PUÒ' ben dirli a tutta ragione, che il fecolo decimoféfto fia flato in Genova il fecolo d' oro della Pittura. Imperocché dell' egregie Opere d'infigniflrmi Pittori Genovefi di quel tempo piene fono le Chiefe, e pieni i palazzi della città; e per V Italia ancora, e fuor d'Italia molte fe ne veggono fparfe, e con gran gelosia cuftodite_>. Quelle fra le altre de' Semini, di Luca Cambiafo , e di Gio. Battifta Paggi il comprovano: e niente meno di effe, quelle di Bernardo Camello, che coetaneo, ed emulo di quelli ultimi due, fu ih diverfo genere al pari di loro gloriofo, perchè al pari di loro fu fommo. li
Il natale di coftui feguì Tanno 1557. in Albaro amen'flìmo fobborgo della noftra città. La prima applicazione di lui ancor fanciullo fu quella di fchiccherare in carta fan- _ tocci, animali, e paefetti; nel che provava tutto il fuo Di giocondo piacere. Ciò notarono i Genitori; e ben chiaro com- Be*na»do prefero la partìcolar inclinazione del figlio; onde, dopo ASTm** d' avergli fatto infegnare i principi delle latine lettere , ftabilirono di metterlo alla Pittura . Fu per tanto raccomandato ad Andrea Semino, fotto la cui direzione fece tale, e si fpedito progreflò, che, giunto appena all' anno decimo di fua età , già pofledeva di molte buone regole di quella Profeflìone, e andavale ingegnofamente efeguendo . Paflata poi la_. puerizia, non fi contentò de' foli precetti del Semino: ma fece eziandìo qualche ricorfo alla fcuola del Cambiafo, la cui maniera, guidato dal fuo giudiziofo, e retto difeernimento , a quella del proprio attuale Maeftro anteponeva . Studioflì perciò d'imitarla ne' fuoi primi lavori; e sì ben vi riufà , che alcune pitture copiato avendone , furon le copie a' pennelli dello fletto Cambiafo attribuite . E vaglia '1 vero fembrano originali del Cambiafo la tavola del Prefepio dal Cartello dipinta per la Chiefa degli Ulivetani di S. Girolamo nel luogo di Quarto, e quella di S. Orfola per la Chiefà.. di S. Maria delle Vigne in città. Quando però egli volle, feppe ben anche dipingere fulla maniera del Semino da fe_* pure imitata in molte tavole; e principalmente in quella-, dell' Immacolata Concezione collocata in uno degli Altari della Chiefa di S. Maria delle Grazie; la qual tavola ha bifogno di molta confiderazione , acciò non ila creduta Opera di quel fuo Maeflro . La maraviglia fi è, che le fin qui riferite tavole egli fece, quando non aveva ancor compiuto 1' anno diciottefimo di fua età.
Compiuto 1' anno fuddetto , accafoffi . Ma afTalito poco dopo da tormentofe indifpofizioni ipocondriche, egli', per apprettare qualche lenitivo al fuo male, fi rifoivette di metterli in viaggio, ed intanto goder la vifta delle più cofpicue città d'Italia: ciò , che gli recò falute al corpo, e vantaggio all' ingegno , non tanto per V oflervazione delle infigni pitture, che la fua vivace fantasìa fempre più gli arricchirono, quanto
K 4 per le
per le amicizie ia tal occafione da lui contratte particolarmente in Ferrara; ove fu con fegni di rara ftima accolto { dal gran Torquato Tallo, che ftupì nel vedere un GiovaDi netto dotato di tanta facilità, e prontezza, e nella Pittura
Bernardo sì eipertO .
Casteiìo. Scambievoli eran gli uffizj dell'uno verfo dell'altro: che dov'è bell'ingegno, e fa pere, fuol anche tenervi albergo la cortesìa. Non tralafciava il Cartello di fervire con— Y arte fua, per quanto gli era poflìbile, il Tallo: nè tralafciava il Taflo d' encomiare ne' fuoi dotti componimenti il Caftello. Ma fra' Poeti non fu già il Talfo 1' unico amico, e_» lodatore del noftro Pittore . Molti altri ancora pur cofpicui con parzialità l'amarono, e con armoniofì fenfi lo celebrarono. Fra quelli furono Don Angelo Grillo , Anfaldo Cebà, Lorenzo Cattaneo, Gabriello Chiabrera , Scipione de' Signori della Cella , Tommafo Stigliarli, e Gio. Battifta Marino; a' quali cor-* tefemente corrifpofe col preziofo regalo di qualche ma belliffuna tavolina. Profittevoli fuor di modo gli furono così degne amicizie pei buoni lumi , che, in genere d' erudizione al Pittore cotanto necefiària, gli fomminiftrarono; perciocché quando alcuna ftoria o facra, o profana doveva egli rapprefentare : ad eflì ricorreva, a fin di riceverne diftinte informazioni j, e fpecialmente al Chiabrera , che con bel genio fuggerivagli talora le idee, le defcrizioni, e gli affetti; onde , mercè di tali foccorfi, comparve fempre erudito, e fecondo.
