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Saturday, August 13, 2011

Marino Boccanegra, architetto genovese ("Vita")

Luigi Speranza

Se di Marino Boccanegra fcarfamente parlarono i noftri Cronifti, molto però ne parlano, e perpetuamente ne parleranno le magnifiche memorie di ma eccellente»» virtù.

Infigne nell'Architettura fiori quello Soggetto nel 1283., nel qual' anno, come fi ritrae da' noftri annali fi diede principio alla finifurata macchina dell' antico molo ( a ), che fa. fponda al porto, e dall' impeto dell' jonde riparandolo, anicura

(a) Molti furono gli Architetti, che in appretto s'adoperarono a prolungare qudìo fuperbo molo; e 1' ultimo fu 1' Aleflì, che lo «eie fina alla liingheas—

♦•a di ben treccyto paflì geometrici,

cura in efTo i navigli, anche quando più gagliardi foffiano i venti, e più terribili infuriano le temperie. Al qual proposto fcrive il Foglietta nel lib. V. della ma Storia, che fingo- ===^=, lare in Italia era (limato a que' giorni 1' artificio, e la gran- Di Marino dezza di così nobil macchina; i cui fondamenti afferma egli Boccankra, efiere (lati fatti di fmifurati macigni, larghi poco men della (Iella, cavati dalle vicine montagne, e con arte emulatrice dell' antica Romana trasferiti di colà al mare, dove fommerli nell' acque , e lafciativi per lo fpazio di molti anni y nella compreflione cagionata dal loro pelo; talmente nel profondo di quelle fi radicarono, che non fu poi malagevole—, a quel faggio Architetto l'alzar fabbrica così falda, e (labile fopra mobili fondamenti.

Al valore di lui dobbiam pure attribuire la gloria di molte altre pubbliche fabbriche, ed in "particolare di quella della darfena ( per cui nello (ledo anno applicate furono mille marche d' argento , a fin d' ultimarne il lavoro , che_» già fino dal 1215. erafi cominciato, e pofcia intermetto), e di quella del mandracchio, alla quale poco prima del molo, cioè nel 1276. per ricetto de' minori navigli erafi polla mano. Ed effóndo fucceduto nel 1278. un'impetuofilhmo diluvio y che (cavò i fondamenti delle torri alzate per difefa_* delle porte della città , e guadò molti edificj r. così pubblici , come privati: fu il Boccanegra, che con la fua perizia, ed induftria rifarcì sì fatte rovine r ficcome e(To pur fu, che intraprefe la coftruzione dell' Acquidotto di Trefafco, tanto commendato dagli Scrittori delle co(e noftre; per mezzo del quale Acquidotto a comun beneficio s* introducono di lontano le acque nella Città: il che nel 1295. ebbe il felice_» fuo compimento . Così ancora fi ha , che alla fabbrica del Palazzo Reale ( i cui fondamenti gettati furono nel 1291. ) abbia molto giovato 1' alfiftenza , e la direzione del Boccanegra; e che in oltre nell' anno 1300. ( ficcome (crivono Giorgio Stella al libro fecondo della fua Storia , e Monfignof Giuftiniano nei terzo de' fuoi annali ) fia (lato dallo uefib Boccanegra accrefciuto il giro di quello porto con lo (cavo di centoquindici cubiti di (piaggia in profondità di quindici piedi: opera di molto artificio, e di pari vantaggio pel comodo

modo accetto de' navigli. lì tutte quefte cofe da lui fi fecero nel tempo medefimo, eh' egli accudiva alla fabbrica del m i. i 11 già riferito molo, notabilmente allungandolo, e riparandolo «Eh Marino dall' impeto de' marofi con un' ammalò di itogli, in cui Boccankra, vanno a frangerfi . Finalmente nell'anno 1301. preffo alla^ Chiefa di S. Marco ampliò di nuovo.il porto con un'altro fcavo di lunghezza, e di profondità eguale al precedente; come narrano i fopraccitati Scrittori, alle cui benemerite fatiche fiamo in vero non poco tenuti; mentre per mezzo di effe è pervenuta a noi la notizia d' un' uomo si virtuofo; e tanto più mirabile , quanto, che vhTe in fccolo rozzo, e_j ignorante delle bell'arti, ed in ifpccie delle matematiche difcipline . Dalla Famiglia di Marino Boccanegra ufeirono

f>oi Perfonaggi qualificati, e alla Genovefe Repubblica uti~ ifl imi; le cui gloriofe azioni già fon deferitte da penne della mia più felici: nè è del prefente mio inftituto il farne racconto .

VITA

DEL MONACO DELL'ISOLE D'ORO, O SIA D'JERES, Pittore , Poeta, ed Ijìorico.

ià NChe gli uomini fenza nome confeguifeono permezf\ zo delle virtù loro l'immortalità del nome , e quanJ \ tunque per innata modeftia fchivi fiano di lode; non perciò reftano fenza efière celebrati dalle dotte penne de' loro concittadini Scrittori delle cofe della Patria-, , che ben fanno ridondare in gloria di lei la gloria degl' illufori fuoi figli.

