feguirfi
(a) Benvenute! Celimi Fiorentino nella vita, che di fé fieno ci lafciò fcritta_-, notificò fé avere con un colpo di fucile uccifo il Duca Borbone, mentre quelli tentava d'entrare oftilmente in Roma . Nella nella mifchia morì pure, difgrazimmente trapanato da una palla di mofehetto, Agoftino Foglietta noftro Genovefe, uomo di gran fenno, e di fmgolar deftrezza ne'maneggi de' più grandi affari, e perciò fovente impiegato da' Sommi Pontefici Leone X., e Clemente VII.
feguirfi colà le rapine, e le ftragi, per più riguardi pre/àgiva a fe medefìma un pari danno . Onde Giovanni Cambiato, di cui già altrove ho parlato , per allontanare dal temuto g pericolo fe, e la conforte, ché da alcuni meli era incinta, Di Lcca. fi ritirò con eflà in Moneglia, luogo dell'orientale Riviera. .camhaw. Quivi nell' ottobre del prefato anno ebbe un figlio , a cui pofe nome Luca, perchè nel giorno feftivo di S. Luca eragli nato . Svaniti pofcia i timori, fece Giovanni con la fua famiglia ritorno a Genova; donde poco dopo, a cagion dell' inforcavi peflilenza, dovette nuovamente partirfì . Ricoveroflì per tanto nella fua natia Polcevera; ove attefe principalmente a rilevare con fomma cura l'avuto figlio.
Non era ancor giunto il piccolo Luca all' età di dieci anni , che già moftrando nel difegno uno fpirito vivace, e una mano fnella , ed efatta, dava chiari indizj d'aver a riufcire quel raro Pittore, che di fatto riufci. Stava egli tutto giorno applicato , or a difègnare le Opere de' migliori Maeftri, or ad efeguire appuntino gì' infegnamenti del Padre_>, or ad efaminare da per fe col fuo ingegno le difficoltà dell'arte per fuperarle, e le finezze per confeguirle; onde in breve acquiftò una franchezza tale, che era oggetto di maraviglia a chi fi faceva a vedere le primizie de' fuoi lavori; particolarmente pei benintefì fcorti; nel che fu anzi efcmplare, e guida , che imitatore, e feguace (a). Imperocché quantunque prima di lui Michelangiolo, e Raftàello fi foflero in_ quefto genere difHnti; pure negar non fi può, che Luca per la facilità fua nel trattarli, ed in gran numero , non fia flato anch' egli d'un gran lume a' Pittori, e non fia per eflerk» in ogni tempo .
L'indefeflò ftudio , che fucceffivamente fece fui naturale, e le fcelte cofe, che dalle più infìgni pitture ritraeva, in_. breve V elevarono ad alto fegno; onde in età di foli quindici anni lavorò in compagnia del Padre alcune Opere fyl frefco , che furono , e fono da' periti molto apprezzate. Tra quefte fi contano certe favole cavate dalle Metamorfoft
d'Ovidio
(«) Fu il C'ambiare molto intelligente degli fcorti : egli e vero: ma non pec ciò fi vedono Opere fue condotte ad un rigorofo, e perfetto fottoimù. fn_, tal genere fopra quanti fiano mai fiati conviene innalzare il Coreggiq,
d' Ovidio dipinte fulla facciata d' una cafa, che fa angolo fulla piazza dell' Oratorio di S. Siro (a) : le forze d'Ercole .. entro il palazzo del Sig. Sinibaldo Doria predò alla Chiefa * Di Luca di S. Matteo (b): ed alcune imprefe Romane fopra la facCambiaso . ciata d' un cafamento nella ftrada Lomellina (c).
Quefte pitture tutte, che, fe fi riguarda 1' età, in cui le lavorò, fono mirabili, colon femplicemente a chiarolcuro. Ma defiderofò poi d' adoperare anche la varietà de' colori, volle provarvi», e felicemente vi riufci nelle due facciate-, di cafe, che dipinfe, 1" una nella ftrada di Locoli, e 1' altra fulla piazza di FoiTatello; ufando però una maniera troppo intenfa, e gagliarda. Dopo ciò ripigliò nuovamente il tralafciato modo di colorire a chiarofcuro: e in cosi fatta maniera dipinfe fulla piazza Pinella un' altra facciata di cafa; al di dentro della quale fece varie ftoriette colorite, e adornate di fuperbe grottefche . Nel tempo fteflò impiegoffi anche in dipingere le danze d' un cafamento fituato nella ftrada di S. Matteo; pitture, che ultimamente, a cagione di nuova fabbrica, furon diftrutte . Efprimevano quelle la favola d' Andromeda con le varie fue circoftanze, e comparfe. Ma bellifiìma fra le altre riufci la pittura da lui fatta nel
Eortico , dove rapprefentò quella Principerà, cui Perfeo liera dalle fauci del moftro marino, (d)
Prefcntoglifi indi a non molto una grata occafione di dar faggio del fuo talento; e fu quando egli in competenza con Lazzaro Calvi venne impiegato a dipingere nei palazzo del Sig. Antonio Doria la volta di quella gran fala. In eflà il noftro Luca con iiHle grandiofo, e patetico deferi iTe 1' infelice avvenimento de* figli di Niobe; ove dimoftrò quanto ftudiofo ei tofle degli feorti, e della notomìa ne' bei nudi, che v'introdullè, e per le naturali movenze-, che loro diede. E tanto più è da ammirarfi la maeftiu fua in queft' Opera, che occupa lo fpazio dì ben cinquanta palmi, fe fi confiderà
non
( a ) Non folo non fi rinvengono più quelle pitture, ma nè ancta fi fa il pollo > ove follerò , a cagione delle nuove fabbriche , che di tempo in tempo fi fono fané in tal luogo. (h) Neppure s' ha contezza di quelli altri lavori per la medefima ragione. ( e ) Quelle per mio avvifo non fono, fe non le Fatte nella facciata d' un ca- famento , che ora è del Sig. Aleflandro Saluzzo. ( d) Quella pittura del portico^ ha fatta anch' eflà lo fteflò fine, che le altre . non eflère ftata da lui efeguita con altro ajuto, che con_.
quello d' un femplice difegno, che fi formò in un foglio di
carta. Altre antiche favole dipinfe pure nelle lunette di que- ,
Ila fala: ficcome di figure di Dei adornò i triangoli, che_, Diluca. l
fra efle fono interpofti. (a) Ca»»m« *
Era Luca, allora che fece Opera sì degna, in età d' anni diciaflètte: e Valerio Corte, che di lui itefe la vita, ci lafciò fcritto, che falendo un giorno fui palco alcuni Fiorentini Pittori, per goder da vicino le Opere di Luca in tempo , eh' egli era ito a riftorarfi: poiché ritornato, ebbe riprefo il pennello, per dipingere, coloro credutolo un garzone di quel Maeftro, le cui pitture ammiravano, voleano cacciarlo di colà, come prefuntuofo, e temerario: nè fu sì fatile al giovane Pittore il persuaderli. Ma aflìcurati dagli atlanti, che veramente egli n' era 1' autore, e vedutolo pofda operare, partirono maravigliati , dicendo, che da lui folo poteva efiere un giorno fuperato il valore del gran-, Michelangiolo.