Fatto poi iiio ritorno in Patria, diede nuove, e più raFe prove de'fuoi pennelli. E prima nella Chiefa del Gesù, ove per ordine di Gio. Battifta Siilo, nella volta della cappella" dedicata al Santo Precurfore, dipinfe a frefeo il medellmo Santo in atto di predicare alle turbe: il qual lavoro sì per la nobiltà del difegno, sì per 1' elpreflìone de'varj atteggiamenti , sì per la vivezza del colorito, riportò le acclamazioni de' Virtuofi .:
Dopo queft' Opera dovette dipingere ad olio gran numero di quadri per foddisfazione de' molti Cittadini, che , ftante l'alta ftima di lui conceputa, a lui ricorrevano, appoggiandogli commiflìoni fenza fine; le quali con incredibil tranchezza, e finezza d'arte efeguiva, non fenza aumento
di ricom
di ricompenfe, e d' encomj. Poche fono le cafe cofpicue di Genova, che non fi pregino d' aver qualche bella pittura-* del noftro Cartello: molte Chiefe ancora ne tengono; e ben _ in conto; delle quali pitture foggiungeronne qui alcune . Di
Due fe ne veggono in S. Francefco di Cartelletto: e_> Bernardo mortrano 1' una S. Diego (a), 1* altra S. Girolamo . Quattro CASTtLLO' entro la Ghiefa de' Cappuccini: e fono quelle del CrocififTo, di S. Francefco i timatizzato, dello rteffo Santo, che verte— dell' abito religiofo S. Chiara, e di S. Antonio di Padova col Bambino Gesù . In S. Siro v' è la tavola con elfo Gesù, che fanciullo difputa fra'Dottori. In S. Matteo quella di S. Anna . Neil' Oratorio di S. Francefco quella di tal Santo . E in S. Maria di Cartello quella di S. Pietro Martire, che è delle fue migliori.
Nè debbo ommettere quella dell' Aflunzione di Maria-. Vergine, e quell'altra efprimente lartefia, circondata da alcuni Santi: porte, la prima nella Chiefa di S. Caterina, e la feconda in quella della Maddalena . Accenno per ultimo la dedicata a S. Francefco di Paola, che vedefi ad un' Altare della Chiefa di S. Maria de' PP. Servi.
Altre pure ne fece per le Chiefe de' fobborghi, e de' luoghi circonvicini. Fra quefte una con S. Tecla per li Monaci Camaldolenfi : due per gli Agoftiniani di Sturla , 1'una_. dell' Immacolata Concezione, e 1' altra di S. Caterina : una per la Chiefa di S. Francefco d' Albaro dimoftrante anch' efla V Immacolata Concezione; ove con le mirteriofe figure della ftefla a trefco dipinte adornò tutta la cappella : ficcome_> d' altre quattro tavole ad olio , in cui fono effigiati altrettanti de' primi Patriarchi dell' antico Teftamento , e i Fondatori della cappella medefima . In S. Martino d'Albaro fono di mano del Cartello la tavola della Vergine falutata dall' Angelo , e 1' altra di S. Antonio di Padova .
Per
(«) Qpefta tavola di S. Diego non è nella Chiefa de'PP. Conventuali» ma_ bensì in quella della Santiflima Nun2iata de' PP. Oflervanti: e fta dentro alla cappella fituata a capo della finiftra navata.
Una nobiliflima tavola di queft' Autore ricca di affai belle figure fi conferva neir Oratorio di S. Ambrogio. Ella rapprefenta il Santo, che riceve nel Tempio il riconciliato penitente Teodofio.
£' altresì Opera del Gattello il S. Gio. Battuta , che vedefi aranti alla B. V. full' Aitar maggiore dell' Oratorio di detto Santo •
Per tante pitture, e tutte egregie, fempre più andava crefcendo il buon nome del nortro Artefice; che molti impiegarono anche in lavori fui frefco , a vifta di quello da lui si Eh ben efeguito nella Chiefa del Gesù . Egli in Albaro entro
Cast£rd° una l°£gia ^el Pa^azzo del Sig- Agoftino Saluzzo figurò Aleffandro Magno, che rompe 1* efercito del Re Poro: pittura-, ftimabiliflìma non tanto per lo paftoiò , e delicato temperamento , e pafTaggio de' colori, quanto per gì' ingegnofi mozzi, e mefcugli d' uomini, e di cavalli, che in gran copia, e in attitudini affai naturali, e varie v' efpreflè . E nella volta_. d'una di quelle ftanze rapprefentò lo sbarco fatto qui delle Sacre Ceneri del Santo Precurfore, portate di Levante da'noftri; e Umilmente in quell'altra deferizione, che tante figure , ed azioni comprende, a maraviglia fi diftinfe. Molto onore eziandio gli conferirono i lavori a frefco , che fece_. nel coro della Chiefa della Santiflìma Vergine delle Grazie, rapprefentativi della vita di eira Vergine; ove confiderabili maffimamente fono i due , che efpon^ono , 1' uno la Natività di Lei, e 1' altro lo Sposalizio: ambi aiEii pregiabili per la fpiritofa invenzione, e per li ben intefi tratti di profpettiva. Alcune ftorie pur della Vergine , ed alcune figure di Profeti dipinfe nella volta d' una cappella della Chiefa di S. Teodoro . Chi poi defiderafle vedere altre gloriofe fatiche del Cartello; potrebbe appagare la fua curiofità, quelle ofTervan«k>, eh'ei fece nel palazzo del Sig. Barnaba Centurione (a) colà nella ftrada nuova: che ben degne fono d' ofTervazione.
