Grice e Sabellio:
escatologia -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He struggles with the
problem brought by the Galileans about the trinità. Sabellio argues that the
three dimensions of the so-called ‘trinità’ should be understood as three modes
of one single being, rather than as three separate persons. The theory, which
he dubbed ‘Modalism,’ was soon condemned as heretical, as was he.
Sabinillio: l’accademia romana – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. A senator, who
counted Plotino as his tutor, and whose doctrines he followed.
Grice e Sacchi: i lombardi e la filosofia -- filosofia
longobarda – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Casa Matta di Siziano). Filosofo italiano. La sua saggistica
e molto abbondante e abbraccia i campi più diversi della filosofia. A
differenza di altri poligrafi del tempo la sua filosofia si basa su una solida
formazione e un sapere quasi enciclopedico, per cui i suoi saggi, pur
influenzati -soprattutto nella forma- dalle mode culturali del tempo,
mantengono anche oggi un indubbio valore. A Pavia conduce i suoi studi, che
dapprincipio si indirizzarono alla filosofia. Tra i suoi maestri vi e Romagnosi.
Corrispondente di Fauriel e Gioia. Si trasfere a Milano. Collabora a varie
riviste. Dirige «Cosmorama pittorico». Socio della Reale Accademia delle Scienze
di Torino. Saggi: “La Storia della
filosofia greca” (Pavia, Capelli) La Collezione dei Classici Metafisici, Mascheroni”
(Pavia, Bizzoni); “I Lambertazzi e i
Geremei, o le fazione di Bologna – cronaca di un trovatore” (Milano, Stella); “La
pianta dei sospiri” (Milano, Silvestri); Le Antichità romaniiche d'Italia, Diritto
pubblico universale, o sia Diritto di Natura e delle Genti, Biblioteca Scelta
di opere dal latino); “Uomini Utili e Benefattori del Genere Umano” (Milano,
Silvestri); I voti dell'Italia. I. Cesare, "L'Omnibus Pittoresco", La mia vita
(Pavia, Bizzoni); Filosofia (Milano, Cisalpino); Elogio del sensismo, Pavia, Bizzoni,
Della filosofia di Socrate” Pavia, Bizzoni, I trovatori e le galanterie nel Medio evo,
Milano, Ripamonti Carpano, Oriele o Lettere di due amanti” (Pavia, Bizzoni); “Lodi
Orcesi, Milano, Silvestri, Biblioteca Braidense
Marcellina, C. Béchet, Geltrude. Romanzo italiano con note storiche,
Milano, Bettoni, Diritto pubblico universale di Gio. Maria Lampredi
volgarizzato, Milano, Silvestri); “I fregi simbolici di San Michele in
Pavia", Antichita romantiche [romaniche] d'Italia, e Giu Milano, Stella);
“Della condizione economica, morale e politica degli italiani nei bassi tempi”;
“Saggio intorno all'architettura simbolica, civile e militare in Italia”’
“Saggio intorno all'origine de' Longobardi, alla loro dominazione in Italia,
alla divisione dei due popoli ed ai loro usi, culto e costume” (Milano, Stella);
“Della condizione economica, morale e politica degli Italiani ne' tempi
municipali”; “Sulle feste, e sull'origine, stato e decadenza de' municipii
italiani nel Medioevo” (Milano, Stella); “Annali universali di statistica
economia pubblica, storia, viaggi e commercio; “Sull’'indole della letteratura
italiana; ossia della letteratura civile, con un'appendice intorno alla poesia
eroica, sacra e alle belle arti” (Pavia, Landoni); “ Intorno alle dighe
marmoree o murazzi alla laguna di Venezia ed alla istituzione del porto franco”
(Milano, Editori degli Annali Universali delle Scienze e dell'Industria, Miscellanea
di lettere ed arti, Pavia, Bizzoni); “L'arca di Sant'Agostino: monumento in
marmoora esistente nella chiesa cattedrale di Pavia, colle illustrazionii” (Pavia,
Fusi); “Intorno alle costumanze, alle arti, agli uomini e alle donne illustri
d'Italia” (Milano, Stella); “Intorno alla pasta, alla smania musicale del secolo,
a Volta e a' progetti pel monumento da erigersegli in Como ed a qualche buona o
cattiva moda della capitale: lettera inutile” (Milano, Stella); “Cose inutile”
(Milano, Visaj); “Teodote: storia” (Milano, Nervetti); “Le belle arti in Milano
nell'anno 1832, Nuovo Raccoglitore, Questioni sull'architettura rituale in
relazione alle opinioni del conte Cordero di San Quintino e dell'avvocato
Robolini", in Annali Universali di Statistica”; “Le arti e l'industria in
Lombardia” (Milano, Visaj); “Del bello” (Milano, Silvestri); Instituti di
beneficenza a Torino (relazione), Milano, a Società degli editori degli annali
universali delle scienze e dell'industria, Lezioni d'un parroco sul cholera” (Milano,
Bravetta, Gli asili dell'infanzia: loro utilità ed ordinamento. Memorie
popolari italiane” (Milano, Manini); “Novelle e racconti, Milano, Manini); “L'
Arco della Pace a Milano descritto e illustrato e pubblicato per la fausta
inaugurazione fatta da S.M.I.R.A. Ferdinando 1, Milano, Manini; B. Luino,
Cosmorama pittorico, Le streghe. Dono del folletto alle signore, Milano, Manini);
“Amori e vicende dei quattro sommi poeti italiani: Dante, Petrarca, Ariosto e
Tasso. Studi storici-biografici” (Milano, Vallardi). Dizionario biografico
degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Defendente Sacchi. Sacchi. Keywords: Lombardi,
longobardi, filosofia lombarda – pagenismo Lombardo – lingua lombarda – simbolo
Lombardo --. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sacchi” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Sacchi: gastro-filosofia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Piadena). Filosofo italiano Il Platina.
Garin. Detto il Plàtina. Muore a Roma. Umanista
e gastronomo italiano. Nacque a Piadena, un paese vicino a Cremona
chiamato in latino Platina, da cui prese il soprannome. Della sua giovinezza si
conosce poco: intraprese la carriera delle armi militando al servizio di Sforza
e Piccinino come mercenario, ma presto si trasferì a Mantova per avviarsi agli
studi umanistici. Nella città dei Gonzaga fu discepolo di Ognibene da Lonigo,
che aveva assunto la guida della Casa Gioiosa dopo Iacopo da San Cassiano,
succeduto a Vittorino da Feltre morto. Cominciò la sua carriera nel 1453 come precettore
dei figli di Ludovico III Gonzaga. Al marchese dedicò il primo scritto di cui
abbiamo notizia: il Bartholomaei Platinensis Divi Ludovici marchionis Mantuae
somnium, un'operetta sotto forma di dialogo in lode delle cure prestate da
Ludovico nella trascrizione delle opere di Virgilio. Secondo l'uso
umanistico Sacchi scelse come nom de plume quello della propria città natale,
cambiandolo presto da Platinensis a Platina. Per quanto nel 1456 ottenesse dal
duca di Milano Francesco Sforza – tramite l'intercessione della moglie di
Ludovico Barbara di Brandeburgo – un salvacondotto per andare in Grecia a
perfezionare le proprie conoscenze del greco antico e dell'antichità classica,
mutò parere quando seppe che Giovanni Argiropulo, celebre umanista di
orientamento platonico, sarebbe venuto a Firenze in qualità di docente di
filosofia, preferendo stabilirsi nella città medicea. Si recò quindi a Firenze
per ascoltare le lezioni dell'Argiropulo, entrando a far parte dell'ambiente
culturale locale e stringendo amicizia con celebri umanisti quali Marsilio
Ficino, Poggio Bracciolini, Francesco Filelfo, Cristoforo Landino, Leon
Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola e molti altri. Divenne inoltre
precettore presso la famiglia Medici pur legandosi alla famiglia Capponi, di
parte repubblicana. Di Neri Capponi tradusse i Commentari aggiungendo una nota
biografica probabilmente più tarda. Degli autori antichi predilesse in
particolare Virgilio, che studiò molto approfonditamente, curando tra l'altro
una raccolta, perduta, dei modi di dire greci presenti nei testi dell'autore
mantovano. A Ludovico III Gonzaga spedì un codice delle Georgiche e una copia
miniata delle opere virgiliane, incitandolo a far erigere in città un monumento
al suo poeta più noto.[4] Il Platina tenne l'orazione funebre di Gonzaga. Non
fu solo educatore, ma anche umanista, studioso di letteratura e tradizioni
popolari. Si trasferì a Roma al servizio del giovane cardinale Francesco
Gonzaga, in qualità di suo segretario; divenne abbreviatore dei papi Pio II e
Paolo II con alterne fortune: nel 1467 venne infatti imprigionato e sottoposto
a tortura, con l'accusa di congiura contro il Papa, e, assieme ad altri
abbreviatori, di avere idee pagane. Per vendetta ritrasse in modo sfavorevole
la personalità di Paolo II nella biografia scritta un decennio dopo.
Uscito prosciolto dal processo all'inizio del 1469, vide salire le proprie
fortune sotto il papato di Sisto IV, che lo nominò nel 1478 direttore della
Biblioteca Vaticana dove scrisse il Liber de vita Christi ac omnium pontificum,
una raccolta delle biografie dei pontefici vissuti sino ad allora. Negli stessi
anni pubblicò il De principe, il De vera nobilitate e il De falso et vero et
bono. De honesta voluptate et valetudine Il suo lavoro principale
resta tuttavia un breve trattato di gastronomia, il De honesta voluptate et
valetudine. Il De honesta voluptate et valetudine fu stampato una prima volta a
Roma da Han, anonimo e senza note tipografiche, e subito dopo, nel 1475, a
Venezia (Platine de honesta voluptate et valetudine, Venetiis: Laurentius de
Aquila, 1475) con indicazione di autore e note tipografiche. L'edizione più
"corretta", fra le antiche, secondo l'italianista Emilio Faccioli,
rimane quella pubblicata a Cividale del Friuli nel 1480, prima opera stampata
da Gerardo da Fiandra in Friuli. In quest'opera, il Platina trascrive in latino
tutte le ricette - originariamente scritte in lingua volgare - di Maestro
Martino, il più celebre cuoco del XV secolo, di cui il Platina loda
l'inventiva, il talento, la cultura. La forza iconoclasta di Martino, spinge il
Platina su inedite, quanto avveniristiche, analisi sulla gastronomia, sulla
dieta, sul valore del cosiddetto "cibo del territorio" e persino
sull'utilità di una regolare attività fisica. Morì a Roma, forse a causa della
peste. Fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore. Opere Divi
Ludovici Marchionis Mantovae somnium, a cura di A. Portioli, Mantova, Oratio de
laudibus illustris ac divi Ludovici Marchionis Mantovae, in F. Amadei, Cronaca
universale della città di Mantova, a cura di G. Amadei, E. Marani e G. Praticò,
vol. II, Mantova, Vita Nerii Capponi, in Rerum Italicarum scriptores, vol. XX,
Milano, Commentariolus de vita Victorini Feltrensis, in Il pensiero pedagogico
dello Umanesimo, a cura di E. Garin, Firenze, Oratio de laudibus bonarum
artium, in Vairani, Cremonensium monumenta Romae extantia, vol. I, Roma, Vita
Pii Pontificis Maximi, a cura di G.C. Zimolo, in Rerum Italicarum scriptores,
2nd ser., vol. III.3, Bologna, Dialogus de flosculis quibusdam linguae Latinae,
a cura di P. A. Filelfo, Milano, 1481. De honesta voluptate e valitudine, De
honesta voluptate et valetudine, Stampata in Venetia, [Bernardino Benali] Il
piacere onesto e la buona cucina. A cura di Emilio Faccioli, Collana NUE n.189,
Einaudi, Torino, I a cura di 1985, pp. XXXIII- De honesta voluptate et
valitudine. Un trattato sui piaceri della tavola e la buona salute. Nuova
edizione commentata con testo latino a fronte. A cura di Enrico Carnevale
Schianca, B.A.R. Serie I, Vol. 440, Olschki, Firenze, Historia urbis Mantovae
Gonziacaeque familiae, a cura di P. Lambeck, riedito in Rerum Italicarum
scriptores, XX, Milano, Tractatus de laudibus pacis, in W. Benziger, Zur
Theorie von Krieg und Frieden in der italienischen Renaissance, Frankfurt, Oratio
de pace Italiae confirmanda et bello Thurcis indicendo (1468), a cura di
Benziger, Zur Theorie, Panegyricus in laudem amplissimi patris Bessarionis
(1470), in Patrologia Graeca, De principe, a cura di G. Ferraù, Palermo, De
falso et vero bono, dedicato a Sisto IV, Collana Edizione nazionale testi
umanistici, Storia e Letteratura, Roma, Liber de vita Christi ac omnium
pontificum, prima edizione Venezia, 1479; edizione critica: G. Gaida, in Rerum
Italicarum, scriptores, 2nd ser., vol. III.1, Città di Castello; in latino e
inglese: Lives of the Popes, vol. I, a cura di A. F. D’Elia, Cambridge (MA)
2008; edizione in latino della vita di Paolo II: Bartolomeo Platina. Paul II.
An Intermediate Reader of Renaissance Latin, a cura di Hendrickson et al.
Oxford (OH) De optimo cive, a cura di F. Battaglia, Bologna 1944. Un trattato o
lettera polemica contro Battista de’ Giudici; perduto, ma parzialmente citato
in una replica successiva in B. De’ Giudici, Apologia Iudaeorum; Invectiva
contra Platinam, a cura di D. Quaglioni, Roma, Plutarco, De ira sedanda,
tradotto da Platina, in Vairani, Cremonensium monumenta. Vita amplissimi patris
Ioannis Melini (ca. 1478), a cura Blasio, Roma, Lettere: Platinae custodia
detenti epistulae, a cura di Vairani, Cremonensium monumenta; edizione critica:
Lettere, a cura di D. Vecchia, Roma. A cura di Platina: Giuseppe Flavio,
Historiarum libri numero VII, Roma 1475. Practica, traduzione e commento di
Angelo Capparoni, Istituto di Storia della Medicina dell'Università di Roma,
Roma, Manoscritti Libri Tres de Principe, manoscritto, XV secolo. Milano,
Biblioteca Ambrosiana, Fondo manoscritti Vocabula Bucolicorum, Vocabula
Georgicorum, MS Berlin, Staatsbibliothek, Lat. Liber privilegiorum, MS Archivio
segreto Vaticano, A.A. Arm. Epitome ex primo [-XXXVII] C. Plinii Secundi libro
De naturali historia, e.g. MS Siena, Biblioteca comunale, De vera nobilitate,
in Platina, Hystoria de vitis pontificum, Venezia, 1504, foll. C5v-D3v.
Dialogus de falso ac vero bono, dedicato a Paolo II, e.g. Milan, Biblioteca
Trivulziana, Mss., Dialogus contra amores (de amore), in Platina, Hystoria de
vitis pontificum, Venezia, 1504, foll. B8r-C5r (a cura di L. Mitarotondo, tesi
di dottorato, Università di Messina, 2003) Libri Tres de Principe, XV secolo,
Milano, Biblioteca Ambrosiana, Fondo manoscritti, ms. E 66 sup. (3), ff.
41r-168r. Note ^ Per una biografia dettagliata cfr. S. Bauer, The Censorship
and Fortuna of Platina's Lives of the Popes in the Sixteenth Century, Turnhout,
Brepols, Su Iacopo vedi P. d'Alessandro e P.D. Napolitani, Archimede Latino.
Iacopo da San Cassiano e il corpus archimedeo alla metà del Quattrocento,
Paris, Les Belles Lettres 2012. ^ E. Faccioli, Notizie biobibliografiche, in B.
Platina, Il piacere onesto e la buona salute, Torino, Einaudi, Faccioli, Simon,
I Gonzaga. Storia e segreti, Ariccia, Di
questa edizione è stata presentata una bella riproduzione in facsimile a cura
dalla Società filologica friulana. Voci correlate Sisto IV nomina il Platina
prefetto della biblioteca Vaticana. Plàtina, Il, su Treccani.it – Enciclopedie
on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Plàtina, S.,
detto il-, su sapere.it, Agostini. Bauer, SACCHI, Bartolomeo, detto il Platina,
in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, S.
u open MLOL, Horizons Unlimited srl. Modifica su Wikidata (EN) Opere di
Bartolomeo Sacchi, su Open Library, Internet Archive. su S., su Les Archives de
littérature du Moyen Âge. S., in Catholic Encyclopedia, Appleton «Platina -
Relations with Pomponio Leto, in Repertorium Pomponianum, Roma nel Rinascimento
Stefan Bauer, Quod adhuc extat. Le relazioni tra testo e monumento nella
biografia papale del Rinascimento, in «QFIAB» (articolo sul Platina). Stefan
Bauer, The Censorship and Fortuna of Platina's "Lives of the Popes"
in the Sixteenth Century, Turnhout, Brepols, Predecessore Bibliotecario della
Biblioteca Apostolica Vaticana SuccessoreEmblem Holy See.svg Giovanni Andrea
Bussi Zanobi Acciaiuoli. Portale Biografie Portale Letteratura
Categorie: Umanisti italiani Gastronomi italiani Italiani Nati a PiadenaMorti a
Roma Storia della cucinaUmanisti alla corte dei GonzagaScrittori di gastronomia
italiani[altre]. Grice: “Wikipedia doesn’t have it as FILOSOFI ITALIANI, but
gastronomist – so one has to be careful. We include him here just as a nod to
Garin. There are gaps about FILOSOFI ROMANI, too, which has to be taken into
account. Bartolomeo Sacchi.
Grice e Sacheli: implicatura axio-fenomenista
dei parnasesi – filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Canicattì). Filosofo italiano. Studia a Caltanissetta.
Iniziato in massoneria nella loggia Cavallotti di Girgenti. Si laurea a Palermo
sotto Colozza e Guastella. Insegna a Bologna, Girgenti, Caltanissetta, Bressanone,
Genova, Cagliari e Messina. Con i suoi saggi diede un apporto all'approfondimento
all'interpretazione della filosofia di AQUINO. Numerose sono i suoi saggi
filosofiche. "La carità del natio loco" lo spinge a scrivere sulle
tradizioni, i miti e le leggende di Canicattì, collaborando con la rivista
Sicania e pubblicando i risultati delle sue ricerche nelle “Linee di folklore
canicattinese” (Acireale, Popolare). Altri saggi: “Indagini etiche: i criteri,
il problema dell'etica” (Milano, Sandron); Atto e valore” (Firenze, Sansoni); “Ragion
pratica: preliminari critici” (Firenze, Sansoni); “Crisi della Pedagogia” (Roma,
Perrella); “Concetto di didattica” (Messina, Anna);. Ottaviano, Sophia:
rassegna critica di filosofia e storia della filosofia, MILANI, V. Gnocchini, “L'Italia
dei Liberi Muratori”. Erasmo, Ferrante, Calogero. Angelo Sacheli. Sacheli.
Keywords: membro dei parnasensi, parnaso di canicatti, massoneria, liberi
muratori, folklore canicattinese, filosofia siciliana, loggia felice cavallotti
di Girgenti, implicatura fenomenista, fenomenismo. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Sacheli” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Saitta: l’animo – filosofia fascista – la
romanitas di Tertuliano -- il ventennio fascista -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Gagliano Castelferrato).
Filosofo italiano. Allievo di GENTILE, seguace e interprete del suo idealismo
attuale. Nato da Giovanni Saitta, agricoltore e proprietario terrierio, studia
a Nicosia, Monreale, e Palermo. Frequentando le lezioni di GENTILE, si accosta al
suo idealismo. Si laurea in filosofia. Insegna a Terranova, Lucera, Cagliari,
Sassari, Fano, Faenza, Bologna, Firenze, e Pisa. Dirigge “Vita Nuova”, dell’Università
fascista di Bologna, cura la rubrica Noi e gl’altri Spunto polemico, firmando i
suoi interventi con lo pseudonimo di "Rusticus", distinguendosi per i
toni accesi e le posizioni anti-clericali e anti-concordatarie, che lo
portarono a scontrarsi con cattolici. Adere infatti a una concezione
movimentistica e rivoluzionaria del regime fascista, che interpreta come il
compimento del valore romantico del Risorgimento, intendendo la nazione italiano
in senso hegeliano quale sintesi tra cittadino italiano individuale e l’universale
della romanita. Col suo attivismo riusce a esercitare una forte capacità di
attrazione. Così si sviluppa quella tendenza a preferire la sua scuola di
storia della filosofia dove la preparazione di tipo scolastico e le esigenze
tecniche erano minori, ma dove si sente un calore ideale, una passione
filosofica, un fervore per la italianita, e una forza di convinzione spesso dura,
e più che dura, ma più vicina a quei sentimenti e a quelle esigenze fasciste,
una decisione innovatrice suggestiva e che sembra offrire un orientamento
vitale per la soluzione di quei problemi. Accogliendo la concezione gentiliana
dell'atto come perenne auto-creazione dello spirito italiano che tutto
comprende, sviluppa una visione attualistica dell'idealismo non riducibile a
una teoria statica, bensì intesa come azione e continuo dinamismo. Questo lo
porta a esaltare la libertà creativa della ragione umana contro ogni forma di
oggettività e di dogmatismo. Da qui la sua accentuazione della polemica
anti-religiosa, e la riscoperta, nel solco delle tesi formulate da Spaventa e
dallo stesso Gentile, della corrente immanentistica della filosofia
rinascimentale italiana che egli pone a fondamento della genesi dell'idealismo
moderno. Questo immanentismo, per il
quale il divino si esprime nell'attività dello spirito umano, è un reale
umanismo che rende possibile la libertà dell'individuo, nella quale consiste la
coscienza illuministica, da lui contrapposta a quella tradizionale, oppressiva
e decadente, della trascendenza. Per
difendere la libertà del soggetto da ogni autoritarismo e sopraffazione, si è
schierato tuttavia non solo contro il dualismo platonico, la teologia di
impianto aquinistico e la neoscolastica, ma in parte anche contro lo stesso
idealismo di Hegel che finisce per oggettivare la ragione facendone un sistema
assoluto da lui ritenuto all'origine dello schiavismo. Persino nell'attualismo
di Gentile e rimasto un retaggio del trascendente, quando esso attribuisce lo spirito
ad un Io assoluto anziché ai singoli individui. Sono costoro i veri creatori di
valori spirituali, coloro cioè in cui va identificato il soggetto
trascendentale. In tal modo intende preservare la portata stessa dell'atto
creativo dello spirito dell'idealismo gentiliano, rivestendolo di significati
empirici, positivistici, contigenti. Altre saggi: “Lo spirito come eticità” (Bologna,
Zanichelli); “La coscienza illuministica (Genova, Orfini); “Libertà ed esistenza
(Firenze, Sansoni); “L’immanenza (Bologna, Zuffi); “La scolastica e la politica
dei gesuiti (Torino, Bocca); Le origini dell’aquinismo (Bari, Laterza) Gioberti
(Messina, Principato); Ficino (Messina, Principato); “L'educazione
dell'umanesimo in Italia (Venezia, La Nuova Italia); “Filosofia italiana ed
umanesimo (Venezia, La Nuova Italia); “AQUINO” (Firenze, Sansoni); “La teoria
dell'amore e l'educazione del Rinascimento (Bologna, U.P.E.B.); “L'illuminismo
della sofistica” (Milano, Bocca) Il pensiero italiano nell'Umanesimo e nel
Rinascimento (Bologna, Zuffi); “L’Umanesimo italiano” (Bologna, Tamari). Centineo,
Ricordo, Giornale critico della filosofia italiana, Firenze, Sansoni, Sorbelli, L'Archi-ginnasio: bollettino della
Biblioteca comunale di Bologna, direzione di F. Bergonzoni, Regia tipografia
dei fratelli Merlani, Università degli studi di Firenze, S. Salustri,
L'Università fascista di Bologna: un modello di Accademia per il regime?, in
Accademie e scuole: istituzioni, luoghi, personaggi, immagini della cultura e
del potere” (Milano, Giuffrè); Pisani, Paideia, Casa Paideia, Pertici, Storia
della storiografia, Jaca, Mangoni, “L'interventismo
della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo” (Bari, Laterza). Cantimori
ricorda con commozione l'irrequietezza spirituale della sua scuola e la sua
attenzione volta ad argomenti quasi ignorati dalla cultura Italiana – Bandini,
Storia e storiografia: studi su Cantimori. Atti del convegno tenuto a Russi,
Riuniti). Cit. in Pertici, Storia della
storiografia, “Forse meglio di ogni altro, intese dell'attualismo l'istanza
realmente umanistica, e di un "reale umanismo” “E questa appunto volle
sotto-lineare e difendere contro ogni mistificazione. Così lo vediamo ridurre
tutta la dialettica gentiliana a lotta sempre risorgente fra ragione umana
liberatrice e costruttrice di una società di uomini liberi, e la coscienza tradizionale
cristallizzata nelle oppressioni di strutture portatrici di una filosofia di
morte. Ricordo. La filosofia come
celebrazione della soggettività è quasi tutta sbozzata con Ficino. Con lui,
anziché col Campanella, come da altri è stato frequentemente ripetuto, s'inizia
la conoscenza illuministica, Centineo, Ricordo, Giornale critico della
filosofia italiana», Firenze, Sansoni, Morra, L'immanentismo assoluto, Giornale
critico della filosofia italiana», Garin, “Cronache di filosofia italiana” (Bari,
Laterza); Melchiorre, Storiografi italiani (Villalba di Guidonia, Aletti). Attualismo,
Filosofia rinascimentale, Idealismo italiano, Cantimori, Gentile Ricordo. Giuseppe Saitta. Saitta. Keywords: romanitas
-- filosofia fascista, l’universita fascista di Bologna, le reviste filosofiche
fasciste, Vita Nuova, immanenza e non trascendenza, lo spirito italiano,
l’universale dell’italianita, l’universale della romanita, l’amore di Ficino,
Campanella, Cantimori, contro la scolastica, animo, l’animo, vita nuova,
contratto sociale, Rousseau, Firenze. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Saitta” –
The Swimming-Pool Library.
Grice e Saliceto: il diritto bellico – la guerra è la guerra -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Cinisello Balsamo). Filosofo
Italiano. Grice: “Since Sua Eccellenza Verri-Visconti calls himself a
hyphenated philosopher, I who amn’t, shall list him under Visconti!” Esential
Italian philosopher. Like Grice, he wrote on ‘happiness.’ Like Grice, he wrote
on ‘pleasure.’ Like Grice, he was a very clubbable man. Ritratto tagliato Barone di Rho. Consorte Marietta
Castiglioni Vincenza Melzi d'Eril. Figli Teresa, Alessandro (da Marietta
Castiglioni). Filosofo. Considerato tra i massimi esponenti dell'illuminismo, è
altresì ritenuto il fondatore della scuola illuministica milanese. Nacque dal
conte Gabriele Verri-Visconti, magistrato e politico conservatore e da Barbara
Dati della Somaglia, membri della nobiltà milanese. Ha tre fratelli:
Alessandro, Carlo e Giovanni. Avviati gli studi nel Collegio dei gesuiti
di Brera, e uno dei ‘trasformati’. Si arruola nell'esercito e prende parte alla
Guerra dei Sette Anni. Fermatosi a Vienna, intraprende la redazione delle
Considerazioni sul commercio nello Stato di Milano, che gli varranno il primo
incarico di funzionario. Pubblica le “Meditazioni sulla felicità.” Devienne a
Milano uno dei ‘pugni’, nucleo redazionale del ‘Caffè,’ destinato a diventare
il punto di riferimento del riformismo illuministico. Tra i suoi saggi più
importanti per “Il Caffè” si ricordano
“Elementi del commercio”; “Commedia”; “Medicina”; “I parolai”. Ha rapporto
epistolari anche con gl’enciclopedisti. d'Alembert visita i pugni.
Parallelamente all'impresa editoriale, intraprende la scalata del governo
d’Austria allo scopo di mettere in prattica le riforme propugnate nel “Caffe”.Membro
della Giunta per la revisione della "ferma" (appalto delle imposte ai
privati) del Supremo Consiglio dell'Economia. Fonda la Società
patriottica. “Meditazioni sull'economia politica”. Il discorso sull'indole
del piacere -- e del dolore”; “i Ricordi” e le “Osservazioni sulla tortura”. Il
suo è uno stile asciutto e libero, pieno di trattenuto vigore. Con
Giuseppe II al trono d'Austria, gli spazi per i riformisti milanesi si
riducono, e lascia ogni incarico pubblico, assumendo un atteggiamento sempre
più critico. Pubblica la “Storia di Milano.” All'arrivo di Napoleone, prende
parte alla fondazione della Repubblica Cisalpina, culla del tricolore italiano.
Muore durante una seduta notturna della municipalità. Grazie a lui Milano
divenne il più importante centro degl’illuministi. L'ipotesi di civiltà che
scature da lui e forse troppo avanzata per poter essere adeguatamente raccolta
dalla nostra cultura; e comunque lo colloca a pieno titolo tra le espressioni
più alte degl’illuministi. Il suo grande merito e aver creato in Lombardia un
centro di aggregazione illuminista:“Il Caffè dei pugni” Ciò che desta curiosità
rimane il titolo con cui lui scelse di intitolare la sua testata, dovuta al
rilevante fenomeno della diffusione di caffè (bar), come luoghi dove poter
intraprendere un libero e attuale dibattito culturale, politico e sociale. Con
i suoi articoli sul dolore e il piacere, sottoscrive la dottrina di Helvétius,
nonché il sensismo di Condillac, fondando sulla ricerca della felicità e del
piacere l'attività degl’uomini. Gl’uomini tendeno a sé stessi al piacere e sono
pervasi dal dolore. I suoi piaceri non sono altro che momentanee interruzioni
del dolore. La felicità degl’uomini non è quella personale o soggetiva, ma
quella a cui partecipa il “collettivo,” quasi eutimia o atarassia. Per quanto
riguarda la politica e l'economia, lui è controverso. Per quanto riguarda
l'ambito economico, negli Elementi del Commercio e nella sua più grande opera
economica Meditazioni sull'economia politica, enuncia (anche, per primo, in
forma matematica) la legge di domanda e offerta, spiega il ruolo della moneta
come merce universale, appoggia il libero scambio e sostenne che l'equilibrio
nella bilancia dei pagamenti è assicurato da aggiustamenti del prodotto interno
lordo (quantità) e non del tasso di cambio (prezzo). Di conseguenza, può essere
visto come un marginalista. Si nota, però, come assuma atteggiamenti di difesa
del concetto di proprietà privata e del mercantilismo. S. ritiene che solo la
libera concorrenza tra eguali possa distribuire la proprietà private. Tuttavia
pare favorevole principalmente alla piccola proprietà, per evitare il risorgere
delle disuguaglianze. Verri con le Osservazioni sulla tortura esprime la
sua contrarietà all'uso della tortura. Define ingiusto e antistorico un modello
così efferato di giurisprudenza e auspicando l'abolizione di questi metodi. Non
pubblica l’opuscolo per non inimicarsi, con le pesanti critiche alla
magistratura in esso contenute, il senato di Milano (tribunale) presso cui si
sta decidendo dell'eredità del padre. “Dei delitti e delle pene” di
Beccaria prende in gran parte le mosse proprio dalle bozze delle Osservazioni
sulla tortura, oltre che dagli articoli de Il Caffè. E proprio a causa di
questo furto di idee che i due pugni arrivano al più acceso scontro. Nella
versione definitiva e aggiornata dell’ “Osservazioni,” che sono in conclusione
un invito ai magistrati a seguire la dottrina illuminista invece di irrigidirsi
sulle posizioni conservatrici, la sua dialettica è cruda e basilare. La tortura
è una crudeltà. Se la vittima è innocente, subisce sofferenze non necessarie.
Se la vittima e colpisce un _colpevole_ *presumibile* rischia di martoriare il
corpo di un possibile innocente. L’accusato rinuncia nella tortura alla sua
difesa naturale istintiva. Viola la legge di natura. Apre il suo saggio
con la ricostruzione del processo agl’untori, presentandolo sia come documento
dell'ignoranza di un secolo non guidato dai lumi, sia come emblema del modo in
cui una legge sbagliata porta a una evidente ingiustizia. Questa ricostruzione
forne la base per la Storia della colonna infame di Manzoni, che però la
presenta come testimonianza di ciò che accade quando uomini ingiusti detenneno
un grande potere, come all'epoca era quello del senato milanese. Il saggio non
arrivea mai ad avere il successo che invece ebbe Dei delitti e delle pene, vuoi
perché la maggior parte delle osservazioni in essa sviluppate erano già
contenute nell'opera di Beccaria, vuoi per via del suo stile, dotto e di difficile comprensione,
che rendeva di per sé ardua la diffusione della sua filosofia, che pure
conteneva molti ulteriori spunti rispetto all'opera del collega. La Borlanda
impasticciata con la concia, e trappola de sorci composta per estro, e dedicata
per bizzaria alla nobile curiosita di teste salate dall'incognito d'Eritrea
Pedsol riconosciuto, festosamente raccolta, e fatta dare in luce dall'abitatore
disabitato accademico bontempista, Adorna di varii poetici encomii, ed
accresciuta di opportune annotazioni per opera di varii suoi co-accademici
amici; “Il Gran Zoroastro ossia Astrologiche Predizioni”; “Il Mal di Milza,
Diario militare,” Elementi del commercio”; “Sul tributo del sale nello Stato di
Milano”; “Sulla grandezza e decadenza del commercio di Milano”; “Fronimo e
Simplicio; ovvero, sul disordine delle monete nello Stato di Milano”;
Considerazioni sul commercio nello Stato di Milano”; “Orazione panegirica sula
giurisprudenza Milanese”; “Meditazioni sulla felicità colletiva” – cfr. Grice,
Notes on happiness –; “Bilancio del commercio dello stato di Milano, Il Caffè,
Sull’innesto del vajuolo, Memorie storiche sulla economia pubblica dello stato
di Milano, Riflessioni sulle leggi vincolanti il commercio dei grani,
Meditazioni sulla economia politica con annotazioni, Consulta su la riforma
delle monete dello Stato di Milano, Osservazioni sulla tortura, Ricordi a mia
figlia, Considerazioni sul commercio nello Stato di Milano – “Sull'indole del
piacere e del dolore” -- Manoscritto da leggersi dalla mia cara figlia Teresa
Verri per cui sola lo scrissi, Storia di Milano, Piano di organizzazione del
Consiglio governativo ed istruzioni per il medesimo, “Precetti di Caligola e
Claudio”; “Memoria cronologica dei cambiamenti pubblici dello stato di Milano”;
“Delle nozioni tendenti alla pubblica felicità” – felicita pubblica – felicita
private --; “Pensieri di un buon vecchio che non è letterato, Carteggio di
Pietro e di Alessandro Verri; L'Edizione Nazionale delle Opere, Ministero
per i beni e le attività culturali ha deciso di avallare un'Edizione nazionale
delle sui saggi. Il comitato, finanziato pubblicamente, dalla Fondazione
Cariplo e da Banca Intesa Sanpaolo, è presieduto da C. Capra e composto da una
ventina di studiosi e si basa sull'Archivio donato dai Visconti alla Fondazione
Per La Storia Del Pensiero Economico. Bartolo, Gli Scritti di argomento
familiare e autobiografico; Rivista di storia della filosofia. (Firenze: Nuova
Italia). Carteggio di Pietro e Alessandro Verri
Cfr. Ricuperati, Il genere della biografia, Società e storia. (Milano:
F. Angeli, "Il Caffè",
Introduzione. Giordanetti, Piero, a cura di, “Sul piacere e sul dolore”. Kant
discute Visconti (Milano, Unicopli); “Giordanetti, “Le arti belle. Sulla
fortuna di Visconti, Visconti e il suo tempo, Capra, Bologna, Cisalpino); Renzo
Villata, Gigliola, Il processo agli untori di manzioniana memoria e la
testimonianza (ovvero... due volti dell'umana giustizia), Acta Histriae Storia
di Milano, Cronologia della vita di Pietro Verri, su storiadimilano. S., Enciclopedia
Treccani, su treccani. Ricordi a mia figlia, su classicitaliani. Catalogo Sellerio,
su Sellerio. Salerno editrice. Scheda del libro: Delle nozioni tendenti alla
pubblica felicita, su salerno editrice. Pensieri di un buon vecchio che non è
letterato, su classic italiani. Capra, Risultati e prospettive, in Rivista di
storia della filosofia, Scritti di economia, finanza e amministrazione, I
Discorsi e altri scritti degli, Storia di Milano, Scritti di argomento
familiare e autobiografico, Scritti politici, Carteggio di Pietro e Alessandro.
Caffè. In Venezia, Pizzolato); “Mediazioni sulla economia politica con
annotazioni” (Venezia, Giovanni Battista Pasquali); “Meditazioni sulla economia
politica” (Livorno, Stamperia dell'Enciclopedia Livorno); “Sull'indole del
piacere e del dolore” (Milano, Marelli); “Storia di Milano” (Milano, Società
tipografica de' classici italiani); “Carteggio di Novati, Giulini, Greppi, Seregni, Milano, Cogliati,
Milesi e figli, Giuffrè); “Viaggio a Parigi e Londra. Carteggio di Pietro ed
Alessandro Verri, Gianmarco Gaspari, Milano, Adelphi); “Appunti di diritto
bellico” (Benvenuti, Roma, Benedetto, “Visconti repubblicano: gl’articoli,
Poesia, letteratura e politica, Alessandria, Edizioni dell'Orso, A. Cavanna, Da
Maria Teresa a Bonaparte: il lungo viaggio, Capra, I progressi della ragione”
(Bologna, Il Mulino); “Meditazioni sulla felicità, Pavia-Como, Ibis); “Discorso
sull'indole del piacere e del dolore, Spada, Londra, Traettiana, Diario
Militar, Milano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario
di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. Filosofico. Storia di Milano.
Sua Eccellenza il conte Pietro Verri Visconti di Saliceto. Keywords: diritto
bellico. Refs.:
Luigi Speranza, "Grice e Saliceto – “Grice e Visconti: il piacere” per il
Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. #visconti. Saliceto.
Grice e Sallustio: EMPEDOCLEA – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. He assembles a collection of materials by and about
Empedocle di Girgenti. Empedoclea.
Grice e Sallustio: Roma – la storia della filosofia romana come fonte
d’essempli morali – chè cosa fa un saggio ‘romano’? -- filosofia italiana –
Luigi Speranza. (Amiterno).
Filosofo italiano. Storico. Può anche darsi che adere la setta dei crotonesi. Tribuno
della plebe e senatore, espulso dal senato per motivi morali, e probabilmente
perchè fautore di Giulio Cesare, che lo nomina questore, pretore nella guerra
africana e pro-console della Numidia. Dopo la morte di Giulio Cesare abbandona
la vita pubblica per dedicarsi completamente agli studi (La congiura di Catilina, La guerra
giugurtina, Le Storie). A lui venne rivolta l’accusa di essere stato
complice dei sacrilegi di Nigidio Figulo. Certamente lui spesso insiste nei
suoi scritti sulla opposizione di anima e corpo. Parla di un nume divino che
veglia sulla condotta dei mortali e accenna a sanzioni nell’oltretomba. È
quindi probabile che allo storico debba essere identificato quel Sallustio che
scrive un "Empedoclea" per esporre le dottrine del filosofo da
Girgenti, tutte colorate di Pitagorismo. Cicero's
letter to his brother Quintus is best known for containing the sole explicit
contemporary reference to Lucretius's “De rerum natura.” But it is also notable
as the source of the only extant reference of any kind to another presumably
philosophical didactic poem, Sallustius's “Empedoclea” (Q. fr. 2.10(9).3= SB
14): “Lucretii poemata, ut scribis, ita sunt:
multis luminibus ingenii, multae tamen artis. sed, cum ueneris. uirum te
putabo, si Sallusti “Empedoclea” legeris; hominem non putabo.” “Lucretius' poems are just as you write: they show many
flashes of inspiration, but many of skill too. But more of that when you come.
I shall think you a man, if you read Sallustius' Empedoclea; I shan't think you
a human being.” In addition to the vexed but
separate question as to whether the Sallustius in question is to be identified
with the historian, with Cicero's friend Cn. Sallustius, or some other figure
bearing that nomen, the meaning of the barbed comment on his poem has been
almost as fiercely debated.The antithesis between “uir” and “homo” has been
thought problematic, a difficulty formulated with characteristic brusqueness by
Housman. “If one is not a human being, one cannot be a stout-hearted man nor a
man of any sort; one is either above or below humanity, a god or a beast; and
“uir” is not Latin for a stout-hearted god nor for a stout-hearted beast.”
Housman's proposal of a lacuna following “uirum te
putabo”, where a different protasis corresponding to that apodosis has dropped
out, earned a place in Bailey's apparatus and a 'fort. rect.' in Watt's, but
has otherwise found little favour. Most critics have been more or less
satisfied that the strict illogicality should not stand in the way of the joke,
though several share Housman's related feeling that “homo” would stand in more
natural antithesis with god or beast. It is
worth stressing that Housman is, on the question of Latinity at least, quite
right that one cannot be a “uir” if one is not a “homo” (though the reverse is
of course quite possible). Even the vast resources provided by concordances,
the TLL, and now searchable electronic databases such as the PHI CD-Rom or the
Bibliotheca Teubneriana Latina merely corroborate the accuracy of his Latinity.
The juxtaposition of “uir” and “homo” is indeed a common one, and particularly
so in Cicero. In many instances, the same person is (usually) praised using
both nouns, each qualified with an adjective which in some cases may partially
reflect the distinction between qualities appropriate to a Roman male and the
more humane attributes of a Mensch (e.g. hominem honestissimum, uirum
fortissimum, Font. 41; forti uiro et sapienti homini, Leg. Man. 20), but in
others (the majority) the contrast is often so hard to draw that the words feel
almost like synonymous doublets (e.g. consulari homini clarissimo uiro, Verr.
3.184). When the two words are set in
antithesis, it is always clear, and indeed the point of the antithesis or a
fortiori argument generally depends on the fact, that to be a “homo” is a
lesser attainment than to be a “uir.” Thus the gold ring which Verres gave to a
scriba proved not that the latter was a brave man, but merely that he was a
rich fellow (“neque ... uirum fortem, sed hominem locupletem esse declarat,
Verr. 3.187), the diminution of a proconsul's province should be guarded
against not only in the case of a man of the highest standing, but even in that
of a middling fellow (“neque solum summo in uiro, sed etiam mediocri in homine
<ne> accidat prouidendum, Prov. cons. 38), and Lucius' and Patron's
proto-Hobbesian philosophy describes not a good man but a cunning fellow (“se
de callido homine loqui, non de bono uiro -- Att. 7.2.4 = SB 125). Taking the
opposite trajectory, from mere “homo” up to “uir,” Cicero often
self-consciously corrects himself, promoting his subject from the former to the
latter category, as with Cato at Brut. 293 (magnum mercule hominem uel potius
summum et singularem uirum) or Epicurus at Tusc. 2.44 (homo minime malus uel
potius uir opti-mus). From this it is at least implicit that to be a homo is a
necessary but not sufficient condition for being a uir, but that uiri are a
subset of homines is absolutely clear when Cicero writes of injustices which
would seem intolerable not only to a good man but more broadly to a free human
being (ut non modo uiro bono, uerum omnino homini lib-ero ideatur non fuisse
toleranda. Inv. rhet. 2.84).? Perhaps the closest Cicero comes to a clear
distinction is in his consolatio to the exiled Sittius, where he urges him to
remember that he is both things (et hominem te et uirum esse, Fam. 5.17.3 = SB
23), a homo because he is subject to the
vicissitudes of all humanity, a uir because he ought to bear those vicissitudes
with fortitude. Here there is no fusion or explicit overlapping of the
categories; each has its specific and discrete associations. However, neither
is there anything here to contradict the evidence of all the other instances or
to suggest that even Sittius could be a uir but not a homo. Even with the
benefit of searchable databases, it can be seen that Housman's judgement on
Latinity and logic is sound. It may be, however, that the confounding of logic
(and perhaps of Latinity) is the essence of humour, and so we must ask
ourselves whether Cicero's transmitted judgement on Sallustius, since it isn't
quite Latin, is actually funny. Even those who
defend the paradosis seem vaguely apologetic about the joke which they are
determined to preserve. Shackleton Bailey, in refuting Housman, writes that
'Cicero says these two things in the same breath ...
because he thought it mildly amusing', and in his shorter commentary remarks,
almost shame-facedly, that 'the juxtaposition is mildly funny' Of course,
whether the reason lies in cultural contingency or in transhistorical
unfunniness, no one who has read any quantity of Ciceronian 'jokes' would
consider a failure to provoke uproarious laughter as grounds for emendation.
Yet the problem with this joke is not so much that it is at best 'mildly
amusing', but rather that it seems oddly arbitrary and lacking the pointedness
or relevance to its context which we might expect in even the feeblest witticism.
'° It is certainly possible for humour to be generated from the antithesis of
uir and homo. At Terence, Hecyra 523-4, Phidippus calls to his wife Myrrina,
and when she responds with an interrogative mihine, mi uir? ('Is it me you're
talking to, my husband?'), he replies in turn uir ego tuos sim? tu uirum me aut
hominem deputas adeo esse? ('Is it your husband I am? Do you consider me to be a husband/man or even a human
being?') This is, if anything, an even clearer proof that uiri are a subset of
homines, as the adeo shows, and it is on this normative relationship of the two
words (in contrast to the anomalous one at Q. fr. 2.10(9).3) that the joke
partly depends: if Myrrina does not consider Phidippus a homo, then a fortiori
she cannot consider him a uir. However, the reference to this standard notion
that one must be a homo to be a uir would have no particular point were it not
wittily combined with the context-specific wordplay on uir as 'husband' (as
Myrrina uses it) and 'man' ('Man? I'm not even treated like a human
being!')"' To turn from the humorous
potential of the uir/homo antithesis to Cicero's comedic practice elsewhere in
his correspondence, it can be seen that he does make literary jokes which,
however amusing or otherwise we might subjectively find them, are unquestionably
pointed and tailored to the specifics of their context and subject-matter. One
example is his witty and context-specific use of the poeta auctor conceit to
depict Tigellius as being actually 'sold at auction' (addictum) by Calvus'
mimetic lampoon, in the act of doing which he picks up and even elaborates
Calvus' own conceit 'of writing a poem in the form of an auction announcement
... in which he himself took the part of the auctioneer and offered Tigellius
for sale'. 2 Equally witty and pointed, and with an added touch of doctrina, is
his play on the double status of Quintus' Erigona as bothtragedy and woman,
mock-lamenting that she was lost on the road through Gaul despite owning a fine
dog, a learned allusion to the faithful Mera who led her mistress to Icarius'
body, as well as a jibe at the ineffectual Oppius. 3 The letters are also full
of witty and pointed philosophical jokes and allusions, as Miriam Griffin has
shown. 14 To cite but one example, Griffin argues that Cicero's ironic concern
to come to see Trebatius 'before [he] flows completely from [his] mind'
(antequam plane ex animo tuo effluo) subtly alludes to the Epicurean doctrine
of sense-perception by means of eisha. 5 In our passage, on the other hand, we
might wonder why the (dubious) antithesis of “uir” and “homo” even arises when
discussing Sallustius' “Empedoclea.” There is no obvious reason why such a
poem, whether as a poem or as an instantiation of Empedoclean philosophy, would
suggest a play on the antithesis of 'man' and "human',
let alone one which is unparalleled in extant Latin, where, as has been shown,
one cannot be a “uir” without also being a “homo.” If an emendation could
provide an antithesis which preserved and perhaps even enhanced the humour, but
removed Housman's illogicality, and had a clear connection with the topic under
discussion, it would have a good deal to recommend it. We have already noted how one of the more obvious
antitheses of homo is 'god'. Among the most
famous, or notorious, aspects of Empedocles's doctrine was his claim to be a
god and no longer a mortal. The claim is most clearly preserved in the proem to
the Katharmoi (DK B112.4-6): ¿ya & juv
BEos duBpoTos, ouKéTI OUnTóS MOREQUAL MET TOOI
TETILÉVOS, GTEP ¿OLKA, TOIVIOIS TE TEPIOTETTOS OTÉPEGiV TE DaREiOIS. “I come to
you as an immortal god, no longer a mortal, honoured among all, as is fitting,
garlanded with fillets and festive garlands”. That this doctrine was familiar
in Rome is clear from Horace's explicit comment and partial translation at the
climax of the “Ars Poetica” -- while Empedocles wanted to be considered an
immortal god', deus immortalis haberi dum cupit Empedocles) and Lucretius's all-but-explicit
reference to the poems of Empedocles "divine breast' (diuini pectoris) so
that he 'seemed created from scarcely human stock' (“uix humana ideatur stirpe creates”).
