Luigi Speranza
"VITE DE' PITTORI, SCULTORI, ED ARCHITETTI GENOVESI »IRAFFAELLO S O F R. A ^T I PATRIZIO GENOVESE. In quella feconda Edizione rivedute, accrefciute, ed arricchhe di note XML GAJELZO GXXT3JE&&XS XULXZ'X
Pittore, e Socio delle Accademie Ligufiica% e Parmenfe . TOMO PRIMO.
Nella Stamperia Casamara, Dalle Cinque Lampadi,
CON LICENZA DE' SUPERIORI,
A Paola Durazzo:
NOBILISSIMA DAMA.
"Qando ben anche nel dedicarvi la prefente Storia altro non aveffi avuto in mira, che di procacciare alla medefima un qualche diftinto ornamento, e fplendore.,:
l'otterrebbe eflà, e ben grande dal folo Nome, che porta in fronte: Nome di una Dama per la nobiltà de' Natali, per la gloria degli Avi, e più ancora per li molti Angolari fuoi pregi, e per le amabili qualità del fuo gentiliilimo tratto, e dell' aureo cofhime, fe altra mai, ragguardevole. Ma non è quefto nè il folo, nè il principale motivo, che m'abbia indotto a fiflàre in Voi unicamente il penfìero.
Altri ve n' ha, e più forti per avventura, e fenza meno, più confacenti al foggetto di un' Opera, in cui con le Vite infìeme de*più infìgni Pittori, Scultori, ed Architetti defcritte fono l'eccellenti lor produzioni: onde- fi pregia meritamente la noflra Liguria, ed in ifpecie quella Sereniffima Dominante^. Troppo è fempre flato ordinario, e direi quali connaturale aH'llluflre Voflra Famiglia, ed a_^ quella del Signor Cristoforo , Voflro degniiììmo Spofo, il buon guflo, e V amore verfo le tre Arti forelle, per credervi indifferente in cofa, che le riguardi. Dolce fìa pure in ogni età, e venerabile per elle, e pe' faggi lor ProfeiTòri V onorata memoria di uno Stefano (i) , e d'un Marcello Du Razzo,
ij La fabbrica del Seminario de* Cherici eretta in quella città a fpefe del Card. Stefano Durazzo è affai confiderabile per la vafta mole, e bene intefa Architettura .
Il Cardinal Marcello Duraz2o del titolo dì S. Pietro ad Viticula fece dipin-, gere la volta di quella Chiefa da Gio» Battifta Parodi genovefe.
Il Cardinal Giorgio Spinola Prozio del Sig. Criftoforo, è ftato un gran Protettore de' più celebri Pittori, Scultori, ed Architetti del fuo tempo; promovendoli , e decorandoli ancora di titoli, e gradi onorevoli.
Moltiflimi altri Porporati di quefto Cognome fiorirono, fino a vedertene-» tre nel tempo medefimo, e tutti amanti dì quefte nobiliflìme Arti. „ Sopra un Altare della Chiefa del pubblico Albergo fi vede un magnifico baffo «ilievo del BuonariQti, rapprefejuante la Vergine m atto di contemplare».
il cada
Razzo , e di un Giorgio , e Gio. Domenico SpinoLa, che dallaìtima, e inclinazione dell'une non fi diftraiTèro punto, nè anche in mezzo alle cure graviffime di cariche le più importanti, e de'più gelofi maneggi: e tra lo sfoggio delle più faftofe Infegne, e delle Dignità più eminenti fi recarono a grande impegno il proteggere gli altri. E fenza richiamarvi alla mente i tempi trafcorfì, quanto non deve l'Architettura al Signor GiaComo Durazzo (i) Voftro Zio, e al Sereniffimo MARCELLO inclito Voftro Genitore, che alla magnificenza più fplendida accoppiando il più fino difcernimento, nella fabbrica di molti fùoi maeftofì. palazzi non per altro ha impiegato di fcelti Artefici l'induftriofa opera, e la fatica^, le non fe per l'efatta efecuzione de' gran difegni, che ne avea egli ftefTo da prima lodevolmente formati (2)? Quindi è, che in rileggendo la prefente froria vi avverrà tratto tratto d'imbattervi ne'chiari Nomi di nobilitimi Ferfonaggi, a Voi per fangue Erettamente congiunti, e
i! cadavere del Divino fud Figlia. Quella Scultura e fiata lafciata a quella Chiefa dal Sig. Gio. Domenico Spinola, che ereditata F aveva dal Cardinal Gio. Domenico fuo Zio .
