Virtuosissimo Soggetto fu quefto, di cui ora prendo a difcorrere: ma appunto perchè fu tale, dovette fuccumbere a funefta difgrazia. Egli ancor giovanetto cominciava a dipingere con rara finezza-., c maeftrfa . Gli emuli non potean (offerirlo , veggendo , che al paragone de' lavori di lui troppo ne fcom pari vano i loro: onde, per impedirne i temuti discapiti, a tradimento 1' uccifero . Tanto può l'invidia, che non riguarda nè a ragion, ne a innocenza, purché arrivi all' intento. Mi fo da capo.
Pellegrino
L'anno 1617. nacque in Genova Pellegrino Piola, detto comunemente Pellegro, primogenito di Paolo Battifta, che era parente di confanguinità co' due celebri Pittori, Gio. g Francefco, e Gio. Gregorio Piola, de' quali addietro già D, fcriflì. Paolo Battifta non era di Profeflione Pittore: era— Ph-legro però di Pittura intelligentiflìmo, e de' buoni quadri aliai ItìLA* dilettavafi . Pellegro, che dal Padre, e dagli altri dell' agnazione ereditato avea il genio, e l'abilità alla Pittura, dichiaroflì di voler efler P ttore . Ei non contava più del duodecimo anno di fua età , quando fu confegnato a Domenico Cappellino, fotto il quale fludiò per lofp^zio di cinque con accuifto di gran perizia: Profeflbr novello, ma da ingelofire i più confumati. Inventava, difègnava, coloriva con_ affai buon guflo; e ogni giorno più crefeeva nelle finezze dell' Arte. Già era lv*aefìro in quell età, in cui gli altri cominciano ad efTer difcepoli . Guida gli era il fùo bel talento, e compagne indivifibili 1' oflerv(,zione, e f afiìdua_. fatica . Col fuo illuminato difeernimento conofeeva gli eccellenti efemplari, e quelli avea Tempre dinanzi; nè giammai dall' imitazion loro appartava!! . Quindi feppe da' più bei quadri coglierne il più bel fiore, e trasferirlo nelle_» Operine, che andava per fuo efercizio facendo, dirette alla perfezione, alla quale afpirava il generofo fuo cuore: e beri era per confeguirla .
Fra gli Autori, eh' egli s' avea propofti per norma, uno era il Parmigianino, le cui maniere tanto efattamente imitava , che pareva avefTe di quel grand' uomo ereditata la-, mano . Ma ecco intanto fcagliarfì contro al noftro buon Pellegro l'invidia . Alcuni Pittori, indotti da si deforme , e maligno moltro, ufeirono apertamente in campo a fchernire_>, e pungere il bravo Giovane . Dicevano: che Genova dovea rallegrar/i di pojjedere anch' ejfa il fuo Parmigianino: che di quefto novello Parmigianino tutta la gloria confijìeva in rubare dalle Jiampe, e da'difegni dell'antico, e appropriarfeli: che è un bel comparire a forza d'inganno, veflendoji delle ah trui [paglie. Con sì fatti motteggi tentavano di trafiggerlo, e fcrcditarlo
Ma Pellegro , fenza punto turbarfi , rifpondeva :' fé'ejfere imitatore dello jlile di quell' in/igne Maejìro, e non rubatone ... delle idee , e delle compojìzioni di lui: che , le derijtoni non han
51 no forza di disanimare un vero fludiofo: che , quanto a fi->, Pellegro «volentieri fi rimetteva al giudizio degli uomini fpajjìonati. ieLA' E con tali Tenti menti profeguiva coftante il fuo virtuofo operare; e ogni giorno crcfceva nella {lima preflb a' principali Signori .
In fatti, benché ancor giovane fofle , ed ufcito di poco dalla linea di difcepolo: ciò non ottante ebbe molte commiflìoni di compor quadri, tutte onorevoli, e degne .