Tanto avvenne al Pittore, di cui ora imprendo a parlare . Quefti dalla vita Monaftica, che profefsò, e dall'Ifole d'Oro, o d'Jeres (altrimenti Stecadi), ove fece lungo foggiomo, riportò il titolo di Monaco dell' Itole d' Oro; cosi fcmpre appellato dagli Autori , che di lui fcriìTero, e per quanto appare non ne feppero il nome.

Nacque

Nacque egli in Genova circa l'anno del Signore 1346. della nobiliflìma Famiglia Cibò; e pafTata 1' età giovanile^, negli ftudj delle belle lettere , prefe particolar genio alla ===^= Poesia , nella^ qual facoltà felicemente riufeìt. Soprattutto af- Dìl Monaco fai valfe nel verfeegiare in lingua Provenzale, che a que' *>eix'Isole

1 °° • r J • • •<. ■* » o Oro,

giorni grandemente era in ufo, ed in pregio; e pero avendo egli in "tal lingua comporto un {ufficiente volume di fpiritofe rime, lo dedicò ad Elifa del Bauzio Conteffa d" Avellino, che ben caro lo tenne. Ma non andò molto, che con miglior configlio rivolfe 1' animo ad occupazione più. degna; perocché, dedicar volendoli al fervizio di Dio , e allo itudio delle lettere facre, abbandonò nel fior degli anni il Padre [ che forfè fu quel Guglielmo , a cui la pietà, l'innocenza, è 1' umiltà criltiana fecero avere il titolo di buono ], e col Padre gli agi, e le mondane fperanze; e portatofi al Monitoro dell' Ifola di Lerino (a) fituata dirimpetto al picciol golfo di Cagna predo ad Antibo, vi velli 1' abito religiofo. Quivi attefe alla regolar perfezione; ed intanto paflovvi il corfo della Teologia, e di altre faenze . Applico!!! poi anche alla Pittura, di cui divenne eccellentiflìmo ProfefTore, tuttoché la prati cade foltanto per manuale efercizio nelle ore concedute alla ricreazione, ed al follievo . Ma fingolarmente egli fi diftinfe nella proprietà, e delicatezza del colorire in miniatura,

EfTendogli (lata appoggiata la cura della Libreria di quel Moniftero, la quale per cagion delle guerre, ed oftili invafioni era tutta malconcia, e fconvolta; egli in breve tempo la rifiorò, e ridufTe a buon ordine: ed avendo in quella trovati due curiofiflìmi libri, nell'uno de'quali per commiflìorie d'Ildefonfo II. Re d' Aragona, e Conte di Provenza da Ermete Monaco di quel Moniftero erano fiate deferitte tutte le nobili Famiglie di Provenza , d' Aragona , d'Italia , e di Francia con le armi, e parentele loro; e nell' altro avea il fopraddetto Ermete regiftrate molte Poesie de' Poeti Provenzali con la fuccinta narrazione della vita di ciafeun d' efli: furono ambidue quelli libri dall' induftriofo Bibliotecario con Tom. I. B belliflìmo

( a ) Lerino non è dell' Ifole a" Jeres. Forfè il Monacd pafsò poi a fiancare in qualchcduna di effe , e quindi ne riportò il nóme di Monaca dell' Ifole d' Oro.

belliflìmo carattere copiati in un folo libro di finhììma pergamena tutto figurato, e fuperbamente miniato; del quale un prefente poi egli fece al prefato Re . E perchè alle vite di Del Monaco quei Poeti molte altre n' aveva aggiunte da fé compofte; fu Djell' Isole perciò 1' Opera maggiormente {limata , e dagli amatori delle D Oao . CQ£ buone con premura ricercata, e trafcritta .

Ebbe quefto virtuofo Monaco per coftume il ritirarli due volte all' anno ( cioè nella primavera , e nell' autunno ) in certo Romitorio di pertinenza del Moniltero; ove , per dar follievo alla mente fiancata da' gravi ftudj, paflàva parte delle ore dipingendo al naturale uccelli, quadrupedi, pefci, alberi co' loro Inatti, varie fpecie di navigli, e profpettive_» di città, e di edificj ; delle quali pitture gran quantità gli fu trovata dopo fua morte; liccome ancora gli li trovarono fattamente defcritte, e miniate quelle ifolette con la veduta delle vicine Ipiagge, de' cartelli, de' villaggi, delle montagne, e de'campi, ed altre pittorefche rapprelentazioni di maravigliofo artificio.

Ma 1' occupazione nella pittura era in lui sì moderata, e difcreta, che non lo diftoglieva già punto dal fedel adempimento dè'fuoi religiofi doveri, né tampoco gli intiepidiva 1' amore, e l'impegno , che avea per le Teologiche difcipline. Le ore ben ripartite gli davan luogo per ogni ftudio, benché diverfo; e con tale economìa fi valeva di quelle»., che gliene avanzavano ancora per 1' applicazione alle Iftorie , della cui lettura aliai dilettava!! . Onde tanto ne profittò, che potè raccogliere da molti Autori i racconti de i fatti, e delle Ululiti vittorie de i Re d'Aragona; e comporne un libro, eh' egli ornò di finiflime miniature, e figure corrifpondenti a i medefimi fatti, e vittorie; e prefentollo alla Reina conforte del fòpraddetto Re Ildefonfo , la quale, grande itima facendo della bontà , ed abilità di quel dotto Religiofo, proccurava di trattenerlo , quanto più poteva, nella fua Corte; dove egli nemiciflìmo dell' ozio, impiegavafi fempre in fante , e virtuofe azioni; onde traferiflè fra le altre cofe con__ iftraordinaria efattezza 1' Ufficio di noftra Signora, e leggiadramente lo figurò, e miniollo . Pofcia con indicibil pulitezza , e finezza legatolo di fua mano, all' UieiTa Regina ne