(*) Quello Giacomo è fratello del Sereniamo. Sta attuale Ambafciadore della_. Corte Imperiale preflb la Repubblica di Venezia. Egli è verfato nelP Architettura si Civile, che Militare.
(■i) Oltracciò tutti i Cuoi palazzi fona magnificamente decorati di belle Pitture» e Sculture ; e Angolarmente quello fituato nella ftrada Balbi, nel quale fono raccolte in gran numero funtuofe Statue , tanto antiche , quanto moderne, ed un bullo folo , figurarne il ritratto di Vitellio Imperadore , è prodigio dell' Arte. Tra le Pitture, che V adornano, "e ccnfiderabile il quadro della Maddalena a' piedi di Grillo in cafa del Farifeo. Opera di Paolo da Verona.
A' molti qua lri di alto pregio appartenenti alla Famiglia Durazzo fa dillinta corona quello rapprefentante P Aflunta , e gli Apoftoli ( di mai» di Guido Reni ), che vedefi nella cappella Durazzo al Gesù,
non potrete al certo non interefTarvi nella detenzione di tanti funtuofì edifizj,
Di fculti marmi, e di dipinte tele r che rieonofcerete a chiare note quai lumino!! monumenti dell' Animo grande, e del genio fublime de' Voftri eccelli Maggiori, e quali non volgari fregi delle pareti domeftiche , oggetto per Voi di onefto piacevole trattenimento infino dagli anni Voftri più teneri. L'Opera finalmente, che Vi prefento, Vi fomminiftra le più rilevanti notizie di alcune Nobili genovefi Dipintoci, le quali fanno fede eiTere al Voftro feffo anche in quefta parte aperto libero il campo al fapere , ed alla gloria. Io mi lufingo perciò, che Voi, NOBILISSIMA DAMA, fecondando gl'impulfi dell* indole Vofrra generofa, e gentile , farete per riguardare con parziale amorevolezza quefra mia offerta, qualunque ella fìafi, e che infieme con effa accoglierete cortefe fotto la Voflxa autorevole protezione, chi penetrato per Voi dal più vivo fentimento di rifpetto, e di venerazione, in atto di profondiflima riverenza paifa a dichiararli
DI VOI NOBILISSIMA DAMA
Umilifs., Divotifs., ed Obblìg. Servidore Ivone Gravier4 A*Saggi Lettori.
AG. D. B. Ssxi benemerito della Patria, e delle buone Arti fu Raffaello Soprani, la cui diligenza, ed esattezza nel ricercar le notizie contenute in quefl' Opera, non può abbajlanza lodar/i. Egli le avea già raccolte: ma ( che che fé ne affermi Gio. Niccolò Cavanna ) non le avea per anco ne ordinate, ne fornite d' elocuzione godibile: quando prevenuto dalla morte—», dovette lafciarle confufe, e fimili anzi ad un embrione, che ad un parto organizzato, e maturo. Era da qualche tempo fparfa la fama dell' Opera: e gli eredi Figli dell' Autore, vinti dalle continue inftanze de' Cittadini, non poterono ricufare di pubblicarla . Se ne prefe l' affunto il Cavanna /incero Amico de' Signori Soprani; non però jornito di tanta abilità, che Sufficiente fojfe a dar V ultima mano ad una Storia Solamente abbozzata. Cqftui e/eguì ciò, che feppe: vi fece incidere alcuni buoni ritratti in rame, e la conjegnò alle ftampe tale, quale di prima lancio era fiata fcritta . Aggiuntovi di fuo un mefchino ragguaglio della Vita di effo Autore; ove campeggiano gì'idiotijmi, i (olecifmi, e gli affurdi. Così pubblicoffì l' Opera; e fu buona forte, che fé ne tirarono poche copie . Ella riufeì gradita per la ricchezza delle fue rare notizie . Nel rejìo fi defiderò, che foffe meglio difpojìa, e men dìfadoma . Un sì ragionevole defiderio, che allora non potè appagarfi, non fi è ora pojlo in dimenticanza nell' occafione di ridonarfi alle Jlampe l' Opera fleffa ricercata da molti Virtuofi e di Genova, e d' altre primarie^ città d'Italia , e di fuori.'
