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Saturday, August 13, 2011

Luca Cambiaso, pittore genovese ("Vita")

CHI oltre la dote di beli' ingegno nutrifce un vero genio per qualche facoltà , od arte, c indefe/To, e coftante , anche a difpetto delle contrarietà, lo feconda; certamente arriverà in eflà a queir alto fegno di perfezione, a cui l'arrivare è di pochi. Prevale la diligenza a qualunque oftacolo, ed apre la ftrada ad ogni più difficile acquifto. Tal verità vien comprovata non folo dalla comune ragione, ma eziandìo da moltiflimi efempj, tra' quali bejx_ merita diftinto luogo quello dell' infigne Pittore Giovanni Cambiafo, che m' ha dato motivo di qui premetterla. Egli febbeu disturbato da' tumulti delle civili discordie; negletto

da' Cit

da' Cittadini intefi a tutt' altro , che a promuovere fludiofi di Pittura; fprovveduto de'principali fuffidj, che ad apprenderla fi richiedono: tuttavia con sì fervido impegno s'applicò, meditò, difegnò; che avvicinoflì alla gloria eie' primi Maellri della fua età . Se ciò fia vero, la fua vita, che ora fon_. per deferivere , dichiarerallo .

Nella valle di Polcevera in tratto non molto dittante-» dalla città di Genova ebbe Giovanni il fuo natale 1' anno di nolìra falute 1495., e confolò i beni di fortuna, che furono angulìi, con le doti dell' ingegno , che comparvero grandiflìme. Imperocché introdottofi nell' amicizia di Antonio Semino Pittore in que' tempi affai celebre, fu da effo efortato a darfi allo fhidio del difegno: al che avendo egli condifeefo, provava nell' ufo del toccalapis una più che ordinaria foddisfazione per la buona riufeita , che gli facevano quei primi abbozzi: laonde prefe rifoluzione di farfi Pittore-». Al quale effetto non folo volentieri fentiva le inlìruzioni del prefato Antonio; ma di più invaghitoli della bella maniera d'un tal Maelìro Carlo difcepolo d' Andrea Mantegna, che ( ficcome diremo a fuo luogo ) dipinfe il S. Giorgio a cavallo fopra la facciata della Dogana, foleva fpeffe volte_> trattenerfi coneiTo, difeorrendo intorno al difegno, e modo di colorire, non fenza fuo notabil profitto. Quindi fu, che febben egli trovavafi già in età crefeiuta: pure non folamente non paventò Y abbracciare un' arte così lunga, e difficile: ma rifoluto di portarfi a fegno di non aver tra' Pittori 1' ultimo luogo , tanto s'affaticò nel far modelli di terra , e tante-, notti confumò difegnando , che in breve foazio divenne abile a maneggiar così bene i colori, e a diltribuirli con tal finezza fulle tele; che, fatto Maetlro, cominciò a dar fuori alcune tavole ad olio, le quali , per efferfi appartato dalla-, cruda, e rozza maniera di dipingere praticata in que' tempi da' Doratori, furono affai {limate, e lodate dagl' intendenti. JVla ficcome i romori fra' Cittadini erano molto frequenti in Genova, ed andava ogni cofa fempre più in ifcompiglio ; onde poco poteva egli operare: così trovandoli per tal cagione in mezzo a' timori, e fenza aver pafcolo di commiffioni, prefe consìglio di trasferirli a cercarle nelle Riviere, dove da qualche Tom. I. C Comu

Comunità fu impiegato a far lavori a frefco nelle Chiefe, ed Oratorj loro: cofa, che in quelle turbolenze recavagli qualche lùffidio. Ma poi quello ancora mancatogli, dovette riDi tirarli nella fua cafa di Polcevera, ed ivi foftentarfi con la Cammaso renc^ta di qualche tenue fondo, che vi poffedeva . Ville colà AWJ^ASO• quali fconofciuto, e poco in agio il noftro Giovanni, che_p dotato d'indole (offerente, e tranquilla, lèppe con eguaglianza d' animo ricevere il bene, ed il male. Premionne Iddio la collante virtù, facendolo padre di quel Luca, foggetto poi sì eccellente nella Pittura, che ben può dirfi, eller lui ftato in quello genere il miracolo della Liguria.