Noting this connection, Murley suggests 'a jest at the expense of Empedocles as
well as Sallust and unpacks the implications of “homo” as ""But if,
in the few days before your return, you shall have read Sallust's “Empedoclea”,
I shall regard you as a hero – but, like Empedocles, *not* a human being.” Murley's
interpretation is attractive, but the secondary, implicit antithesis between
'human' and 'god' sits uneasily with the explicit and problematic antithesis
between 'human' and 'man'. The most economical solution would be to remove the
latter antithesis and the make the former explicit. One solution which would
satisfy all the requirements which we have set so far would be to emend the
paradosis irum to a word meaning god, most probably either “deum” or “dium.”
The juxtaposition of forms of “deus” and “homo” is extremely common in Latin,
and occurs eighteen times in Cicero, albeit more frequently in the plural. Of
course, for a double entendre to work, there must be a primary as well as a
secondary meaning. The playful allusion to Empedocleian doctrine would be clear.
But there must still be an independently comprehensible way in which Marcus can
call Quintus a 'god', even if the allusion grants him a degree of licence to
stretch common usage a little. Curiously, “dius” does not seem to have been
used metaphorically of mortals with superhuman qualities, despite, or perhaps
because of, its specific connotations of a deified mortal or an intermediate
being between god and mortal, and of course its later use as the designation
par excellence of apotheosised principes. There is far more evidence for the
use of “deus” in this way, 'de homine ... virtute aliqua praedito', including
numerous examples in Cicero's speeches, letters, rhetorical and philosophical
works. Of particular relevance to our passage is the assertion by Cicero's
Crassus that the godlike orator is one who does not merely use correct Latin
but speaks ornate (De or. 3.52-3). “Si est aliter, irrident, neque eum oratorem
tantummodo sed hominem non putant; quem deum, ut ita dicam, inter homines
putant?” -- But if it is otherwise [than that he speaks correct Latin], they
laugh at him and think him not only not an orator but not even a human being;
who do they think, so to speak, a god among mortals?') Even with the qualifying
ut ita dicam, it is clear from this passage (and others where there is no such
qualification) that Cicero could use deus to designate a human who excels in
some field or other, and did so on occasion in antithesis with homo.? As
suggested above, the allusion to Empedocles (and to Sallustius) and the
humorous context would help to justify a slight extension of the usage whereby
the act of reading a poem ironically reflects superhuman qualities, whether of
endurance or discernment. It might even be possible that a rare use of “diuus”
in this metaphorical sense could be justified by a verbal echo of S., but
Ciceronian and other Republican usage would tend to point towards “deus”. As
for how such a corruption could have come about, a misreading of “dium” as “uirum”
might seem easier than that of “deum”, but forms of “d” and “u” are not
normally alike, and the cause here is far more likely to be psychological. The
form could have been assimilated to the nearby “hominem”, or we might see the
metamorphosis of god into man as an instance of polar error, where a scribe
writes the opposite of the word he is copying. This type of corruption is not
uncommon in Ciceronian manuscripts. Cicero's plea at Rosc. Am. 12 that the
presiding praetor Fannius 'avenge the misdeeds with all zeal' (ut quam acerrime
maleficia indecetis) became, in Naples IV B 17, a paradoxical desire that no
good deed should go unpunished., as the scribe wrote beneficia for maleficia.
Likewise at Mur. 73, according to the copyist of Venice, Marc. lat. xi. 39
(3929), the public attributes Sulpicius laying of charges against Murena for
having escorts and giving voters meals and spectacles, not to his excessive
zeal (in tuam nimiam diligentiam) but to his lack thereof (neglegentiam). That
a copyist could likewise write “uirum” for “deum” is entirely feasible. Alternatively,
with either “deus” or “dius”, a devout Christian scribe might - consciously or
unconsciously - have baulked at Cicero's apotheosis of his brother in such a
context and - again consciously or unconsciously - emended the offence away. There
remains the question of whether Cicero is alluding to Empedocles alone or to
Sallustius poetic depiction of him. As noted above, Murley sees the joke as
being 'at the expense of Empedocles as well as Sallust'. It is certainly
possible that the play on god and man is an allusion directly back to the “Katharmoi”.
Sedley has convincingly argued that the proem of Lucretius's De rerum natura
not only imitates Empedocles's proem but is meant to be recognised as so doing,
and thus assumes familiarity with the latter among late Republican litterati. Even
Sedley, however (incidentally using the letter as his principal evidence),
allows that such familiarity could come either through direct acquaintance or
through Latin translations and imitations’s -- including S.. None of Cicero's
allusions to Empedocles in the philosophical works are noticeably oblique or
seem to assume much prior knowledge, though the reference of his Laelius to “a
certain learned man of Agrigentum” (“Agrigentinum doctum quendam uirum”) could
conceivably be taken as allusive as well as faux naif. In considering Cicero's
allusive practice in the letters, we might compare the witty allusion to
Quintus's Erigona which cannot possibly have referred directly to the text of a
tragedy which Marcus never had the chance to read, and hence must look to the
original myth (and possibly the wrong myth at that), perhaps as narrated in
Eratosthenes' epyllion. However, in the case of the letter, where we are dealing
not with a lost text but one with which both correspondents have some
familiarity, it is surely more likely that Cicero is alluding not - or not only
- to Empedocles directly, but to S.’s poetic rendering of his doctrines and
perhaps even his poetry. If S.’s “Empedoclea” included a Latin version of DK B1
12.4-6, it is not improbable that it might have occurred as early in the poem
as those lines are in the “Katharmoi,” and hence be recognizable even by those
who had not read it in its entirety. It is also quite likely that “evntos”
would have been translated as “homo” (though “mortalis” is an obvious
alternative possibility) and theós by either deus or dius. In favour of diuus,
we might note its strict distinction from deus as referring to a minor deity
(equivalent to the Soiucv which Empedocles elsewhere claimed to be) or even
more specifically to a deified mortal. On the other hand, the phrase deus
immortalis is not only an obvious way to render “0eos außpotos,” and far easier
to fit into hexameters than diuus immortalis, with its initial cretic in the
nominative and tendency to elision or hiatus in other cases, but nicely
corresponds to the existing common Latin unctura, “di immortalis”, of which
incidentally Cicero is particularly fond. “deus immortalis” is also the phrase
used at Ars P. 464 to render “0eos äußpotos” and it is tempting to speculate
that Horace too is alluding not only to Empedocles, but to Sallustius'
Empedocleian poem. This, of course, can only be speculation in the absence of
any other trace of the poem. But it is far from improbable. Della Corte has
argued for the influence of S.’s “Empedoclea” on the speech of Pythagoras in
Metamorphoses 15. If Ovid could integrate such allusions into his depiction of
a different philosopher, albeit one with some doctrines in common, it is hardly
less likely that Horace, about twenty years earlier, could allude to Sallustius
when referring to Empedocles himself. If Horace is indeed alluding to
Sallustius, this might constitute one further argument in favour of Cicero's
writing deum when also alluding to the Empedoclea. However, the argument does
not stand or fall on the issue of Horatian allusion. To sum up, one may suggest
that Cicero wrote to Quintus deum (or possibly diuum) te putabo, si Sallusti
Empedoclea legeris; hominem non putabo. In doing so, he would certainly have
alluded – via implicature -- wittily to Empedocles's claim to be a god and no
longer a mortal at DK B112.4-6, and probably to Sallustius' own Latin rendering
of that claim. Emended thus, the antithesis does not require the special
pleading which has been made for uir/ homo and it has specific and pointed
relevance to the poem under discussion. It is a matter of taste, of course, but
it might also be a little more than mildly amusing. The dominant quality of
Sallust's moral philosophy as articulated in the preface to the Bellum
Catilinae is gloria: this preoccupies much of Sallust's discussion,
particularly in the opening two chapters of the monograph. The text begins with
an emphatic statement of the goal of life, which according to S. is to avoid passing through life without
leaving a record of one's existence: omnis homines qui sese student praestare
ceteris animalibus summa ope niti decet ne vitam silentio transeant veluti
pecora, quae natura prona atque ventri oboedientia finxit: "for all men
who set themselves to exceed the other animals, it is right to struggle with
the highest effort, lest they pass through life in silence like beasts, whom
nature has made supine and subject to their appetites. To this end, S.
continues, man is comprised of a dual nature, body (held in common with the
beasts) and mind (in common with the gods); we should make use of the resources
of the mind (animus) to seek gloria. For", Sallust continues "the
gloria of riches and beauty is variable and fragile; virtus is held to be
splendid and lasting", nam divitiarum et formae gloria fluxa atque
fragilis est, virtus clara aeterna habetur. The separation between mind and
body, according to S., is not absolute: each requires the assistance of the
other, because the mind is required to plan actions, and the body to carry them
out. Gaio Sallustio Crispo, Empedoclea.
Grice e Salustio: il divino e i divini – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. The author, according to some, of
Salutio’s ‘On the gods and the world order,’ dedicated to Giuliano. Accademia. Flavio
Salustio.
Grice e Salustio: il pitagorico che corresponde con Giuliano
– Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Ricerca
Saturnino Secondo Salustio politico romano Lingua Segui Disambiguazione –
"Salustio" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi
Sallustio (disambigua). Saturnino Secondo Salustio o Saluzio o Secondo
Sallustio (latino: Saturninus Secundus Salustius o Salutius. Politico e
filosofo romano di età imperiale appartenente ai neoplatonici. Epigrafe in
latino trovata ad Amorgos e riproducente una lettera (CIL III, 459)
dell'imperatore romano Giuliano a S. (Museo epigrafico di Atene) Amico
dell'imperatore romano Giuliano, ne condivise il programma di restaurazione
della religione romana, ma fu così equilibrato che fu prefetto del
pretoriod'Oriente sotto quattro imperatori. Di una famiglia della Gallia,
forse dell'Aquitania, è probabilmente un homo novus, in quanto i suoi due primi
incarichi furono non senatoriali; S. è infatti, probabilmente sotto
l'imperatore Costante, praeses provinciae Aquitanicae, magister memoriae, comes
ordinis primi, proconsole d'Africa e comes ordinis primi intra consistorium et
quaestor, come attesta l'iscrizione posta sotta la sua statua d'oro eretta nel
Foro di Traiano. È inviato dall'imperatore Costanzo II, fratello del defunto
Costante, al cugino e cesare d'Occidente Giuliano, come consigliere, quando era
ormai già avanti con gli anni. Costanzo si insospettì dei successi di Giuliano e,
attribuendoli a S., lo richiama, separandolo dal cesare di cui era divenuto
amico. Giuliano venne acclamato imperatore e l'anno successivo Costanzo
II morì. Giuliano, giunto a Costantinopoli, nominò S. prefetto del pretoriod'Oriente e presidente
del tribunale che a Calcedonia processò i funzionari di Costanzo. Lascia
Costantinopoli per raggiungere Giuliano ad Antiochia, da dove l'imperatore
aveva intenzione di far partire la sua campagna sasanide. Qui Salustio
sconsigliò a Giuliano di perseguitare i cristiani: per dargli un esempio,
torturò un certo Teodoro per tutto un giorno, dimostrandogli che ne avrebbe
fatto un martire. Da rifugio al vescovo di Aretusa, Marco, che aveva suscitato
la rabbia di Giuliano e, pare, torturò dei pagani per vedere se la loro
resistenza era comparabile a quella dei cristiani. Fu poi incaricato di
preparare le forniture per l'esercito e la flotta; quando un ufficiale non
riuscì a portare gli approvvigionamenti dovuti a Circesium lo fece giustiziare.
Giuliano morì durante la campagna, in uno scontro con i Sasanidi (363), durante
il quale anche Salustio rischiò la vita. In seguito fu scelto dai generali
romani come successore del suo amico, ma declinò l'offerta, adducendo la
cattiva salute e l'età avanzata, e al suo posto venne eletto il cristiano
Gioviano. Sotto Gioviano rimase in carica come prefetto: il nuovo imperatore lo
inviò a trattare con i Sasanidi. Dopo la morte di Gioviano sostenne
l'elezione di Valentiniano I. Quando Valentiniano cadde ammalato, S. nega che
la malattia fosse stata provocata da un maleficio preparato dai sostenitori di
Giuliano. Venne deposto dall'imperatore, che invitò chiunque a presentargli
accuse contro Salustio, ma fu poi rimesso al suo posto dopo poco tempo.
Continua al suo posto sotto l'imperatore Valente, che il fratello Valentiniano
associò all'impero; ha Callisto come assessor (assistente), e Eanzio. Venne
sostituito da Nebridio, principalmente a causa dell'azione del patricius e
suocero dell'imperatore Petronio, ma quando, sempre quell'anno, Nebridio venne
catturato dall'usurpatore Procopio, S. venne re-integrato. Venne
definitivamente congedato a metà del 367, probabilmente per anzianità, ma
comunque a causa degli intrighi di Clearco. Forse ricevette il titolo di
patricius dopo il congedo. Giudizi su S. modifica Giuliano fu amico di S.,
cui dedicò la Consolazione a sé stesso, scritta dopo la forzata separazione in
Gallia da S., e il suo Inno al Re Helios. S. legge e approva anche un'altra
opera dell'imperatore, I Cesari. Libanio lo loda come funzionario
incorruttibile, Imerio gli indirizzò un'orazione in cui lo definiva vero
reggitore dello stato, mentre persino i cristiani ne lodavano l'equilibrio. S. è
uno studioso di letteratura e FILOSOFIA, che addirittura trascurò talvolta i
propri uffici per coltivare i propri studi. A S. è attribuita la composizione
in lingua greca di “Περὶ θεῶν καὶ κόσμου”, una sorta di catechismo ufficiale
dell'ultimo paganesimo durante la restaurazione della religione greco-romana
voluta dal Giuliano per pagani. La maggior parte delle idee esposte in esso non
sono originali ma sono derivate da altri filosofi neoplatonici, come pure dalle
orazioni di Giuliano, in particolare la quinta e la settima, anche se S. sembra
avere meno dimestichezza con Giamblico, considerando la sua demonologia meno
sviluppata. In alcuni punti, tuttavia, l'autore sostiene alcune tesi
inconsuete. Per esempio riguardo all'origine del male, S. afferma che nulla è
male per sua natura, ma diviene male per le azioni degli uomini, o meglio, di
alcuni uomini. Inoltre, il male non è commesso dagli uomini per sé, ma perché
si presenta falsamente sotto l'apparenza di un bene, come aveva già esposto in
certa misura Socrate. Il male nasce sempre e solo a causa di una falsa
valutazione del bene, in quanto, alla fine, è mancanza di esso. «Ma come
si spiega il male nel mondo se gli Dei sono buoni e compiono ogni cosa? In
primo luogo bisogna precisare che, se gli dei sono buoni e compiono ogni cosa,
il male non ha una esistenza effettiva ma nasce per assenza di bene, come
l'ombra non ha una esistenza reale ma ha origine dall'assenza di luce. -- S.
Gli dei e il mondo, xii.1). Il suo nome è riportato come Saturnino Secondo nelle
iscrizioni, Secondus Salutius in Ammiano Marcellino (xxii.3.1), Secondo in
Libanio (Lettere), Filostorgio e Sozomeno, e infine Salutius, Salustius o
Sallustius altrove. Sivan, Hagith, Ausonius of Bordeaux: Genesis of a Gallic
Aristocracy, Routledge, Costanzo dubitava della lealtà di Giuliano, in quanto
ne aveva ucciso il padre Giulio Costanzo e il fratellastro Costanzo Gallo. ^
Ammiano Marcellino. Lungo la strada, ad Ancira (moderna Ankara) fece incidere
l'iscrizione CIL III, 247. ^ Socrate Scolastico, iii.19; Sozomeno, v.20;
Ammiano Marcellino, xxii.9.17, che però lo chiama semplicemente
"prefetto". Socrate Scolastico. Passio SS. Bonosii et Maximiliani, 2.
^ Libanio, Orazioni Ammiano Marcellino Ammiano Marcellino. Zosimo. Ammiano
Marcellino, xxv.5.14; Zosimo, iii.36.1—2 riporta anche l'offerta della porpora
al figlio di Salustio, respinta sulla base della sua giovane età. ^ Libanio, Orazioni,
xviii.182. ^ Imerio, Orazioni, xlii. ^ Gregorio Nazianzeno, Orazioni, Azize, The
Phoenician Solar Theology, Smith, Rowland, Julian's Gods: Religion and
Philosophy in the Thought and Action of Julian the Apostate, Routledge, Ammiano
Marcellino, Res gestae Filostorgio, Storia ecclesiastica Libanio, Lettere e
Orazioni Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica Sozomeno, Storia
ecclesiastica Zosimo, Storia nuova Fonti secondarie modifica Jones, Arnold Hugh
Martin, John Robert Martindale, John Morris, The Prosopography of the Later
Roman Empire, Cambridge University Press, Edizioni delle sue opere modifica
Salustio, Sugli dèi e il mondo, a cura di Riccardo Di Giuseppe, Adelphi,
Salustio, Gli Dei e il Mondo, a cura di Valeria Vacanti, Il Leone Verde,
Sallùstio neoplatonico, su Treccani.it – Enciclopedie, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Calogero, SALLUSTIO neoplatonico, in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Portale Antica Roma Portale
Biografie Portale Filosofia Arinteo generale romano Nebridio generale
romano Eusebio (praepositus sacri cubiculi) alto funzionario dell'Impero romano
Salustio. Keywords: il divino, i divini, l’ordine del mondo.
Grice e Salutati: Ercole al bivio – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Stignano).
Filosofo italiano. Vedo che ignori quanto sia dolce l'amor di patria. Se ciò
fosse utile alla difesa e all'ampliamento della patria, non ti sembrerebbe un
crimine penoso, nè un delitto scellerato, il fracassare con la scure il capo
del proprio padre, o ammazzare i fratelli, o cavare con la spada dal grembo
della moglie il figlio prematuro. Ad Andrea di Conte. Cancelliere di Firenze, figura
culturale di riferimento dell'umanesimo a Firenze, in qualità di discepolo del BOCCACCIO
e precettore di BRACCIOLINI e BRUNI.
Considerato uno dei più importanti uomini di governo, S. come cancelliere della
repubblica di Firenze, svolge un importantissimo ruolo diplomatico nel frenare
le ambizioni del duca di Milano VISCONTI, intenzionato a creare uno stato
comprendente l'Italia centro-settentrionale. Nel contesto di questa lotta
elabora la sua dottrina della “libertas fiorentina”. Oltre all'impegno
politico, svolge un importante ruolo nella diffusione dell'umanesimo
petrarchesco (PETRARCA – si veda) e boccacciano, divenendone l'esponente più
importante e il praeceptor della prima generazione degl’umanisti. Il suo
lascito più importante presso i posteri è la codificazione civile dell'umanesimo,
cioè l'uso dello spirito e dei valori dell'antichità classica all'interno
dell'agone politico internazionale. Grazie a S. -- autore tra l'altro di un
vastissimo epistolario e di trattati politici, filosofici e letterari -- difatti,
il mito della florentina libertas, cioè di quel complesso di valori ispirati
alla libertà promosso dall'ordinamento politico fiorentino, si rafforza
enormemente sotto il suo cancellierato, ed e utilizzato quale strumento
diplomatico per accrescere il prestigio di Firenze presso gl’altri stati d’Italia. Costretto,
a pochi mesi dalla sua nascita, ad abbandonare il luogo natìo per raggiungere
il padre Piero (detto dal Villani di buoni costumi e di prudenzia laudabile)
a Bologna, ove il genitore serve il signore della città Pepoli, che a sua volta
garantiva protezione alla famiglia. Nella città felsinea compe per volontà
paterna -- ma più probabilmente di Pepoli che, morto Piero, prende sotto la sua
protezione la famiglia e il giovane Coluccio in particolare --, studi, benché
fosse maggiormente interessato alle discipline letterarie, e segue le lezioni
di logica e di grammatica di Moglio. Lascia Bologna a causa anche della
caduta di Pepoli e ritorna a Stignano, dove un rogito testimonia la sua
presenza. Gl’anni successivi all'allontanamento da Bologna, gli videro esercitare il mestiere di notaio in
vari centri toscani -- specialmente in Valdinievole – coltivando lo studio dei
classici, come dimostra la lettera a Gianfigliazzi, colto politico fiorentino
col quale discute su Valerio Massimo e altri autori antichi. Nel
frattempo, la sua carriera amministrativa lo spinse ad intraprendere anche la
carriera politica: cancelliere del Comune di Todi prima, della Repubblica di
Lucca poi, ed infine, dopo essere giunto a Firenze ed avervi esercitato
per breve periodo l'incarico di scriba omnium scrutinorum, Cancelliere di
quella città, tenne, pertanto, nelle sue mani la carica più importante della
diplomazia della repubblica fiorentina, divenendo un personaggio di spicco
della politica italiana. Costantemente rieletto e confermato con le stesse
ingerenze, lo stesso stipendio e i soliti privilegi, lascia nell'ufficio un
numero grande di minutari e registri, di lettere e istruzioni, per lo più di
sua mano, e solo in parte de' suoi coadiutori, che non sembrano molti. Da
questi libri e da altri della cancelleria, apparisce com'egli fosse
costantemente in palazzo, presente a innumerevoli atti del comune, dei consigli,
degli uffici più svariati. La frattura in seno alla chiesa cattolica spinse Urbano
VI a firmare la pace coi fiorentini. Le relazioni tra santa sede all'epoca ad
Avignone e la repubblica fiorentina degenerarono rapidamente a causa della
volontà di Gregorio XI di ritornare a Roma e ripristinarvi l'autorità della chiesa.
La paura che si formasse, nel centro Italia, un forte stato ecclesiastico
allarma sia Firenze (intimorita di essere inglobata nel nuovo stato) che le
città degli Stati Pontifici, che a causa della lontananza del Papato avevano
acquisito una grande forza ed indipendenza. La guerra finì frettolosamente a
causa della scissione interna alla Chiesa stessa tra cardinali, fatto che porta
alla nascita del gravoso Scisma d'Occidente. Urbano VI assolve Firenze dalla
scomunica per avere alleati contro Clemente VII. Tra gli scomunicati, c'e
anche lui, in quanto figura chiave della politica dell'epoca. Coluccium Pieri
de Florentia, excellentissimum cancellarium comuni Florentie, riceve
l'assoluzione da parte del Papa tramite i legati S. Pagani, vescovo di
Volterra, e F. d'Orvieto, frate appartenente all'ordine degli Eremitani. Firenze,
mentre stava stipulando la pace con Urbano VI, fu sconvolta dalla rivolta del
popolo minuto che, già soggiogato e perseguitato dalla prepotenza
politico-economica del popolo grasso, fu sobillato dagli operai salariati (i
ciompi) a rivoltarsi. Si ebbero i primi scontri e i ciompi, risultati
vincitori, imposero Michele di Lando quale gonfaloniere di Giustizia e
riformatore della Signoria in senso democratico. L'animosità degli sconfitti si
fece sentire molto presto: dopo aver chiuso gli opifici riducendo alla fame gli
operai, la grande borghesia e l'aristocrazia riuscirono a trarre dalla loro
parte Michele di Lando che, dopo aver disperso i capi dei ciompi, si dimise
dalla carica di gonfaloniere e ridando il potere ai magnati, tra i quali
primeggiarono gli Albizi che instaureranno un regime oligarchico durato fino
alla venuta di Cosimo de' Medici. Dall'epistolario di Coluccio, sappiamo che
egli informò D. Bandini di Arezzo dei tumulti avvenuti in città e stimando gli
uomini assurti al potere quali degni e pieni di considerazione. L'atteggiamento
emerso in quest'epistola, datata il mese d'agosto, si rivelerà contrario a
quanto Coluccio in realtà pensasse del nuovo governo. Marco Cirillo ci descrive
lo stato d'animo del Cancelliere e la sua scelta di rimanere in tale carica nonostante
l'avversione per i Ciompi. Dalle lettere di S. si evince come il cancelliere
non fosse soddisfatto del governo instaurato dal Popolo Minuto, ed è probabile
che il cancelliere conoscesse anche i “piani politici” di chi voleva ritornare
al potere. Questo ci permette di ipotizzare che, la decisione di ritornare al
proprio ufficio si legava sia alle necessità familiari dell'umanista, sia
all'amore che egli nutriva per il proprio lavoro ma anche, alla conoscenza
dell'imminente ritorno del Popolo Grasso al potere, unito alla convinzione
della mancanza di conoscenze politiche adeguate per governare una
città come Firenze da parte dei Ciompi stessi (Cirillo) Ha un ruolo
decisamente più attivo ed importante nell'animare Firenze perché si difendesse
dalle ambizioni di conquista di Visconti, duca di Milano, desideroso di
sottomettere l'intera Penisola al suo controllo schiacciando le resistenze
delle Signorie dell'Italia Settentrionale. Visconti sposta infatti le sue
attenzioni sulla Repubblica di Firenze, e S. giocò un ruolo importante in
questa situazione spronando il popolo fiorentino a difendere la sua
tradizionale libertà (la florentina libertas) e rispondendo egli stesso dalle
accuse dei nemici attraverso l'opera Invectiva in Antonium Loscum. La
situazione per i fiorentini, all'inizio del conflitto, era alquanto drammatica,
in quanto si ritrovarono praticamente circondati dai domini di Visconti e solo
l'ausilio di bande mercenarie, guidate da Giovanni Acuto, riuscirono a frenare
i piani di dominio del Visconti. La guerra, che riprese dopo una momentanea
tregua, vide la formazione di una vasta coalizione antiviscontea di cui fecero
parte tutti gli stati italiani del centro-nord, tenuti assieme dalla politica
estera fiorentina e da quella veneziana. Nonostante gli alleati fossero stati
gravemente surclassati dalle forze milanesi, i fiorentini riuscirono a salvare
la loro indipendenza resistendo a dodici anni di guerra, cioè fino alla morte
improvvisa di Visconti a causa della peste, lasciando Firenze in una posizione
di potenza nell'Italia centro-settentrionale. S. trascorse gli ultimi
anni della sua vita terrena celebrato sia per la sua posizione di guida
dell'umanesimo, sia per l'abilità politica dimostrata contro il Visconti, ma
anche in grandi amarezze a causa dei lutti (morte della seconda moglie e la
morte di alcuni dei suoi figli in occasione della pestilenza). Quando poi morì,
la Signoria, il giorno successive, gli fece celebrare funerali solenni in Santa
Maria del Fiore, ponendo sulla sua bara una ghirlanda d'alloro per le sue virtù
poetiche. I suoi discepoli Bruni suo successore, Bracciolini, futuro
cancelliere e Vergerio lo piansero amaramente, ricordandolo come un padre e
come il più grande decoro di Firenze. Coluccio umanista La guida dell'umanesimo
italiano e per trent'anni, dopo la morte del Petrarca e del Boccaccio, il più
autorevole umanista italiano, unico erede di quei grandi (Dionisotti) Miniatura
che ritrae proveniente da un codice della Biblioteca Laurenziana a
Firenze. Alla morte del Boccaccio, sia per ragioni anagrafiche (era di una
generazione sita tra quella di Petrarca e Boccaccio e la successiva degli
umanisti), sia per la propria grandezza letteraria e filosofica, fu il
principale esponente dell'umanesimo italiano, come ricorda infatti Dionisotti e
altri studiosi, quel «trait d'union tra la generazione che aveva vissuto in
prima linea il rinnovamento petrarchesco e quella dei nuovi umanisti già pienamente
quattrocenteschi» Salutati ebbe, sia per il ruolo istituzionale sia per quello
culturale, rapporti anche con i Paesi europei: tenne corrispondenza con un
colto cortigiano di Carlo VI di Francia, Montreuil, e con l'arcivescovo di
Canterbury Arundel, conosciuto mentre il presule inglese si trovava a Firenze. Fecondo
scrittore, apologeta "diplomatico" della classicità contro gli
attacchi degli aristotelici e di alcuni ecclesiastici ostili all'antropologia
umanista, Coluccio alternerà il suo magistero culturale con quello politico,
difendendo la libertà repubblicana di Firenze adottando lo stile e il genere
degli antichi trattatisti. La formazione umanistica Nonostante Lino
avesse preso definitivamente l'attività notarile, come testimonia il suo primo
rogito effettuato nella nativa Stignano, l'amore per la cultura e la
letteratura non venne meno. Anzi, a partire dalla fine degli anni sessanta, S.
divenne il segretario di Bruni, amico a sua volta di Petrarca; iniziò, come esposto
dalla Senile un rapporto epistolare a distanza, che permise al Salutati di
avvicinarsi alle proposte umanistiche del poeta Aretino. Nel periodo che
intercorse tra questa prima epistola e la morte del Petrarca, Coluccio entrò
sempre più nella mentalità classicista del maestro, grazie anche ai contatti
che egli ebbe con l'altro grande umanista e allievo del Petrarca stesso,
Giovanni Boccaccio, quest'ultimo animatore del circolo umanista di Santo
Spirito a Firenze. Seguendo la scia del maestro Boccaccio, sinceramente pianto
dal Salutati al momento del trapasso, il Cancelliere della Repubblica continuò
il suo magistero a Santo Spirito, tenendovi lezioni cui partecipavano
umanisti non solo fiorentini (si ricordano, tra i più importanti, Niccoli, Bruni
e Bracciolini), ma anche di altre regioni italiane (quali il vicentino Loschi e
Vergerio). Nel convento degli agostiniani Salutati, aiutato nel suo magistero
culturale dal coltissimo frate Marsili, non si fece soltanto portavoce degli
ideali dell'umanesimo classicista petrarchesco, ma continuò a tenere in alta
considerazione Alighieri, deprecato da una cerchia dei giovani umanisti in
quanto scrittore volgare e pessimo latinista. La fondazione della cattedra di
greco a Firenze. Oltre al suo compito di formazione dei giovani umanisti che
andranno a diffondere il nuovo sapere presso gli altri centri culturali
italiani, S. ebbe il merito non solo di affidare le cattedre tradizionali dello
Studium fiorentino ad umanisti discepoli di Petrarca (quali Malpaghini), ma
soprattutto quello di far rifiorire in Italia il greco classico. Grazie
all'incontro avvenuto a Venezia tra i giovani umanisti Rossi e Scarperia e i
due colti bizantini Crisolora e Cidone, inizia, usufruendo dei poteri di
Cancelliere, ad intessere rapporti con Crisolora per invitarlo ufficialmente a
Firenze quale docente di greco classico nello studio. Questi, giunto
nell'Europa Occidentale per conto dell'imperatore Manuele II Paleologo per
cercare alleanze contro i turchi ottomani, cercò di instaurare rapporti di
amicizia con gli Stati che visitava trasmettendo la conoscenza del greco ai
nascenti circoli umanistici, edotti di latino ma non della lingua di Omero. Pertanto
Crisolora accettò l'offerta del Salutati, rimanendo nella città toscana e
lasciando in eredità ai suoi discepoli (e amici) fiorentini gl’Erotematà,
compendi linguistici di greco classico caratterizzati da una sinossi con la
grammatica latina. L'umanesimo incontra durante la sua diffusione, il sospetto
e l'ostilità di alcuni ambienti religiosi a causa della libertà e
responsabilità etica del singolo uomo che Coluccio andava insegnando, e del suo
progetto di conciliare la natura della cultura classica con quella cristiana. I
principali antagonisti dell'umanesimo fiorentino, il camaldolese Giovanni di
San Miniato e il domenicano Giovanni Dominici (quest'ultimo poi cardinale),
intendevano sostanzialmente mantenere l'istruzione e la morale rigidamente
nelle mani della gerarchia, rifiutando la ventilata autonomia spirituale dei
pagani e riaffermando la loro interpretazione allegorica. Le humanae litterae
non sono antitetiche agli studia divinitatis S., davanti a questi attacchi,
sostenne la necessità, anche da parte dei laici, di avere coscienza di ciò
che dicono e professano nella vita attiva, ribadendo il valore positivo di
questo modello di vita e combattendo il vuoto nominalismo tomista che la
cultura ecclesiastica ufficiale difendeva strenuamente quest'ultimo visto come
nocivo perché, avendo ormai intriso la stessa Bibbia di sillogismi filosofici,
allontanava dalla Verità gli uomini. Senza la capacità di intendere in fondo i
termini, la lingua, non si dà conoscenza della scrittura, della parola del
divino. Ogni conoscenza seria è comunicazione. In tal modo gli studia
humanitatis come mezzo per ritrovare nella lettera l'inseparabile spirto, nel
corpo l'anima indisgiungibile, sono strettamente connessi con gli studia
divinitatis. La disputa sulla verità teologica della poesia, genere
privilegiato nella conoscenza del divino, è quello che gli impegna maggiormente.
Seguendo il tracciato delle Genealogie deorum gentilium del maestro Boccaccio,
risponde alle accuse dell'immoralità della poesia a G. di San Miniato, in una
lettera affermando non solo che ogni verità proviene da Dio stesso, ma anche
che Dio ha usufruito della poesia attraverso i salmisti, Giobbe e Geremia: per
cui la poesia è il genere letterario più vicino a Dio. Tale tesi verrà poi
ulteriormente rinforzata nell'incompiuto “De laboribus Herculis”, in cui si
arriva a sostenere una vera e propria poesia teologica, per cui anche gl’antichi
poeti pagani, con le loro opere, si avvicinavano al divino. Il poema epico del
Petrarca, per la sua incompletezza e il latino ancora un po' rozzo, suscita
delusione nei simpatizzanti dell'umanesimo. Forma, impiegando gran parte delle
sue retribuzioni, una biblioteca di più di 100 volumi, collezione molto grande
per l'epoca e simbolo del suo fervore culturale. Possedetun manoscritto delle
tragedie di Seneca ricopiato ottimamente di suo pugno con l'aggiunta
dell'Ecerinide del preumanista padovano Mussato, ma anche esemplari di
autoriquali Tibullo e Catullo ed una rarissima copia delle Ad familiares di CICERONE,
coperta dall'amico e cancelliere milanese Capelli a Vercelli. A questa scoperta
in terra di Lombardia, si aggiunse anche le “Epistole ad Atticum”, rendendolo
il primo dopo secoli a possedere entrambe le raccolte di lettere di Cicerone. Sabbadini
riporta che, nella sua biblioteca, e il primo a possedere il “De agricultura” di
CATONE, il Centimeter di Servio, il commento di Pompeo all'Ars maior di DONATO,
le Elegie di Massimiano e le Differentiae pseudo-ciceroniane, mentre Tateo
continua elencando i Dialoghi di Gregorio Magno e l'esame dei vari manoscritti
di Cicerone, di Lattanzio, di Agostino, di Seneca, di Ovidio e di Stazio in suo
possesso. Nonostante questa passione da bibliofilo, che rese la sua biblioteca
la più significativa dopo quella del Petrarca agli albori del XV secolo, non
sfoggia mai eccellenti doti filologiche, al contrario del Petrarca stesso o del
suo discepolo Bruni. Cerca, inoltre, di avere da parte di Lombardo della Seta,
fedele discepolo del Petrarca, una copia dell'Africa perché fosse poi
pubblicata. I suoi sforzi e dei primi umanisti risultarono sempre più
insistenti nel corso degli anni settanta: Lombardo ha timore a pubblicare
un'opera rimasta in un testo incompiuto ed incerto, rischiando così di oscurare
la gloria del Petrarca. Quando poi giunge a Firenze il sospirato poema epico
dell'Aretino, è afflitto dalle sospensioni, dalle lacune e certamente anche dalla
pesantezza d'ala del poema tanto vantato e sognato. La delusione, trasmessa in
una lettera a Brossano, spinselo a non farsi più editore e commentatore
dell'opera. Intervenne anche nel campo della paleografia. Nel vivo studio dei
classici, fa un'introduzione fondamentale: dopo aver adottato, per gran parte
della sua vita, una scrittura cancelleresca e una libraria semi-gotica', legge
e trascrive un codice delle Lettere di PLINIO MINORE contenente nessi e
legature che si erano persi. L’uso di -s diritta in fine di parola, i nessi e
le legature ae, ę e &, di cui si era persa memoria. Con questo esperimento
inizia la storia della scrittura umanistica. Composto da 344 lettere, l'epistolario
di S., documento fondamentale di questa lunga ed efficace opera di
rinnovamento» culturale, tratta dei temi più disparati. Organicamente, la
raccolta si divide in due filoni: le lettere private, indirizzate ad amici e
conoscenti, e quelle pubbliche, scritte a nome della Repubblica diFirenze.
Stilisticamente, l'epistolario di S. spicca per l'uso di uno stile che si
allontana da quello delle lettere medioevali, fitte della retorica della ars
dictandi, per lasciare il posto ad una serenità cordiale e del Portico che si
richiamava alle Familiares di CICERONE e al repertorio lessicale degli altri
autori classici, determinando così quello che è stato definito «latino misto». Epistolario
privato Nella prima categoria, le lettere scritte a nome dell'umanista S.
mettono in mostra le tendenze socio-culturali del primo umanesimo italiano. Da
un lato, la percezione del divario cronologico tra i contemporanei e gli
antichi, eredità diretta della sensibilità petrarchesca; dall'altro,
l'esposizione in più punti del suo pensiero, dalla rivendicazione del valore
della vita attiva contro i monaci e quegli ecclesiastici che sottolineavano
invece l'eccellenza della vita claustrale al valore della poesia. Immancabile è
la tematica politica, esposta nella lunga lettera a Carlo di Durazzo e ritenuta
essere il sunto del pensiero politico del primo umanesimo. Le lettere dell’Epistoloario
pubblico, scritte in qualità di cancelliere della Repubblica, sono di carattere
puramente politico, in quanto rivolte a contrastare l'azione egemonica di Visconti.
Riprendendo i modelli dei classici latini (Seneca, SALLUSTIO, CICERONE), S.
addita Visconti quale tiranno in contrasto con la florentina libertas. Il tono
di queste lettere doveva essere così grave e tagliente che, secondo la
tradizione, il duca di Milano rispondeva che un'epistola del Salutati era più
deleteria di una sconfitta militare di Milano in campo aperto. Dal punto di
vista più tecnico, il saggio svolto
presso la cancelleria di Firenze ha reso Coluccio Salutati uno dei più noti
cancellieri del Medioevo; tale notorietà si deve al metodo di lavoro che egli
ha adottato nel trentennio in cui ha ricoperto tale carica. Effettivamente, i
cambiamenti che S. apporta, soprattutto nel campo dell'epistolografia politica
medievale, pur non essendo certo radicali, ebbero una notevole influenza su molte
corti d'Europa. La letteratura sull'argomento è unanime nell'affermare che, S.,
pur utilizzando la formula prevista dall'epistolografia cancelleresca
medievale, che prevedeva: la “Salutatio”, il Proverbium, la Narratio, la
Petitio e la Conclusio; ebbe modo di personalizzare ogni fase dell'epistola in
base alle proprie esigenze narrative. È frequente perciò trovare nelle sue
lettere una “salutatio” piuttosto breve ed un Proverbium soprattutto quando
egli esprimeva teorie politichepiuttosto lungo. Epistola a Zabarella, filosofo
padovano, il “De Tyranno” basato sull'omonimo trattato di Bartolo da
Sassoferrato e sul “Polycraticus” di Giovanni di Salisbury) riflette sulla
nascita della tirannide e sulla liceità dell'assassinio del tiranno stesso.
Indotto a fare questa riflessione su spunto di A. dell'Aquila, che gli chiese la
liceità dell'assassinio di GIULIO CESARE e dalla volontà di difendere la scelta
dantesca di porre Bruto e Cassio nelle fauci di Lucifero, ammette la liceità di
un tale gesto nei confronti di un despota, ma negandola però al generale
romano, in quanto e un benemerito capo di stato, che fu tradito dagli stessi
uomini che erano stati da lui beneficiate. L’Invectiva contro A. Loschi,
cancelliere dell'ormai defunto Visconti e autore di una “Invectiva in
florentinos”, ha un tono più concreto rispetto al teorico “De Tyranno”. Nell'”Invectiva”,
mostra la partigianeria repubblicana sostenitrice della “florentina libertas”,
emula dell'Atene di Pericle fautrice della concordia partium tra lei e i suoi
alleati. Gli ricorda come Firenze sia nel giusto perché è sottoposta alle
leggi, che non possono essere violate, mentre a Milano il diritto è strumento
arbitrario nelle mani di un vero e proprio tiranno, che sta al di sopra delle leggi.
“De seculo et religione”, epistola all’amico Niccolò di Lapo da Uzano si
articola in due parti ed è datata. Gl’invia una lettera d'accompagnamento
insieme al testo da lui realizzato. Tratta di una esortazione assai fervida
alla vita claustrale. Rvendica anche la validità della vita quale laico, in
quanto strada valida nell'ambito gerarchico delle occupazioni umane, a cui egli
rimane ancora legato. L'opera, esaltante la vita ritirata prendendo spunto
anche da CICERONE, LIVIO, MACROBIO, e Omero, tratta anche della condanna morale
di cui è afflitta Roma, dai papi fino ai predicatori. Il “De fato et
fortuna” e un’epistola divisa in cinque parti, iespone l'argomento del libero
arbitrio e del rapporto che esiste tra quest'ultimo e gli avvenimenti che
possono ostacolarne i progetti. La tematica, assai complessa ed erede di una
lunga tradizione filosofica (i modelli sono Alberto Magno, AQUINO e il “De bona
fortuna” di Aristotele), si sviluppa nel tentativo di dimostrare come
l'esistenza umana si inquadri in una causa prima, Dio, la quale opera in
comunione, talvolta incontrandosi, talvolta scontrandosi, con la volontà
dell'uomo. In “De Nobilitate legum et medicine” propone una gerarchia del sapere,
proponendo la legge come valore supremo sulla medicina, intesa come mera tecnica.
Come l'anima è superiore al corpo, così la legge (che si rifanno al campo della
volonta dello spirito) e superiori alla medicina, che fa parte della meccanica.
La legge, infatti, regola la vita sociale, determina il con-vivere civile,
stabilisce l'ordine e deve essere ottima perché puo produrre uomini migliori. Continua
affermando che la legge, dal momento che appartengono alla sfera dello spiritualo
e quindi celeste, e legate direttamente al divino. Gl’uomini, perciò, possono
collaborare con Dio nella costruzione perfetta della società grazie al fatto
che ogni uomo e ispirato dalla divinità medesima. Il “De Laboribus Herculis,” opera
di grande impegno intellettuale, e un vasto saggio di poesia. Diviso in 4 parti,
intende continuare il progetto culturale di Boccaccio della genealogia, vale a
dire una difesa della poesia a livello universale basata sulle vicende terrene
dell'eroe mitologico Ercole, re-interpretate in senso allegorico e indirizzate
verso la via della virtù. Si basò su Ercole per la radice etimologica del nome
greco, risalente ad “ερος κλερος”, cioè uomo forte e glorioso. Come già scrive a
Giovanni di San Miniato, infatti, la poesia ha un valore universale in quanto
il senso interpretativo supera la dimensione culturale in cui è stato scritto.
Per cui la opera di un pagano, se piene di valori positivi, non devono essere
rigettate, ma accolte in quanto provenienti da Dio stesso. “Carmen de
morte Francisci Petrarce” e un carme commemorativo del Petrarca e accennato in
varie epistole a Roberto Guidi conte di Battifolle, a Imola e a Brossano, del
quale è quasi dubbio il completamento. “De verecundia” e un trattarello in
forma epistolare indirizzato ad Baruffaldi sulla natura positiva o negativa
della verecundia, cioè il rispetto. Grazie agli studi genealogici di Novati, si
puo ricostruire l'ascendenza e la discendenza del cancelliere fiorentino. Coluccio
Ignota, figlia di un tal Lino Piero Lino Coluccio; Piera di Simone Riccomi, A.Corrado,
Giovanni Sorella ignota, sposata a uno dei Giovannini di Stignano sposata ad
uno dei Dreucci di Pistoia Piero morto
di peste, Andrea morto di peste, Bonifazio - Monna Checca de' Baldovinetti Arrigo Margherita d'Andrea de' Medici Antonio, Duccia
di Guernieri de' Rossi; Filippo, Lionardo, chierico Salutato, chierico Lorenzo.
A lungo si è ritenuta corretta la data, Campana Martelli, Nuzzo, e altri studiosi dimostrano che
la data corretta è Villani, S. XXVII racconta l'ascesa politica ad una delle
più prestigiose cariche politiche fiorentine. Nominato segretario grazie
all'influenza del Gonfaloniere Serragli, e eletto Cancelliere in sostituzione
di N. Monaci, uomo politico con cui il Serragli fu in disputa. Si veda Epistolario per le addolorate missive
inviate dal Bruni e da Poggio all'amico in comune N. Niccoli, ‘tali parente’
nell'epistola di Bruni; ‘patris nostri’ in quella di Poggio). In Ivi, l'istriano P. Vergerio, in una lettera a F.
Zabarella, lo descrive come il primo e straordinario decoro di Firenze -- urbis
illius primum atque precipuum decus, Linum Colucium Salutatum -- Della stessa
opinione anche: Cappelli, in cui si ricorda, al momento dei funerali, il
commosso addio dell'allievo P. Vergerio, che lo chiama communis omnium magister -- maestro comune di
tutti noi -- Luogo significativo per continuare le riunioni dei nuovi umanisti,
in quanto vi viveva quel fra' Martino da Signa erede universale degli scritti
del Boccaccio. Boccaccio dispose per testamento di lasciare la sua biblioteca
all'agostiniano M. Signa con l'indicazione che alla morte del frate i volumi
fossero negli armaria del convento fiorentino di Santo Spirito. Così avvenne. La
grandezza di Alighieri, ma anche di Petrarca e dello stesso Boccaccio, sono
messi in discussione dal più acceso degli umanisti classicisti, Niccoli,
all'interno dei Dialogi ad Petrum Histrum di Bruni. L'accusa principale
consisteva nella barbaria del loro latino e nel, caso di Alighieri, nel
fraintendimento del senso di alcuni passi virgiliani. Solamente il suo intervento
riesce a capovolgere la situazione, salvando Alighieri dalle accuse feroci del
Niccoli. Come anche risulta da un dialogo del Bruni, che di quella polemica
anti-dantesca è il documento principe, il suo intervento riusce ad assicurare
la continuità, proporzionata all'età nuova, della tradizione dantesca a
Firenze. I contatti tra Costantinopoli e Firenze sono facilitati dalla
presenza, nella capitale bizantina, di G. da Scarperia, che decise di
riaccompagnare Crisolora in patria per apprendere greco da lui stesso. La
visione laica dell'umanesimo non si deve confondere con la proposta laicista,
dal punto di vista etico e antropologico. Mantenendo sempre un'attenzione
ossequiosa verso la Roma e una sincera devozione verso le verità romana, intende
nel contempo esaltare e rivendicare la responsabilità umana al di fuori di
qualsiasi determinismo meccanicista e ponendo in valore la libertà personale
del singolo» (Cappelli). Abbagnano sintetizza in modo più stringente il
rapporto tra libero arbitrio e volontà divina, affermando che il primo sia
«conciliabile con l'infallibile ordine del mondo stabilito da Dio». Si è condensato, in questi due punti,
l'attacco generale del mondo contro l'umanesimo. La questione sul valore della
poesia riguarda la disputa con Giovanni di San Miniato (cfr. Epistolario, 3,
Fratri Johanni de Angelis; quella con Dominici riguarda il valore positivo
dell'umanesimo (cfr. Epistolario, Il codice fa parte della sua biblioteca entra
nelle mani del cancelliere fiorentino igrazie alle pressioni che esercita su G.
de Broaspini. Della stessa opinione anche Francesco Novati che, in Epistolario,
giunge alla stessa conclusione del Sabbadini in quanto vi trova delle suoi
postille autografe del Salutati. L'epistola è importante perché, dopo l'elogio
di Carlo per la fortunata impresa militare della conquista del Regno di Napoli
e il paragone con gl’eroi antichi, enumera i doveri di un buon sovrano: cercare
l'unità sacra; gestire con moderazione il potere e imparare a gestire le
proprie emozioni -- incipe prius tibi quam aliis imperare; rege te ipsum, noli
regendorum subditorum studium tuimet derelinquere moderamen -- per evitare di
cadere nei vizi e di essere classificato come un tiranno. Esaltandolo alla
virtù, alla temperanza e alla giustizia, insomma tratteggia il modello del
sovrano ideale, cavalleresco, formato sull'esempio dei classici -- continua è
la comparazione con gli antichi statisti e sovrani) e timorato di Dio. Le informazioni,
ricavate attraverso una minuziosissima ricerca d'archivio da parte del Novati,
sono prese in ordine sparso da; Epistolario, Tavole genealogiche ove vengono
fornite indicazioni biografiche sui nonni, genitori e figli. Per consultare le
informazioni sui fratelli del cancelliere, si consulti sempre Epistolario, Riferimenti Dionisotti. Villani. Fu avviato agli
studî giuridici, inameni a lui che era pierius (così foggia il suo patronimico:
figlio di Pietro, e devoto alle pieridi, le muse. Eloquentissimo legum doctori
domino Loygio de Gianfigliaziis. Reverendo patri et domino domino Bruni de
Florentia summi pontificis secretario, domino suo, si lamenta della sua mansione
di cancelliere nella cittadina umbra. Vero è che invalse l'uso di chiamare
Cancelleria Fiorentina l'ufficio del quale era capo il Dettatore, che aveva la
particolare ingerenza di scrivere le lettere e di trattare le faccende della
politica esterna. Unum dicam, quod
emerserunt et ad tante sunt reipublice gubernacula sublimati, quos oportuit pro
salute cunctorum. Dirò una cosa, cioè che al governo di una così grande repubblica
emersero e vi sono uomini, i quali bisognò vi sono per la salvezza di tutti. E così
favorevole al governo in quanto fu uno dei pochissimi a non essere proscritto
dalle cariche istituzionali. Siena si
sottomise a Visconti in funzione anti-fiorentina, mentre il signore di Milano
(duca per investitura imperiale) si allea con Lucca e altre città
umbro-marchigiane. La prima epistola riportata dal Novati in cui S. risponde ad
una missiva del Certaldese cfr. Epistolario Facundissimo domino Iohanni
Boccacci de Certaldo ma i toni sono troppo famigliari per essere la prima epistola
scambiata tra i due. Inclyte cur vates, humili sermone locutus, de te
pertransis? te vulgo mille labores percelebrem faciunt: etas te nulla silebit. Perché,
o celebre poeta, che hai cantato nel volgare idioma, avanzi nel corso del
tempo? Mille fatiche ti rendono celebre presso il volgo: nessuna epoca tacerà
sul tuo conto. Egrigio viro Franciscolo de Brossano domini Francisci Petrarce
genero, Ep. ove piange sia la scomparsa del Petrarca, ma annuncia anche quella
del Boccaccio. Fallebar enim, et dum Franciscum fleo, dum suis laudibus
intentus decantantes, novo commento, veterum pene dimissa sententia, depingo
Camenas, ecce nove lacrime nobis merore novi funeris occurrerunt, incepti
cursum operis reprimentes. Vigesima quidem prima die decembris Boccaccius
noster interiit. Infatti ero ingannato, e mentre piango Francesco e mentre,
attento alle sue lodi, adorno le Camene con un nuovo commento, quasi
tralasciata la sentenza degl’antichi, ecco che nuove lacrime si aggiunsero a
noi con il dolore di una nuova morte, frenando il corso di un'opera che inizia.
