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Saturday, August 13, 2011

Paggi, pittore genovese ("Vita")

Pubblico con quattro altri Gentiluomini Genovefi, nel 1188. intervenne all' importantìflìmo trattato di pace, che fi conchiufe fra Genova, e Pifa. Lafciam ciò da banda: e profe-^.^i— guiamo individualmente fui noftro foggetto. Gio. Battifta_. Di do. Paggi, com'io diceva, fu Nobile, ma infieme fu Virtuofo Battista nelle tre Profeflìoni, che han dato a me motivo di compi- ACCI * lare quefV Opera: e fpecialmente in fommo grado poflèdette la Pittura; onde ha lafciati ne' pregiabili parti del fuo pennello sì gloriofe memorie di fe, che meritamente s' antepongono a qualunque vanto, o prerogativa abbia potuto ereditare dagr illufòri Antenati.

Nacque egli in Genova l'anno 1554. da PellegroPaggi Gentiluomo qualificato, e provveduto di convenevole patrimonio; che anche s' ampliò con la mercatura, arte non difdicevole alla Nobiltà Genovefe, a motivo della £lerilezza_. del fuo territorio.

Neil' età puerile applicato dal Padre allo Audio delle lettere, diede in efle i primi faggi del fuo raro talento, così bene, e pretto avanzandoli, che tutti gli altri compagni fi lafciò addietro . Ma perchè dal fuo bel genio tirato anche fentivafì all' elèrcizio delle Arti da difegno, s' occupava fovente anche nella fcuola dopo gli affari di ftudio in formare varie ftatuine di cera, e diverfi paeferti toccati di penna , ne' quali fi vedevano animali, capannucce , alberi, e fomiglianti cofe con molta grazia figurate.

Il Maefiro, a cui maraviglio!! apparivano fiffatti lavori ranto, che glieli fottraeva, gli dava volentieri tutta la libertà . Sicché con quello comodo maggiormente potè il giovanetto coltivare la nativa fua inclinazione; dalla quale» tant' oltre portato fu, che giunfe infino a cavare dal legno colla punta d'un temperino alcune piccole figure, che in riguardarle fi farebber credute Opere d* un qualche eccellente ìcarpello.

Quefto fuo gradito divertimento gli venne fui più bello interrotto dal Padre, a cui premeva, che il figlio attendere alla mercatura. Per la qual cofo dovette Gio. Batti fta far violenza alle attrattive del genio, e darfi allo Audio dell' Arimmetica. Gliene fu per altro riftorato in pane il difpjacere Tom. L H dalla

dalla licenza, che ottenne d' apprendere nel tempo fteffo anche a fonare muficali finimenti. Fra quelli il fiuto era il mmmmmm fuo prediletto . Di poco avea cominciato: e già tafteggiavalo Di do.— a maraviglia . Nè qui fermandoli pafsò alla fpeculazione»* Battista dell' Arte, con che giunfe a penetrarne varie fottigliezze, e faoci* ad accrefcerla. Egli in fatti l'accrebbe della tiorba, di cui veracemente fu l'inventore, quantunque altri poi lo prevenhTe nel pubblicarla. Ben folea lagnarfene con gli Amici , e moftrar loro i modelli da fe fatti molto tempo prima—, che tale frumento ufciffe in comparfa: accufando infieme fe ftellò di troppa lentezza; onde gli era flato tolto di mano un sì bel principio di gloria.

In mezzo a tali applicazioni non fi dimenticava il noftrq Paggi della fua genial Profeflione, cioè del difegno, di cui' sì belle moftre avea prodotte fin da fanciullo . Quindi fottraeva le ore agli altri impieghi, per paflàrle nelle ftanze. de' Pittori, e degli Scultori più celebri ad offervarvi le maniere , e le finezze delle Opere loro, e a ftudiarfi di puntualmente imitarle.

Dimorava a que' giorni in Genova Gafparo Forzani Luc* chefe, il quale per fuo virtuofo trattenimento formava col geffo quanto s'imbatteva a vedere delle cofe de' più valenti Scultori. Strinfe il Paggi amicizia con coftui; e procacciateli da elfo le copie di si preziofi modelli, ne compofe in fua ftanza un piccol muféo; il quale però fu di breve durata—. Imperciocché awedutofene il Padre , a cui (piaceva, che il figlio da qualche tempo non applicaffe di propofito all' Arimmetica , tutto glielo diftruffe, sbottoneggiando , e chiamando vili, ed inutili le arti, che dal difegno dipendono. Acconfentì il Giovane per allora a' voleri del Padre: ma in progreffo poi non potendo più far violenza a fe fteffo, proreftolli, che da indi innanzi non avrebbe più attefo ad altro ftudio, (è non a quello, a cui fpingevalo la propria inclinazione . Tal fentimento efpreflè egli con si vivo ardore_. , che affai offefone il Padre, rifoluto era di feveramente cadigarlo; e 1'avrebbe fatto, fe dalla Madre, che fi frappofe, non ne foffe (lato diftolto; la quale feppe di poi tanto bene infinuarfi, e mettere in ragione il marito, che finalmente

l'indulle

l'indullè a condifcendere al genio del figlio. QuefU allora tutto allegro rialzò nuovamente il fuo muféo; anzi d' una_. bella raccolta di difegni l'arricchì; ed ora in rilievo con la——^ cera , ora in carta con la penna ricopiandoli cosi fino con- Dtgiot traffacitor ne divenne; che avendone un giorno ritratto uno Battista di grand' Artefice , nacque pofcia difficoltà fra Luca Cambia- pA6CI" fo, e Paolo Foglietta nel diftinguere, e ritrovare qual de' due difegni fotte realmente l'originale . Sul principio ingannati dalla gran fomiglianza antepofero all'originale la copia: indi accertati del vero, paflàrono alla maraviglia , in ofTervare quanto efatto difegnatore fofle il giovane Paggi, e quanti infigni lavori già componente.

Egli però, quantunque in si alto grado pofledefle il difegno, non volle ancora cimentarli a lavorar d'invenzione. Meglio ftimò 1' occuparti prima in altri ftudj al Pittore neceffarj, quali fono quei dell' Architettura, e della Profpettiva, che apprefe dalla fola lettura di Vitruvio, del Serlio, e di altri Autori, che fu quelle arti hanno fcritto: tanto egli era felice, e pronto d'ingegno .

Mentre andava il Paggi così da per fe profittando fenza ajuto di Maeftro, avvenne, che fu condotto da un fuo Amico nella ftanza di non fo qual Pittore , acciocché vedette, e rifcontrafle certo ritratto . Poich' egli Y ebbe veduto, e ben confiderato , ne fu richiedo del fuo , parere . Rifpofe quelli con tutto rifpetto , parergli, che quell* Opera mancafle nel difegno, e nella fomiglianza. A tal cenfura gravemente rifentiflì il Pittore, lo tacciò di prefunzione, e d'imperizia»» nell' arte . Mortificato di ciò il Paggi, e molto più, perchè alla prefenza di molti ricevuto avea Affatto rimprovero, tacque , e partì. Ma tofto impegnoflì a dipingere un quadro fimile . E benché non aveffe mai maneggiato pennelli: pur tanto fece , che in pochi giorni, dopo varie prove fatte del modo d'impattare le tinte, formò un ritratto cotanto giufto, e dal naturale, che fu d' ammirazione a tutta la città, e di eonfufione all' ardito, e dozzinale Pittore.

Alla notizia di sì bel faccetto molti de' Cittadini, ed in particolare Luca Cambiafo lo incoraggiarono, acciocché s' avanzalfe più oltre . Ma ficcome nuovamente attraverfoglifi

H z il Padre,

il Padre , che una grande antipatìa nutriva contro alle Profefiìoni di difegno, e neppur a un' occhiata avea degnato il ritratto: Gio. Battifta per ofTequio filiale, e per amor della Di do. domenica quiete fopraffedette dall'adoperare, almen alla fcoBattista perta, i pennelli; contento di far di rado, e celatamente-» Paggi. auaiche breve lavoro, rimettendoli nelrefto alle difpofizioni del Cielo.

