F;RA' più diftinti Pittori della Liguria meritamente dee collocarli Gio. Andrea Anfaldo , Soggetto elegante-* nel difegno, fondato nella profpettiva, intelligente de' fottinsù , efpreflivo negli affetti, paftofo , e foave nel colorire , fornito in fòmma di tutte quelle doti, che compiono la perfezione dell' Arte .
Voltri fu la patria di coftui: la fua nafcita feguì l'anno 1584. (a): eilfuo Genitore nomoffi Agoftino; il cjual era
uno
( a ) Ne' libri battefimalt della Parrocchia de' SS. Niccolò, ed Erafmo di Voleri ho letto , che queft' Anfaldo ebbe nome Andrea folamente, e che nasquO, k mal non mi xicordo j nel fettembre dell' anno foprannotatO •
uno de' più ricchi mercadanti del luogo: ma le difgrazie, a cui foggiacque, e i difcapiti avuti ne' traffichi, furon cagione , che venendo a morte lafciafle a' figli poche foftanze. ^===
Era Gio. Andrea il primogenito tra' liioi fratelli: e,tut- Di tochè giovanetto, con molto fenno portava!!, e andava ftu- Ciò. Andrea diando il modo di por la famiglia in iftato men bifognofo. NSALDO • Rifletteva , che, per quello efeguire, altra ftrada non v' era, fe non quella di ben poiTedere qualche nobile Profeffione_» da ritrarne onore, e guadagno. Efaminò per tanto l'inclinazion propria: e quella gli fuggerì d' attendere alla Pittura . Confultonne i Parenti, che approvarono l'elezione: ed, acciocché tantofto 1* effettuafle, lo conduflero a Genova, e ad Orazio Cambiafo figlio di Luca lo confegnarono. Stette^ 1' Anfaldo qualche tempo fotto la difciplina di quello Maeftro; e vi fece nel di legno progreffi non ordinarj (a). Pafsò quindi al colorire; e molto ben vi riufciva . Anzi per renderli in ciò più franco, ed efperto, chiefe in preftito ad un fuo amico una tavola di Paolo Veronefe: ed ottenutala^, tante volte la ricopiò , che finalmente potè imbeverfi di quel faporofo maneggiar di tinte, per cui queir Autore s' è così fegnalato.
Dopo eflTer giunto l'Anfaldo a qualche pofTeflò di fua Profeffione fi ritirò in patria; e quivi cominciò a lavorare per quelle Chiefe, e principalmente per quella de' SS. Niccolò, ed Erafmo, alla quale dipinfe due tavole : l'una della_. Pietà {b) , e l'altra di S. Lucia, che , vicina a fpirar 1' anima , vien comunicata da un Santo Vefcovo . Fornite quelle tavole, ne dipinfe una per la Ghiefa di S. Rocco, in cui flava effigiata la dicollazione di S. Gio. Battifta . Si portò tanto bene in tal Opera l'Anfaldo; che molto onore.* n' acquiftò: e il fùo nome cominciò a renderfi celebre nella Liguria .
Fu perciò indi a poco chiamato da' Signori Adorni a dipingere a frefco alcune ftorie nel loro palazzo di villa fì
tuato
( a ) Che 1' Anfaldo fofte debitore più alla natura, che al Maeftro; ciò fi racco- glie dalle Opere fue. Orazio Cambiafo è flato un Pittore mcn, che medio- cre; ed è tanto dittante dall' Anfaldo, quanto è dinante la terra dal cielo . La pretata tavola della Pietà non è più in quella Chiefe: e la tavola diS. Lucia, che ancora vi fi conferva, è ragionevole. tuato poco lungi da Voltri (a). Ei vi fi accinfe con fervore, ed impegno: ma (graziatamente cadde dal palco , e fi slogò un piede: laonde fu coftretto a giacerfi alcuni mefi in letto . Ove fchivo Tempre dell' ozio, fe la panava in maneggiare il matitatoio , e la penna , ora ftendendo in carta de' bei difegni, ed ora componendo facete commedie, le quali, poiché ebbe ricuperata la fanità, egli fece rapprefentar iulle fcene , con particolar gradimento , ed applaufo degli fpettatori .