Frattanto
(a) Qiù prende sbaglio il noftro Autore in accennando le pitture fatte dal Caftello in cafa Centurione fituata fulla ftrada nuova; perchè colà non fono mai flati lavori a frefco di quello Pittore. Due fono Densi i palazzi de'Signori di quella Famiglia, ne' quali ha dipinto il Cartello: ma niuno di efli e qui nominato . Uno è in Bilagno vicino alla Chiefa di S. Margherita di Maraflì. Nella fala di quello palazzo egli ha efpreflb gli avvenimenti di Enea deferitti da Virgilio nel primo dell' Eneide: e in una ftanza vi ha figurato alcune norie facre: e in un' altra alcune profane. L' altro palazzo Centurione è quello di San Pier d'Arena , poco difeoflo dalla Chiefa di S. Maria della Cella. Nella volta del portico di quello palazzo egli ha efpreflb Erminia, che vede all' ombre amene il canuto pallore , come dice il Tallo al fettimo,
Tefìer fifcellg alla fua greggia accante ,
Ed afevitar di tre fanciulli il canto . Nella vòlta poi della maeftofa fala in cinque gran quadri coloriti a frefeq ha deferitto alcune imprefe fatte da Mario nella guerra contro a Giugurra: ed in un'altra ftanza ha con rara maeftrìa dipinto il bagno di Diana_. L' energìa di quelle pitture, e la viveaaa del colorito, oltre all' efquifito di-. feguo, le rendone roaraviglioft.
Castello .
Frattanto era il Tallo in difpofizione di pubblicare per mezzo delle ftampe il Tuo preziolo Poema della Gerufalemme: il che come feppe il Cartello, vogliofo di dare all' Ami- mmmmmmmmmm co qualche dimoftrazione d' affetto, e di (lima, formò i di- 51 fegni delle principali azioni di ciafehedun canto ( ciò fu l'an- Bernardo no 1580.), e mandoglieli a prefentare (a): dono Sómmamente gradito da quel chiarimmo Poeta, che con fua cortcfiflima lettera ne ringraziò il donatore; e volle, che quei difegni da' più celebri Intagliatori s'incidefTero in rame per la deltinata edizione, la quale poi nel 1590. fi fece in Genova nella Stamperia di Girolamo Bartoli. La lettera ferina dal TafTo al Cartello è rtata in mia mano. Ella cominciava cosi. Mejfer Bernardo mio dilettiamo — Sacrificate a Vulcano, ec. Era accompagnata da un belliflìmo fonetto in lode di elfo Cartello; il qual fonetto leggefi in quell' edizione porto innanzi al Poema.
Querti
(«) Di quelli diregni pubblicati colle ftampe l'anno 1590. otto ne furono incili dall'egregio Agoftino Caracci; e fono quelli de1 Canti VI. VII. Vili. X. XII. XVI. XVII. e XIX.
Oltre alla genovefe edizione del famofiflìmo Poema di Torquato TafTo fatta nel 1590. con le figure difegnate da Bernardo Cartello , la quale è in 4., ed è itimatiffima: n' abbiamo un' altra affai pofteriore pur genovefe, e ftimatiffima, la quale è in foglio, con le figure Umilmente di elfo Cartello, ma di dileguo diverfo da quel della prima edizione. Di quella in foglio parlerò più fotta.
Sono anche di difegno del Cartello le figure, inferite in due altre edizioni genovefi del fuddetto Poema fatte da Giulèppe Pavoni nel 1604., e nel 1607. ambedue in n.
Alcuni altri lavori a frefeo del noftra Artefice dal Soprani tralafciati andrò qui appreffo accennando.
Nella volta del portico del palazzo Imperiali in fu Ila piazza di Campetto a concorrenza del Cambiafo dipinfe gli Dei celebranti in lauta menfà lc_* nozze di Pfiche. Nella volta poi d' una delle flanze del medefimo palazzo figurò cinque ftorie cavate dalla vita di Cleopatra; e dentro d' un gabinetto efprefle alcuni fatti deferitti dal TafTo nella Gerusalemme.
Nel palazzo già Grimaldi ora Saoli vicino alla porta Romana fon fatte da Bernardo le pitture della volta d' una ftanza , rapprefentative di cinque azioni del grand' Aleflandro; ed in un gabinetto avvi un' altra ftoria pertinente al medefimo Eroe.
In San Pier d' Arena vedefi da lui colorita la volta dell' atrio del fuperbo palazzo Imperiali: e i foggettì di quelle pitture fon cavati dalla già mentovata Gerufalemme del TafTo.
In Pegli dipinfe la volta della fala entro il deliziofo palazzo dell' Fccmo Agoftino Lomellini ; nella qual volta rappresilo Coriolano all' attedia di Roma , e Veturia di lui madre , che in atto lupplichevole gli fi prefema accompagnata dalla fpofa, e da' figli di quell'Eroe. Tra le figure degli Ufficiali di Coriolano ve n' è una > nel cui volto ha il Cartello effigiato fé lteffo. Nel
Quefti difegni acquiftarono Tempre più gloria al Cartello; onde chi defiderava qualche bella tavola ad olio, o qualche
=====. bel lavoro a frefco, a lui ricorreva: tanto più che egli troDi vavafi appunto in tal tempo, in cui, per eiiere già mancati
Bernardo \\ Cambiato, e il Bergamafco, e per eflèr vecchi i Semini, Astéllo . e . j QajVj ^ ecj a{pente il Paggi, fcarfeggiava non poco la noftra città di vaienti Pittori. Non dee per tanto recar maraviglia , che fi veggano ufcite da' Tuoi pennelli alcune tavole non ridotte a tutta la perfezione : nelle quali, fé egli per la folla delle commiffioni operò in fretta, non vi ommife però giammai quella grazia, che gli era propria, ed innata; e, mercè del fuo fecondiamo ingegno, quantunque egli folle continuamente impiegato in dipingere: pure ebbe una maniera Tempre varia, e Tempre nuova d'idee; onde anche nella velocità riportò lode, e fi mantenne il buon credito per tal modo, che in Firenze alla fola vifta d' un fuo difegno 1' anno 1588. fu a viva voce acclamato Socio di quell' infigne Accademia.
