Powered By Blogger

Welcome to Villa Speranza.

Welcome to Villa Speranza.

Search This Blog

Translate

Saturday, August 13, 2011

F. Spezzino, pittore genovese



VITA

DI FRANCESCO SPEZZINO

Pittore . (a)

QUante belle fperanze tronca la morte! Avefle almen ella riguardo a certi Soggetti di frefca età, che già incominciano a dar buon faggio di fe, e ci apparecchiano molti fquifiti frutti de' loro ingegni. Ma nò. Cortei difpettofa non meno, che ineforabile, non fa avere

riguardi: anzi d' ordinario fura

Prima i migliori. (b) Così feguitò il fuo coftume contra il giovane Pittore Frartcefco Spezzino, di cui ora imprendo a fcrivere. Spedirommi in breve; perchè la brevità della fua vita impedì a lui il molto operare, e toglie a me l'abbondanza della materia.

Qual fofle la città, o terra natale di quefto Pittore »on l'ho mai potuto rinvenire; e quantunque io fupponga, eh' egli Ila nato in Genova, non per tanto ciò non olta_. all' opinione d'alcuni, che lo vogliono originario della Spezia, dalla quale abbia riportato il cognome di Spezzino. Studiò coftui la Pittura fotto Luca Cambiafo, e Gio. Battifta Cartello il Bergamafco, i quali, attefo il fuo raro ingegno, e le fue manifefte difpofizioni ad un' ottima riufeita, con parzialità d' affetto fempre lo riguardarono , e con tutta la follecitudine ì inftruirono . Aggiunta all' ingegno, e alla difeiplina di que' due virtuofi, ed accurati Maeftri l'indefefta applicazione del giovane fcolare, in breve tempo egli andò molto innanzi nell' arte . Le Pitture , che foleva ( oltre alle quotidiane de' fuoi Maeftri ) minutamente oiTervare , erano quelle del Buonarroti, e di Andrea del Sarto . Ma foprattutto particolare, ed alfiduo ftudio facea fulla preziofa ta

Aj • vola

( a ) Non lì è premeflo atta Vita dello Spezzino il ritratto, che fi vede nell* antica edizione di queft' Opera; perche fi è feoperto , che tal ritratto non è già il vero dello Spezzino, ma è quello di Desiderio da Settignano, come fi può feorgere dal Vafari, che lo riporta. Vero ritratto dello Spezzina non fi trova: e noi non rogliam dacsfe de1 falfi*

(£) Petr. p. I. San. 110.

vola cfiflente in Santo Stefano, dipinta da Giulio Romano;

Di quefta tavola una copia ritratta dal noftro Spezzino giunfè

in mia mano pochi anni fono. In eflà ammirai una grande ===

efattezza ne' dintorni, e un giudiziofo tratteggiare dell' om- D,

bre con mezze tinte ben palleggiate. Cosi non fofle fiata». Francesco

alquanto logora, e maltrattata. Colpa di chi pofledevala.

Due fole tavole, e di mediocre mifura, fi confervano di lui al pubblico efpofte: V una è quella della Nunziata.., eh' egli colorì con difegno del Cartello fùo Maeftro, collocata in S. Maria delle Vigne (a): e l'altra è quella, che vedefi in S. Colombano, la quale egli dipinfè, come vi fi legge, l'anno 1578. Rapprefenta quefta l'addolorata Vergine Madre col morto Gesù tra le braccia, e con due Angioli piangenti , che gli preftano adorazione: il tutto fatto con maniera foda , naturale , e patetica .

Per dare un miglior faggio del valore di quello Artefice, foggiungerò, come nel 1575. eflèndo in Genova perle civili difeordie pronti a nafeere i tumulti, e i difordini, avvenne , che mila piazza di Santo Stefano, infòrta non fo qual riilà , fu fparato un' archibufo, la cui palla andò a traforare la foprammentovata preziofa tavola di Giulio Romano. Convenìa riftorarla . Ciò non era imprefà da tutti. Vi fi richiedeva un Pittore non ordinario . Lo Spezzino ebbe 1' onore d' eflervi deftinato. L' efito comprovo la perizia di lui, e il buon difeernimento di chi lo trafcelfe . Imperocché egli rifarci cosi bene quel foro , che niun' occhio , quantunque finiflìmo, è mai giunto a difeernere dove fia ftato fatto il rifaicimento.