... fece

fece dono. Ma allora più che mai comparve degno Storico,

ouando con purità di Itile accrefciuta 1 aggiunta ., che gii

latto avea, delle vite de'Provenzali Poeti, v' inferi il Trat

tato dell'origine del poetare in lingua volgare, ed infieme Del Monaco

molte particolari, e memorabili Iftorie da i Dilettanti avida- "^faow

mente lette , e fommamente applaudite . B *0'

Per teftimonianza della veridica penna di Don Ilario Mariti nobile Provenzale, e Religiofo di S. Vittore in Marfiglia , abbiamo, che il noftro Monaco dell' Ifole d'Oro ville una vita molto efemplare,e che, non ottanti Jefopra narrate fue applicazioni ftudiofe, non intermife mai le pie meditazioni , e i fanti efercizj dalla fua regola prefcrittigli.. In oltre , che in un' Opera da lui comporta, ed intitolata: Fiori di varie Scienze, e Dottrine: egli fcriflè con profetico fpirito, che dalla fua Famiglia n' ufcirebbero grandi, ed illuftri Perfonaggi cosi Secolari, come Ecclefiaftici, alla prudenza-, de* quali farebbe appoggiato il governo non folo di Provincie , ma ancora della Itefla Chiefa cattolica; ciò, che poi , come ben fanno i Leggitori delle Morie facre, e profane, è riufcito veriffimo, e con univerfal beneficio della Criftianità . ( a )

Finalmente avendo quefto venerabile Religiofo dati al mondo più fegni delle fue virtù, si morali, che intellettuali, vide l'ultimo de'fuoi giorni nell'anno 1408.; e ficcome celefti fempre furono, e (fino nelle ingegnofe fue occupazioni ) a Dio totalmente rivolti i fuoi penfieri: cosi creder piamente dobbiamo, che nella Gloria de' Beati paflàffe a_. terminare il corfo del fuo indefeffo, e in ogni genere viri tuofo operare.


VITA

DI NICCOLO' DA VOLTRI

Pittore .

Fra coloro, che primi furono in Genova a dimoftraré qual foffe la forza d' un pennello da faggia mano artificiofamente maneggiato, raro certamente fu Niccolò da Voltri Pittore a' fuoi giorni di celebre fama,

11 quale nel 1401. lavorò per la Chiefa di Noftra Signora., delle Vigne la tavola della Santiflìma Vergine Nunziata, che al prefente fi conferva nella Sagreftia di quell' infigne Collegiata; ed è divi fa, fecondo l'ufo antico , in varj ripartimenti, in ciafcuno de' quali rapprefentato ci viene qualche Santo, o qualche Miftero. Quella tavola febbene paragonata con quelle del noftro tempo pare poco confiderabile , non è però da non farfene conto. Imperciocché oltre all' antichità eli quafi tre fecoli, che la rende venerabile , v' è di più, che il Pittore nella diftribuzione de'colori tenne affai buona maniera , fi moftrò a fufficienza delicato, e morbido nel panneggiare , ed efpreffe ne' volti di quei Cittadini del Cielo àrie molto divote; onde ne fu dagT intendenti di pittura... molto lodato . Ed io non ho potuto paflàr fotto filenzio il valore delle fue mani; dall' indullria delle quali fu anche fatta

in S. Teodoro la tavola (a) fottoferitta col iuo nome in

cattivo latino, che dice: Nicolaus Opus. Eperfuader ci dobbiamo , eflèr ufeite dalla fua ftanza molte altre tavole, che lavorate nella maniera fuddetta fi vedono in varie Chiefe_»; nelle quali tavole, tuttoché Niccolò non vi (criveffe il fuo nome; fe però con attenzione le confidereremo, facilmente vi ravviferemo i tratti del fuo pennello; e quantunque non apparifeano in effe quelle perfezioni, che s' ammirano nelle Opere de' moderni Maeftri: pure fono affai ftimabili a morivo , che da effe gran lume ne ricevettero quei Pittori, che nel fecolo andato cotanto illuftrarono quefta nobiliffima Profeffione.

