Grice e Sarpi: la meta-fisica del
fenice, o l’arte del bien conversar -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo Italiano. Very
important Italian philosopher. Definito d’Acquapendente come oracolo,
autore della celebre “Istoria del Concilio tridentino” subito messa all'Indice.
Fermo oppositore del centralismo monarchico di Roma, difendendo le prerogative
della repubblica veneziana, colpita dall'interdetto emanato da Paolo V. Rifiuta
di presentarsi di fronte all'Inquisizione romana che intendeva processarlo e
sube un grave attentato che si sospetta essere stato organizzato dalla curia
romana, "agnosco stilum Curiae romanae", che nega tuttavia ogni responsabilità.
L'infanzia e una ritiratezza in sé medesimo, un sembiante sempre penseroso, e
più tosto malinconico che serio, un silenzio quasi continuato anco co'
coetanei, una quiete totale, senza alcun di quei giuochi, a' quali pare che la
natura stessa ineschi i fanciulli, acciò che col moto corroborino la
complessione: cosa notabile che mai fosse veduto in alcuno. Poi, così serve in
tutta la sua vita, et all'occasioni dice non poter capir il gusto e
trattenimento di chi giuoca, se non fosse affetto d'avarizia. Un'alienazione da
ogni gusto, nissuna avidità de' cibi, de' quali si nutre così poco, che restava
meraviglia come stasse vivo. Nell'anno in cui proseguivano le sedute del
Concilio di Trento, Carlo V e in guerra con i prìncipi protestanti tedeschi e
il Parlamento inglese adotta un Libro di preghiere d'ispirazione luterana.
Figlio di Francesco di Pietro S., di famiglia di lontane origini friulane -- precisamente
di San Vito al Tagliamento -- e mercante a Venezia eppure, scrive Micanzio, per
la sua indole violenta più dedito all'armi ch'alla mercatura. La madre,
veneziana, d'aspetto umile e mite e Isabella Morelli. Rimasta vedova, fu
accolta con il suo figlio e l'altra figlia Elisabetta nella casa del fratello A.
Morelli, prete della collegiata di Sant'Ermagora. Con lo zio, uomo
d'antica severità di costumi, molto erudito nelle lettere d'umanità addottrinando
nella grammatica e retorica molti fanciulli della nobiltà, fa i primi studi,
imparando presto e con facilità. A dodici anni, nell’anno dell'istituzione,
dopo la chiusura del Concilio, dell'Indice dei libri proibititra i tanti, vi
finirono il Talmud e il Corano, il De Monarchia di Dante e le opere di
Rabelais, Folengo, TELESIO, MACHIAVELLI, ed Erasmo, passa alla scuola di Capella,
dell'Ordine dei Servi di Maria, seguace delle dottrine di Scoto. Capella gli insegna
logica, filosofia e teologia, finché il ragazzo fece così rapidi progressi che
il maestro istesso confessa non aver più che insegnargli. Con altri maestri
veneziani apprese la matematica, la lingua greca e l'ebraica. Con la
familiarità e co' studii entra Panco in desiderio di ricevere l'abito de'
servi, o perché gli paresse vita conforme alla sua inclinazione ritirata e
contemplativa, o perché vi fosse allettato dal suo maestro, malgrado
l'opposizione della madre e dello zio che lo voleva prete nella sua chiesa, entra
nel monastero veneziano dei servi di Maria. Continua ancora a studiare con
il Capella, rimanendo alieno dalle distrazioni proprie della sua età finché in
occasione della riunione a Mantova del capitolo generale dell'Ordine
servita, mandato in quella città «ad
onorar il congresso e far vedere che gl'ordini non sono oziosi, ma spendono il
tempo in sante e lodevoli operazioni, difendendo 318 delle più difficili
proposizioni della filosofia naturale. Il qual carico con che felicità lo sostenesse
e con che giubilo e stupore di quella venerabile corona, si può dall'evento
argomentare. Essersi così distinto agli valse la nomina a teologo da parte del
duca di Mantova. Prencipe di grandissimo ingegno, così profondamente erudito
nello scienze, che difficilmente si discerne qual fosse maggiore, o la prudenza
di governare, o l'erudizione di tutte le scienze et arti, sino nella musica, mentre
il Boldrino gli affida la cattedra. Stabilito nel convento di San Barnaba,
perfeziona la conoscenza della lingua ebraica e inizia, col puntiglio consueto,
ad applicarsi agli studi storici. E certo a motivo di quest'interesse che
a Mantova frequenta Olivo, già segretario di Gonzaga, cardinale e legato
pontificio nelle ultime sessioni del concilio di Trento, la cui caduta in
disgrazia presso Pio IV coinvolse anche l'Olivo che fu dagl’inquisitori molto
travagliato, col tenerlo longamente in carcere dopo la morte del cardinale suo
signore, ma che ora, dopo la morte del pontefice, vive privatamente in Mantova.