Varj ritratti ei fece dal naturale, ne' quali riluci per eccellenza; avendofi egli acquittata la dote non folo di aflomigliarli in tutto alle propostegli fifonomie: ma ancora di abbellirli con certo ingegnofo artifizio, che accrefceva lord leggiadrìa , fenza pregiudicare alla {inceriti del lavoro. Aveva egli un ardente defiderio di fare il ritratto di me: e io lo poflTederei di fua mano, fé non foflì flato indugiatore* Ma chi avrebbe mai penfato, eh' egli aveflfe dovuto sì torto mancarci?
Un Cittadino fuo Amico gli die incumbenza di rittorarglì certa Immagine d' un CrocififTo , a' cui piedi {lavano Santa Barbara, ed altri Santi. Era quello un dipinto affai bello, fatto in una laftra di Lavagna: ma, perchè tenevafi efpofto all' aria, egli avea molto fentito V umidore; onde appena.vi fi conofeeva qualche ombra di pennellate. La fcrupolofa divozion dell' Amico era giunta a legno d'intimare a Pelle-' grò , che non folo non vari alfe le figure antiche, ma neppure i dintorni di effe . E Pellegro anche in tali Grettezze cavò fuori una sì ben ordinata tavolina; che certamente meriterebbe un luogo più magnifico di quello, in cui ora H trova; mentre ita in un anguftiflìmo, e quafi folitario vicoletto , fituato dietro alla cafa de' Signori Semini, poco dittante dalla Chiefa di S. Maria delle Vigne . (a)
Un altro Cittadino gli commife copia della bella tavola rapprefentante 1* ultima Cena di Crifto con gli Ayottoli , dr
p nta
(«) Non occorre far qui precifa detenzione del luogo, dov' era la riferiti tavolila, * ftè tarato del fuo valore j peichè a' giorni noilii ella è anatro perduta.
piata da Luca Cambiafo, e locata nel refettorio del convento di S. Bartolommeo già de' Monaci Baiìliani, ed ora
de' PP. Barnabiti. Egli copiò tanto bene un tal quadro,
che io non dubito d'affermare, che, fé aggiunger fi può" Di bellezza all' Opere del Cambiafo, il folo Piola è ltato quegli, Pbu.egr« che ve 1' ha aggiunta . Tanto felice riufci la fua fattura, e in i{JlA * alcune parti luperiore a quella dello lìelfo Cambialo.
I Confratelli dell' Oratorio fegreto della Madonna del Rofario, inltituito nella Chiefa di S. Domenico -y V impiegarono in dipingere ad olio un veflìllo, o fia gonfalone da portar nelle proceffioni. Egli efeguì V Opera fovra un drappo di taffettà dommafehino; e v' efpreflé da ambe le parti la Gloriofiffima Vergine col Divin Putto in grembo in atto di prefentare il Sacratìffìmo Rofario, nell' una parte a S. Domenico , e nell' altra a S. Caterina da Siena. La trasparenza , e la macchia, che ne' dipinti fopra tal feta vien prodotta dall' olio, quando il Pittore elee dal contorno della parte ritta, per volere dalla parte del rovefeio o ftender più oltre la figura , o mutarla; è cofa nota a chiunque alcun poco di pittura s'intende; e fenza un gran poffelfo dell'Arte, non fi fchiva nel taffettà cotal difetto . Quindi è, che chi ha da dipingere nella parte ritta , e infieme nella rovefeia in materie tralparenti, procede con rigorofa milura; ficchè il contorno delle figure , e di tutto il compierlo in ambedue le parti fi combagi a fetta . Il Piola per 10 contrario non-, fi riitrinfe a tal fervitù: ma conduife 1' una pittura per ifpazj diverfi da quelli dell' altra; e feppe oltrepailàre i limiti, e variar la compofizione lènza che ne fucceaeffe né incontro di trafparenze, né confufion di colori. (a)