Occorfe intanto, che nell'anno 1528. volendo il Signor Principe Doria adornar di pitture il fuo magnifico Palazzo, chiamo a tal effetto da Roma, e da Tofcana alcuni famofì Pittori, che furono Perino del Vaga, Domenico Beccafumi, c Antonio da Pordonone, i quali vi fecero sì nelle ftanze, che nella facciata fuperbiflìmi lavori. Portavafi talora Giovanni a vederli operare; e fentendofi principalmente rapito

ftendere in terra il fuo mantello, e feduto fopra di elTo ftarfene per molte ore ad attentamente offervare la lor franca perizia di colorire, e di girare i dintorni: nel che tal piacere fentiva, che quali eftatico non fapeva partirfene . Quindi fu, che , abbandonata la maniera d'Antonio già fuo Maeftro , cominciò a contornare le fue figure con molto maggior forza, e a colorirle ad imitazion di quei tre, e fpecialmente del Vaga, come dall' Opere di Giovanni medelimo fi può facilmente conofcere; di modo che da molti vien creduto, eh' egli ne fia ftato difcepolo . .

Fece Giovanni tal riufcita nell'arte del difegno, che da fe folo arrivò un giorno ad inventare l'ingegnofilfima regola di delineare il corpo umano per via di cubi; lo che ficcome a' Pittori moderni è ftato di grandiflimo lume, e giovamento: così molta obbligazione confervar dee la Pittura all' abilità , e allo ftudio di elTo Giovanni, che con sì bel ritrovato illuftrolla: il qual ritrovato, per quanto dal Lomazzi Pittor Milanefe s' attribuifea a Bramante d' Urbino: pure l'attribuirglifi è lontano dal vero ; sì perchè non fi feorge praticata

dalla vigorofa maniera

tal

tal regola ne' difegni di eflb Bramante; e sì ancora perchè dal Vafari nella vita di lui non fi fa motto di quella particolarità , che pure avrebbe meritato di non eflèr taciuta. L Sicché non ci fa oftacolo l'afTerzione del Lomazzi, onde Di non dobbiam francamente attribuire la gloria di tal ritrova- Giovanni to al noftro Giovanni. Caw.aso

Egli inoltre impiegofli nell'artificio della Plaftica, che anche infegnò con gran premura a Luca fuo figlio, avvezzandolo da giovanetto a far modelli di terra; poiché (conforme diceva ) perfetto Pittore non può mai riufcire colui, che prima nella Plaftica non fi fia efercitato. E perchè grandemente defiderava di vederlo al poflefib di quelle facoltà , che concorrono a rendere eccellente un Pittore; oltre all' averlo obbligato a ritrar più volte certo difegno d' Andrea Mantegna, ricevuto già in dono da quel Maeftro Carlo, di cui poc' anzi parlammo; volle di più, che lungo Audio egli faceflfe fopra le Opere del Mecherino, del Vaga, e del Pordonone. Illuminato in tal guifa l'ingegno di Luca dalla prudente direzione del Genitore, giunfe poi a tal grado di perfezione in queft' arte, che ( come nella fua vita più ftefamente diremo ) fuperò la maggior parte de' Pittori, che a que' giorni fiorirono. La continuata aflìftenza, che avea_. Giovanni al figlio, il rigore (per altro difcreto), con cui lo trattava, talor nafcondendogli i veftimenti, per neceflìtarlo a non partire di cafa, e talor caligandone gli errori con— amiche sferzata , furono i primi femi della feria applicazione Gì eflb figlio , che poi sì premiabili frutti di virtù gli produflèro.

Ed era ben una maraviglia il vedere, che Luca giovanetto di appena 15. anni lavorava, quafi perfetto Artefice, infieme col Padre cofe d'impegno: ficuri prefagi di quel valentuomo , che in progrefiò di tempo riufcire doveva. Of/èrvavalo, e fommamente godevane il Padre: e quanto più ne fcorgeva 1' abilità, e 1' avanzamento , tanto più intenfamente V amava. Di che in varie occafioni manifefto fègno ne diede; ma fpecialmente allora , quando ritrovandoli in Genova Filippo II. Re delle Spagne, ad inftanza del quale cuftodivafi nelle carceri del pubblico Palazzo certo delinquente fuo iuddito; e volendo eflb Re nel partirfi condurlo feco, a fin di

