VITA
(a) Quella tavola non e più nel fopraccennato luogo. Una però fene conferva in Voltri nella fagreftia della Parrocchiale de' SS. Niccolò, ed Erafmo; Ia_ qual tavola moftra S. Filippo Neri in adorazione. del Crocififlò. Ella è diligente in ogni fua parte , e contiene una belliflìma profpettiva.
( e>) Di Gio. Raffaello parleremo nel fecondo tomo di queft' Opera *
CO Me la natura nella varietà delle cofe ci ha compiuto ogni fuo bello: così l* arte nella varietà degl' ingegni ci ha compiuta ogni fua perfezione. Tal Artefice nelle fue Opere più fi renderà dipinto per una prerogativa, e tal altro più per un' altra . De' noftri Pittori chi fu eccellente nell' invenzione , chi nella ben difpofta fimmema delle parti, chi nell' efpreffion degli affetti, chi nella profpettiva, chi nel fare ritratti, chi nella vivezza del colorire , e chi in altre doti: di che già nelle Vite precedenti facemmo menzione,* Una per mio avvifo tra elfi mancava: cioè la particolar eccellenza nel dipinger paefi, ed animali cL' ogni fpecie . La virtù di Sinibaldo Scorza fé' si, che nemirien quella ci reflaflè a defiderare. Fu egli il primo tra' no- ===== {tri , che la poffedeffe . E ben moftrollo in effetto, confor- Di ine qui appreffo diviferemo . Sinibaujo Da Giovanni Scorza, uomo ricco di beni di fortuna.., ScoazA • e molto più d'integrità di vita, nacque Sinibaldo in Voltaggio il di 16. di luglio dell'anno 1589. Torto che il fan*ciullino toccò 1' età capace di educazione, la prima cura del Padre fuo quella fu di farlo inftruire nella Pietà, e nelle», lettere . Studiò Sinibaldo la Gramatica , e la Rettorica , accompagnando Tempre con effe la pratica de' buoni coftumi; onde propofto n' era a' condifcepoli per efemplare .
Avvenne intanto, che dal Padre di lui fu introdotto a dipingere nella cafa certo Pittore nomato Gio. Battifta^ -^arofio. Sinibaldo, che flava fpeflb offèrvando il lavoro, a poco a poco rimafe rapito dal desìo d'imparar la Pittura; onde poflofi fotto la coftui direzione cominciò ad impiegar le ore oziofe del giorno in maneggiare il pennello, e fchiccherar qualche cofa .
Co' principi del Carofio egli fi diede a difegnar figurine, le quali pofcia coloriva con fughi, eh' egli fletto da erbe eftraeva . Mortravano , è vero, poca bontà quefli primi lavori di Sinibaldo: ma non potea , ciò non ottante, chi confideravali, non giudicare affai bene del talento, e dell'inclinazione di lui, e non paffare anche a lodarlo, ed efortarlo a profeguire il virtuofo efercizio. Quindi ne venne, eh' ei volle avanzarli a cofe maggiori. Laonde provvedutoli d' una tela medicata , fi provò a dipingerla co i colori macinati ad olio. Dipinfela: e riguardo a un giovinetto principiante, e fenza indirizzo, riufeì V Operetta una maraviglia; di modo che_» comunemente credevafi fattura d'Artefice già molti anni nella Profeflìone verfato . Sinibaldo da ciò vie più accalorito; deliberò coli' aflenfo del Genitore d' abbandonare ogni altra occupazione, e darli di propofito alla Pittura.
Per efeguir queflo fuo penfiero, convenìagli ufcir dalla' patria . Prima, eh' egli ciò efegùiflè, fece ricorfo al Padre Francefeo Scagliofo Genovefe Conventuale ( Soggetto d'intelligen
O 4 ♦ za
za nel difegno, e ben efperto in formar figurine di cera): e chiefte a lui lettere di raccomandazione, per introdurfi
. ■■ a qualche valente Maeftro; lo Scagliofo l'indirizzò a Geno
Dt~~" va; e alla cura del Paggi raccomando Ilo .