Non molto dopo gli mori il Padre, che lo lafciò nella frefca età d'anni 22. Ma quando credeva il buon giovane di poterli dare di propofito alla Pittura , le faccende domeniche tutte appoggiate a lui , come al maggiore della famiglia , lo pofero in tale difturbo, e sì l'impegnarono^ che, per ben accudirvi, determinò d'abbandonare affatto i pennelli . Poiché adunque ebbe dipinta una tela, in cui efprefTe Marfia fcorticato, e compianto da uno duolo di ninfe, e di

f)aftori; e poco lungi Apollo in atto di lavarli ad una fonte e mani infanguinate, e di riderli del fuo operato [ con la— qual rapprefentazione volle forfè alludere a qualche fuo particolare penfiero intorno alla pittura, da cui prendeva congedo ]: dopo dipinta quella tela, mandò fuori tutti gli finimenti pktorefchi con diremo difpiacere del Cambialo , del Foglietta, e del Forzani; i quali, per indurlo a profeguir 1' efercizio dell' intraprefa Profeffione, gli mettevano innanzi il torto, che in abbandonandola faceva ad efla, alla Patria , a fe fletto, e principalmente a Dio, che d* un si fublime talento dotato lo aveva. Ma tutte quelle ragioni vane riunivano; ftantechè egli nella fua rifoluzione manteneva!! fermo; e poco mancò, che non vi duraflè perpetuamente pel motivo, che ora dirò .

Aveva egli un fuo Congiunto, Padre d'unica figlia, molto arricchito da traffichi, il quale fommamente gradendo l'indole fvelta, e fpiritofa del nortro Pittore, avea deliberato di dargliela in ìfpofa, ed inflituirlo totale erede: indi con elio fare un viaggio alla volta dell' Indie Occidentali. Ma la cofa andò diverfamente dal difegnato; perocché eflendofì coflui trafferito a Milano per ultimarvi alcune faccende, dopo le quali eran determinate le nozze, cólto colà dalla peflilenza vi morì, e con lui mancarono le fperanze dal Paggi concepute...

Queft' acci

QuelV accidente fu cagione, eh' egli fi rimahéflè in Patria, ma non che ripigliane ì pennelli; all'ufo de'quali di bel nuovo poi fi diede fpintovi dal cafo feguente. òiunfe_,. alle mani del Sig. Gio. Battifta Valenza il foprammentovato Di do. uadro rapprefentante Marfia feorticato: e desiderando quello Battista ignore d' udire intorno a tal quadro il parere di qualche **** Profeflore, uno n'eleire quanto perito nell'arte, altrettanto al Paggi nemico; il quale olTervata minutamente la pittura fenza conofcerne l'Autore, oltremodo commendolla; giudicandola aliena affatto dallo ftile del Cambiafo , la cui ma-' niera ei biafimava, come quella ( cosi diceva ), che affidata fol era a una femplice material pratica proveniente da un— continuo operare. Rifero a un tal.difcorfo quanti l'udirono , e palefarono ben tofto il nome dell' Autore di quella pittura. Il Pittore, che tanto lodata l'avea, rimanendo di ciò forprefo, ne volendo per fuo onore ritrattarli, nè tan-' poco encomiarne 1' Autore, s' appigliò al partito di giudicarla una copia; nè la fua malevolenza gli permife, che_*: s'arrendere alla vifta degli ftudj, che il Paggi moftrò d' aver fotti fui naturale, per ben difegnare quella tavola , e per ben1 efeguirne il difegno . • •:

Un' avvenimento sì curiofo deflò nel cuore del Paggi' 1' antico defiderio della Pittura; ma una grave terzana , da cui per alcuni mefi fu travagliato , talmente lo debilitò di forze, e di vifta, che capace non era di verun lavoro da far comparfa . Ben rifanato alla fine , pensò di aderire al confìglio degli Amici, che Pittore il volevano; e far ufo di quel bel genio, che fin da fanciullo verfo il difegno aveva nutrito .

Fra in età d' anni 25., quand' ei ritornò alla Pittura: e la prima fua tavola fu quella d' un Tizio con 1' avoltojo divorantegli il cuore . Queft'Opera sì egregiamente conduire, che il foprammentovato Sig. Valenza per fe la volle; e chiamato il Pittore , che dato avea giudizio di quella di Marfia, anche del merito di quefta di Tizio fecelo giudice . Stava la tavola mal fituata , quando giunfè coftui, il quale veduto il Paggi

5uivi prefente, pregollo ( poiché anche di quefta credevate lutore), a volergliela porre in buona luce, affinchè potefle meglio goderla . Ma il Paggi fcherzando rifpofegli. Quefta è

H 3 fattura

fattura di Maeftro foreftiere . Badivi, replicò l'altro , d'avermi ingannato una volta. M'è ora cognito il vofìro nobil valore . E dopo varie piacevoli, ma finte parole parti, danDi do. do manifeiU fegni d'invidia contro al novello Pittore, tanto Battista più lodevole, perchè era ftato lo fpazio di ben due anni AUl* fenza toccare pennelli.

E qui , a fine di renderfi più fondato nell' arte fua, per configlio del Cambiafo intraprefe nuovi ftudj. Quelli furono di ricopiare a chiarofcuro i geffi degli antichi rilievi: applicazione già da lui tralafciata; per Io cui mezzo, poiché ripigliata T ebbe, s'impreflè nella mente l'idea del bello in cotcfto genere, e s' apri anche la llrada ad un più ben intefo difegno . A quelle pratiche con indicibile afiìduità, e_# fervore tutto fi diede, difegnando, e dipingendo per puro desio di gloria, e lontano da ogni intereffe; perocché cortefemente regalava le graziofe fue tavoline a chiunque gliene chiedeva. Ma cominciandoli in progreflb di tempo a far gare, per averne, e non potendo egli fupplire alla moltiplichi de'chieditori; per moderarne il numero, rifolvette d'accettare anch' egli quella mercede, o piuttoflo rimunerazione , che da' più intigni Pittori è fiata Tempre ricevuta: ma con tanta gentilezza, che non prefcrivendo mai prezzo alcuno alle Opere fue , rimetteva il tutto all' arbitrio degli Amici.

Quefta generalità praticata dal Paggi, in vece di apportargli gloria, come appunto fi meritava, cagione gli fu di lugubre difavventura . Imperciocché uno appunto de' fuoi Amici di umore Arava ganti (Timo, avendo da lui ottenuta in dono una tavola , dopo qualche tempo lo pregò a volergliela vendere . Stimò da principio il Paggi, che I* Amico fcherzaile; onde gli rifpofe, che nulla ne chiedea, fé non gradimento, e continuazione d'affetto. Ma inflando quegli, che ad ogni modo voleva pagarla: e raffermando queui a averla in dono mandata: per troncare alla fine ogni difputa fi convenne di rimetter la cofa al giudizio del Cambiafo; e che il Paggi dovefle accettare il prezzo, che da quello folle indicato . Si andò all' eletto Giudice, che profferì il fuo fentimento intorno al quadro, e ne (labili ' il prezzo: ove_* il Paggi con grandezza d' animo fi contentò fedamente della' ;. metà;

Metà; ed ambidue i convenuti s' obbligarono a quello patto per ifcrittura . Non rifolvendofì però 1* inquieto Amico [ quantunque foflero già fcorfi molti raefi] di trafmettere al Paggi la —(labilità fomma, e non defiftendo dal fargli fentire imba- ""dtgÌot fciate amare , e pungenti, oltre al ricufare non folo di pagar Battista la mercede pattuita, ma ancora di reftttuire 11 quadro: i>AGCI» s'impegnò il Paggi per la difefa del ilio decoro , fenza più fidarli , che il fervo recaflè, o rendefle rifpofte , le quali talora □eli' alterazione d' una fola fillaba poflon variare foftanza, e produr peflìme confeguenze. Laonde volle udir egli fteflb dalla bocca del capricciofo Amico il motivo della mancanza di parola; e fe quelle imbafciate eran per avventura fiate mal riferite. Portatofi adunque alla cafa di lui, quefti gli confermò quanto già gli avea fatto intendere; aggiungendo per ultimo, che dar non voleva il quadro, infinoattantochè non fe ne fofle provveduto d' un' altro . Ad un tal parlare montò in collera il Paggi, ed invitò fiior di cafa quell* arrogante^ per fard render ragione d'un procedere cotanto ingiuriofò, e befliale . All' invito efpofto con rifoluta veemenza fenti rifponderfi con uno fchiaffo; dopo del quale fi vide aflalito con un' arma in afta; e corfe pericolo d' efler uccifo : ftantechè con un colpo di efla gli furono fopra una fpalla fquarciate le veflimenta. Il Paggi vedutofi sì maltrattato , trovoflì in neceflità di difenderfì . Traflè per tanto fuori un pugnale; con che, dopo qualche fchermo, colfe, e mortalmente feri di due colpi 1' aflalitore, che perciò in breve fpazio terminò i fuoi giorni. Prima però di morire riconobbe il fuo fallo, onde troppo aveva irritato 1' uccifore, a cui non folo perdonò , ma anche pregò i Parenti, acciocché efli ancora gli per* donaflero .

