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Saturday, August 13, 2011

Borzone, pittore genovese

SE mai Pittor Genovefe fiorì , che arrivaflè al principal punto dell* arte, cioè a dire alla giufta imitazione-* della Natura: quelli certamente fu Luciano Borzone. Le Opere di lui, maifime le contenenti umane figure, recano autentica teftimonianza della verità di ciò , che ho allento. Accennerò nel prefente breve ragguaglio della (uà vita con più minuta diftinzione, che non ho tatto in altri, i luoghi, dov' elle fono; affinchè pollano facilmente trovarli; onde -gì' Intelligenti confiderandole , fcorgano , che la mia-. penna non da ingannevol paflìone , ma da leale fchiettezza t guidata .' Q 2 Seguì

Segui il natale di Luciano in Genova l'anno 15PO. Padre gli fu Silveftro Borzone , Cittadino fcarfo di foltanze_», -===^ ma ben fornito d' integrità, e di pietà . Poiché egli vide 13, il filo piccol fanciullo fatto capace di cominciar qualche ftuLuciano dio 9 l0 applicò a quel delle lettere fotto la cura di un privato Maeitro, che era Zio paterno dello fteflb fanciullo. Apprefe Luciano in breve la Gramatica: indi pafsò alle pubbliche fcuole per abilitarli nella Rettorica, e nella Poetica. Era egli ancora dentro della puerizia: ma il fuo nobile ingegno fuppliva all' età, e faceagli avere fopra i condì fcepoli la preminenza .

Dopo i letterarj efercizj foleva impiegar le ore deliaricreazione in cafa di Filippo Bertolotto , altro fuo Zio, Pittore , che nel fare ritratti avea qualche credito (a) . Quivi Luciano provava tutto il piacere in vederlo dipingere; e inoltrava grand' avidità di- maneggiare il pennello . Ne chiefe licenza al Padre, il quale, giudicandola colà profittevole al figlio , volentieri gliela concedette , a condizione però , eh' ei non abbandonante il primiero impiego . Lieto Luciano , e ubbidiente raddoppiò la fatica, imprendendo lo Audio della-. Pittura, e non ommettendo quello delle letterarie difcipline. Cominciò a difegnare: e in pochi mefi talmente avanzoflì, che non pareano da principiante i fuoi difegni: ma da già maturo nell* Arte .

Videne un giorno alcuni il Duca di Malfa Alberigo, e ne rimafe molto ammirato: maggiormente poi, quando feppe, che Autor di quelli n'era un Giovanetto ancor principiante: e da sì guftevoli faggi n' arguì, che coihù larebbe riufeito un eccellente Pittore. Prefegli per tanto particolar affezione; e volle,, che lafciato, almen per allora, ogni altro ttudio , attendeffe di propofito alla loia Pittura . A tal effetto raccomandollo a Celare Corte (Z>), di cui, come altrove diflì, era quel Duca parzialiflìmo Amico.

Sotto

C*) Abbiamo nella prefente Opera tralafciaro le notizie della Vita del Pittore-.

Bertolotto; perchè nulla li trova di lue dipinture: tì fé egli ( come Ila qui

fopra notato ) avea qualche credito nel fare ritratti; convien dire , che quelto

credito fia morto , e fepolto con effo lui. ( b ) Pare ftravagante , che quello Pittore folle difcepolo del Corte; perciocché fono

di ilile tutto divedo. Luciano ha avuio un modo di colorile fuo proprio,

• non mendicato da altri.