VITA

( a ) In S. Teodoro più non fi vede quefta tavola; onde non fi fa qual Miftertì,. o qual Santo rapprefentafle. E nemmen più fi vede quella della SS. Nunziata nella Sagreftìa delle Vigne, »

VITA

DI LODOVICO BREA

Pittore ,

SE alcuno mi ricercafle, per qual cagione ne' tempi antichi non fioriflero in Genova, come fiorivano in altre città d'Italia, uomini eccellenti nella Pittura; gli direi , che ciò procedette dall' eflere allora tal Profeflìone in tutto accomunata coli' arte de' Doratori, Soggetta a'Confoli , e fol meccanicamente efercitata da gente idiota nelle più vili botteghe . Imperocché fdegnando molti nobili ingegni a avere i lor nomi regiftrati nelle matricole, non fi turarono di fegnalarfi nel maneggio del pennello, come avrebbero di leggieri potuto. Con tutto ciò alcuni vi. furono, ì quali, non fapendo non condifcendere al proprio genio, fecero in varie occorrenze comparir fulle tele 1 induftria delle lor mani. E poiché fra quelli uno mi fi prefenta, le cui tavole efpofte ne' facri Templi, riufcirono di non poco ornamento alla noftra città: non dee la mia penna fraudarlo della dovuta lode, e tacerne quelle notizie, che dj lui 9 e delle lue virtuofe fatiche ho potuto raccorre„ Fu coftui Lodovico Brea; il quale benché avelie per patria Nizza, città molto cofpicua dell' occidentale Riviera LigufHca pure affezionato eflèndofi alla città di Genova, in quella gran tempo viffe, mollrandofi Tempre più infigne nella facoltà
B 3 anno

( «) E' fra le altre cofe da notarfi in tali verfi quel Lnddvico Niciae natus. E pure nel 148 3. erano già riforte le buone lettere: ma forfè non erano per anthe arrivate in Genova. Non fi faccia poi cafo di queir etera , in vere di aetbera; ne di quel!' impingi, in vece di fingi: poiché iòno treggée donate per giunta. Bri A.

anno parimente fi iòttofcriflè a caratteri d' oro nella tavola di Noftra Signora del Soccorfo , la qual tavola è nella Chiefa.

—^——, di S. Agoftino; ove fi vedono due altre tavole dipinte dallo D, fteflò Brea, e rapprefentanti, 1' una la ftrage degl' Innocenti ,

Lmiovico 1' altra 1' AfTunzione di Maria Vergine, che fotto nome di Noftra Signora dell'Organo dalle di vote perfone fi venera. Ma per quanto pregiabili fiano le riferite tavole, niuna può pareggiarli a quella del Santiflìmo Crocifitto, la quale ad inftanza del Sig. Biagio de' Gradi egli dipinfe in S. Bartolorameo già de' Monaci Armeni, e al prefente de' PP. Barnabiti; (a) che febbene non vi fi legge il nome di Lodovico; nulladimeno fi ha per indubitato quella efler lavoro delle fue mani. Egli poi molto più ancora fi fegnalò nella tavola d' OgnifTanti pofta in Santa Maria de' PP. Domenicani di Cartello, colorita dall' efperto Pittore con particolar efattezza, e maeftria, e fegnata col fuo nome cosi: Ludovicus Brea Nieienfis faciebat anno 1513. Dalla quale infcrizione computandoli la differenza di anni 30. decori! da quelle prime fue_* Opere fino a quefta , potrem dire non fenza fondamento , che il Brea, almen per tutto quello fpazio di tempo, ebbe in— Genova il domicilio.

E' poi fama collante, eh' egli infegnafle a molti giovani la Pittura; fra'quali a Teramo Piaggia, e ad Antonio Semino, che furono veri imitatori delfino, e delicato mollile. E qui anche debbo foggiungere, che negli anni proffimamentc paflati fu molto ben conofeiuto il pregio di queft' ultima tavola dal Sig. Mario Spinola; il quale avendola ereditata^ da' fuoi Antenati infieme col fito della Cappella, dov' è riporta, fi compiacque di riccamente adornarla con belliflìmi marmi, che maggiormente la rendono illurtre . (b)

Abitò ancora Lodovico qualche tempo nella città di Savona , dove i Difciplinanti della Confraternità di Noftra Signora fi pregiano d' avere nel loro Oratorio una gran tavola, la quale, lecondochè in effa fi legge, fu dipinta nel 1490.

d' ordine

(«) Quella tavola al prefente è nel Refettorio de' fuddetti PP.: ma ella— fembra d' uno ftilc diflhmigliante da quello del Brea.

(£) Tutte quefte tavole del Brea, lodevoli pel tempo, in cui furono lavorate, e per la diligenza, con la quale condotte fi veggono, fi trovano tuttavìa ne' rifpcttivi luoghi, pe' quali le lavorò.

d'ordine del Cardinale di S. Pietro in V'incula, che fu poi Papa Giulio II.; ed eflèndo divifa all' ufo antico in varj riparamenti, varj ancora furono i Pittori, <:he in efla fecero. prova della loro perizia; uno de'quali fu il Brea , che fu-' Uh perando fe fteffo , non che gli altri fuoi concorrenti, vi di- lavico ninfe un S. Giovanni Evangelifta (a), che, come cofa fingo- MA" lare fi venera da quei Confratelli; e non fenza ragione: perciocché ella è una figura affai ben concepita nel fuo difegno, proporzionata nell'attitudine, e d'un colorito.molto paltofo e vivace: dote propria del pennello del Brea; le cui Òpere, a motivo della buona tempera, ed impreffione de'fuoi colori , dopo il corfo di quafi due fecoli, frefche, ed intatte tuttavia fi confervano
VITA

DI DAMIANO LERCARO

Scultore .