Il gusto principale che riceva in conversare con lui e perché lo trovava d'una
moderazione singolare, erudito, e che, per esser stato col cardinale a Trento, ha
gran maneggio in quelle azioni e sa tutte le particolarità de' negozii più
secreti, et ha anco molte memorie, nell'intendere le quali riceve molto piacere.
Sono gli anni in cui in Italia continua con vigore la repressione
inquisitoriale di Pio V. P. CARNESECCHI venne decapitato. Gl’brei sono espulsi
dallo stato pontificio tranne che da Roma e da Ancona, nei ghetti delle quali
vennero costretti a risiederee. E impiccato l'umanista A. Paleario. Il papa
scomunica Elisabetta d'Inghilterra, oorganizzò la Lega contro i turchi, ottenendo
la vittoria navale di Lepanto e a Parigi, a migliaia di ugonotti sono
massacrati. Fa la sua professione, entrando ufficialmente nell'Ordine servita.
Anche di lui l'Inquisizione si occupa seguito della denuncia di un confratello che
lo accusa di sostenere che dal primo capitolo del “Genesi” non si può ricavare
l'articolo di fede della trinità. Ma, poiché effettivamente di trinità divina
non vi è traccia nel vecchio testamento, l'inquisizione gli diede ragione,
archiviando il caso. Dopo aver ricevuto nel convento mantovano il titolo
di baccelliere, e invitato a Milano da Borromeo il quale, dopo aver ottenuto
dalle autorità contro la volontà del Senato, il riconoscimento del tribunale e
della polizia diocesana, avvia un processo di riforma del clero. Ottenne di
essere trasferito nel convento dell'Ordine servita di Venezia, dove e
incaricato dell'insegnamento della FILOSOFIA e continua i suoi studi
scientifici. Nella grande epidemia di peste, che imperversa a Venezia, facendo 50.000 vittimetra le quali Tiziano frimase
immune dal contagio. Dopo essersi addottorato a Padova, e nominato reggente del
convento di Venezia e priore della provincia veneta. Durante il Capitolo a
Parma, nel quale venne rieletto priore G. Tavanti, tenne una dissertazione di
fronte ai cardinali protettori dell'Ordine, Farnese e Santori. Uno dei tre
saggi, insieme con Franco e Giani, incaricati di preparare una riforma della
regola. Il carico suo speziale e d'accommodare quella parte che tocca i sacri canoni,
le riforme del concilio di Trento, allora nuove, e la forma de' giudizii quella
parte tutta ove si tratta de' giudizii accommodatamente allo stato claustrale. Lascia
in questo carico in Roma fama di gran sapere e di molta prudenza, non solo
nelle corti de' due cardinali suddetti, co' quali, per ordine contenuto in un
breve apostolico di Gregorio XIII, conviene conferire ogni legge che si fa, ma
anco e necessario molte volte trattar col pontefice medesimo. Sbrigato da quale
peso ritorna al suo governo. Si tenne a Bologna il nuovo Capitolo dell'Ordine
servita e viene eletto procuratore generale, la suprema dignità di quell'ordine
dopo il generale il carico porta seco di difender in Roma tutte le liti e
controversie che vengono promosse in tutta la religione. Dove pertanto
trasferirsi a Roma dove conobbe e prende strettissima familiarità col padre
Bellarmino poi cardinale, e dura l'amicizia sin al fine della vita, grazie al
quale forse puo prendere visione di diversa documentazione relativa alle istruzioni
date ai legati pontifici durante il Concilio di Trento. Conosce anche il dottor
Navarro, teologo difensore dell'arcivescovo di Toledo, B. Carranza, accusato di
eresia, il gesuita Bobadilla e il cardinale Castagna, poi Urbano VII. Ha
occasione di passare a Napoli per presiedere Capitoli e conversare con quel
famoso ingegno Porta, il quale, anco nelle sue opere mandate in luce, fa
onorata menzione del padre Paolo come di non ordinario personaggio. Scaduto il
periodo di carica a procuratore generale dell'Ordine servita, ritorna a
Venezia, frequentandovi i circoli intellettuali che si riunivano nella bottega
di Sechini e nella casa del nobile veneziano A. Morosini, dove conobbe anche BRUNO.