C 2 punirlo;

punirlo; andarono a tal' effetto alcuni Sergenti Spagnuoli, per farfelo confegnare; i quali entrati arrogantemente armati, ed in forma oftile nel Palazzo, infofpettirono fortemente le guardie, che (limarono effer ufficio di lor fedeltà 1' opporli con vigore alla coloro infolenza; e però malmenandone alcuni con ferite, ed alcuni altri uccidendone, obbligarono il reftante alla fuga: accidente, che pofe la città tutta in commozione , e fpecialmente cagionò grande fcompiglio nel fuddetto Palazzo, dove in quell' ora trovavafi a cafo col fuo Luca il buon Genitore, che in quella confufione perdette di villa 1' amato figlio; e temendo di qualche fanello incontro , anfiofo ad alta voce chiamavalo: ma non udiva rifonderli; onde piangeva per lo cordoglio . Continuò in tal afflizione fino al celiar del romore; dopo del quale ritrovatolo, ed afficuratofi, che non avea fofterto alcun male, pien di confolazione, e di giubilo riconduflTelo a cafa.

Dipinfe Giovanni a frefco, e ad olio con maniera afTai vicina alla perfezione de' migliori Maeftri. Ma ficcome delle fue tavole ad olio non fi può in quello luogo dar notizia— ( (lantechè bifogna averla, oirervando le medefime tavole con la guida di qualche efperto conofcitore de i fini tratti di quelle): cosi nemmen dell' Opere, che ei fece a frefco; poiché o furono confumate dal tempo, o fituate fono ne' luoghi della_* Riviera. Altra di quelle a frefco non fa prelènt emente riferirne la mia penna, fe non che la facciata d' una cafa preflb alla Chiefa di S. Domenico (a). Egli dipinfe colà di chiarofcuro gli ornamenti delle fineftre, ed alcune figure grandi, e piccole, finte di bronzo con varj medaglioni, e certi fregi di moftri marini: il tutto maeftrevolmente pennelleggiato .

Il tempo diftruggitor d' ogni cofa ci lafcia incerti dell'anno , in cui fia morto Giovanni. Dal ritratto , che di lui fece Luca fuo figlio, il qual ritratto ho più volte veduto , chiaramente fi conofce, che egli dovette arrivare fino all' ultima vecchiaja: degno in vero degli anni di Neftore.

VITA

( a ) Con la perdita del riferito a frefco abbiamo anche perduta 1' Opera, qua fi direi , unica, che di quell' Autore fi vedeffe fra noi; poiché di fue tavole ad olio non ne ho mai veduto. Tengo bensì appreflb di me un fuo difegno d' una S. Margherita a penna tocco d' acquerello; ove fcorgefi quanto il Cambiafo folle imitator di Perino, al quale tutta la fcuola Genovefe molto deve, per effere fiata da lui metta fulla ftrada del buon gufla nel difegnare, e dipingere.

VITA

pi NICCOLÒ CORSO

Pittore ,

[leColò Cprfo Pittor Genovefe non ebbe pennello si delicato, che le fue Opere ftar pedano a fronte di quelle di tanti altri Pittori, che qui fiorirono **"* 'dopo lui. Tuttavìa non fono fenza il merito di molta flima certe pitture afrefeo, ch'egli fece l'anno 1503. per li Monaci Ulivetani della villa di Quarto, difecfta tre miglia da quefta città. Si vedono nella lor Chiefa, dedicata a S. Girolamo, dipinti con buona regola fu i pilaftri del coro due Santi Monaci di quel Sacro Ordine: ed erano alcuni belliflimi lavori ricchi di finitimo azzurro , ed ornati di artificioiì arabefehi in certa antica Cappella, che a'giorni noftri coli' occafione di riftorarla, e ingrandirla fono fiati gettati a terra. Io, che più volte gli oflervai, benché non per anche ne fapefli 1' Autore: pure li confiderai fempre come parti di non oleuro pennello: né, dappoiché vi mancano, mai fono entrato in quella Chiefa, fenza rammemorarne con difpiacere la perdita, e defiderarli nel loro eflere. Ma fé cosi ha voluto la mala forte di quefto Pittore, non è però, che per fua gloria non fi confervino tuttavia nel chiofiro di quel Monifiero alcuni altri (limabili lavori di chiarofeuro indicati per fuoi dalle due lettere, N. C., eh' egli pofe nel fecondo pilaftro predo alla porta principale. E più ancora fon degni quei, che lece colà per ornamento del refettorio; nel quale molto ricrea V occhio la gran varietà de' fogliami, e degli arabefehi , che con vago intreccio girano intorno alle pareti. Né minor merito hanno le rapprefentazioni dell' ultima Cena, e del Calvari o • figurate nella principale facciata di elfo refettorio; e lo ha forfè maggiore la ftoria di S. Benedetto dipintavi fopra la porta: Pitture, che dopo il corfo d' un fecolo , e mezzo (0) mantengono frefeo il colorito; oltrachè