Di maggior lode degne però furono le pitture, anch'efle a frefco, condotte fulla facciata della cafa a un certo Sig. Sivoli pofta a lato della Chiefa di S. Domenico. In ella figurò alcuni Dei, e femmine, e putti fra loro fcherzanti: ag-. girovvi due fregi d'invenzione alTai pittorefea; uno de' quali ci dà a vedere alcuni moftri di mare aggruppati con capricciofi Tritoni: ed un' altro ci rapprefenta una Galatea accompagnata da putti, e da fiumi, che dalle urne loro votano copia d' acque . Grande è 1' armonìa , che feorgefi in__ quella pittura; e più confiderabile n' è 1' artificio; poiché i lumi, le mezze tinte, e gli feuri vi fono pofti a primi colpi , fenza eflere tra loro in parte veruna uniti, o sfumati: e pure da lontano non folo non vi fi feorge crudezza, ma di più il tutto apparifee fatto con impatto pienamente unifoQo, e morbido . (b)
Quella
(«) Anche nella Tolta d'una ftanza contìgua alla fala in quello fteflb palae-r co dipinta non fo qual battaglia; ma tutte quelle Opere quantunque liano di itile franco, e rifoluto; ad ogni modo temono del puerile.
(t) Di quelle pitture anche al p re leu te fe ne vede buona parte, quantunque* «onfuma » e guaita dal tempo.
Quefta variazion di maniera difpiaceva molto a Giovanni fuo padre, il quale talvolta con gli amici fuoi fé ne lagna„ va; ma Luca, che d' altro non curavafi, fé non d'appagare
Di Luca il proprio genio , ad ogni modo feguitare la volle; e fecondo Cammaso. l'intraprefo ftile colorì fulla piazza di Noftra Signora delle Vigne la volta d'una ftanza in cafà Grillo, e nell'efteriore facciata in due finte nicchie figurò Giano, e la Dea Pace-» in atto di fcacciare il Dio della guerra (a); ficcome pure d' uno ftile non punto diflòmigliante lavorò fopra un' altra-, facciata di cafa dal ponte de* Calvi poco dittante, Curzio, che fi gitta col cavallo nella voragine, ed Ercole, che lotta con Anteo; le quali figure quantunque efpofte fiano all' ingiurie de' venti, ed all' aria marina , eifendo finiate vicino , e a fronte del porto: pure nella prima loro frefchezza - tuttavia fi confervano. (Jb)
Aveva già fatti Luca quefti lavori, quando giunfe in— Genova Galeazzo Alefli famofo Architetto Perugino , il quale in vedendoli tanto gli piacquero, e tanto invaghirti di quel franco pennelleggiare, che volle conofcerne 1" Autore. Andò dunque a trovarlo ; e conofciutolo , frequentavalo, olTervandone i cartoni, e gli abbozzi; ciò, che riufci a Luca di grangiovamento; perocché fu da lui inftruito fu moire regole spettanti alla Pittura, ed efortato a dismettere quella gigantefca maniera; mentr' eflà mancava in alcuna parte di grazia, e di leggiadria. Approfittofli Luca de'configli del virtuofo amico , e principalmente di queft' ultimo, adattandofi da indi innanzi ad un colorire più iòave, e ad un d fegnar meno ftravagante: come ad evidenza moftrò nel lavoro a frefco efprimente la Dicollazione di S. Gio. Battifta; che 1' anno 1552. fece ad iftanza del Sig. Adamo Centurione dentro la Cappella di S. Maria degli Angioli; nel qual lavoro, e per V elegante difegno, e per le armoniofe tinte, e molto più per li ben imitati affetti sì del manigoldo, come della Erodiade ,
(a) Sarebbe per altro deflderabile, che il Cambialo avelie profeguiro a prati- care quella fua maniera, perciocché e grandiofa, e u' un colorirò faporofo , e brillante. ,££) Si confcrvetebbero anche oggidì nel loro buon effere 'e figure di Curzio, di Ercole, .e di Anteo, fé tempo fa non foflcro fiate rovina*r , per ugua- gliate due piani del cafamento, in cui eran dipinte. Le alire figure del Guiìo , e deila Pace fono oramai dal tempo conuuite. . > diade, e de' circoftanti fì rendè Superiore a' due Pittori Lazzaro Calvi, e Andrea Semino, che ivi altre ftorie del Santo Precursore aveano dipinto. ^
Dopo quelle fatiche, per ricrearli alquanto fece Luca_ Di Loca una gita a Voltaggio, donde in breve ritornato, ebbe oc- C*»"*» i
cafione di dipingere alcune volte in cafa del Sig
Grimaldi (a): ove pofcia nei riftorarfi le ftanze furono guariate le pitture, fuorché una, la quale con accuratezza grande, e frefa non leggiera fu in un vicino falotto trafportata.' Lo (tettò avvenne ad alcune altre pitture da lui con molto fludio condotte fui profpetto d' una cafa fituata nella piazza di Piccapietra (b); poiché non furono del tutto diftrutte, ma in parte locate al di dentro di eflà cafa.
Sopravvenne in quello tempo al noftro Luca un faniofo Competitore. Fu quefti Gio. Battifta Cartello da Bergamo, giovane d' elevato talento, bravo Pittore , e nella Scultura ,• e nell' Architettura verfato . La precorfa fama dell' eccellenza di quello nuovo Artefice motte il Sig. Gio. Vincenzo Imperiale ad impiegarlo ne' lavori si di fluoro , sì di pittura-., che deftinato avea fi facettèro nella fala del fuo palazzo. Ma volendo, che anche il noftro Luca vi operafle; per aver più perfette le pitture, cercò di mettere i due Artefici in impegno d' emulazione; ed acciocché 1' uno non vedette innanzi tempo 1' operato dell' altro , fece con atti tramezzare i palchi. I foggetti, che prefero a figurarvi furono alcune florie cavate dalla vita di Cleopatra Reina d' Egitto (e). Molto belle riufeirono quelle pitture: ma la maraviglia fu, che feopertefi comparvero di una maniera tanto confimile, che pareano da un folo ingegno inventate, e da una Retta mano dipinte . Tom. I. . F Un
(«) Quefta pittura del Cambialo egregiamente fui frefeo dipinta, e trafportata, come qui leggiamo , non può eflere , fé non quella , che veden entro la volta della fala al primo piano del palazzo Grimaldi vicino alla Chiefa di S. Luca. La pittura ci rapprefènta la continenza di Scipione.
(A) In quefta piazza al prefente chiamata de'Garibaldi è fituato il palazzd, che fu già de' Signori Geirola: ed entro la volta d' una ftanza di quello confervafi del Cambiafo un' a frefeo, che in effa fembra a pezzi murato, dimoftrante Apollo, le Mufe, e il Cavallo Pcgafo, che con la zampa fa fratturile il fonte Ippocrene . Quefta efler dee la pittura trafportata , per quel, che ne penlo. In oltre a piano del portico nella volta d'una ftanza, the ora lerve di bottega, avvi un'Ercole d'egregio difegno.