LE formiche di Callicrate mvifibili agli occhi più perfpicaci, ed il cocchio di Mirmecide, che col cocchiere , e co' cavalli reftava coperto dalle ali d' una piccola mofca, con aver dopo tanti Fecoli confervati vivi nella memoria de' poderi i nomi de' loro induftriofi Artefici , ci danno pure ad intendere, che per quanto impieghi l'uomo 1' eccellenza del fuo ingegno in minutiflìme cofe_», rion perciò ha egli da temere, che poflà reftare efclufo dal libro della fama il proprio merito: ma bensì può fperarlo al pari di coloro, che edificarono le mura di Babbilonia_., ereffero in Rodi il fuperbo Colofib, e coftruirono in Egitto le maravigliofe Piramidi.

Occafione di così discorrere mi porge al prefente V impareggiabile induftria, che a' tempi de' noftri Avoli fu offer-' vata nelle delicate, e gentiliflìme fculture di Damiano Lercaro nobile Genovefe, il quale con la ftravagante minutezza

B 4 de' fuoi

( a y Aliai filmabile è -quella figura, forfè perchè tiene meno di quel feccb, e duro , eh' era proprio cu que' tempi,

de' Tuoi lavori recò maggior luftro alla fua Famiglia di quello gliene recaflè il generofo ardire di colui, che nell' Imperiai; Trabifonda (a), per rifarcimento di fuo onore lafciò formiDi Damiano dabile la memoria di fua fpada. Urcaao» Quindi fu, che Monfignor Agoftino Giuftiniano Vefcovo

di Nebbio conclufe il fuo Annale delle cofe notahili occorfe in Genova nel 1480., efaltando il nome dei Lercaro, e riferendo una fra le altre ftupenda Opera di lui con le feguenti parole . E' per quejii tempi fiorito Damiano Lercaro , uomo d' ammiranda ingegno; talché /colpì fu uri ojjo di cerafa S. Criftofaro, S. Giorgio, e S. Michele.

Volendo io dunque notificare a' Lettori dì quefti miei fogli T eccellenza di cosi celebre induflriofo Artefice, dirò primieramente, che, oltre la fede fattane dal foprallegato Iftorico, abbiamo anche a fuo favore la tradizione, che dopo molte età è pervenuta a noi per mezzo de' fuoi Difcendenti, per la quale refta chiaro, che egli con minutiflìma fcultura lavorò di baflb-rilievo un nocciolo di péfca, rapprefentandovi la Paglione di Crifto: Opera d'incredibil diligenza, la quale con altre molte intagliate fopra noccioli di varj frutti, non ottante la lor pìcciolezza, poteva paragonarli alle più fmifurate di Prafitele, e di Fidia . Ma il vanto di quante mai egli ne fece, ftimerei dovette concederfi a quella, che da lui fu fcolpita nell' otto di cerafa fuddetto; mentre io confiderò, che. le tre figure da eflb fcolpite doveano averne feco quattro, o cinque altre ; ftantechè coftumano ordinariamente gli Scultori , e i Pittori d' accompagnare S. Criftofaro col Bambino Gesù, fopra le fpalle; fottoporre Lucifero a' piedi dell'Arcangelo S. Michele >. e rapprefentare S. Giorgio fopra un cavallo in atto di atterrare un dragone per difefa d' una donzella. Dalla qual corifiderazione argomentando io , che otto, o circa, foCfero le figure dal noftro Damiano effigiate in così anguilo fito , quanto è la fuperficie d'un ofTo di cerafa; mi par lecito

r aire

£a) Allude qui 1'Autore alla gltìriofa imprefa di Megollo Lercaro, che per l'affronto d uno fchiaffo ricevuto nella Corte di Trabifonda, mone una sì fiera guerra per mare contro a quell' Imperadore, che lo coitrinfe a dargliene—, compiuta foddisfazione. Il racconto di quefto fatto leggefi in Oberto Foglietta; ed in altri, JUieiixaflì in queft' Opera chi, 'm divcxu palazzi egre-i giament» lo figurò.

l'aflèrire, che non può a meno di non formare un' altiffimo concetto del valore di lui, chiunque fina gli occhi della.mente in cosi rara fcultura . (a) Fiorì elfo Damiano nel 1480., e fu contemporaneo del- Di Damiano laVen. Suor Tommafa Fiefca Pittrice (b), nata circa il 1448. L"^0 Lo che ho voluto accennare per gloria della noftra Patria , la quale ancorché ne' fecoli andati partoriflè i fuoi figli più atti alle imprefe di guerra, che agli ftudj delle beli' arti :. tuttavìa fi vide in un' iftefTo tempo madre di due Soggetti nobili per nafcita, e molto più ancora per l'induftria delle lor mani.