In pena del commeflò omicidio fu il Paggi condannato a perpetuo bando . Avrebbe egli potuto per mezzo di Parenti , e di Amici metter gagliardi impegni, ed ottenere la grazia di rimanerfene in Patria, dappoiché avefTe data alla Giuftizia qualche congrua foddisfazione. Ma confiderando, che la cofa farebbe data di mal' efempio, che '1 fatto era troppo freCo, e che le leggi deon valere per tutti: non volle per allora, nè ricorrer per grazia, nè cercar mediazioni, nè

H 4 tampoco

tampoco coftituirfì in carcere, donde potea fperare, che prefto poi, e con mite fèntenza farebbe ufcito; mentre le ^mmmmmm circoftanze di quel delitto n' alleggerivano di molto la graD, Gio. vezza . Prevenne per tanto immantinente ogni atto criminale Battista della Curia, e rifuggi nel cartello di Laulla, afpettando il Paco», favor della calma . Quivi fu cortefemente accolto da quegli abitanti, i quali poi fempre più lo gradivano, e amavano, a cagione de' fuoi tratti gentili, e de' benefiz] , che lor iacea , componendo le lor differenze; e ufcendo armato in_» compagnia de' terrazzani a combattere contro degli affaflìni, qualor querti s' avanzavano ad infettare il paefe . Ma per quanto egli fofle colà ben veduto, e trattato; pure conflagrando , che il continuarvi era di pregiudizio a' fuoi progredì, rifolvette di paflare a Firenze, dove la comunicazione con— gli eccellenti Pittori, e Scultori, che vi fiorivano , e le iniigni tavole, e ftatue, che ognora più vi crefcevano , l'avrebbero molto ben inftruito, e affinato .

Parti dunque da Laulla; e giunto a Pifa, intefe efTer ivi la Principefla di Piombino; onde volle andare ad inchinarla . Querta Signora dopo aver corrifpofto a' complimenti, pafsò a chiedergli qualche prova de' fuoi pennelli, con motti indirettamente lignificanti, eh' ella defiderava la ritraeflè. Ma non fentendoli per allora il nortro Pittore inclinato ad una tal forta di lavoro, finte di non intendere; e tutto occupoflì in fare un quadro, nel quale efprefTe la Dea Venere piangente 1' amato fuo partore uccifo, aggiuntivi alcuni Amorini , che con gli archi tefi correvano dietro al cignale uccifore in atto di far vendetta , e trafiggerlo . Compiuto eh' ebbe quello quadro [ e ciò fu in pochi giorni ], a lei prefentollo; che appena il vide, rertonne ammirata; e torto apertamente fi dichiarò, che dall' Autore di si beli' Opera voleva efTer ritratta.

A tal dichiarazione, eh' era un' efprefTo comando , turboflì il Paggi, non tanto per la ripugnanza , che avea fempre avuto a fare ritratti, quanto per vederli aftretto ad imprender cofa, nella quale infelicemente erano riufeiti anche molti rinomati Pittori . Pure non efTendofi potuto in verun modo difimpegnare, vi pofè mano; e con faceti, ed allegri difeorfi

divertendo

divertendo quella Signora, che da principio con aria feriofa,

e melanconica gli ftava dinanzi, cosi bene colpi nella fifo

nomia, e ne'lineamenti di lei, e tal grazia, brio, e vivezza „

le diede; che tenuto fu quel quadro per un teforo; e la Prin- Di do.

cipefia concepì tanto affetto, e tanta ftima verfo del Ritrat- B£TM*TM

tilta, che col pretefto di volerlo prefentare al Granduca di

Tofcana, feco per molti mefi il fermò.

Ma mentre il Paggi con tutta tranquillità in Pifa viveva , avvenne, che pafsò per quella città Luca Cambiafo incamminato alla volta di Roma, il quale con eflò abboccatoi 1' avvisò, che fenza indugio partiffe; perchè i fuoi Parenti lo ftimavan colà mal ficuro dalle infidie de' Tuoi nemici . Tal notizia lo riempi di timore; e per cautelarli prefe tofto congedo dalla Principerà fua Protettrice, e con lo fieno Cambiafo portoflì a Firenze, dove fu benignamente accolto dal Granduca Francefco I. vero Mecenate delle beli' Arti, ed in ifpecie della Pittura. Sotto la protezione di quel Sovrano giunfe il Paggi in breve ad occupare tra' Fiorentini Pittori un pofto affai degno .

Le prime amicizie, che egli in Firenze contraete, furono quelle di Niccolò Gaddi Cavaliere della Pittura fommamente perito, e di Giovanni Bologna efimio Scultore, a cui perfuafione ripigliò 1* efercizio di modellare si in creta, che in cera; indi quello ancora di maneggiar gli (carpelli con grazia, e finezza non ordinaria. Ma ficcome la Pittura era il principale fuo fcopo: cosi quefla fenza intermifTione_» /praticava, profeguendo a dipingere belliflìme tavoline , le quali poi folea regalare a' Perfonaggi di quell' illulìre città; onde la loro benevolenza fi cattivava, e lempre più nella ftima_. preilò loro crefceva.

Frattanto l'accennata amicizia del Gaddi lo pofe in un forte impegno di dipingere anch' elfo fui frefco una lunetta ^ entro il chioftro di Santa Maria Novella, a concorrenza de' più rinomati Pittori Tofcani colà condotti. 11 Paggi, che non fapeva come riufcir potefTe in un lavoro non mai da fe praticato, ricusò con tutto il fentimento l'imprefa: ma fentendofi da colui a ogni poco efortare, e pregare; cedette finalmente alle inftanze, e accettolla . Prima però di mettervi

mano.

mano . Varie furono le prove, eh' ei ne fece fu tegoli intonacati: dopo le quali s' accinfe all' opera, che riportò uni_____ verfale gradimento, e lode; ftantechè non folo non apparve Dl ;,Jlo inferiore a veruna delle altre , ma di più fu ftimata fuperiore Battista a quelle d'alcuni, che nell' arte di colorire a frefeo s' erano pagci' più di lui efercitati. (a) Per la qual cofa da indi innanzi fu in grandiflìmo credito il noftro Pittore; ed erano con pre* mura cercate da que' Cittadini le fue pitture, non tanto per la bellezza , e delicatezza loro , quanto per 1' erudizione poetica , e ftorica, eh' egli in effe inoltrava: il che lo rendè ftimatiflìmo in tutte le pani d'Italia, ed in Genova fpecialmente, dove 1' emulo Pittore (Jb) dianzi mentovato d'avvilirle continuamente cercava con affermare , eh' eran copiate da altri Pittori.

Fu pofeia il Paggi introdotto alla Granducheflà Bianca, la quale a preferenza di que* Tofcani Pittori lo fcelfe per farfi effigiare . Stupendo riufeì quello ritratto, che tanto al naturale rapprefentavala, quanto ella rapprefentava fe ftefìa.

Pouedeva quello Pittore , oltre le fue dolci maniere, un modo di difeorrere fentenziofo, ed arguto: cagione , che il Granduca Francefco fempre più lo gradine, ed amallè_» ► E perchè affai perito nel dipingere lo avea conofeiuto: perciò in molte cofe di particolare artifizio imoiegollo; e fra le altre in trafportare dal piccolo in grande alcuni ritratti degi' illuflri fuoi Antenati: ove reftò di lui sì ben foddisfatto il Sovrano , che oltre alla copiofa mercede, gli concedette il privilegio di portar armi per propria ditela. Anzi tant' oltre avanzoflì 1' affetto fuo verfo del Paggi; che inoltrandogli un giorno alcune tavoline porte in alto, ove per ben offervarle, era uopo falire fopra una fedia; il generofo Principe non_. folo 1' ajutò a falirvi; ma anche gli tenne ferma la fedia^. fteffa, infinattantoché le aveffe dimntamente confiderate .

Morto Francefco, e fucceduto al Granducato Ferdinando > feguitò anch' egli a favorire il Paggi, dirtinguendolo, chiamandolo

( a ) In quella lunetta rapprefentò il Paggi la converfìone di due condannati a morte , impetrata loro da ^anta Caterina da Siena.

( b ) Il Pittore emulo del Paggi non poteva eflcr altri, che Bernardo Cartello > uomo veramente infigne nella Profefllone, ina che in effa avrebbe voluto clicr unico*

mandolo fpeflb in Corte, e avendo cura, che fofle ben trattato, e nulla mancategli .

Molto impiego gli diede ne' lavori, che per la proflìma s==== entrata della Granducheflà Criftina fi appareccniavano. In_. Di do. quelli ancora fegnaloffi il noftro nobil Pittore; ficcome negli Battista altri già latto avea.