C 3 ne' lor

(«) Dopo un fecolo, e mezas, quando il Soprani fcriveva. Ma or già ne fon

pattati due, e mezzo , ed anche più.

ne' lor varj, e nobili difegni fanno conofcere, che tal Artefice era fecondo d'invenzioni, affai felice nell' efpreffiva— . degli affetti, ed efercitato nelle buone fcuole . Anzi direi,

Th Niccolò che, s' egli folle (tato efente da certa durezza, cosi nel panComo. neggiare, come nel profilare [difetto comune ai Pittori di quel tempo], potrebbe aver luogo fra'più eccellenti della-, ma Profeflìone . Scriffe egli a pie dell' ultima fuddetta Opera le feguenti parole: Hoc opus fecit Nicolaus Corjus 1503. J/'e_, 22. Manti: fegno, che la riconobbe per una delle fue migliori; mentre cosi alla diftefa, e con la marca dell' anno, e del giorno vi fi notò.

Né fola mente moftrò ilCcrfo la ma perizia nel colorire a frefco; ma anche moftrolla nel colorire ad olio ^ E' di fua mano la tavola, che fi vede nella prefata Ghiefa all' Altare di Santa Brigida; ov' egli con un colorito affai proprio, è vivace rapprefentò eflà Santa, che genufleflà adora Gesù Crocifitto. Ed è fimilmente di fua mano un' altra tavola—, iègnata col fuo nome, che fta collocata nella Chiefa di Noftra Signora dell' Apparizione. Ei figurò in eflà tavola molti Santi con maniera, benché non del tutto maeftrevole, degna però di gran lode; perchè affai vi fpicca V ingegno, e la (pir'.tofa invenzione dell' Artefice; la cui virtù, e perizia non potea da me con ragione pauarfi fotto filenzio.

VITA

DI ANDREA MORINELLO

Pittore .

NON farà fuor di propofito fra le memorie de' Pittori più mfigni dare anche luogo a coloro, de'quali tenue è la notizia, ed appena qualche veftigio di fatto lavoro fi trova. Anzi per mio awifo tanto più deve un' uomo amante della virtù impegnarfi per metterli in luce, quanto più giacciono quefti involti fra le tenebre dell' oblivione.

Tal penfiero m' ha perfuafo a non paflàre fotto filenzio Andrea Molinello Pittor Genovefe nato nella valle del Bifagno circa 1' anno 1490., di cui molto fu il valore nella-. Profeffion di dipingere; benché poco ne parli la fama. Egli colorir le fue tavole con leggiadra, e delicata maniera: affai felice nel panneggiare; difcretamente sfumato ne' dintorni , e non poco efperto nel ritrarre al naturale: ficcome fa di ciò indubitata teftimonianza certa tavolina, eh' egli di

fùnfè pe i Confratelli della Compagnia di Noftra Signora; a qual Compagnia fta eretta nella Chiefa di S. Martino di Albaro. Quefta tavolina confta effere Opera del Morinello, mentre in efla fi leggono le feguenti parole: Confortia S. Mariae Ecclejtae Divi Martini. E poco più fotto: iyitf. Andreas de Morinello pmxit. (a)

La prefata tavolina, che fta tuttavia collocata fopra la porta meno principale di elfa Chiefa, rapprefenta Maria Vergine , che tien fra le braccia il Celefte Bambino, e riceve fotto il fuo manto alcune genufleffe perfone dell' uno, e_* dell' altro fello, ritratte, per quanto fi iuppone , dal naturale. Oltre a ciò vi fono quattro Angioli, due de' quali coronano la (leda Vergine, gli altri due le foftengono il manto. Diede loro il Pittore un'aria veramente angelica, inferiore però a quella di Maria; nella quale fenza pregiudizio della maeftà propria di quel gloriofo fembiante fi feorge un certo af