Promotore di quejla edizione e fiato Mr. Ivone Gravier. Egli avendola deliberata affai più magnifica della prima, a nuovi caratteri, in difiinta carta, con accrefeiuto numero di ritratti fedelmente rifeontrati, ed ìncifi: s' avvide , che v' era neceffario un miglior ordine, e uno ftile più colto . Per quefto effetto ricorfe a me, che n accettai V incarico . Quanto io abbia qui operato può vederfi al confronto con la prima edizione . Né altro ne dico, fé non die chi è difereto non dovrà richiamar/^ della mia fatica . Non
Non ha gran tempo, che Luigi Crefpi Canonico BologneJL* volenio rimandare alle flampe le Vite de' Pittori defcritte nella Felfina Pittrice del Conte Carlo Cefare Malvagia ( o Malvasia), le ha prima ridotte in forma da poterfi leggere fenza naufea: e del fuo operato ne ha avuta V approvazione de' Dotti. // Soprani , ed il Malvagia furono ambedue Soggetti di grande jìima: ad ejjt abbiamo V obbligazione di molte degne notizie-*. Ma ben fi fa , che la purità della lingua volgare non avea nel paffato fecolo ricevute né in Genova, ne in Bologna quelle ofpitali accoglienze, che ha poi ricevute nel noftro. Fu colpa de1 tempi fé certe Opere non ebbero tal purità: e colpa farebbe di chi le ritorna in luce, fé ve le ritornaffe fenza raffazzonarle.
Io nell' imprendere queflo impegno mi fono affidato ad un-. mio giufto coraggio. Imperocché, febbene io non fia ni Pittore , né Scultore, nò Architetto: nientedimeno pojjeggo di tali facoltà la teorica, e i termini: acquiflo da me fatto per mezzo dell' accurata lezione di quegli Scrittori, che di effe hanno con fondamento, e con pulitezza trattato . E però lontano mi flimo dal cafo di quel Megabizzo , che volendo decorrere di Pittura, fi rendè oggetto di derifione a fattorini d' Apelle . (a)
Oltre al già menzionato Gravier molto anche è debitrice quefì' Opera all' egregio noftro Pittore Carlo Giufeppe Ratti, // quale non folo V ha illuflrata con erudite note, ha efattamente rifcontrate tutte le Pitture, e Sculture riferite dal Soprani, e v ha aggiunte le altre di merito da ejfo Soprani non riferite: ma di più V ha accrefciuta del fecondo tomo [ che non tarderà ad ufcire ] contenente le Vite de' Profeffori genovefi defunti dal tempo del Soprani infino al dì d' oggi; tomo fimilmente copiofo di belle, e rare notizie.
Parrà forfè a taluno, che il Ratti nelle fopraddette note, ove gli fia occorfo parlare di Mr. Cochir» abbia nel redarguirlo ecceduto. Ma per vero dire ha piuttoflo ecceduto il Cochin_, col fuo irragionevole taffare, ed avvilire le Pitture, e le Sculture de' Profeffori italiani in quelle più fegnalati : con che ha ojfefo gì' Intelligenti nofiri; ed ha fìomacato quelli ài fua Nazione .
(«) Plutarch. de Difler. Amici ab Adular. & JEIian. Var. Hift. lib. i, cap. », Ma Eliano in vece d' Apelle Tì nomina Zcufi.
zione . (a) Dovea ben coftui metterfi innanzi V esempio del Barone d' Argens (b), onde avrebbe imparato ad effere più tircon/petto nelle fue critiche. Io lafcio , che quefte fi ribadiscano da que* Virtuofi Cttadini, alle cui città rifpettiv amente appartengono: e mi fermo fol tanto a moftrare , che il Cochin non s'intende né di Pittura, né di Scultura. In fatti chi mai concederà, che di quefte s'intenda chi non ne fa conofcere né il pregio , ni gli Autori? Tale evidentemente fi dijcuopre il Cochin; perciocché entrato qui nella Chiefa di S. Lorenzo, ci difprezza i dipinti di Luca Cambiafo , e del Tavarone , anzi ancora lo ftupendo Crocififfò del Barocci; né cura punto le nobilijjìme Statue marmoree, che ci fono del Civitali, del Sanfovino, di Guglielmo dalla Porta, e d' altri famofi Artefici. In S. Matteo non entra a vederti le fuperbiffime del Montorfoli: né in S. Francefco di Caftelletto quelle di Gio. Bologna . Nel grand' Albergo non degna di menzione il baffo rilievo del Buonarroti. In Santo Stefano non riconofce il gran quadro di Giulio Romano: e nel palazzo del Principe Doria non offerva le egregie Opere di Perino del Vaga. Prende poi anche talvolta un Autore per V altro . A cagiona d' efempio: egli nella Chiefa della Maddalena vede le pitture a frefco fattevi a noftri tempi da Sebaftiano Galeotti; e le attribuire al Parmigianino . E queflo è intenderfi di Pittura-.? In S. Maria delle Vigne giudica effer Opera del Puget /' Altare di marmo , quand' é del Ponzonelli. E queflo è intenderfi di Scultura? In oltre tutti gli sforzi critici del Cochin confiftono in dire d' un quadro, che il eli mauvais: a" un altro y che il eft mal deffiné: d' un altro, che il n' y a point d' effet: e fentenze tali * Ma le ragioni ove fono? Saran rimafe in quelle—, note , che ad ogni poco afferma d'aver perduto. Afpettiam, che le trovi.