Sinibaldo Giunto Sinibaldo in Genova, fu dal Paggi cortefemen
Cokza . te accoito t OfTervò quefti gli eleganti lavorietti del nuovo difcepolo; e prefagì di lui una beila riufcita . Dipingea Sinibaldo felicemente paefi, animali, ed anche fiori , frutti, e con proprietà, e vivezza li coloriva . Ma riflettendo poi, che poco giovevole farebbegli flato si fatto Audio , fenza quello delle umane figure, fi rivolfe a dipingere anche di quelle. Varj furono gli efemplari, che il Paggi gli propofe da copiare: e fra gli altri alcune ftampe d' Alberto Durerò, le_> quali volle Sinibaldo imitare, ritraendole con la fola penna: e ciò sì accuratamente , che non fi diftinguean dagli originali; e foltanto per cofe di luì riconofcevale chi leggeva a pie di effe il nome di Sinibaldo Scorza, eh' egli ufo era d' aggiugnervi.
Con F affiduità di tale efercizio fendutoli in pofiefTo del difegno, e in iftato di potere maeftrevolmente condurre una ben ordinata compofizione, non che una femplice figura; ufcì dall'altrui difciplina: indi ripigliò l'intralafciato fuo primiero lavoro intorno a' prefati oggetti, del quale fopra ogni altro dilettava!! : e fpecialmente nel dipingere animali n' imitava sì bene le proporzioni, gli atteggiamenti, e le varie pofiture; che parea mancalle loro foltanto la voce, per crederli veri, e viventi. De' Pittori, che in quel tempo fra' noflri fiorivano, niuno certamente in quello genere l'eguagliò.
Dopo aver qui molto acquillato di flima, e di denaro ne'fuoi vaghi, ed ingegnofi lavori, portoffi una (late a rivedere la patria; ove mentre foggiornava, fece alcune graziofe pitture, che confermarono la chiara fama colà per addietro precorfa di lui; ed avendo udito celebrare per molto eccellente nel dipingere animali un certo Cerani Pittor Milanefe, di cui anche qualche tavola s' era imbattuto a vedere; ei dipinfe occultamente una ftarna così naturale nel dintorno , nella difpofizion delle membra, e nella varietà dello piume; che ognuno rimiravala qual prodigio dell' arte,
Non
Non palesò già, che quella era un'Opera ufcita dal ilio pennello: ma finfe d' averla comperata da un Mercadante, che portata T avea da Milano . Sul finir della fiate ritornò Sinibaldo a Genova; e feco recò la pittura, la quale fece qui in chi 51 la vide la fteflà impreffione, che avea fatto in Voltaggio. Sinibaldo Venne intanto di tal pittura notizia al Sig. Gio. Carlo Doria, C0RZA* Cavaliere amantiflìmo delle beli' Arti, e de' bei lavori. Quefti volle vederla: vedutala, affai gli piacque; onde_» trattò di comperarla. Prima però moftrolla ad efperti Pittori , affinchè T efaminaffero, e ne deffero il loro giudizio; i quali concordemente aderirono quella non poter effere_» fattura d' altri, che del Cerano . A sì fatte afferzioni vie più invoglioffene il Doria; e, sborfato per ella non lieve prezzo, la fece fua . Sinibaldo traffe utile dall' inganno: ma poi ftimò fua gloria il manifeftarlo. Tofto, che il Doria feppe_*, che Sinibaldo fteffo ( e non già il Cerano ) era l'Autore di quella tavola: in vece di rallegrarfi , che nella noftra città talPe un uomo sì valente in tal genere di pittura; forte fdegnoffi; nè da indi innanzi gli diè più quelle dimoftrazioni cT affetto, di cui per addietro 1' avea graziato .