A Padova frequenta la casa di Pinelli, il ricetto delle muse e l'academia di
tutte le virtù in quei tempi, dove iincontrare Galileo e Bruno, il quale
s'intrattenne a Padova più di tre mesi, poco prima di essere arrestato a
Venezia. Si dove scegliere il generale dell'Ordine servita, e fra i due principali
candidati, Baglioni e Dardano, si espresse a favore del primo. Il rancore
spinse Dardano a denunciarlo al Sant'Uffizio, accusandolo di negare efficacia
allo Spirito Santo, di avere rapporti sospetti con ebrei e allegando una
lettera che fgli scrive da Roma, nella quale sono contenute alcune parole in
discredito della corte, come che in quella si viene alle dignità con male arti,
e di tenerne esso poco conto, anzi abominarla. Senza nemmeno essere chiamato a
Roma per discolparsi, e subito prosciolto da ogni accusa. Ma il cardinale di
Santa Severina, G. Santori, protettore dell'Ordine e capo del S. Uffizio,
mostrò però implacabile indignazione autilizzando tutta la sua autorità per
escludere gli amici dalli gradi et onori con maniere così strane e fini così
bassi, ch'io non ardisco poner i casi che mi sono stati dati in nota, perché
troppo gran scandalo arrecherebbono al mondo. Continua i suoi studi mentre non
cessano le rivalità nell'Ordine servita, del quale venne eletto priore, Montorsoli, che morì tre anni dopo,
succedendogli così, Dardano, accanito avversario del S.. Questi, deciso a
uscire dall'Ordine per sottrarsi all'inimicizia dalla quale si sentiva
circondato, cerca di ottenere un vescovato, prima a Caorle e poi a Nona, in
Dalmazia, che però gli vengono rifiutati a causa delle negative informazioni
che di lui il Dardano e Gagliardi, preposito della casa veneziana dei gesuiti,
diedero al papa. Esse ssente mormorare alle volte che egli con alcuni facci una
scoletta piena d'errori. Non solo: nel Capitolo, Dardano l’accusa di portare una berretta in
capo contra una forma che sino sotto Gregorio XIV disse esser proscritta; che
portasse le pianelle incavate alla francese, allegando falsamente esserci
decreto contrario, con privazioni divote; che nel fine della messa non recita lo
Salve Regina. E assolto anche da queste accuse. La Repubblica veneziana,
stretta a nord dall'Impero, in Italia dalla prevalenza spagnola e papale, in
Oriente dalla potenza turca, e ormai avviata a quel lungo declino politico ed
economico che a la sua sanzione. Alla prudente politica dei patrizi, rasseglla
compromissione con l'Impero e il papato, si sostituì quella degli innovatori, i
cosiddetti «Giovani», decisi a sottrarre la Serenissima all'invadenza
ecclesiastica nell'interno e a rilanciarne le fortune commerciali
nell'Adriatico, compromesse dal controllo dei porti esercitato dallo Stato
pontificio e dalle azioni degli Uscocchi, i pirati cristiani croati appoggiati
dall'Impero. Iil Senato veneziano proibì la fondazione di ospedali gestiti
da ecclesiastici, di monasteri, chiese e altri luoghi di culto senza
autorizzazione preventiva della Signoria. Un'altra legge proibiva l'alienazione
di beni immobili dai laici agli ecclesiastici, già proprietari, pur essendo
solo un centesimo della popolazione, di quasi la metà dei beni fondiari della
Repubblica, e limita le competenze del foro ecclesiastico, prevedendo il
deferimento ai tribunali civili degli ecclesiastici responsabili di reati di
particolare gravità. Avvenne che il canonico vicentino S. Saraceno, colpevole
di molestie a una nobile parente, e l'aristocratico abate di Nervesa, Brandolini,
reo di omicidi e di stupri, sono incarcerati. Paolo V emana due brevi
richiedenti l'abrogazione delle due leggi e la consegna al nunzio pontificio
dei due ecclesiastici, affinché secondo il diritto canonico fossero giudicati
da un tribunale ecclesiastico. Il nuovo doge Donà fece esaminare i due
brevi da giuristi e teologi, fra i quali S., affinché trovassero modo di
controbattere alle richieste della Santa Sede. Venne nominato teologo canonista
proprio S. e lo stesso giorno il suo scritto: Consiglio in difesa di due
ordinazioni della Serenissima Repubblica, venne inviato al Papa. Difese le
ragioni della Repubblica con numerosi saggi. Sono di questi mesi la scrittura
sopra la forza e validità delle scomuniche, il consiglio sul giudicar le colpe
di persone ecclesiastiche, la scrittura intorno all'appellazione al concilio,