Più oltre non tratterà di Damiano la mia penna: mau,. adatteraflì all' indole di lui; perciocché avendo egli impicciolite le Tue figure, come innamorato della brevità; così pur io , imitandone il genio , riftringerÒ in breve foglio la_.grandezza delle fue lodi. Molti altri fomiglianti lavori fece il noftro Damiano, che il lungo tratto degli anni, e la poca cura de' lor antichi poflèditori ci hanno difperfo


VITA

a) Non s'obbliga però alcuno a preftarvì fede.

b ) La Ven. Suor Tommafa Fiefca, parente, e difccpola di S. Caterina da Genova, fiorì in Pittura, e molto più in Santità. Scrifle alcuni Trattati di Miftica. Morì l'anno iS?4- d'anni 86. e più, nel Moniftero delle Rehgiofe Domenicane de' SS. Giacomo, e Filippo, ove erafi trasferita da quello di S. Silveftro detto di Pifa con undici fue compagne, per intraprenderne la riforma , come feguì. Di quefta buona Serva di Dio confervanfi alcuni lavori di ricamo adi' anzidetto Moniftero di S. Silveftro: e di effa parla al capo Xlv. dejla Vita di S. Caterina da Genova D. Cattaneo Marabouo Prete fecola re .

VITA

DI GIACOiMO TAGLIACARNE

Intagliatore in gemme .

Gran torto farei alla virtù , fé io paflàflì fotto filenzio un Soggetto degno di fpecial lode, e d' eterna memoria per la (ingoiar perizia, eh' egli ebbe nelia beli' arte di lavorare cammèi, cioè d'incidere.^ rielle gemme Sembianti, e fìmboli, come fé in molle cera fofTero imprefli. Ma prima di defcriverlo, premetterò alcune parole intorno a quefV arte medefima degna di lunghi ragionamenti r ed encomj. Ella ( per quanto lì ritrae da fedeliflìmi Autori ) ebbe la fua origine dagli antichi Ifmaeliti, apprettò de'quali fiorirono , prima che in altra nazione, le più nobili facoltà, e i più induftriofi lavori . Si diedero poi all' efercizio di ella molti Greci Scultori con sì buon (uccello , che la portarono a un alto grado di finezza, e di perfezione . Dopo i Greci la pofero in ufo i Romani. Ma poiché fu diftrutta quella gran Monarchia, reftò tal arte_» fpcnta affatto, e dimenticata . Così per molti fecoli giacque fepolta; finché fotto il Pontificato di Leone X. riforfe in_. vita; e fucceffivamente andò tanto crefeendo, che fi diffufe per le cofpicue cittì non folo d'Italia, ma oltramontane» ancora, ed oltramarine. Cominciarono pertanto a vederli xari, e maravigliofì lavori di cammèi, che allettarono i gran Principi, e le altre perfone riguardevoli , ed amanti del bello, e del fopraffino, a farne raccolta per ornamento de' lor gabinetti, e de' lor muféi. Ma ficco me mai non 11 perde la gloriofa fama di quegl' infigni Artefici, che s'impiegarono nella ftruttura d* opere di fpaziofa eftenfione: così facilmente fvanifee la memoria di quegli altri più a noi vicini , che nella perfezione di minutifrìmi lavori fpiccar fecero i loro talenti. A quella difgrazia ha dovuto in gran_, parte foggiacere Giacomo Tagliacarne noftro Genovefe , il quale pochi anni dopo del 1500. intagliava gemme, ed effigiavate a maraviglia. Imperocché di lui appena faprebbeiì il nome, fé V erudita penna di Cammillo Leonardi Medico

a quella

a quella flagione non 1*.avene menzionato nel fuo Specchio delle Pietre al cap. 2. del 3. libro; ove con fomme lodi l'efalca, affermando, che i lavori di lui eran condotti con m tal maeftria, che nulla più vi fi poteva defiderare . Bensì" a defiderare ci refta, che ficcome il fopraccitato Scrittore-* ri ha data notizia della rara virtù del noftro Tagliacarne: cosi ancora ci avelie riferite almen le opere più memorabili, che ufcirono dalle mani di lui; poiché non andrei privo del vantaggio di trafcriverne il paragrafo, ed inferirlo in quefti miei fogli. Io ad ogni modo volendo onorare per quanto pollò si degno Artefice, dico doverfi tenere per cofa indubitata , che fiano fue fatture la maggior parte delle gemme lavorate d'intaglio, le cmali da molti Signori Genovefi fi confervano legate in anelli, ed ereditate già da' loro Antenati , a cui fervivano di fìgillo. Soleano quelle rapprefentar nell' incavo 1* effigie, di chi n' avea commeflo il lavoro; e non è credibile, che quegli Antenati ricorreffero perciò ad Artefici ftranieri, quando un peritiflimo, e loro concittadino n* avevan previo di fe . Aggiungo in oltre, che a ragione mi persuado, e facilmente può cialcun perfuaderfi, efler pure lavori del Tagliacarne alcuni de' preziofi cammei, che fi cuftodifcono ne'gabinetti de'Principi, o negli fiudj de'Letterati; mentre circa quegli anni appunto, in cui egli efercitava la fua Protei1 fionc ; cominciarono i gran Perfonaggi, e i Virtuofi , a dilettarli di cammei, a raccorli, e ad unirli con altre fquifite rarità .