Mentre tali commiflìoni efeguiva , gli giunfero lettere del Principe Doria, che in vita vaio a Genova nel fuo palazzo , dove avrebbe potuto viver ficuro. Soggiungevagli inoltre l'intenzione , che avea d'impetrargli dal Senato Sereniflìmo la liberazione dal bando . Vogliofo il Paggi di riveder la Patria , e i Congiunti, accetto l'invito , e fenza— frappor dimora fe ne pafsò a Genova predò al Doria, dal quale benignamente fu accolto . Cominciò quivi a dipingere un quadro: ma le frequenti vifite de' domeftici, e degli amici non permifero, che lo compiette . Egli col favore elei Principe avrebbe fenza dubbio ottenuta la grazia . Ma l'occorla morte della Principefla [ acerbiflìmo colpo per quel Signore ] fu cagione, che il Paggi, almen per allora ne difperafTe. Quindi appiglioflì al partito di ritornare a Firenze: ove rendutofi , feguitò più cne mai a farfi onore, efeguendo con— lode le commiflìoni, che fenza fine da que' Cittadini, e da' foreftieri gli venivano . Tante furono le tavole da lui nella Tofcana dipinte, che non folo n' abbondò eflà (a), ma Genova , ed altre principali città d'Italia , ed oltramontane-.

ancora;

f«) Siccome molte fono le tavole dipinte dal noftro Paggi per ornamento delle principali Chiefe di Firenze , e
In Firenze adunque avvi di fuo , oltre al già menzionato a frefeo di S. Maria Novella, un bel quadro nella Chiefa di S. Maria Nuova entrovi il paralitico della pifeina Probatica fanato da Crifto.

Avvi pure un quadro ftimariffimo entro la maeftofa cappella del Crocififfo nella celebre Chiefa della Nunziata: e molto maggior lode, oltcé alla bontà fua , gli accrefee 1' effere flato al noftro Pittore ordinato dall' infigne Scultore Giovanni Bologna fondatore, ed ornatore della ftefla cappella.

Parimente fuo in quefta Chiefa medefìma è 1' altro quadro di S. Sebaltiano nella cappella Pucci, entrovi il Santo flagellato con verghe di ferro.

I Frati degli Angioli poffeggano di fuo due tavole, che confervano 1'una nella loro Chiela, e 1' altra m una cappella del chioftro. . .

Ma la più fquifita tavola , eh' egli abbia fatto, è certamente quella di Crifto tratfigurantefi lui Taborre in mezzo a Mote, ed Elia; e co1 tre difcepoli

{penatoti,

ancora; enendo pervenute le fue Opere fin nella Corte»»

dell'Imperadore Ridolfo, ed in quella del Re di Francia:

da' quali due Monarchi furono ben gradite , e flimate . Anzi

Di do. querfo fecondo tentò d' averne preflo di fé V Autore , invi

Battista tandolo con offerte molto onorevoli. Ma la fperanza di preflo

4601 * ripatriare, e le guerre, che allora infettavano quel Regno ,

perfuafero l'invitato a feufarfi .

Quanto amato, e defiderato era il Paggi dalle nazioni Urani ere, altrettanto era in Patria mal veduto da coloro, che, non per gloria , ma per vile guadagno, la Pittura efercitavano. Eglino foffrir non poteano, che un Gentiluomo folte pervenuto al fommo dell' eftimazione, e del vanto in una Profeflìone, dalla quale vi traevano il proprio foftentamento; ed attribuendo a lor pregiudizio i buoni progreifi del Paggi, e temendo , che, tornato lui a Genova, troppo avellerò a fcapitarne le loro avventure, immaginarono un mezzo da far p ài egli non fi curaffe più di pittura. Il

fpettarori, in atro di ftupore, e di fpavento; la quale vedefi al primo Altare a fmiftra in S. Marco de* PP. Domenicani; perchè oltre alla venuftà della compofizione , all'armoniofo delle tinte, ed all' efattezza de' dintorni , vi fpira dentro un non fo che di celefte; onde 1' occhio mai non fi fazia di rimirarla.

Un' altro de* quadri fuoi più ftimati fu da lui dipinto umilmente in Firenze , nel quale con tutta eleganza rapprefentò il gran confeflb de' Padri del Concilio Fiorentino: Opera, di cui al prefente e' è rimafo foltanto il nome.

Nella prefata città lavorò anche il proprio ritratto, che tuttavìa fi conferva tra quelli della fuperba gallerìa del Granduca.

Le altre Opere fue , che nella Tofcana anche oggigiorno s' ammirano, fon. le feguènti. - In Pifa al primo Altare della nave finiftra di quel Duomo una tavola_ con varj Santi Confeflbri.

Entro la Chiefa di S. Francefca de' PP. Conventuali una tavola dellaRifurrezione di Crifto.

In Piftoia avvi di fuo la tavola dell' Affunzione della Santiflìma Vergine-. al Cielo: ed altre due parimente di fuo pennello fi veggono in S. Domenico: una con S. Giacinto , e 1' altra con Gesù Bambino, e la Vergine Madre, e "fr.*Giufeppe, che fuggono in Egirte.

In Pefcia fono pur fue le due tavole della Nunziata, e della Vifitazione pofte nella Colleeiata de' SS. Stefano, e Niccolò : e le altre due rapprefentative de'SS. Michele Arcangelo, e Sebaftiano. E in detta città altra ve n'ha, enrro la Chiefa de' Colleviti efprimente il difeacciamento degli Angioli ribelli dal Paradifo.

Pel Duomo di Lucca dipinfe due tele affai grandi, e con molta maeftrìa: efpreffe nell* una di effe la Natività di Maria Vergine: nelP altra Y Annunciazione .

In Milano poi fi tiene, che fìa di fua Architettura la facciata della Chiefa di S. Niccolò, e 1' altra belHfTima delle Monache della Vittoria. Ne è già da rifiurarfi un tal fentimento; poiché Architetto era il Paggi, ed'w ta> lento aliai grande, e verfato in ogni liberal Proicflìone,

II mezzo, che immaginarono, fu di far computare la Pittura fteiTa fra le arti vili, e meccaniche; penfando eflì con ciò, che il Paggi, per non macchiare la Aia nobiltà, fi farebbe ===== vergognato d' efercitarla. S' uni per tanto la maggior parte Di do.

antichi capitoli, fotto la cui foggezione infieme co' Doratori erano vivuti i Pittori nel tempo, che in Genova cominciò la Pittura a rinnovellarfì .

Molti erano i menzionati capitoli : ma due fra gli altri eran quelli, che all' intento della pittorica ciurmaglia affai ben s'affacevano . Il contenuto d* uno di eflì era, che, quando ad un Pittore foprabbondate foflèro le commiflìoni , doveffe diftribuirle a' Pittori diloccupati; 1' altro intimava , che non— poteffe liberamente efercitar la Pittura, chi per lo fpazio di fette anni non aveffe fervito di garzone a qualche Maeftro. Amendue quefti capitoli pareva loro, che oftaffero quanto ballava al Paggi, e per riftringergli le commiflìoni, e forfè anche per iftrappargli di mano i pennelli; mentre egli non potea dire d' avere apprefa la Pittura da alcun_ Maeflro. Fin qui parea loro d'avere la vittoria in pugno: e ficcome con difpiacere fentivano, che il Paggi abitando tuttavia in Firenze profeguiffe a ricevere commiflìoni di tavole da Genova (a): cosi proccurarono d' ottenere, che vietato foflè a' Nobili il dipingere, foggettando onninamente 1' arte a' Confoli a guifa delle meccaniche .

Steli adunque cotefti ignominiofì capitoli, parti viliflìmi dell'invidia, e dell'intereue; affinchè rimaneflero convalidati, li prefentarono al Sereniflìmo Senato con una fupplica colorita d' apparente zelo pe' vantaggi dell' arte: ma veracemente, per ottener con falfe rapprefentanze la confermazione... a' maliziofi loro trattati. E I avrebber ottenuta, fé oppofto

(a) Anche all' introitir tavole dipinte fuor di città provvedeva un di coteftì capitoli; perocché 1* arte non dovea riceverle , fc prima non erano da eflk efaminate, e giudicate desine , od' eflere introdotte , le buons ( fempre però pagando dazio a' Cinfoli ): o d' eflere efclufe , oppiar condannate • qualora-, fonerò ftate ritrovate direttuofe . Capitolo ( come obbiettava il Pagei ) più pregiudiziale a' Pittori della nazione, che alle pitture ftraniere; poiché (logèiungeva ) per toglier via le difettuofe pitture della città ì e per impedirne r aggiunta d' altre, farebbe abbifognato, che i Confoli prima arcuerò dato fuoco alle loro, e poi a fe fteflì .