Ma tofiochè il noftro Artefice potè ripigliar I* ufo de' pennelli , fece per 1" Oratorio di S. Ambrogio in Voltri la tavola dell' Altare, ove figurò quel Santo in atto di fcacciar 1'Tmperadore Teodofio dal Tempio (b). Riufcì quella tavola , quale appunto afpettar fi dovea da un gran valentuomo, cioè ricca d'invenzione, maeftofa negli abbigliamenti delle figure, ed ornata di profpettive tanto ben condotte, e con si artificiofi , e digradati pafiàggi continuate, che l'occhio vi retta ingannato , ed infieme rapito . E per vero dire fu in quei!:'arte unico tra' Genovefi l'Anfaldo; tuttoché da alcuni gli fi pareggi il Benfo, la cui vita più a bafib avremo occafione di fcrivere.
A' PP. Cappuccini della fua patria dipinfe due tavole della Paflìone (c) di Crifto, che riufcirono affai patetiche, e fono in molta ftima tenute per la divozione, e tenerezza, che rifvegliano in chi le mira. Efattiflìmo fu l'Anfaldo nell' efprimere le ftorie cosi facre, come profane, non tanto per la perizia , che di effe avea, quanto per certa fua particolar felicità nel mantenere il carattere delle figure, e farne fpiccare a maraviglia ne' loro volti gli affetti .
Anzi fu quello Pittore tanto iraraerfo nello fludio dell' Arte fua, che fovente fi cibava fenza fentire il fapore delle
vivande:
Ciò, che rapprefcntafle F Anlaldo nel riferito palazzo non è a mia notizia: anzi nemmcn no potuto fapere qual fia quello palazzo de' Signori Adorni vicino a Voltri.
(b) Quella pregiatiflìma tavola fatta dall'Anfaldo in Voltri non rapprcfenra già S. Ambrogio , quando fcaccia l'Imperadore Teodofio dalla comunion de'Fedeli; ma bensì, quando lo aflòlve , ed ammette . Sta il Santo in fulla porta d' un maellofo Tempio, veduto tutto in profpetto (cofa bcllfrlìma') ; ed è in mezzo a due femmine figuranti V una la Chiefa, 1' altra laGiullizia: ed ha a'piedi il ravveduto Imperadore tutto fpirante umiltà , e contrizione.
(e) Quelle due tavole più non fi veggono nel prenotato luogo.
vivande: cofa , che offervata da' fuoi domeftici die loro motivo di preferirgliene a menfa per graziofa burla alcune mal condite, o amare: ed egli aftratto , e concentrato nel ^_. fuo penfiero, indifferentemente mangiavale infieme con le Di faporite, fenza avvederfene. Gio. Andrea
Or diciamo di lui ciò, che più s' afta al noftro affunto. ansaldo* Fece 1' Anfaldo un viaggio a Tortona in occafione, che colà condufle a marito una fua nipote . Pochi meli prima, eh' eì vi giungelTe, era fiata commetTa a non fo qual Pittore una tavola d' un Santo Protettore di quella città . Afpettavafi quella tavola da'Cittadini con fomma premura; perocché imminente era la fella del Santo . Ma il lavoro era poco avanzato; e per conféguenza la comune afpettativa era in proflìma difpofìzione d'andar fallita. I Cittadini mal foddisfatti del Pittore, che la dipingeva, gliela voleano tórre di mano: onde pregarono 1' Anfaldo , che accettante l'impegno di profeguire il lavoro; poiché ben informati erano della perizia, e prontezza di lui. A niun patto acconfentir volle P Anfaldo: defìderofo però di dar faggio di fé a que' Signori, fece in breviflìmo tempo una tavola di tutto punto, e loro donolla . Grandi furono le obbligazioni, che gliene profetarono, e grandimme le cortesie, con cui corrifpofero all' egregia, e pronta Opera . Imperocché appena egli fu ritornato in Voltò , gli fecero prefentare funtuofi doni, e gli commifero fucceffivamente altre tavole, che conduiTe con particolar accuratezza: e due principalmente rapprefentative de'Martirj, 1' una di S. Sebaftiano , e 1' altra di S. Caterina .