Altre Opere di lui non fo d'averne vedute, fuorché certa piccola tavola, nella quale con molta vivezza , con— belle movenze nelle figure, e con gagliarde efpreffioni d'affetti di dolore, e di fpavento egli rapprefentò l'univerfalc Giudizio .

Ci venne tolto quefto Pittore nel fior de' fuoi anni dalla peftllenza, che nel 1579. infierì contro alla noflra città . Gran cofè avremmo di lui, fé la morte non l'avefTe così predo raggiunto. G 2 VITA

(«) Quefta tavolina al prefente è locata fopra l'Altare nella fagreflìa della— ilefi» Ciucia.

■t

VITA

DI CESARE CORTE

Pittore , ed Ingegnere.

CON tutto il fondamento della giuftizia, e della Santità fono dalla Chiefa proibiti i libri contrarj al buon coftume, o alla Religione. Pur troppo quefti co' loro aliti peftilenziali infettano la niente, ed il cuore di chi li legge, e con lufinghevoli infinuazioni fan bere il veleno della diflblutezza, o dell' empietà. Un gran libro è un gran male: difTe Callimaco: e per mio avvifo egli avrà voluto dire, un gran libro cattivo. Or penfiamo noi, che_* gran male non faranno molti gran libri tutti ripieni di mafiime ereticali, e di paralogifmi impugnanti la Cattolica Verità . Per qual cagione io mi fia introdotto a così difcorrere, comprendèrallo chi fi farà a leggere la vita di Cefare_> Corte Pittore Genovefe, della quale (tenderò qui un fuccinto ragguaglio.

Da Valerio Corte eccellente Pittore Veneziano, di cui verrammi occafione di fcrivere verfo la fine di quefto volume, e da Ottavia Sofìa gentildonna Genovefe nacque in— Genova Cefere l'anno 1554. {a) Con distinzione d'affetto, e particolar cura fu da efli educato il fanciullino; il quale appena giunto all' età capace degli ftudj delle lettere, ve lo applicarono; e tanto fu il profitto, eh' ei ne riportò, e sì valente divenne nelle rettoriche, e filofofiche cognizioni, che non ebbe tra' fuoi condifcepoli chi 1' uguagliane.

Ma quantunque il genio de' fuoi folTe, eh' egli s'arricchire la mente dell' altre maggiori icienze: la naturale inclinazione però lo fpingeva piuttofto ad apparar di propofito la Pittura . Laonde quel tempo, che dalle fcolaftiche occupazioni diftolto non era, impiega vaio a difegnare; nel qual efercizio confumava bene fpeflo-anche parte delle ore dovute al ripofo... ; •■

Vedendo

<4) L'anno, in cui nacque il Corte non fu il 1554., ma il 1550., cóme fi ricava da' libri battefimali della Parrocchia di S. Maria delle Grazie.

Vedendo il Padre la coftanza di Cefare in tale Audio j giudicò fpediente il condifcendervi; anzi l'.infervorarvelo con le lodi, e l'inoltrarvelo con la direzione , con gì' inlrrurcenti, ^^^^= co' buoni efemplari, e con le regole del ben colorire; dacché Di Osare ne prevedeva in elfo una degna riufcita (a), qual in effetto Cqrts . fuccedette, e non dopo molto; perocché non avea ancora il figlio panata 1' età giovanile, che divenne un ProfelTor di Pittura rinomato , e [limato .

Allo ftudio di quella nobile facoltà aggiunfe Cefare anche quello dell' Architettura militare , che apparò da un Aio Zio materno; ed in tal facoltà Umilmente andò molto in-» nanzi; ed in alcune prove fece egregiamente fpiccare la fua abilità .

Dopo eflèrfi egli fornito di tali ornamenti ufcì dalla Pàtria, e pafsò oltremonti. Vide la Francia: di là navigò in Inghilterra, e dimorò qualche tempo in Londra; ove per le fue belle tavole acquiftò tanta IKma, che la fteflà Reina volle eflère da lui ritratta . Riufci Cefare tanto felicemente; in quello lavoro, che oltre i preziofi regali da coflei ricevu-* ti, gli vennero altresì fatte larghe efibizioni, acciocché inJi Corte fermar fi voleflè: ma egli gentilmente ricufandole j amò meglio di ritornarfene a Genova; dove, giunto che fu* non gli mancarono le occafioni d'operare, e i Mecenati , che lo proteggeflero.