Fra le molte prerogative, che concorfero a rendere quello Pittore in ogni genere di pittura famofo , s' annoverava eziandio quella di fare i ritratti fomigliantiffimi agli originali; a' quali ritratti, fenza pregiudizio della fomiglianza, conferiva una certa grazia , che fi godeva , né fi fapea donde foffe. Quindi molti, per avere il proprio, a lui ricorrevano: ed alcuni di riguardevoli Perfonaggi dovette egli farne; tra' quali uno fu quello del Cebà; ritratto , che , incifo a bulino, fu poi collocato in fronte al dotto Poema comporto da quel
virtuofo
Nel Duomo di Savona dipinfe la cappella dedicata alla Natività del Salvatore , con altri Mifterj cavati dalla vita della Beata Vergine: e fimilmente è fua la tavola ad olio pofta fopra 1' Altare.
Sue pure fono le pitture entro l'infìgne Tempio di Noftra Signora di Mifericordia limato nella Valle di S. Bernardo; le quali deferivono in continuata ferie la vita della Beata Vergine; aggiuntevi molte immagini di Profeti, di Santi Padri, e d'Angioli: e fono anche fue le due belli/lime tavole, 1* una del Prefepio, e 1' altra di Noftra Donna col Celefte Bambino.
Gabriello Chiabrera amiciflìmo del Cartello ha encomiato quefti egre^j labori di lui con pindariche canzoni: una delle quali conchiudc così.
Chi ciò feorge , non feorge ,
Caflel, colori , e tele ,
Scorge animata gente:
Tanto, e sì bene ei tfiente
Il tuo fennel fedele*
virtuofo Cavaliere col titolo di Furio Cammillo. Lo fìeflb Cavaliere, oltre all'avere affai lodato, e generofamente rimunerato il Cartello, in maggior teftimonianza di foddisfazione, e di ftima verfo di lui, trovandoli alquanto dopo in Padova (cioè nel 1587.), di colà gli fenile quefto madrigale, in cui chiedevagli certo ritratto.
Tu, che fcopri fingendo D' ogni ben chiufo petto , Caflel, qualunque è più ripoflo affetto: Dell' offra Donna mia Fingi nel vago ajpetto La ferità dell' alma ingiufta, e ria; Ch' ella forfè fuggendo Di fcorger nel tuo fltl tant' empio il core Non farà sì rubella incontro Amore. Anche il Sig. Lionardo Spinola celebre Poeta fece co* fuoi verfi encomio al Cartello in una lettera, che gì' inviò umilmente da Padova: e fono i feguenti.
ha bella tela eletta, In cui con dotta man i color parti, Ed ombreggiata fol mill' occhi alletta, Mentre più vaga in quefle , e in quelle parti Di bei color s' avviva , Rapifce con tal forza i fenft, e V alma , Che fembra lor V immago fpiri, e viva. Ferma il pennello: bai già da ognun la palma, Caflel: che fe più /' Opra adorni, 0 curi , Dando fpirto all' immago, altrui lo furi. E poiché mi fon fatto a parlare di poesie, non ertimo fuor di propofito il riportar qui due fonetti, uno del Cebi, e l'altro di Don Angelo Grillo, che lo compofe, mentre il noftro Pittore difegnava in carta l'effigie di lui.
Qual
Qual infra V aure candide fuccinta II puro fen di rugiadqfi veli 9 La bellijfima Aurora indora i cieli, L' aurato crin fugli omeri di/cinta; Qual fra le vaghe nubi hi dipinta,
Che V ammirabil arco al Sol difveli: Appar la Donna , ond' ebbi fiamme , e geli, Quando mia libertà fu prefa, e vinta. Caflello, al cui pennel diede Natura V iftejfe tempre de1 color fuoi vivi » Contra lo sforzo de' crudi anni avari; Se in carte pingi mai V alta figura, Si fatte note a lei d' intorno ferivi: La Galatea de' Savonefi Mari. Mentre col guardo il mio fembiante furi,
E con lo fiil ne fai conferva in carte , - N Perchè nella tua vaga, e nobiV Arte Dal tempo, e dalla morte ci s' afficuri: "Bernardo vien , eh' io di furar procuri Anche i tuoi modi indufiri a parte a parte;
E che n' adorni le mie rime fparte,
E la memoria a.' fecoli futuri. E 7 fimoìacro del tuo chiaro ingegno Ne' verjl miei non fie men bello , e vago,
Che la figura mia ne' tuoi colori . Che forfè in lor favellerà sì degno, Come fra V ombre tue, fra' tuoi fplendori Spirerà bella la mia fqfea immago. Fece il Gattello anche i ritratti di Monfig. Cornelio Muffo Vefcovo di Bitonto, e del Marchefe Ambrogio Spinola Generale dell' armi Spagnuole ne' Paefi Baffi . Quelli ritratti vide il Cavalier Marino, ed altamente lodolli; perocché, alvo il non eflere animati, nel refta non fi diftinguevano ounto dagli originali. Anzi fopra il fecondo di quelli ei compofe il fonetto , che incomincia: • Del Ligufìico Marte, ec,
E lo
E lo rteflò illuftre Poeta altro pur ne compofe, nel quale invitava il noftro Pittore a fare il ritratto del Caftelficardo.