Dopo ciò per 1' Oratorio di S. Croce limato qui fulla piazza di Sarzano inviò da Voltri la nobil tavola inoltrante il ritrovamento di effa Croce . In quella tavola introduffe moltiflìme figure di vario abbigliamento, di ben difpoila fimmetrìa, ed in atti d' ammirazione pel miracolo, che vedono avve- •
nire del. morto , il quale in uno frante rifufeita, all' inalberarli di quel Sacrofanto Legno di vita . Vi fono in oltre profpettive di raro artifizio : nel che l'Anfaldo era efpertiflìmo . Ma di gran lunga fuperiore a quefta tavola fi è quell' altra, eh' ei compofe pure in Voltri per la Chiefa de' SS. Niccolò, ed Erafmo: nella qual tavola rapprefentò S.Carlo Borromeo, che, infierendo
rendo in Milano la peftilenza, fcalzo , con fune al collo, e'1 Crocifitto nelle mani va in compagnia del Clero in pro■ ceflìone . Precedono il Santo due Diaconi, 1' uno con la na
Di vicella , 1' altro col turibolo . Gli tengono dietro i Canonici, do. Andrba ed infinito popolo, e lo accompagnano in aria due AngioNsaido. jett-^ cne voiano jn atto di divozione a'lati del Crocifitto portato dal Santo Arcivefcovo. Nelle prime linee del quadro vedefi mirabilmente dipinta in rigorcfo fcorto una femmina morta, dalle cui poppe pende un fanciullino: ed apprettò v' ha un* altra femmina ginocchioni , che con le mani giunte rivolta al cielo implora la Divina Milèricordia^. Quella è una gran pittura piena d'arte, ricca di vivaci affetti: degna d' eiTer veduta, e fenza fine lodata . {a)
Venuto 1' Anfaldo da Voltri a Genova, ebbe qui l'incumbenza di dipingere una gran tela per 1* Oratorio di S. Antonio Abate . In quefta egli defcrifTe 1' ultima Cena di Gesù con gli Apoftoli: nella qual tela non cedono ?H' eleganza del difegno , alla venulto della compofizione, ed alla vivacità delle tinte le artificiofe digradazioni de'piani, e le maeftofe architetture , che il Aggio Pittore feppe introdurvi: onde fi moftrò affai ben fondato in tutte quelle facoltà, e doti, che deono concorrere alla perfezione d'una pittura.
Fu anche particolare l'induftria fua in dipinger lucidi, e brillanti i metalli, qualora vafi di tali materie dovea nelle fue tele rapprefentare , come fece nella dianzi defcritta^; ove il catino , i tondini, i piattelli, ed altri fornimenti della menfa fembrano veri argenti, (b)
Non avea 1' Anfaldo per anco finito quefto lavoro; quando gli occorfe un accidente infaufto , e poco men che funefto . Motivo ne fu , che i Superiori del prefato Oratorio , pe' quali la gran tela dipingeva, eletto avevano il Benfo, allora giovane, , ** a dipingere
( a ì Merita quefta fuperbiflìma tavola d' efiere accuratamente difegnata , ed incifa. Ella è ftata accrefeiuta da tutti e quattro i lati dal Pittore Domenico Piolà e molto giudiziol'amente, in occafione , che dovette ingrandirfi la cappella . Quefta giunta però guaita, anziché no, l'idea dell'Anfaldo; perciocché avendola quelli dipinta in angufto fito; appare chiaro, eh' egli volle dar faeein del fuo vafto talento con farvi figure grandi al naturale, e con dimoftrare un giro , e una digradazione di numerofiflìma proceflìone tuttiin comparfa . Sforzo inecgnofiffimo d' arte. . . , , j_
(b) A pie di quella tavola fi legge il nome dell' Anfaldo fcnttovi da lui medefimo; ficcome ranno, in cui la dipinfe, che fu il 1619.