Ciò è quanto per femplice ma giufta congettura, lenza l'appoggio all'autorità d'altro Scrittore fuo contemporaneo , fuorché a quella dell' allegato Leonardo, ho potuto al prefente riferire intorno al valore del Tagliacarne . Così il difcorfo della fua vita [ di cui nulla fo , le non, eh' egli fu un peritiflimo Intagliatore in gemme 1 refterà terminato,

vogliam formar giudizio della fua indole,. dobbiam dedur

za , e pazienza, ingegnolìflìmo nell' inventare , efattifiimo nel difegnare, e inclinatiflimo al ritiro: qualità tutte necef&rie a chi ha i' onorato impegno d'intagliare con perfezione in concavo, e in materie durifiìme, figure sì minute, che_.. fuperan l'acutezza degli occhi più perticaci.. VITA,

provveduto di gran diligen

VITE

DI ANTONIO SEMINO, E DI TERAMO PIAGGIA . Pittori «

RA R A è queir emulazione, che depurata da ogni vi» zio abbia fol per oggetto, e fine la vera virtù. Pochi furon gli emulatori in qualche facoltà , od arte, che fenza fpirito d' ambizione, o ài invidia-. emulalTero, e candido amore portaflero all' emulato . Fra quelli pochi meritamente deono aver luogo Antonio Semino, -e Teramo Piaggia, infigni non meno pel virtuofo coftume, che per la perizia nel maneggiar del pennello; i quali, mentre ancor giovanetti s' applicavano allo ftudio della Pittura.., s' emularono con sì bella innocenza, -e 1' emulazione ltrinfe i lor cuori con sì forte vincolo d'amicizia; ch'ebbero poi comuni i lavori, le mercedi^ e gli onori; nè altra cofa_., fuorché la morte , potè fepararli. Or io confiderando la memorabile collante unione di quelli due faggi Artefici, ftimo ben fatto nel profeguire il mio inflituto compendiar la narrazione delle lor vite in un folo difeorfo; onde abbiano anche dopo morte qualche cofa di comune, e vadano così accoppiati infieme dalia mia penna i lor nomi, come più volte gli accoppiarono nelle lor tavole.

Antonio Semino ebbe per patria Genova , natovi circa 1' anno di noftra falute 1485. di padre foreftiero, e valorofo nell' armi, il quale, come buon faldato, fu nella città noftra di gradi militari onorato ; ed in quelli virtuofamente portandoli, ville amato, e ftimato da tutti. Qui allevava Antonio fiia figlio, che, di genio a lui diflìmile, s'appigliò ad un' arte_. amica di pace , cioè alla Pittura, nello ftudio della quale confumò egli i luoi più teneri anni forto la direzione di Lodovico Brea Pittore Nizzardo, che allora abitava in Genova, trattenutovi da un Padre Agoftiniano Zio di Teramo Piaggia , che giovanetto anch' egli lòtto lo lleflb Maeftro al difegno attendeva con indizj d'un'ottima riulcita . Ciòcche

. . accele

acce/c in Antonio un vivo defiderio di non recargli punto inferiore. Quindi cosi follecito , ed indefeffo fi portò ne' fuoi ftudj; che riufci poi un' infigne Pittore, i cui lavori an- _____^ che oggidì fono in pregio; fra' quali è degna di lode la ta- D, Antonio volina, che fi vede in Santa Maria di Confolazione, dove Semino -y nel 1526. con affai buon difegno rapprefentò l'Arcangelo Epl>J^T° S. Michele, ed un paefe colorito con iftraordinaria efattezza. Dopo auella operina dipinfe per la Chiefa di S. Domenico la tavola d' un Crifto deporto di Croce, nella quale ripartì con 'beli' ordine molte figure difegnate con buona regola, e colorite con grazia. Infìeme poi col Piaggia dipinfe in S* Andrea il Martirio di detto Santo nella tavola dell' Aitar maggiore , e vi fcriffe il fuo nome con quello del compagno Neil'anno 1532., enelfeguente lavorò col medefimo alcune ben' ordinate Pitture a frefco in Santa Maria di Confolazione (ay, nelle quali diede a conofcere quanto ben poffedeffe i fondamenti dell' arte; e meritò d' effer chiamato in Savona da' Signori Riarj, i quali vollero , che di fua mano foffe_* dipinta la tavola della loro Cappella pofta in San Domenico di quella città {b), ov'ei s'ingegnò di corrifpondere al buon concetto, che di lui formavano. E nel 1535. dipinfe loro la Natività di Noftro Signore con maniera affai degna di lode; e un Dio Padre con alcuni Angioli in un mezzo tondo , che fu collocato fopra la iteffa tavola: nel che avendo Antonio fuperato fé fieflo, ne riportò premio infieme, ed applaufo.. Ritornato poi di nuovo a Genova attefe a perfezionar molti già cominciati lavori, fra' quali vi fu il Lazzaro rimfcitato, Opera fra tutte le fue molto celebre, e di grandr arte ripiena , che fin' al dì d' oggi fi conferva nelT Ofpedale degl' Incurabili; e nel Duomo abbiamo una tavolina_all' Altare di S, Gio. Battifta , che,. per effer ifolata, inoltra

due

( a ) Le riferite pitture a frefco furono fatte dal Semino non già nella prefente Chiefa di S. Maria di Confolazione, ma nell'antica, che era fituata fopra il borgo del Bifagno. Or effendo quella diflrutta, diltrutte anche fono quelle pitture.