Non parlerò qui de' ritratti del Duca di Savoja, e del __ Tallo; dacché quelli fi veggono efquifitamente incili in rame 5i innanzi al già più volte menzionato Poema della Gerufa- Bernardo lemme. In fine era Bernardo Cartello tanto celebre in tal casihxo* genere di lavori; che , defiderando gli Accademici di S. Luca di Roma d' avere i ritratti del Cambiafo il giovane, e dell' egregia Dipintrice Sofonisba Angofciola Lomellina; ne diedero ad elfo Cartello la commiffione; il quale poiché gli ebbe puntualmente ferviti, ne riportò da Ottavio Leone Principe dell' Accademia un onorifica, e cortefiffima lettera di ringraziamento ..
Ma quantunque fofle il Cartello didimamente amato, e riverito da ognuno, e 1' arte fua con fommo decoro, ed emolumento efercitafle: pure agitandoli in Genova la ftrepitolà lite molla dal Paggi contro i Pittori, che pretendevano doveflero tutti ftare uniti alla rinfufa, ed in matricola co'Doratori; ebbe egli la debolezza di concorrere con tali pretendenti , e di fortenere capitoli di poco decoro alla Profefiìone, che efercitava; liccome già addietro dicemmo. Coftui a sì vii partito s'indurle; perchè temeva non venifle a credere il numero de' Pittori in guifa, eh' egli avelie poi a rimanere pregiudicato nelle commiflìoni, e ne' guadagni: quali che follerò potuti mancare ad un così eccellente Artefice gli Avventori.
Il Cartello, benché come in ritiro qui fe ne rtefTe; avea nientedimeno renduto tanto celebre il fuo nome per tutta Italia, e principalmente in Roma, che in quella città moltiflìmo l'amavano , e {limavano varj Porporati, fra' quali l'Alcolano, il Giutliniano, ed il Pinello . Quelli, ed altri Perfonaggi con efficaci lettere l'invitarono colà a farli onore, promettendogli non leggieri impieghi, e vantaggi. Mollò egli dalle concepute belle fperanze nel maggio dell' anno 1504., e quarantafettefimo dell' età fua dirizzò il cammino verfo Roma; dove giunto, fu amorevolmente accolto da'lùoi Mecenati, e diftintamente dal Principe di Mafia, che lo prefentò al Duca Altemps, il quale torto impiegollo in certo lavoro a frefeo
entro
Ca STILLO .
entro una danza del fuo palazzo fituato fui Quirinale (a); Il Cardinal Giuftiniano gli coramife la tavola di S. Vincenzio
, Ferrerio per la cappella , che quello Eminentiflìmo s'avea fatto
5i alzare nella Chiefa di S. Maria fopra Minerva (b). La prefata
Bernardo tavola incontrò tanto applaufo, che i Deputati alla Rev. Fabbrica di S. Pietro chiamarono l'Autore a dipingere una delle tavole di quella Bafilica; non ottante che a tal' onore afpiraffero alcuni de' più infigni Pittori di quel tempo, come Annibale Caracci protetto dal Cardinal Farnefe; (e) il Caravaggio favorito dal Cardinal Monti; e l'Arpinate benvoluto da molti, ma per la troppa lentezza del fuo operare rigettato da tutti. Accintofi il Caftello alla degna imprefa, figurò in quella tavola San Pietro, quando fu chiamato fulla riva del mare di Galilea dal fuo Divino Maeftro: e in aria vi colorì una gloria d' Angioli franti in attenzione del fatto. La bellezza di queft' Opera convien arguire, che foffe affai grande; perciocché vedutali un giorno dal Cav. Pomarancio, mentre non eraii ancora efpofta, ne rimafe ammirato per modo, che, parlandone con certi Signori Romani, efclamò . Per mia fé, che quejìo Genove fé vuol fare il diavolo , ed uguagliarti quanti hanno fatto fin ora tavole in San Pietro; ed io ri ho fempre temuto: tanto più che egli fé ri è flato fempre quieto, ed è venuto molto arditamente, fenza moftrar apprenjìone di tanti famofi Pittori, che pur qui fono . Grande fu 1' onore_>, che per quella belliiluna tavola fi riportò dal Caftello, al cui
merito
( a ) Queftd Palazzo già del Duca Altemps fui Quirinale non faprei qua! foUè-* al prefente. So bene , che fono alcuni lavori a frefeo del Caftello in una ftanza del Palazzo Pontificio a Montecavallo ( ed appunto in quella contigua alla dipinta dal Lanfranco ) efprimenri ftorie facre.
(£) Qucfta tavola però non è delle migliori del Caftello, e la compofizione in particolare (ente alquanto dello Itile antico.
(e) Non fi ha da alcuna delle vite, d'Annibale Caracci fcritte da più Autori; eh' egli mai afpirafle a dipinger tavole per la Bafilica di S. Pietro, ne che il Card. Odoardo Farnefe a cotefto effetto s' impegnale. La ftefla cofa dico del Caravaggio. Il Cav. d' Arpino poi fra quefti tre fu 1' unico, che colà dipingefìe: ma la tavola da lui dipinta più non vi fi vede. Ella fu la prima tavola, che comparifle nel gran Tempio di S.Pietro lavorata a mufaico dal Calandra. In efla era rapprefentato S. Michele, che abbatte Lucifero. Ma l'anno 1760. fu tolta via; e in vece d'efla, con cambio molto migliore, vi fu pollo un' altro mufaico cavato da una tavola dello ftcflb argomento dipinta da Guide Feno , la quale efifte nella Chiefa de' Cappuccini della medefima città . Quella tavola ricopioflì egregiamente dal finitimo bulino di Giacopo Frey.