a dipìngere a frefco nel loro Oratorio un S. Antonio . L' Anfaldo come ciò feppe gravemente fe ne offefe, e ne fchiajnazzò contra 1 Benfo; pretendendo, che coftui non accettaflè mmmmmmmm quel lavoro; perchè a fe folo doveafi. Scufoflì il Benfo con dire d'averne, già ricevuto denaro in caparra: e per ultimo do. Andrea aggiunfe non doverfi accordar grazie a chi arrogantemente, ansa">°« e con afprezza chiedevale: e voltandogli le fpalle , fe ne parti. Il dì vegnente l'Anfaldo fi portò dal Benfo, pregandolo con tutto buon termine , che fi compiacene di cedergli 1' Opera . Ma quefti brufeamente rifpofegli, che dopo le bravate non ammetteva melate parole . Montò in collera a tal rifpofta 1' Anfaldo, e , Mi renderai conto , gli diffe , di tratto cotanto incivile . Ciò detto , lafciollo. 11 Benfo più incollerito di prima gli tenne dietro , e fermatolo , con voce alta , e minaccevole gli chiefe il lignificato delle da lui profferite parole . Volea 1' Anfaldo fregarglielo co' fatti; onde gli fi fcagliò addolfo. Ma il Benfo entrato di lancio in una vicina bottega, dove avea veduta un' arma da taglio, tofto afferrolla; e ferito con effa 1' Anfaldo , via fi fuggì. Non fu mortale il colpo: perchè poco tagliente era l'arma: nulladimeno reftonne quefti tortemente abbattuto . Portato fubito a cafa, tal cura s' ebbe di lui, che in breve tempo guarì. Pacificoffi quindi col Benfo; e poco ftante ripigliò le me virtuofe occupazioni.
Fece egli in primo luogo una tavola rapprefentante il Martirio di San Sebafliano, che fu trafmeflà in Cadice, e collocata nel Duomo di quella città, ove tuttavìa fi conferva . L' Opera è molto fquifita, e dà continua lode all' Autore . Fece poi fucceffivamente altre tavole per privati Soggetti: ma di quelle non ho fpeciali notizie. Quindi oramettendole , pafferò alle da lui dipinte per luoghi pubblici.
Per una delle fale di quello Real Palazzo colorì in gran tela la Virtù della Prudenza figurata in una donna veftita_. d'armatura, e tenente nella deftra un ramo di querc>a_.. E' tanto bella quella immagine, che quantunque altre tavole efprimenti Virtù abbiano pofeia dipinto per la medefima fala diverfi noftri Pittori di gran perizia: pure quella dell' Anfaldo fi fa conofeere a tutte fuperiore nel difegno, e nel colorito . Similmente per la fuddetta farebbe commiflìone di
dipingere
dipingere in un' ampia tela la città di Genova fortificata del
nuovo recinto di mura* allora appunto compiuto. Efeguì
, l'Opera con piena foddisfazione di quelli Signori: ne vi vo
D. leva altri che un Soggetto pratichiflìmo di proiettiva ( qual
ga'nsandoea era * Anfaldo ), per ben efeguirla . (a)
Per la Chiefa^di S. Maria delle Grazie dipinfe la tavola , che fa facciata alla prima cappella dal lato deliro. Figurò in ella tavola S. Luca, ed altri Santi. Un* altra pur ne dipinfe per la Chiefa di S. Sabina , ove efpreflè la B. Vergine (b): ed alcune altre tavole compofe per 1' Oratorio di S. Tommafo: tutte d* egregio ftile, e di bel colorito . (e)
Grande poi fu 1' onore, che ebbe , allorché i Signori Deputati alla fabbrica di quella Cattedrale lo fcelfero per dipingere i maeftofi fportelli d' uno degli organi di ella Cattedrale: nella qual Opera fuperò 1 efpettativa comune: e_> ficcome quegli fportelli dovean efler dipinti tanto al di dentro , quanto al di fuori: cos'i dalla parte di dentro rapprelèntò ripartitamente due palli della vita di S. Lorenzo , a cui è dedicata la Chiefa . Neil' uno efprelle quello Santo in atto di battezzare il convertito Romano: e nell' altro il Santo medefimo , che rinchiufo in carcere reca la villa ad un cieco. Difpofe poi con raro artifizio, che, chiufì i due fportelli, formalTero nella parte di fuori una fola pittura . Finfè in_. quella l'interno a' un magnifico tempio, nel cui mezzo figurò il Santo Diacono in atto di diftribuire ad un folto iluolo di poverelli i vali d' oro, ed' argento delia Chiefa.