Battisi A Paggi . virilmente

virilmente non vi fi fofle il Dottor Girolamo fratello di quefto Paggi; il qual Girolamo in compagnia d' alcuni altri Pittori „ contrattò contro alla pittorica plebaglia; e con forte arin~Di do. ga fatta alla prefenza de' Signori Deputati, chiaro dimoftrò Battista j notabili pregiudizi, che da quella riformazione farebbero 1(1" provenuti alla Pittura; onde ne riportò favorevol fentenza: •e que'capitoli ferviron folo pe'Doratori, e Pittori dozzinali , che avellerò tenuto aperta bottega.

Non iftette però Girolamo Paggi lungo tempo al pofledimento di quella vittoria, che dal valore del fratello gli era fiata acquiftata. Perciocché mal foffrendo alcuni Pittoruzzi, che tra Pittore, e Pittore vi folle differenza; e che alcuni liberi, ed altri fchiavi do venero rertarfi: diflèro effcrli fentenziato contra ogni diritto, e fenza il confenfò
Tal fu 1' onore, che da si buon fuccelTo , mercè principalmente de' due fratelli Paggi, n' arrivò alla Pittura; che lo fteflo Rubens dimorante in Anverfa, vedendo attribuirli a viltà ad un povero giovane Cavaliere 1' efercitar quella Profedìone per fuo foftentamento; chiefe 1' anno 1513. qua ad eflì

copia

( a ) Sulla prefata conrroverfia furono dal Serenifs. Senato deputati i MM. Padri del Comune, acciocché vedeffero, e riferiflero. Quelli poiché ebbero letti, ed efaminati i viliffimi capitoli de' meccanici Pittori, ed udite le gagliarde-, opposizioni di Girolamo Paggi ( aiutato in ciò dal fratello per lettere , e dalle fagge direzioni di Cefare Corte, e di Lodifìo de' Lorenzi Signore ben dotto, e che della Pittura affai dilettavafi ): il dì io. d' ottobre dell anno 1590. dichiararono con loro Relazione, o fia Voto informativo, valer que capitoli foltanto pe' Doratori, e dovertene efentare affatto i Pittori , come Profeflbri di vera Arte Liberale. Srimo a propofito rraferiver appuntino la medef ma Relazione, che i Lettori troveranno ioggiunta alla vita di Ciò. Battiila Paggi, infieme coli' approvazione del Serenili. Senato: il tutto fedelmente eitiatuj dall' autentico originale.

copia delle ragioni prodotte.nella riferita caula, e dell'ottenuta dichiarazione; (0) e con quelle, e con quella difefe il fuo Concittadino. .

Erano di già trafcorfi vent' anni, dacché il Paggi avea Dl Gl0. commeflb il delitto, pel quale vivea dalla Patria sbandito; Battista ed eflèndofi in quefto intervallo guadagnato l'affetto di molti paggi* de'più riguardevoli Pcrfònaggi d'Italia, i quali e con lettere , e con doni 1' onoravano; quello didimamente 11 guadagnò di Monfignor Ginnafto, che fu pofcia Cardinale, (b)

Or paiTando quefto illuftre Prelato per Genova nell' andare alla Nunziatura di Spagna, portoli!, fecondo lo ftile ,

- •" a far

( a ) Una numerofa raccolta di lettere de' più intigni Pittori, che fiano fiati, aveva fatto l'accuratiiììmo noitro Pittore AleiTandro. Magnafco. In efla_ ve n1 era un gran numero del Vandik , e del Rubens; ira le quali fi leggevano quelle fcritte al Paggi in congratulazione per 1* ottenuta vittoria—. Quelle lettere avendole il Magnafco date a leggere ad un certo Pittore delle noftre contrade, che pofcia in breve mori, non le potè più riavere: ed effendo pochi meli dopo morto anche il Magnafco, per quante ricerche fé ne fian fatte non fi fon potute più rinvenire. '■

(&) Domenico Ginnafio da Cartel Bolognele creato Arcivefcova di Manfredonia da Papa Sino V. , ed eletto Cardinale dal pontefice Clemente Vili. 1' anno 1604,, morì affai vecchio nel 1639. Fu amantiflìmo della Pittura; ed ebbe una Nipote per parte di fratello, nominata Caterina, la quale nel dipingere molto valle, ed accrebbe del fuo nome il catalogo delle illuftri Dipintrici, Ha ben però avuto la difgrazia di non effere celebrata dagli Scrittori; onde, benché fuor di propofito, voglio, dirne qui alcuna cola, fecondo quello, che n' ho ricavato dal manufentto di Gio. Battuta PaiTen.

Effa venne nella Pittura inftruita dal Cavalier Gaiparo Celio. Per la_ morte del Celio il Cardinale fuo Zio allora Decano del Sacro Collegio le proccurò un' altro Maeftro ; e fu queiri il Cavalier Lanfranco, lotto i cui integramenti ella fé' gran progreffi, fpecialmente nella pratica de' colori.

Avendo poi il Cardinale riedificato in Roma la Chieià di Santa Luàa_ alle botteghe ofeure, contigua al fuo palazzo; Caterina vi dipinfe pei 1' Aitar maggiore una tavola con la Santa titolare rapprefentata in atto d' effere ftraicinata al luogo infame da più paja di buoi. Ad un' altro Altare», fé' la tavola di S. Biagio , che rifana da mal di gola un fanciullo; e nella refta del Santo Veicovo effigiò il Cardinale fuo Z.10 .

Parimente per la lteffa Chiefa lavorò due tavoline, 1' una della Cena del Signore, e 1* altra della B. Vergine. Indi mortole il Zio, dal quale fu lanciata erede coli' obbligo di formare d' una parte del fuo. palazzo un Collegio di dodici giovani fuoi compatriota , e d un' altra un ritiro di povere», fanciulle: effa non folo efeguì puntualmente la volontà del pio Teflatore , ma di più vefiì abito Religioio, ponendo le fanciulle fotto la regola di S. Terela; e tra loro, dopo una vita molto elemplare, mori Superiora-. a* di 30. novembre 1' anno 1660. del Signore , e il lettantcfimo di lua età . Fu fepolta nell' anzidetta Chiefa , dove avea fatto erigere un fuperbo depofito in marmo al prefata Zio con infìgni fculture di Giovanni Finelli. Le Monache di quefto Moniftero furono poi trasferite in quello de' SS.'Pietro, e_ Marcellino fabbricato l'anno 1760. dalla S. M, di Papa Benedetta XIV., e gli Alunni nel Collegio dementino.

a far vifita al Senato Serenifllmo, al quale cfpofe in ropplica l'infaufto cafo del noitro Pittore; e chiefe la facoltà di ri» vedere la Patria, dopo tanti anni d' efilio. Era ftefo con_

D. do. vivace energia, e con maniera affai patetica il foglio: onde Battista commoflò il Senato già deliberava fegnarlo con un favorevol

tACGI* refcritto. Ma opponendoti" alla reftituzione del Paggi in Patria i Parenti dell' uccifo, che non aveano mai voluto accordare all' uccifore la pace, fenza la quale non potea ouefti elTere aftoluto; e difpiacendo a que' Padri, che la fupplica_. non aveflè effetto; tanto più che il fupplicante era Soggetto di raro talento, e grido: s' appigliarono al partito di concedergli un falvocondotto di cent' anni . Con quello prudente ripiego fu fatta la grazia, e richiamato il Paggi. Di che.* quanto goderono i Cittadini Genovefi, altrettanto n' ebbe difpiacere la Nobiltà Fiorentina; e più ancora^ lo fteflb Granduca , il quale ncll* atto di congedarlo, trattoli di dito un— preziofo anello di diamanti, glielo regalò: con che volle confettare la particolare (lima, che del Paggi facea. Quelli onorato di sì diftinto dono, Tempre portollo e per gloriadi fe, e per grata memoria del generofo Donatore .

Ma quantunque potefTe il Paggi libero ritornarfene in— Patria ad onta dell' oftinata durezza de' Parenti dell' uccifo: nulladimeno per fua modeftia, e per non affliggere coftoro colla prefenza , ripatriare non volle: ma contentolfi di dimorare in Sav ona (a). Rifoluzione tanto virtuofa, che valfe ad ammollire i lor cuori; onde poco dopo fpontaneamente gli diedero quella pace, che tante volte negata gli aveano: così egli potè fenza verun' ombra di malevolenza, o di difetto ritornare in Genova, donde mai più non s' allontanò per qualunque invito gli venifle dalle Corti de' Principi.

I primi fuoi lavori, che 1' occupafTero in Patria, furono alcuni quadri fatti pel foprammentovato Monfignor Ginnafio Arcivefcovo di Siponto, come fi ricava da due lettere^,, che piacemi di qui traferi vere.

