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Saturday, August 13, 2011

Lorenzo Calvi, pittore genovese ("Vita")

Luigi Speranza


VITA

DI LAZZARO CALVI, E DI PANTALEO SUO FRATELLO, Pittori .


Marciano Calvi Lombardo, che dentro del fecolo 1400. dal luogo di S. Agata venne ad abitare in Genova, ebbe un figlio Pittore nomato Agoftino, il quale, fe fi riguarda il far di que' tempi, operò nella fua Profeflìone affai bene, come danno a divedere le fue tavole, che certamente fra quelle d' allora fon delle migliori; poiché, mentr' egli qui dipingeva, duravavi tuttavia la fconcia maniera di dipingere in campo d' oro già introdotta

dotta da certi Greci Pittori, i quali, accomunata aveano l'arte loro con quella de' Doratori, di modo che vilmente T efercitavano, impiegandoli a ricamare con oro, ed arabef1

Di Lazzaro chi rotelle, fcrigni, pomi di letto ,^ e cofe tali; o al più a colorire qualche figurina in e i- Doratori, che (tendevano a di Pittori pur s' arrogarono .

Calvi , K Di colorire qualche figurina in campo dorato: che perciò anche JSi i Doratori, che (tendevano a quelli 1' oro fu i fondi, il nome

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con lode molto maggiore attefero a quella Profefzzaro, e Pantaleo fuoi figli, il primo de quali bennre folte d'età. cure cerche più dell' altro ei fi ren

allorchè vengono da ingegnofa, ed efperta mano foavemente diftribuiti. Ma fione Lazzaro r che minore folfe d'età , pure perchè più dette cofpicuo, meritamente deve precederli. Uici Lazzaro alla luce l'anno di noftra falute 1502.; ed applicatofi fin- dalia prima fanciullezza alla Profeffione del Padre, [lette {otto la difciplina di lui infinattantoché veduta la bella ma- niera di Perino del Vaga, talmente fé n'invaghì, che quan- tunque avefTe già paifato l'anno venticinquefimo di ma età: pure non ifdegnò di farfegli difcepolo, e qual principiante, conformarfi in tutto a' precetti, ed efempj di lui. Seguitollo in ciò Pantaleo: onde ambo indirizzati da un tanto Maeltro fulla vera ftrada del ben dipingere, non andò molto, che_. cominciarono a far lavori di miglior gufto di prima; e pe- rò s'acquietarono fama di bravi Artefici con indicibil foddif- faziont dello fteflò Perino; il cui affetto sì e per tal modo cattivato li aveauu, cKc fpeflo disegnava loro i cartoni delle opere, acciocché con più coraggio lavoraffero. Nel che affidati francamente accettavano qualunque difficile com- miflìone, e fi facevano molto onore . Dipinfero primieramente al Sig. Antonio Doria (a) le_* facciate del fuo maeftofo palazzo, rapprefentandovi diverfe imprefe appartenenti alla ftefla Famiglia Doria, con due_* fregi, 1' uno fotto il cornicione del tetto, ove fono dipinti

alcuni

( a ) Quello Palazzo, che al prefente è de' Signori Spinola , è limato dirimpetto alla Chiefa di S. Giufeppe; e le riferite pitture u» buona parte vi fi coiueryano ancora ilkle.

alcuni prigioni legati: V altro fotto le fineftre della fala, ove fono alcuni putti di cosi aggiuftato difegno, e tanto ben coloriti, che lo fteffo Perino non gli avrebbe efpreffi — con miglior arte . Vero è, che ultimamente, in occafione Di Lazzaro di aggiungere al palazzo certi fporti con balauftri di mar- <^1LV1 » E °* mo , fono ftati in gran parte gettati a terra. Veggonfi poi SUoT«Amio più fotto iftoriati a chiarofcuro con tinte , che fingono bronzo alcuni trionfi degli antichi Romani; (a) i quali lavori benché alquanto contornati fiano dal tempo; non lafciano pelò di far conolcere qual foflè il valore di quefti due ftudiofi fratelli, ma ipecialmente di Lazzaro, che ebbe in eflì la principal parte. Eglino poco dopo dipinfero in piazza Pinelli la facciata d' una cala, dove con maniera affai vicina a quella del loro Maeftro rapprefentarono UlilTe legato all' albero della nave, allorché s ebbe turate con cera le orecchie, per non udire 1* infidiofo canto delle Sirene . E perchè 1' angufto fìto di efìa facciata non dava campo a i due frittoli di potervi inferire altre circoftanze a compimento di quella favola vi fupplirono con ripartire in quei piccoli {iti, che s'interpongono tra fineftra e rìneftra, certe graziofe figure di putti, e certi vaghi medaglioni, in mezzo de' quali ornamenti collocarono i ritratti dell'Imperadore Carlo V., e di alcuni fuoi Antenati : il tutto così ben difegnato, e_» diftribuito, che fenza dubbio può dirli una delle più eccellenti fatture de' loro pennelli .