Refia per ultimo, eh' io giuftifìchi V elocuzione, di cui va rivefìito queflo volume . Ho proceduto in effo con ift'ile Suetoniano , fchietto , fenza lifei, e con misurata economia di parole: ben perfuafo, che un grand' ornamento del dire fia il non affettare ornamenti. La limpidezza delle voci, il loro giufto figni
ficato ,
(a) Mr. de Wattllet, Mr. Carlo Clerìfleaa, ed altri virtuofi Francefi difapprovano 1' Opera del Cochin, e di lui fortemente iì lagnano .
( b ) Il Barone d' Argens fu più che abbaftanfca confutato da un dotto Italiani) anonimo, e da altri, Onde la AiaOperuccia non gli fece buon prò.
ficato, la proporzionata loro collocazione potranno qui ricono^ fccrfi da coloro, che t incorrotta letteratura profetano.
La cura ài ripulire quefi' Opera ci ha tirato a un indugio più lungo di quello penfavaji. Ma neceffario egli era, fe fi voleva una cofa migliorata a dovere. Egli è difficile operare in fretta, ed infieme aggiuflat amente, Tal confiderazione det^ muovere a grazio/o compatimento coloro, che fi lagnavano, quafi fojje trafeuratezza ciò, che era Jìudiofo impegno. Ora— di quefto ne provano il buon effetto; mentre veggono V Opera fieffa ridotta a un ejfer migliore , qual frutto flagionato , e foave. Così i Firtuofi potranno guflarla con maggior piacere , e conia giunta del merito d' una efercitata Jaggia pazienza,
VITA
DI RAFFAELE SOPRANI
PATRIZIO GENOVESE
PITTORE , ED AUTORE DEL PRESENTE LIBRO ,
Scritta da Gio. Niccolò Cavatina PatrÌ7Ào Genovese.
Acq.ue Raffaele Soprani in Genova, era l'Ordine Patrizio , l'anni di noftra làlute 1612. il dì 8. gennajo . suo Padre fu Antonio Maria figlio di Bernardo Soprani , e fua Madre Geronima figli? di Gio. Tommafo Oliva . Fu allevato con órandiflima accuratezza, e tanto maggiormente , che ciò richiedeva la troppo delicata ma compìe/Iìone; onde li età, di cinque anni a cagione d'eccefnva, debolezza di ftomaco ebbe una malattìa mortale, dalla quale per interceffione di Maria Vergine , e di S. Francefco di Paola -- rifanò: e per quanti altri mali in gioventù gli fopraggiun
Di Raffael£ geflero, muno lo ridufTe a pericolo della vita. Soprani. D'età d'anni 28. con foddisfazione del Padre prefe in ifpofa la Signora Bianca Lucia figlia del già Sereniflìmo Leonardo dalla Torre del fu Battifta, dalla quale ebbe tre figli mafchj, cioè Bernardo , Oberto, ed Agoltino . Il maggior di quelti in età d' anni 20. pafsò a miglior vita; perdita, che riuidi al Padre di gran dolore, perchè teneramente 1* amava. Nel 1641. gli mancò la Madre già da molti anni inferma; enei 1657. la peftilenza gli tolfe il Padre , che in quel tempo per la quarta volta ledeva fra' Senatori, fra' quali ebbe luogo anch' eflb Raffaele nel \66c. , e nel 166$. Il che bafti per notificare la di lui nafeita, e i Genitori.