Sotto si autorevole protezione, e con la guida di'si degno Maeflro vie più ammodi Luciano; e fi pofe in cuore di renderà* nella Profeflìone diflinto . Il Corte , che lo vide ben; atto , e difpoflo , t'inftruì co' giudi precetti, e gradatamente Di avviollo . Fecegli prima ritrar copie dalle (lampe de' più infi- Bolzone gni Artefici: fucceflivamente dalle loro dipinture : pofcia da'più *z01s! * fquifiti rilievi: e per ultimo da' naturali: dudj, ne' quali tanto infernotti l'induftriofo difcepolo, che, per meglio riufcirvi, volle anche renderli pratico della notomia. Con tale fuflìdio andò molto innanzi; e già dipingeva , ».e figura va.-, con proporzioni affai giudamente commifurate . Varie fue operette gli conciliarono filma; e fopra le altre quella d' un ritratto , che formò di certo fchermidore; ritratto fomigliantiflìmo all' originale . Era egli allora in età di foli anni fedici : ciò, che gli accrebbe 1' applaufo, e gli recò Avventori; perocché alquanto dopo ebbe commiflìone di colorire per la Chiefa delle Convertite una tavola rapprefentante la B. Vergine del Rofario; di che pur ebbe lode . Indi dovette occuparfi in altre piccole tavole per alcuni de' nodri Cittadini; nelle quali fece apparire la fua buona difpofizione alle finezze dell' Arte.

Ma ben conofceva il bravo giovanetto, che non era ancor giunto a quel fegno, a cui egli afpirava . I generoii fpiriti non fi contentano della mediocrità: tendono alla gloria: e però portan alto, la mira; e fembra loro di non aver confeguito punto in ciò , che dudiano , fé non ne hanno confeguito la perfezione . Luciano adunque bramofò d' arrivarvi nella Pittura, era indefeffo nell' operare: difegnava , imitava, componeva: frequentava l'Accademia del Nudo, che di que' dì tenevafi in Genova fotto la protezione di principali Signori , e didimamente del Sig. Gio. Carlo Doria . In fomma per la fua Profeffione Tempre era in moto.

Affezionoffi ancora al lavoro de' ritratti; nel che sì felicemente quella prima volta egli era riufcito . Alcuni formonne efattifiimamente portati da' lor naturali. Uno di quelli . fu quello di Girolamo Tedana, Pittore (a) affai cognito;

Q 3 il quale

{«) L' Abecedario Pittorico non parla punto dì qaefto Pittore Teftana; né io fa ehi mai foffe; mentre non trovo ne di lui » ne di Aie opere alcuna notizia .

il quale ritratto piacque tanto al foprammentovato Sig. Doria,

che il volle per fé; ed invaghito del pennello di Luciano

.. gli commife molte tavole per ornamento del fuo palazzo;

"51 fra le quali una, che rapprefentava Diogene mezzo ignudo

Luciano con un libro nella man deftra, e la lanterna nella finiftra:

Opera colorita con forza: ed un' altra tavola , che mottrava

le tre forelle , Pittura , Mufica, e Poesia: figure, che riu

fcirono oltremodo delicate, e leggiadre,

Avrebbe potuto Luciano abbracciare occafioni di dipingere cofe intrecciate, e moltiplici, di Tuo ingegnofo ritrovamento , fé il rifpettofo timore di fua imperizia non 1'avelie rattenuto; ftantechè egli non fi giudicava per anco fufficientc a condurre tali lavori con merito di giufta lode. Per tanto in quella fua frefca età fé n' attenne, e fol profeguì a faro ritratti si in grande, che in piccolo; ne'quali fecondi rendeafi maravigliofo; poiché alcuni ne ricavò di tal minutezza , che fi poterono incaitrare in anella, e contorniare di gemme, come cofe più ttimabili delle gemme medefime. E per vero dire nella Profeflìone di Ritrattila egli era il più iniigne, e rinomato , che fofTe a' fuoi tempi nella nottra città. Stabilito Luciano nella Pittura, in cui s' andava fempre più avvalorando, ficcome egli aveva un ingegno pronto, e facile ad ogni buon efercizio: cosi per fuo virtuofo divertimento confacrò talvolta qualche avanzo d' ora all' apprendimento di altre nobili facoltà . Diede opera fra le altre alla fcherma . Pretto però la difmife: perchè fentivafi venir greve la mano con pericolo di pregiudicare alla delicatezza del pennello . Dalla fcherma pafsò ad imparar di tiorba... Gli fu Maeftro in tal arte Girolamo Mereilo, o Ila Gallo, fonatore aliai celebre . Luciano praticando con elio, e frequentandone la cafa, s'innamorò d' una nipote di lui; talché indi a non molto la richiefe in ifpofa , e 1' ottenne con difgufto, e rammarico di Siivettro , che, trovandofi 'carico di famiglia , fperava qualche follievo dal figlio: e quefti, appena compiuto il diciannovefimo anno, mentr' era in iftato di fovvenirlo , l'abbandonava.