Non cedono però alla bellezza di quelli le pitture da Lazzaro fatte ne' due falotti del palazzo de' Signori Grimaldi dirimpetto alla Chiefa di S. Francefco; nel primo de' quali divifo in varj ripartimenti ornati di ftucco, efpreffe Faetonte, che guida il cocchio del Sole: e nel fecondo , il medefimo cocchio tirato da quattro cavalli, ficcome pure i fei pianeti, ed alcune favolofe Deità dentro delle lunette: nè tampoco vi cedono le pitture, che con vivezza d'idea, e_» varietà d'attitudini fece nel palazzo del Sig. Franco Lercaro, ove adornò di belliflimi ftucchi il fecondo falotto, che è al piano della fala, e rapprefentovvi nello fpazio di mezzo

il

(a) I chiarofcuri qui fopra deferito fond flati rifatti quali del tutto da Giù* feppe Palmieri Pittore moderno, del quale fi parlerà nel fecondo Tomo.

il giovanetto Giufeppe in atto di raccontare il fogno a' fratelli : ficcome dai lati Gedeone, ed alcuni altri perfonaggi , del vecchio Tefbmento: figure aflài ftimate da' Virtuofi . Di Lazzaro Quindi fu , che invaghito il Sig. Bendinello Saoli della

Cp/ Nv E m mae^na °*el pennello di Lazzaro, volendo abbellire con_. svofRAKuo pitture alcuni falotti del fuo palazzo porto fulla piazza Cicala, lo fcelfe per quefto lavoro, nel quale molto lì diftinfe; e più ancora negli ornamenti di certo bagno, ove, o fi confideri la vaghezza del colorito, o fi riguardino gì' ingegnofi ripartimenti di ben lavorato ftucco, o la bella efpreflione_» d alcune iftoriette quivi rapprefentate: il tutto apparifce di finezza non ordinaria . (a)

Divolgatafi intanto la fama delle infigni Opere di sì nobil Pittore, fu nel 1544. chiamato in Monaco da quel Principe, che impiegollo a dipingervi il fuo Palazzo . Quivi Lazzaro efpreffe alcune vivaci pitture, ed arricchilie intorno d'ingegnofi intrecci , di capricciofe grottefche, e_» d'altri proporzionati ornamenti con piena foddisfazione di eflb Principe, che affai largamente rimunerollo.

Dovette poi anche parlare a Napoli, chiamatovi per fomiglianti lavori, che felicemente efeguì; onde ne riportò emolumento, ed onori; fra'quali diitintiflìmo fu quello di poter inferire nell' arma di fua cafata una teda di Moro, gloriofa infegna dell'alto Perfonaggio, per cui commiflìone operò .

Ma quanto egli era dotato d' abilità, ed' ingegno altrettanto avea l'animo infetto d'ambizione, ed invidia; ciò, che ofcurò non poco lo fplendore del fuo buon nome_». Avrebbe voluto efTer 1' unico infigne nella fua Proferitone; e però fofferir non potea gli avanzamenti degli altri Pittori, e di mala voglia n' udiva le approvazioni, e le lodi . Tali paflìoni l'induflero all' enorme eccedo di far bere al virtuofo giovane Giacomo Bargone certo medicato vino, che privollo di fenno , e poi anche di vita: e le medefime l'incitavano a ftudiofamente procacciarli il favore di molti, affinchè alle occafioni l'efaltafTero , e V acclamafTero fuperiore

ad ogni

( a ) Nella riftorazione, che poi fi Fece di qucflo Palazzo} futon gettati a terra», quelli lavori. Ma è itata poca la perdita,