Molto

( é ) Mentre il Paggi facea fuo raggiorno in Savona, dipinfe nella nobitifiìma Chieià di Noftra Signora di Mifcricordia l'infìgne tavola del Crocififlb, che al prefenre vi s' ammira.

Molto Illuflre Signore . Ho fentito molto contento, che V. S. abbia avuto la total remiffione dal Sereniffimo Senato, al qual io refterò per fetnpre obbligatiffimo; e fe in altro potrò giovarle, la fi vaglia di me fempre con ogni libertà. La ringrazio infi- Di Gio. ultamente de' quadri, che mi fcrive aver fatti per me; ed avrò BpTM'TA molto piacere me li mandi con la prima occafioneì e fe potrà * cmfegnarli a qualche Cavaliere, che venga alla Corte, acciò me li porti fin qui, ne fentirò molto gufio: quando nò: potrà ordinare fiano confegnati a Barcellona al Signor Giacomo Brà; che effo fi piglierà penfiero di mandarmeli di maniera, che non fi guajlino . E per fine Dio la contenti. t

Di Madrid li io. Marzo 1600. Di V. S. Per fervirla come Vratelh V Arcivefcovo Sipontino. Molto illuflre Signore. Mi e fiata ricapitata la Ietterai di V. S. de' 30. Aprile, e con effa il degno prefente , che fi è compiaciuta inviarmi delle due tefle di Crifio, e della Vergine Santijfima fua Madre, unitamente col quadro pur di Crifio ifi^ Emmaus, che tutto mi è fiato cariffimo; e melo godrà in me- moria dell' obbligo, che ne riconofco alla molta amorevolezza—, fua, della quale intanto la ringrazio grandemente; e mi offero a corrifponderle , dove le piacerà valerfi dell' opera, ed autorità mia. E fi confervi fana. Di Madrid a 25. Agofio itfoo. Di V. S. Per fervirla Ajfezionatifiima L Arcivefcovo Sipontino . (a) In una lettera poi dell' ifteflb Nunzio fcritta in Vagliadolid fotto li 27. Ottobre 1601. fono foggiunte di propria., mano di lui le feguenti parole:

Le due pitture, dico la Madonna, ed il Salvatore, la Regina le ha- volute, effendole parfe le più belle di Spagna: ed io mi fon rallegrato per amor di V. S. Tom. I. I cofe,

( a ) Col titolo di Arcivefcovo di Siponto fi chiama Monfignor di Manfredonia, città del Regno di Napoli, vicino alia quale veggonfrie rovine dell'antico Siponto,

Giunfero frattanto in mano del Paggi le Opere ftampate

da Gio. Paolo Lomazzi Pittor Milanefe: cioè, il Trattato

.____ dell' arte della Pittura , della Scultura, e della Architettura ,

Di do. e 1' altra intitolata: Idea del Tempio della Pittura: le quali

Battista Opere avendo lette il Paggi, e non andandogli a genio alcune

AG61* cofe, fcriflè all' Autor loro una cortefe lettera, per averne

la foiegazione. Rifpofe il Lomazzi, non altro facendo , che

feuiarfi della debolezza di fua memoria: onde prefe motivo

il Paggi di pubblicare ad utilità degli rtudioii di Pittura

in un foglio ripartito in varj capi, le regole più importanti

di tal facoltà: cofa, che gli acquiftò molto applaufo; dacché

lo fece comparire Pittore non men valente in teorica, di

quello foffe in pratica.

Quello foglio, che comunemente vien chiamato carta, ovvero tavola del Paggi (a) , ha per titolo: Diffinizione, o fia Divi/ione della Pittura: e contiene tutto ciò, che fpeculativamente di efla può dirfi. Molti furono ì Virtuofi, che vi applaudirono; ed uno didimamente fu 1' erudito, e celebre Pittore Giorgio Vafari amico grande del Paggi, al quale con una fua lettera in data de'4. d' agofto del 1607. fece fommo elogio, come a quello, che avea fàputo epilogar cosi in breve, quanto dee praticar un Pittore nel fuo dipingere; conchiudendo, che i ProfefTori di Pittura avranno ad eflèrgli perpetuamente tenuti. Di tale Operetta rallegrofll pure col Paggi V infigne Poeta Gio. Battifta Marino con una lettera fermagli nel mefe, ed anno fuddetto; ove dice_* d' averla con fommo piacere letta più volte, come cofa contenente in fé i più bei lumi dell' arte, ne' quali chiaramente fi feorgeva la fertilità d* un' ingegno atto non meno a fcrivere, che ad operare.

Similmente fecero onore al noftro Paggi alcuni bravi Intagliatori; poiché varie cofe di fuo incifero: e fpecialmente Cornelio Galle, il quale fra le altre portò in rame Adamo, ed Eva nel Paradifo terreftre: Venere con Cupido: la Vergine col Bambino Gesù, e S. Giufeppe: ed altre minute Pitture, eh' elfo Paggi andò facendo dopo il fuo ritorno in

Patria.

( « ) Il riferirò foglio, che nel 1607. ftampofiì, Oggidì è cosi raro, che non m* è riufeito di rinvenirlo. Fanno di eflb onorevol menzione degniuuni Autori,

Patria. Ov' ei l'anno 1610. ammoglioflì : e fu poi Padre di due fpiritofi figli, eh' erano l'oggetto dell' amor fuo.

Ma tempo è di riferire alcune altre tavole fatte dal nolìro _

Pittore . Tralafcerò quelle, che fono ne' palazzi di Firenze, Dl Glo# e di Genova: cosi pur quelle, che in Loano inviò per or- Battuta dine del Principe Doria; poiché troppo lungo farebbe il ca- pacci» talogo: e riftringerommi ioltanto a quelle , che per le Chiefè della fua Patria lavorò.

Nella Chiefa di S. Pietro di Banchi è del Paggi la nobiliflìma tavola rapprefentante la Nafcita del Bambino Gesù. Molte altre furono le tavole, che egli fullo fteflb argomento, e con la fteffa foda, e vivace maniera colorì. Una fé ne vede all' Aitar maggiore della Chiefa di S. Giufeppe (a); una in quella di Santa Caterina: una in quella delle Monache di S. Niccolò : ed un' altra in quella di Santa Maria del Carmine . Di fuo pur fono le tavole dell' Annunziazione della Vergine nel Duomo, e quella del tranfìto di S.,.. (l>) nella Chiefa de'PP. di S. Niccola da Tolentino, dove fono altre Opere di mano del noftro Artefice.

Nella Chiefa di S. Maria di Cartello avvi la tavola di S. Vincenzio Ferreri: nella Chiefa di Gesù , e Maria de' PP. di S. Francefco di Paola quella della comunione di S. Girolamo: nella Chiefa della Santiflima Nunziata del Guadato quella del tranfìto di S. Chiara: e nella Chiefa delle Monache di S. Silveftro quella della Madonna del Rofario .

Per la Chiefa della Maddalena dipinfe la tavola di quella Santa: per quella de' Cappuccini all' Aitar maggiore la tavola dell'Immacolata Concezione: e per quella di S.Siro la de* pofizione di Crifto dalla Croce. Due furono le tavole, nelle quali con diverfa idea figurò S. Carlo Borrommeo; ed una di efle è locata nella Chiefa di Santa Fede: l'altra in quella di S. Andrea. Per V Aitar maggiore della Chiefa di S. Nic

I 2 colò

( a ) Qyefta tavola , poiché era molto annerita , è fiata ultimamente rifatta fullo fieflb difegno del Paggi dall' Autore di quelle annotazioni.

( * ) Nella Chiefa di S. Niccola più non fi vede la foprannotata tavola. Ve ne fono bensì due piccole laterali ali1 Altare d' una cappella con ifiorie cavatedalia vita di Crtfto.

colò fece la tavola di quefto Santo (a): ed un' altra ne fece

dell' Anunzione della Vergine per quella delle Monache de'

SS. Giacomo, e Filippo.

Dl Glo. Due pur di lui fé ne veggono nella Chiefa di S. Fran

Battista cefco di Caftelletto: l'una di quefte, eh'è delle fue prime,

Paggi . *, queUa della venuta dello Spirito Santo: e l'altra è quella

di S. Bonaventura miracolofamente comunicato alla Mena.

Nella Chiefa de' PP. Servi avvene una efprimente la Natività della Beata Vergine.

. Nella Chiefa della Vigne entro la cappella di efla Vergine abbiamo di mano del Paggi alcune tavole a chiarofeuro con iftorie del vecchio Teftamento.

Belle poi oltremodo fon le tavole, che fi cuftodifeono nella Chiefa di S. Bartolommeo detta degli Armeni: 1' una delle quali rapprefenta l'Annunziazione: 1' altra Crifto, che confègna imprefla in un fazzoletto l'Immagine del fuo Santiffimo Volto ad Anania Pittore del Re Abagaro .