la scrittura sull'alienazione dei beni laici agli ecclesiastici e altri ancora,
poi raccolti nella sua successiva “Istoria dell'interdetto”. In quell saggio è
contenuta anche un saggio sulla validità della scomunica, attaccato da
BELLARMINO, al quale rispose allora con l'Apologia per le opposizioni do Bellarmino. Mentre
Micanziosuo inizia a collaborare dopo che Paolo V scomunica il consiglio
veneziano e fulminato con l'interdetto lo Ssato veneto, pubblica il protesto
del monitorio del pontefice, nel quale il breve papale Superioribus mensibus è
definito nullo e di nessun valore, mentre impede la pubblicazione della bolla
pontificia. Obbedendo alle disposizioni del papa, i gesuiti rifiutano di
celebrare le messe a Venezia e la Repubblica reage espellendoli insieme con
cappuccini e teatini. Parteno la sera alle doi di notte, ciascuno con un Cristo
al collo, per mostrare che Cristo parte con loro. Concorse moltitudine di
populo e quando il preposto, che ultimo entra in barca, dimanda la benedizione
al vicario patriarcale si leva una voce in tutto il populo, che in lingua
veneziana grida loro dicendo "Andé in malora!". A Roma si spera che
l'interdetto provocasse una sollevazione contro i governanti veneziani ma i gesuiti
scacciati, li cappuccini e teatini licenziati, nissun altro ordine parteno, li
divini uffizi sono celebrati secondo il consueto il senato e unitissimo nelle
deliberazioni e le città e populi si conservano quietissimi nell'obbedienza. Venezia
era alleata, in funzione anti-spagnola, con la Francia, ed era in buoni
rapporti con l'Inghilterra e con la Turchia. Fingendosi veneziani, soldati
spagnoli, per provocare la rottura delle relazioni turco-veneziane, sbarcano
Durazzo, saccheggiandola, ma la provocazione e facilmente scoperta e i turchi
offreno a Venezia l'appoggio della loro flotta contro il papa. L'Inquisizione l’intima
di presentarsi a Roma per giustificare le molte cose temerarie, calunniose,
scandalose, sediziose, scismatiche, erronee ed eretiche contenute nei suoi saggi
ma naturalmente si rifiuta. Invano il papa che scomunica Sarpi e Micanziosi
dichiara favorevole a portare guerra a Venezia. La sua unica alleata, la
Spagna, minacciata da Francia, Inghilterra e Turchia, non puo sostenerla in
quest'impresa e si giunse così alle trattative diplomatiche, favorite dalla
mediazione del cardinale Joyeuse. Venezia rilascia i due ecclesiastici
incarcerati e ritira il suo protesto al papa in cambio della revoca
dell'interdetto, mentre le leggi promulgate dal Senato veneziano restarono in
vigore e i gesuiti non possono rientrare nella Repubblica. Riceve Schoppe,
molto intimo dei segreti affari della curia romana, il quale gli confide che il
papa, come gran prencipe, ha longhe le mani, e che per tenersi da lui
gravemente offeso non puo succedergli se non male, e che se sino a quell'ora
avesse voluto farlo ammazzare, non gli mancavano mezzi. Ma che il pensiero del
papa e averlo vivo nelle mani e farlo levare sin a Venezia e condurlo a Roma,
offerendosi egli, quando volesse, di trattare la sua riconciliazione, e con
qual onore avesse saputo desiderare. Asserendo d'aver in carico anco molte
trattazioni co' prencipi alemanni protestanti e la loro conversione». Schoppe,
ambiguo provocatore, intende convincerlo a mettersi nelle mani dell'inquisizione come
miglior partito che puo prendere, tanto parvero strane le due proposte di far
ammazzare o prender vivo il padre. I disegni omicidi sono reali. Circa le 23
ore, ritornando al suo convento di San Marco a Santa Fosca, nel calare la parte
del ponte verso le fondamenta, e assaltato da V assassini, parte facendo scorta
e parte l'essecuzione, e resta l'innocente
ferito di tre stilettate, due nel collo et una nella faccia, ch'entrava
all'orecchia destra et usciva per apunto a quella vallicella ch'è tra il naso e
la destra guancia, non avendo potuto l'assassino cavar fuori lo stillo per aver
passato l'osso, il quale restò piantato e molto storto. I sicari, fuggendo,
trovano rifugio nella casa del nunzio pontificio e la sera s'imbarcano per
Ravenna, da dove proseguirono per Ancona e di qui raggiunsero Roma. Si
conoscono i loro nomi: l'esecutore materiale dell'attentato e Poma, già
mercante veneziano, poi trasferitosi a Napoli e di qui a Roma, dove divenne