Sommo fu il gradimento, che incontrò 1' Autore d'Opera cotanto ingegnofa . E teflimonianza ne fecero i fucceffivi effetti. Perocché in vifta di quella i più qualificati Signori
della
C à ) La prefata tavola fi conferva oggidì nell' atrio, che introduce alla fola—
detta del Configlio d'inverno. C^J Qyefla tavola non rapprefenta già la B. Vergine , ma bensì la gloridfa
Afcenfionc di Crifta al Cielo con corteggio d' Angioli; ed al baffo poi della
tavola v' è S. Gregorio Magno. ( e ) Benché il Soprani dica enere in quello Oratorio alcune tavole dell' Anfal
veititure non poffono effere ne più proprie , né meglio dipinte. Spira in_. tutta quella tavola una certa unità, ed energìa, che diffidi farebbe 1' efprimerla.
della noftra città, quafi a gara gli commetteano pitture valle, e d'impegno; ond' egli era inceflàntemente occupato .
Ergendofi da quefto Pubblico nella Chiefa di S. Pietro di Banchi la cappella in onore dell' Immacolata Concezione di Maria Vergine , a cagion di voto fatto l' anno 1579. per la libe- Gl°^ razione della città dalla peftilenza, fu impiegato l'Anfaldo a dipingervi nella volta tre noriette alludenti alla vita di efla Vergine; pitture, che, ficcome eccellenti riunirono , cosi fa molto difpiacere, che l'umidore de' tetti le abbia oramai diftrutte . {a)
Nel palazzo del Sig. Gio. Battifta Doria dipinfe a frefco la ftoria d' Efterre: ed in quello del Sig. Giacomo di Negro, il trionfo di Davidde (b). Per lo Sig. Giacomo Saluzzo Principe di Corigliano dipinfe la fotterranea cappella della Madonna del Monte con adattate iftoriette.
Anche il Sig. Francefco Brignole, che poi fu Doge_», volle avere nel fuo palazzo qualche Opera deir Anfaldo; e però vi fece dipingere in due ftanze partitamente Sanfone: nella prima , quando è forprefo da' Filutei, mentre dorme in grembo a Dalila: nell'altra , quando abbracciate le due colonne del tempio, e quelle, e il tempio fteffo fcuote , ed atterra. (c)
Nel fobborgo di San Pier d'Arena per commiflione del Sig. Gio. Paolo Spinola rapprefentò entro il di lui maeftofo palazzo diverfe imprefe fatte dal Marchefe Federigo Spinola nelle_» Fiandre {d). Da San Pier d'Arena pafsò a Cornigliano, dove nel palazzo del Sig. Paolo Spinola [ altro dal foprammentovato Gio. Paolo ] defcriflè in alcuni quadri fulle pareti i più memorabili fatti del Grand1 Aleflandro.
Ritornato
( a ) Tali pitture non fono ancora diftrutte: ma in qualche buon eflere tuttavia fi confervano.
(Ai Io non ho mai potuto rinvenire nè quella pittura, ne quello palazzo.
(c) Egli è r antico palazzo Brignole pollo a pie della falita di Caftello , ove pur oggidì fi veggono le fopra enunciate fpiritofiflime pitture.