Luciano non era sfornito di buon cuore. Glielo combattevano due gagliardi affetti, 1' uno verfo il Padre, 1' altr«

. , verfo

verfo la Spofa. Ad ambedue conofcevafi debitore: nè volendo , che quegli per emetta patifle, fi diede ad un' applicazione cosi violenta , ed aflìdua, a fine di mantener decoro- tmmmmm famente e la novella fua cafa, e la paterna; che poco ftante' JJt fu all'alito da graviffima fluflìone di capo; e gli fi enfiarono Luciano le ginocchia, e le gambe per modo, che dovette per ben_ BoRiONf cinque mefi giacerfì confinato in un letto: dopo i quali riavutoli potè ripigliare i pennelli. Pietofo figlio levò affatto al vecchio Genitore l'incarico della famiglia , prendendolo tutto fopra di fe; che non gli mancava abilità, e guadagno da fomentarla . Quindi fi diede a regolare i fuoi lavori con più difcreto, e moderato metodo: ma non per quello ebbe pace . La fua flelTa filiale pietà porfe motivo all' invidia di travagliarlo. Pochi fono que'Virtuofi, che da queflo indegno moftro non fìano infìdiati. Alcuni emuli di Luciano andavano divulgando, che egli, attefo il grave impegno di alimentar la paterna famiglia, in vece di profittare, avrebbe neceflariamente dato indietro nella Pittura . Imperocché dovendo tutto da quetta dipendere , per provvedere a fe, e a' fuoi di che vivere: fi farebbe ridotto a lavorare precipitofamente, per tirar pretto il guadagno; onde non occorreva afpettar più da lui cofa alcuna di buono . Quefti finìftri fenfi oltremodo 1' affliggevano: ed ei fentivafi nell' animo un forte invito alla vendetta contro di chi non celiava di replicarli. E prefa certamente 1' avrebbe , fe Gio. Battifta Paggi, che lo amava teneramente non folo pel fuo bel talento nella-. Pittura, ma anche pel fuo dittinto valore nelle lettere , e fpecialmente nella Poesia (a), non lo avelfe con efficaci, e prudenti ragioni dilluafo; addicendogli per ultimo: Ce V arma, da abbattere tali invidio/i non altra ejfer dovea , fe non quella del proprio pennello fempre più accuratamente maneggiato: e che in vigor di queflo avrebbe riportata una vittoria gratiffìma al Cielo , gloriola a [e medeftmo, e d' eflrema confujtone all' altrui malignità.

Quanto di si buoni configli profittaflè Luciano, diedeld cotto a divedere con la bellilfima tavola, ch'egli dipinfe_>

Q 4 per la

(c ) Delle Poesie del Borsone ne leggiamo alcune affai bizzarre in lingua gè* aovefe inferite in quelle di Gio. Giacomo Cavalla.

per la Chiefa di S. Giufeppe. Rapprefentò dentro a quefta tavola S. Francefco, che riceve le lacre Stimate, in un fembiante, ed atteggiamento da imprimer negli fpettatori divoDi zione , e tenerezza . Luciano Frattanto il Sig. Gio. Carlo Doria volendo portarli a Mi

R^one. |ano ^ per farvi acqUjQ0 di tavole de'più rinomati Pittori; pensò di condur feco il Borzone; affinchè gli fervide di fcorta , e T illuminafle intorno al merito delle Pitture, che s'ef

{>onevano alla vendita . Gliene fece il progetto , che ben voentieri fu dal noflro Pittore accettato .