intimo del cardinale segretario di Stato S. Caffarelli-Borghese e dello stesso
Paolo V. E co-adiuvato da tre uomini d'arme, tali A. Parrasio, Giovanni da
Firenze e Bitonto, mentre «a spia, o guida e Viti, solito offiziare in S. Trinità
di Venezia, che non lascia dubitare quanti mesi precedessero questo bel effetto
prima che fosse mandato alla luce. Poi che Viti la quadragesima antecedente,
sotto specie d'aver gusto delle predicazioni del padre maestro Fulgenzio, anda ogni
mattina in convento de' servi alla porta del pulpito, che risponde alla parte
di dentro, e cortesemente tratta con lui, ricercandolo anco di qualche dubbio
di coscienza. E continua di poi sempre a salutarlo et anco andar in convento a
visitarlo, parlandogli sempre di cose spettanti all'anima. Il pugnale non ha
tuttavia leso organi vitali e riusce a sopravvivere. Il chirurgo Acquapendente,
che l'opera, dice di non aver mai medicato una ferita più strana, rispondendo
allora con la famosa espressione. Eppure il mondo vuole che sia data stilo
Romanae Curiae. Le conseguenze furono la rottura della mascella e vistose
cicatrici nel volto. Il Senato, dichiarandolo persona di prestante dottrina, di
gran valore e virtù gli concede una casa in piazza San Marco ove possa
risiedere con il Micanzio e altri frati, e una sovvenzione affinché possa
acquistare una barca e provvedere alla sua sicurezza personale. Rifiuta la casa
ma si servì da allora di una barca che gli evita si pericolosi tragitti a piedi
per le calli veneziane. Poco più di un anno dopo, e sventato un secondo
attentato, ordito, sembra su mandato di Margotti, d’Antonio da Viterbo, i
quali, fatta una copia della chiave della sua camera vuoleno secretamente
introdurre nel monasterio due o più sicarii e la notte trucidare l'innocente. Inizia
a corrispondere con personalità soprattutto di fede calvinista o gallicana. Fra
questi ultimi, Leschassier e Gillot, che pubblica gli Actes du concile de
Trente, dimostrando le pressioni papali sui vescovi riuniti a concilio, e fra
gli altri l'italiano Castrino, i
francesi Villiers, Casaubon, Thou, Mornay, i tedeschi Achatius e Dohna.
Attraverso il dialogo diretto con gli intellettuali acquiesce quella straordinaria ampiezza di
orizzonti e di interessi, quella solida conoscenza dei problemi dello stato che
gli permite di arricchire la sua cultura storica, giuridica e scientifica e lo
conduce a incidere sulla sua posizione filosofica, ad approfondirne la crisi,
risolvendola poi con l'accoglimento di nuove prospettive e di nuove idealità;
spalancandogli un mondo nuovo, che gli fac sentire più soffocante, più viziata,
la vita italiana. Incontra a Venezia Bedell, che rifere di lui e del Micanzio
come essi sono completamente dalla nostra parte nella sostanza della religione
e, Dohna inviato da Cristiano I di Anhalt-Bernburg, e Diodati, per valutare la
possibilità di introdurre a Venezia la Riforma. La traduzione in lingua
italiana del nuovo testamento, viene diffusa a Venezia proprio in questo
periodo. Altre polemiche suscitano, le prediche quaresimali di Micanzio
che vengono interpretate a Roma come un attacco alla fede cattolica. -- è anche
preoccupato per la tregua stipulata tra la Spagna e i Paesi Bassi, perché vede
in essa un indebolimento di questi ultimi che, o prima o dopo, resteranno
sopraffatti dalle arti spagnole, mentre gli spagnoli ne potrebbero trarre
beneficio anche in vista del loro dominio in Italia. Spera in un'alleanza
generale di Francia, Inghilterra, principi protestanti, Paesi Bassi, Savoia e
Venezia che portasse alla guerra contro l'Impero cattolico ispano-tedesco e
cancellasse il dominio papale e spagnolo in Italia. Se sarà guerra in Italia,
va bene per la religione; e questo Roma teme. L’inquisizione cessa e
l'Evangelio ha corso. E ha bene anche per le libertà civili di Venezia: qui,
anche se il giogo ecclesiastico è assai più mite che nel rimanente d'Italia, in
quella parte nondimeno che tocca la stampa è l'istesso appunto che negli altri
luoghi. Nessuna cosa si può stampare se non veduta e approvata
dall'Inquisizione. Dove si ragiona di alcun papa, non permettono che si dica
alcuna di disonore, se bene vera e notoria. Non permettono che alcuno separato
dalla Chiesa romana sia lodato di qualsivoglia virtù, né nominato se non con