Anche dentro la Chiefa di S. Sebaftiano fta collocata., una fpeciofa pittura del Paggi in quella tavola, ov' è figurato S. Giovacchino .

Un' altra fimilmente fatta da lui ne confervano i PP. Benedettini nella lor Chiefa di S. Benigno; nella qual tavola vedefi deferitto il martirio di S. Giorgio.

Taccio quella, che dipinfe per la Chiefa di S. Luca in Albaro (b); perchè la morte dell' Autore fu cagione, che_> la tavola rimaneile imperfetta. Non debbo però tacere la bellifTima, che ainmirafi nella Chiefa di S. Ambrogio; perchè tal tavola si nel difegno , che nella proprietà, ed armonia de' colori, è d' un gufto fommamente fquifito ..Ella efprime la lapidazione di Santo Stefano . (e) Ma

(a) A quella tavola n'è fiata poi foftituita una di Gio. Andrea Catione.

* Alle foprannorate favole fi poflbno aggiungere quelle dell' Aflunziane_>, e dell' Anime del Purgatorio in 5. Rocco; e quel!' altra di S. Matteo entro la Sagreftia di S. Domenico, e della Nunziata nella Chiefa di S. Andrea.

(b) In quella Chiefa non v'e più l'accennata tavola.

(e) Monlìeur Couchin nel fuo viaggio d'Italia nomina quella tavoTa fotto il nome di Padi: ma 1' alterazione d un cognome è sbaglio condonabile. Così fbffe condonabile ciò, che egli temerariamenre fentenzia fopra efia tavola, contraddicendoti • mentre appena l'ha caratterizzata per corretta di dilegno, e guftofa nel colorito ; pafla fubito a clifprezzarla, dichiarandola d'uno ftile fiacco^ e d'un pennello greggio, e pefante. G udizio da uom, che farnetica. Di tali delirj centinaia ne contiene quella fua per altra riltrectiffuna Opeiuccia.

Ma la tavola, che apportante in Genova utile, e gloria al noftro Paggi fopra ogni altra fua, fu quella, che lavorò pel Sig. Marc'Antonio Doria . Leggefi in efia la flrage derfan- ^^=== ciulli Innocenti efpreflà con tanto fpirito, e brio-, che fem- i;,cio. bra non già dipinta , ma vera. Per autenticare la bellezza Battista di quefta gran tavola baderà il dire, che oflervandola da un A,CI* buco della porta una certa femmina, s" avvisò, che quei fanciulli formati dal pennello follerò veri, e realmente uccifi; onde tanto fi commofle, e gridò , che alle fue Arida fece* accorrere quanti erano in cala . (a)

Fu queft' Opera didimamente lodata dal Soranzo nelle fue Rime: iìccome dal Cella, dal Marino, dal Cebà, dal Grillo , dal Chiabrera , e da altri infigni Pceti, co* quali egli ebbe perpetua amicizia, e corrifpondenza di lettere.

In fatiche tanto onorevoli impiegato pervenne il Paggi ad un' età molto avanzata, nella quale avea bifògno anzi di ripofare, che di eflere da nuovi difiurbi, come gli avvenne, travagliato . Credeva ben egli d' avere nella Patria innalzato a tutto il decoro P amata lùa Profeflìone: ma s' avvide in_. ultimo, che non aveva ancora riportato fu ciò l'intera vittoria; e che quefta agli anni fuoi cadenti era riferbata.

Die motivo agli accennati difiurbi del Paggi la trafeuratezza di BernardoCaflello, il quale, eflendogli ftato contrario nella già narrata lite, fenza punto riflettere al pregiudizio, che a fe fteflo recava, non fi curò, che cancellato venifiè_» il fuo nome dalla matricola de' Doratori, nella quale erali fatto aferivere . Ciò produfle un' effetto sì reo; che volendo Torquato Paggi, figlio del noflro Gio. Battifla, eflere accettato nel Collegio de' Dottori, ove è proibito 1' acceflb a' figli d' Artigiani: fi vide rifiutato, come figlio di, chi efercitava la Profeflìone, della quale un' altro Profeflòre era

I 3 attuaL

(*) Quella fuperbiflima tavola, che adoma la parete principale dellafalà entro il Palazzo del Sig. Giufeppe Doria eruditiflimo Cavaliere, fu dal Paggi colorita 1' anno 1606. Toccò al Paggi tal' Opera per mera forte; perciocché tenendo il Sig. Marc'Antonio Doria , promotore delle beli' arti, impiegati appretto di fe Rubens , Vandik, Sarzàna , e Paggi; e volendo far colorire^» quello quadro da un di loro fenza predilezione: raccolti i nomi di tutti e quattro in un buffolo, n' eflraffe uno , e ufck il Paggi. Anzi fi tiene, che quella tavola folle in gran parte delineata dal Vandik. Il fucceflb della fem- 1 mina, che fe' tanto iuepito, lo rimeneremo alla bontà di chi avrà voglia di credeilo.."'

attualmente afcritto al catalogo d' un' arte meccanica . Nè punto valfero le diflertazioni, che a favor di Torquato date ^ furono in luce da dotte penne; nè tampoco l'efempio del = Padre, che, quantunque Pittore, veniva ammetto a' configli

Di do. l'acne, cut, ^u*»*..*^- 7

Battuta della Repubblica. Imperocché nuovamente fi vide mettere PAea • in dubbio, fe potette un Nobile, fenza denigrare il fuo carattere, efercitar la Pittura: anzi fe più fi dovette entro il libro della Nobiltà tollerare un Pittore. Onde il noftro Gio. Battila fu citato a difendere il pofleffb di fua Nobiltà , e a giuftificare la fua Profettìone.

Quello colpo improvvifo gli fece richiamare l'antico fpirito; con che virilmente produffe davanti a' Giudici le lue ragioni, dimoftrando: come la Pittura tanto era lontana-. dall' ofcurare lo fplendore d'un' uomo nobile di nafcita, che anzi nobilitava i nati plebei: come molti Sovrani conferirono il titolo di Cavalieri ad eccellenti Pittori: e come_. tal Profettìone fia ftata fempre riverita, e talor anche efercitata da gran Perfonaggi. Quelle, ed altre ragioni vivacemente egli efpofe: in vigor delle quali inclinavano i Giudici a favore di lui . Tuttavìa uno di etti l'interrogò, fe ei prerendeva , che la fua Profettìone fotte più nobile dell' Arti della feta, della lana, e della mercatura dalle leggi fteffe a' Nobili concedute . Al che il vecchio Paggi cosi rifpofe. Egli è cofa nota, che qui non per altro, fe non per la Jìerilità del paefe, s' accordano a Perfone nobili le obbiettatemi Arti: ciò, che altrove procede diverfamente . Del reflo mi fovviene, che nelle gallerie de Principi grandi ho veduto fra' ritratti degli uomini illuflri quei de' più in/igni Letterati, e de' più valenti Pittori , e non giammai quello d' alcun Artefice, o Negoziante di fete , o di lane. Ad un tal parlare non avendo più luogo la replica, unanimi i Giudici, pronunziarono a favor di lui la fèntenza. Quindi avvenne, che non folo gli fu ricevuto nel Collegio de' Dottori il figlio Torquato, ma anche di poi 1' altro figlio Cari' Antonio {a),

Soggetto

(a) Cari'Antonio Paggi fu uno de' più celebri Leggifti , cke in Genova di que' giorni fioriftc. Di lui fi conferva in cafa Paggi il ritratto infieme con altri fatti da Gio. Battifta fuo Padre; fra' quali uno ve n' è, in cui eflb Gio. Bat- tila rapprefentò fe mede-fimo, quando ritornò da Firenze, Sotto tal ritratto fi legge il feguente diftico. Fingere qua potuit vivot per fiamma vulttu 9 Hic me a me fiftum vivere iextra facit. Soggetto di gran fapere, e merito _, ed alla cui cortesia dobbiamo buona parte delle notizie qui fcritte intorno al di lui Padre; il quale dopo una vita per tanti accidenti flrana-.,p e per tante belle Opere gloriofa chiufe gli occhi a quella Di do. luce nel marzo del 1627., efTendo in età d'anni 73. Battista

Fu la fua morte compianta da' Cittadini; ed egli con_. Aca' funebri orazioni lodato da alcune delle principali Accademie d'Italia.

Fra i molti difcepoli , che ufcirono dalla fcuola del Paggi, fi contano

Gio. Domenico Cappellino,

Cartellino Cartello,

Sinibaldo Scorza,

Agortino , e fratello Montanari.