Il nostro Boccaccio spira. Tateo. Cappelli,
ricorda anche che e solito mettere a disposizione dei suoi allievi la
sua stessa biblioteca personale. Pertanto, i luoghi di incontro erano due:
Santo Spirito e l'abitazione del Cancelliere. Gl’animatori di questi incontri,
il Salutati e il Marsili, l'uno nella propria casa, l'altro nella sua cella di
Santo Spirito, ricevano i nobili fiorentini, e li iniziavano al gusto delle
lettere antiche. Sabbadini riporta che l'erudito greco era già a Firenze. Garin
sintetizza, prendendo spunto dal De saeculo et religione e dall'Epistolario,
l'ideale di vita attiva propria dell'essere umano inteso come cittadino del
mondo. Terrestre è la vocazione umana. L'impegno nostro è nella costruzione
della città terrena, nella società. Insiste sul valore della educazione. Essa
insegna a ritrovare sub corticem il valore intenzionale dei termini, smarrito
nella consuetudo, penetrando l'espressione nel suo significato intimo come
direzione spirituale. Parola e cosa non possono disgiungersi. Noli, venerabilis
in Christo frater, sic austere me ab honestis studiis revocare. Noli putare
quod, cum vel in poetis vel aliis Gentilium libris veritas queritur, in vias
Domini non eatur. Omnis enim veritas a Deo est, imo, quo rectius loquar,
aliquid est Dei. Non volere, o venerabile fratello in Cristo, allontanarmi in
modo così austero da studi degni di ammirazione. Non voler ritenere che, quando
si cerca la verità o nei poeti o in altri libri degli scrittori pagani, non si
cammini lungo le vie del Signore. Ogni verità, infatti, proviene da Dio e, per
parlare fino in fondo rettamente, alcuna cosa è propria di Dio. Nullum enim
dicendi genus maius habet cum divinis eloquiis et ipsa divinitate commertium
quam eloquium poetarum. Nessun genere letterario, infatti, ha un maggior
legame con le parole divine e con la stessa divinità quanto la parola dei
poeti. Il manoscritto di Vercelli fu alla fine portato a Firenze, ove rimane, unica
copia carolingia esistente delle Epistole di CICERONE. Gargan ritiene che la
sua filologia non fu di altissima classe. Billanovica. Fitta la corrispondenza con
Seta, come testimonia la prima lettera inviata dal cancelliere fiorentino. Insigni
viri Lombardo...optimo civi patavino, Cappelli Cesareo. Epistola Coluci
Salutati florentina ad Carolum regem Neapolitanum. Villani riporta la veemenza
con cui fulmina Gian Galeazzo con le sue lettere, riportando tra l'altro la
testimonianza di E. Piccolomini cui
quest'aneddoto è attribuita la paternità. Sia la citazione che il contesto in
cui fu scritto il De Tyranno sono esposti in Canfora. In altri termini, se
Cesare, pur giunto al potere in modo tirannico o violento, seppe poi
legittimare tale potere attraverso un esercizio virtuoso di esso (ex parte
exercitii) in grado di suscitare l'approvazione popolare, la sua uccisione non
fu legittima. Lo e quella di un tiranno che esercita come tale. Per la figura
di Loschi, si rimanda alla voce biografica Viti. Canfora ipotizza l'aiuto di Bruni nello
sviluppare il paragone Firenze-Atene, in quanto non e molto esperto di quella lingua e di quella
cultura. Così rivolgendosi al cancelliere milanese A. Loschi, nella Invectiva
in Antonium Luschum, dopo aver contrapposto i guasti del regime tirannico
milanese ai vantaggi di quello libero e repubblicano di Firenze, glorifica la
sua città come "fiore d'Italia" e come esempio di vita serena e armoniosa.
Si riporta interamente il breve messaggio d'accompagnamento. Mitto tibi
munusculum istis paucis noctibus correctionis studio lucubratum. In quo si quid
proficies tu vel alii, laus sit omnium conditori Deo, cui placeat me in tuis
sanctis orationibus commendare. Vale felix et diu. Colucius tuus. Ti mando un
piccolo pensiero composto in queste poche notti dopo un'opera di revisione.
Attraverso questo trattato, se tu o altri ne trarrete giovamento, la lode di
tutti voi sia per lodare Dio, al quale è piaciuto che io mi affidi alle tue
sante orazioni. Sta felice a lungo. Il tuo Coluccio. Nel De Nobilitate ribade,
attraverso un discorso più ampio e articolato, la distinzione della medicina, designate
come arte meccanica, ossia tecnica, dalla giurisprudenza, considerata scienza
della vita spirituale e quindi superiore all'altra. La legge e veramente un
sigillo divino, con cui dopo il primo peccato Dio ha offerto alle comunità degl’uomini
la vita per riconquistare il bene. Ispirate da Dio agli uomini, inscritte
nell'anima umana, la legge ha un'altra superiorità, rispetto alla legge
meccanica naturale. La legge inter-soggetiva puo essere conosciuta nella sua
pienezza integrale, con una certezza che non si trova mai nella scienze della
natura. Si riporta, come testimonianza, quanto scritto nell'epistolario in cui
annuncia a B. Imola il suo Progetto. Sed ut ad Franciscum nostrum redeam,
opusculum metricum de ipsius funere iam incepi. Ma per ritornare al nostro
Francesco, inizio a stendere un opuscolo metrico sulla cerimonia funeraria
dello stesso. Antiche Filippo Villani, Le vite d'uomini illustri fiorentini, Mazzuchelli,
Venezia, Pasquali, Moderne; Abbagnano, “La filosofia del Rinascimento” in
Abbagnano, “Storia della filosofia” (Milano, TEA); Billanovich, Gl’inizi della
fortuna di Petrarca” (Roma, Storia e Letteratura); Bischoff, “Paleografia
latina. Antichità e Medioevo, Stefano Zamponi, Padova, Antenore, Bosisio, Il
Basso Medioevo, in Curato, Storia Universale,
Novara, Istituto geografico De Agostini, Branca, Boccaccio: profilo biografico,
Firenze, Sansoni, Campana, Lettera del cardinale padovano (Bartolomeo Uliari). Canfora,
Prima di Machiavelli. Politica e cultura in età umanistica, Roma, Laterza, Cappelli,
“L'Umanesimo italiano da Petrarca a Valla” (Roma, Carocci); Cesareo, “L'Epistolario
ed il carteggio con Francesco Petrarca come esempio di latino umanistico: una
ricerca filologico-letteraria, G. Contini, Letteratura italiana delle origini”
(Firenze, Sansoni); Carrara, Lino Coluccio di Piero, in Enciclopedia
Italiana, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Rosa, Dizionario biografico degli italiani, Roma,
Istituto dell' Enciclopedia Italiana, Loredana Chines, G. Forni, G. Ledda, Dalle
Origini al Cinquecento, in Ezio Raimondi, La letteratura italiana” (Milano,
Mondadori); Dionisotti, Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto dell' Enciclopedia
Italiana, Luciano Gargan, Gli umanisti e la biblioteca pubblica, in Guglielmo
Cavallo, Le biblioteche nel mondo antico e medievale, Bari, Laterza, Eugenio
Garin, L'umanesimo italiano, 3ª ed., Roma-Bari, Laterza,Martelli, Schede per S.
in Interpres, Demetrio Marzi, La cancelleria della repubblica fiorentina, Rocca
San Casciano, Cappelli, Nuzzo, Coluccio
Salutati. Epistole di Stato. Primo contributo all’edizione: Epistole in
Letteratura Italiana Antica, Manlio Pastore Stocchi, Pagine di storia
dell'Umanesimo italiano, Milano, Angeli); Petoletti, “Boccaccio e i classici
latini” in Teresa De Robertis, C. Monti, Marco Petoletti et alii, Boccaccio
autore e copista, Firenze, Mandragora, Francesco Petrarca, Lettere Senili,
Giuseppe Fracassetti, Firenze, Le Monnier,
Coluccio Salutati, Epistolario, Novati, Roma, Forzani e C. tipografi del
Senato, Si sono consultati: Epistolario,. Epistolario, Epistolario,
Epistolario, Epistolario, Sabbadini, “Le scoperte dei codici latini”, Firenze,
G.C. Sansoni, Achille Tartaro e Francesco Tateo, Il Quattrocento. L'età
dell'umanesimo, in Carlo Muscetta, La letteratura italiana, Bari, Laterza, Si
sono presi in considerazione: F. Tateo, La cultura umanistica e i suoi centri,
E. Wilkins, Vita del Petrarca, Luca Carlo Rossi e Ceserani, Milano, Feltrinelli,
edito per la prima volta negli Stati Uniti col nome di Life of Petrarch,
Chicago); Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, Paolo Costantino Pissavino,
Milano, Mondadori, Viti, Loschi, Antonio, in Dizionario Biografico degli
Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, Palazzo Salutati Petrarca
Boccaccio Umanesimo Repubblica di Firenze Bruni. Il contributo italiano alla
storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Cirillo, “Il tiranno in S., umanista,” Biblioteca dei
Classici italiani di Bonghi. Lino Coluccio Salutati. Coluccio Salutati.
Salutati. Keywords: i duodici fatiche d’Ercole, gl’antichi, la legge
non-naturale, la legge naturale, della buona fortuna, libero arbitrio, la vita
sociale, la con-vivenza, Bruto e Cassio nell’inferno, la morte di Cesare,
l’assassinio di Cesare, tirano, la libertas fiorentina, stato fiorentino, la
repubblica fiorentina, la fiore d’Italia, Boccaccio, Petrarca, Aligheri, I
primi umanisti, l’umanesimo laico, basato contro il determinismo ecclesiastico,
la biblioteca di Salutati, Livio, Cicerone, autori latini, la lingua Latina,
difesa della lingua Latina, l’interpretazione di Virgilio da Aligheri, difesa
della filosofia pagana, il valore permanente della filosofia degl’antichi. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Salutati” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Salutio: il divino ed i divini – l’ordine el mondo -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A close fiend of Giuliano. He is offered the
emperorship on Giuliano’s death, but he declines on account of his ‘rather poor
health.’ He leads an active political life and is regarded as morally
incorruptible. Known to have been well-versed in philosophy, he is the author
of ‘On the gods and the world order’ – which some however attribute to
Salustio. The treatise is, unsurprisingly, dedicated to Giuliano. Those who argue
that it was not written by Salutio claim it is the work of one contemporary of
Giuliano, a Flavio Salustio. Accademia. Saturnino Secondo Salutio.
Grice e Salviano: il portico – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofia
italiana. He moves from Rome to what is now known as The Galliae – and writes a
‘saggio’ in which he tries to explain why there is so much suffering in that
area of the world. He takes an approach that is not only philosophical – along
the lines of the Porch – but historical as well.
Grice e Sanctis: lo stile filosofico
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo Italiano. Essential
philosopher. He considers philosophy as a branch of the belles lettres and his
field of expertise is when stylists stop using an artificial Roman, and turned
to ‘Italian.’ Grice: “I really do not like de Sanctis; when an author becomes
philosophical, he says that he has been infested of the philosophical pest!” --
Refs.: Luigi Speranza, "Grice e de Sanctis," per Il Club
Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Sanctis. Keywords: storia della filosofia, il saggio
filosofico, il poema filosofico, il tema filosofico. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Sanctis” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sanseverino: il segno naturale -- la
logica scolastica -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Napoli). Filosofo
italiano. Considerato uno fra i massimi precursori del neo-tomismo (AQUINO, si
veda). Si trasfere a Nola per frequentare la scuola dove suo zio è rettore. Studia
filosofia con l'intento di confrontare i vari sistemi filosofici, fra cui gode
particolare credito in Italia, all'epoca, quello razionalista. Lo studio
comparato dei vari sistemi gli permite una conoscenza più approfondita della scolastica,
soprattutto d’AQUINO, e del legame intimo tra la scolastica e la [atristica. Restaura
la filosofia scolastica. Insegna a Napoli. Venne incaricato da Ferdinando II di
preparare un manuale ufficiale per le scuole del regno delle due Sicilie. Scrive
allo scopo il manuale "I principali sistemi della filosofia del criterio”.
Profondo conoscitore di AQUINO da alle stampe interessanti saggi sui filosofi
moderni. Inizia ad occuparsi più specificamente di AQUINO con “L’origine del
potere e il diritto di resistenza, cui fa seguito “In difesa dell'angeologia
contro i sofismi”. Esce il ponderoso “I principali sistemi della filosofia del
criterio” un'ampia e dottissima disquisizione sulla filosofia illuminista e su
quella a lui contemporanea -- fra cui quella dello stesso GIOBERTI -- confutata
sulla base della logica. Il suo capolavoro. Si tratta del celebre saggio, “Philosophia
antiqua” che ha per oggetto la storia della logica. “In compendium redacta ad
usum scholarum clericalium. Venne pubblicata a Napoli “Elementa”, “Antropologia”,
“Teologia. Altre saggi: “Sopra alcune
questioni le più importanti della filosofia” (Napoli); “Il razionalismo”
(Napoli); “I razionalisti” (Napoli); “L'origine del potere e il diritto di
resistenza, (Napoli, Giannini); “In difesa dell'angeologia contro i sofismi”
(Napoli, Manfredi); “Elementa philosophiae theoreticae” (Napoli, Manfredi); “Philosophia
antiqua” (Napoli, Manfredi); “Institutiones seu Elementa philosophiae antiquae”
(Napoli, Manfredi); “In compendium redacta ad usum scholarum” (Napoli,
Manfredi); “Le dottrine de' filosofi antichi” (Napoli); Dovere, Tentativo di ricostruzione,
in Doctor communis, P. Naddeo, Le origini del aquinismo” (Società italiana,
Torino); Orlando, Aquino a Napoli e S., in Asprenas, Orlando, Vita e opere di S.
secondo i documenti, in Aquinas, Orlando, L'Accademia d’Aquino a Napoli, storia
e filosofia, in Saggi sulla rinascita d’Aquino, Roma, Ed. Pontificia Accademia
teologica romana, Matarazzo, Per una rivoluzione del cuore. La visione
dell'umano in Leopardi nella lettura critica di S. tra antropologia e istanze
pastorali (Polidoro, Napoli). Dizionario biografico degl’italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Gaetano Sanseverino. Sanseverino. Keywords: segno
naturale, Boezio, Aquino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sanseverino” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Santilli – dal soggettivo
all’inter-soggettivo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Sant’Elia Fiume Rapido). Filosofo italiano. Segue il corso liceale presso la Scuola
di Murro a Napoli. Discepolo di GALLUPPI, e amico -- fra gli’altri – di SETTEMBRINI,
FIORELLI, e SANCTIS. Si laurea in filosofia. Apre una scuola di diritto morale
e costituzionale. Fervente giobertiano – GIOBERTI (si veda) , e attivo
propugnatore, nei circoli culturali napoletani, di un'Italia federate. A
frequenti rapporti epistolari con MAMIANI, GIZZI, e COUSIN. Quest'ultimo lo
introduce nel giro culturale del socialismo utopistico ma modula il suo
socialismo secondo i propri valori umanitari, rifiutando la logica della lotta
di classe. Ha comunque a scrivere che nel regno di Napoli occorre una
savia distribuzione della ricchezza. Presidente della società dantesca (ALIGHERI
– si veda) -- e prolifico filosofo. Fonda "L'Enciclopedico" in cui
vivacemente sostene che occorreva occuparsi della piaga della povertà. La
nazione italiana vuole pane e lo dimanda incessantemente, lo chiede nel pianto
dell'indigenza, tra le sciagure della desolazione, lo chiede non a titolo di
preghiera, ma diritto necessario, assoluto. Il popolo italiano non capisce la
speculativa astrazione di alcune verità filosofica, non sa i titoli di libertà,
di costituzione, di uguaglianza. Una riforma che dimentica affatto la fisica
prosperità del popolo italiano non è che riforma di solo nome. “Le idee" e
testo di studio nelle scuole di Toscana; "Sul realizzamento del
pensiero"; "Sviluppo filosofico dell'autorità"; "Cenno
psicologico sull'attività dello spirito"; "Individuo e Società";
"Princìpi dell'imanità razionale"; "Il socialismo in
economia" e "Lavoro, industria e capitale". Si batté
politicamente per l'ottenimento della Costituzione da parte di re Ferdinando II.
Malvisto e considerato individuo pericoloso dalla polizia e ucciso a
baionettate da soldati che fanno irruzione nella sua abitazione in Largo Monte-Oliveto,
accanto a Palazzo Gravina. Venne ucciso a seguito della delazione di una donna,
che lo indica come il predicatore alla soldataglia. Lo ricordano due epigrafi:
una sulla facciata della sua casa natia e una sulla facciata della sua palazzina
in Largo Monteoliveto. Di lui scriveno SANCTIS, PEPE, SETTEMBRINI, VANNUCCI, MASSARI,
GROSSI, GUZZARDELLA, e MANDALARI -- che volle raccogliere i suoi saggi in "Memorie
e Saggi” (Roma). Peruta. “Il Giornalismo Italiano del Risorgimento”; Ghiron,
Peruta, “Storia del quindici maggio in Napoli; Settembrini "Memorie e saggi”;
Mandalari, Memorie, Roma. Guzzardella, “Martire del Risorgimento” Milano, Ghiron,
Il valore italiano, Tip. nazionale degli editori Ghione e Lovesio, Peruta, Il
Giornalismo Italiano del Risorgimento, Angeli, Mambro, in Sant'Elia Fiume Rapido,
il Sannio, Casinum e dintorni Roccasecca, Settembrini, Ricordanze della mia
vita, Morano. Angelo Santilli. Santilli. Keywords: dal soggettivo
all’inter-soggetivo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Santilli” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Santorio: il pendolo di Santorio -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Capodistria).
Filosofo italiano. Padre della fisiologia sperimentale. Il primo a comprendere
l'importanza dell'esperimento e dell'adozione dei parametri quantitativi per
valutare i quali inventa alcuni dispositivi tra cui il termometro e il
tachimetro. Studia sperimentalmente la struttura della materia, di cui
descrisse la struttura corpusculare e meccanica, anticipando le ricerche di GALILEI.
Studia a Padova. A Venezia fa amicizia con SARPI, SAGREDO e GALILEI. Adatta il pendolo
alla pratica, precedendo gli esperimenti condotti da Galilei con i pendoli. Poniere
nell'impiego delle misurazioni fisiche in medicina; il suo dispositivo più
famoso fu una grande bilancia usata per studiare l'equilibrio omeostatico e le
trasformazioni metaboliche Tra i soggetti che si prestarono alla
sperimentazione vi fu anche GALILEI. Insegna a Padova. Pubblica descrizioni di
congegni termo-metrici e di precisione che divennero di largo uso nella pratica
medica. Pioniere nell'impiego delle misurazioni fisiche. Il suo dispositivo più
famoso fu una grande bilancia – la stadera medica -- usata per studiare le
trasformazioni meta-boliche in soggetti sperimentali tra i quali vi fu lo
stesso GALILEI. Pioniere nell'uso del metodo sperimentale di cui comprese
l'importanza e la necessità replicando i suoi esperimentil Considerato a torto
il fondatore della iatro-meccanica, ne e uttavia ispiratore con i suoi
importanti studi sul meta-bolismo e sulla termo-regolazione umana. È il primo a
quantificare la perspiratio insensibilis e ad usare il termometro clinico che
egli stesso idea. S. inventa anche altri
strumenti – il pulsilogio, l’igrometro, il "letto artificioso", l’"eolopila
medica", ed il "termometro lunare" -- intesi a tradurre in
numero e determinare con esattezza matematica i para-metri vitali umani. I suoi
saggi hanno numerose edizioni, diffusione europea e ampia popolarità. Classico
il “De statica medica” -- uno dei saggi più importanti della storia della
fisiologia; “Methodi vitandorum errorum omnium qui in arte medica contingunt
liNunc primum ccessit eiusdem authoris De inventione remediorum liber (Aubert);
“Ars de statica” (Leida, Haro); “Commentaria in artem Galeni”; “Nova pulsuum
praxis morborum omnium diagnosim prognosim et medendi aegrotis rationem statuens,
sine eorum relatione”; “Commentaria in primam fen primi libri canonis
Auicennae”; “Commentaria in primam sectionem aphorismorum Hippocratis”; “Societate
si politica”. Galilei -- Storia della Scienza di Firenze. Castiglioni, “Storia
della Medicina” (Mondadori, Milano); Pazzini, “Storia della Medicina” (Libraria,
Milano); Premuda, “Storia della Medicina” (Milani, Padova); Premuda, “Storia
della fisiologia” (Del Bianco, Udine). Treccani Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Santorio Santorio. Santorio.
Keywords: il pendolo, il pulsi-logio, l’igro-metro, l’eolo-pila. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Santorio” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Santucci: idealismo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma).
Grice e Sanzo: natura ed artificio – la
filosofia lizia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo. Insegna a Brindisi, Milano, e Salento.
Fonda “Apollo Licio” o Lizio. Sube il fascino dell’esistenzialismo e il orazionalismo.
Rivolve la propria attenzione ai rapporti tra filosofia, scienza e società. Si
occupa di filosofi quali Becquerel, Boutruox, Corbino, Couturate Curie, Enriques,
Fermi, Frola, GEYMONAT, PEANO, VAILATI. Sui fondamenti della geometria” (Brescia, La Scuola, Collana "Il Pensiero");
“L’artificio della lingua, -- Grice: “I like that: it’s my Gricese, a language
I invent and which makes me the master; there’s the arbitrary and there’s the
artificial, and Sanzo, reconstructing Peano’s project, fails to distinguish
this” -- Milano, Angeli, Collana di Epistemologia, Cimino; Sava, Il nucleo
filosofico della scienza, Galatina, Congedo, Collana di Filosofia, Scritti di fisica-matematica,
Torino, POMBA, I Classici della Scienza, Poincaré e i filosofi” (Lecce, Milella);
Corbino, Scienza e società, Saggi raccolti e commentati, Manduria, Barbieri,
Collana di Filosofia Hermes/Hestia, Scritti di fisica-matematica” (Milano,
Mondadori, "I Classici del pensiero", Unione Tipografico, Torino,
Scientia, Rivista di sintesi scientifica, “Apollo Licio”, Museo Galilei,
Firenze. Ubaldo Sanzo. Sanzo. Keywords: apollo licio, trovato al ginnasio liceo
di Atene, figgurante il dio in atto di riposo dopo un gran sforzo. natura ed
artificio, l’artificio della lingua, convenzionalismo, filosofia della lingua. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sanzo” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Sarapione: il portico romano – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. A philosopher of the Porch imprisoned by the Romans.
Grice e Sarlo: idealismo -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). De Sarlo.
Grice e Sarno: sentire – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Napoli). Filosofo
italiano. Interprete di BRUNO e CAMPANELLA. Collabora al “Giornale critico
della filosofia italiana” con saggi su BRUNO, CAMPANELLA, e VICO. Medita sulla
violenza. Si suicida con un colpo di rivoltella. Si interessa a BRUNO e CAMPANELLA.
Il suo punto di partenza è l’opposizione tra un sentimento sempre identico a se
stesso, essenzialmente interiore -- sensus sui -- ed un sentire esteriore, che
si tramuta nelle cose di cui ha esperienza, che si presta e si dona tutt’intero
alle cose, affinché esse vivano in lui. Atre saggi: “Pensiero e poesia” (Laterza,
Bari); “Filosofia poetica” (Laterza, Bari); “Filosofia del sentire” (Pescara,
Tracce); “Sulla violenza” (Bari, Laterza); M. Perniola, “L’enigma” (Costa, Genova); A. Marroni, “Filosofo del “farsi
altro”. Angelo, L'estetica italiana” (Laterza, Bari); Marroni, La passione per
il presente in “Filosofie dell'intensità. un maestro occulto della filosofia
italiana” (Mimesis, Milano); Marroni, "I carmina in foliis volitantia"
in Agalma, Giornale Critico di Filosofia Italiana. Antonio Sarno. Sarno.
Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sarno” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sarpi: la meta-fisica del
fenice, o l’arte del bien conversar -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Venezia). Filosofo Italiano. Very
important Italian philosopher. Definito d’Acquapendente come oracolo,
autore della celebre “Istoria del Concilio tridentino” subito messa all'Indice.
Fermo oppositore del centralismo monarchico di Roma, difendendo le prerogative
della repubblica veneziana, colpita dall'interdetto emanato da Paolo V. Rifiuta
di presentarsi di fronte all'Inquisizione romana che intendeva processarlo e
sube un grave attentato che si sospetta essere stato organizzato dalla curia
romana, "agnosco stilum Curiae romanae", che nega tuttavia ogni responsabilità.
L'infanzia e una ritiratezza in sé medesimo, un sembiante sempre penseroso, e
più tosto malinconico che serio, un silenzio quasi continuato anco co'
coetanei, una quiete totale, senza alcun di quei giuochi, a' quali pare che la
natura stessa ineschi i fanciulli, acciò che col moto corroborino la
complessione: cosa notabile che mai fosse veduto in alcuno. Poi, così serve in
tutta la sua vita, et all'occasioni dice non poter capir il gusto e
trattenimento di chi giuoca, se non fosse affetto d'avarizia. Un'alienazione da
ogni gusto, nissuna avidità de' cibi, de' quali si nutre così poco, che restava
meraviglia come stasse vivo. Nell'anno in cui proseguivano le sedute del
Concilio di Trento, Carlo V e in guerra con i prìncipi protestanti tedeschi e
il Parlamento inglese adotta un Libro di preghiere d'ispirazione luterana.
Figlio di Francesco di Pietro S., di famiglia di lontane origini friulane -- precisamente
di San Vito al Tagliamento -- e mercante a Venezia eppure, scrive Micanzio, per
la sua indole violenta più dedito all'armi ch'alla mercatura. La madre,
veneziana, d'aspetto umile e mite e Isabella Morelli. Rimasta vedova, fu
accolta con il suo figlio e l'altra figlia Elisabetta nella casa del fratello A.
Morelli, prete della collegiata di Sant'Ermagora. Con lo zio, uomo
d'antica severità di costumi, molto erudito nelle lettere d'umanità addottrinando
nella grammatica e retorica molti fanciulli della nobiltà, fa i primi studi,
imparando presto e con facilità. A dodici anni, nell’anno dell'istituzione,
dopo la chiusura del Concilio, dell'Indice dei libri proibititra i tanti, vi
finirono il Talmud e il Corano, il De Monarchia di Dante e le opere di
Rabelais, Folengo, TELESIO, MACHIAVELLI, ed Erasmo, passa alla scuola di Capella,
dell'Ordine dei Servi di Maria, seguace delle dottrine di Scoto. Capella gli insegna
logica, filosofia e teologia, finché il ragazzo fece così rapidi progressi che
il maestro istesso confessa non aver più che insegnargli. Con altri maestri
veneziani apprese la matematica, la lingua greca e l'ebraica. Con la
familiarità e co' studii entra Panco in desiderio di ricevere l'abito de'
servi, o perché gli paresse vita conforme alla sua inclinazione ritirata e
contemplativa, o perché vi fosse allettato dal suo maestro, malgrado
l'opposizione della madre e dello zio che lo voleva prete nella sua chiesa, entra
nel monastero veneziano dei servi di Maria. Continua ancora a studiare con
il Capella, rimanendo alieno dalle distrazioni proprie della sua età finché in
occasione della riunione a Mantova del capitolo generale dell'Ordine
servita, mandato in quella città «ad
onorar il congresso e far vedere che gl'ordini non sono oziosi, ma spendono il
tempo in sante e lodevoli operazioni, difendendo 318 delle più difficili
proposizioni della filosofia naturale. Il qual carico con che felicità lo sostenesse
e con che giubilo e stupore di quella venerabile corona, si può dall'evento
argomentare. Essersi così distinto agli valse la nomina a teologo da parte del
duca di Mantova. Prencipe di grandissimo ingegno, così profondamente erudito
nello scienze, che difficilmente si discerne qual fosse maggiore, o la prudenza
di governare, o l'erudizione di tutte le scienze et arti, sino nella musica, mentre
il Boldrino gli affida la cattedra. Stabilito nel convento di San Barnaba,
perfeziona la conoscenza della lingua ebraica e inizia, col puntiglio consueto,
ad applicarsi agli studi storici. E certo a motivo di quest'interesse che
a Mantova frequenta Olivo, già segretario di Gonzaga, cardinale e legato
pontificio nelle ultime sessioni del concilio di Trento, la cui caduta in
disgrazia presso Pio IV coinvolse anche l'Olivo che fu dagl’inquisitori molto
travagliato, col tenerlo longamente in carcere dopo la morte del cardinale suo
signore, ma che ora, dopo la morte del pontefice, vive privatamente in Mantova.
Il gusto principale che riceva in conversare con lui e perché lo trovava d'una
moderazione singolare, erudito, e che, per esser stato col cardinale a Trento, ha
gran maneggio in quelle azioni e sa tutte le particolarità de' negozii più
secreti, et ha anco molte memorie, nell'intendere le quali riceve molto piacere.
Sono gli anni in cui in Italia continua con vigore la repressione
inquisitoriale di Pio V. P. CARNESECCHI venne decapitato. Gl’brei sono espulsi
dallo stato pontificio tranne che da Roma e da Ancona, nei ghetti delle quali
vennero costretti a risiederee. E impiccato l'umanista A. Paleario. Il papa
scomunica Elisabetta d'Inghilterra, oorganizzò la Lega contro i turchi, ottenendo
la vittoria navale di Lepanto e a Parigi, a migliaia di ugonotti sono
massacrati. Fa la sua professione, entrando ufficialmente nell'Ordine servita.
Anche di lui l'Inquisizione si occupa seguito della denuncia di un confratello che
lo accusa di sostenere che dal primo capitolo del “Genesi” non si può ricavare
l'articolo di fede della trinità. Ma, poiché effettivamente di trinità divina
non vi è traccia nel vecchio testamento, l'inquisizione gli diede ragione,
archiviando il caso. Dopo aver ricevuto nel convento mantovano il titolo
di baccelliere, e invitato a Milano da Borromeo il quale, dopo aver ottenuto
dalle autorità contro la volontà del Senato, il riconoscimento del tribunale e
della polizia diocesana, avvia un processo di riforma del clero. Ottenne di
essere trasferito nel convento dell'Ordine servita di Venezia, dove e
incaricato dell'insegnamento della FILOSOFIA e continua i suoi studi
scientifici. Nella grande epidemia di peste, che imperversa a Venezia, facendo 50.000 vittimetra le quali Tiziano frimase
immune dal contagio. Dopo essersi addottorato a Padova, e nominato reggente del
convento di Venezia e priore della provincia veneta. Durante il Capitolo a
Parma, nel quale venne rieletto priore G. Tavanti, tenne una dissertazione di
fronte ai cardinali protettori dell'Ordine, Farnese e Santori. Uno dei tre
saggi, insieme con Franco e Giani, incaricati di preparare una riforma della
regola. Il carico suo speziale e d'accommodare quella parte che tocca i sacri canoni,
le riforme del concilio di Trento, allora nuove, e la forma de' giudizii quella
parte tutta ove si tratta de' giudizii accommodatamente allo stato claustrale. Lascia
in questo carico in Roma fama di gran sapere e di molta prudenza, non solo
nelle corti de' due cardinali suddetti, co' quali, per ordine contenuto in un
breve apostolico di Gregorio XIII, conviene conferire ogni legge che si fa, ma
anco e necessario molte volte trattar col pontefice medesimo. Sbrigato da quale
peso ritorna al suo governo. Si tenne a Bologna il nuovo Capitolo dell'Ordine
servita e viene eletto procuratore generale, la suprema dignità di quell'ordine
dopo il generale il carico porta seco di difender in Roma tutte le liti e
controversie che vengono promosse in tutta la religione. Dove pertanto
trasferirsi a Roma dove conobbe e prende strettissima familiarità col padre
Bellarmino poi cardinale, e dura l'amicizia sin al fine della vita, grazie al
quale forse puo prendere visione di diversa documentazione relativa alle istruzioni
date ai legati pontifici durante il Concilio di Trento. Conosce anche il dottor
Navarro, teologo difensore dell'arcivescovo di Toledo, B. Carranza, accusato di
eresia, il gesuita Bobadilla e il cardinale Castagna, poi Urbano VII. Ha
occasione di passare a Napoli per presiedere Capitoli e conversare con quel
famoso ingegno Porta, il quale, anco nelle sue opere mandate in luce, fa
onorata menzione del padre Paolo come di non ordinario personaggio. Scaduto il
periodo di carica a procuratore generale dell'Ordine servita, ritorna a
Venezia, frequentandovi i circoli intellettuali che si riunivano nella bottega
di Sechini e nella casa del nobile veneziano A. Morosini, dove conobbe anche BRUNO.
A Padova frequenta la casa di Pinelli, il ricetto delle muse e l'academia di
tutte le virtù in quei tempi, dove iincontrare Galileo e Bruno, il quale
s'intrattenne a Padova più di tre mesi, poco prima di essere arrestato a
Venezia. Si dove scegliere il generale dell'Ordine servita, e fra i due principali
candidati, Baglioni e Dardano, si espresse a favore del primo. Il rancore
spinse Dardano a denunciarlo al Sant'Uffizio, accusandolo di negare efficacia
allo Spirito Santo, di avere rapporti sospetti con ebrei e allegando una
lettera che fgli scrive da Roma, nella quale sono contenute alcune parole in
discredito della corte, come che in quella si viene alle dignità con male arti,
e di tenerne esso poco conto, anzi abominarla. Senza nemmeno essere chiamato a
Roma per discolparsi, e subito prosciolto da ogni accusa. Ma il cardinale di
Santa Severina, G. Santori, protettore dell'Ordine e capo del S. Uffizio,
mostrò però implacabile indignazione autilizzando tutta la sua autorità per
escludere gli amici dalli gradi et onori con maniere così strane e fini così
bassi, ch'io non ardisco poner i casi che mi sono stati dati in nota, perché
troppo gran scandalo arrecherebbono al mondo. Continua i suoi studi mentre non
cessano le rivalità nell'Ordine servita, del quale venne eletto priore, Montorsoli, che morì tre anni dopo,
succedendogli così, Dardano, accanito avversario del S.. Questi, deciso a
uscire dall'Ordine per sottrarsi all'inimicizia dalla quale si sentiva
circondato, cerca di ottenere un vescovato, prima a Caorle e poi a Nona, in
Dalmazia, che però gli vengono rifiutati a causa delle negative informazioni
che di lui il Dardano e Gagliardi, preposito della casa veneziana dei gesuiti,
diedero al papa. Esse ssente mormorare alle volte che egli con alcuni facci una
scoletta piena d'errori. Non solo: nel Capitolo, Dardano l’accusa di portare una berretta in
capo contra una forma che sino sotto Gregorio XIV disse esser proscritta; che
portasse le pianelle incavate alla francese, allegando falsamente esserci
decreto contrario, con privazioni divote; che nel fine della messa non recita lo
Salve Regina. E assolto anche da queste accuse. La Repubblica veneziana,
stretta a nord dall'Impero, in Italia dalla prevalenza spagnola e papale, in
Oriente dalla potenza turca, e ormai avviata a quel lungo declino politico ed
economico che a la sua sanzione. Alla prudente politica dei patrizi, rasseglla
compromissione con l'Impero e il papato, si sostituì quella degli innovatori, i
cosiddetti «Giovani», decisi a sottrarre la Serenissima all'invadenza
ecclesiastica nell'interno e a rilanciarne le fortune commerciali
nell'Adriatico, compromesse dal controllo dei porti esercitato dallo Stato
pontificio e dalle azioni degli Uscocchi, i pirati cristiani croati appoggiati
dall'Impero. Iil Senato veneziano proibì la fondazione di ospedali gestiti
da ecclesiastici, di monasteri, chiese e altri luoghi di culto senza
autorizzazione preventiva della Signoria. Un'altra legge proibiva l'alienazione
di beni immobili dai laici agli ecclesiastici, già proprietari, pur essendo
solo un centesimo della popolazione, di quasi la metà dei beni fondiari della
Repubblica, e limita le competenze del foro ecclesiastico, prevedendo il
deferimento ai tribunali civili degli ecclesiastici responsabili di reati di
particolare gravità. Avvenne che il canonico vicentino S. Saraceno, colpevole
di molestie a una nobile parente, e l'aristocratico abate di Nervesa, Brandolini,
reo di omicidi e di stupri, sono incarcerati. Paolo V emana due brevi
richiedenti l'abrogazione delle due leggi e la consegna al nunzio pontificio
dei due ecclesiastici, affinché secondo il diritto canonico fossero giudicati
da un tribunale ecclesiastico. Il nuovo doge Donà fece esaminare i due
brevi da giuristi e teologi, fra i quali S., affinché trovassero modo di
controbattere alle richieste della Santa Sede. Venne nominato teologo canonista
proprio S. e lo stesso giorno il suo scritto: Consiglio in difesa di due
ordinazioni della Serenissima Repubblica, venne inviato al Papa. Difese le
ragioni della Repubblica con numerosi saggi. Sono di questi mesi la scrittura
sopra la forza e validità delle scomuniche, il consiglio sul giudicar le colpe
di persone ecclesiastiche, la scrittura intorno all'appellazione al concilio,
la scrittura sull'alienazione dei beni laici agli ecclesiastici e altri ancora,
poi raccolti nella sua successiva “Istoria dell'interdetto”. In quell saggio è
contenuta anche un saggio sulla validità della scomunica, attaccato da
BELLARMINO, al quale rispose allora con l'Apologia per le opposizioni do Bellarmino. Mentre
Micanziosuo inizia a collaborare dopo che Paolo V scomunica il consiglio
veneziano e fulminato con l'interdetto lo Ssato veneto, pubblica il protesto
del monitorio del pontefice, nel quale il breve papale Superioribus mensibus è
definito nullo e di nessun valore, mentre impede la pubblicazione della bolla
pontificia. Obbedendo alle disposizioni del papa, i gesuiti rifiutano di
celebrare le messe a Venezia e la Repubblica reage espellendoli insieme con
cappuccini e teatini. Parteno la sera alle doi di notte, ciascuno con un Cristo
al collo, per mostrare che Cristo parte con loro. Concorse moltitudine di
populo e quando il preposto, che ultimo entra in barca, dimanda la benedizione
al vicario patriarcale si leva una voce in tutto il populo, che in lingua
veneziana grida loro dicendo "Andé in malora!". A Roma si spera che
l'interdetto provocasse una sollevazione contro i governanti veneziani ma i gesuiti
scacciati, li cappuccini e teatini licenziati, nissun altro ordine parteno, li
divini uffizi sono celebrati secondo il consueto il senato e unitissimo nelle
deliberazioni e le città e populi si conservano quietissimi nell'obbedienza. Venezia
era alleata, in funzione anti-spagnola, con la Francia, ed era in buoni
rapporti con l'Inghilterra e con la Turchia. Fingendosi veneziani, soldati
spagnoli, per provocare la rottura delle relazioni turco-veneziane, sbarcano
Durazzo, saccheggiandola, ma la provocazione e facilmente scoperta e i turchi
offreno a Venezia l'appoggio della loro flotta contro il papa. L'Inquisizione l’intima
di presentarsi a Roma per giustificare le molte cose temerarie, calunniose,
scandalose, sediziose, scismatiche, erronee ed eretiche contenute nei suoi saggi
ma naturalmente si rifiuta. Invano il papa che scomunica Sarpi e Micanziosi
dichiara favorevole a portare guerra a Venezia. La sua unica alleata, la
Spagna, minacciata da Francia, Inghilterra e Turchia, non puo sostenerla in
quest'impresa e si giunse così alle trattative diplomatiche, favorite dalla
mediazione del cardinale Joyeuse. Venezia rilascia i due ecclesiastici
incarcerati e ritira il suo protesto al papa in cambio della revoca
dell'interdetto, mentre le leggi promulgate dal Senato veneziano restarono in
vigore e i gesuiti non possono rientrare nella Repubblica. Riceve Schoppe,
molto intimo dei segreti affari della curia romana, il quale gli confide che il
papa, come gran prencipe, ha longhe le mani, e che per tenersi da lui
gravemente offeso non puo succedergli se non male, e che se sino a quell'ora
avesse voluto farlo ammazzare, non gli mancavano mezzi. Ma che il pensiero del
papa e averlo vivo nelle mani e farlo levare sin a Venezia e condurlo a Roma,
offerendosi egli, quando volesse, di trattare la sua riconciliazione, e con
qual onore avesse saputo desiderare. Asserendo d'aver in carico anco molte
trattazioni co' prencipi alemanni protestanti e la loro conversione». Schoppe,
ambiguo provocatore, intende convincerlo a mettersi nelle mani dell'inquisizione come
miglior partito che puo prendere, tanto parvero strane le due proposte di far
ammazzare o prender vivo il padre. I disegni omicidi sono reali. Circa le 23
ore, ritornando al suo convento di San Marco a Santa Fosca, nel calare la parte
del ponte verso le fondamenta, e assaltato da V assassini, parte facendo scorta
e parte l'essecuzione, e resta l'innocente
ferito di tre stilettate, due nel collo et una nella faccia, ch'entrava
all'orecchia destra et usciva per apunto a quella vallicella ch'è tra il naso e
la destra guancia, non avendo potuto l'assassino cavar fuori lo stillo per aver
passato l'osso, il quale restò piantato e molto storto. I sicari, fuggendo,
trovano rifugio nella casa del nunzio pontificio e la sera s'imbarcano per
Ravenna, da dove proseguirono per Ancona e di qui raggiunsero Roma. Si
conoscono i loro nomi: l'esecutore materiale dell'attentato e Poma, già
mercante veneziano, poi trasferitosi a Napoli e di qui a Roma, dove divenne
intimo del cardinale segretario di Stato S. Caffarelli-Borghese e dello stesso
Paolo V. E co-adiuvato da tre uomini d'arme, tali A. Parrasio, Giovanni da
Firenze e Bitonto, mentre «a spia, o guida e Viti, solito offiziare in S. Trinità
di Venezia, che non lascia dubitare quanti mesi precedessero questo bel effetto
prima che fosse mandato alla luce. Poi che Viti la quadragesima antecedente,
sotto specie d'aver gusto delle predicazioni del padre maestro Fulgenzio, anda ogni
mattina in convento de' servi alla porta del pulpito, che risponde alla parte
di dentro, e cortesemente tratta con lui, ricercandolo anco di qualche dubbio
di coscienza. E continua di poi sempre a salutarlo et anco andar in convento a
visitarlo, parlandogli sempre di cose spettanti all'anima. Il pugnale non ha
tuttavia leso organi vitali e riusce a sopravvivere. Il chirurgo Acquapendente,
che l'opera, dice di non aver mai medicato una ferita più strana, rispondendo
allora con la famosa espressione. Eppure il mondo vuole che sia data stilo
Romanae Curiae. Le conseguenze furono la rottura della mascella e vistose
cicatrici nel volto. Il Senato, dichiarandolo persona di prestante dottrina, di
gran valore e virtù gli concede una casa in piazza San Marco ove possa
risiedere con il Micanzio e altri frati, e una sovvenzione affinché possa
acquistare una barca e provvedere alla sua sicurezza personale. Rifiuta la casa
ma si servì da allora di una barca che gli evita si pericolosi tragitti a piedi
per le calli veneziane. Poco più di un anno dopo, e sventato un secondo
attentato, ordito, sembra su mandato di Margotti, d’Antonio da Viterbo, i
quali, fatta una copia della chiave della sua camera vuoleno secretamente
introdurre nel monasterio due o più sicarii e la notte trucidare l'innocente. Inizia
a corrispondere con personalità soprattutto di fede calvinista o gallicana. Fra
questi ultimi, Leschassier e Gillot, che pubblica gli Actes du concile de
Trente, dimostrando le pressioni papali sui vescovi riuniti a concilio, e fra
gli altri l'italiano Castrino, i
francesi Villiers, Casaubon, Thou, Mornay, i tedeschi Achatius e Dohna.