vituperio. Secondo la versione ufficiale, sebbene sfinito, volle alzarsi per il
mattutino, come al solito, e celebrare la Messa. Fatto chiamare il priore del
convento, lo prega che lo raccomandasse alle preghiere dei confratelli e che
gli portasse il Viatico. Gli consegna tutte le cose concesse a suo uso. Si fa vestire,
si confessa e passò il resto del mattino facendosi leggere da fra Fulgenzio e
da Fra Marco i Salmi e la Passione di Cristo narrata dagli Evangelisti. Gli e quindi
amministrato dal priore, alla presenza della Comunità, il Viatico. E visitato
dal medico che gli dice che ha poche ore di vita. Sorridendo, rispose: Sia
benedetto Dio. A me piace ciò che a Lui piace. Col suo aiuto faremo bene anche
quest'ultima azione -- quella di morire. E udito ripetere più volte, con
soddisfazione: Orsù, andiamo dove Dio ci chiama. Secondo alcuni le sue ultime
parole sarebbero state. Esto perpetua, riferendosi a Venezia (v. Bianchi-Giovini,
Esistono tuttavia altre versioni della sua morte che lo fanno apparire più
vicino al culto protestante. Figura assai complessa di filosofo, occupa
indubbiamente un posto di primo piano nella storia della filosofia italiana. Fu
uno dei più grandi filosofi. La sua prosa è una delle più maschie ed efficaci
di tutta la filosofia nostra, che non conosce lenocini né fronzoli, che
scolpisce le figure con raro risalto, che ha un magnifico potere ri-evocatore
allorché descrive dispute e contrasti, ch'è impareggiabile nel sarcasmo, tutto
contenuto in un'unica espressione, tre o quattro parole. G. Papini, parlando
della Istoria del Concilio di Trento, la define un modello di lucidità narrative
e di prosa semplice, esatta e rapida. Lascia orme indelebili nella filosofia,
nella matematica, nell'ottica, nell'astronomia, nella medicina ecc. Galilei e
suo grande amico, e non disdegna di appellarlo: Mio Maestro. Dinanzi al primo
avvertimento a Galilei, lui, che non visse abbastanza a lungo per assistere
alla condanna scrive. Verrà il giorno, e ne sono quasi certo, che gl’uomini, da
studi resi migliori, deploreranno la disgrazia di Galileo e l'ingiustizia resa
a sì grande uomo. Scopre la dilatabilità della pupilla sotto l'azione della
luce e le valvole delle vene. I suoi biografi parlano anche di scoperte nel
campo dell'anatomia, dell'ottica, ecc. L'invenzione del telescopio dice
Bianchi-Giovini il Galilei la dovette per certo ai lumi somministratigli da lui,
se pure questi non ne fu il primo inventore, come pensano alcuni. Sopra la sua
sapienza matematica si cita l'autorevole giudizio di Galilei. Galilei non esita
a dire della ‘fenice’: del quale posso senza iperbole alcuna affermare che
niuno l'avanza in Italia in cognizione di queste scienze matematiche contro
alle calunnie ed imposture diCapra, in ediz. naz., Firenze, La teoria di GALILEI
delle maree, successivamente dimostratasi erronea, riprende le sue idee, esposte
nei Pensieri naturali, metafisici e matematici. Porta, dopo aver dichiarato di
avere appreso alcune cose da lui, lo proclama splendore ed ornamento non solo
della città di Venezia e dell'Italia, ma di tutto il mondo. (Magia naturalis). Passionei gli define dottissimo oltre ogni
espressione. In uno studio il cui intento era quello di misurare il Q.I. di 300
personaggi famosi. si posiziona al quinto posto, al pari del più noto
matematico Pascal. Alla grande intelligenza unì anchecome riconosciutagli da
tuttiun'esemplare integrità di vita. Jemolo, dopo essersi rivolto varie domande
intorno alla sua ortodossia, da questa risposta. Gli elementi ci mancano per
una risposta perentoria: noi non possiamo dissipare l'alone di mistero che lo circonda.
Questo non c'impedisce di ammirare l'uomo e l'opera. Fondamentalmente lo
scontro con la Curia romana e legato ad un progetto politico volto a contenere
il potere di Roma in ambito esclusivamente spirituale e a pro-muovere
un'alleanza tra Venezia e la Francia in un'ottica anti-imperiale. Per questo
intrattenne contatti con i riformati. Inoltre la sua visione di Roma e un vago
ritorno verso la chiesa primitive. Egli quindi e indotto a condannare il potere
temporale, il processo di mondanizzazione del clero, la superiorità del papa sul
Concilio. Stringe amicizia con Dominis, arcivescovo di Spalato, che tende all'apostasia.