Andarono dunque entrambi in quella città: e quella fu un'occafione ad elfo Pittore affai vantaggiofa, per le amicizie , che ivi contraile del Cerano (a), e del Procaccino , due nobiliffimi Pittori, e di molti Perfonaggi riguardevoli in armi , da' quali ricevette grandi onoranze. Alcuni poi di quelli vollero, eh' ei gli ritraefle . Tali furono D. Federigo Enriquez Governator di Milano: il Paquenain Generale dell' armi Imperiali: e il Duca Ottavio Piccolomini. Né folamente gradito fi rendette in quella città per li fuoi naturaliflìmi ritratti: - ma anche per varie fpiritofe lue fantasie, e particolarmente per certa tela, in cui effigiò una zingana cenciofa, e fordida in compagnia d' alcuni putti, e foldati: la qual Opera , compiuta che fu, per la vaghezza del componimento, e novità del capriccio induffe molti di que' Cavalieri a ordinargli altre pitture, che egli accettò col patto di lavorarle in Genova; dove, a motivo d' afliftere alla bifognofa famiglia-., dovette pretto fare ritorno .

Giunto in patria carico di doni, e di credito aperfe Audio: efeguì puntualmente le commiffioni: e mandò le tele a Milano; tra le quali fommamente ftimata fu quella, che avea dipinto pel Marchefe Gio. Maria Vifconti; ov' era efpreflà la ftoria di colei, che nutrì col proprio latte il Padre condannato a morir di fame (b) . Compiute le pitture per li Cavalieri

( a ) Quefto valenriflìmb Pittore fi chiamava il Cerano, perchè nato in Cerano terra del Novarefè . Ma il fuo vero nome era Gio. Battifta Crefpi. Egli morì in Milano d' anni 76. nel 1635.

(£) Lafloria della pia femmina, che col fuo latte die nutrimento al proprio Padre , vien riferita da Igino al cap. 154., e da Valerio Maflìmo al cap. 4. del lib. 5. Coilei era greca: Igino la chiama Zantippe: Valerio la chiama Perone Xa varietà del nome non fa loitauza.

valieri Milane'fi, pofe mano alle commiflìoni de' Genovefi. Non eran poche . Mancavagli il tempo , non 1' occafion d'occuparli; perciocché la fua dimora, quantunque breve, in_. Milano gli avea porti di molti bei lumi: ed egli con la fcorta di quelli era falito ad un fegno di dipingere aliai più raffinato, ed eroico; quindi crefciutagli la fama di gran Pittore , al pari di ella gli eran anco crefciuti, e Tempre più gli andavan crefcendo gli Avventori. In fatti dopo il iùo ritorno appariva ne' fuoi pennelli un carattere più fublime, e un figurare più veritiero . Scorgevafi vie maggiore la fua energìa nell' ideare, e vie più armonica la fua maniera nel diftribuire ia).

Non fi fermò già nella fola Liguria la fama della virtù del Borzone: fi fparfe anche fuori, (penalmente per varie_. cittì della Lombardia, e del Piemonte; onde ebbe da quelle parti molte incumbenze di confiderazione, e d'impegno.. Egli dovette dipingere fra le altre una tavola pel Cav. Lodovico Rota, che fu mandata a Bergamo . Figurò in ella_. alcuni Santi in adorazione dell' Auguftiffimo Sagramento; la qual tavola incontrò (omnia lode. Per un Signore Lombardo lavoronne un' altra belliffima efpreffiva del tormento di Tizio; la quale pofcia egli fteflò per fuo diporto incife ad acquaforte: il che pur fece d' un' altra di bellezza non inferiore alla fopraddetta, e rapprefentante S. Pietro liberato di carcere dall' Angiolo . Quella gli fu cominella per Milano .