merito Roma tutta applaudi. Ma la medelìma tavola indi a noa molto ebbe un efito sfortunato ; imperocché confunta, come aiferma il Cavalier Baglioni, dall' umido , e corrofa dalla polvere fu tolta di porto , vivente tuttavia il di lei Autore; in cui Di aflenza fu data a dipingerli al Cavalier Giovanni Lanfranco . Birnardo Già era il Cartello ritornato da Roma alla Patria, do- castellove gli fi prefentarono molte, evantaggiofe cccafioni dimettere in comparfà il proprio talento, ed aumentarli la lode. Una di effe fu quella di dover dipingere la tavola .da efporfi nella.cappella del Duca di Savoia. Rapprefentò in querta_. tavola S. Lorenzo: ed al batto di erta la battaglia data dall' armi Savoiarde pretto S. Quintino, ove furono rotti, e meflì in volta i nemici. Riufcì la pittura di tanta foddiffazione di quel Duca, che ne diede all' Autore vive tertimonianze co'premi, e con gli onori. A tante grazie,.e diftinzioni di quel Principe rtudiandofi il Cartello di corrifpondere, intraprefe a figurare nuovamente la Gerufalemme del Tatto , per dedicargliela . Comunicato da Genova tal fuo penfiero al Duca d' Agliè, n' ebbe in rifporta una cortefe lettera fegnata a'due giugno dell'anno 1616. Diceva quefta: Cke^ Sua Altezza, molta Jfima facendo del merito di lui, non folo avrebbe gradito una tal dedicazione; ma di più gliene avrebbe profetato obbligazione particolare {a) . Così efeguì il Cartello la fuperbiflìma Opera, in cui vivrà eterna la memoria della fua virtù .
Grandi altresì furono gli onori, che vennero al Cartello da' Figli di quei Sovrano , e fpecialmente dal Cardinale.-.. Querto Porporato non contento di pottèdere due nobilitarne tavole di lui, altre due fucceflìvamente gliene commife in— una affabiliflìma lettera, che è la feguente .'•
Al Signor Bernardo Cartello. Magnifico mio amatiffìmo. Il mio piacere fentito per bocca del Conte D. Lodovico d' Agliè, che abbiate dato /' ultima mano olii due quadri, riceve tal accrefcimento dalla Doftra pronta Tom. I. Xj dtfpo
(a) Queft' edizione fi fece in Genova da Giufeppe Pavoni in foglio l'anno 1617; I rami però furono incifi in Roma dal celebre Intagliatore Cammillo Cangio, che in tempi diverfi incife altri difegni del Catello, e particolarmente una raccolta di targhe affai balle, e capriccicic.
difpoflzione di far gli altri due dell' allegato Soggetto; che mi coftringe ora a darvene fegno con quefta, per dirvi anco di più, che, Jtccome faranno gli uni e gli altri di principale ornamenD, to alla mìa vigna: così mi refterà altrettanto ìmpreffa la meBernardo moria di moftrarne quella foddisfazione , che fogliono recare le Castello . Qpere fai voflro pennello. E mentre appunto io ne afpetto il ricapito, prego il Signor Iddio, che vi confervi. Di Torins olii io. di marzo 1618. Yoltro
Il Cardinal di Savoia.
In quefte quattro tavole venivano rapprefentate alcune,* delle più memorabili imprefe del Duca Amedeo di Savoia; ed una fra le altre defcriveva il foccorfo da lui predato a Rodi. Giunte quelle in Torino piacquero tanto a quel Eminentiflimo Porporato; che, fattele collocare nel più cofpicuo luogo della fua gallerìa, mandò in dono al Pittore una_. collana d* oro accompagnata da efpreffioni di molta ftima , e cordialità.
Poco dopo efTendofi terminata la magnifica ftampa della Gerufalemme, il Caftello inviò a Torino le copie pel Duca, e per li due Figli di lui. Quefta infigne fatica incontrò predò a que' Perfonaggi gradimento non inferiore— a quello delle già trafmefle pitture . Ei ne fu dal generofo Duca regalato lìmilmente d' una collana d'oro ftimata del valore di trecento feudi; al che il Cardinale aggiunfe altro dono d'un preziofo anello con quefta graziofiflima lettera, che ho traicritta dall' originale .
Al Signor Bernardo Caftello. Magnìfico nqftro carifjìmo .' L' ornamento, che avete aggiunto con le voftre pitture al Poema del Taffo , dichiara il vo~ ftro pennello per emulo della fua penna; perchè quello, che /a—. fcrìttura fin qui ha fuggerito all' intelletto, voi lo rapprefentate modernamente all' occhio . E farebbe dubbio a chi fi doveffè la palma, fe non foffe fimbolo , e quafi una medefima la loro arte . Gradifco però il volume , che avete voluto mandarmene , rieonofcendolo dalla voftra amorevolezza; ond' io averb tanto
maggior
maggiormente da guflarlo , quanto, che fra la contefa di quegli Eroi, fe ne contiene al prefente una nuova, che è fra t eccellenza del Vittore , e la gloria del Poeta . E noflro Signor Iddio
vi confervi. Di T'orino a zz. marzo 1618. Di
Il Principe Maurizio di Savoia . Bernard»
Oltre a' cosi dipinti favori, che da que' Principi ricevette Bernardo , ebbe anche 1* onore d'eflère invitato a quella Corte con la penfione di cento feudi d' oro il mefe . Ma_. egli, che amantiflìmo Tempre fu della propria libertà, e nemiciffimo della foggezione, ricusò con tutta riverenza 1' offerta: e profeguì a vivere in Patria non mai privo di comraiflìoni, nè mai fianco d' efeguirle, benché folle in età già molto avanzata .