(e) L>ue furono le pitture a freico fatte nella volta della riferita fala. Quale ftoria di Cleopatra conteneflè la pittura del Ciiìello non lo dice lo Scrittore—;
e al
Un s'i graziofo avvenimento fu cagione, che i due Profeflbri, riconofeiutifi cotanto uniformi nell' ideare , e nel colori r?» 9 contraeflèro ftretta amicizia, che in loro vita fempreDi Luca mai confervarono . E però dipingeano d'ordinario unitamene Canjkaso. te in un medefimo luogo, non già come emuli, ma come fratelli.
Utiliflìmi poi furono a Luca i precetti, che per migliotare lo Itile dal fedele amico Cartello giornalmente riceveva; dal quale venne anche inftruito nell' Architettura, e nella Profpettiva; e continuamente con elfo intorno a* più difficili punti dell' arte filofofava; onde acquiftò cognizioni tali, che da indi innanzi difpofe i foggetti con miglior ordine^, ed eféguilU con più dolci digradazioni, e palfaggi .
Per tali cognizioni s* accefe Tempre più Luca d' un vivo defiderio d'operare, e di difegnar fulla carta nuove ingegnofe invenzioni; non lafciando paflàr giorno fenza produrne. Laonde tanti furono i fuoi difegni, che di gran lunga Operarono il numero, di quei di molti Pittori infieme: come può di leggieri inferirli dalla gran copia, che fe ne vede anche oggidì (a). E quanti glien' eran fovente dalla moglie , e dalla fantefea diftrutti, per appicciarne il fuoco! Il che_* malvolentieri foffrendo Lazzaro Tavarone fuo difcepolo, entrato un giorno nella danza, in cui per terra ne ftavano alcuni falci, tanti ne raccolfe, quanti potè, e a cafa portoffeli. Così li falvò dalle fiamme. Faceva Luca i fuoi difegni con una cannuccia tagliata a foggia di penna, e fi ferviva di carta vile, e ordinaria. Il Pittore Valerio Corte fuo familiare fio provvide di carta reale, affinchè piuttofto iii_ quefta delineate . Ma Luca non volle mai adoperarla: e domandato
e al prefente è difficile a rintracciarli; perocché quella parte della volta fu già da una bomba diftrutra. La pittura poi del Cambialo, che tuttora vi fi conferva, rapprefenta la morte di quefta Reina. Altre figure ha egli dipinto nell' iilefla fala, come quelle delle Parche: ed altre in alcuna delle ftanze. Avvi anche di fua mano un' a frefeo nella volta del portico, entrovi Pfiche in atta fupplichevole davanti a un confeflb di Dei.
Quanti fonerò i difegni latti da Luca Cambialo in fulla carta, e chi mai potrebbe ridirlo? La fua fecondità nell' inventarli, e la fua facilità nel condurli ce gli ha renduti innumerabili. Ma non ottante la loro moltiplicità , non fono punto feemati di pregio; perocché fi confervano, come gioje_- % nelle principali gallerìe d' Europa , non che d' Italia.
«andato da Valerio della cagione, rifpofegli, che imbrattar non voleva co* fuoi fcarabocchi si bella carta; con che diè ad intendere, quanto poco egli ftimaflè le cofe fue, tuttoché —SSSSSS infigni; a confufion di coloro , che tanto efaltano le proprie, Pi Luca tuttoché rozze, e mefehine. ..,
Dopo d' aver parlato de' difegni di Luca, dirò qualche cofa del fuo modo di colorire. Egli in quefto genere fu valente , rifoluto, e franco: ficcome efpreflèlo nel fuo libro delle dicerie il notiffimo Poeta Gio. Battifla Marino . Ma più ftefa mente PArmenini Pittor Veneziano, il quale ammirò in Luca una tale franchezza, e velocità; onde nel libro, ch'egli pubblicò col titolo di Veri Precetti della Pitturcu. 9 così ci lafciò ferino.
Fu un certo Luchetto da Genova, il quale a mio temp§ dipingeva in San Matteo, Chiefa, cioè era del Principe Doria9 alcune iflorie di quel Santo, a prova con un altro Pittore dcu. Bergamo affai ben valente. Ma certo, che di coflui io ho veduto per quella città cofe mirabili. Egli dipinge con tutte e_« due le mani, tenendo un pennello per mano pien di colore; e fi vede effer tanto efperto, e rifoluto, che fa le Opere fue con incredibile preflezza; ed ho veduto più Opere di coflui a frefc.o, che non vi fono di dodici altri infìeme; e fono le fue figure—* condotte con mirabil forza: oltreché vi è quella facilità, quella grazia, e quella fierezza, che vien di rado con molta artt% e fatica fuperata dagl' intendenti ne' loro maggiori concetti. Simil fare è qua/i quello di Giacomo Timor etto Veneziano: ci fono anzi di quelli, che lo tengono per più rifoluto: ma nel vero è di minor difegno, ed è men confiderato di Luca; e ficcome coi colori è più dolce, così fono di minor rilievo, e forza le fue pitture , ec.
Ritorniamo ora agli ftudj di Luca. Egli fi diede su» perfezionare la regola già ritrovata da fuo Padre di difegnare il corpo umano per via di cubi; e maravigliofamente vi riufci. Il Lomazzi nel libro fello del fuo Trattato di Pittura al capo xiv. tenta di togliere al noftro Artefice la gloria di si bella invenzione, attribuendola al Bramante, un».
F 2 . libro
libro (a) del quale vuol, che giungeffe in mano di Luca ad infegnarli tal regola. Ma il Lomazzi aderì ciò per Tua con
s=^^= gettura, fenza recarne alcun {"ufficiente fondamento, che la_Di Luca renda credibile: e frattanto pregiudicò in quefta parte al no
Camhaso. ftro Luca. Ben è vero, che in rifarcimento del danno mollo pofcia lodollo nell' altra Opera da fé pubblicata col titolo di Tempio della Pittura', dove al capo xxvi., parlando delle proporzioni , 1* innalza fopra tutti i Pittori di quel fecolo; e. s' avanza infino a dire, che le figure del Giudizio di Michelangiolo al paragone de' difegni di Luca perdono di forza, e fminuifcono di grandezza: né conchiude l'Opera fenzanuovamente far onorata menzione di Luca, ed efaltare le belle figure de' Martiri da elfo Luca dipinte nel grand' Efcuriale di Spagna .
Ma tempo è ormai, eh'io faccia menzione d'alcune.* altre fue degne fatiche . E prima di tutte nominerò qui due tavoline, perchè belliflime, le quali dipinfe ad iftanza di -Fra Luca fuo ConfefTore , Monaco dell' Ordine di S. Bafilio, eh' ebbero luogo entro la Chiefa di S. Bartolommeo de' R.eligioìì del prefato Ordine. Una di quefte, eh' egli colorì l'anno 1559. moftra la Rifurrezione di Gesù Crifto: e l'altra , che lavorò due anni dopo, rapprefenta la Trasfigurazione di efTo Gesù fui Taborre.