Attraverso il dialogo diretto con gli intellettuali acquiesce quella straordinaria ampiezza di
orizzonti e di interessi, quella solida conoscenza dei problemi dello stato che
gli permite di arricchire la sua cultura storica, giuridica e scientifica e lo
conduce a incidere sulla sua posizione filosofica, ad approfondirne la crisi,
risolvendola poi con l'accoglimento di nuove prospettive e di nuove idealità;
spalancandogli un mondo nuovo, che gli fac sentire più soffocante, più viziata,
la vita italiana. Incontra a Venezia Bedell, che rifere di lui e del Micanzio
come essi sono completamente dalla nostra parte nella sostanza della religione
e, Dohna inviato da Cristiano I di Anhalt-Bernburg, e Diodati, per valutare la
possibilità di introdurre a Venezia la Riforma. La traduzione in lingua
italiana del nuovo testamento, viene diffusa a Venezia proprio in questo
periodo. Altre polemiche suscitano, le prediche quaresimali di Micanzio
che vengono interpretate a Roma come un attacco alla fede cattolica. -- è anche
preoccupato per la tregua stipulata tra la Spagna e i Paesi Bassi, perché vede
in essa un indebolimento di questi ultimi che, o prima o dopo, resteranno
sopraffatti dalle arti spagnole, mentre gli spagnoli ne potrebbero trarre
beneficio anche in vista del loro dominio in Italia. Spera in un'alleanza
generale di Francia, Inghilterra, principi protestanti, Paesi Bassi, Savoia e
Venezia che portasse alla guerra contro l'Impero cattolico ispano-tedesco e
cancellasse il dominio papale e spagnolo in Italia. Se sarà guerra in Italia,
va bene per la religione; e questo Roma teme. L’inquisizione cessa e
l'Evangelio ha corso. E ha bene anche per le libertà civili di Venezia: qui,
anche se il giogo ecclesiastico è assai più mite che nel rimanente d'Italia, in
quella parte nondimeno che tocca la stampa è l'istesso appunto che negli altri
luoghi. Nessuna cosa si può stampare se non veduta e approvata
dall'Inquisizione. Dove si ragiona di alcun papa, non permettono che si dica
alcuna di disonore, se bene vera e notoria. Non permettono che alcuno separato
dalla Chiesa romana sia lodato di qualsivoglia virtù, né nominato se non con
vituperio. Secondo la versione ufficiale, sebbene sfinito, volle alzarsi per il
mattutino, come al solito, e celebrare la Messa. Fatto chiamare il priore del
convento, lo prega che lo raccomandasse alle preghiere dei confratelli e che
gli portasse il Viatico. Gli consegna tutte le cose concesse a suo uso. Si fa vestire,
si confessa e passò il resto del mattino facendosi leggere da fra Fulgenzio e
da Fra Marco i Salmi e la Passione di Cristo narrata dagli Evangelisti. Gli e quindi
amministrato dal priore, alla presenza della Comunità, il Viatico. E visitato
dal medico che gli dice che ha poche ore di vita. Sorridendo, rispose: Sia
benedetto Dio. A me piace ciò che a Lui piace. Col suo aiuto faremo bene anche
quest'ultima azione -- quella di morire. E udito ripetere più volte, con
soddisfazione: Orsù, andiamo dove Dio ci chiama. Secondo alcuni le sue ultime
parole sarebbero state. Esto perpetua, riferendosi a Venezia (v. Bianchi-Giovini,
Esistono tuttavia altre versioni della sua morte che lo fanno apparire più
vicino al culto protestante. Figura assai complessa di filosofo, occupa
indubbiamente un posto di primo piano nella storia della filosofia italiana. Fu
uno dei più grandi filosofi. La sua prosa è una delle più maschie ed efficaci
di tutta la filosofia nostra, che non conosce lenocini né fronzoli, che
scolpisce le figure con raro risalto, che ha un magnifico potere ri-evocatore
allorché descrive dispute e contrasti, ch'è impareggiabile nel sarcasmo, tutto
contenuto in un'unica espressione, tre o quattro parole. G. Papini, parlando
della Istoria del Concilio di Trento, la define un modello di lucidità narrative
e di prosa semplice, esatta e rapida. Lascia orme indelebili nella filosofia,
nella matematica, nell'ottica, nell'astronomia, nella medicina ecc. Galilei e
suo grande amico, e non disdegna di appellarlo: Mio Maestro. Dinanzi al primo
avvertimento a Galilei, lui, che non visse abbastanza a lungo per assistere
alla condanna scrive. Verrà il giorno, e ne sono quasi certo, che gl’uomini, da
studi resi migliori, deploreranno la disgrazia di Galileo e l'ingiustizia resa
a sì grande uomo. Scopre la dilatabilità della pupilla sotto l'azione della
luce e le valvole delle vene. I suoi biografi parlano anche di scoperte nel
campo dell'anatomia, dell'ottica, ecc. L'invenzione del telescopio dice
Bianchi-Giovini il Galilei la dovette per certo ai lumi somministratigli da lui,
se pure questi non ne fu il primo inventore, come pensano alcuni. Sopra la sua
sapienza matematica si cita l'autorevole giudizio di Galilei. Galilei non esita
a dire della ‘fenice’: del quale posso senza iperbole alcuna affermare che
niuno l'avanza in Italia in cognizione di queste scienze matematiche contro
alle calunnie ed imposture diCapra, in ediz. naz., Firenze, La teoria di GALILEI
delle maree, successivamente dimostratasi erronea, riprende le sue idee, esposte
nei Pensieri naturali, metafisici e matematici. Porta, dopo aver dichiarato di
avere appreso alcune cose da lui, lo proclama splendore ed ornamento non solo
della città di Venezia e dell'Italia, ma di tutto il mondo. (Magia naturalis). Passionei gli define dottissimo oltre ogni
espressione. In uno studio il cui intento era quello di misurare il Q.I. di 300
personaggi famosi. si posiziona al quinto posto, al pari del più noto
matematico Pascal. Alla grande intelligenza unì anchecome riconosciutagli da
tuttiun'esemplare integrità di vita. Jemolo, dopo essersi rivolto varie domande
intorno alla sua ortodossia, da questa risposta. Gli elementi ci mancano per
una risposta perentoria: noi non possiamo dissipare l'alone di mistero che lo circonda.
Questo non c'impedisce di ammirare l'uomo e l'opera. Fondamentalmente lo
scontro con la Curia romana e legato ad un progetto politico volto a contenere
il potere di Roma in ambito esclusivamente spirituale e a pro-muovere
un'alleanza tra Venezia e la Francia in un'ottica anti-imperiale. Per questo
intrattenne contatti con i riformati. Inoltre la sua visione di Roma e un vago
ritorno verso la chiesa primitive. Egli quindi e indotto a condannare il potere
temporale, il processo di mondanizzazione del clero, la superiorità del papa sul
Concilio. Stringe amicizia con Dominis, arcivescovo di Spalato, che tende all'apostasia.
La sua Istoria del Concilio Tridentino costituisce il suo capolavoro storico ed
offre la prima imponente ricostruzione del Concilio di Trento. L’opera e ondannata
dalla Congregazione dell'Indice e quindi posta all'Indice dei libri proibiti. Sono
intercettate dal nunzio pontificio a Parigi Ubaldini compromettenti carteggi di
lui con l'ambasciatore veneziano Foscarini e con l'ugonotto Castrino; carteggi
ben presto inviati a Roma per essere messi a disposizione del Sant'Uffizio, ma
anche da utilizzare per far ammettere una buona volta al governo veneziano
quanto da tempo da Roma si viene denunciando, che lui che si proclamava più
cattolico del Papa e come tale difeso ufficialmente dai responsabili politici
veneziani. Altri non era che un protestante, al servizio delle forze ereticali
europee. Dunque infedele e ipocrita. Una taccia di ipocrisia che non da tregua
alla sua figura lungo i secoli, come stanno a provare innumerevoli esempi, da Aleandro,
che ricevuta da Peiresc la sua Istoria dell'Interdetto appena edita risponde
all'illustre erudito francese con fare perentorio che lui e nero ministro
del diavolo che si dice esser padre delle menzogna, se ben egli veramente non
credeva né nel diavolo né in Dio, al
prelato friulano G. Fontanini con la sua velenosa Storia arcana della sua vita a
Passionei, che crede di avere le carte per dimostrare che l'idea del furfante e
di introdurre il calvinismo in Venezia, come ancora ricorda A. Mercati. Un
parere analogo si trova anche nella recente Storia della Chiesa di Hertling e Bulla,
dove viene definite un ipocrita che fino all'ultimo fa la parte del religioso,
sebbene nel suo intimo si fosse da tempo allontanato dalla Chiesa. Saggi: “Trattato
dell'interdetto di Paolo V nel quale si dimostra che non è legittimamente pubblicato”;
“Apologia per le opposizioni fatte da Bellarmino ai trattati et risolutioni di
G. Gersone sopra la validità delle scomuniche; Considerationi sopra le censure
della santità di Paolo V contra la Serenissima Repubblica di Venezia, Istoria
del Concilio Tridentino, Il trattato
dell'immunità delle chiese (De iure asylorum), Discorso dell'origine, forma,
leggi ed uso dell'Uffizio dell'Inquisizione nella città e dominio di Venezia, Trattato
delle materie beneficiarie, Opinione di Servita, come debba governarsi la
Repubblica Veneziana per havere il perpetuo dominio, Venezia, La storiografia
recente attribuisce lo scritto al patriziato veneziano medesimo. Scritti
giurisdizionalistici, Istoria del Concilio Tridentino (Geneua, Aubert); Pagnoni
Editore, Milano, Gambarin, Scrittori d'Italia, Bari, Laterza, G. Gambarin, IScrittori
d'Italia, Bari, Laterza, Gambarin, Scrittori d'Italia Bari, Laterza, Istoria
del Concilio Tridentino, testo critico di Giovanni Gambarin, introduzione di Pecchioli,
Collana Biblioteca, Sansoni, Firenze, Lettere a Simone Contarini ambasciatore
veneto in Roma, pubblicate dagli autografi, Monumenti storici pubblicati dalla
R. Deputazione veneta di storia patria. Miscellanea, Venezia, Fratelli
Visentini, Pagine scelte, Arturo Carlo Jemolo, Vallecchi, Firenze, Lettere ai
protestanti, Scrittori d'Italia, 1, Bari, Laterza, Lettere ai protestanti, Scrittori d'Italia, Bari,
Laterza, Antologia degli scritti politici e storici. Roffarè, MILANI, Padova, “Istoria
dell'Interdetto e altri scritti editi e inedita” (Scrittori d'Italia Bari,
Laterza); Amerio, “Scritti filosofici e teologici” (Scrittori d'Italia, Bari,
Laterza); “Pensieri naturali, metafisici e matematici. anoscritto dell'iride e
del calore; Arte di ben pensare, Pensieri medico-morali, Pensieri sulla
religione, Fabula e Massime e altri scritti. Edizione integrale commentate, L.
Sosio, Ricciardi, Milano-Napoli, Scritti giurisdizionalistici” (Scrittori
d'Italia, Bari, Laterza); “Lettere ai Gallicani, B/ Ulianich, Wiesbaden, F.
Steiner, La Repubblica di Venezia la
casa d'Austria e gli Uscocchi, Bari, Laterza, Scritti scelti: Istoria
dell'Interdetto, Consulti, Lettere, Pozzo, Collezione di Classici Italiani, POMBA,
Torino); Storici, Politici, e Moralisti, G. Cozzi, Collana La Letteratura
Italiana. Storia e Testi, Milano-Napoli,
Ricciardi, Istoria del Concilio Tridentino seguita dalla Vita, Corrado Vivanti,
Collana NUE Einaudi, Torino, Collana Piccola Biblioteca. Einaudi, Torino, “Pensieri”
Gaetano e Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Torino, “Considerazioni sopra le
censure di Paolo V contro la Repubblica di Venezia e altri scritti
sull'Interdetto”, G. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, “Lettere
a Gallicani e Protestanti, Relazione dello Stato della Relazione, Trattato
delle Materie Beneficiarie. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino,
Gli ultimi consulti. G. Cozzi, Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, Dai
Consulti, il carteggio con l'ambasciatore inglese sir Dudley Carleston. Cozzi,
Collana Classici Ricciardi, Einaudi, Torino, Dal Trattato di pace et
accomodamento e altri scritti sulla pace d'Italia. G. Cozzi, Collana Classici
Ricciardi, Einaudi, Torino, Consulti, Corrado Pin, Pisa, Poligrafici, Letteratura
e vita civile. Collana I Classici del Pensiero Italiano; “Della potestà de'
prencipi”; Collana I Giorni, Marsilio, Venezia, “Scritti filosofici inedita, tratti
da un manoscritto della Marciana”; Papini, Collana Cultura dell'anima, R. Carabba,
Lanciano, Manoscritti Consulti: in Milano, Biblioteca Nazionale Braidense,
Fondo manoscritti, Ceretti, Cinque pugnali non bastano a troncare la sua
parola, in Historia, Touring club italiano, F. Micanzio, Vita, in «Istoria del Concilio tridentino», Torino F.
Micanzio. Scrive tra l'altro nella lettera. E che volete ch'io speri in Roma,
ove li soli ruffiani, cenedi et altri ministri di piaceri o di guadagni hanno
ventura? I cenedi sono gl’uomini che si prostituiscono. F. Micanzio, cit. G,
Cozzi, Sarpi, F. Micanzio, Istoria dell'interdetto e altri scritti editi e
inediti, F. Micanzio, dove stilo può significare sia stile che stiletto Ivi Cozzi,
Lettere a Groslot de l'Isle, in «Lettere ai protestanti», Lettera a Francesco
Castrino, in «Lettere ai protestanti», Citato in C. Rizza, Peiresc e l'Italia,
Torino, Giappichelli, Pin, “Senza maschera: l'avvio della lotta politica dopo
l'Interdetto”; L. Hertling e A. Bulla, Storia della seconda Roma La
penetrazione dello spazio umano ad opera del cristianesimo” (Città Nuova, Borgna
Romain, Lucien, Micanzio, Vita, dell'ordine de' Servi e theologo della
serenissima republ. di Venetia, Leida, in “Istoria del Concilio tridentino” (Torino,
Einaudi); Griselini, “Memorie anedote spettanti alla vita ed agli studj del
sommo filosofo e giureconsulto” (Losanna, Bousquet); Griselini, “Del suo genio
in ogni facolta scientifica e nelle dottrine ortodosse tendenti alla difesa
dell'originario diritto de' sovrani né loro rispettivi dominj ad intento che
colle leggi dell'ordine vi rifiorisca la pubblica prosperita” (Venezia,
Basaglia); Zerletti, “Storia arcana della vita servita da Fontanini in partibus e documenti relative (Venezia);
“Cassani, Le scienze matematiche naturali” (Venezia; Bianchi-Giovini, Basilea, Morghen,
Getto, Firenze, Olschki; Gliozzi Relazioni scientifiche con Porta, Cozzi, Tra
Venezia e l'Europa” (Collana Piccola Biblioteca, Torino, Einaudi); V. Frajese, “Scettico.
Stato e Chiesa a Venezia, Bologna, Il Mulino); I. Cacciavillani, I consulti
sulla Vangadizza, Padova, MILANI, Cacciavillani, Venezia, Fiore, Cacciavillani,
S.. La guerre delle scritture de la
nascita della nuova Europa, Venezia, Fiore, Cacciavillani, S. giurista, Padova,
Pin, Ri-pensando S., Venezia, Ateneo veneto, Concilio di Trento, Micanzio. Dizionario
di storia, Dizionario biografico degl’italiani. Paolo
Sarpi. Sarpi. Keywords: l’arte del bien pensar, Locke, impression, reflection,
metaphysics, Bibioteca Marciana, pensieri, pensiero, logica, bien pensare,
galilei, hobbes, metodo, sensismo, il fenice di Venezia, scritti filosofici
inedita. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Sarpi” – peri il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Grice e Sasso: da Crotone a Velia – la potenza
e il atto in Gentile – Gentile megarico -- Lucrezio e Machiavelli – allegoria e
simbolo in Vico -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo. Studia a Roma. Si laurea sotto ANTONI e CHABOD con “Machiavelli”.
Studia con CARABELLESE, RUGGIERO, SCARAVELLI, NARDI, PETTAZZONI, SAPEGNO,
GABETTI, PERROTTA, E SANCTIS. Insegna ad Urbino e Roma. Studia l’idealismo
italiano (CROCE) e MACHIAVELLI. Si occupa di ontologia, ALIGHERI, Platone,
Polibio, LUCREZIO, GUICCIARDINI, Shakespeare e Mann. Presidente della
"Fondazione GENTILE", Lincei. Altri saggi: “Machiavelli e Borgia.
Storia di un giudizio” (Roma, Ateneo); “Machiavelli” (Napoli, Morano); “La storia
della filosofia” (Bari, Laterza); “La ricerca della dialettica” (Napoli, Morano);
“Lucrezio: progresso e morte” (Bologna, Mulino); “L'illusione della dialettica”
(Roma, Ateneo); “Guicciardini” (Istituto Storico Italiano per il Medio Evo,
Roma); “Essere e negazione, Napoli, Morano); “Machiavelli e gl’antichi” (Milano,
Ricciardi); “Tramonto di un mito: l'idea di progresso” (Bologna, Il Mulino); Per
invigilare me stesso. I Taccuini di lavoro di Croce, Bologna, Mulino); “L'essere
e le differenze nel "Sofista” (Bologna, Il Mulino); “Variazioni sulla
storia di una rivista italiana: "La Cultura"; Mulino); “Machiavelli,
Bologna, Il Mulino, Comprende: Il pensiero politico, Napoli, IISS, Bologna, Mulino,
Premio Viareggio di Saggistica, La storiografia. La fedeltà e l'esperimento, Scarpelli,
Trincia e Visentin interrogano S. (Bologna, Mulino); Filosofia e idealismo, Napoli,
Bibliopolis, Comprende: Croce, Gentile, Ruggiero, Calogero, Scaravelli, Paralipomeni,
Secondi paralipomeni, Ultimi paralipomeni, Tempo, evento, divenire” (Bologna,
Il Mulino); “Gentile: La potenza e l'atto” (Firenze, La Nuova Italia); Le due
Italie di Gentile, Bologna, Il Mulino); “La verità, l'opinione, Bologna, Il
Mulino, Martino fra religione e filosofia, Napoli, Bibliopolis); Il guardiano
della storiografia. Profilo di Chabod (Bologna, Il Mulino [Napoli, Guida, del
Profilo di Chabod, Bari, Laterza); Dante. L'imperatore e Aristotele, Roma,
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo); Fondamento e giudizio. Un duplice
tramonto?, Napoli, Bibliopolis); Il principio, le cose, Torino, Aragno, Delio Cantimori. Filosofia e storiografia,
Pisa, Edizioni della Scuola Normale Superiore); “Dante, Guido e Francesca, Roma,
Viella); “Le autobiografie di Dante, Napoli, Bibliopolis, Discorsi di Palazzo
Filomarino, raccolti da Herling, premessa di Irti, Napoli, IISS, Il logo, la
morte, Napoli, Bibliopolis); “Ulisse e il desiderio. Il canto XXVI
dell'Inferno, Roma, Viella); “La voce dei ricordi, Napoli, Bibliopolis); “Decadenza”
(Roma, Viella); “Machiavelli: I corrotti e gli inetti” (Milano, Bompiani);
“Allegoria e simbolo” (Torino, Aragno); “La lingua, la Bibbia, la storia. Su
"De vulgari eloquentia" (Roma, Viella); Su Machiavelli. Ultimi
scritti, Roma, Carocci, Croce. “Storia d'Italia” Napoli, Bibliopolis, La 'Storia d'Italia' di Croce. Napoli, Bibliopolis. "Forti cose a pensar
mettere in versi". Studi su Dante, Torino, Aragno, Purgatorio e Anti-purgatorio.
Un'indagine dantesca, Roma, Viella,. Croce e le letterature, Napoli,
Bibliopolis, Biografia e storia. Saggi e variazioni, Roma, Viella,. Mulino Riviste
La Cultura, su mulino. Premio letterario Viareggio-Rèpaci, Croce. Dibattito, Il
Cannocchiale, Arnaldi, Calabrò, Jannazzo, S., Stella, F. Valentini, Visentin. Arnaldi,
S.: uno specialista di più specialità, in Id., Conoscenza storica e mestiere di
storico, il Mulino, IISS-Napoli, A. Bellocci, Verità e doxa: la questione dello
sguardo e della relazione ne Il logo, la morte; Bellocci, Laicismo della
verità, della doxa e tolleranza; Leussein, Bellocci, L'impossibilità della
differenza e i paradossi dell'identità; Archivio di filosofia, Bellocci, Il
problema della 'non' relazione ne Il principio, le cose, Giornale critico della
filosofia italiana, Bellocci, La verità, l'opinione. Lo ''specchio'' della
verità e l'eterna opinione metafisica, Filosofia italiana, R. Berutti, Annotazioni critiche sull’essere ovvero
sul non essere essere del discorso che lo concerne. Il problema dell'ontologia,,
Pólemos, Capati, Paragone. Letteratura, Cardenas,
L'auto-noema. Il giudizio tra attualismo e neo-eleatismo, Filosofia italiana, Cesa, “S. interprete di Gentile”, Archivio di
storia della cultura, Vicentiis, Storiografia e pensiero politico nelle
"Istorie fiorentine" di Machiavelli: Bullettino dell'Istituto Storico
Italiano per il Medio Evo, F. Fronterotta, L'essere e le differenze. In margine
al Sofista, Novecento, Herling Reale, Storia, filosofia e letteratura. Studi in
onore Bibliopolis, Napoli, G. Inglese,
Machiavelli: una storia del suo pensiero politico, Bullettino dell'Istituto
Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, Enciclopedia
machiavelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, Enciclopedia
filosofica (a cura del Centro Studi Filosofici di Gallarate), Milano, Maschietti,
Dire l'incontrovertibile. Intorno all'analisi filosofica, Giornale di
filosofia, Mignini, Essere e negazione. Giornale critico della filosofia
italiana, Crisi e critica" dello storicismo. Filosofia e storiografia, Novecento,
Filosofia e storia della filosofia, Filosofia italiana, Parise, Sulla
relazione. Critica della metafisica, L. Passerino Editore, Gaeta. Parise,
Figure della scissione. A proposito di Allegoria e simbolo, filosofia, Parise, L’aporia del nulla, Filosofia
italiana, Perazzoli, Il concetto di laicità. in G. Perazzoli, Miligi, Laicità e
filosofia, Mimesis, Milano Udine, Pietroforte, Problema del nulla e principio
di non contraddizione. Intorno a "Essere e negazione" Novecento, Salina, Neoparmenidismo e teorie della verità,
Filosofia italiana, F. Scarpelli, Nulla, anamnesi, riflessivita (Il Cannocchiale,
Tessitore, interprete di Croce, in Id., La ricerca dello storicismo. Mulino, IISS-Napoli,
Vander, Critica della filosofia italiana
contemporanea. Dialettica e ontologia: i termini di una contrapposizione,
Marietti, Genova; Visentin, Tempo e giudizio. La Cultura, Visentin, Sull'identità
e sull'essenza del laicismo italiano. A proposito del "Le due Italie di Gentile",
Giornale critico della filosofia italiana, Visentin, Il neo-parmenidismo
italiano. Considerazioni intorno alla verità, l'opinione', in Id., Il neo-parmenidismo
italiano. Dal neoidealismo al neoparmenidismo, Bibliopolis, Napoli, Visentin, Aletheia e doxa oltre Parmenide, in
Id., Onto-Logica: sull'essere e il senso della verità, Bibliopolis, Napoi, Zanetti,
Critiche al divenire. Filosofia italiana, X S. Zurletti, Lo specchio di Perseo,
Chaos Kosmos, Vico e il simbolo», «Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Memorie della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche», costituzione
mista, Croce, Dante, Discorsi sopra la prima deca di Livio, eternità del mondo,
Sanctis, Lucrezio in Machiavelli, in Enciclopedia machiavelliana, Sasso,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma Dalla concordia discors alla
polemica: filosofia e psicologia di una vicenda, Ripensando la Storia d'Europa,
Ripensando la Storia d'Italia, in Croce e Gentile, la cultura italiana e
europea, Ciliberto. Gennaro Sasso. Sasso. Keywords: Potenza ed atto in Gentile
– Lucrezio in Macchiavelli, Lucrezio, simbolo ed allegoria in Vico, la scuola
di Velia, veliati, veliani, parmenide, scuola di Crotone. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Sasso” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Saturnino: il probabile – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza. (Roma). Filosofo
Italiano. Seguace di Sesto Empirico, scettico pirroniano e medico, non si
ricordano sue dottrine particolari, ma si può supporre che accettasse quelle
fondamentali del maestro che, negando la possibilità di una scienza razionale
che pretendesse di cogliere le cause nascoste delle cose, ammette la
legittimità d’arti -- prima fra esse la medicina -- che si limitano a
constatare empiricamente coincidenze e successioni di fenomeni per fondare
così previsioni probabili per il futuro. Diogene Laerzio dice che è soprannominato
Kuthenas o Cythenas. La parola è incomprensibile, ma forse indica un’origine
greca. Given that Sesto taught at Rome, we may assume Cythenas, albeit his
esoteric name, was a Roman!
Grice e Saufeio: l’orto romano -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Praeneste). Filosofo
italiano. He comes from a rich and
privileged family. He is a close friend of Tito
Pomponio Attico, who intervenes to save his property from confiscation.
S. was elsewhere at the time, studying the doctrines of the Garden. Lucio
Saufeio.
Grice e Sava: il dovere ed i doveri – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Belpasso). Filosofo. Enciclopedia Popolare
Italiana. Saggi:“Sui pregi”, “Doveri dei medici”, A. Prezzavento. Roberto Sava.
Sava. Keywords. Refs.: dovere, i doveri – pregi. Luigi Speranza, “Grice e Sava”
– The Swimming-Pool Library.
Grice e Scala: il gusto per l’antico -- filosofia
italiana – filosofia siciliana – Luigi Speranza (Noto). Filosofo Italiano. Membro di la commissione creata
da Gregorio XIII per la riforma del calendario. Insegna a Padova. Saggi: “L'Efemeridi
di S. Siciliano, per anni dodici, le quali cominciano dall'anno di Christo
nostro Sig. e finiscono nel fine di
dicembre dell'anno. Alle quali sono aggiunti i canoni, ò introduttioni
dell'efemeridi, ridotto all'uso delle presenti efemeridi (Venezia, Giunti); Ephemerides
Iosephi S. Siculi Noetini ad annos duodecim, incipientes ab anno Domini. Vnà
cum introductionibus ephemeridum ab eodem d. Iosepho S., ad vsum suarum,
restitutis” (Venezia, Giunta). Col suo nome è oggi chiamato il Gruppo Astrofili
di Noto Santi Correnti, Quello che la
Sicilia ha dato all'Italia. Biografia degli uomini illustri di Sicilia ornata
de' loro rispettivi ritratti, Napoli, Corrado Spataro, L'astronomo netino e la
nuova scienza. Calendario gregoriano. Giuseppe Scala. Scala. Keywords:
calendario gregoriano. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Scala” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Scalea: il gusto per l’antico
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Morano Calabro). Filosofo italiano. Studia
sotto CALOPRESE. Divulga il razionalismo, difende alcuni colleghi, anche loro
seguaci di Cartesio, ed ha un'accesa polemica con DORIA su Spinoza. Saggi: “Della
filosofia degl’antichi” (Mosca, Napoli); “De origine mali”; “De bono”; Dizionario
di filosofia, riferimenti in Mirto, Calabria letteraria, Lomonaco, Vita, e
studj scritta da lui medesimo in una Lettera (Melangolo, Genova). Treccani Dizionario
biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Principe di
Scalea, marchese di Misuraca e barone di Morano. Francesco Maria Spinelli,
principe di Scalea, Scalea. Keywords: bonum, ‘il bono’ the good, filosofia
degl’antichi, vico, doria, la filosofia degl’atichi. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Scalea” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Scalfari: l’implicatura di Teseo – Roma
fascista -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Civitavecchia). Filosofo italiano. Considerato,
anche dai suoi avversari, uno dei più grandi filosofi italiani. Professore, contribuì,
con altri, a fondare il settimanale “L’Espresso” ed è fondatore del quotidiano “La
Repubblica.” I campi principali dell'analisi di S. sono l'economia e la
politica. La sua ispirazione politica è socialista liberale, azionista e
radicale. Punti forti dei suoi articoli recenti sono la laicità, la questione
morale, la filosofia. Frequenta il liceo Mamiani di Roma -- è a Sanremo
(dove la famiglia, di origini calabresi, si era trasferita temporaneamente,
essendo il padre direttore artistico del casinò) che completa gli studi
liceali, al liceo classico Cassini, avendo come compagno di banco CALVINO. Sentimentalmente
legato a S. Rossetti, già segretaria di redazione de L'Espresso (e poi di
Repubblica), che sposerà dopo la scomparsa della moglie Simonetta. -- è
ateo. Tra le suoi esperienze c'è “Roma Fascista” -- organo del Gruppo
Universitario Fascista. Collabora con riviste e periodici legati al fascismo,
come “Nuovo Occidente”. Nominato caporedattore di “Roma Fascista”, pubblica una
serie di corsivi sulla prima pagina in cui lancia generiche accuse verso
speculazioni da parte di gerarchi del Partito Nazionale Fascista sulla
costruzione dell'EUR. Questi saggi portarono alla sua espulsione dai GUF. Di
fronte al gerarca, intenzionato a perseguire gli speculatori, aveva ammesso
come i suoi corsivi fossero basati su voci generiche. Si l’accusa poi di essere
un imboscato, e lo prese materialmente per il ero strappandogli le mostrine
dalla divisa del partito. Dopo la fine della seconda guerra mondiale entra
in contatto con il Partito Liberale Italiano. Diventa collaboratore a Il Mondo
e L'Europeo, di PANNUNZIO e BENEDETTI. Licenziato dalla BNL per una serie di articoli
sulla Federconsorzi non graditi alla direzione. Partecipa all'atto di
fondazione del Partito Radicale. Nello stesso anno nasce il settimanale
L'Espresso: è direttore amministrativo e scrive articoli di economia. Somma
la carica di direttore responsabile de L'Espresso a quella di direttore
amministrativo. Il settimanale arriva in cinque anni a superare il milione di
copie vendute. Il successo giornalistico si fuse con il piglio imprenditoriale,
dato che continuò a gestire anche la
parte organizzativa e amministrativa. Pubblica insieme l'inchiesta sul SIFAR che fa conoscere il
tentativo di colpo di stato chiamato piano Solo. Lorenzo li querela e i due
giornalisti vengono condannati rispettivamente a 15 e a 14 mesi di reclusione,
malgrado la richiesta di assoluzione fatta da V. Occorsio, che era riuscito a
leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di
Stato. Lui e Jannuzzi evitano il carcere grazie all'immunità parlamentare
loro offerta dal Partito Socialista Italiano: alle elezioni politiche viene
eletto deputato, come indipendente, nelle liste del PSI, segreteria Mancini,
mentre Jannuzzi diviene senatore. Eletto sia nella circoscrizione di Torino che
in quella di Milano, opta per la seconda e aderisce al gruppo del PSI. Resta deputato.
Dopo la candidatura al Parlamento, aveva lasciato la direzione de
L'Espresso. Sottoscrive la lettera aperta a L'Espresso contro il
commissario Calabresi. Nel, dopo 45 anni, ammette che "quella firma era
stata un errore". In quegli anni critica accanitamente le manovre di
Cefis, prima presidente dell'ENI e poi di Montedison, appoggiando spesso chi
gli si opponeva; tra questi vi fu Sindona nel suo scontro con Mediobanca per il
controllo di Bastogi. Soprattutto contro Cefis è indirizzato il celebre
libro-inchiesta pubblicato da Scalfari e da Giuseppe Turani, Razza
padrona. Fondazione e direzione de la Repubblica. Dopo aver già tentato inutilmente
di varare un quotidiano insieme a Montanelli, che aveva respinto la proposta definendola
piuttosto azzardata, fonda il quotidiano la Repubblica, che debutta nelle
edicole il 14 gennaio di quell'anno. L'operazione, attuata con il Gruppo
L'Espresso e la Arnoldo Mondadori Editore, apre una nuova pagina del
giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua direzione, compie in
pochissimi anni una scalata imponente, diventando per lungo tempo il principale
giornale italiano per tiratura. L'assetto proprietario registra negli
anni ottanta consolidamenti della posizione dello stesso Scalfari e l'ingresso
di Benedetti, nonché un vano tentativo di acquisizione da parte di Berlusconi
in occasione della scalata del titolo Arnoldo Mondadori Editore, finito con il lodo
Mondadori, resosi necessario a causa del fatto che (come accertato dalla
magistratura in seguito) Berlusconi, a capo della Fininvest, aveva corrotto uno
dei tre giudici per averelusione, malgrado la richiesta di assoluzione fatta da
Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il
governo ponesse il segreto di stato. S. e Jannuzzi evitano il carcere
grazie all'immunità parlamentare loro offerta dal Partito Socialista Italiano:
alle elezioni politiche S. viene eletto deputato, come indipendente, nelle
liste del PSI, segreteria Mancini, mentre Jannuzzi diviene senatore. Stato
eletto sia nella circoscrizione di Torino che in quella di Milano, opta per la
seconda e aderisce al gruppo del PSI. Resta deputato. Dopo la candidatura al
Parlamento, aveva lasciato la direzione de L'Espresso. Sottoscrive la
lettera aperta a L'Espresso contro il commissario Calabresi. Ammette che
"quella firma era stata un errore". In quegli anni critica
accanitamente le manovre di Eugenio Cefis, prima presidente dell'ENI e poi di
Montedison, appoggiando spesso chi gli si opponeva; tra questi vi fu Sindona
nel suo scontro con Mediobanca per il controllo di Bastogi. Soprattutto contro
Cefis è indirizzato il celebre libro-inchiesta pubblicato da S. e da Turani,
“Razza padrona”. Fondazione e direzione de la Repubblica. Dopo aver già tentato
inutilmente di varare un quotidiano insieme a Montanelli, che aveva respinto la
proposta definendola piuttosto azzardata, Scalfari fonda il quotidiano la
Repubblica, che debutta nelle edicole. L'operazione, attuata con il Gruppo
L'Espresso e la Arnoldo Mondadori apre
una nuova pagina del giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua
direzione, compie in pochissimi anni una scalata imponente, diventando per
lungo tempo il principale giornale italiano per tiratura. L'assetto
proprietario registra negli anni ottanta consolidamenti della posizione dello
stesso S. e l'ingresso di Benedetti, nonché un vano tentativo di acquisizione
da parte di Berlusconi in occasione della "scalata" del titolo
Arnoldo Mondadori Editore, finito con il "lodo Mondadori", resosi
necessario a causa del fatto che (come accertato dalla magistratura in seguito)
Silvio Berlusconi, a capo della Fininvest, aveva corrotto uno dei tre giudici
per avereun pronunciamento favorevole nella disputa con Benedetti per il
controllo della Mondadori: tale accordo fu fortemente voluto daAndreotti,
grazie all'intermediazione di Ciarrapico. Sotto la guida di S.
"Repubblica" apre il filone investigativo sul caso Enimont, che dopo
due anni verrà in buona parte confermato dall'inchiesta di "Mani
pulite". Contro Craxi, a differenza che con Spadolini e Mita, S.
s'era speso sin dall'inizio del decennio precedente, considerandolo l'archetipo
della questione morale contro cui si scagliava l'anima della sinistra
rappresentata da Berlinguer. Di questi invece elogiò lo "strappo" con
l'Unione Sovietica in occasione del golpe polacco, pur restando essenzialmente
estraneo alla tradizione comunista e rimanendo su posizioni legate
all'intellettualità laica e alla tecnocrazia. In tal senso vanno lette alcune
sue importanti iniziative, tutte sostenute per il tramite di "Repubblica":
sponsorizza il "governo del Presidente", candidandovi il governatore
della Banca d'Italia Ciampi; indica al presidente Scalfaro il commissario PSI a
Milano Giuliano Amato come viatico per la sua scelta a premier. Apprezza Rossi
come commissario delle aziende travolte nel turbine di Tangentopoli.
incomincia, dapprima in solitaria, la sua ventennale battaglia contro Berlusconi.
Sconfitto Sgarbi, è il primo a percepire e ad avvertire il pubblico circa la
potenziale pericolosità di Grillo -- è
il primo a preconizzare una possibile, futura alleanza fra Renzi e Salvini.
Ritiro dalla direzione de la Repubblica Scalfari, padre del quotidiano la
Repubblica e della sua ascesa editoriale e politico-culturale, abbandona il
ruolo di direttore, dopo che già da tempo aveva ceduto, insieme a Caracciolo,
la proprietà a Benedetti; gli subentra Mauro. Non scompare dalla testata del
giornale, poiché continua a svolgere il ruolo di editorialista dell'edizione
domenicale. I suoi editoriali sono entrati oramai nella consuetudine del
giornale, tanto da essere soprannominatianche per la loro lunghezza"la messa
cantata della domenica" Cura altresì una rubrica su L'Espresso (Il vetro
soffiato). Venerdì di Repubblica annuncia di voler abbandonare dopo l'estate la
sua storica rubrica Scalfari risponde, ringraziando i lettori per l'affetto
ricevuto e gli stimoli da loro pervenuti per le sue riflessioni. Gli subentra
Michele Serra. Su RaiSat Extra è andato in onda per qualche tempo, ogni
giovedì, un programma dal titolo La Scalfittura, in cui Scalfari teneva
colloqui politici. Le sue "interviste" con Francesco hanno causato
per due volte la smentita da parte della sala stampa vaticana in relazione alle
parole attribuite da al Pontefice. Scalfari ha ribattuto di aver scritto
virgolettati "come se fossero usciti dalla bocca del Papa", senza
aver preso appunti o registrato durante i colloqui, sostenendo che quello era
stato il suo metodo di lavoro per quasi cinquant'anni. il Vaticano ha smentito
un’altra intervista di S. a papa Francesco, a seguito della pubblicazione di un
suo articolo su Repubblica, negando che Francesco l’avesse rilasciato
un’intervista sostenendo che il contenuto dell’articolo fosse il frutto di una
sua ricostruzione. Ciononostante, Francesco continua periodicamente a concederegli
interviste esclusive. Riceve varie onorificenze. Premio Trento per "Una
vita dedicata al giornalismo", il "Premio Ischia" alla carriera,
il Premio Guidarello al giornalismo d'autore e, di recente, il Premio Saint-Vincent
-- è stato nominato Cavaliere di gran croce dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro mentre ha ricevuto una delle più prestigiose
onorificenze della Repubblica francese diventando Cavaliere della Legione
d'onore (successivamente è stato promosso ufficiale). Premio Viareggio. Saggi: ”
Petrolio in gabbia” (Bari, Laterza), “I padroni della città” (Bari, Laterza); “Le
baronie elettriche” (Bari, Laterza); “Rapporto sul capitalismo in Italia, Bari,
Laterza, Il potere economico in URSS, Bari, Laterza); “Storia segreta
dell'industria elettrica, Bari, Laterza); “L'autunno della Repubblica. La mappa
del potere in Italia, Milano, Etas Kompass, Il caso Mattei. Un corsaro al servizio della
repubblica, Bologna, Cappelli, Razza padrona. Storia della borghesia di Stato, Milano,
Feltrinelli, Interviste ai potenti, Milano, Arnoldo Mondadori, Come andremo a
incominciare?, Milano, Rizzoli, L'anno di Craxi (o di Berlinguer?), Milano,
Mondadori, La sera andavamo in Via Veneto. Storia di un gruppo dal «Mondo» alla
«Repubblica», Milano, Arnoldo Mondadori Collana Super ET, Torino, Einaudi, Incontro
con Io, Milano, Rizzoli, Collana ET Scrittori, Torino, Einaudi,, Diderot, Il
sogno di d'Alembert seguito da Il sogno di una rosa, Collana La memoria,
Palermo, Sellerio); “Alla ricerca della morale perduta, Milano, Rizzoli, Collana
ET Scrittori, Torino, Einaudi); “Il labirinto, Milano, Rizzoli, Collana
Supercoralli, Torino, Einaudi); “L’Illuminismo” a cura di, Roma, Laterza, La
ruga sulla fronte, Milano, Rizzoli, Collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, Roma, la Repubblica, Dibattito sul laicismo, Roma, La Biblioteca di
Repubblica, L'uomo che non credeva in
Dio, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, Per l'alto mare aperto. La
modernità e il pensiero danzante, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, Scuote
l'anima mia Eros, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi,,Enrico Berlinguer, La
questione morale. La storica intervista, Reggio Emilia, Aliberti,.ed. ampliata,
Prefazione di Luca Telese, Aliberti,. Vito Mancuso-E. Scalfari, Conversazioni
con Carlo Maria Martini, Collana Campo dei fiori, Roma, Fazi, La passione
dell'etica. Cannatà, Collezione I Meridiani, Milano, Mondadori, Francesco-S.,
Dialogo tra credenti e non credenti” (Torino, Einaudi); L'amore, la sfida, il
destino. Il tavolo dove si gioca il senso della vita, Collana Supercoralli,
Torino, Einaudi, Racconto autobigrafico, Collana Passaggi, Torino, Einaudi,
L'allegria, il pianto, la vita, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, L'ora
del blu, Torino Einaudi, Il Dio unico e la società moderna. Incontri con
Francesco e Martini, Torino, Einaudi, libero quotidiano, libero quotidiano news
commenti-e-opinioni Vittorio feltri ritratto fuori classe_re giornalisti diversi.html.
ilfoglio, il foglio uffa news benvenuti al-grand-hotel-scalfari-splendida-vista
sul secolo-di-carta- la7, la7/dimartedi/video/ da-montanelli-e-scalfari-ho-imparato-che-bisogna-scrivere-per-farsi-capire-marco-travaglio
Angelo Cannatà, Eugenio Scalfari e il suo tempo, Mimesis,, diviso in quattro
capitoli: la Politica, l'Arte, la Religione, la Filosofia. Scheda sul
storico della Camera dei deputati, su storia.camera. Sull'amicizia tra
Scalfari e Calvino leggiamo. Caro Eugenio, le tue lettere sono come manate
sulla schiena e io ne ho bisogno di manate sulla schiena, specie di questi
tempi. Mi viene l'acquolina in bocca pensando alle ghiotte discussioni che
faremo quando ci ritroveremo insieme", cfr. Cannatà “S. e il suo
tempo", Mimesis, Guzzanti, Guzzanti
vs De Benedetti. Faccia a faccia fra un gran editore e un giornalista scomodo,
Aliberti. Cfr. Corriere della Sera, La
Repubblica: Serri, I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte, Milano,
Corbaccio, “Ero fascista e felice”, intervista, Il Foglio, pasqualericcio. Nel
corso dell'inchiesta riferisce di un colloquio avuto conAurigo. Mi disse che
gli ordini (le disposizioni relative al 'Piano Solo') contemplavano anche
l'ipotesi di una eventuale resistenza da parte del prefetto (gli ordini
dicevano che bisognava mettere il prefetto, qualora avesse resistito a questa
iniziativa dei carabinieri, in condizioni di non nuocere". Fonte: A. Cannatà,
Mimesis, Calabresi e quella firma, su repubblica. Tamburini, Un siciliano a
Milano, Longanesi, da ultimo citato da Bortoli su corriere della sera attacchi corriere
F. Recanatesi, La mattina andavamo in piazza Indipendenza, Milano, Cairo, e Al. Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna,
Minerva, Nei cui confronti Caracciolo e Benedetti
dicono che ebbe un innamoramento, in seguito non più condiviso dallo stesso
editore della Repubblica che ormai non lo considerava "un grande
politico": intervista alla Stampa. Scrive S.: Gelli è Belfagor, il
messaggero del diavolo; ma il diavolo, cioè Belzebù, chi è? Belzebù è, in una
certa misura, lo stesso partito socialista, elemento importante di quel quadro
politico e di quella inamovibilità". Cannatà, Mimesis, Caro Craxi tu lo
sai chi è Belzebù, Repubblica le
invasioni barbariche Voto Renzi perché l'avversario è Grillo, you tube.com, youtube
Rep, su rep.repubblica. Mauro dal pulpito di Repubblica officia la democrazia e
aspira a diventare papa, Panorama. "Le interviste vanno comunque
reinterpretate", su youtube.com. ll
Vaticano ha smentito un’altra intervista di S. a papa Francesco, sIl Vaticano
smentisce S. che fa dire al Papa che l'inferno non esiste, su ilmessaggero. Rep,
su rep.repubblica. 1º marzo. Premio
Viareggio, su repubblica Dettaglio Sito del Quirinale: dettaglio decorato.,
Quirinale: C. Mauri, Il cittadino, Milano,
SugarCo, G. Perna, una vita per il potere, Milano, Leonardo, Cannatà, S. e il
suo tempo, Milano-Udine, Mimesis, Bucci,
L'intellettuale dilettante, Roma, Dante Alighieri, Pansa, La Repubblica di
Barbapapà, Milano, Rcs Libri, Valentini, La Repubblica tradita, Roma, Paper First,
Recanatesi, La mattina andavamo in
piazza Indipendenza, Milano, Cairo Editore, Mazzuca, Penne al vetriolo. I
grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica, Bologna, Minerva, La
Repubblica Treccani Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
L'Espresso. Eugenio Scalfari. Scalfari. Keywords: l’implicatura di Teseo, il
labirinto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Scalfari” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Scarano: l’implicatura del scenofilace
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Brindisi). Filosofo Italiano. Studia a Bologna, Padova e a Venezia. Fonda
l’Accademia Veneziana. Scrive il saggio “Scenophylax” (Venezia), nel quale tratta
della convenienza di restituire alla tragedia e alla commedia la lingua del lazio.
P. Camassa, Brindisini illustri, Brindisi, A. Sordo, Ritratti brindisini.
Scarano. Keywords: scenofilace – il tragico – il comico – scenofilace, custode,
sacristano, custode dei vasi -- siria. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Scarano”
– The Swimming-Pool Library.
Grice e Scaravelli: tra critica e meta-fisica –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo Italiano. Si laurea a Pissa sotto CARLINI. Insegna a
Roma, e Firenze. Muore suicida. Profondo conoscitore di Kant, approfondisce nei
suoi studi pubblicati con molta riluttanza e quasi solo per esigenze
concorsuali in particolare i temi relativi ai rapporti tra la filosofia
kantiana e la fisica, i problemi relativi alla Critica del Giudizio ed anche i
temi dell'idealismo. Biblioteca
personale, Villa Mirafiori. Saggi: “Critica del capire”, Firenze, Sansoni, Saggio
sulla categoria kantiana della realta (Firenze, Monnier); La prima meditazione
di Cartesio (Firenze, La Nuova Italia); “La critica del giudizio” (Pisa, Normale
Superiore); Corsi, “Critica del capire”; “L'analitica trascendentale” (Firenze,
La nuova Italia); “La Biblioteca”; “L' attualità Mirri, Napoli, Sientifiche); Visentin,
“Le categorie e la realtà” (Firenze, Le lettere); Sasso, “L’idealismo” (Napoli,
Bibliopolis); “La storia come metodo, Convegno a Roma); “Il problema del
giudizio storico); “Soveria Mannelli, Rubbettino, pensatore europeo, Biscuso e
Gembillo, Messina, Siciliano, Sasso, il giudizio, in Filosofia e idealismo. Paralipomeni,
Napoli, Bibliopolis, Palermo, Tra
critica e metafisica. Lettore di Kant, Pisa, ETS, Treccani Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Biscuso, La completa dei suoi
scritti, su giornale di filosofia.net. Luigi Scaravelli. Scaravelli. Keywords: paralipomena,
la storia della filosofia di Scaravelli, criticismo, critica del capire,
giudizio storico, storia come metodo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Scaravelli” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Scarpelli: filosofia fascista – Gentile
e il fascismo giuridico – Soleri -- il
tropico, il clistico, il neustico, ed il frastico – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Vicenza).
Filosofo Italiano. Studioso di analisi del linguaggio. Uno dei massimi
esponenti della filosofia analitica, insegnando in varie università italiane
anche teoria generale del diritto, dottrine dello stato romano, filosofia
morale e filosofia della politica ed occupandosi di problemi di etica e politica.
La sua filosofia può essere raccolto attorno a due grandi temi: la semiotica
del linguaggio prescrittivo e il metodo. Contribuisce in misura fondamentale
alla cosiddetta svolta prescrittivistica in campo semiotico ed è fautore di una
giustificazione etico-politica del positivismo giuridico. Oltre ad approfondire
lo studio del metodo del ragionamento morale, si impegna attivamente in
relazione a questioni di etica e bio-etica quali per esempio l'aborto e
l'eutanasia. Compiute inoltre studi sulla democrazia e i concetti di libertà
politica e di partecipazione politica. Da una famiglia pugliese
trasferitasi poi in Lucchesia, figlio di un magistrate, frequenta il liceo.
Studia a Torino. La sua formazione è all'insegna dell’idealismo dominante in
Italia e fondata, tra gli altri, su CROCE e GENTILE. Durante gli anni
universitari, desta il suo interesse ALLARA, della scuola civilistica torinese,
e la filosofia del diritto. Segue le lezioni del corso di filosofia del diritto
di BOBBIO. Si laurea sotto SOLARI con “Il concetto di persona”. Già in questo
lavoro lo ricorda BOBBIO nel ritratto dell'allievo rivela un orientamento
critico verso le versioni organicistiche della filosofia al tempo in auge. Risale
a questo anno la pubblicazione nella Rivista del diritto commerciale di un
saggio intitolato “Scienza giuridica e analisi del linguaggio”. In questo
saggio precorre il celebre saggio di BOBBIO che porta lo stesso titolo e che è
considerato il manifesto della scuola analitica italiana. Prende le distanze
dalle correnti filosofiche idealistiche, organicistiche ed attualistiche
accreditate sul continente per accostarsi al positivismo logico e, più in
generale, alla filosofia analitica e agli studi di semiotica. È tra i primi a
proporne una applicazione in campo giuridico e ad evidenziare la rilevanza
della analisi del linguaggio per la teoria e la dogmatica giuridica. Assistente
di BOBBIO; in seguito, collabora con BOBBIO in seminari, “La giustizia nel
materialismo storico” e “L’interpretazione giuridica”. La giustizia e il
marxismo sono temi a cui dedica il saggio intitolato “Esistenzialismo e
marxismo” (Taylor, Torino) il quale reca come sottotitolo “sulla giustizia”.