Di poi lavorò Pellegro due tavole, Puna efprimenteL* la miracolofa converfione di S. Paolo; tavola, che fu comprata
( a ) Paolo Girolamo Piola celebre Pittore, figlio di Domenico fratello di quello Pellegro , del qual Paolo parlerò nel fecondo tomo, avendo avuto occafione di riftorar il pretato gonfalone , che s' era qualche poco {colorito; tanto *' innamorò di quelle pitture; che per acquiftarlo fece loro 1' oflerta di cinquanta genovine , e d' un altro gonfalone nuovo di fua mano. Egli avea deltinat© di forare in fua cafa una parete divifiva, e renderlo vifibile da ambe le— parti. Ma l'efibizione andò a vóto; perchè i Confratelli di queir Oratorio, mefll in ayvertenza della fquifiteaza di queir Opera, rifiutarono qualunque-» pro^etr»,
prata a gran prezzo, e trafmefla in Lipari: 1* altra dimoilrante Lucrezia, che cade fvenata innanzi al Genitore, e
—— allo Spofo, con Giunio Bruto, che ne giura vendetta; dove Di fece giuocare con viva energia i più gagliardi affetti, che in si
Pilleoro orrida fcena concorrono . Quella tavola veduta da un Signor francefe molto dilettantefi di pittura, per fé a tutto collo la volle, ed a Parigi portocela.
Per il Sig. Paolo Spinola fece un quadro belliflìmo d'invenzione affatto nuova, ed oltremodo capricciofa. Dipinfe in efTo la B. Vergine col Bambino in grembo, e S. Giovannino, che gli prefenta ad un fianco una farfalla per innocente trafmllo . Intanto il Bambino vedendola, fa atto di ritirarfi; e col vifo dà fegno di timore di queir animaletto. Sta in difparte S. Elifabetta, che ride dello fcherzo del figlio; ficcome pure con volto ridente molìrafi la Vergine, ma con aria più maeflofa, e più grave . A dir vero l'idea, per ragion de' Santi Soggetti, che fan la foftanza di quello quadro, è difadatta, ed impropria: tuttavia fpicca nel lavoro tal grazia, e delicatezza, e vi comparifce sì fino difegno, e si foave colorito; che, fé foffe flato dal Piola rapprefentato fra due putti paflorelli, potrebbe il prefato quadro andar in riga con quei de' più fegnalati Pittori della noilra età. (a)
Venne in quello mentre a notizia di certi Mercadsnti milanefi di cafa Facchinetti il valor di Pellegro : onde bramofi d' avere qualche Opera di lui, gli chiefero per lettere, che una floria facra lor dipingenti. Lavorò egli tofto per cofloro una tavola rapprefentante il vecchio Libano, che parla a Giacobbe: e Giacobbe, che con dimoftrazione di contentezza l'afcolta. Quella tavola è di fingolar merito sì per
la na
(«) Il qui riferito fuperbiflìmo quadro è al preferite nel funruofo palazzo Bri
fnole di Arada Nuova. I difendenti di cafa Piola fanno eflere flato fatto da 'ellegro pel fopraddetto Sig. Paolo Spinola. Sanno in oltre , che quello Signore avendolo un giorno moftrato a Marc' Antonio Francefchini egref io Pittor Bolognefe, di cui abbiamo in Genova Opere Angolari: l'interrogò di qual Pittore lo giudicane. Il Francefchini, dopo averlo ben efaminato, 1' attribuì ad Andrea del Sarto. Lo Spinola, che 1'avea favto dipingere, gli notircò l'Autore, e dell'Autore la runefta tracedia. Alche quel valentuomo rifytfe non fenza lacrime quelle preci fé parole. Sig. Cavaliere, manto pagherei) che V. S, m* avejje palefato P Autore di quejta wbtlijjima pittura , e non m" avt£* Joggiunto ti tothpajjAiievol fine di lui.
la naturalezza delle figure, sì pel capriccio delle veftimenta,
e sì pel giubbilo , eh' egli efpreffe ne' volti de' circolanti.