Incife ancora diverfe Immagini di Maria Vergine: fimilmente un graziofo fcherzo di putti, che avea inventato, e colorito, quando era in Milano. Oltre a tali Opere effigiò Crifto, che in mezzo degli Apolidi moltra la Piaga del fuo Coftato a S. Tommafo: quadro nobiliflimo, che fu trai1 mefib al Marchefe di Caravaggio . Pel Duca di Turfi dipinfe una S. Terefa, che reltituilce la vifta ad un cieco: e pel Principe di Mafia un' Immagine di Maria Vergine col Bambino

(a) Non v'ha dubbio eflere flato II Borzone uno de*più degni Pittori della noftra città. La fua maniera è fondata lui vero; ed a lui più giuftameme_., che a qualunque altro de' noftri Pittori poflìam dare il titolo di Naturalità. Naturaliflime fon le fue tefte , e maflime quelle de' vecchi: femplici le fue— pieghe: ben corredate le compofizioni, In fomma chi di Pittura s'intende, non può non altamente ftimarlo.

bino infra le braccia: ed un' altra Immagine della fteflTa_. coli' Angiolo Nunziatore . Pitture tutte di fquifitiflìmo gufto. : I ritratti poi, che fece d'infigni Perfonaggi furono mol

Di tiflìmi. Ne noterò qui alcuni de' più Angolari. Fecelo al iuoNE Pre^at0 Principe di Mafia: a Giulio Guaftavini Lettor primario di Medicina nello Studio di Pifa [ilqual ritratto anche incife in rame]: e al Sig. Niccolò Grimaldi, che finfe a cavallo . Fecelo pure a molti celebri Letterati, e Poeti: come ad Agoftino Mafcardi, a Gio. Battifta Manzini, a Scipione della Cella, e al Padre Riccardi Domenicano [ per cui lavorò anche un piccolo quadro della Sacra Famiglia ]: a Tomoiafo Stigliani, e al Chiabrera : ed ebbe l'onore di vedere queft' ultimo ritratto collocato nella gallerìa di Urbano Vili. RitraflTe parimente Gio. Battifta Marino, Gio. Battifta Paggi ad inftanza di Sinibaldo Scorza , e Fra Tommafo da Trebbiano Cappuccino, che, dopo effere vivuto un intero fecolo, mori con odore di Santità [e quello ritratto fu incifo a bulino in Parigi dal famofo Michele Afne]. De'Cardinali ritraflfe, e ben al vivo , gli Eminentiflimi Orazio Spinola , Domenico Rivarola , Girolamo Grimaldo , e Benedetto Odefcalchi (a): lavori, che riufeirono degni del Pittore, che li fece, e de' Perfonaggi, per cui furono fatti.

Trionfava in mezzo agli onori Luciano; mentre fremevan di rabbia gl' invidiofi, che vedevano andati a vóto i lor colpi: e molto più, quando intefero, che il Sereni Aimo Se

gna una copia del Catino di fmeraldo , che fi conferva inquefta Cattedrale. Ma in circoftanze pel noflro Pittore sì decorofe nient'altro poteano , fe non che roder fe ilefll.

Di que' giorni il Sig. Giacomo Lomellino, avendo determinato di farfì una raccolta di quadri de'più valenti Profeflòri, n' addofsò l'incarico a coftui; e, per totalmente compirla , volle inferirvene alcuni di elio Luciano; fra' quali affai vaghi riufeirono que' due , V uno rapprefentativo di S. Pietro con T Ancella portinaia: e 1' altro di S. Paolo con un libro

nato 1' aveva eletto

alla

alla mano. Se grand' onore gli recarono quefti quadri, non minore gliene recò un altro contenente un S. Girolamo; quadro dipinto dal Borzone pel Cardinale di S. Cecilia (a). __. QuelV infìgne Opera, oltre all' averli meritati gli encomj 57 del Chiabrera, che la fece foggetto d' una fua canzone-., ^CTMN°, tal approvazione incontrò in Roma predo Guido Reni, che volle almeno per lettere conofcere f Autore, e con elfo lui mingerli in amicizia, e mantenere corrifpondenza.