ad ogni altro: come appunto fucceflè allora, quando nellaCappella del Sig. Adamo Centurione dipinte a frefco la Natività del Santo Precurfore (a) in concorrenza di Luca_. Cambiato, e di Andrea Semino, che vi figurarono la Di- Di Lazzaro collazione di elio Santo, e il Divin Salvatore, che riceve»» Calvi,.*>» il Battefimo nel Giordano; le quali due pitture, benché fof- suoj^uU fero di gran lunga migliori di quella di Lazzaro, tuttavia dall' appaflìonato giudizio de' fuoi fautori le furon pofpofte: onde il Centurione, avendo di lui concepita ftima maggiore, lo elefTe a dipingere anche la tavola deftinata per l'Altare di detta Cappella; tavola , che fu di corta durata; ftantechc 1' Artefice , fecondo 1' ufo antico , l'avea lavorata fui gefiò . Fra sì dolci pafcoli di ma gloria fentì trafiggerli il cuore», da inafpettato difgufto; e fu, che volendo il Sig. Principe Doria adornar di pitture la Chiefa di S. Matteo, fcelfe £ tal opera il Bergamafco, e Luca Cambialo, fenza far conto* di Lazzaro; il quale vedutofi in quell' occasione efclufo da_ì un Perfonaggio , nel cui palazzo avea già dato buon faggio di fé, fpecialmente in alcune grottefche maeftrevolmente dipinte nel guardaroba; abbandonò per ifdegno i colori, e i pennelli , ed applicoflì prima alla nautica, poi alla fcherma^, nella quale molti anni s' efercitò; e ficcome egli era di genio manefeo, feroce, e guerriero: cosi in ella valle non_. poco. Soleva in oltre portar fotto la giubba il giaco; bizzarria , che per altro gli fu profittevole: poiché andando un giorno a quel modo per la città, fu improvvifamente da_; iconofeiuto ficario aflàlito , e percoflo . RiuJ'cì però leggiero il colpo, mentre il giaco gliel riparò . Lazzaro, come coraggiofo eh' egli era , pofe lubito le mani addoflò al percuflòre, e fermollo: ma fupplicato del perdono, e renduto certo, che quel rnlpr» era. flato involontario, e per mero sbaglio, generofamente, fuori della naturale fua indole , lo rilafciò illefo. Poco meno di vent' anni flette Lazzaro fenza toccar pennelli; dopo il quale fpazio ripigliò l'abbandonata pittura, e fece molti lavori cosi ad olio, come a frefco, applaudito da' fuoi parziali, e predicato con gli fteflì encomj di prima. Tom. I. D Egli •

( * ) Qyefta è una delle migliòri pitture di La2?aro Calvi, dalla quale chiaro fi feorge quanto egli fi fiudiaffe d'imitare Perino ino Macitro.

Egli dipinfe alcune ftorie nel palazzo del Sig. Giulio Spi* noia fulla ftrada nuova (a). Similmente dipinfe la facciata ri* una cafa pofta dietro alla Chiefa di S. Pancrazio (b): ed pi Lazeabo" un' altra predò alla Chiefa di S.Siro, dove rapprefentò il CAvn?t u giudizio del Re Salomone , e le Virtù Teologali (c): Opere Pantaleo tQtte j| pOCO pregio: alle quali fi può aggiungere la tavola oFnAr&fco di Noitra Signora della Pietà. Quella tavola fu pofta fin— dall' anno 1577. nella Chiefa della Santiffima Nunziata dì Portoria in una Cappella dalla parte finiftra del coro r Sono pure di poco pregio le Opere a frefco da lui fatte nella.* Chiefa di Santa Caterina; dove nella vòlta rapprefentò la Gloria de' SS., e nelle due facciate i tormenti da quella-, invitta Martire fofferti. A tutto ciò egli diè compimenta nel 1587. in età d'anni 85.: cofa veramente maravigliofa, che un' uomo già decrepito tanto facefle, e di più in altiffime volte, ed in altri liti difficili anche a'giovani, e si alla falita, che alla fcefa pericolofi. Ajutavalo in quefli lavori Pantaleo fuo fratello, il quale, ficcome per Io più s'occupò a dipinger con eflò lui, cosi poche eofe ci ha lafciato da poterli riconofcere individualmente per fue. Suoi lavori fono due tavole ad olio di Itile competente r che fi veggono nella Chiefa della Santiffima Nunziata di Portoria, legnate col di lui nome, e collocate nella ftcfia Cappella^, in cui, come dianzi ho detto, fu collocata la tavola di Lazzaro fuo fratello. Altre vi avrà dipinte: ma non fono giunr te a noftra notizia .

Sorprefo poi Pantaleo da nojofa infermità pafsò molti anni impotente: e alla fine ceisò di vivere nel 155)5.; onde Lazzaro, trovatoli privo del fuo maggiore ajuto, non imprefe da indi innanzi lavori dì confoderazione: dipingeva-, bensì qualche coferella per fuo femplice diverti m^m-o . Fra egli aliai facoltofo; e però agiatamente viveva, e fenza travagli , o difturbi. Tuttociò concorfe a mantenerlo feno fin

all' età

( a ) Quella pittura non può eflére, fenoli quella » che vedefi nel portico del palazzo Spinola vicino al portello.