Sostene che la filosofia e mondana, legata esclusivamente a ciò che gli uomini
sono e fanno al mondo. La scelta e l’impegno sono la basi della esistenza di
ciascun uomo. Insegna a Milano un seminario, “La dottrina dello stato italiano”,
al fianco di TREVES. Si dedica al “Contributo alla semantica del linguaggio normativo”
(Accademia delle Scienze, Torino). Insegna a Perugia, Pavia, Torino. Sviluppa
“La teoria generale del diritto”, dettagliata fino alla scansione dei
paragrafi. Tra i saggi, “La mia meta-etica e la mia esperienza etica” dove
ricercar la razionalità interna dell'etica e quella della sua fondazione. Ricopre
numerose cariche in istituzioni dedite alla ricerca e partecipa a numerosi
convegni, incontri di studio e simposi di rilievo nazionale ed internazionale. Membro
del Centro di studi metodologici di Torino e socio corrispondente
dell'Accademia delle scienze di Torino e socio dell'Istituto lombardo
Accademia delle scienze e delle lettere. Direttore dell'Istituto per la Scienza
per la amministrazione pubblica. Ha fatto parte dei consigli direttivi della
Rivista internazionale di filosofia del diritto e di Sociologia del diritto. Entra
a far parte del comitato di redazione della Rivista di filosofia di cui cura
numeri monografici dedicati al concetto di libertà, alla logica deontica e alla
bioetica. È stato condirettore della collana diritto e cultura moderna e
direttore della collana Luoghi critici per le edizioni di Comunità. Presidente
della Società italiana di filosofia giuridica e politica è stato vicepresidente
del Comitato nazionale di bioetica ed è stato nominato presidente onorario
della Società italiana di filosofia analitica. Contribuisce alla nascita,
dovuta all'iniziativa soprattutto di GEYMONAT, del Centro Studi metodologici di
Torino. In qualità di affiliato, riceve il compito di fare una relazione sulla
Enciclopedia delle scienze unificate; lavoro a cui fanno seguito negli anni
Cinquanta alcuni contributi sulla analisi del linguaggio così come concepita
dal movimento del positivismo logico. In questi anni S. si avvicina sempre di
più alla filosofia anglosassone e in particolare agli studi oxoniensi sul
linguaggio della morale e della politica, partecipando anche ad incontri di
studio ad Oxford. Seguendo inizialmente le ricerche di Morris, è fra i
protagonisti della cosiddetta svolta linguistica della filosofia italiana. Studia
Hare. A Hare – L’IMPLICATURA CONVERSAZIONALE DI GRICE -- dedica alcuni lavori;
sono da ricordare anzitutto le note, che in realtà sono ampi saggi di analisi
del linguaggio normativo e contributi di meta-etica, ai due saggi di Hare. Intraprende
un vivace dibattito sul concetto di libertà politica che porta alla stesura di
vari lavori; tra essi, si può ricordare anzitutto il saggio dal titolo Libertà
come fatto e come valore ed il volume La
libertà politica. Si devono a Scarpelli i primi studi in Italia sulla
analisi del linguaggio giuridico in cui v'è una sistematica applicazione degli
strumenti della semiotica ai suoi tre livelli: la sintattica (lo studio dei
rapporti tra i segni), la semantica (lo studio dei rapporti tra i segni e i
significati), la pragmatica (lo studio dei rapporti tra i segni e i loro utenti).
Tutta la speculazione e la produzione scientifica di S. è basata sulla tesi
della grande distinzione tra linguaggio descrittivo e linguaggio prescrittivo;
ma negli anni si evolve progressivamente il livello a cui è individuato il
tratto differenziale tra l'uno e l'altro, individuato dapprima sul piano pragmatico
e poi sul piano semantico. L'esposizione compiuta del pensiero scarpelliano
sulla significanza del linguaggio prescrittivo si ha nell'opera del Semantica,
morale e diritto, trasfusa nella voce Semantica giuridica. L'idea che il linguaggio
prescrittivo (le norme, i comandi, gli ordini, le preghiere, ecc.) abbiano
significato trae origine dalla distinzione tra il principio di significanza e
il principio di verificazione. Alcuni spunti in tal senso sono rintracciabili
già nel Contributo alla semantica del linguaggio normativo il cui nucleo
concettuale ancora vicino al positivismo logico sta nell'intuizione che gli
enunciati normativi, quantunque non possano essere verificati o falsificati,
debbano nondimeno riferirsi alla realtà. Questa idea è alla base anche del
libro Cos'è il positivismo giuridico in cui propone una giustificazione
etico-politica del positivismo giuridico, criticando sia la versione bobbiana
del positivismo giuridico come approach sia la versione proposta da Hart. Altri
saggi: Guastini, Variazioni su temi , Con un'appendice bibliografica, in
«Materiali per una storia della cultura giuridica italiana». “Filosofia
analitica”, Donatelli e Floridi (Lithos, Roma), con anche l'indicazione delle
note sul “Monitore dei Tribunali” e dei saggi comparsi su alcuni giornali,
quotidiani e periodici: “L'Opinione”, “Panorama”, “Il Sole 24 Ore”, “Il Mondo
economico”); Jori, i«Rivista idi filosofia del diritto», Bobbio, La mia Italia,
Polito, Passigli, Firenze, Semantica del
linguaggio normativo, in Filosofia del diritto (Lucia), Cortina, Milana. Altri
saggi: “Filosofia analitica e giurisprudenza” (Istituto Cisalpino, Milano); “Il
problema della definizione e il concetto di diritto” (Istituto Cisalpino,
Milano); “Filosofia analitica, norme e valori” (Comunità, Milano); “Validità,
legittimità, effettività del diritto, e positivismo giuridico” (Cluep, Perugia);
“Cos'è il positivismo giuridico” (Comunità, Milano); “Diritto e analisi del
linguaggio” (Comunità, Milano); “Letture filosofiche e politiche. Introduzione
agli studi politici” (Cisalpino-Goliardica, Milano); “Linguaggio e legge
naturale. Il tempo e la pena” (Giuffrè, Milano); “L'etica senza verità” (Mulino,
Bologna); “La teoria generale del diritto. Problemi e tendenze attuali. Studi
dedicati a BOBBIO” (Comunità, Milano); “Il
linguaggio del diritto” (Led, Milano); “Bioetica Laica” (Mori, Milano); “Scienza
del diritto e analisi del linguaggio” (“Rivista del diritto commerciale”); “Giurisprudenza
italiana”; “L'Unità della scienza”; Rivista di filosofia, Il giudice e la
legge, Occidente; “Il potere giurisdizionale nello stato e in particolare nella
costituzione italiana”; “Liberalismo e democrazia nella Costituzione italiana”;
“Occidente. Rivista di studi politici”; “Elementi di analisi della proposizione
giuridica”. Jus, Congresso di studi metodologici promosso dal Centro di Studi
metodologici, Ramella, Torino); “Diritto naturale vigente” Occidente. Rivista di
studi politici, “Alcuni problemi della teoria analitica del valore” Rivista di
filosofia); “Linguaggio valutativo e prescrittivo” (Jus); “La Filosofia di
Gentile” (Ramella, Torino); Responsabilità del magistrato, Occidente. Rivista di
studi politici); “Behaviourism, positivismo logico e fascismo” (Rivista di
cultura e di politica); “Il grande cambiamento”, Rivista di cultura e di
politica, Etica e linguaggio, Rivista di filosofia, “Società e natura” (Rivista
idi filosofia del diritto); “Il concetto di SEGNO” (Rivista di filosofia); “L’analisi
del linguaggio, Rivista di filosofia, La natura della metodologia giuridica,
Rivista di filosofia del diritto (incluso anche in Filosofia e scienza del
diritto. Atti del II Congresso nazionale di filosofia del diritto (Giuffrè,
Milano), La «Filosofia del diritto» di Sforza, Rivista di diritto civile, I
compiti della filosofia del diritto, in La ricerca filosofica nella coscienza
delle nuove generazioni, Carlo Arata e altri, Il Mulino, Bologna, I fondamenti
e il metodo della analisi del linguaggio, in Il pensiero contemporaneo.
Filosofia, epistemologia, logica, Rossi-Landi, Comunità, Milano, Retribuzione
(Enciclopedia Filosofica, Sansoni, Firenze);
La definizione nel diritto, Jus); “Imperativi e asserzioni (Grice: “Or
is it indicatives and imperatives?”) Rivista di filosofia, La libertà, la
democrazia e il magistrato, Monitore dei Tribunali, Relazione, in Dibattito bolognese sui valori,
Edizioni di Filosofia, Torino, Libertà,
ragione e giustizia, Rivista di filosofia, Marxismo, sociologia
neopositivistica e lotta delle classi, Quaderni di Sociologia, Il permesso, il
dovere e la completezza degli ordinamenti normativi (a proposito di un libro di
Amedeo G. Conte), Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, La
dimensione normativa della libertà, Rivista di filosofia, 1Positivismo logico e
società contemporanea, Rivista di filosofia, Libertà come fatto e come valore, Rivista
di filosofia, Illuminismo e legislazione, La Magistratura, La proposizione giuridica
come precetto re-iterato, Rivista di filosofia del diritto, Quaderni della
Rivista “Il politico”; Il positivismo giuridico (Pavia), Milano, Giuffrè, L'educazione
del giurista, Rivista di diritto processuale, Semantica giuridica, voce del
Novissimo digesto italiano, POMBA, Torino (Semantica, morale e diritto,
Giappichelli, Torino); Problemi e idee circa l'insegnamento del diritto; Gruppo
di lavoro per il diritto, Pugliese, in Le scienze dell'uomo e la riforma universitaria,
Laterza, Bari, I magistrati e le tre
democrazie, Rivista di diritto processuale, Le argomentazioni dei giudici:
prospettive di analisi, Il Foro italiano, suppl. ai Quaderni. La formazione
extralegislativa del diritto nell'esperienza italiana. Atti delle giornate di
studio di Ancona, “Moore in Italia,” (cf. Luigi Speranza, “Grice in Italia”), Rivista
di filosofia, La grande divisione e la
filosofia della politica, introduzione a Oppenheim, Etica e filosofia politica
(Mulino, Bologna); Il metodo giuridico, Rivista di diritto processuale (riedito come voce della Enciclopedia Feltrinelli-Fisher.
Diritto, Crifò, Feltrinelli, Milano); Dovere morale, obbligo giuridico, impegno
politico, Rivista di filosofia, Studi sassaresi, Giuffrè, Milano); Impegno
politico e conoscenza sociologica, Quaderni di Sociologia, Il diritto nella
società industriale: una strategia di accostamento, Rivista di diritto
processuale; Il diritto della società industriale. Obbligazione politica e
libertà di coscienza. Convegno, Società italiana di Filosofia giuridica e politica
(Pergia), Giuffrè, Milano, Dizionario di filosofia, Mondadori, Milano, La
facoltà di scienze politiche di Milano e il potere negativo, Politica del
diritto, Autonomia e diritto di resistenza, Studi sassaresi, Giuffrè, Milano, Insegnamento
del diritto, filosofia del diritto e società in trasformazione, Rivista di
diritto pubblico, L'educazione giuridica, Libreria Universitaria, Perugia, Per una sociologia del diritto come scienza,
Sociologia del diritto, La sociologia del diritto: un dibattito, Giuffrè,
Milano, e in Diritto e trasformazione sociale, Laterza, Bari, La conoscenza
sociologica, Sociologia del diritto, Etica, linguaggio e ragione, Convegno
Nazionale di Filosofia (Pavia), Società filosofica italiana, Roma, Democrazie e
competenze, Amministrare (Giuffrè, Milano); Introduzione. La Filosofia. La
filosofia dell'etica. La filosofia del diritto di indirizzo analitico in Italia
e Introduzione all'analisi delle argomentazioni dei giudici, in Diritto e
analisi del linguaggio, Milano, Comunità); Il sistema giuridico, Sociologia del
diritto, Etica, linguaggio e ragione, Rivista di filosofia, Convegno del PSI di
Milano, in I socialisti e la cultura. Materiali e contributi per una politica
culturale alternativa (Marsilio, Venezia); Le condizioni meta-giuridiche della
partecipazione, Convegno di Studi di Scienza dell'amministrazione, Giuffrè,
Milano L’entità strane dette norme” ed i
guastini di Guastini, Sociologia del diritto, Romano, teorico conservatore,
teorico progressista, in Le dottrine giuridiche di oggi e l'insegnamento di Romano,
Biscaretti di Ruffìa, Giuffrè, Milano, La partecipazione popolare nella Costituzione
repubblicana: prevenzione sociale e controllo della criminalità. Convegno di Senigallia,
Giustizia e Costituzione, IDizionario di sociologia, in Milano, Sala del
Grechetto, pubblicata in POMBA Panorama di Lettere e Scienze, Hobbes e
l'obbligazione politica come obbligazione in coscienza” (Giuffrè, Milano); Idea
dell'università e diritto allo studio, Il diritto allo studio nel quadro dei
rapporti fra Università e Regione, Quaderni della Regione Lombardia, Teoria
formale o teoria strutturale del diritto. Per la dissoluzione della metafora
formalistica” (Giuffrè, Milano); La partecipazione politica, Sociologia del
diritto, La meta-etica e la sua rilevanza etica, Rivista di filosofia, Intervento in Giudici separati? Magistratura,
società e istituzioni, Convegno Emilio Alessandrini (Senigallia), Giustizia e
Costituzione, La critica analitica a Kelsen, Rivista di filosofia (La cultura
filosofico-giuridica del novecento, Roehrssen, Istituto delle Enciclopedia
italiana, Roma); La responsabilità politica, Società Italiana di Filosofia
giuridica e politica. Pavia (Giuffrè, Milano); Responsabilità politica o virtù
repubblicana, in Garanzie processuali o responsabilità del giudice, Angeli,
Milano, Riflessioni sulla responsabilità politica. Responsabilità, libertà,
visione dell'uomo, Rivista internazionale di filosofia del diritto, Interventi
(pubblicati senza essere rivisti dall'autore) nella giornata di studi su Le
ragioni della libertà: degenerazione dello stato burocratico e risposte
neoliberali per l'Italia, Einaudinotiziecircolare ai soci della Fondazione Einaudi,
Il tempo e la pena, in Piacere e felicità: fortuna e declino. Atti del Convegno
di studiosi di Filosofia morale (Chiavari-S. Margherita Ligure), Crippa,
Liviana, Padova, Filosofia e diritto, in La cultura filosofica italiana nelle
sue relazioni con altri campi del sapere. Atti del convegno di Anacapri, Guida
Editori, Napoli, Leoni e l'analisi del
linguaggio, Il politico. Rivista italiana di Scienze politiche, La democrazia e il segreto, in Il segreto
nella realtà giuridica italiana. Atti del convegno nazionale, Roma, Milani,
Padova, La teoria generale del diritto: prospettive per un trattato, in La
teoria generale del diritto. Problemi e tendenze attuali. Studi dedicati a Bobbio,
S. Comunità, Milano, L'interpretazione
premesse alla teoria dell'interpretazione giuridica, in Società norme e valori”
(Giuffrè, Milano); “Auctoritas non veritas facit legem, in Linguaggio persuasione
verità: atti del Congresso nazionale di filosofia tenutosi in Verona, Milani,
Padova (anche in Rivista di filosofia, Intervento in Il Welfare State possibile.
Saggi e interventi di Barone, prefazione di Enrico Mattei, Le Monnier, 1
Scienze dell'uomo e potere sull'uomo: oltre la libertà e la dignità, in
Baudrillard e altri, Sapere e potere, I, Viviana Conti, Multhipla edizioni,
Milano, Un filosofo a disagio, Bollettino della Società Filosofica italiana.
Nuova Serie, Voci: Diritto, Interpretazione, Istituzione, Norma, Validità, in
Gli strumenti del sapere contemporaneo, Le discipline e I concetti (POMBA, Torino); Le porte della
stalla, Quadrimestre. Rivista di diritto privato, Gli orizzonti della
giustificazione, Rivista di filosofia; Etica e diritto (Laterza, Roma); Scienza,
sapere, sapienza, Rivista internazionale di filosofia del diritto, Di alcune
difficoltà culturali e di una tentazione perversa inerenti ai “diritti degli
animali”, in “I diritti degli animali”. Atti del convegno nazionale Genova, Castignone
e Battaglia, Centro di Bioetica, Genova, La filosofia nella Facoltà di
Giurisprudenza, Rivista di filosofia, La bioetica. Alla ricerca dei principi,
in Biblioteca della libertà, Un modello di ragione giuridica: il diritto reale
razionale, Faralli e Pattaro (Giuffrè, Milano); Dalla legge al codice, dal
codice ai principi” (Accademia delle Scienze di Torino. Classe di Scienze
Morali, Storiche e Filologiche (Rivista di filosofia). La Camera di consiglio
come scuola, Quadrimestre. Rivista di diritto privato, Cosmo e universo, in
Corpo e cosmo nell'esperienza morale. Atti del Convegno tra studiosi di
Filosofia morale (Pietrasanta), Romeo Crippa, Padeia, Brescia, Eutanasia. Intervista, Hospital, Il concetto di libertà politica in Entreves,
Rivista di filosofia del diritto, Amministrazione della giustizia, rapporti
umani e funzioni del diritto, in Amministrazione della giustizia e rapporti
umani. Convegno di Sassari, Maggioli, Rimini, BECCARIA e l'Italia civile,
L'Indice penale, Classi logiche e discriminazione fra i sessi, Lavoro e
diritto, Hobbes e lo stato totalitario, Bollettino della Società Filosofica
italiana. Nuova Serie (intervento nella Tavola Rotonda su Attualità e presenza
di Hobbes, in Hobbes oggi, A. Napoli, FrancoAngeli, Milano, Introduzione ai
lavori in Interpretazione e decisione. Diritto ed economia. Atti del XVI
Congresso nazionale della Società italiana di Filosofia giuridica e politica
(Padova), F. Gentile, Giuffrè, Milano, Intervento
in Diritto di sciopero, autonomia collettiva ed intervento del legislatore
(Viareggio), Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale, Il
diritto pubblico italiano di S. Romano, Materiali per una storia della cultura
giuridica, Il positivismo giuridico
rivisitato, Rivista di filosofia, La
bioetica: alla ricerca dei principi” (Giuffrè, Milano); Bioetica: prospettive e
principi fondamentali, in La bioetica. Questioni morali e politiche per il
futuro dell'uomo, Convegno, Roma, Bibliotechne, Milano, I compiti dell'etica
laica nella cultura italiana di oggi, Notizie di Politeia, Relazione su Stevenson, ‘Ethics and Language', in Il neo-illuminismo
italiano. Cronache di filosofia, Pasini e Rolando, Il Saggiatore, Milano, Diritti positivi, diritti naturali: un'analisi
semiotica, in Diritti umani e civiltà giuridica. Convegno a Perugia, Caprioli e
Treggiari, Stabilimento Tipografico Pliniana Perugia, Etica della libertà,
Bioetica. Rivista interdisciplinare, Filosofia del diritto, in La Filosofia, Le filosofie speciali, diretta da Pietro Rossi,
Torino, POMBA, Il linguaggio giuridico: un ideale illuministico, in Nomografia.
Linguaggio e redazione delle leggi. Contributi al seminario promosso dalla
Banca d'Italia e dalla prima cattedra di filosofia del diritto dell'Milano, Di
Lucia (Giuffrè, Milano); La mia meta-etica e la mia esperienza etica, in
Scritti per S., Gianformaggio e Jori, Giuffrè, Milano, Il linguaggio e la
politica dei giuristi, Notizie di Politeia, Sui compiti della filosofia del
diritto, Notizie di Politeia, Formanti, dSentenza del Tribunale di Milano, soc.
Acc. Compra Vendita immobili S.A.C.V.I. c. Della Beffa, su Locazione di cose, Locazione
di immobili urbani, Proroga ecc., in Giurisprudenza, Nota a sentenza Degli effetti dell'abolizione
del commissariato alloggi e di una possibile applicazione dell'azione surrogatoria,
Il Foro Padano, Note bibliografiche a Renato Scognamiglio, Contributo alla
teoria del negozio giuridico, Jovene, Napoli, Carattere della prestazione e
carattere dell'interesse, Rivista del diritto commerciale, Tacita riconduzione
e novazione, Rivista del diritto commerciale, Il cosiddetto conflitto tra
diritti personali di godimento e l'art. del codice civile, Rivista trimestrale
di diritto e procedura civile, I discorsi politici, Roma,in Quaderni di
Sociologia, Recensione a Bellezza, L'esistenzialismo positivo di GENTILE,
Firenze, Rivista di filosofia, Piovesan, Analisi filosofica e fenomenologia
linguistica, Padova, e Lumia, Empirismo logico e positivismo giuridico, Milano,
in Rivista di filosofia. Pasquinelli, Nuovi principi di epistemologia,
Milano, in Rivista di filosofia, Introduzione alla semantica, Bari, in Rivista
di filosofia, Recensione a Antiseri, Dopo Wittgenstein: dove va la filosofia
analitica, Roma, in Rivista di filosofia, Nuovi libri: Orecchia, La filosofia
del diritto nelle università italiane: Saggio di bibliografia, Milano, in Rivista di filosofia, Logica simbolica e
diritto, Milano, in Rivista di filosofia. Rivista di filosofia, Recensione a
FannSymposium on L. J. Austin, London, Rivista di filosofia, Recensione a
Gulotta, Trattato di psicologia giudiziaria nel sistema penale, Milano. Uberto
Scarpelli. Scarpelli. Keywords: fascismo, la filosofia di Giovanni Gentile – la
difensa di Scarpelli contro Solari, “Behaviourism, positivism logico e
fascismo” nell “Mulino”, Hare, Stevenson, Grice -- Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Scarpelli” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Scevola: pontefice – divisione – dal portico? -- la
nascita della giurisprudenza come rama della filosofia politca -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Questore, tribuno della plebe,
pretore, console, proconsole d’Asia e si attira, per la sua giustizia e il suo
disinteresse, l'affetto dei provinciali e l’odio dei cavalieri romani, che
accusarono il suo legato Rutilio Rufo, che egli difese. Pontefice massimo.
Cadde vittima delle lotte civili. Giurista insigne. Compose libri XVIII juris
civilis, in cui per la prima volta tenta una trattazione sistematica
dell’argomento, e un’opera intitolata "Horoi," che contiene
definizioni di concetti e di rapporti giuridici. E molto ricercato il suo insegnamento
di diritto. Insegna, derivandola, pare, da Panezio di Rodi, la distinzione di
tre teologie, ripresa da Varrone: teologia poetica (falsa), teologia ufficiale
(falsa) e teologia naturale (vera). Console. Giuristi romani e politici
romani. Console della Repubblica romana. Gens: Mucia. Tribuno della plebe, pretore,
consolae Pontificato max. Filosofo del portico, giurista e politico romano. Me ad
pontificem Scaevolam contuli, quem unum nostrae civitatis et ingenio et
iustitia praestantissimum audeo dicere.” Mi sono recato da Scevola pontefice,
che oso dire superiore per ingegno e rettitudine a tutti i nostri concittadini.
-- CICERONE, Laelius de amicitia. Appartenente alla gens Mucia, è considerato
uno dei più grandi giuristi della storia del diritto romano e in parte
l'artefice dell'introduzione, nella giurisprudenza romana, del metodo
dialettico e diairetico, mutuato dalla filosofia. Questore, tribuno della plebe,
pretore, console - insieme a Lucio Licinio Crasso, pro-console e pontefice
massimo. Durante il consolato promulga la “lex Licinia Mucia”, che fissa dei
rigidi limiti al conseguimento della cittadinanza da parte degl’italici. Fra le
sue opere letterarie si ricordano gl’ “Horoi,” titolo in greco che corrisponde
al latino definitiones, e i Libri XVIII iuris civilis. Quest'ultima opera può
considerarsi il primo manuale sistematico di diritto civile basato sull'impiego
delle categorie liceali di genus e species, preso a base di trattazioni
civilistiche posteriori che ne seguivano la sistematica – il cosedetto “sistema
muciano”), i cosedetti “libri ad Quintum Mucium”, tanto che e il più antico
giurista compendiato nei “Digesta del Corpus iuris civilis” e il primo in
ordine di apparizione nell'Index Florentinus.
Ce ne fornisce notizia il giurista Sesto Pomponio in un brano dell'opera
“Enchiridion” conservatoci dal Digesto giustinianeo: Post hos Quintus Mucius
Publii filius pontifex maximus ius civile primus constituit generatim in libros
XVIII redigendo”. Sempre Pomponio annovera tra i discepoli di S. illustri
giuristi romani: Aquilio Gallo, Lucio Lucilio Balbo, Sesto Papirio, Gaio
Giuvenzio, e Servio Sulpicio. Venne soprannominato "Il pontefice" per
distinguerlo dal cugino, S. detto l'"Augure". Morì sotto il consolato di Gneo Papirio
Carbone e Gaio Mario il Giovane, ucciso nel tempio di Vesta dai seguaci di
quest'ultimo. Digesto, Pomponius libro singulari enchiridia. S. su Enciclopedia
Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. S. su PHI Latin Texts, Packard
Humanities Institute. Predecessore Console romano Successore Gaio Cassio
Longino e Gneo Domizio Enobarbo con Lucio Licinio Crasso Gaio Celio Caldo e
Lucio Domizio Enobarbo Predecessore Pontefice massimo Successore Gneo Domizio
Enobarbo Quinto Cecilio Metello Pio Portale Antica Roma Portale Biografie Portale Diritto Categorie: Giuristi romani Politici
romani Giuristi Consoli repubblicani romani Mucii Pontefici massimi. MUZIO. There
are at least III philosophical jurists by the family name of MUZIO. The most
prominent among them is S., a pontifes maximus who is consul. He is an
outstanding jurist. His treatise on ius civile (DEFINITIONES) is the most
important juristic work written under the republic. It is the first attempt of
a systematic presentation of law and is commented on by later jurists (Gaius,
Pomponius). The SISTEMA MUZIANO is adopted by several writers on ius civile. His
predecessors are S., consul, ALSO a pontefice massimo, and S., consul, an AUGUR
and teacher of law -- Cicerone attended his lectures. As jurists they are of
lesser importance in the history of Roman jurisprudence, but as philosophical
jurists, the augur’s utterance shines bright! Kübler e Münzer, RE, Orestano,
NDI, Lepointe, “S.” Paris, Bruck, Sem., Kreller, ZSS on S: Münzer; on S. the augur: Münzer . About the method of
dividing the material into kinds, the excerpt from Pomponius's Handbook in
Digest tells us that MUZIO becomes the first man to divide the civil law into
kinds by arranging it in XVIII books. The result would eventually be - as
Schiavone put it – a metaphysics of social relations, reduced to a defined
number of archetypal models. Here, Pomponius' account appears reliable enough.
Elsewhere examples of S.’s divisions survive. In Gaius' Teaching Manual, Lenel.
S.’s division of kinds of tutela is preserved. From this it can be seen how
many kinds of TUTELA there are. Some, like S., have said that there are V kinds.
Others, like Servio, that there are III. Others, like Labeo, II . In Digest, from
Paulus, On the Edict, Lenel, S.’s division with regard to the legal notion of “possessio”
has been preserved, albeit in a hostile version. Paolo: “What S. includes among
the kinds of possession is truly absurd – not just absurd.” Quinto Muzio
Scevola.
Grice e Scevola: l’augure -- MIHI AGMINA MILITVM QVIBVS CVRIAM CIRCVMSEDISTI
LICET MORTEM IDENTIDEM MINITERIS NVMQVAM TAMEN EFFICIES VT PROPTER EXIGVVM
SENILEMQVE SANGVINEM MEVM MARIVM A QVO VRBS ET ITALIA CONSERVATA EST HOSTEM
IVDICEM – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza. Filosofo italiano.
Console della repubblica romana. Augure. Gens: Mucia. Edile, tribuno della
plebe, pretore, console. Politico romano vissuto durante il periodo della repubblica
ed un esperto di diritto romano. Da non confondere col pontifice, autore degl’
“Annales Maximi.” Venne educato in legge dal padre e in filosofia da Panezio di
Rodi, filosofo del portico. Venne eletto tribune, edile, e pretore. Inviato
come governatore nelle province dell'Asia ,inore. Tornato a Roma, dove
difendersi da un'accusa di estorsione rivoltagli da Tito Albucio da cui riusce a
difendersi. Venne eletto console. S. ha grande interesse per la legge e gl’affari
all'interno di Roma. Trasmitte la sua conoscenza del diritto romano ad alcuni
dei più famosi oratori di quei tempi, tra cui Cicerone e Attico. Difende Gaio
Mario dalla mozione di Silla che lo vuole rendere nemico del popolo, asserendo
che mai avrebbe approvato un tale disonore per un uomo che aveva salvato
Roma. Cicerone utilizza la figura del suo maestro come interlocutore in
tre opere: “De oratore”, “De amicitia”, e “De re publica”. S., su
sapere.it, De Agostini. S. su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica,
Inc. Predecessore Console romano Successore Marco Porcio Catone e Quinto
Marcio Re con Lucio Cecilio Metello Diademato Quinto Fabio Massimo Eburno e
Gaio Licinio Geta. Portale Antica Roma Portale Biografie Categorie:
Politici romani Consoli repubblicani romani Mucii Auguri Governatori romani
dell'Asia. Gaio Mario. Se stai cercando
il figlio di Gaio Mario, vedi Gaio Mario il Giovane. Considerata la caratura
del personaggio e l'abbondanza di fonti, il numero di riferimenti puntuali
inseriti nel testo è particolarmente desolante Sebbene vi siano una
bibliografia e/o dei collegamenti esterni, manca la contestualizzazione delle
fonti con note a piè di pagina o altri riferimenti precisi che indichino
puntualmente la provenienza delle informazioni. Puoi migliorare questa voce
citando le fonti più precisamente. Gaio Mario, Console della Repubblica romana.
Presunto busto di Gaio Mario, Gliptoteca di Monaco. Morte: Roma. Figlio: Gaio
Mario il Giovane Gens: Maria Tribunato della plebe, Pretura, Legatus legionis, Consolato,
Proconsolato in Africa. Nasce a Cereatae. Etnia: Romano. Dati militari Paese
servito: Repubblica Romana Forza armata: Esercito romano Arma: Fanteria Grado: Imperator,
Dux ovvero comandante in capo Guerre: Guerre cimbriche Guerra giugurtina Guerra
sociale Guerre mitridatiche Guerra civile tra Mario e Silla. Battaglie: Battaglia
di Aquae Sextiae Battaglia dei Campi Raudii Assedio di Numanzia Altre cariche: Console
della Repubblica romana voci di militari; C·MARIVS·C·F·C·N. Generale e politico romano,
per VII volte console della Repubblica romana. Lo storico Plutarco gli
dedicò una delle sue Vite parallele, raffrontandolo al re d'Epiro Pirro. È
comunemente noto per la rivalità con Lucio Cornelio Silla. La carriera di
Gaio Mario è particolarmente emblematica della situazione sociopolitica della
tarda repubblica romana, in quanto si sviluppa attraverso fatti e circostanze
che, in seguito, porteranno alla caduta della stessa. Mario era un homo novus,
cioè proveniente da una famiglia italica che non faceva parte della nobiltà
romana, e seppe distinguersi e giungere alla ribalta della vita pubblica di
Roma per merito della propria competenza militare. L'oligarchia dominante fu
perciò costretta, suo malgrado, a cooptarlo nel proprio sistema di potere. A
causa del verificarsi di una situazione di grande pericolo per la minaccia di
invasioni su larga scala, gli si dovette concedere un potere militare senza
precedenti nella storia di Roma, e questo a scapito del rispetto delle leggi e
delle tradizioni vigenti, che dovettero essere adattate alla nuova situazione
di emergenza. Alla fine fu varata una profonda riforma della leva militare, che
in passato raccoglieva solamente proprietari terrieri, e che da allora fu
aperta anche a cittadini provenienti dalle classi dei nullatenenti. Nel lungo
termine questa riforma ebbe l'effetto di cambiare in modo radicale e
irreversibile la natura dei rapporti fra l'esercito e lo Stato. Gaio Mario
nacque ad Arpinum, precisamente nella zona che ancora oggi porta il suo nome,
Casamari -- in una zona chiamata Cereatae, nell'attuale comune di Veroli. La
città, d'antica origine volsca, era stata conquistata dai Romani verso la fine
del VI secolo a.C., e aveva ricevuto la cittadinanza romana senza diritto di
voto -- civitas sine suffragio -- e soltanto nel 188 a.C. le vennero concessi i
pieni diritti civili. Plutarco riferisce che il padre era un manovale, ma la
notizia non è confermata da altre fonti, e tutto lascia pensare che sia falsa.
Infatti i Marii intrattenevano importanti relazioni con gli ambienti della
nobiltà romana, partecipavano da protagonisti alla vita politica della loro
cittadina e appartenevano all'ordine equestre. Le difficoltà che incontrò agli
esordi della sua carriera a Roma dimostrano semmai quanto fosse arduo per un
homo novus affermarsi nel novero dell'alta società romana dell'epoca. Si
distinse per le notevoli attitudini militari dimostrate in occasione
dell'assedio di Numanzia, in Spagna, tanto da farsi notare da Publio Cornelio
Scipione Emiliano, soprannominato Africano Minore. Non è dato sapere con
certezza se venne in Spagna al seguito dell'esercito di Scipione, oppure se si
trovasse già in precedenza a servire nel contingente che, con scarso successo,
da tempo cingeva d'assedio Numanzia. Sta di fatto che Mario parve fin
dall'inizio molto interessato a far carriera politica in Roma stessa. Infatti
si candidò per la carica di tribuno militare di una delle 4 prime legioni -- in
tutto i tribuni elettivi sono XXIV, mentre tutti gl’altri venneno nominati dai
magistrati preposti agli arruolamenti. Lo storico Sallustio ci informa che il
suo nome era del tutto sconosciuto agli elettori, ma che alla fine i
rappresentanti delle tribù lo elessero per merito del suo eccellente stato di
servizio e su raccomandazione di Scipione Emiliano. Successivamente si ha
notizia di una sua candidatura alla carica di questore ad Arpino. È probabile
che egli utilizzasse le posizioni di comando ad Arpino per raccogliere dietro
di sé un consistente numero di clienti su cui fare affidamento per le
successive mosse che aveva in animo di compiere. Tuttavia sono solo congetture
in quanto nulla si conosce della sua attività come questore. Nel 120 a.C. Mario
fu eletto tribuno della plebe. A quanto sembra si era già candidato alla carica,
ma senza successo. Un ruolo determinante ebbe, nell'occasione, il sostegno
della potente famiglia dei Cecilii Metelli, verso i quali probabilmente aveva
un rapporto di clientela. Durante il suo tribunato Mario perseguì una linea
vicina alla fazione dei popolari, facendo in modo che venisse approvata, fra
l'altro, una legge che limitava l'influenza delle persone di censo elevato
nelle elezioni. Infatti, era stato introdotto il metodo del ballottaggio
scritto nelle elezioni per le nomine dei magistrati, per l'approvazione delle
leggi e per l'emanazione delle sentenze legali, in sostituzione del metodo
tradizionale di votazione orale. Poiché i nobiles cercavano sistematicamente di
influenzare l'esito dei ballottaggi con la minaccia di controlli e ispezioni:
Mario fa approvare un'apposita legge tabellaria – “Lex Maria de suffragiis
ferendis” -- per restringere i ponti sui quali passavano gli elettori per
votare, in modo che non si potesse controllare la loro scheda di voto: fece
costruire uno stretto corridoio da cui i votanti dovevano passare per
depositare il proprio voto nell'urna, in modo che fossero al riparo dagli
sguardi indiscreti degli astanti e dagli eventuali tentativi di manipolazione.
Questa sua azione provocò il deteriorarsi dei rapporti tra Mario e la potente
famiglia dei Metelli, di cui gli esponenti della famiglia di Mario erano clientes
per tradizione. Successivamente Mario si candidò per la carica di edile plebeo,
ma senza successo. Riusce, di stretta misura, a farsi eleggere pretore per
l'anno successivo (a quanto pare si classificò solo al sesto posto su sei), e
fu immediatamente accusato di brogli elettorali -- il termine latino è ambitus.
Riuscito a malapena a farsi assolvere da questa accusa, esercitò la carica
senza che si verificassero avvenimenti degni di particolare menzione. Terminato
il mandato ricevette il governatorato della Spagna ulteriore, dove fu
necessario intraprendere alcune campagne militari contro le popolazioni
celtiberiche mai del tutto sottomesse. Il governatorato e le guerre gli
fruttarono ingenti ricchezze personali, come sempre accadeva ai comandanti
romani. Le vittorie ottenute gli permisero, tornato a Roma, di richiedere e
ottenere il trionfo. La carriera di Mario non sembrava destinata a grandi
successi. Gli è proposto un matrimonio con una giovane esponente
dell'aristocrazia, Giulia Maggiore, sorella del senatore Gaio Giulio Cesare il
vecchio e futura zia di Giulio Cesare. Mario accettò, divorziando dalla sua
prima moglie Grania di Pozzuoli. La gens Iulia era una famiglia patrizia di
antichissime origini (faceva risalire la propria discendenza a Iulo, figlio di
Enea, e a Venere, dea della bellezza), ma, nonostante ciò, i suoi appartenenti
avevano, per ragioni finanziarie, notevoli difficoltà a ricoprire cariche più
elevate di quella di pretore (solamente una volta, nel 157 a.C. un Giulio
Cesare era stato console). Il matrimonio permise alla famiglia patrizia di
rimettere in sesto le proprie finanze e diede a Mario la legittimità per
candidarsi al consolato. Il figlio che ne nacque e Gaio Mario il Giovane. Legato
di Metello. Moneta raffigurante Giugurta, il re numida, nemico di Roma. La
famiglia di Mario era per tradizione cliente dei Metelli, e Cecilio Metello
aveva appoggiato la campagna elettorale di Mario per il tribunato. Sebbene i
rapporti con i Metelli si fossero in seguito deteriorati, la rottura non
dovette essere definitiva, tanto è vero che Q. Cecilio Metello, console., prese
con sé Mario come suo legato nella campagna militare contro Giugurta. I legati
erano originariamente semplici rappresentanti del Senato, ma, gradualmente, era
invalso l'uso di adibirli a compiti di comando alle dipendenze dei comandanti
generali. Quindi, molto probabilmente; Metello ottenne che il Senato nominasse
Mario legato, in modo che potesse servire alle sue dipendenze nella spedizione
che si accingeva a compiere in Numidia. Nel lungo e dettagliato racconto che
Sallustio ci fa di questa campagna militare, non si fa menzione di altri
legati, e ciò lascia pensare che Mario fosse quello di rango più elevato,
nonché braccio destro dello stesso Metello. Questo rapporto conveniva a
entrambi, in quanto, mentre Metello si avvantaggiava dell'esperienza militare
di Mario, questi rafforzava le sue possibilità di aspirare in seguito al
consolato. Va osservato che, se la gravità della rottura con Metello., alla
luce di quanto avvenne in seguito, fu probabilmente riferita in modo esagerato,
quella che si determinò riguardo alla condotta della guerra in Numidia fu
invece molto più seria e foriera di conseguenze. Mario si convinse che i tempi
fossero maturi per candidarsi alla carica di console. A quanto pare chiese a
Metello il permesso di recarsi a Roma per portare a termine il proprio
proposito, ma Metello gli raccomandò di astenersi, e probabilmente gli
consigliò di aspettare il tempo necessario per potersi candidare insieme con il
figlio ventenne dello stesso Metello, cosa che avrebbe rimandato tutto di
almeno venti anni. Mario fu costretto a fare buon viso a cattivo gioco, ma nel
frattempo, durante tutta l'estate del 108, fece in modo di guadagnarsi il
favore della truppa, allentando notevolmente la rigida disciplina militare, e
di accattivarsi anche i commercianti italici del posto, ansiosi di
intraprendere i propri lucrosi traffici, assicurando a tutti che, se avesse
avuto mano libera, avrebbe potuto, in pochi giorni e con la metà delle forze a
disposizione di Metello, concludere vittoriosamente la campagna con la cattura
di Giugurta. Entrambi questi influenti gruppi si affrettarono a inviare a
Roma messaggi in appoggio di Mario, con cui si suggeriva di affidargli il
comando, e si criticava Metello per il modo lento e inconcludente con cui stava
conducendo la campagna militare. In effetti la strategia di Metello prevedeva
una lenta, metodica e capillare sottomissione di tutto il territorio. Alla fine
Metello dovette cedere, rendendosi conto, a ragione, che non gli conveniva
mettersi contro un subordinato tanto influente e vendicativo. In queste
circostanze è facile immaginare il modo trionfale con cui Mario, alla fine del
108, fu eletto console per l'anno successivo. La sua campagna elettorale fece
leva sull'accusa, rivolta a Metello, di scarsa risolutezza nel condurre la
guerra contro Giugurta. Viste le ripetute sconfitte militari subite,
nonché le accuse di spudorata corruzione rivolte a molti esponenti
dell'oligarchia dominante, è facile comprendere come l'onesto uomo fattosi da
sé, e affermatosi percorrendo faticosamente tutti i gradini della carriera, fu
eletto a furor di popolo, essendo visto come l'unica alternativa a una nobiltà
divenuta corrotta e incapace. Tuttavia il Senato aveva ancora un asso nella
manica. Infatti, la lex Sempronia de provinciis consularibus stabiliva che il
Senato aveva facoltà di decidere ogni anno quali province dovessero essere
affidate ai consoli per l'anno successivo. Alla fine dell'anno, e appena prima
delle elezioni, il Senato decise di sospendere le operazioni contro Giugurta e
di prorogare a Metello il comando in Numidia. Mario non si perse d'animo e si
servì di un espediente già sperimentato. Si era stati, infatti, in disaccordo
su chi avrebbe dovuto comandare la guerra contro Aristonico in Asia, e un
tribuno aveva fatto approvare una legge che autorizzava un'apposita elezione
per decidere a chi affidare il comando (per la verità c'era stato un altro
precedente in occasione della seconda guerra punica). Mario fece approvare una
legge simile, risultando eletto a grande maggioranza. Metello ne fu
profondamente offeso, tanto che, al suo ritorno, non volle nemmeno incontrarsi
con Mario, dovendosi accontentare del trionfo e del titolo di Numidico che gli
vennero generosamente concessi. Moderna ricostruzione di un centurione
romano. Mario riformò l'esercito dell'epoca allargando il reclutamento a tutti
i cittadini romani. Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma mariana
dell'esercito romano, Esercito romano e Legione romana. Mario aveva un estremo
bisogno di raccogliere truppe fresche e, a questo scopo, introdusse una
profonda riforma del sistema di reclutamento, foriera di conseguenze di
un'importanza di cui lui stesso, al momento, probabilmente non comprese la
portata. Tutte le riforme agrarie attuate dai Gracchi si basavano sul
tradizionale principio secondo cui erano esclusi dal servizio di leva i
cittadini il cui reddito era inferiore a quello stabilito per la quinta classe
di censo. I Gracchi, con le loro riforme, avevano cercato di favorire i piccoli
proprietari terrieri, che da sempre avevano costituito il nerbo degli eserciti
romani, in modo da fare aumentare il numero di quelli che avevano i requisiti
per essere arruolati. Nonostante i loro sforzi, tuttavia, la riforma agraria non
risolse la crisi del sistema di arruolamento, che aveva avuto lontana origine
dalle sanguinose guerre puniche del secolo precedente. Si cercò quindi di
trovare una soluzione semplicemente abbassando la soglia minima di reddito per
appartenere alla quinta classe da 11.000 a 3.000 sesterzi, ma nemmeno questo fu
sufficiente, tanto che i consoli erano stati costretti a derogare dalle
restrizioni sugli arruolamenti imposte dalle leggi graccane. Mario ruppe ogni
indugio e decise di arruolare senza alcuna restrizione riguardo al censo e alle
proprietà fondiarie del potenziale soldato. Da quel momento in poi le legioni
di Roma furono composte prevalentemente da cittadini poveri, il cui futuro, al termine
del servizio, dipendeva unicamente dai successi conseguiti dal proprio
comandante, che era solito loro assegnare parte delle terre frutto delle
vittorie riportate. Di conseguenza i soldati avevano il massimo interesse ad
appoggiare il proprio comandante, anche quando si scontrava con i voleri del
Senato, composto dai rappresentanti dell'oligarchia dominante, e anche quando
andava contro il pubblico interesse, che, a quell'epoca, veniva di fatto
impersonato dal Senato stesso. Va notato che Mario, persona fondamentalmente
corretta e fedele alle tradizioni, non si avvalse mai di questa potenziale
enorme fonte di potere, ma passeranno meno di vent'anni che il suo ex questore
Silla, lo farà per imporsi contro il Senato e contro lo stesso Mario. Altri
30-40 anni e il suo esempio sarà seguito da Giulio Cesare, nipote acquisito di
Mario. Cartina della Numidia all'epoca di Giugurta. Lo stesso
argomento in dettaglio: Guerre contro Giugurta e Bellum Iugurthinum. Ben presto
Mario si rese conto che concludere la guerra non era così facile come egli stesso
si era in precedenza vantato di poter fare. Dopo essere sbarcato in Africa
verso la fine del 107 a.C. costrinse Giugurta a ritirarsi in direzione
sud-ovest verso la Mauritania. Nel 107 suo questore era stato nominato Lucio
Cornelio Silla[4], rampollo di una nobile famiglia patrizia caduta economicamente
in disgrazia. A quanto pare Mario non fu contento di avere alle proprie
dipendenze un simile giovane dissoluto, ma, inaspettatamente, Silla dimostrò
sul campo di possedere grandi qualità di comandante militare. Nel 105 a.C.
Bocco, re di Mauritania e suocero di Giugurta, nonché suo riluttante alleato,
si trovò di fronte l'esercito romano in avanzata. I romani gli fecero sapere di
essere disponibili a una pace separata e Bocco invitò Silla nella sua capitale
per condurvi le trattative. Anche in questa circostanza Silla si dimostrò
particolarmente abile e coraggioso; in effetti, Bocco rimase a lungo dubbioso
se consegnare Silla a Giugurta oppure, come poi avvenne, Giugurta a Silla. Alla
fine, Bocco fu convinto a tradire Giugurta, che fu subito consegnato nelle mani
dello stesso Silla. La guerra era così conclusa. Poiché Mario era il comandante
dotato di imperium e Silla militava alle sue dirette dipendenze, l'onore della
cattura di Giugurta spettava interamente a Mario, ma era chiaro che gran parte
del merito andava riconosciuto personalmente a Silla, tanto che gli fu
consegnato un anello con un sigillo commemorativo dell'evento. Al momento la
cosa non fece particolarmente scalpore, ma in seguito Silla si vanterà di
essere stato il vero artefice della conclusione vittoriosa della guerra. Mario,
intanto, si guadagnava fama di eroe del momento. Il suo valore stava per essere
messo alla prova da un'altra grave emergenza che incombeva su Roma e
sull'Italia. L'arrivo in Gallia del popolo germanico dei Cimbri, quasi
immediatamente seguito dalla loro schiacciante vittoria sulle truppe di Marco
Giunio Silano, il cui esercito venne infatti del tutto sbaragliato dall'orda
nemica, aveva indotto ad un ammutinamento a catena delle tribù galliche delle
regioni meridionali recentemente assoggettate dai Romani. Il console Lucio
Cassio Longino venne completamente sconfitto da una tribù gallica transalpina,
e l'ufficiale di grado più elevato fra quelli sopravvissuti (Gaio Popilio
Lenate), figlio del console dell'anno 132, riuscì a mettere in salvo quanto restava
delle forze romane solo dopo aver ceduto metà degli equipaggiamenti e aver
subito l'umiliazione di far marciare il proprio esercito sotto il giogo, in
mezzo allo scherno dei vincitori. L'anno successivo un altro console, Quinto
Servilio Cepione, marciò contro le tribù stanziate nella zona di Tolosa, che si
erano ribellate a Roma, e si impossessò di un'enorme somma di denaro custodita
nei santuari dei templi -- il cosiddetto Oro di Tolosa. La maggior parte di
questo tesoro sparì misteriosamente durante il trasporto verso Marsiglia e,
molto probabilmente, fu lo stesso Cepione che ordinò il finto furto per
impossessarsi dell'oro. Cepione fu confermato nel comando anche per l'anno
successivo, mentre uno dei nuovi consoli, Gneo Mallio Massimo, si unì a lui
nelle operazioni in Gallia meridionale. Al pari di Mario, anche Mallio era un
uomo nuovo, e la collaborazione fra lui e Cepione si dimostrò subito
impossibile. I Cimbri e i Teutoni erano entrambi composti da tribù di ceppo
germanico che, nel corso delle proprie migrazioni, erano apparse sul corso del
fiume Rodano proprio mentre l'esercito di Mallio si trovava nella stessa zona.
Cepione, che era accampato sulla riva opposta del fiume, si rifiutò in un primo
momento di venire in soccorso del collega minacciato, decidendosi ad attraversare
il fiume solo dopo che il Senato gli aveva ordinato di cooperare con Mallio.