In quel mentre sbarcò a Genova il Cav. Marino, che panava alla Corte di Savoia. Quefl' illuftre Poeta molto intelligente, ed amante della Pittura portofli a vifitare i più rinomati Pittori della noftra città, e fra gli altri il Paggi; nella cui ftanza entrato, vi trovò lo Scorza . Ebbe quivi occafione di vedere alcuni lavori di coftui: e tanta ftima ne concepì, che, giunto in Torino , non ifcriveva mai lettera al Paggi, che del talento , e del fino, e delicato dipingere dello Scorza non faceffe decorofa menzione. Anzi non molto dopo intavolò carteggio con lui medefimo; ed ora gli facea cortefiflìme efìbizioni, ora gentilmente chiedevagli qualche tavola, ora notificavagli d'averla ricevuta, vivamente ringraziandolo , e foggiugnendone encomj, fpeffo anche coli-, poetici componimenti. Si leggono nella Galleria di effo Malino alcuni madrigali celebranti le tavole dallo Scorza dipinte: come quella d' Orfeo, che al dolce fuono della fua cetra fa rimanere incantate le fiere; e quella d' Apollo, che in abito di paftore guarda gli armenti del Re Admeto .
Per
Per quefte, ed altre onoranze Tempre più infervoravafi ne' fuoi degni impieghi il noftro Pittore: e a proporzione cre—— {bevagli il credito, e divulgavafi la fama di fua virtù . Quindi Di i più-qualificati Signori, sì della città, che foreftieri, gli Ssco AtD° commettevano tavole pe' lor gabinetti; le quali d' ordinario i ' fingevano amene vedute di campagne con paflaggi di carri, e di beftiami: piazze di fiere, o mercati d'animali, e cofe fimili con giufta naturalezza efpreflè, e con elegante proprietà colorite.
Oltre alle foprannotate Operette era anche folito rapprefentar ne' fuoi quadri le antiche favole; fpecialmente_. quelle, nelle quali occorreva introdurvi profpettive dipaefi,
0 varietà d' animali. E per venire al particolare: egli dipinfe gli amori di Piramo, di Medoro, e di Apollo: i fatali avvenimenti di Atteone, di Narcifo , di Siringa-., e di Licaone: il fonno d' Endimione: la caccia di Didone:
1 quadrupedi in battaglia contro i volatili: i compagni di UlifTe trasformati in fiere . Con tali lavori fecondava la fua virtuofa inclinazione, e incontrava univerfal gradimento, ed applaufo.
Nè fi fermava in quefti foli argomenti: ma dipingeva eziandìo Storie Sacre, e Mifterj; ove facea conofcere, che fimilmente affai bene riufciva nell' efpreflìone delle figure_» umane. Di lui abbiamo il Prefepio di Gesù, 1' Adorazione de' Magi, ed altre pitture ftoriche con ottimo gufto diviate, e con ifquifita finezza efeguite.
E della miniatura pur dilettavafi; nella qual facoltà non cedeva alle altre fue doti. Alcune Operette in miniatura da lui mandate al foprammentovato Cav. Marino andarono fotto gli occhi de' principali Signori Torinefi, che ne rimafero rapiti; e tra per eflè, e per le precedenti pitture, fommo credito acquinoflì preflo di quelli, e fpecialmente preflò del Conte Carlo Battaglia Aiutante di Camera del Duca , al quale moftrate furono, e molto piacquero . Del che avvifato lo Scorza , lavoronne alcune altre con più particolare accuratezza; e per mezzo di elfo Conte fece prefentarle a quel Principe , a cui furono molto care; onde in ftgno di fuo gradimento, e di alta ftima dell' Autore, gli trafmife una benigni(Tima_. lettera, con la quale invitavate) in Corte. Tal lettera, che
tuttora
tuttora confervafi da' figli dello Scorza, fu già da me ricopiata: ed or qui la foggiungo .
