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Saturday, August 13, 2011

Travi, pittore genovese, detto Il Sestri

VITA

DI ANTONIO TRAVI,

DETTO IL SESTRI, Pittore. Anche il cafo concorre talvolta a formare in qualche Arte nobili Protettori , che in addietro nè pure aveano a quella penfato . Egli fcherza a guifa della fortuna; e, qualora gli piace d'efTer propizio, g ugne a operar maraviglie, come già nel produrre la naturaliffima fpunia alla bocca del dipinto cavallo d'Apelle, o di Nealce, eh'ei fofTe {a). Scherzò ir cafo in Antonio Travi con favorirlo: gli aprì buona occafione: gli andò a feconda dell'ingegno: e lo fece divenir valente Pittore. Eccone il come.

Bernardo Strozzi, foprannomato il Cappuccino, la cui vita già a fuo luogo fcrivemmo, avea meftiere d' un gar^ •zone per fervizio di cafa, e maffìme per lo macinamento de' colori. Già da molto tempo il cercava; quando imbattutoli in Antonio Travi [ detto anche il Seftri, perchè nativo di Seftri di Ponente], fanciullo d'infima condizione, e quali mendico, gli parve a propofito; e chiefloloed ottenutolo , ritirollo appretto di le . Era il Travi dalla miferia avvilito , aliai male in arnefe, e di più fordaftro . Non aveva avuto ftudio, fuorché de' principj di leggere, e di formar qualche lettera. Chi per tanto avrebbe mai creduto, che coftui, la cui mefehinità , e battezza nemmen gli avrebbe permetto il coraggio d' accoflarfi alla ftanza d' un trivial Pittore; avelie poi dovuto riufeir Pittore di queir eccellenza, e di quel grido, che fu?

Or entrato il Travi in cafa dello Srozzi per fuo garzone, cominciò a fervido con tanta prontezza, efattezza, £-» fedeltà; che ben torto fi guadagnò 1' affetto di lui . Attento il garzone a' fuoi doveri fpolverava la ftanza, manteneva^ puliti gli arredi, e preparava opportunamente ciò , che Iacea

d' uopo

( a ) Quel graziofo accidente della (puma al naturale prodotta in dipinto cavallo dal colpo d' un avventata ipugna , Sello Empirico l'attribuire ad ApeUe: Plinio il vecchio, a Nealce i ... . . .

d* uopo al dipingere; talché lo Strozzi Tempre più contento fe ne trovava.

Ma il vivace fpirito del Travi non fi contenne tra' foli confini de' materiali fervizj. S' avanzò più oltre . Invogliatoli

oflèrvando le maniere, che quelli teneva in difegnare, in_. difporre, ed in colorire. Indi nafcoftamente nelle ore libere ponevafi ad imitarlo; or copiando figure, ed or facendo bozze. Vide lo Strozzi gì* ingegnofi lavorietti del buon garzone; eftupi, come un idiota , in tenera età , fenza alcuna inftruzione, aveflè faputo far tanto: nè gli parve doverli trafcurarc un* abilità cosi ben inclinata. Sei fece adunque difcepolo, cfcortolo con ottimi precetti, e provvedutolo di linimenti, di difegni, e d'infigni efemplari l'introduce nell'Arte.

Cominciò il Travi non molto dopo a dar faggio del fuo. buon avanzamento con una tavola (toriata, di' egli ebbe commiflìone di dipingere per una Chiefa dedicata a Santa Caterina in Seflri fua patria . Rapprefentò in quella tavola le Spofalizie di detta Santa. L' Opera fu ben condotta; e il fuo Autore ne riportò dagl' Intelligenti approvazione, e lode, (a) Mentre s'attendevano dai novello Artefice più maturi

di pittura ne fu diflratto . Perciocché eflendo venuto a Genova 1' anno 1630. Goffredo Waals Pittore Fiammingo, elperpertiflìmo in dipingere paefi in piccolo con edifizj, e architetture di diverfe fogge, e vedute; ed avendo quelli un giorno portati alcuni fuoi lavori allo Strozzi, per farglieli oflèrvare, ed udirne il di lui parere: in quell' occafione livide anche il Travi, il quale reftò talmente rapito dalla lor bellezza , finezza, ed artificiofa profpettiva , che, contratta tollo amicizia con quel chiariamo Profeflbre , volle godere il vantaggio di eflfergli difcepolo, a fine d'imparar fotto lui quella maniera di dipingere si graziofa , ed amena.