- L'anno fteflò, in cui dipinfe quefta feconda tavolina, venne impiegato dal Sig. Luca Spinola nelle pitture a frefeo della Cappella , che fabbricata s aveva in S. Caterina alla . deftra del coro . Nelle pareti di detta Cappella deferiilè-. due .ftorie della vita di S. Benedetto: nella cupola alcuni Angioletti: e ne' peducci gli Evangelifti (b). Ma molto più fegnaloffi nella tavola dipintavi ad olio, nella quale fi vedono i SS. Gio. Battifta, Luca, e Benedetto . Di quefta ,
come
(a ) In ordine al primo Inventore del difegnare per via di cubi nulla abbiamo di certo. Potrebbe eflere, che ne avelie fentto il Bramante , e potrebbe!, anch' eflere, che il noftro Cambiafo fenza altrui lume avelie mella fuori quefta bcllifiìma regola da lui si egregiamente praticata , e tanto utile per locar le figure in buona profpettiva, e per ben ombreggiarle, Ma perchè il Lomazzi, ed il Soprani tacquero, che il primo di tutti a metterla fuori, e a pubblicarla colle ftampe fu Alberto Durerò , che morì 1' anno appunto, in cui nacque il Cambiafo?
(£) Sono anche fue in quefta Cappella le piccole figure fcolpite in marmo del Croeififlb, della Vergine , e di S. Giovanni Evàngelilta,
come ài colà rara, mandonne il difegno in contraccambia d' un' altro a Don Giulio Clovio infìgne Miniatore .
Dipinfe in oltre una tavola da Altare alle Monache di S. Brigida per la lor Chiefa; nella qual tavola effigiò Noftra Di Luca Donna col Divin Fanciullo in grembo in atto di benedire e**»**»* i SS. Paolo, ed Agoftino, a' piedi del quale fta un' Angio-: letto, che legge un libro, in un atteggiamento aliai naturale , e graziofo.
Lavorò pure una piccola tavola per la Chiefa di S. Ma^ria della Cella in San, Pier d'Arena, ove dipinfe la Vergine fedente all'ombra d'un albero, fopra del quale avvi un_ panno a guifa di padiglione, che a tutta la figura fa sbattimento . S' appoggia al grembo della Madre il pargoletto Gesù , che flende la mano a ricevere alcuni frutti da un' Angioletto , vicino al quale fono altri Angioletti fefìofi j e" ridenti; ed uno di elfi accarezza l'agnello di S. Giovannino; mentre quello Santo Ila come eflatico a contemplare la Vergine. Vedefi poi full'alto 1' Eterno Padre in maeftofa pomparla di gloria fra fchiere di Cherubini coloriti con tutta la grazia, ed intelligenza. Ella è tavola per più capi maravigliofa (a). Ma la tavola, in cui più d' ogni altra faceflè Luca fpiccare i fuoi talenti, e della quale, come mi è flato riferito da perfone di credito , foleva egli Hello con certa-, particolar dimoltrazione di genio compiacerli, e modellameli, e gloriarfi, è quella, che dipinfe per l'Aitar maggiore della Chiefa di S. Bartolommeo dell' Olivetta, in cui efprefle il martirio di quel Santo Apoftolo. .
Tra i lavori da lui condotti fui frefco un bel vanto fi
merita quello, che oflfervafi nella volta della gran fala_.
d'un palazzo di (b) fìtuato nella villa di Terralba.
Rapprefentò quivi il ratto delle Sabine: nel che finfe una
maeftofa piazza intorniata di fabbriche , di logge, e d' archi:
F 3 . ogni
Ìa ) La riferita piccola tavola, più non fi vede in quella Chiefa. b) Il fopra defcritto palazzo già de'Signori Vivaldi, ora della Famiglia Im- periale, è ftuato in Terralba, borgo nel diftretto della Parrocchia diS.Frut- tuofo. Stupenda in vero è quefta pittura del Cambialo, che colà non iilà già fola , effendo all' intorno coronata d' altri quadri fimiimeme da lui co- loriti a frefco, efprimenti altre ftorie Romane . E'.dcfiderabilc, eh'ella per- petuamente fi conieivi in quella frelchesaa, nella quale dopo due fecoli 1«», vediamo, ogni cofa condotta ad un* intelligenza di artificiofiffima profpettiva . U arditezza de' Romani, lo fdegno de' Sabini, e il timore delle fanciulle non vi poflòno effer eforeflì con_. "ni Lbca" maggior energia. Leggiadriflìmo è il difegno, forte il coCamwasd. lorito, giudiziofiffima la difpofizione; il tutto ombreggiato con naturali sbattimenti, che danno all'Opera una viva-, e grata comparfa .
Innumerabili Tono le tavole dipinte dal feliciffimo pennello di Luca Cambiafo nello fpazio di dodici anni; che tanti appunto n' impiegò in quefta feconda maniera ; onde s'io voleflì contarle tutte, non potrei certamente venirne a capo. Egli era in un continuo, e fpeditiffimo operare. Cavalieri dì quefta città, e Perfonaggi ftranieri a folla gli commetteran lavori di tutte mifure, e sì d'immagini facre, che di profane: ed egli fenza indugio , e con perfezion d'arte efeguivali: e n' era applaudito, e rimunerato . Ma fra i molti encomj foggiacque meritamente al biafimo de' ben coftumati, per non avere nelle profane ufata Tempre la convenevol modeftia: fcoglio, in cui fovente urtarono i fommi Artefici.
Or profeguiamo a riferire i più eleganti lavori a frefco del noftro Luca. Ei nella fala del palazzo del Sig. Duca_. Grimaldi, [ tal palazzo è fituato pretto alla Chiefa di S. Francefco di Caftelletto ] con brio gagliardo , ^ e vivace figurò Uliflè, e Telemaco, che armati d' arco già fono a tiro di vendicarti degl' infidiatori di Penelope, e già ftanno per coglierli all' improvvifo , mentre quelli fono tra le fplendidezze d' un lauto convito. Si vede colà rapprefentata la favola in un ampio , e maeftofo cenacolo, le cui pareti fono ornate di quadri coperti di veli, che per la trafparenza loro lafciano godere in parte, e con delicata piacevolezza il dipinto: cofa d'impareggiabil artificio, come quella, che riflette finzione fopra finzione; e fa all' occhio un graziofo hv ganno, e al pcnfiero una piacevole maraviglia. Altri avvenimenti d'UlifTe dipinfe Luca dentro le lunette di queftéL. fala, ed ornò i triangoli, che le dividono, con alcune figure di Dei, e d' uomini illuftri, empiendo poi tutto il rimanente di ftucchi, di grottefche, di cartelle, e di ghiribizzoh intrecci, che formano un comporto d'armoniofo, di
giocondo,
giocondo, e di forprendente. Rimafe il Grimaldi cotanto ioddisfatto di tai lavori del noftro inllgne Pittore, che indi a poco impiegollo in formare i difegni d' altre imprefè, ed mmmmmm avventure di quel prode Re, che fervirono per far teflèrc-." Di Luca" in Fiandra gli arazzi da veftirne la medefima fala. I difegni Cwuhaso. furono torto inventati, e diftefi; e belliflìmi riufcirono con fornaio piacere di quel Signore, che non contento di ciò, altre incumbenze di pitture gli diede; fra le quali affegnolli la volta d'un falotto: ove Luca rapprefentò un Satiro beffeggiato da Cupido, e da alcune Ninfe, e all' intorno in_* piccoli fpazj diverfe favole cavate dalle Metamorfofi d'Ovidio: il tutto efpreilb con una forza di colorito, che dalle pitture ad olio non fi diftingue. .