Signore Scorza . Li difegni, che ella mandò a farmi vedere' 5^ da Carlo Battaglia mio Aiutante di camera , furono da me tro- Sinibaujo vati così buoni, che commi/i allo Jìeffo di notificarlo a lei, ed in- Sc0RZA * fieme rapprefentarle il guflo, che fentirei di averla al mio fervizio. Ed avendomi egli rimofirato la buona volontà, che ella ne tiene; ho ordinato, che le fiano pagati ducatoni cento, che dovranno fervire per lo viaggio folo : potendo creder nel re/lo di trovar trattamenti qui corrifpondenti al fuo merito, ed alla^ ftima, eh' io fo della fua virtù . Ed ajpettandola con dejtderio quanto prima, prego Noftro Signore, che la confervi. Di Torino li 31. agofìo 1619, Voftro
Il Duca di Savoia.
Corrifpofe di buon genio Io Scorza al graziofo invito del Duca; e 1' anno fteflò, in cui lo ricevette, pafsò alla Corte di Torino con l'onorifica penfione di cinquanta ducatoni il mefe. Ebbe quivi accoglienze cortefi fopra ogni credere^: e qual infigne Virtuofo era univerfalmente riguardato, e riverito . Impiegollo quel Sovrano in varie miniature; che il noftro Artefice con egregia maeftria puntualmente efegui. Tra quefte incontrarono 1' approvazione, e la lode di tutta la_. Corte quelle, che in fèi fogli di carta reale dipinfe, dimoftranti alcuni fatti deferitti nella Sacra Genefi . E tanto più belle apparvero; perchè v' avea efpreffi diverfi animali cosi al naturale, che nulla più. Vivi proprio gli avrtfte creduti.
Dipinfe pofeia un Cupido pel Principe Tommafo figliuolo del Duca , che allora trovavafi in Sciamberì : . e tanto quello Signore gradillo, che 1' onorò della leguente lettera.
Signor Sinibaldo . Alla buona opinione, eh* io aveva della fquifìtezza dell' ingegno di V. S". ha vbluto ella aggiugnervene nuovo teftimonio col dono del fuo Cupido , il quale è flato da me Sommamente ammirato, e ripofto ira le cofe mie più pregiate, e peregrine . // dare giudizio dell' Opera non è mio mejìiere: , ma
ma m' accoflerò al grido della fama, che già gran tempo iru ogni luogo ha fpiegate le lodi del fuo valore: dalla quale mi credo , eh' ella abbia delle fue penne formato V ali di quelV infiammato Dio . Intanto ringraziandola fenza fine della cor te fi-, dimofirazione accompagnata da affetto così grande, di cui ne terrò memoria non ordinaria; io m efibifeo a rimofirarmele grato in tutte le fue occorrenze.
Di Sciamierì, li 22. novembre 1623.
Il Principe Tommafe di Savoia,
Molte altre furono le bell'Opere , che lo Scorza corapofe colà in Torino , non folo pel Duca, e per li Figli di Lui, ma eziandio per altri riguardevoli Perfonaggi, sì Torinefi, che foreltieri, i quali fovente gliene commettevano; onde per tal mezzo molte ne andarono in diverfe città d'Italia, e didimamente in Roma, che in gran pregio le tennero .
Dimorò alcun tempo in quella Corte , non perdonando a fatiche, per farli onore. Ma a quelle non ben corrifpofero i premj; perocché non Tempre potè rifeuotere 1' allignatogli ftipendio, per cagion de' Miniftri, che o glielo differivano, o con mendicati pretefti glielo feemavano, e talor anche glielo negavano; defraudando in tal guifà le buone intenzioni del generofo Sovrano . E lo Scorza, fenza mai farne motto al Principe , profeguiva con tutta fofferenza i fuoi lavori. Giunto poi l'anno 1525., nel quale s'accefe la guerra tra'Genove!!, e quel Duca; lo Scorza prefe da Lui congedo, e a Genova fi riconduce.