Tuttavia egli si rifiutò di unire le forze dei due eserciti, e si mantenne a
debita distanza dal collega. I Germani approfittarono della situazione e, dopo
aver sbaragliato Cepione, distrussero anche l'esercito di Mallio il 6 ottobre
del 105 a.C. presso la città di Arausio. I Romani dovettero combattere con il
fiume alle spalle che li impediva la ritirata, e, stando alle cronache, furono
uccisi 80.000 soldati e 40.000 ausiliari. Le perdite subite nel decennio
precedente erano state molto gravi, ma questa sconfitta, provocata soprattutto
dall'arroganza della nobiltà che si rifiutava di collaborare con i più capaci
capi militari di rango non nobiliare, fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Non soltanto le perdite umane erano state enormi, ma l'Italia stessa era ormai
esposta all'invasione delle orde barbariche. Il malcontento del popolo contro
l'oligarchia aveva raggiunto ormai l'esasperazione. Busto di Gaio Mario (Museo
Chiaramonti). Mentre si trovava ancora in Africa, Mario fu rieletto console.
L'elezione in absentia era una cosa abbastanza rara, e inoltre una legge
successiva all'anno 152 a.C. imponeva un intervallo di almeno 10 anni fra due
consolati successivi, mentre una del 135 a.C. sembra che proibisse addirittura
che questa carica potesse essere rivestita per due volte dalla stessa persona.
La grave minaccia incombente dal nord fece tuttavia passare sopra a ogni legge
e consuetudine, e Mario, ritenuto il più abile comandante disponibile, fu
rieletto console per ben 5 volte consecutive, cosa mai avvenuta in
precedenza. Al suo ritorno a Roma, vi celebrò il trionfo su Giugurta, che
prima fu portato come un trofeo in processione, e infine morì nel Carcere
Mamertino. Nel frattempo i Cimbri si erano diretti verso la Spagna, mentre i
Teutoni vagavano senza una meta precisa nella Gallia settentrionale, lasciando
a Mario il tempo di approntare il proprio esercito, curandone in modo molto
attento l'addestramento e la disciplina. Uno dei suoi legati era ancora L.
Cornelio Silla, e questo dimostra che in quel momento i rapporti fra i due non
si erano ancora deteriorati. Sebbene avesse potuto continuare a comandare
l'esercito in qualità di proconsole, Mario preferì farsi rieleggere console
fino all'anno 100, in quanto questa posizione lo metteva al riparo da eventuali
attacchi di altri consoli in carica. L'influenza di Mario divenne in quel
periodo talmente grande che era addirittura in grado di influenzare la scelta
dei consoli che in ogni anno dovevano essere eletti insieme con lui, e pare che
egli facesse in modo che venissero scelti quelli che riteneva più malleabili. I
Germani indugiavano ancora nelle proprie scorribande in Spagna e in Gallia, e
questo fatto, insieme con la morte del console collega Lucio Aurelio Oreste,
consentì a Mario, che stava già marciando verso nord, di rientrare a Roma per
venirvi confermato console per l'anno 102, insieme con un nuovo collega. Francesco
Saverio Altamura, Mario vincitore dei Cimbri. I Cimbri dalla Spagna tornarono
in Gallia, e, insieme con i Teutoni, decisero di invadere l'Italia. Questi
ultimi avrebbero dovuto puntare a sud dirigendosi verso le coste del
Mediterraneo, mentre i Cimbri dovevano penetrare nell'Italia settentrionale da nord-est
attraversando il passo del Brennero – “per alpes Rhaeticas”. Infine i Tigurini,
la tribù celtica loro alleata che aveva sconfitto Longino pensavano di
attraversare le Alpi provenendo da nord-ovest. La decisione di dividere in
questo modo le loro forze si sarebbe dimostrata fatale, poiché diede ai Romani,
avvantaggiati anche dalle linee di approvvigionamento molto più corte, la
possibilità di affrontare separatamente i vari contingenti, concentrando le
proprie forze laddove era di volta in volta necessario. Nel frattempo
Mario aveva organizzato nel migliore dei modi la propria armata. I soldati
erano stati sottoposti a un addestramento che mai in precedenza si era visto,
ed erano abituati a sopportare senza lamentarsi le fatiche delle lunghe marce
di avvicinamento, dell'allestimento degli accampamenti e delle macchine da
guerra, tanto da meritarsi il soprannome di muli di Mario. Dapprima decise di
affrontare i Teutoni, che si trovavano in quel momento nella provincia della
Gallia Narbonense e si stavano dirigendo verso le Alpi. In un primo momento
rifiutò lo scontro, preferendo arretrare fino ad Aix en Provence, un
insediamento fondato da Gaio Sestio Calvo, console nel 109 a.C., in modo da
sbarrare loro il cammino. Alcuni contingenti di Ambroni, avanguardia
dell'esercito dei Germani, si lanciarono avventatamente all'attacco delle
posizioni romane, senza aspettare l'arrivo di rinforzi, e 30.000 di essi
rimasero uccisi. Mario schierò poi un contingente di 30.000 uomini per tendere
un'imboscata al grosso dell'esercito dei Germani, che presi alle spalle e
attaccati frontalmente, furono completamente sterminati e persero 100.000
uomini,[6] e quasi altrettanti ne furono catturati. Il suo nome è ancor
oggi ricordato non solo nell'etimologia della località, allora arpinate, di
nascita, Casamari (Casa Marii, per l'appunto), ma persino nell'etimologia della
regione francese della Camargue (Caii Marii Ager), come sostenuto dallo storico
francese Louis-Pierre Anquetil nella sua opera "Histoire de France".
La tradizione orale della città di Arpino sostiene che Mario, dopo aver
sconfitto i Germani ad Aix-en-Provence e nella battaglia dei Campi Raudii,
all'apogeo della sua gloria, non dimenticasse la sua patria d'origine e,
disponendo della Gallia transalpina come terra di conquista, donasse ad Arpino
quei territori, le cui rendite servirono a mantenere i templi e gli edifici
pubblici della città. Il collega di Mario Quinto Lutazio Càtulo, console,
non ebbe altrettanta fortuna, non riuscendo a impedire che i Cimbri forzassero
il passo del Brennero avanzando nell'Italia settentrionale Mario apprese la
notizia mentre si trovava a Roma, dove fu rieletto console per l'anno 101 a.C.
Il senato gli accordò il trionfo ma lui rifiutò perché ne voleva fare partecipe
anche l'esercito, quindi lo posticipò a una vittoria contro i Cimbri. Immediatamente
si mise in marcia per ricongiungersi con Catulo, il cui comando fu prorogato
anche per il 101. Infine, nell'estate di quell'anno, a Vercelli, nella Gallia
cisalpina, in una località allora chiamata Campi Raudii, ebbe luogo lo scontro
decisivo. Ancora una volta la ferrea disciplina dei Romani ebbe la meglio
sull'impeto dei barbari, e almeno 65.000 di loro (o forse 100.000) perirono,
mentre tutti i sopravvissuti furono ridotti in schiavitù. I Tigurini, a questo
punto, rinunciarono al loro proposito di penetrare in Italia da nord-ovest e
rientrarono nelle proprie sedi. Catulo e Mario, come consoli in carica,
celebrarono insieme uno splendido trionfo, ma, nell'opinione popolare, tutto il
merito venne attribuito a Mario. In seguito Catulo si trovò in contrasto con
Mario, divenendone uno dei più acerrimi rivali. Come ricompensa per avere
sventato il pericolo dell'invasione barbarica, Mario venne rieletto console
anche per l'anno 100 a.C. Gli avvenimenti di quell'anno, tuttavia, non gli
furono propizi. Sesto consolato (100 a.C.) Il mondo romano, al
termine della seconda guerra punica (in verde), e poi attorno al 100 a.C.
(arancione). Nel corso di questo anno il tribuno della plebe Lucio Appuleio
Saturnino richiese con forza che si varassero riforme simili a quelle per cui
si erano in passato battuti i Gracchi. Propose quindi una legge per
l'assegnazione di terre ai veterani della guerra appena conclusasi e per la
distribuzione da parte dello stato di grano a prezzo inferiore a quello di
mercato. Il senato si oppose a queste misure, provocando così lo scoppio di
violente proteste, che presto sfociarono in una vera e propria rivolta
popolare, e a Mario, come console in carica, fu chiesto di reprimerla. Sebbene
egli fosse vicino al partito popolare, il supremo interesse della repubblica e
l'alta magistratura da lui rivestita gli imposero di assolvere, sebbene
riluttante, a questo compito. Dopodiché lasciò ogni carica pubblica e partì per
un viaggio in Oriente. Guerra sociale (95-88 a.C.) Busto di Lucio
Cornelio Silla, il rivale di Mario. Lo stesso argomento in dettaglio:
Guerra sociale. Durante gli anni di assenza di Mario da Roma, e subito dopo il
suo ritorno, Roma conobbe alcuni anni di relativa tranquillità. Nel 95 a.C.,
tuttavia, venne approvata una legge che decretava che tutti coloro che non
fossero cittadini romani, cioè coloro che provenivano da altre città italiche,
dovessero essere espulsi da Roma. Nel 91 a.C. Marco Livio Druso fu eletto
tribuno e propose una grande distribuzione di terre appartenenti allo Stato,
l'allargamento del Senato e la concessione della cittadinanza romana a tutti
gli uomini liberi di tutte le città italiche. Il successivo assassinio di Druso
provocò l'immediata insurrezione delle città-Stato italiche contro Roma, e la
Guerra sociale (da socii, gli alleati italici) degli anni 91 a.C. - 88 a.C.
Mario fu chiamato ad assumere, insieme con Silla, il comando degli eserciti
chiamati a sedare la pericolosa rivolta. Finita la guerra in Italia si
aprì un nuovo fronte in Asia, dove Mitridate, re del Ponto, nel tentativo di
allargare verso occidente i confini del suo regno, invase la Grecia. Posto di
fronte alla scelta se affidare il comando dell'inevitabile guerra contro
Mitridate a Silla o Mario, il Senato, in un primo momento, scelse Silla. In
seguito, tuttavia, quando il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo,
appoggiato da Mario, cercò di far passare una legge per distribuire gli alleati
italici nelle tribù cittadine, in modo da influenzare con il loro voto i
comizi, nacque uno scontro nel quale il figlio del console Quinto Pompeo Rufo
trovò la morte. Silla, sfuggito alla confusione, si rifugiò nella casa
dello stesso Mario. Intanto la legge venne approvata e le tribù che adesso
contenevano anche i nuovi cittadini fecero passare una legge secondo la quale
veniva affidata a Mario la guerra contro Mitridate. Intanto nell'88 a.C. Silla
aveva già raggiunto l'esercito a Nola e Mario fece mandare due tribuni per
riportarlo a Roma. Ma l'esercito uccise i tribuni e Silla con esso marciò alla
volta di Roma. Mario, dichiarato nemico pubblico da Silla, all'arrivo di questi
abbandonò precipitosamente l'Urbe, rifugiandosi in un primo tempo tra le paludi
di Minturnae. I magistrati locali decretarono la sua morte per mano di uno
schiavo cimbro, il quale, però, mosso a compassione o intimorito per la sua
fama, non diede corso all'esecuzione. Plutarco, in Marium, scrisse che i
Minturnesi, mossi a compassione, lo aiutarono a imbarcarsi sulla nave di Beleo,
diretta in l'Africa, ove visse per un po' di tempo in esilio. Data l'assenza di
Mario, Gneo Ottavio e Lucio Cornelio Cinna furono eletti consoli nell'87 a.C.,
mentre Silla, nominato proconsole, si mise in marcia verso oriente con
l'esercito. Mentre Silla conduceva la sua campagna militare in Grecia, a
Roma il confronto fra la fazione conservatrice di Ottavio, rimasto fedele a
Silla, e quella popolare e radicale di Cinna si inasprì sfociando in aperto
scontro. A questo punto, nel tentativo di avere la meglio su Ottavio, Mario,
insieme con il figlio, rientrò dall'Africa con un esercito ivi raccolto e unì
le proprie forze a quelle di Cinna, che aveva radunato truppe filomariane
ancora impegnate in Campania contro gli ultimi socii ribelli. Gli eserciti
alleati entrarono in Roma, di modo che Cinna fu eletto console per la seconda
volta e Mario per la settima. Seguì una feroce repressione contro gli esponenti
del partito conservatore: Silla fu proscritto, le sue case distrutte e i suoi
beni confiscati. Tuttavia nel primo mese del suo mandato, Mario muore. Dopo la
morte di quest'ultimo Cinna divenne di fatto il padrone della repubblica e
mantenne il consolato per altri due anni di seguito per poi morire, vittima di
un ammutinamento, mentre si dirigeva con l'esercito verso la Grecia. L'armata
di Silla, dopo aver concluso vittoriosamente la campagna nel Ponto, rientrò in
Italia sbarcando a Brindisi., e sconfisse il figlio di Mario, Gaio Mario il
Giovane, che muore in combattimento a Praeneste, a circa 50 chilometri da Roma.
Gaio Giulio Cesare, nipote della moglie di Mario, sposa una delle figlie di
Cinna. Dopo il ritorno di Silla a Roma si instaurò un regime di restaurazione
che perpetrò le più feroci repressioni, tanto che Giulio Cesare fu costretto a
fuggire in Cilicia, dove rimase fino alla morte di Silla nel 78 a.C. Il busto
bronzeo di Gaio Mario si trova collocato attualmente nel Municipio di Minturno.
Lo storico greco riferisce anche che Gaio Mario ebbe una relazione di lunga
data con un comandante che era al contempo un erudito intellettuale
spiccatamente filoellenico, che gli dedicò vari epigrammi molto raffinati e a
carattere omoerotico. Il praenomen "Gaio" è forma corretta rispetto
al pur comune "Caio". La forma "Caio", infatti, si è
diffusa a seguito di un'errata interpretazione dell'abbreviazione epigrafica
"C." (vedi, tra gli altri, Gian Biagio Conte, Emilio Pianezzola,
Giuliano Ranucci, Dizionario della lingua latina, Firenze, Le Monnier, 2000,
sub voce Gaius: «il fraintendimento dell'abbr., in cui la G si scriveva, per
conservazione di grafia arcaica, C., ha generato la forma "Caio"»). ^
Encyclopædia Britannica: Gaius Marius, Roman general., su britannica.com. Che è diffusa convinzione sul posto che derivi
dall'espressione latina Casa Marii.[senza fonte] Velleio Patercolo,
Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo, Sesto Giulio Frontino,
Strategemata, 150.000 uomini secondo altre fonti, vedi Velleio Patercolo,
Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo, II, 12. ^ Filmato audio
Marina Mattei e Maddalena Crippa, Luce sull'archeologia - Le idi di marzo a
Largo Argentina - Incontro, su Marina Mattei (Sovrintenza ai Musei Capitolini),
You tube, Roma, Teatro di Roma, Appiano di Alessandria, Historia Romana Ῥωμαϊκά
Internet Archive.). Aulo Gellio, Noctes Atticae. (testo latino e traduzione
inglese). Cesare, Commentarii de bello Gallico. Progetto Ovidio. Dione Cassio,
Storia romana. Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC libri
duo. Frontino, Strategemata. (testo latino e traduzione inglese). Plutarco,
Vite parallele, "Gaio Mario", "Silla" e "Giulio
Cesare". Sallustio, Bellum Iugurthinum. Svetonio, De vita Caesarum libri
VIII. Tacito, De origine et situ Germanorum. Progetto Ovidio. Tacito, Annales. Tacito,
Historiae. (testo latino ; traduzione italiana ; traduzione inglese qui e
qui). Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo.
(testo latino e traduzione inglese qui e qui ). Fonti storiografiche
moderne Giuseppe Antonelli, Gaio Mario, Roma Carcopino, Silla, Milano 1981.
Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Laterza, 1Carcopino,
Giulio Cesare, traduzione di Anna Rosso Cattabiani, Rusconi Libri, Piganiol
André, Le conquiste dei romani, Milano, Il Saggiatore, Scullard, Storia del
mondo romano. Dalla fondazione di Roma alla morte di Nerone, Milano, BUR,
Consoli repubblicani romani Gens Maria Mario, Gaio, in Dizionario di storia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Màrio, Gàio, su sapere.it, De Agostini. Dacre
Balsdon, Gaius Marius, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica,
Inc. Opere di Gaio Mario, su open MLOL, Horizons Unlimited srl. Gaio Mario, su
Goodreads. Portale turistico di Minturno Scauri - Minturnae, su minturnoscauri.
it. Mario e Silla, su janusquirinus.org. La vita di Gaio Mario, su jerryfielden
Predecessore Console romano Successore Servio Sulpicio Galba e Lucio
Ortensio107 a.C. con Lucio Cassio LonginoQuinto Servilio Cepione e Gaio Atilio
SerranoI Gneo Mallio Massimo e Publio Rutilio Rufo con Gaio Flavio FimbriaLucio
Aurelio Oreste e Gaio Mario IIIII Gaio Mario II e Gaio Flavio Fimbria con Lucio
Aurelio OresteGaio Mario IV e Quinto Lutazio CatuloIII Lucio Aurelio Oreste e
Gaio Mario III con Quinto Lutazio CatuloManlio Aquillio e Gaio Mario VIV Quinto
Lutazio Catulo e Gaio Mario IV con Manlio AquillioLucio Valerio Flacco e Gaio
Mario VIV Manio Aquilio e Gaio Mario V con Lucio Valerio FlaccoAulo Postumio
Albino, Marco Antonio OratoreVI Lucio Cornelio Cinna I e Gneo Ottavio con Lucio
Cornelio Cinna IILucio Cornelio Cinna III e Gneo Papirio CarboneVII V · D · M
Gaio Giulio Cesare V · D · M Marco Tullio Cicerone V · D · M Plutarco Portale
Antica Roma Portale Biografie Categorie: Generali romaniPolitici
romani del II secolo a.C.Politici romani Generali del II secolo a.C.Generali Nati
ad ArpinoMorti a Roma Gaio Mario Condottieri romani antichi Consoli
repubblicani romani Marii Auguri. Our concern is with the debate in the Senate
on the “hostis” declaration proposed by SULLA, who presumably presided over the
meeting in his capacity as consul and framed and put the “relatio.” VALERIO
MASSIMO gives a graphic description of S.'s part in the proceedings. SULLA
coerces the senate into adjudging Mario a “hostis”. No one ventures to oppose
him except S. who, on being asked for his opinion, refuses to say anything.
When Sulla begins pressing him ever more menacingly Scevola says: “You can make
a display of the troops whom you have thrown around the curia, you can threaten
me with death as often as you like, but you shall never force me, old and weak
as I am, to adjudge Mario, the saviour of Rome and Italy, a hostis.' - Sulla
... senatum armatus coegerat ac summa cupiditate ferebatur ut C. Marius quam
celerrime hostis iudicaretur. cuius voluntati nullo obviam ire audente solus
Scaevola de hac re interrogatus sententiam dicere noluit. quin etiam
truculentius sibi instanti Sullae 'licet' inquit MIHI AGNIMA MILITVM QVIBVS
CVRIAM CIRCVMSEDISTI LICET MORTEM IDENTIDEM MINITERIS NVMQVAM TAMEN EFFICIES VT
PROPTER EXIGVVM SENILEMQVE SANGVINEM MEVM MARIVM A QVO VRBS ET ITALIA CONSERVATA
EST HOSTEM IVDICEM. 'mihi agmina
militum, quibus curiam circumsedisti, ostentes, licet mortem identidem
miniteris, numquam tamen efficies ut propter exiguum senilemque sanguinem meum
Marium, a quo urbs et Italia conservata est, hostem iudicem.' S. is making two
points. The first, and more obvious, is a declaration of friendship for Mario
and a reminder to his audience that they are dealing with the man who had saved
Italy from the Cimbri. The statement that S. stood alone against Sulla may be
an exaggeration, but other names are hard to come by. The one that we should
most like to know about is Q. Scevola Pontifex. At this point we merely note
the highly relevant fact that of the X known names on Sulla's list, no less
than V are of *non*-Roman origin, thus confirming that the focal point of the
crisis was the rights of new citizens. It can be inferred that the augur stood
with Mario on that issue; where the Pontifex stood remains to be seen. No one
else comes into the reckoning: Crasso is dead; and M. Acilius Glabrio, the
Augur's grandson and future president of the court which tried Verres, is too
young. The *other* point made by Scevola
is a conceptual, philosoophical point of law or jurisprudence. It depends on
the words, S. DE HAC RE INTERROGATVS SENTENTIAM DICERE NOLUIT. The words mean
exactly what they say: S., being asked about this matter, refused to express an
opinion. VALERIO MASSIMO is telling us that S. did not vote for or against the
motion. He refuses to vote at all. The reason is that, as S. sees it, the
clause in GRACCO’s law – NE DE CAPITE CIVIVM INIUSSV VESTRO INDICARETVR – means
that any capital adjudication on a citizen *without* the authority of the
people is prohibited, irrespective of whether it is a vote for condemnation or
for acquittal. This may not have been the intention of the framers of the
“hostis” declaration, for the theory behind that decree is that the “hostis”
forfeits his citizenship retro-actively to the time of his treasonable act. But
once there is talk of adjudication – HOSTIS INDICARETVR, HOSTEM IVDICEM --, in
S.’s view there is a danger of the LEX SEMPRONIA being contravened. S. is not
alone in this view. CICERONE observes that a number of populares stays away
from the Catilinarian debate for the same reason as that which prompts S. to
abstain from voting. VIDEO DE ISTIS QVI SE POPVLARIS HABERI VOLVNT ABESSE NON
NEMINEN NE DE CAPITE VIDELICET CIVIVM ROMANORVM SENTENTIAM FERAT. S. is the
first to detect this conceptual difficulty – philosophical puzzle -- in the
application of the law, and he does so ex tempore, the moment the very first “hostis”
declaration is proposed. It is clear that S. has this area of law at his
fingertips. Our confidence in his ability to have assisted Mario with the
special wording of the s. c. ultimum of C is greatly increased. Was there
anything else that S. could have done to block Sulla's relatio? In particular,
could S. have used his office as an
augur for which he was so famous that it was almost a cognomen? The obvious way
would have been by announcing auspices unfavourable to the convention of the
senate. But the question is whether that body's sessions need the taking of
auspices. In Mommsen's opinion, “auspicatio” is required. But, in historical
times, “auspicatio” is carried out by haruspices and pullari and the augur is only
called in where there was some doubt. There is no record of acts of signal
bravery by haruspices or pullarii, and it must be concluded that S. is not able
to function officially in the matter. There is, however, a broader issue, and
that is whether his augural skills are ever enlisted on behalf of his friend
Mario. The reason for raising this is that his grandson, the S. who was tribune
of the plebs, is an augur, was consulted by GIULIO CESARE on whether a praetor
could conduct consular elections, and undoubtedly rules that he can. Caesar's
uncle may have needed augural assistance in another matter connected with the
consulship, namely his election for a second term and in absentia and the augur
could have done some research then, which not only helped Mario but laid the
foundation for a favourable ruling for Caesar. For all we know, GIULIO CESARE might
have consulted the grandson on Bibulus' obstructive tactics. There will have
been much material reflecting the augur's views in the family archives. Keywords:
il concetto di stato nel diritto romano, Cicerone, Mario, Silla. He thought
there were three theologies: that of the poets – fanciful and false – that of
the philosophers – true but unsuitable to the masses – and that of the
politicians – beneficial. Quinto Muzio Scevola.
Grice e Sciacca: l’idea della libertà –
fondamento della coscienza etico-politica – filosofia siciliana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Messina).
Filosofo Italiano. Studia a Palermo sotto RENDA. Insegna a Palermo. Volge il
suo interesse verso il criticismo, a cui dedica “La funzione della libertà
nella formazione del sistema kantiano” a cui fece seguito, “La libertà come fondamento
della coscienza etico-politica” (Palumbo, Palermo), che reproduce la memoria in
appendice. Società filosofica italiana Altri saggi: “Filosofi che si confessano”
(Anna, Messina); “La steresis nella filosofia dell'azione” (Accademia di
Scienze, Lettere ed Arti, Palermo); “Il concetto di tiranno, dagl’antichi
italici a SALUTATI” (Manfredi, Palermo); La visione della vita nell'Umanesimo
di SALUTATI” (Palermo); “Politica e vita spirituale” (Palumbo, Palermo); “Gli
Dei in Protagora” (Palumbo); “Esistenza e realtà” (Palumbo, Palermo); “Scetticismo”
(Palumbo, Palermo); Ritorno alla saggezza” (Palumbo, Palermo); “L'uomo senza
Adamo” (Palumbo); “Sapere e alienazione” (Palumbo, Palermo); “Il segno -- quel
Segno” (Cappelli, Bologna); Reale accademia di lettere scienze e arti",
«La filosofia per cambiare il mondo», La Repubblica. Bono, Rocca, M. K. N., la tradizione del
criticisimo, in Giovanni, Le avanguardie della filosofia italiana, Angeli, Società
Filosofica Italiana", Plebe, Giovanni. Giuseppe Maria Sciacca. Sciacca.
Keywords: Grice, ‘Negation and Privation’, negation, privation, negatio,
privatio, the use of ~ to stand for both negatio and privatio – privatio as
mere negatio (~), plus implicatum -- steresis, l’idea della libertà –
fondamento della coscienza etico-politica -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Sciacca” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sciacca: anti-filosofia e
contra-implicatura – filosofia fascista – il ventennio fascista -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Giarre).
Filosofo italiano. La filosofia non
asciuga lacrime né dispensa sorrisi, ma dice la sua parola sulla verità delle
lacrime e dei sorrisi. Dopo gli studi liceali classici si trasfere a Napoli, dove
si laurea sotto ALIOTTA. Insegna a Napoli, Pavia, e Genova. Fonda “Il Giornale
di Metafisica”. Molto intenso e il suo rapporto filosofico e di stima reciproca
con il filosofo fascista GENTILE, un sodalizio testimoniato dalla fitta
corrispondenza tra i due filosofi, da cui però ben presto S. si allontana, in
particolare dal filone idealista, per condurre la sua propria ricerca
filosofica in modo più ampio, tanto da condurlo a studiare per un certo
periodo, grazie alle sue conoscenze pure in campo teologico, sia la corrente
del misticismo che quella dello spiritualismo. Accademia di studi
italo-tedeschi, Merano. Profondo conoscitore di SERBATI, promotore della
fondazione del centro di studi dedicato a Serbati a Stresa. Una delle
principali figure dello spiritualismo, a cui pervenne dopo i primi interessi
per l'attualismo ed i successivi, più impegnativi studi sullo spiritualismo,
anche interpretandolo in modo originale, delineando un particolare percorso di
continuità che, rifferendo alla metafisica classica, perviene a concepire
un'apertura del soggetto personale come creatur averso l'attualità assoluta
dell'essere nell’integralità. E ricordato principalmente attraverso Ottonello.
Saggi: “Agostino” (Morcelliana, Brescia); “L'Anima” (Morcelliana, Brescia); “Filosofia
morale” (Bocca, Torino); Atto ed essere (Bocca, Torino); Interpretazioni
rosminiane Marzorati, Milano); “Come si vince a Waterloo” (Marzorati, Milano);
“La filosofia e la scienza nel loro sviluppo storico. Per i licei” (Cremonese,
Roma); “Platone” (Marzorati, Milano); Filosofia e anti-filosofia (Marzorati,
Milano); Chiesa e civiltà (Marzorati,
Milano); Critica letteraria (Marzorati, Milano); L'oscuramento
dell'intelligenza (Marzorati, Milano); Studi sulla filosofia antica. Con
un'appendice sulla filosofia medioevale (Marzorati, Milano); Ontologia triadica
e trinitaria. Discorso metafisico-teologico Marzorati, Milano. L'Insegnamento
della filosofia: atti del Convegno di studi, Messina (Peloritana, Messina); Ontologia
triadica e trinitaria (Epos, Palermo); Atto ed essere (Epos, Palermo); Il magnifico
oggi (Epos, Palermo); In Spirito e Verità (Epos, Palermo); La clessidra (Epos,
Palermo); L'ora di Cristo (Epos, Palermo). Centro di Studi Filosofici di
Gallarate, Dizionario dei Filosofi, Firenze, G. C. Sansoni; Dizionario dei
Filosofi (Firenze, Sansoni); Schiavone, L'idealismo, Negri, “Dall'atto all'integralità”
(Forlì, Ethica); Pignologni, Genesi e
sviluppo del rosminianesimo, (Milano, Marzorati); Bologna, Quaderni del
Giornale di Metafisica, Stresa, Rivista Rosminiana, Incontrare S., Venezia,
Marsilio, Ottonello, “L'anticonformismo costruttivo” (Venezia, Marsilio); Shiavone,
L'idealismo, Collana di studi filosofici rosminiani, Domodossola; Milano,
Sodalitas, Ospitato su Bontadini e la metafisica. Dizionario biografico degli
italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Michele Federico Sciacca.
Sciacca. Keywords: il veintennio fascista. Refs.: Grice e Sciacca” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Scipione: il circolo degli Scipioni – Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. Si trova al centro del più antico portico
romano. Console, distrugge Cartagine, ottenne la censura, dirige un’ambasciata
in Oriente, e di nuovo console, distrugge Numanzia. È un appassionato lettore
della "Ciropedia" di Senofonte e ha tendenza del Portico. Forse,
anche per questo motivo, da alle sue orazioni contenuto morale e vi dipinta la
corruzione. A statesman, military leader, and scholar. More a patron of
philosophers than a philosopher himself, he was particularly close to Panezio.
Cicerone regarded him sufficiently highly to include him as character of some
of his philosophical works. He was much admired for his courage and moral
integrity. Publio Cornelio Scipione Emiliano Africano Minore. Keywords: Silio.
Grice e Scupoli: la lotta coll’angelo – la lotta dell’angelo e il
demonio -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Otranto).
Filosofo Italiano. Very important Italian philosopher. Entra nell'ordine dei teatini per ricevere
gli ordini sacri. Discepolo di Avellino, appartenente al suo stesso
ordine. Risale l'accusa di violazione della regola, per cui èarrestato
per un anno e sospeso a divinis. Per la sua assoluzione dove attendere quasi la
morte. Intanto, sopporta l'ingiusta accusa e la pena conseguente con umiltà e
umanità. Il combattimento spirituale. Con l’orazione porrai la spada in
mano al divino, perché combatta e vinca per te. La preghiera è dunque l’arma di
tutte le vittorie. Essa è la debolezza del divino e la forza dell’uomo perché
il cuore del Padre non sa negare nulla di buono ai suoi figli. “Il
combattimento spirituale – I V mezzi per raggiungere la perfezione” è un
trattato di strategia spirituale che conduce l'uomo alla perfezione. Scupoli indica
*cinque* mezzi per raggiungere la perfezione spirituale: sfiducia in sé, pienissima
confidenza in Dio, combattimento e uso metodico delle facoltà per correggere i
propri difetti, quindi per trionfare del demonio e per conquistare le virtù. Preghiera
e meditazione. Comunione. Spiritualità.
Scupoli. Keywords. Refs.: Luigi Speranza,
"Grice e Scupoli," per il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool
Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Grice e Sebasmio: la classe romana – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Sebasmio is a philosopher mentioned on a list of philosophers
belonging to the Roman aristocracy. SEBASMIO.
Grice e Secondo: la gnossi romana – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. According to Ippolito di Roma, S. is a gnostic who believes that the
world is divided into light and darkness. Secondo.
Grice e Secondo: il cinargo romano – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma) Filosofo
italiano. Tacito. A Pythagorean, he acquired the nickname on account of a vow
of silence he takes. Although some regard him as a Pythagorean, he appears to
have led the life of the Cinargo. Even Adriano could not get to break his vow –
although Secondo may have provided written answers to some of the philosophical
questions Adriano posed.
Grice e Selinunzio: la scuola di Reggio – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Reggio). Filosofo
italiano. Pythagorean. Giamblico.
Grice e Sellio: l’allievo di Filone – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Gaio Sellio. Pupil of Filo at Rome. Gaio Sellio.
Grice e Sellio: il fratello – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Pupil of Filo at Rome – possibly Gaio
Sellio’s brother. Lucio Sellio.
Grice Selvatico: estense – filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo
italiano. S. Estense.
Grice e Semerari: il principio del
dialogo in Socrate – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo Italiano. Grice:
“Whereas it would be considered in bad taste at Oxford, the Italians pun on
names – and there is an essay on the ‘seme’ of ‘semerari’ Witty!” -- Grice:
“Perhaps Semerari is right and the philosopher MUST metaphorise. What better
title to an essay on Carabellese than ‘La sabbia e la roccia”?” -- Grice: “I
like Semerari: His ‘principio del dialogo in Socrate” is reprinted in his
invaluable collection on “Dialogo.”” – Grice: “In a way, we may say that
Calogero, Semerari, and myself, belong to the school of the philosophy of
conversation – not to mention Apel!”. Si laurea a Roma sotto CARABELLESE.
Insegna a Bari. Collabora ad «aut aut», “Critica storica», «Giornale critico
della filosofia italiana», «Clizia», «Historica», « Rivista di filosofia del
diritto», «Rivista di filosofia», «Il pensiero», «Archivio di filosofia» e
altre riviste specialistiche. Fonda «Paradigmi». Si dedica per lo più a
Spinoza, a Schelling, alla fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty e al materialismo
storico di Marx. Altri saggi: “Lo spinozismo” (Vecchi, Trani); “Storia e
storicismo: saggio sul problema della storia in Carabellése,” Vecchi, Trani; “Storicismo
e ontologismo ” Lacaita, Manduria, Dialogo, storia, valori: studi di filosofia”
(Ciranna, Siracusa); “Interpretazione di Schelling” (Libreria scientifica,
Napoli); “L'esistenzialismo italiano” (Grice:
“This reminds me of parochial Warnock and his “English philosophy,” or Sorley
for that matter!”) -- Cressati, Bari; “Questioni di etica” (Adriatica, Bari); “Responsabilità
e comunità umana. Ricerche etiche, Lacaita, Manduria); “La filosofia come
relazione, Quaderni di cultura, Sapri; Natale (Guerini, Milano); “Scienza nuova
e ragione” (Lacaita, Manduria; S., Guerini, Milano Da Schelling a
Merleau-Ponty. Studi sulla filosofia contemporanea” (Cappelli, Bologna); “La
lotta per la scienza, Silva, Milano; Valerio, premessa di Papi, Guerini,
Milano, Spinoza, Marzorati, Milano; Esperienze del pensiero moderno, Argalia,
Urbino; La filosofia dell'esistenza in Kant, Adriatica, Bari; Introduzione a Schelling” (Laterza, Bari); Filosofia
e potere (Dedalo, Bari); Civiltà dei mezzi, civiltà dei fini. Per un razionalismo
filosofico-politico, Bertani, Verona; La
scienza come problema: dai modelli teorici alla produzione di tecnologie” (De
Donato, Bari); “Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Spirali,
Milano); “La sabbia e la roccia. L'ontologia critica di Carabellese” (Dedalo,
Bari); “Dentro la storiografia filosofica” (Dedalo, Bari); Sartre. Teoria,
scrittura, impegno” (Sud, Bari); Novecento filosofico italiano. Situazioni e
problemi, Guida, Napoli; “Skepsis. Studi husserliani” (Dedalo, Bari); Filosofia
Guerini e Associati, Milano Confronti con Heidegger (Dedalo, Bari); La
filosofia come scienza rigorosa, Laterza, Bari, Frammenti di diario; l'anno di
Istanbul, Schena, Fasano. “La cosa stessa.” Seminari fenomenologici (Dedalo,
Bari); “Dommatismo e criticism”, “Deduzione del diritto naturale” (Laterza,
Bari); Pensiero e narrazioni. Modelli di storiografia filosofica” (Dedalo, Bari);
Frammenti di diario; l'anno del Messico, Schena, Fasano); “Fenomenologia delle
relazioni, Palomar, Bari); “Ragione e storia. Studi in memoria” Tateo, Schena,
Fasano; Dalla materia alla coscienza.
Studi su Schelling in ricordo, Carlo Tatasciore, Guerini, Milano; ‘La certezza
incerta” Scritti su Semerari con due inediti dell'autore, S., Guerini, Milano; Ponzio,
Il significato della filosofia per S., in "BariSera", Niro, S.. Il
problema morale, Atheneum, Firenze, Silvestri, Il seme umanissimo della
filosofia. Sul pensiero di S. (Mimesis, Milano). Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Giuseppe
Semerari. Semerari. Keywords: fascismo, Gentile, neo-idealismo come
intrinseccamente fascista, Croce, Vico, intersoggetivo, io-tu, dialogo, dialogo
autentico, comunita, valore comunitario, comunita umana, vico. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Semerari” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Semmola: filosofia come istituzione
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Grice: “I find it difficult to
decide if Semmola endorses formalism or informalism in his monumental
“Logica.”” Grice: “While Ayer never liked it, metaphysics is very popular in
Italy, as Semmola’s monumental “Metafisica” testifies.” Grice: “It’s good to
see philosophy as an institution, in the Italian way of using this word, as per
Semmola, “Istituzione di Filosofia.” Uno dei più grandi esponenti della scuola napoletana.
Partecipa ai moti di Marigliano. Saggi:“Istituzioni di Filosofia,” “Logica,” “Metafisica”
(Biblioteca, Napoli). Mente divinatrice ardente spirito investigatore che nello
studio della natura morbosa dell'uomo produsse miracoli di arte e di scienza scolare
e presto emulo del suo gran più ai giovann conchiuse alla novità delle dottrine
una sapienza antica procacciandosi fama in patria e fuori di sommo maestro in
medicina ne rifulse lo ingegno incomparabile dalla cattedra nell'università
napoletana nelle accademie e negli ospedali nei consessi legislativi e nei
congressi scientifici nella parola negli scritti membro della commissione
legislativa riunita in Firenze principale autore di un codice sanitario
italiano inviato unico plenipotenziario alla conferenza sanitaria internazionale
di Vienna deputato e poi senatore nel patrio parlamento onorato due volte di
medaglia d'oro dal proprio governo per le cure ai colerosi da quello del
Brasile per la guarigione del suo imperatore Socio di gran numero di accademie
italiane e straniere Insignito di molti tra i maggiori gradi cavallereschi. Muore
nella fede catolica avita. Questo marmo per voce del comune Si fa eco della
pubblica solenne onoranza cittadina. Le spoglie mortali riposano nella cappella
mortuaria di famiglia ove le vollero la vedova ed i figliuoli a rendere vieppiù
paghi la loro pietà ed il riconoscente affetto. Mariano Semmola. Semmola.
Keywords: istituzioni di filosofia, l’istituzione della logica, l’istituzione
della metafisica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Semmola” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Senea: la scuola di Caulonia – Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Caulonia). Filosofo
italiano. A Pythagorian cited by Giamblico.
Grice e Senocrate: la scuola di Metaponto – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Metaponto).
Filosofo italiano. Pythagorean. Giamblico.
Grice e Senofante: la scuola di Metaponto – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Metaponto).
Filosofo italiano. Pythagorean – Giamblico.
Grice e Serbati: il divino nella filosofia italiana –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Rovereto).
Filosofo italiano. Important Italian
philosopher. Frequenta l’imperial regio ginnasio.
Studia a Padova. A questo proposito i famigliari raccontavano come, fin dalla
più tenera età, legge alla luce della sua aureola. E in occasione della
venuta a Rovereto del vescovo di Chioggia per consacrare le chiese di S. Maria
del Carmine e di S. Croce, appartenente all'omonimo monastero, che, prendendo
parte alla cerimonia, ottenne il diaconato. Mostra una profonda inclinazione
per la FILOSOFIA, incoraggiato in tal senso da Pio VII. Si trasfere a
Milano dove strinse un profondo rapporto d'amicizia con Manzoni che di lui ebbe
a dire -- è una delle sei o sette intelligenze che più onorano l'umanità. Manzoni
assistette S. sul letto di morte, da cui trasse il testamento spirituale
"Adorare, Tacere, Gioire". La sua filosofia destarono l'ammirazione,
tra gli altri, anche di Stefani, Tommaseo e Gioberti dei quali pure divenne
amico. Dopo aver dovuto lasciare il Trentino, per motivi di forte ostilità
per le sue posizioni incontrati da parte del vescovo di Trento fonda al Sacro
Monte Calvario di Domodossola la congregazione religiosa dell'Istituto della
Carità, detta dei "Rosminiani". Le Costituzioni della nuova famiglia
religiosa, contenute in un libro che cura per tutta la vita, sono approvate da
Gregorio XVI. A Borgomanero svolge la sua attività di insegnamento e di guida
spirituale in un collegio rosminiano, il "Collegio Rosmini", regolato
dalla Congregazione della Provvidenza Rosminiane. Svolge una missione
diplomatica per conto del Re di Sardegna Carlo Alberto presso la Santa
Sede. E presidente dell'Accademia Roveretana degl’Agiati ed il suo posto,
anni dopo la sua morte fu assunto da Paoli, suo segretario ed esecutore delle
volontà, già direttore di Casa S.. Tra le sue volontà del vi e anche quella di
donare a Rovereto un terreno nell'attuale zona di S. Maria per costruirvi
l'ospedale cittadino, e Paoli onora tale decisione. Porta avanti tesi
filosofiche tese a contrastare sia l'illuminismo che il sensismo. Sottolineando
l'inalienabilità dei diritti naturali della persona, fra i quali quello della
proprietà privata, entrò in polemica con il socialismo e il comunismo,
postulando uno Stato il cui intervento fosse ridotto ai minimi termini. Nelle
sue teorie il filosofo seguì le concezioni di Agostino e AQUINO, rifacendosi
anche a Platone. I suoi esordi filosofici si ricollegano a Galluppi, sia
pure polemicamente, in quanto S. avverte con ogni chiarezza come risulti
insostenibile una posizione di integrale sensismo gnoseologico. La
necessità di concepire una funzione ordinatrice dell'esperienza, e a questa
precedente, porta S. a guardare con interesse la filosofia di Kant. Tuttavia
non è soddisfatto di ciò che lui chiama l'innatismo kantiano, legato ad una
pluralità imbarazzante e precaria di categorie. Le quali, d'altra parte, gli
sembrano fallire lo scopo di far conoscere il reale quale esso è, per la
necessaria introduzione di modifiche soggettive nell'atto stesso del
conoscere. Il problema filosofico di S. si configurava perciò come quello
di garantire oggettività alla conoscenza. La soluzione non potrà essere
trovata, stante il rifiuto della trascendentalità kantiana e dei connessi
sviluppi, se non in una ricerca ontologica, in un principio oggettivo di
verità, che riesca ad illuminare l'intelligenza in quanto le si proponga con
immediata evidenza, universalità e immutabilità. Questo principio è per S.
l'idea dell'essere possibile, che da indeterminato contenuto dell'intelligenza,
quale originariamente è, si fa determinato allorché viene applicato ai dati
forniti dal senso. Essa precede e informa di sé tutti i giudizi con cui affermiamo
che qualche cosa particolare esiste. L'idea dell'essere, dunque, costituisce
l'unico contenuto della mente che non abbia origine dai sensi, ed è perciò
innata (“Saggio sull'origine delle idee”). Ma qui i problemi del
kantismo, che sembrano superati o almeno messi da parte, si riaffacciano con
urgenza: di fronte al mero ricevere dati, di cui parlava il sensismo, ha
chiarito che la mente umana nel suo uso conoscitivo formula giudizi, in cui
l'idea dell'essere ha funzione di predicato, cioè di categoria, e la sensazione
è il soggetto, di cui si predica qualche cosa. Nel giudizio, inoltre, il
predicato si determina e la sensazione si certifica: se questa è la funzione
propria del giudicare, ogni concetto non può sussistere che come predicato di un
giudizio; né a questa necessità sembra potersi sottrarre il concetto di essere,
che è dato solo nell'attività giudicante, come forma del giudizio.
Tuttavia non accetta tale riduzione, ed esclude proprio il predicato di
esistenza della funzione del giudizio, continuando ad attribuirgli una natura
oggettiva e trascendente. È l'essere trascendente che si rivela all'uomo, lo
illumina e gli permette di pensare. Chi lo nega come il nichilismo cade in una
vuota posizione nullista. Accanto a questa ontologia la sua etica si
sviluppa come etica caritativa (Principio della scienza morale). Dedica alla
politica una breve ma intensa fase della sua vita. Seguì Pio IX riparato a
Gaeta dopo la proclamazione della Repubblica Romana, ma la sua formazione
attestatasi su ferme posizioni di cattolicesimo liberale e tale per cui e
costretto a ritirarsi sul Lago Maggiore, a Stresa. Tuttavia, quando Pio IX vuole
istituire una commissione incaricata della preparazione del testo per la
definizione del dogma dell'immacolata concezione, nonostante ben due suoi saggi
(Le cinque piaghe della Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale) sono
all'Indice. Chiamato a prendere parte a tale commissione, e favorevole allo stato
liberale (vagheggiando la monarchia costituzionale), al costituzionalismo e
anche alla separazione tra stato e chiesa, sebbene non assoluta. Critica lo
Statuto Albertino proprio per il suo porre ancora il cattolicesimo come
religione di stato, elogiandone comunque il tentativo distensivo nei confronti
della Santa Sede. Critica la legge laicista ed anti-clericale. Si convince della
sostanziale bontà della maggior parte delle conquiste dell'età moderna,
criticandone solo le modalità: in tale ottica, critica sia la rivoluzione
francese che l'Ancient Regime, riconoscendo invece la sostanziale bontà dei
princìpi sanciti, distinguendoli dalle successive de-generazioni rivoluzionarie,
in polemica con chi, da una parte e dall'altra, sostene una società perfettista.
Continua a vivere a Stresa, fecondo nel perseguire il perfezionamento del suo
sistema di pensiero con saggi come “Logica” e “Psicologia”. Ratzinger, quando
la questione rosminiana era ancora ben accesa, nell'ambito di una serata
organizzata a Lugano, dice. Nel confronto con le parole classiche della fede
che sembrano così lontane da noi, anche il presente diventa più ricco di quanto
sarebbe se rimanesse chiuso solo in se stesso. Vi sono naturalmente anche tra i
teologi ortodossi molti spiriti poco illuminati e molti ripetitori di ciò che è
già stato detto. Ma ciò succede ovunque; del resto la letteratura dozzinale è
cresciuta in modo particolarmente rapido proprio là dove si è inneggiato più
forte alla cosiddetta creatività. Io stesso per lungo tempo avevo l'impressione
che i cosiddetti eretici fossero per una lettura più interessante dei teologi
della chiesa, almeno nell'epoca moderna. Ma se io ora guardo i grandi e
fedeli maestri, da Mohler a Newman a Scheeben, da S. a Guardini, o nel nostro
tempo de Lubac, Congar, Balthasarquanto più attuale è la loro parola rispetto a
quella di coloro in cui è scomparso il soggetto comunitario della Chiesa.
In loro diventa chiaro anche qualcos'altro: il pluralismo non nasce dal fatto
che uno lo cerca, ma proprio dal fatto che uno, con le sue forze e nel suo
tempo, non vuole nient'altro che la verità. Per volerla davvero, si esige
tuttavia anche che uno non faccia di se stesso il criterio, ma accetti il
giudizio più grande, che è dato nella fede della Chiesa, come voce e via della
verità. Del resto io penso che vale la stessa regola anche per le nuove
grandi correnti della teologia, che oggi sono ricercate: teologa africana,
latinoamericana, asiatica, ecc. La grande teologia francese non è nata per il
fatto che si voleva fare qualcosa di francese, ma perché non si presumeva di
cercare nient'altro che la verità e di esprimerla più adeguatamente
possibile. E così questa teologia è diventata anche tanto francese quanto
universale. La stessa cosa vale per la grande teologia italiana, tedesca,
spagnola. Ciò vale sempre. Solo l'assenza di questa intenzione esplicita è
fruttuosa. E di fatto non abbiamo davvero raggiunto la cosa più importante se
noi ci siamo convalidati da soli, ci siamo accreditati da soli e ci siamo
costruiti un monumento per noi stessi. Abbiamo veramente raggiunto la
meta più importante se siamo giunti più vicino alla verità. Essa non è mai
noiosa, mai uniforme, perché il nostro spirito non la contempla che in
rifrazioni parziali; tuttavia essa è nello stesso tempo la forza che ci unisce.
