VITA
Di Gio. Domenico' Cappellino
Vittore .
SE grande è la gloria di Gio. Battifta Paggi per lo decoro della Pittura da lui prodemente difefo, e per le tante preziofe tavole da lui dipinte: non minor efTer dee , per averci lafciati allievi tali, che n' hanno aprefo loftile, e, quafi direi, pareggiata la mano; onde femra , eh* egli eziandìo dopo morte abbia per molti anni profeguito a dipingere . Fra quefti allievi il più degno fu per' mio avvifo Gio. Domenico Cappellino , le cui Opere portano più delle altrui 1' aria di quelle del fuo Maeftro nella guifa, che qualche figlio porta fra gli altri fratelli più vive le fattezze del fuo Genitore . L' ordinata ferie de' tempi mi chiama ora a fcrivere di coftui. Le tavole, che da elfo latte riferirò, porgeran motivo agl'Intelligenti d'approvare quanto nella prefente introduzione ho allento,
Tom. I. M 1/ anno
L' anno 1580. nacque in Genova il Cappellino, che fornito di buon ingegno, e di naturai propeniìone alle Arti no- bili, pafsò la fanciullezza , e 1' adolefcenza negli ftudj della Di do. Gramatica, e fuccelfivamente della Rettorica; dopo i quali Domenico cominciò per puro pafTatempo a fchiccherar mila carta qualNO * che figura , o paefetto , fenza guida d' alcun Maeftro; e con molto fuo piacere in si fatte prove s' efercitava: quando s'imbattè a difcorrer col Paggi, a cui con graziofa, e modefta_. maniera moftrò i fuoi abbozzi, e fpiegò il genio, che avea verfo della Pittura . Piacquero al Paggi que' brillanti principj, ed infieme l'avvenente, e fpiritofa maniera del Giovane . Efortollo per tanto a non lafciar perire cosi belle difpofizioni, che aflaiflìmo promettevano: e , per vie più incoraggiarlo , 1' accettò in difcepolo. Non trafcurò il Cappellino la fortunata occafione, che concorreva appunto a fecondare quanto egli bramava. Quindi poftofi fotto la difciplina d' un tanto Maeftro, giunfe in breve a renderfi fuperiore a' fuoi, compagni di Audio sì nel difegnare dal nudo, si nel copiare le Opere degli eccellenti Profetlori, e si nel formare difegni di fuo ritrovamento; nel che oltre all' accuratezza della compofizione, moftravafi anche efatto offervatore de' precetti della Proiettiva, facoltà fommamente neceffaria al Pittore.
Era aflài ben veduto dal Paggi un tal Giovane non folo per la prontezza dell' ingegno , per la pulitezza degli abiti, e del tratto, e per gli ottimi coftumi; ma ancora per la gentilezza del volto, per li biondi, e inanellati capelli, e per la proporzionata fimmetrla delle membra, che quefti avea_,: onde avveniva, che qualora elfo Paggi dovea dipingere Angioli , o Santi fanciulli, teneva innanzi in Gio. Domenico un belliflimo modello da prender idee, e fpinger la mente alla produzion d' altri fimili. E quanta fofie ftata la leggiadria del fuo volto, ficcome la difpoftezza, ed avvenentezza della pcrfona nell' età giovanile di lui, lo dimoftrarono gli anni fuoi più avanzati a chi in quefti folo il conobbe . Imperciocché, per quanto invecchiato folle, non gli fi increfparono mai le guance, nè gli fi incanutirono i capelli: e però quantunque fcttuagenario, veniva da molti creduto , che appena oltrcpaffaflè il quarantèiimo anno di fua età.
. Ma
Ma palliamo a parlare delle Pitture del Cappellino: e prima delle fatte da eflo in gioventù.
Egli compiuto appena avea 1' anno 22., quando dipinfe . il quadro di S. Sebaftiano martirizzato a colpi di frecce. Tal u, Gio. quadro, che Ila collocato fopra un Altare della Chiefa di S. Domenico Sabina, per la gagliarda efpreflìone degli affetti, e per la_. caff£"-ino giudiziofa diftribuzione delle figure , e de* colori, fembra fattura anzi d' un provetto, e confumato Profeflore, che d'un giovanetto principiante nell' Arte . Molto meglio ancora portoffi nel quadro, in cui rapprefentò il Martirio di S. Agata. In quefto egli efprefTe cosi al vivo la fierezza de'* manigoldi in tagliar le mammelle alla innocente Verginella, e il dolore di lei mefcolato con la confolazione di patire per amor di Gesù; che in genere di proprietà , e di energia non fi può defiderar davvantaggio . (a)
Un' altra fua tavola degna anch' efla di fomma lode è quella, che di poi fece per la Chiefa di detta Santa pretto al Bifagno . In efla figurò S. Defiderio ginocchioni a piè dell' Altare del Crocifiuo, in atto d' efièr miracolofamente veftito degli abiti Epifcopali da alcuni Angioli; e al di fopra_, in bianco nuvolato la Santiflìma Vergine, che oflèrva il Santo: lavoro in ogni fua parte efquifìto .