( d ) Qyefte pitture a frefco fono delle più eccellenti dell' Anfaldo. In effe ha_ fatto fpiccare tutta la più foave maniera del colorire, e tutta la perfezione della profpettiva ne' ben digradati piani degli affedj delle città, che defcrive efpugnate dal prefato Marchefe Spinola.
Non fono quelli gli unici lavori fui frelco fatti dall' Anfaldo nel riferito palazzo . Altri ve ne ha in diverfe ftanze, e didimamente in quella, ove_, fi rapprefenta lo Spofalizio d' Argentina Spinola col figlio dell' lmperadore-» Andronico . Nè fi deono paffare lotto filenzio le quattro Virtù dipinte a chiarofcuro fulla facciata del palazzo medefimo; perchè d* Anfaldo pur fono: e veramente degne di lui.
Altre
Ritornato a Genova, chiamollo il Sig. Gio. Vincenzio Imperiale a lavorare nella nuova parte di facciata , che quefto , 1. Cavaliere aveva aggiunto all'ornatiflìmo fuo palazzo inCamDi petto . Ei v' efprerfe a chiarofcuro quattro Deità , fra le quali GANfALDoE.A Giove » e Cibele; e riufcirono tutte d' ottimo gufto . Ma non potè dar compimento a queft' Opera , a cagione d'improvv ifii difgrazia ; e fu , che* mentre dipingea, cadde dal palco , e fi ruppe una cofcia . Confinato perciò lungo tempo in un letto, egli pafsò quella tribulazione con la penna , o col matitatoio alla mano , ora fcrivendo, ed or difegnando ; perciocché, nemiciflìmo dell' ozio , non fapea ftare un momento fenza operare.
Nel tempo , eh' egli fi tenea fotto la cura de' Chirurghi, erano tutti intefi i Signori I.omellini ad abbellire di marmi, e d' oro la lor ampia Chiefa della Santiffìma Nunziata del Guaflato . Avean que' Signori deliberato di ornarvi di pitture anche la cupola . Per 1' efecuzione di ciò fecero capo all' Anfaldo, come a Soggetto efpertiflìmo, e che tante belle prove avea già dato di fe nella Profeflìon del dipingere. Egli avutane 1 incumbenza, non indugiò a formare il difegno del futuro lavoro; il quale, benché fotte di tutto buon gufto: pure vedutofi da alami Pittori de' più valenti , che allora tra'Genovefi fiori ilèro, era da eflì criticato, e (prezzato . Aveano coftoro a grave, che 1' Anfaldo fofle flato lor preferito in tal' Opera : quindi proccuravano d' avvilirlo , e di porre in diferedito ciò , eh' egli in quell' occafione avea fatto. Ma 1' Anlàldo per difefa del proprio onore s'appigliò ad un prudente configlio; e fu d'inviare il difegno a Firenze all' infigne Accademia , che appunto del Difegno s' appella; affinchè i Profefiòri di quella 1' efaminafTero, e fecondo
Altre imorefe dello fieno Marchefe Spinola per ordine del menzionato Sig. Gio. Paolo deferine il noftro Pittore nelT altro funtuofo palazzo Spinola limato qui preflb alla porta detta dell' Acquatola . Sono quelle ripartite in tre quadri , la cui fpiega2Ìone è facile a comprenderli dalla feguente intenzione , che fta incifa in marmo fopra 1' anterior porta della gallerìa .
Qui Leois , Tabul* , Qu.€ In Medio Laqueari Prima Est
AB INGRESSI) , HANC 1NSCRIPTI0NEM AFFIGAS .