La sua Istoria del Concilio Tridentino costituisce il suo capolavoro storico ed
offre la prima imponente ricostruzione del Concilio di Trento. L’opera e ondannata
dalla Congregazione dell'Indice e quindi posta all'Indice dei libri proibiti. Sono
intercettate dal nunzio pontificio a Parigi Ubaldini compromettenti carteggi di
lui con l'ambasciatore veneziano Foscarini e con l'ugonotto Castrino; carteggi
ben presto inviati a Roma per essere messi a disposizione del Sant'Uffizio, ma
anche da utilizzare per far ammettere una buona volta al governo veneziano
quanto da tempo da Roma si viene denunciando, che lui che si proclamava più
cattolico del Papa e come tale difeso ufficialmente dai responsabili politici
veneziani. Altri non era che un protestante, al servizio delle forze ereticali
europee. Dunque infedele e ipocrita. Una taccia di ipocrisia che non da tregua
alla sua figura lungo i secoli, come stanno a provare innumerevoli esempi, da Aleandro,
che ricevuta da Peiresc la sua Istoria dell'Interdetto appena edita risponde
all'illustre erudito francese con fare perentorio che lui e nero ministro
del diavolo che si dice esser padre delle menzogna, se ben egli veramente non
credeva né nel diavolo né in Dio, al
prelato friulano G. Fontanini con la sua velenosa Storia arcana della sua vita a
Passionei, che crede di avere le carte per dimostrare che l'idea del furfante e
di introdurre il calvinismo in Venezia, come ancora ricorda A. Mercati. Un
parere analogo si trova anche nella recente Storia della Chiesa di Hertling e Bulla,
dove viene definite un ipocrita che fino all'ultimo fa la parte del religioso,
sebbene nel suo intimo si fosse da tempo allontanato dalla Chiesa. Saggi: “Trattato
dell'interdetto di Paolo V nel quale si dimostra che non è legittimamente pubblicato”;
“Apologia per le opposizioni fatte da Bellarmino ai trattati et risolutioni di
G. Gersone sopra la validità delle scomuniche; Considerationi sopra le censure
della santità di Paolo V contra la Serenissima Repubblica di Venezia, Istoria
del Concilio Tridentino, Il trattato
dell'immunità delle chiese (De iure asylorum), Discorso dell'origine, forma,
leggi ed uso dell'Uffizio dell'Inquisizione nella città e dominio di Venezia, Trattato
delle materie beneficiarie, Opinione di Servita, come debba governarsi la
Repubblica Veneziana per havere il perpetuo dominio, Venezia, La storiografia
recente attribuisce lo scritto al patriziato veneziano medesimo. Scritti
giurisdizionalistici, Istoria del Concilio Tridentino (Geneua, Aubert); Pagnoni
Editore, Milano, Gambarin, Scrittori d'Italia, Bari, Laterza, G. Gambarin, IScrittori
d'Italia, Bari, Laterza, Gambarin, Scrittori d'Italia Bari, Laterza, Istoria
del Concilio Tridentino, testo critico di Giovanni Gambarin, introduzione di Pecchioli,
Collana Biblioteca, Sansoni, Firenze, Lettere a Simone Contarini ambasciatore
veneto in Roma, pubblicate dagli autografi, Monumenti storici pubblicati dalla
R. Deputazione veneta di storia patria. Miscellanea, Venezia, Fratelli
Visentini, Pagine scelte, Arturo Carlo Jemolo, Vallecchi, Firenze, Lettere ai
protestanti, Scrittori d'Italia, 1, Bari, Laterza, Lettere ai protestanti, Scrittori d'Italia, Bari,
Laterza, Antologia degli scritti politici e storici. Roffarè, MILANI, Padova, “Istoria
dell'Interdetto e altri scritti editi e inedita” (Scrittori d'Italia Bari,
Laterza); Amerio, “Scritti filosofici e teologici” (Scrittori d'Italia, Bari,
Laterza); “Pensieri naturali, metafisici e matematici. anoscritto dell'iride e
del calore; Arte di ben pensare, Pensieri medico-morali, Pensieri sulla
religione, Fabula e Massime e altri scritti. Edizione integrale commentate, L.
Sosio, Ricciardi, Milano-Napoli, Scritti giurisdizionalistici” (Scrittori
d'Italia, Bari, Laterza); “Lettere ai Gallicani, B/ Ulianich, Wiesbaden, F.