Uno di quelli fu il Principe Alberigo di Malia. Egli amollo per modo, che avendo bìfogno Ferdinando I. Granduca di Tofcana d'un Ingegnere valente, gli fpedi il Corte, il quale dopo avere per alcuni mefi efercitata in Firenze una tal carica, mollò da non fo qual fuo gelofo fofpetto, o piutV rolto fantaftico capriccio, improvvifamente di notte partiflì, ed a Genova fi rendè. Un tal procedere fpiacque molto al Granduca , che col Principe fe ne lagnò . Scusò quelli il Corte come feppe il meglio: ma poi chiamatolo a fe alpran:erite_* il riprefe del malo termine. Ricevette il Corte a capò chino la riprenfione; né lafciò di chiedergli umilmente perdono del mancamento, ed efibiflì pronto a darne la dovuta foddisfa

G 3 zione

(«) Infornilo il Padre anche nelle Matematiche, e con ottimo effetto.

zione al Granduca, conforme fece: con che ad ambe~due_# rientrò in grazia . * - Era egli molto obbligante nel fuo converfare, e difcorDi Cesare rere » e &Pea conciliarli 1' amore di tutti col fuo bel modo: Corte . foltanto pregiudicavagli 1' eflère troppo facile ad improvvife, e capricciofe rifoluzioni. Era in oltre felice, e pronto nel verfeggiare italiano; onde fovente gareggiava co' Poeti più celebri, componendo fonetti, e canzoni d' ottima invenzione, e di pulitiflìmo Itile: ciò, che motte Paolo Foglietta, e Gabriello Chiabrera ad encomiarlo, e dichiararlo degno di laurea.

Delle Opere in varj tempi ufcite da' pennelli di Cefare andrò qui notandone alcune di maggior merito. Per la_, Chieia di S. Francefco di Caftelletto colori la tavola di S. Maria Maddalena portata dagli Angioli in Cielo . Quella-, tavola gli venne ordinata dal foprammentovato Principe di Maflà; e al baffo di quella affai dal naturale ve lo ritratte . Due altre tavole dipinfe per la Chiela di S. Maria del Carmine; nell' una di quefte rapprefentò S. Francefco ftimatizzato: C nell' altra S. Simone Stok , che dalla Vergine riceve lo Sca

Sulare . Belle anche riufcirono due altre fue tavole: 1' una i S. Pietro per la Chiefa di Noftra Signora delle Vigne: (a) e l'altra d Ogniilànti per quella di Gesù , e Maria di Granarolo.

Fu dote principale di quello Pittore, come già accennammo , il fare i ritratti fomigliantiflìmi al fembiante, che ritraeva; e però dalle fue mani varj ne ufcirono prefi a ma-1 raviglia; fra' quali naturaliflìmo fu quello del Cardinal Orazio Spinola, che perciò molto onorollo, e premiollo. Nè debbo tacere queir altro, che fece della Signora Geronima Fabiani, con la quale s' era egli per matrimoniai legge con* giunto: donna ornata d'intigni virtù , e d' una rara bellezza. Per Niccolò Fabiani Suocero fuo dipinfe un quadro rapprefentante Gesù fpogliato da' giudei, che riufci una delle fuo Opere più pregiabili : ma non tanto, che fuperaffe 1' altro belliflìmo quadro da lui formato pel Sig. Filippo Pallavicino \ ove con focofa energìa., c vivezza efpreflè ciò, che narrai

: L Dante

(<0 Chiefta tavola è prefenremente all'Aitar maggióre di S. Pietro di Banchi-:

e iòtro ri fi legge: Cafar Curte finxit anno 1600.

Danre nel quinto Canto del fuo Inferno. Onde l'immortai Chiabrera, veduta si fuperba pittura lodolla col feguente

SONETTO.

Di Cesare

Perchè forte ragion freni il talento, Corte,*

Sicché non corra, ove luffitria fpinge,

Dante procella fempiterna finge,

Di condannato amor degno tormento'. Or perchè rimirando abbia fpavento Chi troppo accefo a male amar s' accinge #

Su breve tela Cefare dipinge . .

Gli orridi verni di tartareo vento E sì dotto pennelV inganna i fenfi, Che V occhio fcerne turbini funefli

Tutta agitar la region profonda, ... Febo fe premj alla Virtù difpenji, ..." De V alme foglie, on£ il Cantor cingefli9

Le fagge tempie del Pittar circonda. .