Imprenderò pertanto a difeorrere del genio, e delle virtù , nelle quali s'impiegò . Ancor giovanetto, fotto la difeiplina di D. Pietro Galgani Sacerdote ornato di molte feienze, apprefc la Grammatica, e V Umanità , ed ebbe i principj della Rettorica , la quale profeguì fotto la direzione-* del Padre Gafparo Malia della Compagnia di Gesù; Dipoi fotto il Padre Aleflandro Fiefchi cominciò lo ftudio della Filofofia; ma non potè a lungo applicarvifi, a cagione di qualche indifpofizioni, che gli fopraggiunfero. Gli furono però fuflèguertemente dall' ilìelfo Padre foiegate le Matematiche, ove apprefe \ primi fondamenti di delineare in prospettiva, della quale viitù reftò affai invaghito . Ufcito che fu da' PP. Gemiti, s'introduflc a Giulio Benfo Pittore profpettico , che gì' infegnò a delincare con finezza d'arte in anguftia di picciola carta lontananza fmifurate, e figure geometriche , foggette, o non foggette a i«eola . Quando fianco ormai Raffaele di tirar tante linee , finar pjnti d' altezza , e diftanza , formare feorti, e digradar pavimenù % ecj offervata la maeftria, e i difegni di Sinibaldo Scorza, J>' applicò più volentieri a delineare , ed imitar quello ProfefToi»; onde effendogli riufeit» il contraffacimento, andava profegut^do la compofizione de* paefi fullo ftile dello Scorza, come aneo di Goffredo Wals Fiammingo infigne Paefifta, che appunto ^oco prima ave*u*
dato faggio della fua virtù in Genova. Sotto la direzione.^ del Benfo fin a qui era giunto Raffaele, quando intefe, che Pellegro Piola, appartatofi da Gio. Domenico Cappellino c"n —.
maeftro, erafi porto da fé fteflb in nuova ftanza . Andò per Di Raf*au« tanto a trovarlo; ed effendofi incontrati di genio , (mentre il 'sw*ai«, Piola anch' eflò efattamente ricopiava i difegni dello Scorza ), gli fi affezionò; e perciò bene fpefTo frequentava la fua llanza, per imparar da elio a maneggiar la penna, ed a compoT d'invenzione gli ftefTì paefi: del che impofTeffatofi , s' applicò anche al maneggio de' pennelli, e gli riufci di ripartir fu tele i colori, provando non ordinaria foddisfazione in quefto la1voro , ed in altri, tutti onorevoli, ne' quali $' impiegò .
Ma da cjuefti diftratto per le pubbliche, e domeftiche_> faccende, più non potè proseguire; che fé avelfe avuto tempo , sì in effi, come in altre opere manuali, alle quali inclinava, fi farebbe diftinto . Era però cosi vogliofo dell' operare, che non tralafciava di talora fegnalar la fua penna con nuove, ed ammirabili compofizioni . Quando ricercato dal Sig. Antonio Cafella per parte di Carlo Manolezzi Bolognefe, a dargli informazione in ifcritto de' Pittori Genovefi fioriti dopo il Vafari, la di cui penna non gli avea potuti celebrare , e de' quali, ficcome d' altri Italiani Pittori, intendeva il Manolezzi fcriver le vite; egli per compiacere al Sig. Cafella , con penna fpogliata d' ogni pafllone raccolfe tutto ciò, che ne potè rinvenire, e andavalo difponendo in un fufficiente volume. Ma il Benfo, Pittore poc' anzi da noi menzionato , mal foffrendo, che fotto nome altrui doveffero ufcire alla luce quegli fcritti, e fatiche del Soprani, lo perfuafe a ritenere apprendo di fc una tal' Opera, e mandar fuori folo un compendio de' Pittori più cofpicui. Mal volentieri s'inducea Raffaele a nuova fatica; pure vinto da'prieghi dell'amico, fi difpofe a farla ; e quefto compendio confegnato , riferbò 1'Opera ad altro tempo, cioè fino al 1665., ed allora la riduflè quafi in iftato di poterla dare alle flampe . Ma né tampoco fi rifolvette; accintoti ad altra imprefà purgloriofa alla Patria poiché con 1' occafione d' aver letti varj Autori, che teneva appreflò di fé, ficcome con molti altri ajuti, che gli porfe il Signor Marc'Antonio Saolia raccolfe i titoli delle Opere
A 2? così