Credeva egli di godere qui la fua pace: ma la fellonìa d'alcuni invidiofi non gliel permife. Non potean coftoro foffrjre in città un uomo cotanto infigne, e famofo, che.-» con le fue chiariffime Opere ofeurava le Opere loro, e metteagli in penuria di Avventori; poiché in gran parte a lui ricorrevano. Quindi fu , che, per torfelo dinanzi, lo accularono in giudizio , come sleale alla patria , e ben affetto, anzi confidente del Duca di Savoia: e gii aferivevano anche a delitto 1' andar egli veftito alla piemontefe. Sul principio cotali accufe fi confideraron dalla noftra Repubblica come fri
s* vole,
vole, c di niun momento. Ma le avvalorò poco ftante quello fucceffo . In una campale giornata fcorfe il Duca fino a Voltaggio, patria dello Scorza; e riufcito ellendogli dopo —_,_ molto fàngue d'impadronirfi di quella terra, la mife a fer- 57 ro, e a fuoco . Ebbe foltanto riguardo alla cafa, e a' beni Stnuaido dello Scorza, del cui fervizio, e valore mantenea viva la_. Sc0RZA • memoria. Ordinò pertanto, che alle fofianze di coftui niuna moleftia recata folle; e che i Parenti di lui falvi, ed illefi follerò altrove a lor piacimento fcortati. Tal ordine però non ebbe l'intero fuo effetto; poiché i poderi dello Scorza non ben conolciuti foggiacquero anch' elfi, alla comune devaftazione. Quindi doppio pregiudizio ei dovette patire.*: Y uno dalla militare infolenza: l'altro dall' invidia degli emuli, i quali con le loro calunnie orpellate delle riferite apparenze tanto s'avanzarono, che fecero nafcer negli animi de' Senatori qualche fofpetto. In tempo di guerra ogni piccola ombra fa ingelofire: in quella guifa, che ad un infermo ogni poco d'aria, tuttoché innocente, efoave, fa impreffione malefica . Un fofpetto , e ben leggiero in quelle Icabrofe circoftanze ballò a porre in condizione di reo lo Scorza-.: che però, a motivo di ficurezza, giudicoflì fpediente rimuoverlo per qualche tempo dallo Stato di Genova. Fu adunque condannato d' efilio per lo fpazio di due anni , preferitogli da confumarfi in Mafia: cofa, che cagionò molto difpiacere allo ftefio Duca di Savoia, che affai lo flimava, ed amava; e per dimoftrazione di graziofa parzialità poco prima della guerra gli avea tenuto a battefimo un figlio , il quale dal nome d' eflb Duca, nomato fu Carlo Emanuello: e farebbe fiato imitatore della paterna virtù , come prenunziava lo fpiritofo, e penetrante fuo ingegno: fe immatura morte non cel avelie rapito , mentr' egli era per anco in età fanciullefca.
Or il nofiro Pittore, ricevuta l'intimazione del bando, pafsò tofto a Mafia; ove per li lòfferti danni fi vide ridotto in iflato di dovere da' proprj pennelli cercarli il fotlentamento. E ben potè di leggieri trovarlo; perciocché abbafianza colà era noto il fuo valore; e particolarmente a quel Principe , nella cui città conveniagli abitare . Quefti oltre ali averlo benignamente accolto; il prefe a proteggere per tal modo,
che
che mai non gli lafciò mancare occafioni d' occuparti con guadagno , e con lode. Anzi di più dopo alcuni mefi gl'impetrò dal ==== Sereniamo noflxo Senato la permiflìone di potere almen conDi fumare il rimanente dell' efilio in qualunque altra città gli
Ribaldo folle meglio piaciuto .
wt /.A. Prevalendofi lo Scorza dell' impetratagli grazia s'accommiatò da quel Principe, e portofli a Roma con ifperanza_. di farfi a prova conofcere. Quivi ben ofTervate le funtuofe fabbriche, e le fuperbe ftatue, e pitture, e le altre rare bellezze di quella Capitale del Mondo; e cosi maggiormente fecondatoli l'intelletto di nobili idee: pafsò al lavoro difegnando , ed efeguendo cofe più egregie di prima, al cui faggio forrrioflì torto un alto concetto di lui; licchè lo affollavano le commiflìoni di Cardinali, di Principi, e di altri Perfonaggi qualificati. Grandi onori, ed emolumenti gode"va: ma troppo eran impegnate, e violente le fue fatiche.