Che più? Il Marchefe Santacroce Generalimmo dell' Armata marittima di Spagna, Perfonaggio intendentiffimo di Pittura, e de' Pittori amantiflimo, in paflàndo per Genova volle vLfitare il Borzone; e veduta la maniera di lui, molto dimoila, come quella, che fondata era mila giufta imitazione della natura: quindi gli commife tre tavole, 1' una con la Santiffima Vergine, 1' altra co' SS. Magi, e la terza con— S. Francefco Saverio . Tutte e tre puntualmente dipinfe il naftro Pittore con pieniflìma foddisfazione del Santacroce, dfc cui ricevette convenevole ricompenfa .

Dipinfe anche il Borzone varie tavole per alcune Chiefe di Genova. Di effe tavole fono a mia notizia le feguénti. Quella, dove fta figurato S. Vincenzio Ferreri, che con iftupore del fuo Maeftro fta predicando; la qual tavola è dentro la cappella ad elfo Santo dedicata in S. Maria di Cartello: quella della Circoncifione del Salvatore, la qual è nella Chiefa ai S. Domenico alla cappella di Noftra Signora del Rofario: quella di S. Chiara da Montefalco nella Chiefa di S. Sebaitiano: e quella Copra le antecedenti ftimatiflìma per la Chiefa dei Santo Spirito de' PP. della Congregazione di Somafca; ove rappretentò il Battefimo di Crifto: ficcome due altre per la ftefla Chiefa; nelle quali efprelle due ftorie concernenti alla vita di S. Gio. Battifta (b). Il celebre Gentilefchi, che di que' dì

trova vali

Gio. Battifta Lenro era allora il Cardinale del titola di S. Cecilia.

Non tre, ma fei fono le tavole del Borzone nella faprannotata Chiefa entro la funtuofa cappella, che ivi fu fatta coftruire dal Doge Agallino Pinelli. Quella tavola del Battefimo di Crifto, locata fopra 1' Altare, è in tutte le_ lue parti perfetta. Graziofiflìmo poi è uno fcherzo, che ha dipinto fulle prime linee di efla tavola: cioè d' alcuni Angioletti in atto di additare , e leggere le parole della bandella, che fta avvolta alla cima del battone di S. Gio. Battifta; le quali fono ivi ferine in ebraico. Tre altre tavole del Borzone fituate colà nella volta efprimoao la Dicollazione di elio Santo: Erodiade^

ODJl

trovavafi in Genova , vedute quefte pitture, e faputone il lor Autore, volle conofcerlo, vifitarlo, e congratularfi con eflb;

1 con la qual occafione quefti due valentuomini contratterò in

T)i fierae sì ftretta amicizia, che fol dalla morte potè difciorfi.

Bj252 , Alcune anche ne fece per varj luoghi fuori di quà; fra le quali riportò il primo vanto la rapprefentanre S. Filippo Neri, mandata in un borgo della Riviera di Ponente. Vedefi in quella tavola il Santo in eftafi davanti a Maria Vergine comparfagli col Bambino Gesù nelle braccia .

Tante gloriofe fatiche del noftro infigne Pittore andarono a finire in un funefto accidente . Imperocché (lava egli

del Salvatore, commefTogli da'Signori Lomellini per la lor Chiefa della SSfna Nunziata del Guaftato (a), ed era in piedi fullo fcalone nella parte più alta : quando voltatoli , per pigliare un altro pennello,fgraziatamente precipitò, e percofle sì forte del capo fui lattricato; che vi reltò sbalordito, e fuor di (e; e indi a non molto, fenza che gli giovallero gli apprettati rimedi > e fenza poter formare parola , o dar ìègno di fenfo, paisò all' altra vita. I noftri Cittadini molto compaffionarono il cafo: ed alcuni fi chiamavano a parte di tal perdita, perchè non avean ancora ottenuto Opere del defunto Pittore; le quali da indi innanzi divennero maggiormente preziofe.