Con gl' infegnamenti del nuovo Maellro , e con gli ftudj, che fece in campagna , offèrvando i varj afpetti de' paefi, e le vare comparfe degli edifizj, de' filari d'alberi, e di Tom. I. V cofe

(«) Un'altra tav^a di queftoPittore ved-r in S. Martino di Pcgli. Ella efprime Santa Rofaiia portata dagli Angioli in Cielo.

della Pittura, mentre egli operava

rf 1 •' . i ,1 •

frutti del fuo ftudio in pitture

eofe fimill in lontananza; divenne in tal genere eccellente, e famofo al pari del Wals. Anzi quella dote egli ebbe fu

, petiore a coltui; che dove coltui non del tutto felicemente

5i riufciva nell' introdurre entro i fuoi quadri figure: egli all' op

AgJJJJ° P°^lto » componendo le (uè pitture di paefi, e di profpetti, abbellivate con elegantiffime figurine difpofte, e colorite.* fullo Itile Strozziano, che molto dilettavano, ed invaghivano lo fpettatore .

: Io non faprei noverare le tavole, che il Travi dipinfe, rapprefentative di deliziofi paefi, e di luperbiflìme architetture con quelle giunte di figurine, in leggiadri atteggiamenti Qrdinate ad accrelcer 1' amenità, e la vaghezza dell'Opere. §o, eh' egli dovette lavorarne moltiflime per commilììoni di priraarj Cavalieri di quella , ed' altre città; e gli furono altamente lodate, e liberalmente ricompenfare.

Fu quello Pittore rifoluto, e franco nell' operare; talché in poche ore, anzi talvolta in pochi colpi, terminava un quadro; il quale avvegnaché di finimento, e di accuratezza mancalTe; abbondava però fempre d'intelligenza, e di maeflria: ciò, che parimente può dirli delle fue figurine. Erano anche quelle con pochi tratti di pennello formate: ad ogni modo fi riconofeevano fempre per fatture d'un efperto Proiefforc.

Egli in oltre fu un puntualiflìmo imitatore della natura; nulla mancando a quanto nelle lontananze richiede 1' oc. chìo , sì per gli feorti, sì per la giufta diminuzion degli oggetti , e de' colori: e tal pratica col lungo, ed aflìduo efcrcizio s' aveva acquiftata; che baftavagli aver una fola voi» veduto un paefe, o una fabbrica , o lunghi filari di colonne, o d' alberi, o di fomiglianti oggetti, per ferbarne gagliardamente imprefia l'idea; e tali cofe non più prefenti cosi efattamente ritrarre, come fe tuttavìa le ténefTe dinanzi agli occhi.

/ Ma la troppo divulgata fama di lui gli recò pregiudi

zio . Tanto è vero, che anche le cofe buone voglion elfere moderate . Il pregiudizio gli avvenne fenza fua colpa: fc> pur colpa non è 1 aver gran perizia in un' Arte . In fomma gli avvenne: e fu, che la fleflà fama gli fece arrivare da-, molte parti commilitoni d' mdifpenlàbile impegno; per le

quali era coftretto ad occuparli dì, e notte in violenti lavori , che gli {temperarono il cervello, e gli debilitarono la compleflione . Così renduto quafi impotente a dipingere* mammimummt e per le ecceflìve fatiche invecchiato innanzi tempo, palsò J~ nella fua patria a procacciarli follievo . Colà sforzato dal gè- Antoni» nio non fapea rifolverfì ad abbandonare affatto i pennelli. T*AVI" Maneggiavali tuttavia, di rado però, e fievolmente .

Alla fine prefo da profonda malinconìa, rinunziò ad ogni efercizio di pittura, e ad ogni converfazione d' Amici: e fi diede a una vita ritirata, e fchiva fin de' domertici. Se talora ufeiva di cafa, cercava le ftrade più folitarie, fempre_» meflo, e concentrato in fé ftefTo . Terminò quelli fuoi affanni con la morte portatagli indi a poco da fòpraggiuntagli acuta febbre, l'anno 1668. cinquantefimoquinto di fua età .

Fu per altro Antonio Travi in fua gioventù d' umore allegro, e giocofo: onde volentieri udivafi difeorrere , e motteggiare . Soltanto fi rendeva fpiacevole , quando volea far del faccente, e ingerirli in difpute di cofe letterarie, od anche Teologiche; perocché allora difpenfava gli fpropofiti in buon dato; né di leggieri piegavafi alle altrui ragioni. Ordinario vizio degl' ignoranti.

Ei guadagnò molto con la pittura , che fu il fuo unico ftudio, ed in che mirabilmente riufeì, per l' avventurato cafo, di cui al principio feci racconto: tuttavia poco patrimonio lafciò a' fuoi figli (a); perchè non tenea conto del denaro; ma fpendevalo tutto in lautezze, ed in allegrie.

Vi VITA:

{«) I fiffli del Travi furono anch' efli Pittori, e dipìnfero fullo Itile parerne, benché poco felicemente . Coftoro hanno lavorato affai; ftanrechè in molta

.,_. . cpjjia fi -veggono i loro quadri nelle cafe di Genova. I meno intelligenti prendono sbaglio, attribuendo al. Padre le Opere de'figli,: ma quelle dd» Padre fon d'altro merito.

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