Tra le poche tavole , che di quefto valente Profeflore_» mi reftano a riferire, molto egregia è pur quella, che ammirali in Santo Stefano, nella quale rapprefentò Santa Francefca Romana in atto di fcioglier la favella ad una muta^ fanciulla . Il gefto della Santa, che fpira fede , e carità, non può effer moftrato più al vivo . Il defiderio di articolar la_. parola leggefì a maraviglia efprefiò aiel volto della fanciulla, i cui occhi fcintillano per 1* allegrezza di ciò, che fpera_-. L' efpettazione de' Genitori di lei vi traluce con tal vivezza , che par dicano: Ecco, noftra figlia già parla. In fomma è adorna quefta tavola di tutte quelle parti, che deono concorrere per dichiararla df ottimo gufto.
Ma non cambi ftile, chi fi vede già arrivato alla perfezione in quel primo , eh' ei praticava; perocché nel tentato
M 2 fuo t
(«) Quefla preziofa tavola fu rubata da'nemici nett" ultima guerra della Repubblica: V anno 1747. ''/
fuo ' cambiamento verrà anzi a fcapitare, che ad alimentari! la (lima: conforme accadde al Cappellino . Egli vedutoti tanto efaltare per quelle fue nobiliflìme tavole , credette d'avvantagDi do. giarfi ne guadagni, e nelle lodi con cambiar la maniera, che Domenico inda, a quell' ora tenuto avea nel dipingere. Il fece: ma vi .APfiu-iNo. rju^ pOCO kene e imperciocché le tavole , che fulla nuova maniera ei dipinfe, quantunque buone, mai però non giunfero al merito delle tertè menzionate . In effetto due ne vediamo in S. Siro, che fono a' lati della cappella del Crocififlb: nell' una delle quali avvi il Miftero della Flagellazione di Gesù: e nell' altra quello della Coronazione di fpinc; le quali tavole non fentono di quell' aflettuofa, e viva efpreflìone , che per 1' addietro era fiata a lui familiare . Ad o^ni modo conferve) fempre la proprietà, e il decoro nelle figure, eh' egli rapprefentava; nè mai li vide incorrere in quel difordine_», in cui talvolta incorrono alcuni Pittori, che danno arie rozze ad Angioli, e a Verginelle: ed efprimono manluete , e foavi quelle de' tiranni, e de' manigoldi. (a)
Oltre a ciò fu egli fempre mai efatto imitatore de' riti , de' collumi, degli abiti, e de' tempi in qualunque ftoria gli occorreva col fuo pennello deferivere. Ben fondato nella Profpettiva, regolava le fue figure con ottima digradazione, e intelligenza de' piani, e del verifimile. In fomma niuna cofa dipingeva, che non la conformafle col naturale.
Già da principio accennai qualche particolarità della fua indole , e pulitezza: ora profeguirò a dirne il rimanente . Fu egli di naturale ferio , e ritirato; e perciò alieno anche in fua gioventù da quegli fpaflì, e traftulli, che fono a'giovani di fviamento, e d'inciampo . Ciò concorfe a mantenerlo gran tem
f>o fano , profperofo , e vegeto . Nel parlare fu fempre regoato, e circonlpetto; e tali voleva, che follerò anche i fuoi
difcepoli.
(a) Tre tavole non menzionate qui dal Soprani, Opere degniffime di quefto valentuomo, parmi, che non debbano paffarfi fotto filenzio. Una è quella di S. Andrea, che , giunto al luogo del fuo Martirio , adora la Croce: la qual tavola vedeft in Voliri ad un Altare della Chiefa di S. Erafmo. Le altre due , che fono in Genova, rapprefentano , V una il tranfito di S. Francefco: (quefta confervafi nella Chiefa di S.Niccolò di Caftelletto ): l'altra, Gesù Crocififlb: e fta efpofta nella Sagreftìa della Chiefa del Santo Spirito. A pie di quefta tavola leggefiil nome del Cappellino, e l'amia, in cui la fece * che fu il ifaìl.