Steiner, La Repubblica di Venezia la
casa d'Austria e gli Uscocchi, Bari, Laterza, Scritti scelti: Istoria
dell'Interdetto, Consulti, Lettere, Pozzo, Collezione di Classici Italiani, POMBA,
Torino); Storici, Politici, e Moralisti, G. Cozzi, Collana La Letteratura
Italiana. Storia e Testi, Milano-Napoli,
Ricciardi, Istoria del Concilio Tridentino seguita dalla Vita, Corrado Vivanti,
Collana NUE Einaudi, Torino, Collana Piccola Biblioteca. Einaudi, Torino, “Pensieri”
Gaetano e Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Torino, “Considerazioni sopra le
censure di Paolo V contro la Repubblica di Venezia e altri scritti
sull'Interdetto”, G. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, “Lettere
a Gallicani e Protestanti, Relazione dello Stato della Relazione, Trattato
delle Materie Beneficiarie. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino,
Gli ultimi consulti. G. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, Dai
Consulti, il carteggio con l'ambasciatore inglese sir Dudley Carleston. Cozzi,
Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, Dal Trattato di pace et
accomodamento e altri scritti sulla pace d'Italia. G. Cozzi, Collana Classici
Ricciardi, Einaudi, Torino, Consulti, Corrado Pin, Pisa, Poligrafici, Letteratura
e vita civile. Collana I Classici del Pensiero Italiano; “Della potestà de'
prencipi”; Collana I Giorni, Marsilio, Venezia, “Scritti filosofici inedita, tratti
da un manoscritto della Marciana”; Papini, Collana Cultura dell'anima, R. Carabba,
Lanciano, Manoscritti Consulti: in Milano, Biblioteca Nazionale Braidense,
Fondo manoscritti, Ceretti, Cinque pugnali non bastano a troncare la sua
parola, in Historia, Touring club italiano, F. Micanzio, Vita, in «Istoria del Concilio tridentino», Torino F.
Micanzio. Scrive tra l'altro nella lettera. E che volete ch'io speri in Roma,
ove li soli ruffiani, cenedi et altri ministri di piaceri o di guadagni hanno
ventura? I cenedi sono gl’uomini che si prostituiscono. F. Micanzio, cit. G,
Cozzi, Sarpi, F. Micanzio, Istoria dell'interdetto e altri scritti editi e
inediti, F. Micanzio, dove stilo può significare sia stile che stiletto Ivi Cozzi,
Lettere a Groslot de l'Isle, in «Lettere ai protestanti», Lettera a Francesco
Castrino, in «Lettere ai protestanti», Citato in C. Rizza, Peiresc e l'Italia,
Torino, Giappichelli, Pin, “Senza maschera: l'avvio della lotta politica dopo
l'Interdetto”; L. Hertling e A. Bulla, Storia della seconda Roma La
penetrazione dello spazio umano ad opera del cristianesimo” (Città Nuova, Borgna
Romain, Lucien, Micanzio, Vita, dell'ordine de' Servi e theologo della
serenissima republ. di Venetia, Leida, in “Istoria del Concilio tridentino” (Torino,
Einaudi); Griselini, “Memorie anedote spettanti alla vita ed agli studj del
sommo filosofo e giureconsulto” (Losanna, Bousquet); Griselini, “Del suo genio
in ogni facolta scientifica e nelle dottrine ortodosse tendenti alla difesa
dell'originario diritto de' sovrani né loro rispettivi dominj ad intento che
colle leggi dell'ordine vi rifiorisca la pubblica prosperita” (Venezia,
Basaglia); Zerletti, “Storia arcana della vita servita da Fontanini in partibus e documenti relative (Venezia);
“Cassani, Le scienze matematiche naturali” (Venezia; Bianchi-Giovini, Basilea, Morghen,
Getto, Firenze, Olschki; Gliozzi Relazioni scientifiche con Porta, Cozzi, Tra
Venezia e l'Europa” (Collana Piccola Biblioteca, Torino, Einaudi); V. Frajese, “Scettico.
Stato e Chiesa a Venezia, Bologna, Il Mulino); I. Cacciavillani, I consulti
sulla Vangadizza, Padova, MILANI, Cacciavillani, Venezia, Fiore, Cacciavillani,
S.. La guerre delle scritture de la
nascita della nuova Europa, Venezia, Fiore, Cacciavillani, S. giurista, Padova,
Pin, Ri-pensando S., Venezia, Ateneo veneto, Concilio di Trento, Micanzio. Dizionario
di storia, Dizionario biografico degl’italiani. Paolo
Sarpi. Sarpi. Keywords: l’arte del bien pensar, Locke, impression, reflection,
metaphysics, Bibioteca Marciana, pensieri, pensiero, logica, bien pensare,
galilei, hobbes, metodo, sensismo, il fenice di Venezia, scritti filosofici
inedita. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Sarpi” – peri il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.


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