C 4 "fetto

(4 ) In quefta Chiefa più non fi vede la qui deferitta tavolina «

fetto verfo que' fuoi divoti, che rapifce gli animi di coloro 9 che la contemplano. mmm^mmmm Molte altre tavole avrà dipinto queft' Artefice, non cCDi Andrea fendo verifimile, che chi avea così raro pennello, di una Morineixo . fola piccola opera fi fia contentato . Ma di quella fola ho voluto qui far menzione, perchè fola fra l'altre la trovai fegnata col fuo nome . Che s'io debbo di me fteflb fidarmi , non ho difficoltà d' affermare efTere parimente del Morinello la tavola, che nella fteflà Chiefa fi vede dietro all'Aitar maggiore; nella quale rapprefentafi in mezzo a quattro altri Santi S. Martino a cavallo in atto di dividere per metà il proprio mantello, per coprire la nudità di un mendico . Nella qual Opera, fe io ben confiderò la maniera di panneggiare i dintorni abbaftanza sfumati, e la bellezza del colorito, panni , che ogni cofa pareggi a puntino lo ftile della tavolina già riferita; onde non è fuor di ragione inferire, che_* ne fia fiato Autore il medefimo Morinello; del cui merito ben era dovere , che io qui faceffi onorata menzione; poiché egli tra' Genovefi Pittori è fiato uno de' primi, che appartandoli dal rozzo, e crudo ftile degli Antichi, introduceflè una tal foavità di pennelleggiare, che ha poi tecato gran_. lume agli ftudiofi del difegno, ed ha aperta la ftrada a maggiori progreflì, e più ingegnofi ritrovati in tal Profelfione.

V I T A

DI FRA SIMONE DA CARNULI

Religiofo Francescano Riformato, e Pittore ►

Niuna cofa più conferifce a farci anche quaggiù vivere dopo morte, che le illuftri Opere, le quali da noi lalciate a' pofleri, lafcian pure ad elfi di noi grata memoria. I dotti libri, i maeltofi edificj, le artificiofe ilatue, e pitture o ci rammentano, o ci fan ricercare i loro Autori, de' quali contempliamo le gjoriofe fatiche , e n' efaltiamo i nomi; onde alla lor famiglia onore , e a quegli accidental premio n' arriva . Quello merito riporta chi non ville oziofo , e chi concorfe ad ornare i facri, e_# i profani luoghi d' Opere degne d' ammirazione, e d'imitazione .

Tal riportollo Fra Simone da Cannili, Religiofo Francescano Riformato del Convento di Santa Maria degli Angioli , pochi pani difcoflo dalla terra di Voltri, e. Pittore-» profpettico molto {limabile, il cui nome fcritto da lui (teffo nelle fue pitture appena fi conferva in una di quelle due_», eh' egli fece per la Chiefa fuddetta: delle quali la prima è una tavolina polla nel coro fopra il fedile di mezzo. Egli in ella (conforme Ha ivi notato) nel 1519. ad inllanza del Signore Gregorio di Negro dipinfe con giuda regola di proiettiva un pavimento artificiofamente digradato; e figurò fopra di elfo S. Antonio di Padova circondato da numerofo popolo, che fi affolla, per meglio udire la fua predica: l'altra è una gran tavola di palmi 24., e più. In ella con la medefima regola efprelTe alcune logge, l'otto le quali rapprefèntò 1* ultima , e mifleriofa Cena del Noilro Salvatore . {a) Le figure quivi dipinte fono in parte fatte con efquifitezza di pennello, ed in parte mancano alquanto di perfezione; ond' io giudico quelle feconde elTere Hate fatte per mano d' altri Maellri. Ma fé vi li confiderà la profpettiva; ella è

veramente

( « ) E' mirabile quefto quadro per la ben intefa profpettiva : ma k figure cfpreflevi hanno del, fecco, e del duro*

veramente cofa ftupenda: né io faprei qui defcriverne Interamente 1' artificio . Per me balli il dire, che il Signor Principe Andrea Doria il Vecchio, (limandola degna d'aver luo