(è) Il quadro della Natività di N. S. è appunto quello della Cappella de' Signori Riarj, che è nella Chiefa di S. Domenico; quadro d'un bel difegno, e d' un colorito foave, e paftofo . Qui pare, che il Soprani la diverfinchi. Potrebbe effere, che qualche altro fimil quadro, ma in piccolo, per luogo privato, folle poi fiato dai Semino dipinto pei mcdcfuni Riarj,

due facce, in una delle quali, che fu Opera d' Antonio, v' è Gesù Crifto in atto di ricevere il Battefimo nel Giordano: .^^^^ nell'altra ,che da Teramo fu colorita, vien rapprefentata la NaDi Antonio tività del Santo Precurfore: il tutto fatto con ifquifìta diliSemino, genza, ed abbellito con artificiofe profoettive: ficcome anche idpiaccria!° dalla vaghezza d' un'ameno paefe, che riefee di grato pafcolo agli occhi de' riguardanti. E ben fi fcorge, che il genio d'Antonio fu molto inclinato a dipinger paefi; eflendo flato fempre folito di rapprefentarne qualcheduno in ogni fua tavola: come pur fi vede nelle già narrate, ed in quella del Crifto deporto di Croce, eh'ei dipinfe nel 1547. in Santa Maria di Confolazione, nella quale infieme col fuo v' era fcritto il nome di Teramo, che, come moftrano le rimafte veftigia, è.fiato da mano poco ben affetta invidiofamente cancellato, per dar gloria di quella Pittura al folo Semino, che lontano da tal ambizione con atto di giufiizia inviolabile tutti e due gli fcrifle non folo in quefia tavola , ma in molte altre ancora ; acciocché al pari del fuo fofle conofeiuto il pennello del fuo diletto compagno . Avrebbe Antonio voluto che s'inftituifle in Genova un'Accademia di Pittori per profitto de' Giovanetti, che attendevano allo ftudio del buon difegno: ma vedendo di non poterla così facilmente introdurre; e defiderando di {tradare nella propria protesone due fuoi figliuoli Andrea , ed Ottavio , fi elene di mandargli a Roma, fperandone in tal modo felice riufeira . Né punto s'ingannò; perchè 1' uno, e l'altro ( ficcome a fuo luogo diremo ) ebbero nella pittura gran nome . Soprattutto fopportava mal volentieri, che non curaflero i Pittori d' avanzarli fempre più nella perfezione; ed ofTervando in Giovanni Cambiafo padre di Luca un indegno più che ordinario , e molto docile ; benché quegli fofle in età crefeiuta , perfuafelo ad ogni modo ad applicarfi al difègno con ogni maggior attenzione: e sì fattamente fpronollo, che videlo non molto dopo, in premio de' fuoi nidori, averfi acquiftato grido di perito nell'arte. Così adunque tra' pittorefehi trattenimenti eflendo egli giunto all' ultima vecchiezza , terminò felicemente i fuoi giorni, lafciando viva nelle tavole la memoria di fé , e delle fue virtuolé fatiche,

Di Teramo

Di Teramo poi ( non dovendo io più replicare ciò, che già di lui ho narrato ) rettami folo a dire, che ficcome i fuoi Maggiori eran venuti ad abitare in Genova dal luogo di Zoagli —j^^. fituato nella marittima Riviera dalla parte orientale, dov' egli Di Anton pure era nato; perciò lafciò talora il paterno cognome di Semino ,

nome della patria: onde nelle Opere fue tu anchefolito fottofcriverfi: (*) Theramus de Zoalio; al che non avvertendo il Lettore, forfè crederà due Terami di divedo cognome aver col Semino accomunata la loro virtù . Fu il Piaggia molto pratico nel delineare le profpettive; avendone dato ballante faggio nella tavola di S. Gio. Battifta,. ed in quella della Reìurrezione di Lazzaro, già da noi foprannotate, e da lui colorite in compagnia di Antonio Semino . Sembra pertanto verifimile, che Lodovico Brea fuo Maeftro co' precetti della Pittura fpiegafle loro anche le fottigliezze di quell' arte, faggia ingannatrice dell' occhio , a fin di renderli ambidue maggiormente perfetti, e diftinti fra gli altri Pittori di quell' età .

Sonò di Teramo molte tavole nel luogo di Chiavari,e ne'borghi circonvicini. Due pure fe ne confervano in Sant'Agoftino di Genova, credute comunemente di fua mano, in una delle quali è Santa Chiara con due Santi Vefcovi, e nell'altra la Santiffima Nunziata. Nè io m' apparto da tal opinione; poiché conofco dall' altre fue fatiche, qual folle la diligenza del fuo pennello , impiegata da lui fempre in operazioni virtuofe a beneficio comune; offendo egli flato uno de'primi, che in Genova rintiacciaflero la vera ftrada, per portar la Pittura all' eccellenza, a cui fu poi da Luca Cambiafo innalzata . Nella tavola di S. Andrea da noi,, già mentovata-, fono ritratti dal naturale Teramo, ed Antonio; e fpicca in ciò non poco 1' affetto tra lor vicendevole; avendola effi concordemente arricchita delle proprie fatiche, nome, ed effigie per teftimonio della loro inviolabile amicizia , mantenuta-. ila' all' ultimo fiato.


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