A cagione della tavola del Cartello , che, come fi diflè, era fiata tolta via dal Tempio di S. Pietro di Roma, mormoravafi da' Romani contro il Cavaliere Lanfranco Autore di ciò; e teneafi comunemente opinione, che non già la poi- , .
vere, o 1' umidità, ma bensì 1 ambizione di coftui avelie privata la -loro Bafilica di quella tavola; e che la foftituitavi folTe di gran lunga inferiore alla precedente (a). Per la qual cofa gli Emincntiflìmi, i quali fperato aveano d' avere dal Lanfranco una tavola molto più infigne, udendola generalmente biafimarfi, deliberarono di far, che da' Signori Deputati alla Reverenda Fabbrica richiamato fotte il Cartello a dipingere un' altra tavola. Ma ciò cosi tardi efeguiffi, che appena ne ricevette querti la lettera, ed accettato n* ebbe l'invito, mentre difponevafi al viaggio, fu fopraggiunto da mortale infermità; onde in pochi giorni con univerfal difpiacere fini di vivere nell' ottobre dell' anno itf2p. fèttantaduefimo dell' età fua, e fu feppellito in S. Mar
L z tino
(a) Che l'ambizione, e non l'umidita toglieffe alla Bafilica di S.Pietro la tavola del Cartello, ciò potrebbe effe re: ma che il quadro foftituitovi dal Lanfranco foffe inferiore a quello di prima, non potrà di leggieri darfelo a credere chi ha qualche intelligenza di pittura. Veggafi V egregio intaglio fattone in rame da Niccolò Dorigny: Opera più preziofa, che non è il mu£àico, che poi fen'è quivi formato. Tal Opera più accetta ancor s'è renduta, dappoiché dell' originale di quel degniflìmo quadro non ie ne conferva più, fenon la metà dal mezzo in fu , dipinta afrefeo, e , fe mal non mi ricordo, murata in una parete della gran loggia, donde il Papa dà la Benedizione. tino d' Albaro (a) entro la tomba, eh* egli fteffo s' avea fatto coftruire a pie della cappella da fe pure fondata, e dotata . (b)
, Furono difcepoli di Bernardo nella pittura i fuoi duo
'57 figli Gio. Maria , e Bernardino .
Bernardo II primo , datoti" al miniare, vi riufciva affai bene; e già Astilo -, s» accoftava aua perizia di Gio. Battifta fuo Zio . Ma la morte lo rapi nel fiore degli anni, e mentre ancora il Padre viveva.
L'altro, che fi rendè Religiofo de'Minori Offervanti, talora efercitavali anch' effo in miniare; onde lavorò qualche Operine con bella aggiuftatezza condotte. Fu molto onorato nella fua Religione per la dottrina, e bontà di vita , che lo-diftinguevano . Ma egli Umilmente mori affai giovane.
Valerio fratello de* due precedenti, che divenne Pittore celebratiflìmo , non fi può dire difcepolo del Padre; perciocché quando quelli mori, egli non contava più che fei anni d' età.
Furono bensì allievi di Bernardo, Gio. Andrea cje Ferrari, che poi ftudiò il colorire dallo Strozzi, e Simone Barrabbino, la cui vita qui appreffo fi fcriverà . VITA
i
( a ) Nella principal volta dì quella Chiefa il Cartello ha dipinto * frefeci il Santa titolare, che dona parte del manto per elemofina al poverello. Sono queJte figure di ftatura gigantefca, difegnate, e condotte con ottimo gufto.
( b ) La fepoltura , che Bernardo Cartello s'erefle in S. Martino d' Albaro , è IItuata a*pié della cappella già dedicata alla Santiffima Nunziata, ed ora— a S, Antonio di Padova: e vi fi legge quefta infcrizione.
b. O. M.
Sacellum Hoc Deipar/e Virgini ANNUNCIATA Dicatum Cum Sepulcro SUB EO PRO SE j ET SUIS DESCENDENTIBUS HUMANDIS BERNARDUS Castellus PlCTOR EGREGIUS /ERE PROPRIO CONSTRUI CURAVIT: ET UT AD ILLIUS ALTARE MlSSiB DU/C OMNI HEBDOMADA PERPETUO CELEBRENTUK, PRO SUFFICIENTI ELEEMOSYNA DOMUM UNAM GenujÉ SITAM DEVINXIT: UT IN ROGATIS JACOBI CUNEI NoT. ANNO MDCXVIII. XV. OCTOB. Torquatus Angelus J. U. Doctor, Et
Valerius FILII EJUSDEM AD Vkternam MEMORIAM LAPIDEM HUNC POSUERE , . VITA
DI SIMONE BARRABBINO
Pittore
CHI abbandona il fuo meftiere, per fèguìrne un altro non fuo, fulla fperanza, che debba querto recargli maggior vantaggio; d' ordinario, a guifa del cane-» d' Efopo , perde ciò, che pofTedeva, e riraan delufo di ciò, che fperava. Né Tempre qui fi fermano le trifte confeguenze dell' imprudente abbandonamene. Addiviene talvolta, eh' ei ne tragga l'autore in totale rovina. Tanto ne dimoftra la ftoria di Simone Barrabbino, Soggetto ben efperto nella Pittura; il quale per cupidigia di più lucrofo emolumento abbandonatala, mal capitò, e peggio finì. Di tal (uccellò riferirò nel feguente foglio le circoftanze.