(é) La riferita cafa non fi fa qua! fia. Convien dire, che fiano fiate cancellate quelle pitture: forfè perche di poca importanza.

( c ) Sbaglia qui V Autore nel riferire il luogo , ove fona quelle pitture, Elle « fono nel palazzo de1 Signori Centurioni nella firada. nuora: 0 le Vutù Tee-;

togati vi Hanno, dipinte fulla facciata%

all' età di centocinque anni; dopo i quali terminò i fuoigiorni, lafciata erede una fua unica figlia, che molto prima avea maritata con un gentiluomo di quella città.

Di Pantaleo reftarono quattro figliuoli, Marc'Antonio, D,lazzako Aurelio, Benedetto, e Felice, tutti Pittori : ma non già da C£LV1 » * OT paragonarfi col Padre, o col Zio: ftimati nondimeno, ed Toomatsuw impiegati da'noftri Cittadini, fpecialmente in lavori a frefco; molti de'quali 11 vedono nel palazzo, che già fu del Sig. Antonio Doria, rapprefentanti diverft Eroi, leggiadre ftorie, ingegnofe grottefche, ed altre amenità. Di quelli quattro fratelli {blamente Marc' Antonio arrivò a dipingere con qualche mediocrità di perizia. Egli ebbe la principal parte ne' prefati lavori. Da lui pure furon dipinte due piccole logge nel deliziofo bofchetto del Sig. Principe Doria: ficcome in Pegli alcune pareti del palazzo di detto Principe; ed in San Pier d' Arena varj altri palazzi de' noftri Cavalieri . Ma 1' Opera più lodevole di coftui fu fenza dubbio quella della loggia de' Signori Spinola; dove cosi di dentro, come di fuori effigiò gli Uomini Illuftri di tal Famiglia (a); difponendo le figure con bella fimmetrìa, e giuda la ferie.» de' tempi; e adoperando in eflè un colorito di molto viva, ed allegra comparfa. Egli ebbe in oltre pieniffima cognizione de' pennelli de' migliori Maeftri; che però il fopraddetto Principe Doria lo fpedi a Venezia, ed in altre primarie città d'Italia, a far compra d'infigni pitture . Nella qual commifllone fervillo quegli compiutamente. Perciocché ritornò, portando feco buon numero di quadri del Tiziano, di Paolo Veronefe, d' Andrea del Sarto, e d' altri famofi Pittori, che poi furono dallo fteflo Prìncipe inviati in dono a Filippo II. Re delle Spagne, che ricevettegli, come un teforo.

Gli altri fratelli di Marc' Antonio ( che a lor premorì ) dipinfero vicino alla ftrada nuova il palazzo, ed alcune cafe de' Signori Interiani; e nel chioftro de' PP. di Gesù, e Maria diverfe ftorie concernenti alla vita di S. Francefco di Paola; ed in Santa Caterina il chioftro del Convento, e la principal navata della Chiefa, nella quale in cinque riparti

D 2 menti

( a ) La loggia de1 Signori Spinola al di fuori è fiata di nuovo" dipinta a* tempi? noftri da Niccolò Malatto con difegna del Parodi, e co» un gufio aliai migliore di quello delle pitture, che v' erano prima. --

menti rapprefentarono alcuni miracolofì fucceflì della vita dì quefta Santa Martire, e molte figure de'Sommi Pontefici | dell' Ordine Benedettino: e fopra la porta maggiore il Pa

Di Lazzaro triarca San Benedetto . Né altri lavori fecer dipoi; ftanteCalv! , E Di chè Aurelio, prefo dal genio di compor verfi, ne' quali (£5555x1 provava qualche facilità; trafcurò il dipingere, e diedefi totalmente alla Poesia. Benedetto, effendo per fua mala_. forte ufcito dì fenno, reftò affatto inabile alla pittura, e ad ogni altro meftiere . Felice poi divenne oltre ogni credere fcioperato , e fantaftico .

Dalla fcuola de' Calvi ufci Battifta Brignole, uomo di molto talento , e di (limato pennello. Fu coftui, che dipinfe 1' Arma della Sercniflima Repubblica nella gran foifitta della Loggia di Banchi co' due fuperbi grifoni, che da ambi i lati 1' abbracciano, e le fanno contorno: Opera sì magnifica, e ben intefa, che io per me non ho penna, che coffa degnamente lodarla . Abbastanza ella loda le fteifa. \,a)

VITA

( a ) Qjiefta maeftofìflittta Arma, in occafione dì doverli rifldf are la volta della Loggia di Banchi, fu gettata a terra. Se ne ritenne però il difegno , per quivi nuovamente dipingerla , qual v' era prima; come poi fu fatto .

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