Ebbe il Borzone alcuni difcepoli, che nella Profefltone s* avanzarono con molta lode. Furono , Gio. Battifta Monti, Gio. Battila Mainerò, Giovacchino Aflereto, e Silvefiro Chiefa , de' quali fcriveremo paratamente più fc tto.

Ma innanzi a quefii dobbiam collocare i fuoi tre figli, Gio. Battifta, Carlo, e Francefco , che fecero onore al Padre, efercitando anch' eflì con particolar proprietà, e naturalezza la Profetinone . Gio.

con la tefta di lui nel bacile in atro di prefentarla ad Erode: e il corpo del glorìofo Martire gettato nelle fiamme. Due tavole poi laterali in detta cappella inoltrano a me22c figure, 1'una i due difcepoli, che vifitano il S. Precurfore in carcere; e l'altra il Signore, che dona la villa al cicco. («) Nella prefata Chiefa conferva!! fn tutta freschezza il qui deferirto quadro, che pende da un muro laterale della cappella di Maria Vergine fituaro in capo alla finiftra navata. * Una bella tavola di Luciano dal Soprani non riferita, abbiamo anche all'Aitar maggiore di S. Bernardo, la quale è dimoflrante quefto Santo avanti alla Santiflìma Vergine: ed una pur bella rapprcfentanie il Sacro Prefepio; e fi

tutto occupato

della Natività

conferva in Savona nella Chiefa di S. Terefa.

Gio. Battifla fu dotato d'una fpeciale abilità nello floriare, e ben difporre le idee. Già prima della morte del Padre avea dato buon faggio di fe in alcune tavole egregiamente condotte . Quanto poi si egli, che Carlo s'accoitafìèro al valore paterno, il diè a divedere la prefata tavola, che, per la morte di elio Padre rimafa effendo imperfetta, fu da colloro cosi efattamente profeguita, e compiuta; che niun occhio , quantofivoglia fino, ed efperto, arrivò mai a difcernere, qual fia flato il lavoro di Luciano, e quale il compimento de' due fuoi figli. Gloria di lui, che sì ben infirmili: e gloria di loro, che sì ben profittarono delle paterne inanizioni .

Mancò Gio. Battifla in frefca età poco prima della peflilenza, che nel 1^57. fpopolò Genova, e i fuoi contorni. Che bell'Opere avremmo di lui, fe la fua vita non fofTo fiata sì breve!

Carlo, quantunque atto fofTe a compor di propria invenzione , pure fi diede a far de' ritratti; nel che aflài felicemente riufcì, e più in piccolo , che in grande , con maniera molto flirtile a quella del Padre. Dipinte anche qualche tavola {lodata: e già era in buon avviamento, e riceveva^, incumbenze onorevoli: ma la morte cel tolfe 1' anno appunto della pellilenza, in età quafi pari a quella del già defunto fratello. Era egli di naturale allegro, cortefe, ed affabile; onde pel fuo bel tratto godeva 1' affetto, e la protezione de' Signori più riguardevoli. Saggio, e modeflo lodava fempre i lavori altrui, nè mai facea pompa de' proprj . Serviva tutti con puntualità, e fuor d'intereffe; perocché non pattuiva mercede per le fue fatiche, ma contentava!! di ciò, che fpontaneamente gliene veniva profferto . Io non fo, fe_» abbiam più perduto nella morte di coflui, o in quella di fuo fratello: fo, che gran perdita nella morte dell' uno, e dell'altro abbiam fatto. Abbaflanza il dimoflrano le lafciateci loro primizie.