Ebbe quello Pittore il fuo natale nella valle di Polcevera. Quivi fin da' fuoi primi anni dieffi a varie induftriofe occupazioni di lavorietti manuali molto giudiziofamente_» difporti, da' quali chiaro conobbero i fuoi Genitori, eh' egli farebbe divenuto valente in qualunque liberal Profeffione, a cui applicato 1' avellerò . Laonde desinatolo per la Pittura, il condullero a Genova, ed alla cura di Bernardo Cartello il commifero . Sotto la direzione di Profeffore cos'i eccellente s'applicò Simone a fludiare full' Opere de' principali Maertri; e molte copionne con tanto bella attitudine, ed efattezza, che giunfe in breve ad eflere confederato qual uno de' più bravi Difegnatori dell' Accademia del Nudo. Pafsò quindi al colorire; ed anche in querto fi dirtinfe; perocché le tinte del Maeftro, e d' altri chiarifiìmi Pittori componeva con imitazione , e vivezza maravigliofà .
Ma dopo eflerfi il Barrabbino renduto padrone de' veri precetti.dell'Arte, s' attediò d' aver a Ilare tutto giorno riftretto ne' termini del copiare . Volle per tanto darli a conofeere per quel, eh' egli era , con tavole del tutto fue; e pafsò a dipingere d'invenzione . Il Cartello però , che gioire a ragion ne dovea, perchè quanto faceva lo fcolare ridondava in gloria
L 3 del
del Maeftro; in vederlo cotanto abile, anzi fé n' affliflè, che
confolarfene . Cominciò a mirarlo con occhio poco amorevole,
. e a mendicar pretefti, per isbandirlo dalla Tua ftanza . Se_*
D! 'n* avvide il Giovane, e dai Maeftro licenziatoli , fi ritirò
Simone^ da fé, e diefH a dipingere con fervore, ed ottima riufeita.
La prima tavola, che da'fuoi pennelli ufeiflè, dopo lo allontanamento dal Maeftro, fu quella, che vedefi entro 1' Oratorio de' Santi Giacomo, e Lionardo . In effa figurò una non fo qual Reina, che forprefa da' dolori del parto, mentre flava in un bofeo , ottenne per intercefiìone di S. Lionardo la grazia di dar tofto alla luce fenza alcun patimento un profperofo bambino . E quefta tavola riufci buoniflìma_. per la gran diligenza , che ufovvi; ond' egli cominciò ad acquiftarfi credito , e lode .
Ne dipinfe poco dopo un' altra per la Chiefa della Santiflìma Nunziata del Guaftato; e v' effigiò S. Diego, che con intingere un dito nell' olio della lampada ardente avanti ad un' Immagine della Beata Vergine, ed ungere con quello gli occhi ad un fanciullo cieco, gli reca la vifta (a). Opera per unità di compofizione, e finezza di difegno, cosi fquiiìta; che quefta fola bafterebbe ad efaltare il Barrabbino, e fors' anche a dichiararlo fuperiore al Maeftro .
Ma quantunque quello Profellore tanto nelle deferitte pubbliche fue produzioni, che in altre private s'andafTe fempre più incamminando alla gloria: tuttavia non potè fottrarfi dall' invidiofo morfo d'alcuni, i quali non ofando biafìmar le fue tavole , né volendo lodarle, s'appigliavano al me$zo termine di compatirle; né altro s' udiva dalla lor bocca a favor del Barrabbino, fé non, che col tempo , e con lo ftudio farebbe il defiofo Giovane finalmente arrivato a produr qualche colà di buono .
Or vedendoli egli cosi poco favorito in Patria, rifolvette di mutar paefe. Partì per tanto da Genova, e pafsò in_, Lombardia; e Milano fu la città , a cui confegnofli. Quivi ebbe cortei! accoglienze; ove potè fra' Pittori occupare quel pollo , che ingiultamente gli avea negato la Patria. Grandi
furono
4<0 Quella quadro pende da una parete-laterale dell' Altare del Crocififìb.
furono le occafioni, che d' operare gli fi prefentarono in— quella città, nella quale si ad olio, cne a frefco dipinfo: e Tempre dipinta lode ne riportò, (a)
Ma quando egli fi trovò già ben avviato nel credito Di d' eccellente Profeffore, e molto emolumento potea fperare B Simone dalla fua abilità; fu per appunto allora , che oppofe un repen- ARRAaew tino argine a' fuoi avanzamenti, e fi trafTe in rovina. Lufingoffi il malconfigliato d'arricchire con farfi mercadante: onde abbandonata la Pittura, tutto fi rivolle al traffico, fpeciaimente de* colori. Intendeva!! di quelli, ma non già delle pratiche, e raggiri, che richiede la mercatura. Per la qual cofa non guari andò, che indebitatoli di rilevante fomma con un corrifpondente di Genova; nè avendo modo di foddisfarlo; alle replicate inftanze fu finalmente per conto di colmi carcerato in Milano; dove, dopo un'affannofa vita menata fra pene, ed anguftie, in età non molto avanzata morì . In tal modo fi perdette un talento elevato, e capace d'arricchirli con gloria nella Profeflìone già da lui ben apprefa, e in difpofizione d' eflergli molto propizia *
L 4 VITA
( a ) Delle tavole fatte dal Barrabbino in Milano ne asterò qui alcune , che-, giunre mi fono a notizia. • >
Nella Chic (a di S. Andrea v' ha dipinto la tavola della B. Vergine con* Varj Santi * - "v '•'
Nella Chiefa. di S. Maria di Cartello v' ha fatto il quadro dell' Angiolo Cuftode.
Nella Chiefa delle Monache di S. Ulderico/avvi "di fuò k> Spofalizio della • B. Vergine ad olio, ed altre cofe a frefco.
A frefco pure ha dipinto nella facciata d' alcune cafe vicino all' infigne-» fta.ua in bronza di S. Carlo.
Saturday, August 13, 2011
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