E solo il pluralismo, che è rivolto all'unità, è veramente grande. Pio VIII dice
a S., in udienza. È volontà di Dio che voi vi occupiate nella filosofia. Tale è
la vostra vocazione. Ella maneggia assai bene la logica, e la Chiesa al
presente ha gran bisogno di filosofi. Dico, di filosofi solidi, di cui abbiamo
somma scarsezza. Per influire utilmente sugl’uomini, non rimane oggidì altro
mezzo che quello di prenderli colla ragione, e per mezzo di questa condurli
alla religione. Tenetevi certo, che voi potrete recare un vantaggio assai
maggiore al prossimo occupandovi nello scrivere, che non esercitando qualunque
altra opera del Sacro Ministero. Gregorio XVI, successore di Pio VIII, in
risposta alla lettera che S. gli aveva indirizzato. Diletto Figlio, a te il
nostro saluto e la nostra Apostolica Benedizione. Abbiamo volentieri e con
animo lieto ricevuto la tua lettera con i sensi della tua devota sommissione a
Noi e alla Sede Apostolica in cui ci parli della pia Società, chiamata Istituto
della Carità e che con le tue fatiche è stata fondata nel territorio della
diocesi di Novara con l'approvazione del Vescovo. E soprattutto ci hai anche
informato che il medesimo Istituto è stato da poco chiamato anche dal Vescovo di
Trento nella sua diocesi e che qui molti ecclesiastici, di provate virtù, vi
hanno aderito. Per questi fatti davvero rendiamo il nostro umile grazie a Dio
autore di ogni bene. E quantunque questo Istituto non sia stato ancora
confermato dall'autorità di questa Santa Sede, tuttavia speriamo in bene di
esso e ci allietiamo che lo stesso si dilati con il consenso dei nostri
Venerabili Fratelli nell'Episcopato. Quindi, per quanto riguarda le Sante
Indulgenze connesse a questo istituto, che domandi siano concesse, ricevi
diletto figlio il nostro Rescritto unito a questa lettera, da cui sicuramente
comprenderai che rispondiamo positivamente alla tua richiesta. Ti assicuriamo
anche che ci è pervenuto il libro sopra i Principi della Dottrina Morale da te
edito e mandatoci in omaggio e ti dichiariamo il grazie del nostro animo per il
dono. Tuttavia per la tensione nelle gravissime fatiche del Governo Apostolico
non abbiamo ancora letto lo stesso libro, ma siamo certamente persuasi che esso
sia in tutto conforme alla più sana dottrina e utilissimo alla sua difesa.
Continua dunque, diletto figlio, lo studio e prosegui a spendere le tue fatiche
ad onore di Dio per l'utilità della Chiesa; in Cielo sarà copiosa la ricompensa
per la tua opera. Frattanto la paterna carità con cui ti abbracciamo
nell'umanità di Cristo sia pegno dell'apostolica benedizione, che sgorgante
dall'intimo del cuore ti impartiamo.» (Da Breve pontificio di Gregorio
P.P.XVI,) Pio IX rivolgendosi al Vescovo di Cremona dopo il decreto Dimittantur
opera omnia parlando di Rosmini disse: «Non solo è un buon cattolico, ma
santo: Iddio si serve dei santi per far trionfare la verità. Leone XIII, al
tempo delle aspre e dolorose lotte che si svolgevano intorno al pensiero
rosminiano sul finire del diciannovesimo secolo, in una lettera indirizzata
agli arcivescovi di Milano, Torino e Vercelli, fra l'altro scrisse: «Ma
non vogliamo che con questo abbia a patir detrimento il religioso Sodalizio
della Carità; il quale come per lo innanzi spese utilmente le sue fatiche a
beneficio del prossimo, secondo lo spirito dell'Istituto, così è desiderabile
che fiorisca in avvenire e prosegua a rendere ognora più abbondanti frutti. Col
decreto del Sant'Uffizio "Post Obitum" firmato da Leone XIII, vennero condannate, in
quanto "non conformi alla verità cattolica", XL proposizioni
contenute nelle opere del S., le quali la Sacra Congregazione romana
"giudicò doversi riprovare, condannare e proscrivere, nel proprio senso
dell’autore", chiarendo inoltre che non era lecito "a chicchessia di
inferire, che le altre dottrine del medesimo Autore, che non vengono condannate
per questo decreto, siano per veruna guisa approvate". Giovanni
XXIII, negli ultimi anni della sua vita, meditò in ritiro spirituale le
rosminiane "Massime di Perfezione Cristiana", assumendole come
propria regola di condotta. Anche Paolo VI prestò interesse nel S.: in
occasione del 150º anniversario di fondazione dell'Istituto della Carità inviò
un messaggio all'allora padre generale, in cui elogiava l'intuizione del S. nel
dare un grande peso alla missione caritativa già nel nome del nativo istituto
religioso, appunto l'Istituto della Carità. Pubblicamente Paolo VI lo cita durante
il discorso tenuto alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana riguardante la cultura cattolica e l'Europa.
Inoltre sotto il suo pontificato venne tolto il divieto di pubblicazione
dell'opera Dalle Cinque Piaghe della Santa Chiesa. Alla morte di Paolo VI
venne eletto Giovanni Paolo I, laureato in sacra teologia alla Gregoriana con il
saggio, “L'origine dell'anima umana”. È bene precisare che Luciani e fortemente
critico nei riguardi del pensiero rosminiano, solo successivamente cambiò
opinione, rivolgendo nei riguardi di S. parole di ammirazione e stima.
Tuttavia fu con il pontificato di Giovanni Paolo II che il pensiero rosminiano
ha potuto liberarsi delle aspre critiche e delle condanne che accompagnavano
l'Istituto della Carità fin dai tempi della sua fondazione. Nella Lettera
Enciclica Fides et ratio, Giovanni Paolo II l’annoverato tra i pensatori più
recenti nei quali si realizza un fecondo incontro tra sapere filosofico e
Parola di Dio». Ne ha inoltre concesso l'introduzione della causa di
beatificazione, conclusasi nella sua fase diocesana novarese. Ratzinger da prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede emana il famoso documento Nota ai Decreti dottrinali sul
Rev.do sac. S.. La nota si concludeva confermando la validità del decreto Post
obitum sulle quaranta proposizioni, e allo stesso tempo con la riabilitazione
di S.: «Il Decreto dottrinale Post obitum non si riferisce al giudizio
sulla negazione formale di verità di fede da parte dell'Autore, ma piuttosto al
fatto che il sistema filosofico-teologico del Rosmini era ritenuto
insufficiente e inadeguato a custodire ed esporre alcune verità della dottrina
cattolica, pur riconosciute e confessate dall'Autore stesso. Si possono
attualmente considerare ormai superati i motivi di preoccupazione e di
difficoltà dottrinali e prudenziali, che hanno determinato la promulgazione del
Decreto Post obitum di condanna di quaranta proposizioni. E ciò a motivo del
fatto che il senso delle proposizioni, così inteso e condannato dal medesimo decreto,
non appartiene in realtà alla sua autentica posizione, ma a possibili implicanze.
Resta tuttavia affidata al dibattito teoretico la questione della plausibilità
o meno del sistema rosminiano stesso, della sua consistenza speculativa e delle
teorie o ipotesi filosofiche e teologiche in esso espresse. Nello stesso tempo
rimane la validità oggettiva del Decreto Post obitum in rapporto al dettato
delle proposizioni condannate, per chi le legge, al di fuori del contesto di
pensiero rosminiano, in un'ottica idealista, ontologista e con un significato
contrario alla fede e alla dottrina Cattolica. Il documento ribadisce la
diversità di linguaggio e apparato concettuale del sistema rosminiano rispetto
al tomismo, l'assenza di apparato critico nelle opere postume e la permanente
"difficoltà oggettiva di interpretarne le categorie, soprattutto se lette
nella prospettiva neotomista". Benedetto XVI autorizza la
Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo della
guarigione di Ludovica Noè, attribuito alla sua intercessione. Tra quelli
portati dalla postulazione dei padri rosminiani, si è scelto di dare maggiore
impulso a quello della guarigione della suora sopracitata, poiché il medico che
la curò si convertì in seguito all'accaduto. Il cardinale Angelo Bagnasco,
presidente della CEI, a margine del Convegno sulla sfida educativa tenuto a
Milano, ha tenuto un intervento intitolato "Istanze educative e questione
antropologica" in cui riconosce le sue istanze pedagogiche. A. Bagnasco ha
presieduto a Stresa la celebrazione eucaristica per il suo Dies Natalis. Nel
corso dell'Angelus domenicale e ricordato per la sola carità intellettuale e
perché testimonia la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto
livello. Avversario del sensismo e dell'illuminismo e mentore e maestro
intellettuale di quattro pontefici eletti consecutivamente: Giovanni XXIII,
Paolo VI, Giovanni Paolo I e II. Nulla osta della Congregazione per la dottrina
della fede che consente l'inizio della causa di beatificazione. Apertura del
processo informativo diocesano dopo la nomina dei censori teologi e delle
commissioni storiche in Novara. C. Papa diventa postulatore della causa
succedendo a Belti, storico dell'Istituto e già Direttore del Centro di Studi
Rosminiani di Stresa. Chiusura del Processo informativo Diocesano. Consegna del
Trasunto alla Congregazione per le cause dei Santi. Apertura del Trasunto.
Decreto di Validità del processo diocesano. Schema per la stesura della
Positio. Consegna del lavoro sul Post obitum curato dal Postulatore. Il
Relatore generale approva il lavoro sul Post obitum e il lumen oculorum tuorum
Consegna del lavoro sul Post obitum alla Congregazione per la Dottrina della
Fede.Il giorno dell'anniversario della morte di S. viene pubblicata
sull'Osservatore Romano la Nota della Congregazione per la dottrina della fede
sul valore dei decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del Rev.do
sacerdote S., a firma del cardinal Ratzinger e di mons. Bertone. Rilascio del Nihil obstare per la Causa di
Beatificazione. Il Relatore approva e
firma la Positio. Conclusione della
stampa e consegna alla Congregazione per le cause dei santi della Positio.
Consegna del Trasunto super miro alla Congregazione per le cause dei santi.
Validità dell'inquisizione diocesana sul processo super miro. Presentazione
fattispecie super miro. Revisa della fattispecie con firma del
sotto-segretario. Relatio et vota del Congresso Storico (con esito positivo).
Relatio et vota del Congresso teologico super virtutibus (con esito positivo).
Ordinaria della Congregazione per le cause dei santi: esito affermativo.
Ponente della Causa Fisichella. Benedetto XVI autorizza la Congregazione per
le Cause dei Santi a promulgare il decreto di esercizio eroico delle virtù. La
Consulta medica della Congregazione per le Cause dai Santi, si esprime con
esito affermativo (all'unanimità 5 su 5) circa l'inspiegabilità scientifica
dell'evento di guarigione avvenuto a Noè. Il presunto evento miracoloso è
avvenuto. Al termine del dibattito, i Consultori si sono unanimemente espressi
con voto affermativo (7 su 7), ravvisando nella guarigione in esame un miracolo
operato da Dio per intercessione Benedetto XVI autorizza la pubblicazione da
parte della Congregazione per le Cause dei Santi del riconoscimento della virtù
eroica di S.. A Novara si celebra la beatificazione dando lettura del decreto
di Benedetto XVI che l’iscrive tra i beati. La beatificazione è avvenuta a
Novara: appositamente è stato fatto allestire il Palasport della città, unico
luogo capace di raccogliere un numero di fedeli così significativo. Con
il pontificato di Benedetto XVI le beatificazioni vengono preferibilmente
celebrate dai cardinali, per rendere ancora più piena la comunione tra loro e
il successore di Pietro, e viene privilegiato il luogo in cui il candidato agli
onori degli altari ha vissuto. Così, in qualità di delegato pontificio, la
celebrazione è stata officiata da J. Martins,
allora prefetto della congregazione per le Cause dei Santi. A fianco
dell'altare erano disposti gli spalti da cui hanno concelebrato circa 400
sacerdoti, non soltanto rosminiani. A prendere parte alla processione e
celebrare sull'altare, insieme al preposito generale Flynn c'era il segretario
generale dell'Istituto Domenico Mariani con gli allora componenti della Curia
Generalizia dell'Istituto della Carità, il Vicario per la Carità
SpiritualeCrish Fuse, il Vicario per la Carità Intellettuale Taverna Patron, il
Vicario per la Carità TemporaleDavid Tobin, l'allora preposito della Provincia
Italiana don U. Muratore (profondo conoscitore di Rosmini) e il postulatore
della Causa di Beatificazione, Papa. Hanno partecipato alla celebrazione
anche il cardinale ex prefetto della Sacra Congregazione per i vescovi Re, il
cardinale arcivescovo di Torino S. Poletto, il vescovo di Novara, mons. R.
Corti, l'arcivescovo di Trento, mons. Bressan, il vescovo rosminiano mons.
Antonio Riboldi e fra gli altri anche G. Zaccheo (che sarebbe improvvisamente
scomparso due giorni dopo), vescovo della Diocesi di Casale Monferrato, mons.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea (che durante la III sessione del
Concilio Ecumenico Vaticano II fece per primo il nome di Rosmini), l'allora
segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana G. Betori, G. Lajolo,
presidente del Governatorato della Città del Vaticano, l'allora rettore della
Pontificia Università Lateranense, mons. Rino Fisichella, il Vicario Episcopale
per la Vita Consacrata dell'arcidiocesi di Milano monsignor Ambrogio Piantanida
e il preposito generale dei barnabiti, padre Villa. Tra i numerosissimi
fedeli (più di diecimila) accorsi da diverse parti del mondo per presenziare
alla celebrazione, hanno preso parte anche personalità politiche. Tra
queste il senatore a vita Scalfaro, l'allora presidente del Senato, Marini, e
Parisi, al tempo Ministro della Difesa. S. è il primo beato della Provincia del
Verbano Cusio Ossola. In occasione della beatificazione sono stati
moltissimi i quotidiani e periodici italiani e esteri che hanno dedicato
articoli, pagine e interi numeri alla figura di S.. Sono numerosissimi i
suoi saggi. Certamente il più importante a livello ascetico e spirituale e le “Sei
massime di perfezione”, su cui anche Giovanni XXIII fa delle riflessioni prima
di morire. Gli costarono la messa all'Indice dei libri proibiti le opere
"Delle cinque piaghe della santa chiesa" e "Dalla costituzione
secondo la giustizia sociale". In filosofiia meritano di essere ricordato
il “Saggio sull'origine delle idee”. Altri saggi: “Principii della scienza
morale”; “Filosofia della morale”; “Antropologia in servigio della scienza
morale”; “Filosofia della politica”; “Trattato della coscienza morale”; “Filosofia
del diritto”; “Teodicea”; “Sull'unità d'Italia”; “Il comunismo e il socialismo”.
Le sei massime di perfezione sono formulate per definire il fondamento
spirituale sul quale ogno uomo puo avere un cammino nella
perfezione. Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste (Matteo
5,48). Desiderare unicamente ed infinitamente di piacere a Dio, cioè di essere
giusto. Orientare tutti i propri pensieri e le azioni all'incremento e alla
gloria della Chiesa di Cristo. Rimanere in perfetta tranquillità circa
tutto ciò che avviene per disposizione di Dio riguardo alla Chiesa di Cristo,
lavorando per essa secondo la chiamata di Dio. Abbandonare se stesso
nella provvidenza di Dio. Riconoscere intimamente il proprio nulla.
Disporre tutte le occupazioni della propria vita con uno spirito di
intelligenza. Di particolare interesse e “Le cinque piaghe della santa
Chiesa". Mostra odi discostarsi dall'ortodossia dell'epoca. Per tale
ragione il saggio fu messo all'Indice e ne scaturì una polemica nota col nome
di "questione rosminiana". L'opera eriscoperta al Concilio Vaticano
II. Il primo a parlare al Concilio di S. e Bettazzi. Mi sia consentito
ricordare S., molto legato ad Aquino. Ma anche studioso e amante del suo tempo,
e che certamente guadagna a Cristo non pochi uomini. Tutto questo mi sembra si
accordi con le cose che sono state già dette da non pochi padri su questo
schema in generale, che cioè gl’uomini non si aspettano dalla Chiesa soluzioni
particolari, ma piuttosto la presentazione di valori che li aiutino a
trascorrere questa vita umana più nobilmente e con maggiore sicurezza. Parlando
della libertà, esaltare i valori dell'umiltà. Parlando del matrimonio, il ruolo
della fortezza. Parlando dei problemi economici e di molti altri problemi,
l'efficacia di un certo disprezzo delle cose. Occorre dunque mettere in luce la
necessità dell'ubbidienza, della castità, della povertà, non solo nella vita e
nell'esempio (e nella Bozza di Documento!) dei religiosi, aiuto agl’uomini di
questo tempo, perché possano vivere la loro vita umana nel modo migliore e più
efficace. Il primo e principale compito dunque per gl’uomoni che coltivano la
sapienza dev'essere, alla luce del Magistero, l'amore delle Scritture e l'amore
di questo mondo in un colloquio franco e aperto. Paolo VI dice. I suoi saggi
sono pieni di pensiero, una filosofia profondo, originale che spazia in tutti i
campi: quello filosofico, morale, politico, sociale, sopra-naturale, religioso,
ascetic -- filosofia degna di essere conosciuta e divulgata. È stato anche un
profeta. Le Cinque piaghe della Chiesa (una volta la chiesa non aveva piacere
che si mettessero in luce le sue mancanze, le sue debolezze). Previde
partecipazione liturgica del popolo. La sua filosofia indica uno spirito degno
di essere conosciuto, imitato e forse invocato anche come protettore dal Cielo.
Ve lo auguriamo di cuore. “Delle cinque piaghe della santa chiesa” è suddiviso
in cinque capitoli corrispondenti ciascuna ad una piaga, paragonata alle piaghe
di Cristo. In ogni capitolo la struttura è la medesima: un quadro
ottimistico della Chiesa antica segue un fatto nuovo che cambia la situazione
generale (invasioni barbariche, nascita di una società cristiana, ingresso dei
vescovi nella politica) la piaga i rimedi. La prima piaga e la divisione del
popolo dal clero nel culto pubblico. Nell'antichità romana, il culto era un
mezzo di catechesi e formazione e il popolo partecipava al culto. Poi, le
invasioni barbariche, la scomparsa della lingua dei romana, la scarsa istruzione
del popolo, la tendenza del clero a formare una casta hanno eretto un muro di
divisione tra il popolo e i ministri di Dio. Rimedi proposti: insegnamento della
lingua romana, spiegazione delle cerimonie liturgiche, uso di messalini in italiano.
La seconda piaga e l’nsufficiente educazione del clero. Se un tempo i preti
erano educati dai vescovi, ora ci sono i seminari con piccoli libri e piccoli
maestri: dura critica alla scolastica, ma soprattutto ai catechismi. Rimedio:
necessità di unire scienza e pietà. La terza piaga e la disunione tra i
vescovi. Critica serrata ai vescovi dell'ancien régime: occupazioni politiche
estranee al ministero sacerdotale, ambizione, servilismo verso il governo, preoccupazione
di difendere ad ogni costo i beni ecclesiastici, schiavi di uomini mollemente
vestiti anziché apostoli liberi di un Cristo ignudo. Rimedi: riserve sulla
difesa del patrimonio ecclesiastico, accenni espliciti di consenso alle tesi
dell'Avenir sulla rinunzia alle ricchezze e allo stipendio statale per riavere
la libertà. La quarta piaga e la nomina dei vescovi lasciata al potere
temporale. Compie un'approfondita analisi storica sull'evoluzione del problema
e critica i concordati moderni con cui la S. Sede ha ceduto la nomina al potere
statale (e, accenna prudentemente, per avere compensi economici). Rimedi:
propone un ritorno all'elezione dei vescovi da parte dei fedeli. La quinta
piaga e la servitù dei beni ecclesiastici. Sostiene la necessità di offerte
libere, non imposte d'autorità con l'appoggio dello Stato, rileva i danni del
sistema beneficiale, propone la rinuncia ai privilegi e la pubblicazione dei
bilanci. A Rovereto gli ha dedicato il liceo che frequentò quando ancora
si chiamava Imperiale e Regio Ginnasio. Borgomanero ospita l'Istituto Rosmini.
Domodossola ospita il liceo delle Scienze Umane "S. (istituto parificato).
Roma ospita la sede dell'Istituto Comprensivo. Torino ospita la biblioteca
Antonio Rosmini del polo biomedico universitario che in passato fu un istituto
scolastico attivo fino alla fine del XX secolo. Trento, dove si trova il liceo
"S.". Farina, Prosser Prosser
Bonazza, L'Accademia Roveretana degli Agiati, su agiati, Accademia Roveretana
degli Agiati, «Paoli artefice della
rinascita dell'Accademia e suo president. Ragionamento sul comunismo e
socialismo, Grondona, Genova, Questa tesi fu messa in discussione da Abbà a cui
S. controbatté nel Diario filosofico di Adolfo, Riv. rosminiana, Pagani Rossi. Nota
sul valore dei Decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere). Angelus: Rosmini, esempio per la Chiesa, su
agensir, Biografia di S. su vatican. Istituto S., su rosmini borgomanero. Liceo
delle Scienze Umane su cercalatuascuola.istruzione. Istituto Comprensivo S., su
ic-rosmini Biblioteca S., su biomedico campusnet.unito. su vivoscuola. M. Farina, Gl’Agiati, Brescia,
Morcelliana Edizioni, Italo Prosser, El
pra' de le Móneghe: cronistoria del monastero di S. Croce nell'antico comune di
Lizzana, Rovereto (Trento), Stella, Approfondimenti Sciacca, La filosofia
morale di S., Torino, Bocca, Pusineri, Rosmini (Edizione riveduta e aggiornata
da Belti), Stresa, Edizioni Rosminiane
Sodalitas, Dossi, Profilo filosofico di S., Brescia, Morcelliana, Valle, S. Il
carisma del fondatore, Rovereto, Longo Editore, Marangon, Il Risorgimento della
Chiesa. Genesi e ricezione delle "Cinque piaghe" di S., collana
Italia Sacra, Roma, Herder, S., Frammenti di una storia della empietà, a c. di Cattabiani
con una nota filologica di Albertazzi, Trento, La Finestra, Giorgi, S. e il suo
tempo. L'educazione dell'uomo moderno tra riforma della filosofia e
rinnovamento della Chiesa Brescia, Morcelliana, Dossi, Il Santo Probito, La
vita e il pensiero di S., Trento, Il Margine, Gomarasca, La forma morale
dell'essere. La poiesi del bene come destino della metafisica, Milano, Angeli, Paoli,
S., Virtù quotidiane, Verona, Edizioni Fede e Cultura, Paoli, Maestro e profeta, Milano, Edizioni San
Paolo, Sapienza, Eclissi Dell'educazione? La sfida educativa nel pensiero di S.,
Roma, Libreria Editrice Vaticana, Giuseppe Goisis, Il pensiero politico di S. e
altri saggi fra critica ed Evangelo, S. Pietro in Cariano, Gabrielli, Comunità
di San Leolino, Una profezia per la Chiesa. Verso il Vaticano II, Panzano in
Chianti, Feeria-Comunità di San Leolino Muratore, S. per il Risorgimento. Tra
unità e federalismo, Stresa, Rosmininane Sodalitas, Bergamaschi, S. La perfezione
della vita cristiana, Stresa, Rosminiane Sodalitas, Malusa, S. per l'unità
d'Italia. Tra aspirazione nazionale e fede cristiana, Milano, FrancoAngeli,.
Domenico Fisichella, Il caso S. Cattolicesimo, nazione, federalismo, (Roma,
Carocci); Muratore, Apologia della fedeltà. In difesa dei valori etici e
spirituali, Stresa, Rosminiane Sodalitas, Malusa, Stefania Zanardi, Le lettere
di S., un "cantiere" per lo studioso. Introduzione all'epistolario
rosminiano, Venezia, Marsilio, Zanardi, La filosofia di S. di fronte alla
Congregazione dell'Indice Milano, Franco Angeli. Treccani Dizionario di storia,
Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Crusca. Antonio Francesco Davide Ambrogio
Rosmini Serbati. Antonio Rosmini. Rosmini. Serbati. Keywords: gl’agiati,
Agostino, Aquino, la tradizione Latina italiana. Refs.: Luigi Speranza,
“Rosmini e Grice,” per il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Grice e Sereniano:
il cinargo romano – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Sereniano was a
philosopher who visited the emperor Giuliano. He followed the doctrine of the
Cinargo.
Grice e Sereno: O
della tranquilità dell’animo – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He elonged to IL PORTICO
and was a friend of Seneca. Seneca dedicates some of his works to him. In the
dialogue “On the tranquility of mind,” Seneca depicts them discussing the
problems Sereno has with maintaining his firmness of resolve. Anneo Sereno.
Grice e Serra: economia filosofica –
storia dell’economia romana – massoneria – filosofia italiana – Luigi Speranza (Dipignano). Filosofo italiano. Mercantilista.
Considerato il primo filosofo dell’economia politica in Italia, e uno dei primi
in Europa. A lui va il merito di avere composto per primo un trattato
scientifico, seppure non sistematico, sui principi e sulla politica economica. Poco
si conosce della sua vita: laureato probabilmente in utroque, imprigionato
nelle carceri della vicarìa di Napoli forse a causa della sua partecipazione al
complotto architettato da CAMPANELLA per liberare la Calabria ma più
probabilmente dietro accusa di falso monetario. Mentre e in carcere
compose “Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d'oro e
d'argento dove non sono miniere” e lo dedica al vice-ré di cui spera l'aiuto. Riusce
a farsi ricevere dal nuovo viceré, III duca d’Osuna, per proporgli un programma
di riforme utili al Regno. L’incontro fu infruttuoso e e ri-mandato nelle
carceri della vicarìa, dove probabilmente muore. Essendo molto gravi le
condizioni finanziarie del Regno di Napoli -- esausto il tesoro pubblico e
l'onere del fisco già così gravoso da indurre molti a lasciare la città per
sottrarvisi -- Santis propone di limitare l'esportazione della moneta e di
abbassare i tassi di cambio con le piazze estere. La polemica con Santis è alla
base della proposta di S. Dimostra con esempi tratti dalla antica storia romana
l'inutilità e anzi il danno di questi
presunti rimedi. Da ciò trae occasione per spiegare la vera causa della
prosperità della nazione italiana. Analizza la causa della scarsità di
moneta nel Regno di Napoli e il fattore che puo invertire questa tendenza
economica. Il primo ad analizzare e comprendere appieno il concetto di bilancia
commerciale incluso il bene di servizio e il bene del movimento di capitale. Spiega
come la scarsità di moneta nel Regno di Napoli e causata dal deficit della
bilancia dei pagamenti. Utilizzando le sue scoperte e in grado di respingere
l'idea per cui la scarsità di denaro e dovuta al tasso di cambio. La soluzione
prospettata al problema e indicata nella promozione attiva delle esportazioni. S.
segna il distacco dalla concezione moralistiche scolastica per passare ad una spiegazione
laica ed è assolutamente innovativa per l'epoca tanto che Croce la define
lampada di vita. Galiani a scoprirlo, tessendone un elogio in una nota del suo
celebre trattato Della Moneta. Chiunque legge questo trattato, scrive, resta
sicuramente sorpreso ed ammirato in vedere quanto in un secolo di totale
ignoranza dell’economia filosofica ha S. chiare e giuste le idee della materia
di cui scrisse e quanto sanamente giudicasse delle cause de nostri mali e de
soli rimedi efficaci. Galiani paragona S. a Melon e a Locke, considerandolo
superiore per avere vissuto molti anni prima in un'epoca di ignoranza dell’economia
filosofica. Egli, che in vita era stato del tutto trascurato e per
secoli, tranne appunto quell'elogio di Galiani, completamente dimenticato, dopo
molto tempo è stato finalmente riscoperto. Addante, Cosenza e i cosentini: un
volo lungo tre millenni, Rubbettino, Martelloni, Regno di Napoli e Terra
d'Otranto, Aspetti economici e sociali di una crisi, in Perrotta, La scienza è
una curiosità. Scritti in onore di Cerroni, Manni, Benini, Croce, Storia del
Regno di Napoli, Laterza. Avendo ottenuto di parlare al vice-ré duca d’Ossuna
per comunicargli cose utili allo stato, e udito, presenti i consiglieri, ma, giudicandosi
che avesse detto ciarle e chiacchiere senz'altro concludere, e ri-mandato al
suo carcere. Parise, Vita e pensiero del primo economista moderno, Ecra, Destefanis, Illuministi Italiani, Galiani,
Milano-Napoli, Galiani, Della moneta, Napoli, Salfi, Elogio, primo filosofo di
economia civile, in Addante, Patriottismo e libertà. L'Elogio di Salfi,
Cosenza, Custodi. Scrittori classici italiani di economia politica, Milano, Pecchio,
Storia della economia pubblica in Italia, Lugano, Narrazioni tratte dai
giornali del governo di Girone duca d'Ossuna vice-ré di Napoli scritti da Zazzera,
Archivio storico italiano, Savarese, Trattato di economia politica, Napoli, Ferrara,
Prefazione, in Trattati italiani, Torino, L. Bianchini, Della scienza del ben
vivere sociale e della economia pubblica e degli Stati, Napoli, Andreotti,
Storia dei cosentini, Napoli, Accattatis,
Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza; Fornari, Studii (Pavia);
Amabile, Campanella. La sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia” (Napoli);
Marco, Teorie economiche, Memorie del R. Istituto lombardo di scienze e
lettere, classe di lettere e scienze storiche e morali, Benini, Sulle dottrine
economiche, Appunti critici, in Giornale degli economisti, Economisti, Graziani, Bari, Arias, Il
pensiero economico di S., in Politica, Croce, “Storia del Regno di Napoli” (Bari);
Economisti napoletani, Tagliacozzo, Bologna, Einaudi, Saggi bibliografici e storici intorno
alle dottrine economiche, Roma, Schumpeter, Storia dell'analisi economica,
Torino, Rosa, I critici, Atti del Congresso storico calabrese, Napoli, Galasso,
Economia e società nella Calabria” (Guida); Nuccio, Rivista storica del Mezzogiorno,
Colapietra, Introduzione, in Problemi monetari negli economisti filosofici napoletani,
Colapietra, Roma, Aquino, L’approccio monetario all'analisi della bilancia dei
pagamenti, in Studi economici, Colapietra, Genovesi in Calabria, Rivista
storica calabrese, Manoscritti napoletani di P. Doria, Galatina, Toscano, La disputa sui cambi esteri del Regno
di Napoli, Rivista di politica economica, Rije, ed. anast., Napoli, Ricossa,
Cento trame di classici dell’economia, Milano, O. Nuccio, Il pensiero economico
italiano, Sassari, Il Mezzogiorno agli inizi del Seicento, Rosa, Roma-Bari, Alle
origini del pensiero economico in Italia, I, Moneta e sviluppo negli economisti
napoletani, Roncaglia, Bologna, Zagari, Moneta e sviluppo, Rosselli, La teoria
dei cambi, Landolfi, Valentia, A.
Placanica, Storia della Calabria (Roma); Roncaglia, Rivista italiana degli economisti,
Addante, Repubblicanesimo e mito di Venezia, Istituzioni e sviluppo economico,
Roncaglia, La ricchezza delle idee: storia del pensiero
economico, Roma-Bari, Grilli, Visto da Grilli, Roma, Villari, Politica
barocca. Inquietudini, mutamento e prudenza, Roma); Roncaglia, S., in Il
contributo italiano alla storia del pensiero. Economia, Roma, Villari, Un sogno di libertà. Napoli nel declino
di un impero, Milano; Parise, Vita e pensiero del primo economista moderno,
Roma; L. Addante, La politica del Breve trattato (Soveria Mannelli). Mercantilismo
Storia del pensiero economico. Treccani Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Il contributo italiano alla storia del
Pensiero: Economia. Antonio Serra. Serra. Keywords: massoneria, circolazione
degl’idee massoniche, mito di Venezia, economia romana, l’economia del liceo,
roma antica, antica roma, Machiaveli, mercantilismo. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Serra” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Servio: VIRGILIANA – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza. (Roma). Filosofo italiano. Nei
"Saturnali" di Macrobio, rivolti alla glorificazione di VIRGILIO, S. appare
uno degli interlocutori. La sua attività filosofica ha per sede
Roma. Predilesse Virgilio, che esalta come il maestro di ogni sapere e che
commenta in un’opera di cui rimangono due redazioni. La più breve sembra
tramandare lo scritto autentico di S., mentre la più ampia ("Servius
auctus o plenior o Scholia Danielis", dal Daniel, che la pubblica) pare
derivata dalla prima e da una riduzione del commento d’Elio Donato. Si
discute se gl’appartengano l’Explanatio dell'Arte Grammaticale dello stesso
Donato e tre scritti di metrica. Il commento include non poche dottrine di
carattere filosofico, che però provengono dalle fonti usate da S.. Si è
voluto fare di S. un seguace dell’accademia. Ma, da una parte, non è lecito
attribuirgli una teoria filosofica organica, e, dall’altra, le proposizioni che
dovrebbero provenire da quella scuola non sono proprie di essa, perchè
appartengono all’accademia in generale, a Posidonio, o anche alle credenze
mistico-religiose di quell’età: natura divina dell'anima, immortalità di essa
quale principio di movimento, sue trasmigrazioni, suoi destini dopo la morte,
teoria delle sfere. Quando, oltre alle tre parti dell'anima, l'anima
vegetativa, l'anima sensitiva e l'anima razionale, ne ammette anche una quarta
anima, l'anima vitale, principio di movimento, si allontana dalle teorie
tradizionali inclusa l’accademica. Quando S. afferma che nulla esiste
salvo i quattro elementi (acqua, aria, fuoco, terra) e il divino, che è uno
spirito (o una mente, o un'anima) il quale, infuso in essa, genera ogni cosa,
sicchè uguale è la natura di tutte, accetta in complesso la cosmologia del
PORTICO esposta da VIRGILIO, che però cerca di liberare dal suo materialismo
originario. Del resto, esplicitamente S. loda i filosofi del portico -- et
nimiae virtutis sunt, et cultores deorum -- che contrappone ai filosofi
dell’Orto, che critica spesso. In S. mancano un coerente e un
indirizzo preciso, sebbene si affermino in lui le tendenze mistiche dell’età
sua. Un'edizione del XVI secolo di Virgilio con il commento di S. stampato
sulla sinistra del testo. S. Mauro Onorato. Grammatico e commentatore
romano. L'appellativo Deutero-S. o S. Danielino si riferisce alla
pubblicazione da parte di Daniel di un'edizione del commentario di S. all' “Eneide”
contenente alcune aggiunte rispetto all'originale serviano. Tuttora è discussa
l'autenticità del cosiddetto S. Danielino. S. ompare come uno degl’interlocutori
nella “Saturnalia” di Macrobio. Alcune allusioni presenti nei saggi ed una
lettera di Quinto Aurelio Simmaco indirizzata a S.. Saggi: “Commentarii in
Vergilii Aeneidos libros, Commentarii in Vergilii Bucolica, Commentarii in Vergilii
Georgica. Del commento alle opere di Virgilio esistono due tradizioni
manoscritte. Il primo è un commento relativamente breve e conciso, attribuito
di per certo a S., ed è chiamato “S. Minore". A una seconda classe di
manoscritti appartiene un altro commento, molto più esteso, infatti le aggiunte
sono abbondanti e in contrasto con lo stile di S.. L’autore è ignoto. Questo
secondo è chiamato "S. Auctus" o "S. Danielinus" da Daniel,
che lo pubblica. Esiste una terza classe di manoscritti, composti in
Italia, derivati dai primi due, a significare la diffusione di questi
commenti. Per quanto riguarda il "S. Minore" è in effetti
l'unica edizione completa esistente di un romano scritta prima del crollo del
principato in Occidente. È una vasta critica al testo di VIRGILIO, con critiche
anche ai commentatori prima di lui -- in un certo qual modo ci fornisce il modo
di pensare dei secoli precedenti. S. non usa un linguaggio particolarmente
elevato, ma è colorito e fantasioso qualora si tratti di etimologie. Oltre
all'aspetto grammaticale, i commentari di S. contengono abbondante materiale filosofico,
la maggior parte del quale probabilmente è derivata da fonti di filosofi
anteriori, con cui la poesia di Virgilio viene interpretata nel suo aspetto
filosofico.. Commentarius in artem Donati, Raccolta di note grammaticali d’Elio
Donato. De centum metris ad Albinum - Un trattato di diverse figure metriche,
dedicato a Cecina Decio Albino. De finalibus ad Aquilinum - Un trattato di
metrica sui finali. De metris Horatii ad Fortunatianum - Un trattato di metrica
di Orazio, forse dedicato ad Atilio Fortunaziano. Vita Vergilii. Enciclopedia
italiana. Funaioli, S., in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Pellizzari, S.. Storia, cultura e istituzioni
nell'opera di un grammatico (Firenze, Olschki); Ramires, S., Commento al libro
IX dell'Eneide di Virgilio; con le aggiunte del cosiddetto S. Danielino,
Bologna, Patron, su Treccani Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. S., su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica, Inc. S. su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. S. su
digilibLT, Università degli Studi del Piemonte Orientale Avogadro. S. Open
Library, Internet Archive. Opere complete di S., su forum romanum.org. V · D ·
M Grammatici romani -- Portale Biografie Portale Letteratura
Categorie: Grammatici romani Romani. The second version was named the Egyptian,
which is a puzzling name since the first reference to this particular
descent/ascent concept seems to come from a commentary on Book IV of the Aeneid
of Publius Vergilius Maro, or Virgil, by the commentator S. In S.’s version, each
planetary sphere is associated with one of the seven major vices. The list is
as follows: I avarice avarizia from Saturno; II desire for dominance and
gluttony from Giove; III violent passions or anger from Marte; IV pride from
the Sole; V lust from Venere; VI envy from Mercurio; and VII sluggishness from
the Luna. Some philosophers differ as to *which* vice to assign to which *planet*,
e. g., sluggishness is often assigned to Saturn instead of the Moon. It should
be noted that each of these seven vices, are all psychological characteristics
as is befitting of a soul. Roman philosopher and grammarian, commentator on Donato
and Virgilio There is some doubt as to his name. The commentator on Donato in
the Parisinus Latinus codex (GrL) is called _Sergio_ , as is the commentator on
Virgilio in the Bernensis codex. In other manuscripts, the commentator on
Virgil is called S. but no mention is made of the rest of his name (Marinone).
In the Saturnalia, MACROBIO (si veda) gives a portrait of as him an adulescens; and Daniel asserts, in a note
to the Bernensis codex that he is one of Donato’s students. If these
indications hold true, it would appear that he lives in Rome, where, according
to MACROBIO, he belonged to the intelligentsia of the ACCADEMIA. Of
considerable importance are his commentaries on Virgil's Aeneis, Eclogae and
Georgica, surviving in two ms. codices of varying length. The shorter is
published by Daniel, who adds several scholia -- the Scholia Danielis -- to it.
It is commonly known as the S. Danielinus. Critics disagree as to the contents.
Thilo holds that the additions are probably a fusion of an original text with
parts of Donato’s lost commentary on Virgil. His commentaries, based for the
most part on his predecessors (Donato in particular), enlarge on and enhance
that tradition by virtue of the quality of the grammatical observations and the
comparisons of Virgil with other philosophers. Various grammatical treatises
bear his name but modern criticism unhesitatingly ascribes to him only the
Commentarius in artem Donati (GrL). Prisciano mentions S. as the author in
Institutio de arte grammatica (GrL). Other attributions are uncertain. The two
books of the Explanationes in artem Donati (GrL) are apparently posterior to S.
(Schanz-Hosius). The tract De littera de syllaba de pedibus de accentibus de distinction
(GrL) gives "Sergius" as the author but seems to be an extract from
the Commentarius and thus not a work intended by S. to stand alone. Criticism
is divided over attributing to S. De centum metris (GrL), a treatise on
metrics: Müller excludes S. as the author while Marinone defends the opposite
view. The treatises De finalibus (GrL) and De metris Horatii (GrL) are
similarly controversial; see Müller. In his Commentarius in artem Donati, S.
brings home two points which characterize Roman grammatical thought, as seen in
the artes. First, grammar is intimately connected with all the disciplines
dealing with language – philosophy – GRAMMATICA FILOSOFICA – SEMANTICA FILOSOFICA
-- dialectics, and esp. rhetoric (GrL). Second, grammar has a distinguishing
subject matter which consists, according to S., of the analysis of the VIII
parts of speech – Latin does not have an article, but it has interjection. S.’s
admiration for Donato derives, in fact, from the latter's unswerving conviction
that a grammatical treatise ought to begin by defining the partes orationis -- other
grammarians were hesitant and inconsistent).‘That is why Donato is wiser, who
starts out with VIII parts of speech that concern the grammarians – including the
philosophical grammarians – specifically – UNDE PROPRIUS DONATUS EST DOCTIUS,
QUI AD OCTO PARTES INCHOAVIT, QUÆ SPECIALITER AD GRAMMATICOS PERTINENT – Commentarius.
S. holds, together with Donato, that the study of grammar, taken to be the
study of the partes orationis, is a prerequisite for literary analysis, i. e.,
for commenting on poetic texts, such as Virgil’s. Although S. contributes to
enriching the discussions of the grammatical distinctions formulated by Donato,
by citing and criticising the work of other philosophical grammarians, S. leaves
unsolved the many problems inherent in the categories handed down by tradition.
For example, some grammarians considered the 'future' tense to be a separate MODVS
and not a tense of the 'indicative' mode, given that, properly, one can 'INDICATE'
only what one knows and not the future, by definition an un-known. “And
remember I’m a philosophical grammarian!” Grice: “In Rome, grammarians
simpliciter were usually slaves!”. S. expounds the question clearly (GrL), but
does not venture an answer. "Martii Servii Honorati Commentarius in Artem
Donati" (GrL). "Commentarius
in Artem Donati"; "De finalibus"; "De metris Horatii";
repr. Hildesheim. S. Grammatici qui feruntur in Vergilii carmina commentarii, Thilo
e Hagen eds., Lipsiae. Editio Harvardiana, Rand et al. eds., Lancastriae, Ad
Aeneam; Stoker/Travis eds., Oxonii (Ad Aeneam). Commento ai libri 9 e 7
dell'Eneide di Virgilio, with introd., biblio. and critical ed. by Ramires,
Bologna. BARATIN, La naissance de la syntaxe à Rome, Paris. Id., CRGTL, BARWICK,
"Zur S.-Frage", Philologus; BRUGNOLI, "S.",
Enciclopedia Virgiliana, Roma. KASTER, "Macrobio and S., Verecundia
and the grammarian's function", HSCP; MARINONE, "Per la cronologia di
S.", AAT; MÜLLER, L. "Sammelsurien", Jbb. für Klass.Philologie; SCHANZ,
M. e HosIus, Geschichte der römischen Literatur, München, TIMPANARO, "Note
serviane, con contributi ad altri autori e a questioni di lessicografia
latina", Studi urbinati di storia, filosofia e letteratura; WESSNER,
"S.", RE. Keywords: Virgilio, Donato. Servio Mario Onorato.
Grice e Sestio: il fallito morale – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He founds his own school in Rome that
draws heavily on La Setta di CROTONE and IL PORTICO. S. preaches an ascetic way
of life, which includes vegetarianism, and exhorts his followers – whom he
called ‘Sestiani’ – to reflect at the end of each day on their moral failings –
“if any.” Upon his death, his son, also called Quinto S., inherits the school,
but it does not long survive him. One of the Sestiani is SOTIONE, who becomes
Seneca’s tutor – Seneca himself is influenced by the school’s teachings for
some time. Quinto Sestio.
Grice e Sesto: sentenze trasformative – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. S. is a compiler – The “Sentences of
Sesto” are mainly of an ethical nature and show signs of a variety of
influences including traditional wisdom literature, and IL PORTICO. They
proclaim that wisdom is attained through the conquest of the passions. –
Chadwick, “The sentences of Sextus,” Cambridge. Grice: “Chomsky thought that
the sentences of Sextus were ‘transformational’!”
Grice e Sesto: l’accademico d’Antonino – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Tutor to Antonino. Antonino regards
him as something of a role model and greatly admires the morality and humanity
of both his life and his teachings. Accademia. Suda thinks that Sesto was of
the scessi only because he confuses him with Sesto Empirico!
Grice e Severo: il principe filosofo -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He studies philosophy with Stilio (si
veda). He becomes the principe di Roma when his cousin Elagabalo is
assassinated. His principate is not however a success and he is himself
assassinated not long after. So much for the line of succession. Severo
Alessandro.
Grice e Severo: l’amico lizio d’Antonino – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A lizio, friend of Antonino. Claudio
Severo.
Grice e Severo: principe filosofo -- Roma—filosofia italiana
– Luigi Speranza
(Roma) Filosofo italiano. Severo rules the Roman empire and it is said that he is
well-versed in philosophy. Severo Settimio.
Grice e Settala: i problemi
sessuali d’Aristotele -- desiderio e piacere -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Milano).
Filosofo Italiano. Profisico. Studia a Brera e Pavia. Insegna a Milano. Si
prodiga in occasione della famosa peste dei “I promessi sposi”. Manzoni lo
nomina una prima volta quando parla del
figlio, Senatore S., medico, membro, insieme a Tadino del tribunale della
sanità ai tempi della vicenda di Renzo e Lucia. È tra i primi ad accorgersi che
la strana malattia che si diffonde nella zona lecchese, e la peste. Saggi: “In
librum Hippocratis Coi de aeribus, aquis, [et] locis, commentarii V. Appositus
est Graecus Hippocratis contextus ope antiquorum exemplarium, restitutus et
emendatus cum indice rerum et verborum locupletissimo una cum nova eiusdem in
Latinum versione” (Colonia: Ciotti); “Problemata di Aristotele” (“Commentariorum
in Aristotelis problemata” -- VII primas sectiones – secundam heptadem --
continens, ab eodem Latine facta”) (Francoforte sul Meno: Wecheli, Marnio,
Aubri); “Animadversionum et cautionum
medicarum libri VII quorum materiam sequens pagina indicabit” (Milano, Bidell);
“De peste et pestiferis affectibus libri V (Milano, Bidell); “De ratione
instituendae et gubernandae familiae libri quinque” (Milano, Bidell); “Della
ragion di stato” (Milano: Bidelli); “Cura locale de' tumori pestilentiali, che
sono il bubone, l'antrace, o carboncolo, ed i furoncoli contenente tutto quello
che si ha da fare esteriormente nellquesti mali tolta dal libro della cura
della peste” (Milano, Bidelli); “Preseruatione dalla peste” (Brescia: Fontana);
“Anti-rotario romano con l'aggionta dell'elettione de semplice e prattica delle
compositioni e di due trattati, vno della teriaca romana, l'altro della teriaca
egittia aggiontoui in questa vltima impressione auertenze e osseruationi
appartenenti alla compositione de medicamenti” (Milano: Bidelli); “Avertenze,
et osservationi appartenenti al curar le ferrite” (Milano: Cardi); “Compendio
per curare ogni sorte de tumori esterni et cutanee turpitudini, raccolto da osseruationi
fisice, e chirurgice” (Milano: Monza); Statistica medica di Milano Milano, Guglielmini
e Redaelli, Belloni, Borromeo e la Storia della Medicina, in San Carlo e il suo
tempo: convegno, Milano. Edizioni di Storia e Letteratura, Bartolomeo Corte, Notizie istoriche intorno a
medici scrittori milanesi, Milano, Argelati,
Bibliotheca scriptorum mediolanensium seu acta, et elogia virorum omnigena
eruditione illustrium, qui in metropoli Insubriae, oppidisque circumjacentibus
orti sunt, Mediolani, Sangiorgio, Cenni storici sulle due Pavia e di Milano e
notizie intorno ai più celebri medici, chirurghi e speziali di Milano dal
ritorno delle scienze sino all’anno. Opera postuma, Longhena, Milano, Renzi,
Storia della medicina italiana, Napoli, Ferrario, Intorno alla vita ed alle
opere mediche Cenni, Milano, Capparoni, Profili biobibliografici di medici e
naturalisti celebri italiani, Roma, Cava, La peste di S. Carlo. Note storico
mediche sulla peste, Milano, Ricerche Firenze Ferro, La peste nella cultura
lombarda, Milano, Cosmacini, Il medico e il cardinale, Milano. Tiraboschi,
Storia della letteratura italiana, Firenze,
Molini, Facchin, S.: un
intellettuale barocco fra scienza e arte Treccani Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Mellerio,S.,
in Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, openMLOL,
Horizons Unlimited srl. Patricio Milanese. Ludovicus Septalius. Ludovico
Settala. Settala. Keywords: ragion di stato, lizio, sesso. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Settala” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Severino: il velino -- oltre
il linguaggio, oltre l’aporia di Parmenide – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Brescia).