Terminata queft' Opera deftinollo il Duca a dipingerti tre tavole ad olio: il che s' efeguì dal Cambiafo in compagnia del Cartello fuo caro amico; e quelle furon locate nel coro della Chiefà della Santiffima Nunziata di Portona-, Nella principale di effe vien figurata la Vergine, che riceve l'Angelico Annunzio: ove fi vede il volto di lei tutto amabile , divoto, e fpirante umiltà; iiccome V Angiolo Nunziatore in aria tutta gioconda, e celefte. Delle altre due tavole , che fono a lati di querta, la deftra deferive 1' elezione de' Giufti, e la finiftra la riprovazione de' rei. Se bella è la prima per la maeftrevole, e fcelta compofizione, e pei leggiadri gruppi degli Angioli, che guidano al Cielo numerofe fchiere d' anime elette, mentre 1 Arcangelo S. Michele abbatte , e calpefta 1* infernale nemico: non inferiore è la feconda per la terribile feena, che in effa fi rapprefenta_.. Aprefi quivi un' ofeura caverna tutta occupata dà fpiriti infernali , che portano le loro vittorie full' anime a Dio rubelle, delle quali fa fcelta Lucifero con una tetra lucerna-, alla mano: e artificiofa oltremodo vi coraparifee la figura d' una femmina, che piena di fpavento ftafh* in difparte offervando l'orribilità del luogo , le azioni de' tormentatori, e le pene de' tormentati. In fomma fu feliciflìmo Luca sì nell' inventare, che neh" efeguire; e comparve fempre abbondevolmente fornito di tutte quelle parti, che rendono eccellente, e qualificato un Pittore.
F 4 Nè qui
Né qui finifcono i lavori, che in quella Chiefa egli fece; perocché d'ordine del Sig. Gio. Battifta Zoagli vi dipinfe ad olio la tavola del Prefepio per la Cappella di elio Di Luca " Signore, e le figure di due Profeti: il tutto con fua molta Camwaso. lode, e con piena foddisfazione di chi gliele commife . (a) Chi poi vuol vedere quant' oltre giungere il Cambiafo nel maneggiare i pennelli, paffi ad olTervar le pitture da lui efpreflè nelle volte d'alcune ftanze del palazzo del Marchefe Serra (b). Elle fono d'una tale fquifitezza , e perfezione d'arte, che badarono da fé fole a fare, che il Principe Doria lo eleggere infieme col Bergamafco a dipingere la— Chiefa di S. Matteo , che di vaghe ftatue di marmo faceva in quel tempo arricchire da Fra Gio. Angiolo Montorfoli . Gli argomenti delle pitture, che in quella fece il Cambiafo H traile dalla vita di S. Matteo (telTo; e il valore, col quale tanto eflb, quanto il compagno Pittore vi fi adoperarono, . fu si grande , che n' ebbero le approvazioni, e gli encomj da tutti gl'intelligenti. Ciò, che ia difpiacere, fi è il vederfi cuefte pitture non poco offefe per 1' umidore, che vi trapela da' tetti guaiti.
. Fabbricava in quefto tempo la funtuofa fua Cappella nel Duomo il Sig. Franco Lercaro, il quale volendo, che folle da valenti Profeflori dipinta; in villa delle Angolari pitture della Chiefa di S. Matteo, ricorfe tofto a' due compagni Pittori, che concordemente, fecondo il loro coflume, vi s'impiegarono . Vi colorì il Bergamafco la volta, e tutti vi fc
gli
( a ) Nella volta di quefta Cappella fta efprefla a frefeo una belliflìma gloria.» d' Angioli, che io credo lia non del Cambialo, ma bensì del Bergamafc» Cartello fuo compagno.
t^) Quello Palazzo Serra pollo dierro all'Oratorio del Santo Sepolcro (il qua! Oratorio è poco dittante dalla Chiefa delle Vigne ) conferva ancora al di dentro in rutta perfezione le pitture di due Volte di ftanze, che qui non ci vengono deferitte, e fono fenza dubbio delle migliori, che mai face/Te il Cambiafo , per lo difegno, per la compofizione, e pel colorito. In una di effe pitture avvi Pfiche, che alla prefenza degli Dei porge la mano a Cupido , oltre ad alcune altre figure di Deità, che fi veggono nelle lunette, ene'triangoli. Neil' altra fta effigiato, fedente in trono, Augufto, a cui le nazioni rendono omaggio, mentre gli Annalifti ne regiftrano i nomi ne' Falli, ed il Tevere .fta attonito oflervando quelli onori p renati al fuo Sovrano. Belliflìmo è un paefe adorno d' archi , e di fabbriche , che vi fi vede in lontananza . Anche nelle lunette vi fono altre ftoiie Romane, e figure d'uomini rappreìentaiiu le Arti più nobili.
gli ornamenti in iftucco: oltre a ciò lavorowi anche una_. ftatua in marmo rapprefentativa della Prudenza. Occupoflì il Cambiafo nelle pitture delle laterali pareti, ove figurò lo Spo- _ falizio della Sacrofanta Vergine, e la Prefenrazione , eh* ella Di Luca fece di Gesù Bambino nel Tempio , Colon quindi la tavola_. Camwas». dell' Altare , ed ivi infìeme quattro altre , cioè due per banda. In quella dell' Altare fi vede la Vergine col Divin Figlio in grembo , e i Santi Battifta, e Lorenzo: le due a delira inoltrano il Prefepio, ed un Santo Profeta: e le due a finilira 1' Adorazione de' Magi, ed un' altro Santo Profeta . (a)
Dopo ciò volle Luca provarfi nell' ufo degli Carpelli: c ben fece conofcere quanto anche in quefto valeflè; perocché fcolpì in marmo la ftatua della Fede; Opera, che riufcì non inferiore alle già fattevi dal Bergamafco, nè alle altre molte d'infigni Artefici, le quali accrefeono il pregio, e lo fplendore a quel magnifico Duomo .
Poiché egli ebbe terminata quefta fua fatica gettò via_. gli {carpelli, dicendo elTere di loro più delicati, e leggieri i pennelli: ma indi a poco dovette ripigliarli per fervizio del Sig. Gio. Battifta Torre, che l'impiegò in lavorargli una ftatua di mediocre grandezza rapprefèntante Bacco con un grappolo d' uva in mano , e la tigre proftrata a' piedi.. (b) Nè folamente fu efperto il noftro Luca nelle Opere di fcultura fue, ma lo .fu eziandìo nel regolare quelle d'alcuni valenti Artefici, e diftintamente di Giacomo da Valfoldo. Lombardo nelle quattro ftatue, che quefto celebre Scultore 'formò per commifiìone del Sig. Gafparo Bracchili, collocate
poi
(«) Nel fuo viaggia d' Italia parla di quelle tavole Mr. Couchin, e con la
(i) Quefta belliffima ftatua, che potrebbe» meritamente chiamare Scultura greca, è locata entro la nicchia, che Ita a fronte del portico nel palazzo del vivente Sig. Gio. Battifta Torre, il qual palazzo è limato preflo la piazza_ de' Garibaldi . Io fteflb nel mio libretto delle rarità di Genova ho sbagliato 1' Autore di quefta ftatua , avendola attribuita a Giacomo Filippo Parodi.