IMPERATORIA OBEDIENTI7E AOJJISGRANUM RESTITUIT . Hanc Autim Secund.€ . IN OBSIDIONE BREDiE POLONI TE PRINCIPEM RECIPIT. Hanc Vero Terti* , FRIDERICUS SPLNULA BELGICA CLASSI PRJEFICITUR. do la verità , e la giuftizia decidefTero , fe buona era, oppur difettofa V ideata compofizione . Furono colà eletti ad efaminarla due de' primarj Pittori di efla Accademia, cioè la- . copo da Empoli (a), e Domenico Paflìgnani (b), da' quali Di non folo s'approvò quel difegno , ma di più s' efaltò con_. G^*N^^,EA erudite DifTertazioni trafmefle all' Anfaldo . Quefti, per trion- N fare con maggior gloria de' fuoi emuli, e confondere la loro malignità, le fece tofto pubblicar colle ftampe. Ma fìccome chi è già pregiudicato dalle altrui detrazioni per lo più ne fente in qualche parte le finiftre confeguenze, anche quando i detrattori ammutifcono: cosi avvenne all' Anfaldo, il quale benché da grand' uomini approvato, e difefo: pure non ben fidandoli d' efTo i Lomellini, vollero, che prima difegnaflè fopra una parete tutta la cupola; il che egli fece: ed oflervatofi, eh' era aflài ben intefo, e diftribuito il lavoro, fu con pieni voti determinato, che egli, e non altri la dipingefle.
In quefta maeftofa cupola rapprefentò il noftro Pittore 1' All'unzione di Maria Vergine al Cielo. Ella vi fi vede_» attorniata da fchiere d'Angioli, e di Santi in atto, altri di corteggiarla , altri d' adorarla . Non è agevol cofa il deferivere le artificiofe profpettive , eh' egli fé* comparire in detta cupola; e fpecialmente in quello fpazio , che refta chiufo tra '1 primo , e '1 fecondo cornicione: ove finfe balauftrate , dalle quali fporgono in fuori altre figure di Santi, che offervano il gloriofò trionfo della celefle Reina . Sono anche negli angoli i quattro Evangelifti, ciafeheduno in diverfo nobiliflìmo atteggiamento . In fomma: chi vuol vedere quanto può P Arte del dipingere , venga a vedere quefto gran lavoro degniflìmo d' immortalità. (c) Tom. ì. O Si degna
(«) Iacopo da Empoli, città della Tofcana diftante da Firenze circa io. miglia, fu uno de' più infigni Pittori de' fuoi tempi. Morì d' anni 86. in Firenze-. 1' anno 1640.
(*) Domenico Paflìgnani Fiorentino, valentiflìmo Pittore fu caro a vari Pontefici, principalmente a Clemente Vili., che lo creò Cavaliere. Quefto Paflignani morì in patria in et\ d' 80. anni nel 1638. Di lui abbiamo qui due belle tavole in pubblico. L' una rapprefentante il Battefimo di Crìuo: ed ella è in S. Ambrogio. L' altra figurante il facro rito delle Ceneri: ed ella e in S. Maria del Carmine. ......
(c) Quefta belliflìma cupola avendo molto patito acagion dell'umidita colatavi da' tetti mal fafeiati: fu perciò in gran parte euafta: onde V anno 1700. Gregorio De' Ferrari ebbe commiflìone di riftorarla. Grandi furono le tati
Sì degna Opera, che fcoperta meritò gli encomj di tutta la città, non potè eflèr fenza interrompimento condotta a fi===^= ne dal noftro poco fortunato Pittore . Imperocché un giorno Di nell' ufcir che facea di Chiefa , fu- improvvifamente ferito Gio. Andrea in un fianco , fenza fapere né da chi, né perchè . Cosi l'inNsaldo. nocente uomo dovette di bel nuovo fermarfi per alcuni mefi a letto . Rifanò finalmente, e compiè la cupola; dopo liqual Opera , per foli e vare la (lanca fantasia, fi ritirò nel luogo di Prato poco dittante dal fuo nativo . Ma quivi il fuo ozio fu 1' occuparfi a dipingere il principale falotto del palazzo Negroni: il qual lavoro efeguì da par fuo: onde molta lode , e largo premio ne riportò .