Oltre a' fuddetti, de' quali fi Priveranno qui fucceflìvamente le vite , rtudiarono fotto del Paggi anche Simone Balli Fiorentino, di cui pure darò ragguaglio nelle memorie de* Pittori forertieri, che lavorarono in Genova: e Gio. Battirta Conteftabile, il quale fi vantava d'aver parentela col medefimo Paggi. Ma il Contertabile non riufcvi, che mediocre nell'arte. Pofledeva però varj difegni del fuo Maertro; e_* di quefti all' occafione facevafì onore. Mori non ha luolt-i anni , lafciando più figli, che fortanze . (a)

14 MDLXXXX.

( « ) Anche Gio. Bartifta Bicchio Savonefe fa, per quanto ho feorto, difcepol» del Paggi. Di quefto Bicchio ho veduto nel Duomo di Savona una bella tavola entrovi Crifto in Croce, la B. Vergine, S. Maria Maddalena, e i SS. Giovanni Evangelia, Francefco d'Affili- e Francéfco di Paola. A pie dell* Croce vi fon notati il nome, e la patria dell' Autore ,el' anno 1667. Quella tavola e di un fare cotanto limile a quello del Paggi, che ogni perito a pli

uaa vifla la crederebbe vero parto de' pennelli


MDLXXXX. die Mercurii X. Ottobris in vefperis

in Camera 2.a

Magnifici, & PraflantiJJìmi Patres Communi? Con' fervatores patrimonii Serenijfimce Reipublica Genuenfis *«— quarto, & kgitimo numero congregati abfente M. D. Antonie Laumellino reliquo Collega, vi fa fupplicatione prcementata uncu. cum capitalit fub ea, & rtfcripto Serenijfimi Senatus per D. Baptifl im Cafiellum miniatorem, & Joannem Baptiftam Brignolem Confuks Pittorum, & auditis pluries antebac inter cateros opponentes Magnifico Hieronymo Paggio, Cafare Cune, & Lodifio de Laurentiis artis Pittura fludiofis, ipfique operam dantibus , dicentibus capitula praditta non effe dittis confulibus concedenda, tanquam damnum publicum refpìcientia; cum maxime velint bujufmodi legibus artem ipfam óbftrmgere, qua ubiqut—> gentium legibus libera , atque folutn fuflinetur; quippequa fit ex feptem liberalibus artibus, & per fe ipfa nobilijjtma, ut ex eo confìat ,. quod Principes turi, atque adeo Reges fludiofi arti ipjì operam impendunt. VUnc enim fìeret, ut multi acri ingenio pr cediti, laudts, & gloria potius defiierio adatti, quam qucejlus cupi ditatp impulfi, alacri animo fedulam operam buie arti navantes W/tfo conciderent, fludiumque ipfum remitterent, atque adeo deponerent, qui alioqui & honorem fibi, & gloriam parerent, & patria ornamentum, oc commodum afferrent, ut nonnullis ab bine annis id fieri cceptum videtur . Et propterea petentibus ipfos Confules una cum dittis capitulis, ac fupplicatione repelli, & permitti artem ipfam a quibufvis omnibus libere exerceri nullis capitulis, nullifve legibus aflrittis; hoc enim patto fiet, ut civitas nojìra clarius aliquando Pittoribus fioreat ipfa; nec opus Jìt femper eofiìem aliunde petere . Et auditis contra dittis Confulibus , & cum eis nonnullis aliis Pittoribus dicentibus eamdem Pittura artem, ficut catera omnes bac in urbe certis ab Rempublicam aiminifìrantibus acceptis legibus, innumeris abbine annis adfirilìam femper fuiffe, legefque ipfas adbuc vigere , tpjìf que optime caveri, ne quis Genuenfis Civis, neve dtflrittualis 9 nec itidem alienìgena pojjit hanc artem exercere, nifi eam prius difsat, ipfique ferviat fub aliquo Magiftrorum ipfius tempus ab iifdem legibus prafcriptum, aut eam emat, & alia omnia praftet, qua in eis continentur, cum a fuperioribus bene cognìtum fit cegerrime fieri pqffè, ut legibus foluta rette regi, & adminiflrari pojjìt; quce leges cum humana omnia, tum cwlejlia ipfa & regunt, & moderantur . Et cum ea ita fe habeant, iniquum fibi videri, ut iidem opponentes conentur leges ditta artis fubvertere in damnum hommum ipjìus, & in prajudicium etiatn^ publicce utilitatis \ cum a juflitia alienum fit, ipfos legibus obftriffos , illos vero omnino folutos ipfamartem ex er cere . Et proinde petentibus dittos opponentes rejici, atque capitula prafentata fibi concedi, aut prout extant, aut corretta, aut moderata , ut & ipjìus artis, & publicce utilitatis rationibus ipfis PP. Prajìantiffimis expedire videbitur . Et audito rurfus Magnifico Hieronymo Paggio comparente , fuo , & nomine esterorum omnium opponentium, dicentem fe effe contentum, & affentiri , ut fupplicatum dittorum Confulum provideatur , quemadmodum inferius dicetur, dittis Confulibus prafentibus , & hujufmodi provifioni acquiefeentibus, ac ipfam etiam petentibus, vifis, & infpettis, ac diligenter confideratis capitulis pradittis , ac etiam. legibus, & ordinibus vetertbus ditta artis, ex aminato diu negotio, ac fatis difeuffb , & fub calculorum judicium dedutto omni meliori modo, 2.a

Exijlimantes optime confultum forè tum rationibus artis pradittee , tum etiam publicce utilitari, fi ad fupplicationem pradittam decernatur, ut inferius dicetur : fuis DD. SereniJJìmis referunt fe effe bujus fententice: ut ex capitulis fuperius requifitis Confulibus, & hominibus ditta artis concedi poffit capitula fubfequentia tantum, quce funt numero triginta unum, partim moderata , & corretta, ut in eis refpettive- legitur, & continetur, cum eo, quod ccetera alia capitula , leges , O1 decreta ditta artis in eo , ubi prcefentibus obflant, & adverfantur , omnino revocentur, & irrita fiant; & folummodo valeant, ac teneant ea in re prcefentia capitula , cum eo , quod etiam omnes pana pecuniaria applicentur, ac omnino applicata intelligantur, & fint prò dimidia parte Camera Prajlantifjtmorum DD. Patrum Communis , & arti praditta , & ubi interveniat accufator dividantur tripartito aqualiter inter dittam Cameram, ac dittam artem, & accufatorem. Excipientes omnino, ac excludentes omnino ab obferva

tione dittorum capitulorum, legum, & decretorum omnes, & fingulos Pittores tam prafentes, quam futuros , qui apothecam artis Pittura apertam non tenuerint, qui artem ipfam liberta hoc modo exercere pojfint, abfque eo quod quidquam fubjaceant dittis legibus , capitulis, & decretis: hac tamen adjetta conditione, quod ipfi tales excepti, & exclujì, & laboratores, ac pueri eorum non pojfint, nec debeant aliquod opus inaurare—,; quod fi fecus fecerint, dent in pwnam unufquifque , quoties contrafecerit, libras vigintiquinque Camera prafatorum Praflantiffimorum DD. Patrum Communis ex nunc applicatas . Declarantes jus, & facultatem ipfam inauranii fpettare dumtaxat, & perfinire illis, qui apothecam ejufdem artis apertam tenuerint, & aliis quidem in matricula defcriptis; & permittentes , ac concedentes [ dittis exceptis , ac exclufis ] Pittoribus , qui forte^. vellent fub diclis legibus , ac capitulis vivere , ut id facere valeant, abfque eo quod prohiberi pojfint ab iifdem, qui apothecam apertam tenuerint , modo tamen fe defcribi curent in diflam matriculam' & hac in dijpqfitionem capitulorum, legum, & decretorum ditta artis ormino obfervent. Et ita i.a , falva benigna correttane Suarum Sereniffimarum Dominationum.

MDLXXXX. die XVI. Ottobris.

Sereniffìmus D. Dux, & Excellentifftmi Gubernatores Reipublica Genuenfis intelletto tenore prafcripta relationis MM. Patrum Communis Confervatorum Patrimonii coram fuis Dominationibus Serenijfimis letta, eaque mature perpenfa, & confiderata , omni meliori modo i.a . Ad calculorum de more judicialium euntes in fententiam relationis fuprafcripta decreverunt, & decernunt in omnibus, & per omnia, ut in ea ipfa relation^ continetur, & legitur, approbantes: etiam ad cautelam revocantes, irritantes , & applicantes, ac excludentes ea omnia, qua meminit ditta relatio: contrariis non objìantibus, &c.

Jacobus Ugalupus Cancell., & Secretarius i


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