Terminarono intanto i due anni del prefcrittogli efilio; dopo i quali (limò neceflario reftituirfi alla patria, per dar qualche fedo alle cofe fue, e riftorare al poflìbile i danni, che la famiglia avea dalla guerra fofferti. Ebbe molto cordoglio in vedere colà i fuoi poderi fpiantati, ed arfi: ma_, affai più 1' affline la diffrazione della preziofa raccolta di difegni, di quadri, di miniature, e di altre Opere, che con gran diligenza , e fpefa s'avea formata . Eran tutte cofe di fonimi Autori, che', unite a quelle del proprio pennello, componevano un raro mufe'o.
Dopo alcuni mefi di dimora in patria fece ritorno a Genova , dov' era con gran defiderio affettato . Quà condufTe la fua famiglia, e prela abitazione in luogo di minor frequenza , e fcevero da' difturbi, fi diede tranquillamente ad operare; non celiando i Cittadini d' occuparlo con le lor commiflìoni .
Alle fue virtuofe occupazioni nel dipingere, e nel miniare quella pur anche aggiunfe dell' incidere all' acqua forte. La prima fua fatica in tal genere fu l'intaglio d'un rame , in cui figurò un paflorello, che, feduto all'ombra d'un albero, fuona il piffero; mentre la fua greggia fi fta pafcendo . Il dilegno originale di quello rame dello Scorza lo confervo appretto
predò di me, infìeme con alcuni fuoi lavorietti di miniatura finiflima; tra' quali avvi una mofca , un pefce, un uccellino, ed altri animaletti efpreffi a maraviglia. Io li tengo in conto di tanti gioielli. "Di"
Avea quello infigne Artefice preparata una gran quan- Sinibaldo tità di difegni da fé fatti a penna , per pofcia inciderli, e pub- ScoitzA» blicarli. (a) Erano quefti parte d'animali, parte d' antiche favole , e parte di paftorali finzioni; ogni cofa di fquifita proprietà , ed eleganza . Ma la morte gliene impedì l'efecuzione ; concioffiachè una repentina malattia fui più bello ce lo rapì. Trapafsò Sinibaldo Scorza all' eternità l'agofto dell'anno 1631., nel qual tempo non ne avea più, che quarantuno , e ottomeiì d'età.
Difpiacque fom inamente a tutta la città la perdita d'un tant' uomo, dal cui valore sì degni frutti affettava . La declorarono i parenti, e fpecialmente i figli, che oltre al filiale amore, traevali al difgufto lo fcorgere in quella il gran difcapito della cafa. Fu feppellito con folenne funerale nel chioftro della Chiefa di S. Francefco di Caftelletto entro la tomba de' fuoi Maggiori; e gli fu eretta una lapide con quella Infcrizione .
SlNIBALDVM ScORTIAM IoANNlS FILIVM .
Ex Comitibvs Lavaniae .
Inter Pictores Celeberkimvm .
Amissvm Deflevit Anno Mdcxxxi: Erasmvs Fiuvs.
Ne TV FRVSTRA Q.VAE8AS VIATOR . SciAS HOC OSTIVM ESSE DOMVS . In Qva V1tam Exspectat Immortalem . Anno A Christo Nato Mdclxx. Lafciò Sinibaldo in patria alcune memorie di fé . Una di quelle è il belliffimo quadro dell' Immacolata Concezione di Maria Vergine efpofto nella Chiefa de' PP. Conventuali. Quando altr' Opera di coftui non vi folfe; quella fola baderebbe a qualificarlo per un Soggetto eccellente. VITA
( a ) Di quefti difegni ne pofleggo io buona parte. Scorgo da eflì, che il Soprani non elàgera punto nella lode dello Scorza. Sono d' un tratto così rifoluto,
£untuale, e vivace, che pare non poterli in tal genere far davvantaggio . o fteflb, e anche più , moftrano i fuoi dipinti: ma non già i luoi intagli in rame. Egli fu eccellente in tutt'altri lavori. CLei dell'intagliare furono pei lui un femplice divertimento, in cui lui tardi provetti.
Saturday, August 13, 2011
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