Al che fa anche dilettevole accompagnamento un fanciullo, mmmmmm
che Tuona ad un tratto due pifferi con atteggiamento molto Dì
graziofo. Pellecro
Tale, e tanto fu l'applaufo , che in Milano incontrò lbLK" la prefata tavola; che ben preflo fi defìderò d'averne colà 1' Autore. Vi fu invitato: e gli vennero anche fatte larghe offerte, perchè colà s' ammogliane. Contrailo alcun tempo feco medefimo, fé abbandonar doveffe la patria . Ma finalmente qui volle fermarli fulla confiderazione, che cadenti erano i fuoi Genitori ; ed egli avrebbe loro accelerata con-» la fua partenza, pel difgufto , o pel difagio, la morte.
Deporto adunque il penfiero di pafTare a Milano, profeguì a lavorare in patria. Qui compofe 1' ultima, e la più infigne Opera de' fuoi pennelli; che fu l'Immagine della Vergine tenente in grembo il fuo Divin Figlio, a'cui piedi fta in atto d'offervazione S. Giovannino :'e in difparte v'è S. Eligio Vefcovo, eh' egli dovette introdurvi, per foddhfare al genio de' Confoli degli Orefici, che una tal Opera gli aveano commeffa. Poiché ella fu compiuta, fi deMinò aliare perpetuamente efpofta a capo della principale contrada, che da' medefimi Orefici ha prefo il nome . Quivi aff.ffa, e di bei fregi intorniata traile gli ocelli de' Cittadini. Piacque-* a tutti, e fpecialmente a me, che fcortala d' una maniera nuova , e rariffima , 1' efortai a non più mutarla [ perciocché infino allora avea divagato per molte!, ma a quella fola attenerfi. Al che egli forridendo rifpofemi, di non avere per anche potuto efeguire , e mettere in comparfa il bello delle cofe, che per la fantasia gli panavano: avere però fperanza d'un giorno arrivarvi; fé lunga vita gli veniflè da Dio conceduta . (a)
Ma Dio permife altrimenti. Adoriamone le imperferutabili difpofizioni. Fu troncato il filo alla bella fperanza del Tom. L X virtuofo
\a~) Ciò, che concorfe a rendere infigne nella pittura il nollro Piola fu anche quel fuo variar cosi fpeflò. e femore in meglio le idee. In fatti quella riferita fua tavola fente del gtiflo Caraccefco, ed è tuttavìa oggetto A" ammirazione non meno a' Pittori foreftieri, che *' nottri, a* quali fembra_ colà^ ftrana , eh' ella fia fattura d1 un Giovanetto .
virtuofo innocente Giovane, per via d' efecranda fcelleratezza. Il fatto pafsò in quella guifa . Il giorno 25. di novembre dell'an1 no 1640.; nel qual giorno per l'appunto era fiata affiffiu D, nella prefata contrada degli Orefici la già defcritta nobilifPELtEGno fima tavola, fe ne ritornò prima della lèra a cafa, e vi fi IOLA* trattenne fino alle due ore della notte.
• In quello tempo vennero fotto la di lui fineftra ad invitarlo a fpailò alcuni Giovani fuoi conofcenti. Il Padre_j, la Madre, e la Moglie, che da pochi mefi avea prefo, forfè prefaghi dell' imminente difavventura, a grande inftanza il pregarono, che in queli' ora importuna fi rimanefle in cafa. Ma egli era tanto invogliato della compagnia; che a forza di tenere efpreflìoni indulTe i fuoi a cedere, e la/ciarlo ufcire. Ufcì per tanto con que' Giovani, che dopo breve giro pervenuti nella lunga piazza di Sarzano, cominciarono a bello jftudio ad altercare ira loro, e a ingiuriarli con infulti, e minacce: indi vennero alle coltella; e chi alTaliva, chi urtava, chi fi dava alla fuga . In quella confufione, e mifchia fuggiva anche il noftro Pellegro , che niun motivo avea dato alla riilà; quando da un di coloro fu raggiunto , e ferito con un grave colpo di fiocco nel mezzo della perlona: e il fellone ficario in tale fiato lafciollo, dicendogli: Pellegro mio, perdonami, eh' io non t' avea conosciuto .