Altri lavori in marmo ha fatto il Cambiafo, ed uno certamente è il bel depofito d' Andrea Spinola entro la Cappella del Prefepio in S. Francefeo di Caftelletro; il qual depofito, oltre la foda architettura , con che « coftruito, più bello fi rende per la ftatua del defunto giacente fuU' urna, e per la figura della Vergine col Bambino in braccio. Potrebbe anch' efierej che fofle del Bergamafcq fuo compagno) ma alla manieia fembra lavor» di Luca •
poi d'intorno alla fontana della fua deliziofa villa di Bifegno; ed ora per varj accidenti affatto diftrutte .
Correva l'anno 1576. quando i due Artefici diedero
Di Luca" rme alle pitture nella foprammentovata Cappella. Ed in-. Camsiaso. quell'anno appunto tentò il Cartello di migliorar fortuna, come gli riufci; perocché imbarcatoi, fenza far motto agli amici, fopra certe galee, che viaggiavano alla volta di Spagna , ebbe la forte d' edere introdotto alla Cone del Re Filippo II., per cui molto lavorò, come a fuo luogo diremo.
Rimafto per tanto Luca privo del caro amico, continuò da fe folo ad operare pel fuddetto Sig. Lercaro, nel cui palazzo firuato lungo la llrada nuova dipinfe la gran fai a in— varj quadri, rapprefentandovi la nota imprefa di Megollo Lercaro contro l'Imperadore di Trabifonda (a), e nella volta— l'Imperadore fteflò, che abboccatoli, e ftrettofi in amicizia con Megollo, gli fa coftruire in Trabifonda un funtuofo palazzo . Il che diè nuova occafione al noftro ingegnofo Artefice di metter in comparfà la fua bella perizia nell' architettare , e nel condurre a giufti, ed ottimi palfaggi di profpettiva 1' eleganti produzioni della fua mente . Sono in quella pittura tanto ben dimoftrati i naturali movimenti de' muratori , e degli fcarpellini, che incidono le colonne deliafabbrica , e P armi del padrone del palazzo negli fpecchj de' piediftalli; 1' attenzione degli Architetti in regolarne i difegni, che non fi può veder cofa nè più ben intefa, nè meglio efpreffa. Nè tacer debbo, che tra le molte figure quivi dipinte fpcttatrici del fatto, vi ritratte il Cambiafo fe fteflb . Di fuo difegno fono pure gli ftucchi, e di fua mano le figure d'alcuni Eroi di quelta Famiglia effigiati fopra delle.* lunette, ed alcuni putti fcherzanti con palme, ed allori. Parimente fon fuoi nello fteifo palazzo gli a frefeo d' alcune piccole ftanze, in una delle quali rapprefeniò Abramo , che facrifica il figlio; Giona, eh' efee fuori della balena; e Giufeppe co* fuoi fratelli, che lo vendono agi'Ifmaeliti; nell'altra v' è il carro della Felicità con alcune femmine all' intorno .
Altre
( a ) Le ftorie del Lercaro colorite in piccole figure nelle pareti, fono ftate ultimamente diitrutte nella liitoraiione del palazzo. Si conferrano però ancora le pitture della volta,
Altre pitture fece egli a frefco, che lungo farebbe il rapportare . Ei fece ancora una tavola ad olio per l'Aitar maggiore della Chiefa di S. Giorgio tenuta da' PP. Teatini; , {a) ficcome alcune pitture a frefco intorno alle pareti del Di Luca medefirao Altare . Il tutto per commiflìone del Sig. Nicolò Cambia». Raggio . Sì della tavola, sì delle altre pitture a frefco lafcio, che i periti ne dieno giudizio. Niuno per mio avviai faravvi, che non le (timi cofè di compiuta perfezione. Ma mentre quefto Pittore, tutto occupato in tali iìudj, tranquillamente paflava i fuoi giorni, fu fopraggiunto da_. grave difgurto per la morte della moglie, a cui appoggiata era la cura della famiglia. Non poteva egli fottentrare a tal pefo; perchè gì' impegni di fua Profeflìone 1' obbligavan fovente ad allontanarli dalla cafa . Pensò adunque di valerli per queft' affare dell' opera d' una forella della defunta. Invitolla: accettò colei l'invito; e tolto imprefe 1' afitftenza a' fanciulletti nipoti. Ma non tutte le cofe deliberate per bene riefcono a bene . OfTervava Luca ora 1' abilità, e V attenzione della giovane cognata , ora 1' avvenenza , e le belle fattezze del volto di lei: quindi il buon fine paisò in amorofo ardore; tal che non penfava, fé non a' mezzi, ondo ottener la difpenfa, per ifpofarla .
Uno fra i molti gliene fuggerì 1' appaflìonata fua fantasia; e fu quello di portarli a' piedi del Papa; con qualche infigne tavola da fé dipinta ; ed intanto chiedergli la bramata grazia . Con tal difegno poftofi in viaggio , giunfe a Firenze, dove fi fermò alcuni giorni. L' arrivo di sì virtuofo Soggetto fu riferito al Granduca , che vogliofo di vederlo diede incumbenza al Paggi [ noftro Pittore quivi allora dimorante 1 di condurglielo: ma quelìi, che ben conofceva l'indole di Luca troppo aliena dalla foggezione, che porta feco il trattare co' Principi, rifpofegli non v* effer altro mezzo per ottenere l'intento, fé non quello di coglierlo all' improvvifo. Così concertatofi, conduuelo nel dì vegnente il Paggi fctto pretefto di ricreazione a' giardini di Prato, ove il Granduca dimorava; e in tal modo fece, che con lui s'imbatteflo,
come
(«) Quelle pitture a frefco più non fi confervano, fi conferva bensì la riferita tavola, che è delle migliori. Ella rapprefenca U martirio di S, Giorgio.
come foflfe flato un' incontro cafuale . Il Principe falutatì Coptefemente i jdue Pittori, e con loro accompagnatofi, prefe* . a difeorrere col Cambiafo, moftrandofi confapevole del fuo
Di Luca valore . Quelli tutto umile col capo chino, e con le mani Cambilo, entro il fuo cappello flava ad udirlo; ed avendogli il Principe per ultimo detto fe efière molto contento, che le fue delizie di Prato avefTero avuto in quel giorno la forte d'effere vifitate da chi non fapeva concepire nella mente , fe non cofe belliffime: belliffime, ripigliò il Cambiafo, credendo di fargli con ciò complimento. Ma l'incontro impenfato, e la foggezion fua furon cagione, eh' egli non intendere nè anche il lignificato di quelle parole , e fi lodafTe fenza avvederfene .
Licenziatofi quindi dal Paggi, profegui verfo Roma_, 1- intrapiefo viaggio; dove giunto, fi portò pien di buona fperanza al Sommo Pontefice [ era allora Gregorio XIII. ] , al quale prefentò due Tariffimi quadri di fua mano, ed efpofe umilmente la fupplica , attendendone favore voi referitto . Ma la cofa gli andò fallita . Imperocché non fòlamente gli venne negata la grazia; ma altresì fu da quella fuprema Poteftà cotlretto a promettere, che ritornato in Patria avrebbe fenza indugio allontanata dalla cafa 1' amata femmina . Ricevette Luca con molta rafTegnazione d'animo il precetto Pontificio; e quantunque fconfolato per le fvanite fperanz.e , pur nondimeno relloffi alquanto tempo in Roma ad oflervare le preziofe Opere di Pittura, di Scultura, e di Architettura, di cui è sì ricca quella città. Indi reflituitofi a Genova , ubbidì tantoflo all' ordine avuto , dividendoti dalla cognata; quantunque ciò ferviflè a maggiormente accendere verfo di effa l'inclinazione , e 1' amore .