51 go nel Regio Efcuriale di Sragna, cercò di comperarla a

F*a Simone qualunque prezzo, offerendoli anche a fame fare ina copia •acajìnuu. manQ di pittor eccellente. Ma contrario inoltrandoli il popolo tutto di Voltri a tal richieda, e progetto; e mal volentieri accomodandoli i Religiofi di quel Convento a privarli d'una gioja cosi preziofa; non ebbe effetto la compera . Si confervano in oltre coli alcune piccole tavoline^ rapprefentanti qualche Miftero della Vita di Noftro Signore,cioè, la Natività, la Circoncifione, e V Adorazione de' Magi, che quei Religiofi credono effere (late dipinte per mano del loro fratello Simone. Io però non le giudico tali. Più grullamente poflono vantarfì di una tavolina fatta per mano di Giacomo Tintoretto, Pittore Veneziano [a] d'indicibil valore; nella quale, con arte, che fupera la natura, figuro Grillo Signor Noftro, che nel Giordano riceve il Battefimo dal Santo Precurfore. E qu» terminerò il difeorfo di Fra Simone, il quale lafciato avendo, fecondo l'ufo del fuo Ordine , il proprio cognome, che non m'è giunto a notizia, fu cognominato dalla villa di Carnuli fua patria, e foggetta per giurifdizione alla terra di Voltri, da cui è difeoila il tratto d'un folo miglio.

VITA

fai Quefta tavola tuttavia fi conferva nella Chiefa de' PP.' Riformati di Voltri; e il Cav. Kidoìfi nella vita del Tintoretto ne fa menzione, quantunque ne sbagli il luoeo; poiché la pone nella Chiefa di S. Francefco di Genova, ove fìa Tremi uil tavola del Tintoretto , ma efprimente la Concezione di Maria

Verdine.

V I T A

DI FRA LORENZO MORENa

Religiofo Carmelitana, e Pittore.

LAcquiftar fomma perfezione in qualche fcienza, od arte non è prerogativa di tutti. Moltiflìmi ingegni vi fono, a' quali non vien permeilo T oltrepaflàre la mediocrità. Ma fìccome in quella fi diftinfe la lor diligenza: così a proporzione li dee diftinguer la lode. Egli è dunque ben giufto, che facciamo onorevoi menzione di Fra Lorenzo Moreno Pittore .Genovelè, e Religiofo Carmelitano , di cui due pitture a frefco fi confervano nel Convento del Carmine di quella città. La prima d'effe, che_* fu fatta nel 1544., rapprefenta I'Annunziazione dell'Arcangelo Gabbriele alla Santiffima Vergine .. Il lavoro non è di

{articolar difegno: non lalcia però di comparir vivace ne' coori, e foave nelle figure . Stava nell' addietro lopra la porta della Chiefa di quel Convento: ma, dovendoti pochi anni fono, in occafione di nuova fabbrica,, gettar a terra quel muro; fpiaceva a' PP. il perdere una memoria cosV lodevole dell' induftriofo Fra Lorenzo . Per la qua! colà deliberarono di far fegare quella parte di muro, in cui era dipinta; donde poi fi trasferifle in altro cofpicuo luogo.. Fu deliramente legata in tre pezzi, e trasferita , e riunita dentro il chioftro del fiiddetto Convento nel muro fituato dirimpetto alla porta , per cui da elfo chioftro fi fcende in Chiefa. (a)

La feconda pittura di quello Religiofo rapprefenta». un' Immagine di Noftra Signora veftita dell' Abito Carmelitano: Immagine di graziofa invenzione , e di convenevole proprietà . Aveala Fra Lorenzo dipinta fui muro efteriore della porta principale del Convento. Ma dopo lungo corfo d'anni, non volendo que'PP., che continuane a ftare efpofta a'venti, e alle piogge; la fecero, come la prima, fegare % e trasferire al coperto; dove tuttavia 11 rimane, testimonio


(limonio dell' induftria, e dell' ingegno dell' Autore , il quale fe tanto fece fenza (corta di Maeftro ( conforme è fama ), che non avrebbe egli fatto, fe da perito Maeftro, e difegnatore avefle avuto un fufficiente indirizzo? Altri lavori a Fra Lorenzo frefc0 ci avrà lafciati quello buon Religiofo , e forfè miglioMoréno. rj de'due fopraddetti. Ma io non debbo qui riferire, le non quelli, che fo di certo effèr Opere fue.

Di

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