tutto applicato a lavorare full' intonacato, che s' avea fatto preparare, e in gran parte abbozzato: giunti colà all'improvvifo alcuni Amici, per condurlo a ricreazione , -immantinente lafciò i pennelli, prefe il tabarro, e con elfi partì, fenza darfi penfiero dell' impegno , in cui farebbe fiato il giorno fuffeguente , cioè, di far buttare a terra il già dipinto, intonacar di bel nuovo la parete, e principiar da capo quell' Opera; dacché a tutto buon frefeo dovea dipingerla,. come pur fece . Ma non v' era già d' uopo, che gli Amici co' loro inviti eV interrompeffero i lavori: egli era inclinato a interro mperfeli da per fe . Concioffiachè talvolta , dopo averfi preparata la tavolozza, ed aver fatto fpogliare un fuo domeflico , per ritrarre qualche membro al naturale, ed averlo fermato nella pretefa pofitura , e raccomandatogli, che punto non fi moveffe; ufeiva nafeoftamente di cafa, nè più per quel giorno vi fi lafciava vedere. Intanto lo fpogliato, poiché era fiato un buon pezzo allettando immobile; finalmente ftizzito, e fremente fi riveftiva, maledicendo le_* ftravaganze de' pazzi Pittori,
Se ciò dava pena a chi era desinato a fervirgli di modello: molto più gliene dava lo (lare a quel modo; e dopo - averli udito dire con feria voce: Non vi movete; che or ora
Dì fono da voi: vederlo andar di lancio a ruzzare con Bagolino Giovacchino fuo diletto cane, o con Biufinà fuo favorito gatto; e CoilPereto. quefo due animali trattenerli in lungo traftullo, fenza aver penfiero né di lui, che fpogliato afpettava, ne del pennello , che già tenea nella mano .
Spedò poi, appena cominciato un lavoro, paffava in altra ftanza a zufolare , cantare, e ridere; che materia appunto di rifo venivagli in que' repentini capricci fomminiitrata da qualunque oggetto gli fi parava dinanzi.
Era egli in oltre amantiflìmo della Mufica: e però de'Profeflòri di quefta dilettandofi; per aver il piacere di fentirli, gì' invitava in fua cafa; e faceva egli lteflò da cuoco, manipolando le vivande . Onde ognuno può immaginarli quanti Amici egli avelfe, mercè d' una natura si follazzevole, e liberale . Coftoro , per ifpallàrfì con lui, talora gli facevano qualche burla: ed una fra le altre fu di rubargli il fuo Biufmà, che poi ricuperò mediante la compera di mezza vitella per una cena . Ma baffi fu quefto propofito.
Lafciò 1' Albereto dopo di fé un figlio nomato Giufeppe, il quale alla Pittura attendeva, e con ottima difpofizione; perocché, oltre la fua aggiuftatezza nel difegno, ragionevolmente dipingeva . Ma giovanetto mori: per la cui morte rimafe eftinta la pittura in quella famiglia .
Fu anche allievo dell' Alfereto Giovanni Solaro, il quale affai bene la maniera del Maeftro imitò nelle copie, che de' quadri di elfo fece. La (Vetta maniera con lode pur feguitò in alcuni quadri di fua invenzione . Ma quelli pochi furono; conciottìachè nella peililenza del 1657. mancò . Quindi {vanirono le belle fperanze, che di lui s' erano concepute.
Un altro allievo dell'Afiéreto fu Gio. Battifta Taifara, il quale per altro i primi elementi della Pittura apparati aveva da Gio. Andrea De Ferrari . Dipinfe molto coftui, ma per cafe private, e per città flraniere. Finalmente ìr^ quel funeltiflimo anno foggiacque alla morte medefima del Solaro fuo condifcepolo
Saturday, August 13, 2011
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