CondufTe pofeia moltiffimi lavori, che da ogni parte gli venivan commeffi; ma in quefli quafi infiacchito lo fpiriro, riconofeono gì' intendenti una notabil variazione , e mancanza di quella bellezza, che per lo pafTato avea dimoflrato . Cagione di ciò fu il grave incarico, e il bifogno, in cui trovavafi di mantener con onorevol decoro i fiioi figli, eh' erano già grandicelli; ond* egli più alla material pratica^, che al lèrio ftudio adattandoli, da indi innanzi profeguì a dipingere con tutta facilità , e preilezza , come lo dimoftrano vùiie lue Opere, che qui appretto rapporto .
Elle fono. La tavola efprimente la Cena del Signore con gli Apoftoli entro la Chiefa della Nunziata di Sturla .
La tavola del Deporto di Croce, che nel breve fpazio ■ . di tre giorni colorì per la Chiefa di S. Chiara in Albaro . Dl Ll)CA
La tavola di Criilo, che riceve il Battefimo nel Gioì- Camma*» , dano, per un' Altare della Chiefa di S. Bartolomraeo già de' Monaci Bafiliani, ora de' PP. Barnabiti*
Pel Refettorio de'fuddetti Monaci fece anche un'altra tavola della Cena del Signore . (a)
Tre quadri con Mifterj della Pafiìonc di Criflo pe' Monaci di S. Giuliano.
Le tavole da Altare pel Duomo , nell' una delle quali è la Vergine col Santo Bambino, e S.Anna : e nell'altra S.Gotardo (b)
Una tavola col Redentore verfante fangue dalle piaghe collocata dentro la fagreiìia d* eflb Duomo .
La tavolina con S. Antonio Abate fatta per 1' Oratorio di quefto Santo: del quale pur fece a' Confratelli dello fteiTo Oratorio la ftatua in legno .
A quefte s' aggiungono le tavole del Cri fio morto, ed accolto fra le braccia della Vergine, per la funtuofa Chiefa di S. Maria di Carignano .
Quella di Crifto verfante fangue dalle Piaghe, per la_ Chiefa di S. Silveflro. Il Prefepió, per la Chiefa di Gesù, e Maria de' PP. Minimi di Granarolo .
La gran tavola rapprefentante Cf irto, che celebra 1' ultima Cena con gli Apoitoli, la qual tavola fta nell'interior facciata del Refettorio de'PP. Conventuali di Caftelletto. (e)
In fomma
( a ) A propofìto di quella tavola della Céna del Signore preflb a' PP. Barnabiti, narrommi un vecchio Keligiofo di quel Convento T che il Cambialo ito un_. giorno colà , ficcome fpeflo foleva, fi pofe per divertimento a giuccare con alcuni di que' PP. allora Bafiliani, pattuitoli, che chi avelie peiduto dovefla dare agli altri una cena. Egli fu , che perdette. E venuto il tempo picfcritro per l'adempimento dell'obbligo, portò loro quello quadro, in cui s'era eflb pure effigiato, dicendo: Eccovi la Cena da me perduta.
(4) La tavola di S. Gotardo dal tempo confluita è fiata di nuovo dipinta fullo fletto difegno dall' Autore di quefte note.
(#) A tutte "quefte tavole della terza maniera del noftro Autore fi poflbno anche aggiungere quella della Nunziata in S. Maria di Carignano ,. quella del Deporto di Croce in S. Fruttuofo , e quelle due, 1'una dell'Aflunzione della Vergine al Cielo , e V altra con alcuni Santi , ambo entro la Chiefa di S. Barto'ommeo dell' divella. Sono pure del noftro Luca quella dell' Adorazione de' Magi in S. Caterina, quella di Criflo fui Calvario in S. Francefco di Caftelletto « e quella dell' Aflunzianc nella Chiefa di S. Andrea»
Infomma tante furono le tavole lavorate dal Cambiaro fu quefta terza maniera, che una parte d' effe a vii prezza venduta, baftò per dotar le figlie d' un fuo Compare, a cui *Di Luc\ V aveva donata .
Cameiaso. Sul prefato ftile dipinfe pure afrefco il noftro Cambiafo,
e particolarmente dentro il palazzo del Sig. Luca Spinola Valenza (a) una ftanza f nella cui volta, da lui ripartita in— cinque quadri, e in quattro tondi, effigiò a chiarofcuro quattro Dei: rapprefentò la caduta di Faetonte, e quella d'Icaro , i Giganti fulminati, Marfia fcorticato, ed Aracne trasformata da Pallade in un ragno. In altrettanti ripartimenti divife ancora la fala del Sig. Lionardo Salvago , che gli fu data a dipingere , fingendo in quattro ovati a chiarofcuro altrettante Vedali, un concilio di Dei nel quadro principale , ed alcune battaglie ne' quadri minori: il tutto ornato con architetture ingegnofe al fuo folito, e vaghe .
Dopo di ciò a richieda di Monfìgnor Cipriano Pallavicino noftro Arcivefcovo dipinfe nella volta della fala del palazzo Arcivefcovile tre Storie Sacre, i cui foggetti cavò dalla vita d' Abramo ; e nelle lunette effigiò i SS. Vefcovi di Genova. Ma quefK ritratti ora fono dall' umido guafti, e confunti . (b)
Mentre Luca cosi egregiamente operava in Genova con grande applaufo, ed emolumento, morì in Madrid il Camello, che dipingeva nell'Efcuriale; onde vennero di Spagna lettere , che per parte di Filippo II. chiedevan eflb Luca-, colà a profeguire queli' Opere dal defunto lafciate imperfette . Egli confìderando la lunghezza, e i difailri del viaggio , ì' età fua anzi che no avanzata, e V abbandonamento della famiglia; piegava alla determinazione di ricufare un_. si decorofo , ed util progetto: pure mofTo dalle efòrtazioni degli Amici, e molto più dal defiderio di confeguire da Ro, ma, per mediazione di quel Re, la licenza delle bramate
nozze; in compagnia di Lazzaro Tavarone fuo difcepolo partì da Genova l'anno 1583., e con profpera navigazione
giunfe
( « ) Il palalo già spinola Valenza , lungo la ftrada nuova, è quello fteflb , che
or fi pcffiede dal Sig. Giorgio Doria. ( b ) Le tre Storie d' Abramo nella volta di quella fata tuttora fi confervano,
anzi vi fi vede arche un' altro quadro dipinto dallo ftefl© Cambiafo a frefco
nella ptincipal facciata. Quello quadro rapprefenta un concilio di Vefcovi.