cosi manufcritte, come ftampatè da tutti i Liguri 'Scrittori, Fatica in vero d'impegno, per mezzo della quale, in certo ...modo, i nomi di molti degni Autori furono {frappati dalle i Raffaele mani dell' oblivione, per dedicarli al tempio dell' immortaSopaani. liti; Opera, che da erto terminatafu data del 166 j. alle ilampe, in tempo che avea pubblicata la vita della Ven. Suor Tommafa Fiefca, che vedefì annetta a quella della Beata Caterina Fiefca Adorna, riftampata in Genova nello fteflò anno per Benedetto Celle . Quindi avvenne, che colui, che nel maneggiar la penna ebbe a riufcir Pittore, fofle dalla-, ftefià portato a dimoftrarfi Scrittore. Nel che maggiormente inoltroffi l'annoi<5ó8. mentre per mezzo d'amici richiefto da Giovambattifta Brocchi Fiorentino a dargli notizia de' Genoveli Pittori, per pubblicarne le vite nell' Opera, eh' eflb Brocchi andava componendo degl' Italiani Profeffori di tal virtù; gli convenne di nuovo ripigliar ciò, che avea tralafciato; e fatto un'altro compendio delle vite de'Liguri Pittori, lo trafmife al medefimo , e nello dello tempo fi applicò a purgar tutta l'Opera , che, per non tenerla più nafeofa, lafciò, che fofle polla fotto i torchj, ravvivando in tal modo la memo*? ria di tanti Soggetti nella pittura eccellenti.
Fu Raffaele di mediocre datura, proporzionato di membra , di villa acuta; e folamente dopo il cinquantefinlo anno alquanto gli s'indebolì; ciò non ottante anche fenza occhiali tempre fcrifle in minuto, ed intelligibil carattere. Amò di converfare con pochi ; e perciò moltravafi taciturno oltre il dovere. Fu nemico della bugia, e della fimulazione. Refle ne' Magiflrati a tutto potere la giuftizia, e di effa moiìroflì Tempre zelante. Leggeva molto volentieri i libri di Matematica , ma più anche quelli dell' Ifloric di Genova: ed avendo intelligenza dell' idioma Francefe, molti ne Ielle in quello comporti. Era molto affezionato a tutti i fuoi, ma fenza paragone alla fua Signora Conforte: e però, effendo flati diverti anni infieme, teneramente , e di reciproco affetto fi amavano. Sopraggiunfe alla fteffa Signora un male, che per lungo tempo la travagliò con dolori fieriflìmi; nè giovando i rimedj di più forte applicati per opera de' Medici, e de' Chirurghi, finalmente con Yera, ecriltiana raflègnazione ri
ceniti i Santiflìmi Sacramenti, 1' anno 1570. rendè lo ipirl
to al fuo Creatore; perdita in vero grande per Raffaele, e_*
della quale talmente s" atftiffe, che può dirli, non aver "pì ^—
tempo , che fopravviflè provata più quiete . Onde fu , che Di Raffaele
fier appartarli totalmente dal mondo, rifolvette di veftire 6of*W11'. 'abito Clericale. Verfo la fine del novembre del 1671. ebbe da Monfignor Arcivefcovo di Genova gli Ordini Minori; e fe non ricufava, a cagione di maggior riverenza di quel Sacramento , era promoflb con difpenfa Pontificia in tre giorni feftivi al Sacerdozio; tuttavìa non farebbe pafTato molto , che avrebbe celebrata la Santa Mefla; è già vi fi andava prepa~ rando . Poco più d'un mefe era trafcorfo dalla detta Ordinazione , quando fu affalito da si gagliarda febbre maligna.., che in fette giorni lo riduflè all' eftremo di fua vita. Egli, difpoftofi al gran paflàggio con quella maggiore raffegnazione, che può darfi in mente ben regolata , dimandò con iftanza i SS. Sacramenti, ed aggiuftata ogni cofa per 1' anima-.; determinò delle fue facoltà a prò de' Signori Oberto, ed Agoftino fuoi figli; e con 1' aflìrtenza di molti Religioli, fe ne pafsò a godere il premio delle lue fatiche li due di gen- • najo del 1572. Vifle anni 60. meno giorni 6. Fu feppellito nella Chiefa di S. Francefco de' Padri Conventuali nel fepolcro di fua Famiglia, contiguo alla Cappella della Venuta^, dello Spirito Santo eretta già dal fu Signor Bernardo Soprani fuo Avolo, ove fono i fuoi Antenati, come anco l'ar mata fua Conforte.
Saturday, August 13, 2011
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