difcepoli. Qualor occorreali d' aver a mandarne alcuno a fare qualche imbafeiata; prima di lafciarlo partire, gì' infegnava le cerimonie, il complimento, e la parlata, che anche ta- ^^mm^m, lora gli facea replicare a verbo . La ma premura per la pu- Di do. litezza era incredibile . Ei non voleva, che nella ftanza, in Bcmenico cui dipingeva , fi fventolaflè per aria da' fuoi giovani il man- CArfaUNO tello, o fi fcotelfero le fedie, o li palleggiale francamente, per timore, che la polvere follevandofi non gli venifle poi a cadere fulla tavolozza . E fe talora dimandava la fcatola de' pennelli, od altra cola folita a Ilare fopra alcun tavolino, dopo averla aperta, ed avervi prefo quanto bifognavagli, raccomandava , che fi riponelTe nello fiellò pollo , e dentro il contorno della pochiflìma polvere, che per avventura in quella leggiera agitazione fi folle alzata. Se occorreva , che in fua cala entralfe alcun pefcivendolo, o alcun pizzicagnolo, badava bene, che niuna cofa toccafifero. Che mai alcuna ne toccavano: egli torto la facea cosi pulire , come fe folle fiata ammorbata, od infetta. Quefta fua fcrupolofa pulitezza-, s'eltendeva fino a non toccar le monete, quando vedeale alcun poco terrofe, e fudice: onde i fuoi giovani, acciocché lericeveflè, dovean ripulirle. Se ufeiva dicafa, bifognava, che chi era in fua compagnia mifurafle geometricamente i palli, e andafie con piè leggerilfimi, per non eccitar polvere, o Ichizzi. Un giorno mentr' ei camminava per certa ftrada-., s'avvide, che un ragazzo gli era palTato vicino con un boccale d' olio in mano: di che tanto turbolìì, che ritornato di lancio a cafa , fi tralTe il mantello; e per timore non folle rimalo macchiato, mai più non volle portarlo . ElTendogli caduta fua Madre nel fango, s' attenne per qualche tempo d'avvicinarlefi ; dicendo , che fentiva continuamente il puzzo fangofo.
Erano già molti anni, che egli abitava in certa cala. Un giorno fopraggiuntogli un leggiero dolor di tefta, entrò in. folpetto, che ne tolTe cagione il riverbero del sole , al quale era efpofia una muraglia vicina alla fua ftanza: laonde cangiò fubito abitazione . Ma nell' altra , in cui trafferiffi, neppur potè trovarvi foddisfazione; perocché elfendo ftata votata in quella vicinanza la fepoltura d' una Chiefa,
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a ogni poco lagnavafi di fentir mal odore. Or s'io tutte_» raccontar voleflt le fcrupolofe delicatezze di coftui , non ne _ verrei a capo in parecchie miglia . Digio. Pure con si foverchia, ed affettata cura della nettezza, Domenico traboccò quefto Pittore nel fudiciume , e nella trafcuraggine: 'APF£LLINO * nel fudiciume; perchè mai nonpermife, che gli fofle fcopata la camera , in cui dormiva, ne che alcuno v* entraffe, per rifargli il letto, o mutarvi le lenzuola; ciò, che fece da fe, e pochiflime volte in fua vita: nella trafcuraggine poi traboccò; perchè, vivendo cosi reftìo, nemraen fi curava di morire con qualche aflìftenza: come efporrò qui apprettò.
Fu un giorno afTalito da mortai febbre, alla quale tentò di refiftere fenza volere nè fermarfi in letto, nè far chiamare il Medico . Gli Amici fuoi, ed i Giovani di fcuola, che non lo abbandonavano in tale flato , lo trovaron poco dopo tanto eltenuato di forze, che non poteva alzarfi in piedi: onde con afFettuofa maniera l'efortarono, che, voleue pur coricarfi. Ma egli non volle ubbidire . Ritornato il dì vegnente un di que' Giovani; e intendendo , che il Maeflro era chiufo in camera, s' accodò all' ufcio, e di là interrogollo di fuafalute. Con voce fievole gli rifpofe il Pittore: Sto meglio. Pregollo il Giovane, che venifTe ad aprirgli: ma non fu efaudito. Verfo la fera ritornò quefti, e nuovamente chiefè dall' ufcio al Maeflro, come fe la paflaflè; a cui egli con_, voce ancor più fievole, e con lingua impedita, e confufa_. rifpofe alcune parole, che non bene s'intefero. Da ciò s' avvide il prudente difcepolo, che noti doveafì più differire il ricorfo al Paroco. Laonde ito in fretta a chiamarlo, e condottolo all' ufcio dell' infermo; quefti dopo molte inftanze finalmente s'induflè ad aprire. Entrato il Paroco nella camera, efortollo a prendere qualche riftoro: il che dall' infermo a_. grande ftento efeguiffi; poiché non avea quafi più forza d'inghiottir cibo. Volle tuttavìa moftrar coraggio in accompagnare il Paroco, e falir da per fe la fcala, licenziato avendo a tal effetto il Giovane; il quale però non fidandofi di lafciarlo in abbandono, pian piano gli tenne dietro fino alla camera: ove giunto l'infermo, tentò di chiuderla: ma in ciò fare ftramazzò per terra. Accorfe fubito il Giovane: lo fpogliò:
lo pofe
lo pofè in Ietto: e richiamò il Paroco; a perfuafione del quale [ conofcendo efTer giunto 1' ultimo de' fuoi giorni] ricevette con tenera divozione i Santiffimi Sagramenti nel principiar della notte; e poche ore dopo, .cioè alli fette della-, medefima notte, nell'anno 1651. fpirò . Grandemente difpiac- r>°»««cc» que a tutti gli Amatori delle, beli' Arti la morte di quello AmLUN0' grand' uomo , che, febbene già vecchio , profeguiva nienTedimeno a produrre Tempre più degni frutti di fua virtù . Or Genova quanto più oilerva le intigni Opere, eh' ei le ha lafciato, tanto più riconofee il molto, che in lui ha perduto.
Saturday, August 13, 2011
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