Ciò, che più colà non fi vede limo i ritratti entro le lunette.
giunte in Madrid, ove torto fi preferito al Sovrano, che con dimoftrazioni di molta (lima 1* accolfe . Gli diede incumbenza d' adornar di pitture la volta dell' Efcuriale (0), ed afte- ^^---— gnolli una pendone di cinquecento feudi al raefe, oltre il Diluca premio, che gli avrebbe dato alfine dell'Opera. S'accinfe Ca*.biaso, Luca all' imprefa, e con la fua folita velocità formò un bel difegno dimoftrante il Paradifo: indi al Re prefentollo, che vedutolo pieno di feorti, e di gruppi, lo defiderò meno intricato , e più lifeio . Laonde in un fubito il noftro Pittore formò un altro difegno più agevole, e più iciolto . Ebbe_» quefto fopra del primo la preferenza: e di quello fu da lui intraprefa 1' efecuzione.
Grandi furono le diftinzioni, e gli onori, che a Luca_« fi fecero colà da que' Magnati, e dal medefìmo Re, il quale bene fpeflb portava!! a vederlo dipingere . Or eflendovi giunto una volta , mentre Luca flava ritoccando la tefta d'una. S. Anna, parve al Re, che troppo giovane rapprefentata_. 1' avelTe . Il veloce , ed efperto Pittore, prefo il tempo , che quegli avene girato 1' occhio verfo un' altro fito , deliramente con due tratti di pennello la fé comparire affai vecchia. Il Re poco dopo voltatofi, e rimiratala, pieno di maraviglia
lodò
(a) Tutte le pitture a frefeo fatte dal Cambialo per 1'Efcuriale fono le feguenti.
Il già deferitto Paradifo nella gran volta della Chiefa con infinità di figure.
Il martirio di più Santi nel baffo chioftra; e i quattro Evangelici entr» le finte nicchie dell' ampia fcala.
Entro la cafa de' Preti 1* Aflunzione della Madonna , S. Orfola con le fue Vergini, e i SS. Lorenzo , e Girolamo.
Nella volta del luogo, ove fi feppellifcono i Re, alcune figure di Virtù.
Poi per la Chiefa di S. Anna cupinfe ad olio la tavola di S. Gio. Bardita.
Altre Opere pur fue fi confervano in alcune principali città d'Italia : e fona
U.-i quadro del Prefepio entro la fagreftìa di S. Domenico in Bologna.
Jri Napoli entro la Cniefa de' Cerrofini un Crifto flagellato alla colonna.
In Perugia fopra la porta del coro della Chiefa de4 Cappuccini un quadra della Maddalena convertita alla predicazione di Crifto.
Li Milano ha dipinto nella galleria dell' Epifcopio il Prefepio; il Crifto morto; e la Vergine con S. Giufeppe, che contemplano il Divino Infante.
In Firenze vedefi il fuo ritratto , formato per mano di lui medefìmo, entro quella fmgolar gallerìa.
In Roma nel palazzo Barberini fi conferva il quadro della Vergine veftita alla zingarefea, che col Bambino in braccio fugge in Egitto; ed un^ S. Girolamo pur fuo fi vede nel palazzo de' Borghefi fui monte Pincio.
Finalmente nella gallerìa del Re di Francia fono del Cambiafo tre quadri: nel primo de' quali fta dipinto Amore, che dorme: nel fecondo Venere con Adone: e nel terso Giuditta con la fàncefea. Opera tutte degne d' immortalità.
lodò la perizia, e la preflezza di Luca, e fempre più gli crebbe nella ftima, e nell' affetto; onde con maggior frequenza, , ed anche in compagnia della Reina lo vifitava, gran piaceDiluca re moftrando di vederlo lavorare; ed anche talora cogliendolo Camsiaso . aip improvvifo, gli percoteva con la mano le fpalle: e profeguite , diceagli, a farvi onore . Luca per lo contrario rimaneva confufo a tali finezze: e come timido eh' egli era, non_p fapea formar parola di ringraziamento.
Dimoftrazioni s\ grandi della Regia benevolenza fervirono al Pittore per ingerirli qualche fperanza di ottenere il bramato fpofalizio con la cognata . Per la qual cofa cominciò a farne pratica co' Mintftri di maggior confidenza del Monarca; acciocché lo fupplicaflero ad adoperarfi predò la Santa Sede per la chieda difpenfa. Ma coloro non vollero in verun conto parlarne; anzi lo avvertirono a ftar con cautela; perchè fe Sua Maeftì avelie mai avuto fentore di sì ftravagante propofizione, gli avrebbe fenza fallo fofpefe quelle grazie, e_» cortesie, colle quali infin a quell' ora 1' avea sì liberalmente favorito, e dipinto .
A quefta inafpettata rifpofta, che atterrava ogni fua mal fondata idea, tal afflizione il forprefè, che in pochi giorni gli fi produtfè una poftema fui petto . Nulla giovò la cura de' Medici Regi, per riparare al male, che ad ogni ora inafprendofi, aumentava il pericolo . Si fecero confulti; fi praticarono potenti balfami ; fi tentarono fpecialiflìme prove_,; fra le quali una fu d'introdurre all' improvvifo nella llanza dell' infermo alcuni fuoi amici con armi alla mano in atto furiofo, e minaccevole contro di lui, fperandofi, che per lo fpavento avrebbe egli fatto qualche Itraordinario sforzo, con che gli fi farebbe aperto, e diflìpato 1' interno malore . Ma eflendo riufeito vano anche quefi' ultimo ripiego, e fempre più crefeendo la maligna materia, finalmente 1' oppre{le_»; ond' egli cefsò di vivere (a) con difpiacere della Corte , e dello tteflò Re , che molto l'amava .
Lafciò il Cambiafo alcuni dif.epoli di merito, fra' quali Orazio fuo figliuolo, che fullo (Vile paterno lodevolmente—»
dipinte',
(«) Mancò il Cambiafo l'anno di noltra falute 1585., che fu'il cinquantottelìmo delia ina età. - *.".•
dipinte, Francefco Spezzino , e Lazzaro Tavarone, di cui
parleremo più innanzi, e Gio. Batrifta Paggi, che febbene
non frequentò la fcuola di lui; pure perchè s'avea propofto ■
la maniera del Cambiafo per efemplare, e ne' fuoi primi anni jjj Luca
imitolla, come moftrano le primizie de' (uoi pennelli: perciò Cawwaso,
anch' elfo fra quelli giustamente vien computato.
Fu il Cambiafo celebrato in fua vita dall'erudita penna di Monfignor Oberto Foglietta con un elogio, che fi legge Rampato infieme con gli altri degli Uomini Illuftri della Liguria , dal quale fi viene in cognizione, eh' era egli già (lato encomiato da Paolo Foglietta , fratello del fuddetto Oberto, nelle me rime compofle in lingua genovefe, e tradotte pofeia in latino da Rinaldo Corfo da Correggio. Di tal traduzióne io non ho altra notizia. Era Paolo amico intrinfeco del Cambiafo, e di lui pofTedeva cento fcelti difegni di Madonne tocche di penna, ed ombreggiate d'acquerello, che quali gioje confervava. Era una gran maraviglia il vedere.» trattato da un Pittore lo Hello argomento per ben cento volte, e fempre in differente maniera. Ma a tanto giungeva la fecondità dell' ingegno del Cambiafo .
Molti Poeti parlano di lui con fenfi di fomma eftimazione , e lode; e fpecialmente il famofo Marino in certi luoi verfi. Uno d'elfi e quello:
0 £ egregio perinei potere immenfo \
Che qui ferva per conclufione, di cui più adattata, o più glufta non fo trovare.


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