Ma mentre in mezzo agli onori godeva il Corte una vita, tranquilla, fu repentinamente dalla fua dannabile infedeltà traboccato in un' eflrema miferia . Il cafo avvenne cosi. (a) Orlando Enri Lionefe amico del Corte nel partire per la patria lafciògli in depofito una cafla ben chiodata . Il Corte dopo fei anni moflo da curiofità l'apri, e la trovò piena di libri d' autori erdìarchi impugnanti exprofeflb la Santa Fede. Li lette allora alcun poco; poi chiufe di nuovo la cafla, e la murò fotto certa fcala. Dopo altri dodici anni, avendo avuta notizia, che V Enri era morto, la riapri, ed applicoflì con avidità alla lettura de' prefati libri; ove imbevuto!! di quell* empie dottrine, fpargevale, e foftenevale . Indi ebbe anche ri coraggio di commentare l'Apocaliflè, (travolgendone i fenll contro alla Chiefa, e a favor di Lutero. Fu perciò denunziato alla S. Romana Inquiiìzione, per cui ordine fu carcerato l'anno 1612. il di 30. dicembre. Sotto quello Tribunale perieveiò per dieci giorni contumace ne' iuoi errori: dopo il

G 4 qual

(4) Il racconto di ciò, che avvenne a Cefare nella S. Inquìfizione s'è alquanto variato da quello, che ne fa il Soprani; perocché fi fon trovati documenti autentici, che il tutto deferivono fecondo la foprappofia variazione» ■>

qual tempo fi ravvide, confeflolli; e dopo varj coftitutì , é molte depofizioni fece la folenne abiura in S. Domenico con gran concorfo di popolo il dì n, d'agofto del 1613. SucDi Cesare, cedette all' abiura la (aiutar penitenza, confidente nella carCorie . cere perpetua, nel digiuno di tutti i venerdì in pane, ed acqua, e nella quotidiana recita di certe orazioni, coli' obbligo di confettarli, e comunicarfi quattro volte all' anno in quattro determinate fede principali. Contava egli allora l'anno 6*3. di fua vita: e poco più allungolla. Imperocché fopraggiuntagli certa maligna fcabbia detta ferina in breve tempo lo traflè a fine . Quello fu il frutto della lettura di libri impattati d'empietà, e di mifcredenza. Or chi fi fiderà della loro convenzione cosi perniciofa al corpo, all' onore , ed all' anima?

Dopo Gefare rimafe Davidde fuo figlio. Quelli bevve i primi infegnamenti della Pittura dal Padre, che fui più bello sì fgraziatamente venne a mancargli; ond' egli poiché ebbe per qualche tempo ftudiato da per fe fulle carte de' buoni Autori, rifolvette di metterfi fotto la direzione di Domenico Fiafella detto il Sarzana , che amorevolmente inftruillo . Così Davidde corrifpondendo con la fua diligenza al buon affetto, e zelo del fuo Maelìro, giunfe in breve alla felicità di faper copiare con mirabil contraffacimento le Opere de' più eccellenti Pittori. Prova di ciò didimamente fu 1'efatta copia, .ch'egli fece del quadro della Maddalena a'piedi di Grido nella cala del Farilèo: infigniflìma opera di Paolo da Verona . Tal quadro pofTeduto al prefente dal Sig. Gio. Filippo Spinola (a), fu dal giovane Corte in tela grande, quanto IJ originale , sì felicemente imitato , che balla quello folo a dichiararlo unico a' fuoi tempi nella perlezion del copiare. Egli di tal fona di lavori contentandoli, come quelli, che gli provvedevano il fuo foflentamento, non pafsò ad opere d' invenzione. Morì cofiui di pellilenza l'anno 165j. in età non molto avanzata. Altri difcepoli ebbe Cefare, e fra quelli Bernardo Strozzi, e Luciano Borzone, i quali riufeirono entrambi Pittori di molto grido. Di loro fcriverò più innanzi .

VITA

(«) Tanto: il riferito famofiflìmo quactrd, quanto la fua feliciflhna copia, che .4 - 4 -. . mentre fcriveva il Soprani, erano preflb al Sig. Gio. Filippo Spinola, ora fono ne1 falotti del Sereniflimo noftro Doge Marcello Du razzo del fu Gio. Luca .

No comments:

Post a Comment