Portato a cafa il tradito Giovane, e vifitatagli da' Chirurghi la piaga, fu dichiarata m ortale . Onde tofto il munirono de' SS. Sacramenti . Dopo ciò poche ore più villo: perocché nel giorno lùfleguente trapafsò: generalmente compianto per la fua beli' indole, pel fuo raro ingegno , per le intigni Opere, che avea fatte, per le maggiori, che prometteva , ed in fine per 1' età di foli ventitré anni, eh' egli allora correva.
Niuno vi fu, che non tenefle per fermo eCTer venuto quel colpo da uomini invidiofi della virtù, e degli avanzamenti di così efperto Pittore: e, come in fimili cali avvenir fuole, v'era chi per mezzo di forti congetture nominatamente attribuiva a certuni il delitto. Io non ardifeo a tacciare alcuno . Facil cofa è l'ingannarli. Si fa però , cho l'infame ficario giunfe a notizia de' Parenti dell uccifo: ma
eglino feppero ufare una sì eroica, e veramente Criftiana moderazione, che mai dalla lor bocca non fe ne udì nè lamento , nè accufa . Sol tanto dopo qualche tempo ebbero a dire, che 1' efecutore di quella fcelleraggine già n' avea pa- Di gato il fio.' Ftl£T°
Fu al cadavere di Pellegro data onorevole fepoltura nella ,CLA" Chiefa Parrocchiale di S. Andrea, ove gli Antenati di lui fin dall'anno 1585. s'aveano eretto un fepolcro.
Lafciò quello Pittore dopo di fe tre fratelli, ed una fòrella . Il primo di quelli , che appellofli Girolamo, fu Prete, e alla Pittura non attefe . V attende bensì il fecondo per nome Domenico, che è divenuto quel valente Pittore, di cui con fomma lode parla Genova, anzi tutta Italia (
Ecco come perdemmo un de' più eccellenti Pittori, che aveflìmo; la cui memoria ci è dolorofa, qualora oflèrviamo le hobiliflìme Pitture di lui; maflìme fulla confiderazione di quel più, che avrebbe operato, fe l'invidia non lo avelie uccifo . Tuttavia ad onta di coftei faranno immortali, emanterran Tempre viva la gloria del loro Autore. (£)
X 2 VITA
( a ) Dì Domenico Piola, e di Gio. Andrea fuo fratello fi parlerà nel feconda tomo di quefte Vite.
( * ) Il preferite racconto della morte di Pellegro Piola s'e qui efpoflo con alcune circoftanze diverfe da quelle? che adduce il Soprani; e ciò a morivo di maggior verità; mentre ancor vive perfona , che centinaia di volte udillo dalla bocca d1 Angiola Piola, forella ai efib Pellegro, la quale d' età aliai grande morì nel principio del corrente fecole.
FRA gli addietro menzionati Difcepoli di Domenico Fiafella molto lì diftinfe Francefco Merano, di cui ora, giufta la ferie degli anni, debbo parlare . Spiacenti , che la breve fua vita, e per confeguenza il poco numero delle me tavole , mi facciano fcarfeggiar di materia , con chi per altro è degno di molta lode. Tuttavia le poche cofe, cn io qui di lui noterò, faran conofeere quanto inilgne egli folle, e quanto più infigne farebbe flato, fc la mone non avelie avuto tanta fretta di rapircelo
Saturday, August 13, 2011
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