. Il terzo figlio di Luciano è Francefco Pittore eccellente in rapprefentare paefi, e marine. Egli vive tuttora; e fla alfervizio dell'inclito Re di Francia Luigi XIV., dal quale oltre all' onorevole pennone, riceve anche ferente copiofi

donativi.

donativi. Volentieri parlerei di lui, fé i' efTer egli vivente non me ne diftoglieffe. Viva pur lungamente , e continui i a far onore alla patria. La fua virtù farà un giorno degno

Di argomento di lode a qualche erudita penna de* Pofteri. (a)

Lucano" VITA Bobzone,

( a ) Avremmo facilmente perduto le notizie di quefto va'entiflimo Soggetto, fe 1' Autore dell' Abregé des vies des plus fameux Pei''tres, non ce le aveffe efpofte nell' egregia fua Opera ftampata in Parigi nel 1747., e riftampatavi nel 1761.: delle quali ftimo cofa opportuna il farne qui copia al Lettore. Ecco per tanto ftefo in noftra favella ciò, che il prefato Autore ne ha feriti» in francefe.

Francefco Borzone nacque in Genova P anno 1615. Quantunque egli aveffe avuti dal Padre gP infegnamenti mede/imi della Pittura , cV ebbero ifuoi fratelli - pure P inclinazione pia fu molto da quella di cofioro diverfz . Ipaefi , le marine > * naufragi furono quella foggia di pitture , che P occuparono , e per le quali fece immenjì fludj dal naturale .

La maniera di quello Pittore nel dipingere , la quale Cente molto di quella-, di Gafparo Dttghet, e di Claudio Lorenefe , è d' un grand' effetto , tenera , e fo ave. Onde non fa maraviglia, che il nome ai lui volajje anche in Francia, ove fu invitato da Luigi XIV. , da cui ricevette diflinzioni , e ricompenfe onorevolijfime.

Lavorò molto il Borzone negli appartamenti del Louvre , e particolarmente in quello, che fi denomina il Bagno della Reina: dove fi vedono in una fala~. d" entrata , {che al prefinte ferve di vejlibulo al giardino delP Infante) nove grandi paefì ad olio a" una frefebezza, e verità più che naturale, II Romamlli ha dipinto a frefeo entro la volta di quefl' atrio Pallaie, Marte , e J'enere tenenti ciafebeduno un giglio alla mano: ed Amori, che foflengono una ghirlanda-* , Al di fopra poi del cornicione v' ba dipinto la Pace, e P Abbondanza ,

Anche nel Cafiello des Vincennes furono dal Borsone mirabilmente dipinti al- cuni paefì f e vedute di mare? delle quali meritamente può dir fi'. Son pinceau du Trident egale la pui Pance; II fouleve, il irrite, il appaife les flets: On eli faifi de crainte, ou rerr.pli d' efperance Par tout, où du Bdrzon eclatent les travaux. Fu aggregato air Accademia di Pittura in Parigi P amo 1663. '. ma re fu poi efclnfo infìeme con molti altri , per non aver compiuto nel tenìpo preferiti» il quadro di ricevimento .

// Borzone partì finalmente per Genova nell" 1679. , dove P anno fteffò. morì, eorrendo il cinqnantefìmo di fua età. Lafciò un figlio Prete , che io ho conofeiutt preffo il Card, di Noailles, di cui era Segretario Italiano , e foprantendente di cafa.

Non ebbe , eh1 io fappia , quello Pittore fcolarì. De* (tiói difegni altri fon* acquerellati con groffe tinte di filiggine, 0 con inchioflro della China, e condotti con tratti di penna molto diligenti, e con grande franchezza: altri poi fon fatti a colpi di pennello . Si feorge in elfi la mano cP un vilentuomo . Il fio colorir di paefì con artificiofe lontananze di fronzuti alberi è fullo flile di Salvator Rofat e di Claudio Lorenefe, ma


Giacomo Coelmans ba intagliato del Borzone alcuni quadri, che fono nel Gabinetto d' Aix,

Fin

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