Si reftituì poi a Genova: ove formò le pitture d' alcune ftanze nel palazzo del Sig. Paolo Spinola (a) fulla piazza di S. Luca . Adornonne anche la facciata: e <ì dentro, che fuori ie' in quefto palazzo cofe degne di fé. Pafsò quindi in cala del Sig. Tommafo Airolo, e vi dipinfe una cupolino-., che febben piccola, rende però gran tettimonianza del vafto talento del noftro Autore . (b)
Frattanto i Signori Lomellini, eh* eran rimafti oltremodo contenti dell' operato dall' Anfaldo entro la cupola della lor Chiefa , e volevano farne dipingere il coro : anche queft' Opera gli commifèro . Ne ftefe egli il difegno; e riufeì quello sì belio , che il Marchefe Virgilio Malvezzi , Signore di quel talento, che a tutti è noto , in veggendolo , reftonne altamenre ammirato; né fapea faziarlì di contemplarlo, e di commendarne l'Autore . Ma difgraziato Anfaldo! Nel metter mano al lavoro è forprefo da maligna infermità, che ne lo diftoglie, e lo riduce a termine di morte.
La grande afliftenza, eh' egli ebbe, e gli apprettati risnedj, la Dio mercè, gli giovarono sì, che dopo molti giorni
ufcì
che per tal Opera durate da quello noftro Pittore; il quale ei difegnò prima minutamente quanto dovea far buttare a terra, per raffettarla. E poi nel fuo raffettamento non imitò la pregiabil maniera dell' Anfaldo; ma elegia la fua propria, d' affai minor pregio.
(a) Inquefto palazzo , che oggidì è del maggior Ofpedale, al di dentro non v' ha più nulla dell' Anfaldo: efteriormente iulla facciata ri ha tuttavìa dell' Anfaldo alcune figure di Virtù.
(£) Quello palazzo , ora de' Sig. Negroni in piazza Amorofa, più non conferva la fopra delimita pittura.
ufcì di pericolo; e andò migliorando: dopo alcuni altri potè cominciare ad alzarti di letto. Rifanato finalmente del tutto [come pareva] , pafsò il tempo della convalefcenza difegnando, e formando idee, per efeguir la nuova commiflìone di Di dipingere il coro della Chiefa di S. Andrea . Ma prima, che c*°« anm|» potette* metter mano all'Opera, ricadde nella malattìa, la^. ansawo* quale, trovatolo già molto infiacchito per la panata forprefa, con tanta violenza gli fi internò, che 1* eftinfe il dì 20. d'agofto nell'anno dell'età ma J-j.., e della comune riparazione 1538.
Perdemmo in tal morte un valente Pittore, ma non del tutto il perdemmo; concioflìachè lafciò alcuni difcepoli, che per li loro talenti, e per la virtuofa imitazione del Maeftro, fecero nelle lor tele apparir viva la memoria di lui, benché ciascuno con aria diverta. Furono quefti Orazio De'Ferrari, Tuo Nipote: Giovacchino AlTereto , giovane di grande fpirito: e Giufeppe Badaracco, uomo di molta accuratezza nel fuo operare . Di quefti tre parlerò feparatamente più fotto.
Parimente fu fuo difcepolo Bartolommeo Baflo, di cui dirò alcuna cofa qui brevemente. Era coftui non folo facitor di figure, ma eziandìo molto efperto nelle profpettive_»: e però ferviva alcuni mediocri Pittori di quel tempo, quando avean uopo d'introdurre nelle lor tavole si fatte cofe. Era altresì feliciiTimo nel dipingere a frefco; onde n' avea fre-1 quenti occafioni tanto in cafe private, che in Chiefe, ove_» fece lavori belliflìmi: ficcome anche ne' teatri, ov' era fpeflb impiegato, a motivo della fua fingolar perizia nel condurre le lontananze a ben proporzionate digradazioni. Neil' afpetto parea di naturale melanconico: e pure era d' amena convenzione; e fapeva ufare tal civiltà, e cortesìa, che cattivavafi gli animi di chiunque lo praticava. Egli mancò in età avanzata . Nè altra notizia ho potuto avere di lui.
Saturday, August 13, 2011
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