Filosofo ialiano. Intende collocarsi
oltre ogni filosofia permeata dal nichilismo. Si laurea a Pavia come
alunno dell'almo collegio borromeo, discutendo una tesi su metafisica, sotto la
supervisione di BONTADINI. Insegna a Milano e Venezia. Lincei. Critica sia il
capitalismo sia il comunismo, fonti della vita inautentica in quanto
espressioni di dominio della tecnica, come d'altronde il FASCISMO, ma anche la
sinistra in quanto non è più social-democrazia, rilasciando anche dichiarazioni
sul suo punto di vista sul passato e sull'avvenire dell'Italia. Le spiegazioni
della crisi del nostro tempo rimangono molto in superficie anche quando
vogliono andare in profondità. Il fenomeno di fondo, che non viene
adeguatamente affrontato, è l'abbandono, nel mondo, dei valori della tradizione
occidentale; e questo mentre le forme della modernità dell'Occidente si
sono affermate dovunque. Un abbandono che si porta via ogni forma di assolutoe
innanzitutto Dio. Muore, dicevo, ogni forma di assolutezza e di assolutismo,
dunque anche quella forma di assoluto che è lo stato, che detiene il monopolio
legittimo della violenza. Questo grande turbine che si porta via tutte le forme
della tradizione è guidato dalla tecnica ed è irresistibile nella misura in cui
ascolta la voce che proviene dal sottosuolo del pensiero filosofico del nostro
tempo. Il turbine travolge anche le strutture statuali. Investe innanzitutto le
forme più deboli di stato. La trasformazione epocale di cui parlo non è
indolore: il vecchio ordine non intende morire, ma è sempre più incapace di
funzionare, soprattutto in paesi come l'Italia. E il nuovo ordine non ha ancora
preso le redini. È la fase più pericolosa (non solo per l'Italia). Criticando
"l'assolutismo religioso e comunista", oltre che tacciando la
magistratura di "ingenuità", poiché processando una classe politica a
fondo ha rivelato la contiguità anche con la criminalità organizzata, figlia
della guerra fredda e, secondo S., impossibile da debellare
integralmente in pochi anni senza debellare lo Stato stesso, causando notevoli
problemi. «L'Italia è uno stato acerbo. Ha 150 anni su per giù. Ma
soprattutto ha alle proprie spalle una storia di frazionamento
politico-economico-sociale, dove si sono imposte forze che hanno avuto nel
mondo un peso ben maggiore di quello dell'Italia unita.. Sull'evasione fiscale:
Una tara storica, come prima le dicevo. L'evasione fiscale è un furto ai danni
di tutti. Se c'è da costruire una strada io devo metterci anche la parte degli
evasori. Certo, molti artigiani e piccoli imprenditori, se non evadessero,
fallirebbero. Tutti sanno queste cose. Però conosco anche tanti cattolici ai
quali molti uomini di chiesa facevano capire che se non avessero ritenuto
"giusto" pagare le tasse dello stato, avrebbero fatto bene a non
pagarle. Questo Papa, da buon pastore, sta cercando di cambiare le cose. Ma non
vorrei che si perdesse di vista che la "corruzione" di fondo è
l'"evasione" del mondo dal passato dell'Occidente. Oltre alle citate
critiche, Heidegger parlando con FABRO a Roma ha a dire a proposito di
"Ritornare a Parmenide" di S. Immobilizza il mio Dasein. Già da molto
prima prima, alcuni appunti di lavoro heideggeriani testimoniano come Heidegger
seguie S. (da uno studio di ALFIERI e HERMANN -- è
stato criticato da ODIFREDDI, in risposta a un giudizio critico su un'opera di ODIFREDDIi,
ovvero l'introduzione scritta all’ABC della relatività di Russell, dove venneno
citati alcuni filosofi (tra cui S. e CROCE) in maniera non congrua e "alla
rinfusa l’ODIFREDDI l’ accusa invece di non considerare l'importanza della
scienza, come già fecero i neo-idealisti, come CROCE e GENTILE, a differenza di
filosofi che studiano a fondo alcune teorie. Nel dialogo con Chiara, “Oltre l’umano
e oltre il divino” la filosofia della necessità si contrappone alla filosofia
della libertà. Fa spesso riferimento a pensatori come PARMENIDE di VELIA,
LEOPARDI, e GENTILE. LEOPARDI e GENTILE sono all'apice della follia del
nichilismo. Considera LEOPARDI e GENTILE come i due più grandi geni che hanno
portato all'estremo la concezione del mulla ovvero l'entrare e l'uscire degli
enti dal nulla. Affronta il problema dell'essere. Tutte le filosofie
costituitesi precedentemente sono caratterizzate da un errore di fondo:
la fede del divenire. Sin dagli antichi, infatti, un ente (ovvero un
qualcosa che è) e considerato come proveniente dal nulla, dotato di esistenza e
successivamente ritornante nel nulla. Rifacendosi a VELIA, è stato definito come un neo-veliano, di cui
sarebbe l'unico esponente, peraltro criticato in senso anti-metafisico da SASSO
e VISENTIN, i quali sostengono, rovesciando la sua tesi, come, contrariamente
all'opinione diffusa, in VELIA esiste invece un deciso rifiuto della
metafisica.. Riflettendo sull'opposizione assoluta tra essere e non-essere,
dato che tra i due termini non vi è nulla in comune, ritiene evidente che
l'essere non può non rimanere costantemente uguale a se stesso, evitando di
rimanere alterato dall'altro da sé. Anzi, essendo l'essere la totalità di ciò
che esiste, non può esserci altro al di fuori di esso dotato di esistenza (S.rifiuta,
quindi, il concetto di differenza ontologica così come è stato avanzato da
Heidegger). Per S., quindi, tutta la storia della filosofia
occidentale è basata sull'errata convinzione che l'essere possa diventare un
nulla, sebbene alcuni filosofi tentano di negare tale assunto. Ma, mentre
VELIA tenta di risolvere il conflitto tra il divenire e l'immutabilità
dell'essere affermando l'illusorietà del divenire (negando l'esistenza delle
cose del mondo e cadendo quindi in un'aporia), sceglie una via differente,
portandolo a delle tesi estreme. Dato che l'essere è, e non può mai
diventare un nulla, ogni essente è eterno. Ogni cosa, ogni pensiero, ogni
attimo e eterno. Il di-venire non può, quindi, che rappresentare l'apparire
degli eterni stati dell'essere, così come i fotogrammi di una pellicola si susseguono
sino a formare lo svolgimento completo di un film. Gl’essenti entrano ed escono
del cerchio dell'apparire. Quando un essente esce dal cerchio dell'apparire,
non diviene un nulla, ma si sottrae semplicemente all’inter-soggetivo. Dunque,
l’essente esiste anche quando scompaie ovvero non si perceive. Vedere senza
vedere, dice Sperduto in una tragicommedia. Afferma che il di-venire dell’essente
è come lo scorrere dell’essente sulla superficie di uno specchio. L’essente,
infatti, esiste prima di entrare nel
campo inter-soggetivo dello specchio e ovviamente continua ad esistere anche
dopo esserne uscite. Il di-venire e l’ immagine inter-soggetiva dell’essere. Questo
si estende anche a ogni essente che nel divenire si manifesta. La dimostrazione
dell'eternità di tutti gli essenti, si basa sostanzialmente sul principio di
non contraddizione, ma non nella versione che ne dà Aristotele nel “De
Interpretatione”. In essa anzi il discorso del tramonto del senso dell'essere trova
la sua formulazione più rigorosa e più esplicita. Bisogna invece ritornare a VELIA
correggerne l'esito aporetico, dimostrando che l'evidenza fenomenica non è in
contrasto col principio di non contraddizione, ma scoprendo anche che il
divenire così come uscire dal nulla e ritornare nel nulla, non appare affatto,
non è affatto evidente. Di qui si potrà proseguire su una via -- quella
indicata da VELIA, il sentiero del giorno. Consideriamo la proposizione di VELIA
-- è infatti l'essere, il nulla non è. Tale proposizione esprime
l'opposizione assoluta tra i "essente" e "non essente". Pertanto
ogni essente, in quanto ent-e, è assolutamente opposto al nulla e non ci può
essere uno stato in cui un ente non sia, come pensa invece il principio di non
contraddizione aristotelico -- è necessario che l'essente sia, quando è, e che
il non-essente non sia, quando non è". Quest'enunciato esprime il pensiero
di una condizione, in cui l'essente è nulla, in cui essere = nulla. Questa
impossibile ed impensabile contraddizione costituisce una follia essenziale. Infatti
il pensiero occidentale pensa sì, consapevolmente, l'essente come essere, ma
insieme come di-veniente, cioè che esca dal nulla e ritorni nel nulla. Ad esso
sfugge invece che ciò equivale a pensare l'ente come nulla; e questo è il
nichilismo più proprio, la follia che si annida nell'inconscio della filosofia.
L’essere non è un ente tra gli enti. Esso rappresenta piuttosto l'apparire
ontologico degli enti, e per questo motivo viene definito un transcendens
rispetto all'ente. Rigetta questa concezione. Afferma che la totalità
dell'essere è costituita dalla totalità degli enti. La vera differenza
ontologica è quindi quella che si costituisce tra l'essere (l'ente) diveniente
e quello immutabile. L'essere che appare e scompare non è lo stesso
essere immutabile, ma è anch'esso eterno. Entrambi esistono, ma in differenti
dimensioni. L'essere come fondamento è una struttura eterna e non soggetta ad
alcun mutamento. Tutto è avvolto (fino alla morte) dal nichilismo Un po'
tutti i filosofi che l'hanno avuto sottomano hanno inteso il nichilismo come
allontanamento dalla verità, e l'hanno dunque declinato a seconda dell'idea di
verità a cui stavano pensando. Nella prospettiva severiniana dell'eternità di
tutte le cose, il nichilismo è dunque il credere che le cose siano mortali,
ovvero che l'essere possa non essere,ed uscire e rientrare nel nulla, ovvero
credere nel di-venire delle cose. Credere infatti che le cose escano dal nulla
e vi ritornino equivale ad identificare l'essere con il nulla: quindi si parla
di pura "follia". Al di fuori della follia appare l'eternità di ogni
cosa e di ogni evento. Al di fuori del nichilismo il sopraggiungere dell'ente è
il comparire o lo sparire dell'eterno. Il divenire dell'essere è un'opinione
senza verità. L'Occidente non domina il mondo casualmente o perché ha una
possibilità offensiva superiore; ma, al contrario, ha una possibilità offensiva
superiore perché domina il mondo che crede nelle sue stesse imprescindibili
idee guida (scienza, potenza, tecnica, salvezza, ecc.) e quindi in una cultura
che ritiene più avanzatae dove dunque l'avanzamento non è una virtù morale, ma
la capacità di capire e fare più cose per sopravvivere all'imprevedibilità
dell'esistenza. Ritiene che la filosofia abbia sempre cercato riparo contro il
terrore che scaturisce dall'imprevedibilità dell'esistenza perché innanzitutto
si è sempre creduto nell'evidenza del divenire degli enti, del loro uscire dal
nulla e rientrarvi. Anche le grandi forme di epistème che tendono a dare un
ordine ed una configurazione prestabiliti all'esistenza, si muovono sullo
stesso terreno. L'intera storia della filosofia italiana è quindi storia
del nichilismo. La radicale distruzione dell'epistème operata da parte della
filosofia e la rapida ascesa della scienz ai vertici del sapere sono
conseguenze inevitabili di questa forma di pensiero (la civiltà della tecnica
è, infatti, la forma estrema di volontà di potenza). Tutto ciò che appare
appare in maniera necessaria ed il progressivo manifestarsi degli eterni non
segue, quindi, una sequenza casuale. Ciò significa che la libertà dell'uomo non
esiste, ma appare all'interno di quell'essente (anch'esso eterno) che è il
nichilismo. Ed è proprio all'interno dell'Occidente che appare il
"mortale" come noi lo conosciamo. Ma l'Occidente è destinato al
tramonto, per fare spazio al destino della verità, la verità che testimonia la
follia della fede nel divenire. Solo all'interno del destino della verità la
morte acquista un significato inaudito: in realtà la morte è la persuasione
dell'assentarsi dell'eterno. Da quanto detto precedentemente appare
chiaro come non ci sia posto per il divino comunemente inteso. Nel corso della
storia della filosofia, l'affermazione
dell'esistenza di qualcosa di immutabile (tra cui il divino in tutti i diversi
modi nei quali filosofia e religione lo hanno concepito) è sempre stata fatta
partendo dal presupposto che il di-venire non significhi necessariamente la
nascita dal nulla e il tornare nel nulla delle cose che in esso si presentano.
Quest'affermazione è, inoltre, sempre avvenuta con l'intento di risolvere le
varie contraddizioni che quel presupposto implica e di inventare un rimedio per
l'angoscia che il pensiero dell'annientamento provoca. Questo genere di immutabilità
è, quindi, di segno diverso da quella che compete agli enti sulla base
dell'impossibilità assoluta che qualcosa si annulli. Per questo motivo è
impossibile che esista un divino. A maggior ragione è impossibile che esista un
dio dotato della capacità di creare gli enti dal nulla e di mantenerli in
esistenza grazie alla sua libera volontà (altrettanto libero potrebbe essere,
pel divino, l'annichilimento"diverso dal concetto fisico di annichilazione
-, e cioè la volontà di far cessare la durata della loro esistenza per farli
ritornare nel nulla). Essendo ogni ente eterno, non può esserci né
creazione né annientamento, e quindi neanche un Dio comunemente inteso. Alla
luce del destino della verità, ogni ente, anche il più insignificante, acquista
un significato inaudito. L'uomo si porta quindi radicalmente al di là del super-uomo
e della volontà di potenza. L’uomo è un super-dio, ben più grande del divino
della tradizione religiosa. L'inconciliabilità fra la dottrina dell'Essere e AQUINO
è stata sostenuta da Fabro. BARZAGHI, con cui ha più volte dialogato
pubblicamente, ha mostrato la possibilità di utilizzare le intuizioni sull'eternità dell'essente proprio per
affermare l'esistenza di Dio e ricondurre il pensiero del filosofo all'alveo
cristiano da cui si è staccato (entrambi sono stati alunni, all'Università
Cattolica, del filosofo cattolico e apologeta BONTADINI). Pur non rivedendo
pubblicamente il suo punto di vista sull'esistenza del divino, apprezza ed
elogia la proposta di BARZAGHI. Con “La Gloria” giunge, tra le altre
cose, alla dimostrazione necessaria dell'esistenza degli "altri".
Quando Cartesio infatti scopre che la carta vincente della scienza è la
conferma delle ipotesi da parte dell'esperienza, e cioè da parte della presenza
certa a me da parte delle cose, si apre il problema della fondazione
dell'esistenza appunto di altre dimensioni che come la mia accolgono l'accadere
del mondo, ma che a differenza della mia non sono apparenti, non sono cioè da
me visibili. I fallimenti dei tentativi di soluzione a tale problema
(eminentemente proposti ad opera della fenomenologia, sì che questo problema fu
certamente uno dei più cogenti all'interno del discorso filosofico di Husserl),
a cominciare da quello di Cartesio, si determineranno essenzialmente per
l'assenza del senso autentico dell'essente e del senso dell'oltrepassamento. L'oltrepassamento
dell'attualità nella costellazione infinita di cerchi finiti dell'apparire del destino
è necessità dell'esistenza di un altro apparire finito, diverso da quello
attuale. Nella Gloria, perviene alla fondazione del senso autentico
dell'oltrepassamento, dopo aver stabilito nelle opere precedenti che il
divenire autentico (cioè non nichilistico) non è il crearsi e l'annullarsi
dell'essente, ma il comparire e lo sparire di ciò che è eterno. Ma è in
questa sede innanzitutto fondamentale precisare, a partire da considerazioni
svolte dallo stesso S. in Destino della Necessità (che le cose della
"terra" (termine con il quale S. designa la dimensione degli essenti
che via via appaionoe che, per contro, il nichilismo pensa come fuoriuscenti
dal nulla ed al nulla ritornanti) "incominciano" ad apparire (il loro
apparire esce cioè dall'ombra del non-apparire ed entra nel cerchio
dell'apparire). Con "cerchio dell'apparire" si intende, qui, la
totalità degli enti che appaiono: è, cioè, l'apparire in quanto ha come
contenuto tutto ciò che appare (ossia è l'apparire "trascendentale");
l'apparire delle cose della terra, quell'apparire incominciante di cui sopra,
è, perciò, la relazione tra il cerchio dell'apparire (l'apparire
trascendentale) e una parte del suo contenuto. È altrettanto fondamentale
precisare che l'incominciare della terra (a sua volta eterna), non aggiunge
alcunché al tutto eterno che è, con VELIA, appunto, “non incompiuto” (ouk atelePombaon),
“non manchevole” (oulon achineton). Anche l'incominciante apparire, difatti, è
eterno: il suo incominciare è il suo entrare nel cerchio dell'apparire.
Entrandovi, naturalmente, apparema questo apparire dell'entrare è lo stesso
entrare, ossia è quello stesso di cui si dice che, eterno, entra nel cerchio
dell'apparire. E, così come ogni ente, anche l'appartenenza della terra al
cerchio dell'apparire è eterna. L'eterna appartenenza al cerchio dell'apparire
entra nel cerchio eterno dell'apparire. Entrandovi, appare, e quest'ultimo
apparire è lo stesso apparire incominciante in cui consiste l'incominciante
appartenenza della terra al cerchio dell'apparire. L'apparire incominciante è
cioè apparire di sé stesso (e di tutte le altre cose che incominciano ad
apparire), ed è questa autoriflessione dell'apparire incominciante ciò che
entra nel cerchio dell'apparire e incomincia a far parte del contenuto di
questo cerchio. Ma ogni essente che incomincia ad apparire (ogni oltrepassante)
è destinato ad essere oltrepassato: diventerebbe, altrimenti, condizione
indispensabile dell'apparire degli essenti e quindi originarietà che sarebbe
dovuta apparire già da sempre. Un oltrepassante che sia non oltrepassabile è
impossibile, perché altrimenti esso dovrebbe iniziare ad appartenere allo sfondo
(e intende, con questo termine, quel
complesso di significati, o costanti persintattiche costanti sintattiche di
ogni significato –, senza i quali non apparirebbe nulla, motivo per cui non possono
non essere sempre presenti. Tra questi ad esempio vi sono i significati esseree
e nulla. Inoltre, la serie progressiva degli essenti che via via appaiono è
necessariamente finita; infatti, se in direzione del passato fosse estensibile
all'infinito, ci vorrebbe un percorso infinito, e quindi mai concluso, per
giungere al momento attuale. C'è quindi un primo passo compiuto dalla
terra. La totalità attuale di ciò che è destinato ad apparire è, per
quanto sopra esposto, necessariamente oltrepassata. Ma in che senso? Essa
non è, difatti, oltrepassata dall'apparire infinitogiacché l'apparire infinito
(l'infinito oltrepassarsi da parte delle forme proprie dell'apparire finitodove
la Gloria è proprio questo infinito dispiegarsi) non è un oltrepassamento
incominciante, ma è l'oltrepassamento già da sempre ed eternamente compiuto
della totalità del finito. La totalità attuale dell'incominciante è, dunque,
necessariamente oltrepassata da un incomincianteil quale non può apparire
attualmente, ma è tuttavia necessario che appaia (in quanto l'incominciare è
incominciare ad apparire), e che quindi è necessario che appaia sopraggiungendo
in un cerchio diverso, altro, dal cerchio originario dell'apparire. La totalità
simpliciter degli essenti-che-sono-degli-oltrepassanti (la totalità
dell'oltrepassante, cioè, che include come parte la totalità attuale
dell'oltrepassante) non può essere a sua volta oltrepassata, perché ciò che la
oltrepasserebbe sarebbe un oltrepassante non incluso nella totalità
dell'oltrepassante; e se l'oltrepassante (cioè l'incominciante) che oltrepassa
la totalità degli oltrepassanti non fosse a sua volta oltrepassato, esso
sarebbe quel contenuto impossibile che è, appunto (per quanto sopra esposto),
l'incominciante non-oltrepassabile. Poiché la terra oltrepassa anche
l'attualità dell'apparire del cerchio originario, sopraggiungendo in un cerchio
diverso, il contenuto incominciante che appare nel cerchio originario
dell'apparire attuale, è oltrepassato (infinitamente) in due direzioni:
(a) In quanto contenuto incominciante, esso è oltrepassato lungo il
dispiegamento infinito del contenuto attuale del cerchio originario (o, per
utilizzare il suo lessico, lungo la Gloria del dispiegamento infinito della
terra che si inoltra nel cerchio originario). Ma non è in quanto tale contenuto
è attuale che esso viene oltrepassato lungo il dispiegamento infinito del
contenuto attuale. (b) In quanto contenuto attuale (in quanto, cioè, alla
sua attualità) il contenuto incominciante è oltrepassato invece in un altro
cerchioe in un'infinità di altri cerchi dell'apparire.
L'oltrepassante-incominciante, qui, entra nell'apparire non attuale. Anche
questa seconda direzione dell'oltrepassamento è un dispiegamento infinito nella
Gloria, ma, appunto, nella gloria che consiste nell'infinito sopraggiungere,
nel cerchio originario, della costellazione infinita degli altri cerchi. La
gloria è l'unità di queste due dimensioni. La dimensione dell'essente, che
incomincia cioè ad apparire nel cerchio originario, è necessariamente oltrepassata
da un'altra dimensione dell'essente (perché l'incominciante non può incominciare
ad appartenere all'essenza dello Sfondo, non incominciante e non tramontante,
del cerchio originario); ma anche l'attualità dell'essente che incomincia ad
apparireossia anche l'apparire (che, in quanto tale, è apparire attuale)
dell'essente che incomincia ad apparireincomincia ad apparire, sì che (per lo
stesso motivo) è necessariamente oltrepassata in un altro cerchio
dell'apparire; e anche la sintesi tra l'attualità del cerchio originario e
l'attualità in sé dell'altro cerchio incomincia ad apparire nel cerchio
originario, quando in esso incomincia ad apparire ciò che ne oltrepassa
l'attualità; e dunque (per lo stesso motivo) tale sintesi è oltrepassata in un
terzo cerchio (e, cioè, l'attualità in sé dell'altro cerchio non è oltrepassata
solo nel cerchio originario, ma necessariamente in un terzo cerchio)e così
all'infinito. In definitiva, l'oltrepassamento dell'attualità di un
cerchio non avviene solo lungo la dimensione "verticale" del singolo
cerchio, ma anche lungoquella "orizzontale" della costellazione di
cerchi del Destino. L'oltrepassamento hegeliano, invece, conserva
"idealmente", cioè astrattamente, ciò che oltrepassa, e non
realmente, determinandone la distruzione. In un contesto siffatto è fondata
l'impossibilità dell'esistenza degli "altri", perché l'altro, che è
il mio oltrepassante, determinerebbe il mio superamento, e mi consegnerebbe ad
una dimensione puramente ideale. Infatti nel sistema hegeliano l'esistenza
degli altri significa l'esistenza di soggetti empirici, sensibili, che è quindi
comunque interna all'esistenza produttiva dell'unico io. Il nichilismo è un
essente che incomincia ad apparire, ed è quindi destinato ad essere
oltrepassato. L'essente che oltrepassa il nichilismo è l'essente che porta al
tramonto l'isolamento del senso delle cose dalla verità. Il nichilismo è,
infatti, pensare e vivere le cose come nulla in quanto delle cose non appare il
legame alla struttura originaria della verità, e quindi non appare l'eternità.
L'essente, o la dimensione di essenti, che porta al tramonto l'isolamento del
senso delle cose dalla verità è la gloria (cioè la manifestazione) della verità
stessa. L'ampiezza dell'isolamento non coinvolge solo il legame tra i singoli
essenti e la verità, ma anche il legame tra gli infiniti cerchi dell'apparire,
il loro passato e il futuro del percorso che la terra è destinata a compiere in
essi. Nella Gloria non si è il divino, perché il divino crea ed annienta le
cose anche e soprattutto quando ama; e dunque appartiene al regno dell'errore
perché l'amore è volontà e la volontà è voler alterare il senso proprio ed
eterno, cancellarne l'identità. Il divino è, quindi, infinitamente meno della
più umbratile tra le cose vere. Tutto è oltre il divino e oltre ogni forma di
mortalità, compresa la vita umana come credenza nel poter creare e annientare
gli essenti. Saggi: “La struttura originaria” (Brescia, La Scuola; Milano,
Adelphi); “Fichte” (Brescia, La Scuola, poi in Fondamento della contraddizione,
Milano, Adelphi); Filosofia della prassi,
Milano, Vita e Pensiero, Milano, Adelphi);
“Ritornare a PARMENIDE di VELIA” -- Rivista di filosofia neoscolastica», poi in
Essenza del nichilismo, Brescia, Paideia, Milano, Adelphi, Ritornare a
Parmenide. Poscritto -- «Rivista di filosofia neoscolastica», poi in Essenza
del nichilismo, Brescia, Paideia, Milano, Adelphi, Essenza del nichilismo.
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marxismo, tecnica (Roma, Armando,
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Rizzoli, La strada, Milano, Rizzoli); “La filosofia antica” (Milano, Rizzoli);
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Milano, Adelphi, La filosofia contemporanea. Da Schopenhauer a Wittgenstein,
Milano, Rizzoli, Traduzione e
interpretazione dell'«Orestea» d’Eschilo, Milano, Rizzoli, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano,
Adelphi, “Il giogo. Alle origini della ragione: Eschilo, Biblioteca Filosofica
n.6, Milano, Adelphi); “Antologia filosofica dai Greci al nostro tempo, Milano,
Rizzoli); “La filosofia futura” (Milano, Rizzoli); “Il nulla e la poesia. Alla
fine dell'età della tecnica: LEOPARDI, Milano, Rizzoli); “Filosofia. Lo
sviluppo storico e le fonti” (Firenze, Sansoni); “Oltre il linguaggio” (Milano,
Adelphi); “La guerra” (Milano, Rizzoli); “La bilancia” (Milano, Rizzoli); “Il
declino del capitalismo” (Milano, Rizzoli); “Sortite -- sui rimedi e la gioia”
(Milano, Rizzoli); “Metafisica” (Milano, Adelphi); “Pensieri sul Cristianesimo”
(Milano, Rizzoli); “Tautótēs, Biblioteca Filosofica Milano, Adelphi, La filosofia dai Greci al nostro tempo” (Milano,
Rizzoli); “La follia dell'angelo” (Milano, Rizzoli); “Leopardi -- Cosa arcana e
stupenda” (Milano, Rizzoli); “La tecnica” (Milano, Rizzoli); “La buona fede” (Milano,
Rizzoli); “L'anello del ritorno” (Biblioteca Filosofica Milano, Adelphi); “Crisi
della tradizione occidentale” (Milano, Marinotti); “La legna e la cenere,
ovvero, dell’esistenza” (Milano, Rizzoli); “Il mio scontro con la chiesa” (Milano,
Rizzoli); “La Gloria. ἄσσα οὐκ ἔλπονται: risoluzione di destino della necessità
(Biblioteca Filosofica, Milano, Adelphi); “Oltre l'uomo e oltre Dio” (Genova, Melangolo,
Lezioni sulla politica. I Greci e la tendenza fondamentale del nostro tempo” (Milano,
Marinotti); Tecnica e architettura” (Milano, Cortina); Dall'Islam a Prometeo,
Milano, Rizzoli); Fondamento della contraddizione, Milano, Adelphi,. Nascere. E
altri problemi della coscienza (Milano, Rizzoli, Milano, BUR,. Sull'embrione, Milano, Rizzoli, Il
muro di pietra. Sul tramonto della tradizione filosofica, Milano, Rizzoli); Ricordati
di santificare le feste” (Milano, AlboVersorio); “L'identità della follia” (Milano,
Rizzoli). “Oltrepassare” (Biblioteca Filosofica, Milano, Adelphi); Etica e
Scienza” (Milano, Editrice San Raffaele, Immortalità e destino, Milano, Rizzoli, La
buona fede. Sui fondamenti della morale, Milano, Rizzoli, Volontà, fede e
destino, Grossi, Milano-Udine, Mimesis); L'etica del capitalismo e lo spirito
della tecnica, e sulla pena di morte, Milano, AlboVersorio, La ragione, la fede,
Milano, AlboVersorio, L'identità del
destino. Milano, Rizzoli, Il diverso come icona del male, Torino, Boringhieri, Democrazia, tecnica, capitalismo, Brescia,
Morcelliana, Discussioni intorno al
senso della verità, Pisa, ETS, La guerra e il mortale, Taddio, Milano-Udine,
Mimesis. Macigni e spirito di gravità. Riflessione sullo stato attuale del
mondo, Milano, Rizzoli,. L'intima mano, Biblioteca Filosofica, Milano,
Adelphi); Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell'Occidente, Perone,
Torino, Rosenberg e Sellier, Istituzioni di filosofia, Brescia, Morcelliana); Il
mio ricordo degli eterni. Autobiografia, Milano, Rizzoli,; Milano, BUR,. La
bilancia. Milano, BUR, Del bello, Milano, Mimesis,, La morte e la terra, Biblioteca Filosofica Milano,
Adelphi,. Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano,. Educare al pensiero,
Brescia, La Scuola,. Pòlemos, Milano, Mimesis, Intorno al senso del nulla,
Milano, Adelphi,. L'etica del capitalismo e lo spirito della tecnica. E la pena
di morte, Milano, AlboVersorio, La potenza dell'errare. Sulla storia
dell'Occidente, Milano, Rizzoli,. Il morire tra ragione e fede, Venezia,
Marcianum, Parliamo della stessa realtà? Per un dialogo tra Oriente ed
Occidente, Milano, Jaca, Sul divenire. Modena, Mucchi,. Piazza della Loggia.
Una strage politica, I. Bertoletti, Brescia, Morcelliana,. In viaggio con
Leopardi. La partita sul destino dell'uomo, Milano, Rizzoli,. Dike, Biblioteca
Filosofica, Milano, Adelphi,. Cervello, mente, anima, Brescia, Morcelliana, Storia,
Gioia, Biblioteca Filosofica Milano, Adelphi, Il tramonto della politica.
Considerazioni sul futuro del mondo, Milano, Rizzoli); “L'essere e l'apparire” Brescia,
Morcelliana, Dell'essere e del possibile, Milano, Mimesis,. Sulla verità e la morte, Milano, Rizzoli, Il
nichilismo e la terra, Milano, Mimesis, Testimoniando il destino, Biblioteca
Filosofica, Milano, Adelphi, Ontologia e
violenza. Milano, Mimesis, Aristotele, I
principi del divenire. Libro primo della Fisica (Brescia, La Scuola). Filosofo
dell'eterno. Il mio ricordo degl’eterni. Autobiografia, Milano, Rizzoli, “Parmenideo” -- VELIA, su la Repubblica, Scianca, Addio a S.: ecco chi era il grande
filosofo dell'essere, su Il Primato Nazionale, Bovegno, il filosofo cittadino onorario, su
giornale di brescia «L'esperimento di
Barzaghi è importante e va seguito con attenzione. Immerso nell'alienazione, il
cristianesimo è come una casa invisibile di cui qualcuno dice, indicando un
banco di nebbia: "Là c'è una casa". Che cosa si riuscirebbe a vedere
se la nebbia (l'alienazione) diradasse? Forse una casa. Ma forse nulla. Nel
primo caso, il cristianesimo avrebbe ancora qualcosa da dire, e di grande» (S.,
Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa). «Rigoroso fino alla fine. Solo un po' più
triste», in Brescia oggi, Emanuele
Severino, il tributo si celebrerà a Palazzo Loggia, in Bresciaoggi. Ecco perché
la giovane Italia va in malora", su il Fatto Quotidiano, Odifreddi, La
scienza sotto tiro, su la Repubblica, Fusaro e Didero, Filosofico. Miligi et
al., "Sguardo su S.", su filosofia.) "filosofo poetante" cf. La Guerra, occorre
riconoscere che le sue posizioni, qualunque sia il giudizio che si pensa di
dover dare su di esse, non sembrano aver avuto, perlomeno fino ad ora, un vero
e proprio seguito tra coloro che si occupano professionalmente di filosofia.»
(Cfr. Visentin, Il neo-parmenidismo italiano. Le premesse storiche e filosofiche,
Napoli, Bibliopolis) Neo-parmenidismo,
su filosofia. Se noi potessimo mai non
essere, già adesso non saremmo. La prova più certa della nostra immortalità è
il fatto che noi ora siamo. Perché ciò dimostra che su di noi il tempo non può
nulla: in quanto è già trascorso un tempo infinito. È del tutto impensabile che
qualcosa che è esistito una volta, per un momento, con tutta la forza della
realtà, dopo un tempo infinito possa non esistere: la contraddizione è troppo
grossa. Su questo si fondano la dottrina cristiana del ritorno di tutte le
cose, quella induista della creazione del mondoche si ripete continuamente a
opera di Brahma, e dogmi analoghi di Platone e altri filosofi.» (A.
Schopenhauer) Sperduto, Vedere
senza vedere ovvero Il crepuscolo della morte, Schena ed., Fasano di
Brindisi, "Ritornare a Velia", in Essenza del Nichilismo,
Brescia, Aristotele, Liber de Interpretatione, essenza del nichilismo, follia
estrema ed estremamente nascosta: la persuasione che gli essenti, in quanto
tali, escano dal loro non essere e vi ritornino: la persuasione che vi sia un
tempo in cui l'essente (prima di essere e dopo il suo essere) sia nulla, che il
non niente sia niente: la persuasione che è il culmine in cui si mantiene
l'intera storia dell'Occidente. Destino della necessità, Milano, Adelphi, L'alienazione
dell'Occidente. Quadrivium, Genova); “La struttura originaria, Milano, Adelphi,
Sito web Amadori F., Il libero arbitrio, "Filosofia" Antonelli,
Verità, nichilismo, prassi. Roma, Armando, Berto F., La dialettica della
struttura originaria, Padova, Poligrafo, Crapanzano, L'immutabilità del
diveniente. Roma, Gruppo Albatros Il Filo, Cusano, Capire S.. La risoluzione
dell'aporetica del nulla, Milano, Mimesis Cusano N., S. Oltre il nichilismo,
Brescia, Morcelliana,. Sasso, Dal divenire all'oltrepassare. La differenza ontologica,
Roma, Aracne, Dal Sasso A., Creatio ex nihilo. Tra attualismo e metafisica” (Milano,
Mimesis); Giovanni, Sul divenire. Gentile e S., Napoli, Scientifica, Paoli, “Furor
Logicus” (Milano, Angeli); Aporia del fondamento, Napoli, Città del Sole); Fabro,
L'alienazione Genova, Quadrivium, Goggi, Al cuore del destino. Milano, Mimesis
Goggi, Vaticano. Magliulo, Quaestiones disputatae, Milano-Udine, Mimesis, Mauceri,
La hybris originaria. Cacciari Napoli-Salerno, Orthotes, Messinese, L'apparire
del mondo. sulla struttura originaria Milano, Mimesis, Messinese, Il paradiso
della verità. Pisa, ETS, Messinese, Stanze della metafisica. Carlini,
Bontadini, Brescia, Morcelliana,. Messinese, Né laico, né cattolico. S., la
Chiesa, la filosofia, Bari, Dedalo, Petterlini, Brianese e Goggi, Le parole
dell'essere. Per S., Milano, Mondadori, Poma, Necessità del divenire. Una
critica a S., Pisa, ETS,. Saccardi, Metafisica e parmenidismo – I veliani, Il
contributo della filosofia neoclassica, Napoli-Salerno, Orthotes,. Scilironi, Ontologia
e storia, Abano Terme, Francisci, Scurati, Pensare l'identità. Milano, Alboversorio, Simionato, Nulla e
negazione. L'aporia del nulla (Pisa, Plus); Soncini, Il senso del fondamento in
Genova, Marietti, Spanio, Il destino dell'essere. Brescia, Morcelliana,.
Sperduto, Vedere senza vedere ovvero Il crepuscolo della morte, Fasano di Brindisi,
Schena, Sperduto, Maestri futili? Annunzio, Levi, Pavese, Roma, Aracne, Sperduto,
Il divenire dell'eterno. Su S. (ed ALIGHIERI), Prefazione di Messinese, Roma,
Aracne,. Testoni, S., La follia dell'angelo, Milano, Mimesis, Tarca, Verità, alienazione e metafisica. Rilettura critica
della proposta filosofica di S., Treviso, Mevio Washington, Valent, Cura e
salvezza. Saggi dedicati, Bergamo, Moretti & Vitali, Visentin M., Tra
struttura e problema. Note intorno al pensiero di E. Severino, Venezia,
Marsilio [ora in Il neoparmenidismo italiano, Dal neoidealismo al
neoparmenidismo, Napoli, Bibliopolis, Metafisica Ontologia Episteme Nichilismo
Leopardi Velia Valent Galimberti. Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Associazione spazio interiore ambiente, Ursini. Emanuele Severino. Severino.
Keywords: velino, velia, parmenide, zenone, scuola di velia. Zenone il velino,
Parmenide il velino, divenire, GENTILE -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Severino” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sforza: iustum/iussum – tra
idealismo e positivismo -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Forli). Filosofo italiano. Direttore del Resto del Carlino.
Insegna a Roma. Autore di importanti saggi di filosofia del diritto quali Il
concetto, il diritto e la giurisprudenza naturale, Filosofia del diritto e
filosofia della storia, Idee e problemi di filosofia giuridica, ecc. Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Widar
Cesarini Sforza. Sforza. Keywords: iussum, iustum. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Sforza” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sgalambro: della misantropia
– filosofia dell’isola di Sicilia – filosofia siciliana – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Lentini).
Filosofo italiano. Important Italian
philosopher. La sua filosofia è nichilista, definizione spesso respinta da lui
stesso, ma talvolta anche accettata, e si può piuttosto definire un'originale
sintesi tra la filosofia della vita di Schopenhauer e il materialismo e
pessimismo di RENSI, con le influenze dell'esistenzialismo sui generis di Cioran,
di alcuni temi della scolastica e della teologia empia e naturalistica di VANINI
e Mauthner. Noto anche per la collaborazione con Battiato. Da una famiglia
benestante (il padre era un farmacista), osserva un riserbo quasi conventuale
nella sua vita privata, fornendo tuttavia alcuni elementi biografici nelle sue
interviste o presentazioni. Dopo l'infanzia trascorsa a Lentini, si trasferisce
a Catania. S’iscrive a Catania. Dicedo di non iscrivermi in filosofia perché la
coltivavo già autonomamente. Mi piace il diritto penale e per questo scelsi la
facoltà di giurisprudenza. Inoltre non si trova d'accordo con la cultura
filosofica dominante allora nelle accademie, troppo legata all'idealismo di CROCE
e GENTILE. Sono loro che occupano tutto lo spazio filosofico. Ma io non mi
ritrovo affatto in quei sistemi complessi e completi, dove ogni cosa era già
stata incasellata. Per me, filosofare e una destructio piuttosto che una
costructio. Sono uno che noto le rovine, piuttosto che la bellezza. Questo e un
po' scomodo, e non certamente accademico. Il reddito che proveniva da un
agrumeto (lasciatogli in eredità dal padre) non basta più, così sceglie di
integrarlo compilando tesi di laurea e facendo supplenze nelle scuole. Il
matrimonio è un momento, come dice Hegel, in cui la realtà determinata entra in
un individuo. Dunque il matrimonio non coincide semplicemente con l'amore per
una persona, ma con la durata. Ecco dove sta l'essenza, quasi teologica, del
matrimonio. E dichiaratamente ateo anche se crede nella reincarnazione, come
ricordato anche da Battiato, e ha avuto un funerale religioso. Vive da solo
nella sua casa catanese. Che non ci sia niente di peggiore del mondo, non
si deve dimostrare. Ripete spesso che non possedeva titoli né lauree per i
biglietti da visita e quindi come sia riuscito a diventare un filosofo e «un mistero» che egli stesso stenta a
spiegarsi. Il suo primo contatto con un saggio filosofica avviene quando
legge “La formazione naturale nel fatto del sistema solare” di ARDIGÒ. Collabora
a “Prisma” con un saggio, “Paralipomeni all'irrazionalismo” dove, influenzato
da RENSI, sviluppa un attacco all'idealismo crociano allora in piena egemonia. S’ispira
anche all'ironia di Kraus di cui ama lo stile aforistico. Se Kraus avesse
scritto Il Capitale lo avrebbe fatto in tre righe. Scrive per “Incidenze”“Crepuscolo
e notte” (Messina, Mesogea), un saggio di "esistenzialismo negativo".
Scrive anche per la rivista Tempo presente. Decide di organizzare la sua
filosofia in un saggio sistematica. Manda “La morte del sole” con un biglietto
di due righe ad Adelphi. “E lì è rimasto.” “Ma siccome io sono fatto in questo
modo, non ho chiesto niente. Poi è arrivata una telefonata. Mi chiedevano di
andare a Milano, per prendere contatto con l'editore. Calasso mi dice che “La morte del sole” (Milano,
Adelphi) non e maturo, e marcio: ed e esattamente così. Pubblica “Trattato dell'empietà:
(Adelphi, Milano); Anatol (Adelphi, Milano), Del pensare breve (Adelphi,
Milano) Dialogo teologico (Adelphi, Milano), Dell'indifferenza in materia di
società (Adelphi, Milano), La consolazione (Adelphi, Milano), Trattato dell'età
– una lezione di metafisica (Adelphi, Milano), “De mundo pessimo” (Adelphi,
Milano); “La conoscenza del peggio” (Adelphi, Milano); “Del delitto” (Adelphi,
Milano) e “Della misantropia” (Adelphi, Milano). Viene avvicinato al nichilismo.
Talvolta ha respinto la definizione, mentre altre volte l'ha accettata, nel
senso di un nichilismo attivo e demolitore, non passivo e chiuso. Indubbiamente
questa visione è nell'intimo di me stesso. Per un nichilista le cose -- il
Papa, MUSSOLINI, un vaso di terracotta -- si equivalgono. Questo non significa
che non si ha il senso di ciò che vale. Significa piuttosto che si prova a
romperlo come si può, per esempio con il martello del pensare. Intanto con
alcuni amici avvia una piccola attività editoriale a Catania. Nasce così la De
Martinis. All'interno di questa casa editrice, si occupa di saggistica,
pubblicando un paio di propri testi – “Dialogo sul comunismo” (Martiniis,
Catania) e “Contro la musica – sull’ethos del ascolto” (Martiniis, Catania) -- e
ristampando VANINI e di Benda. Suscita polemiche una sua intervista a Battistini
sulla mafia, dove critica anche Sciascia e il mito dell'anti-mafia militante
(che tra l'altro fu criticata da Sciascia stesso. L'immagine della Sicilia. C'è,
come no? Ma cercarla in faccende di Cuffaro e di Gabanelli è come cercare un
tesoro fra le spine dei fichi d'India. Cercare che cosa, poi? La griglia
mafiosa è una gabbia. È chiaro che ha ragione la Gabanelli e che Cuffaro vuole
cancellare a suo modo la mafia, con un tratto di parole. Ma contesto che la
mafiosità sia una chiave di conoscenza. Non cambio idea. La mafia è un concetto
astratto. E gl’astratti si distruggono con la logica, non con la polizia. La
polizia può arrestare la mafia. Eliminarla, mai. Quello che importa è la Mafia
maiuscola, concetto generale e perciò indistruttibile. La mafia in sé non mi fa
venire in mente nulla. Come la patria, i morti di Solferino. Cose vetuste.
Sciascia e lo scrittore sociale, un maestro di scuola che vuole insegnarci le
buone maniere sociali. Ma rivisitarlo oggi è come ri-leggere Pellico. La sua
funzione si è esaurita. La mafia è l'unica economia reale di quest'isola. Ci
sono fenomeni della storia, ricchezze che non si possono fare con le mani
pulite. Qui la ricchezza è sempre stata fondiaria, senza investimenti. La
ricchezza è per sua natura sporca. Basta col gioco della spartizione -- è
mafioso o no? Domande da periodo di lotte religiose -- è luterano o cattolico?
In Sicilia sono arrivati anche i laici, per fortuna. Definisce poi Fava
"quel piagnone", affermando che "i famosi Cavalieri",
soprannome dato dal padre di Fava a quattro imprenditori catanesi considerati
collusi con Cosa nostra, erano l'unica economia possibile» per la città. -- è
tornato in maniera sarcastica sull'argomento. Considero la Sicilia come un
fenomeno estetico e non ne cambierei nulla. In questo senso potrei dire che mi
considero un mafioso. E attaccato da Ferrarotti che lo define un neo-reazionario e
di "intolleranza aristocratica e silenzio sulla mafia. Alla sua isola ha
dedicato “Teoria della Sicilia”. Là dove domina l'elemento insulare è
impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria
dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità
talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la
metafora della nave. Vi incombe il naufragio. Oltre ai saggi per Adelphi,
pubblica per Bompiani Teoria della canzone, Variazioni e capricci morali, e due
raccolte di poesie, frammenti di una biografia per versi e voce e Marcisce
anche il pensiero (frammenti di un poema), nonché L'impiegato di Filosofia, nel
quale ironicamente afferma di aver rinunciato alla filosofia ritrovandosi più
filosofo che mai, curioso libretto stampato in un museo della stampa con
caratteri mobili, edito da La Pietra Infinita. Pubblica “Del metodo
ipocondriaco” (Il Girasole, Valverde), Quaternario (racconto parigino), la
raccolta di poesie Nell'anno della pecora di ferro, e Dal ciclo della vita. La
matematica è il tribunale del mondo. Il numero è ordine e disciplina. Ciò con
cui si indica lo scopo della scienza, tradisce col termine la cosa. L'ordine,
già il termine ha qualcosa di bieco, che sa di polizia, adombra negli adepti le
forze dell'ordine cosmico, i riti cosmici. L'autentico sentimento scientifico è
impotente davanti all'universo. L'inflazione che caccia nelle mani
dell'individuo, in un gesto solo, miliardi di marchi, lasciandolo più
miserabile di prima, dimostra punto per punto che il denaro è un'allucinazione
collettiva. Avviene l'incontro con Battiato, del tutto casualmente, perché
presentavano insieme un volume di poesie dell'amico comune Scandurra. Battiato
gli chiede un appuntamento per proporgli di scrivere il libretto di “Il
cavaliere dell'intelletto”. Un anno fa non ci conoscevamo neppure. Da allora
non abbiamo fatto altro che lavorare insieme. Lui e anche un filosofo, ma per
me è un talento che mi stimola e arricchisce. Mi sembra impossibile tornare a
scrivere i testi delle mie cose. In mezzo a tutto questo, mi capitò tra i piedi
Battiato. Per un certo verso direi che è stato uno di quegli incontri che ti
portano fuori strada, ma questa è una percezione che ho avuto molto tardi. A
volte trovo che è come se tutto quel tempo io lo abbia perduto. La questione
sta nel vedere se sia possibile recuperarlo. Accetta e risponde ironicamente
all'invito di Battiato chiedendogli di scrivere insieme un disco di musica pop.
Tra lui e Battiato si sviluppa un sodalizio artistico e umano, anche se non
sempre facile. Anche perché io non sono un grande seguace dell'amicizia. Con
Battiato abbiamo avuto lunghe liti, che duravano parecchio. Poi uno dei due, in
genere lui, telefonava e il rapporto riprendeva. Tutti i litigi erano per un
rigo da cambiare in una canzone. Io non accetto le esigenze della musica e per
lui questo e costoso. Il suo impegno in politica? Non ho mai capito come si sia
potuto lasciare tentare, tutti i giorni ho cercato di convincerlo a levarsi,
solo ora per fortuna sta tornando in se stesso. Collabora a quasi tutti i
progetti di Battiato, per cui scrive: i libretti delle opere Il cavaliere
dell'intelletto su Federico II di Svevia, Socrate impazzito, Schopenhauer e TELESIO,
Campi magnetici; L'ombrello e la macchina da cucire, L'imboscata, Gommalacca,
Ferro battuto, Dieci stratagemmi, Il vuoto, Apriti sesame, Perduto amor, Niente
è come sembra, Auguri don Gesualdo Bufalino). Benché affermasse che la canzone
era per lui "una distrazione", scrive testi di canzoni anche per Pravo
(Emma), Alice (Come un sigillo, Eri con me), Il movimento del dare, Marie ti
amiamo, Non conosco nessun Patrizio (Facciamo finta che sia vero ed Aurora).
Dopo essere intervenuto anche ai concerti di Battiato, si cimenta lui stesso
con la musica e pubblica il singolo. In una rappresentazione de L'histoire du
soldat di Stravinskij interpreta la voce narrante, con Battiato nella parte del
soldato e Giovanni Lindo Ferretti in quella del Diavolo. Pubblica Fun
club, prodotto da Battiato e Cosentino. Un alleggerimento che considero
doveroso. Dobbiamo sgravare la gente dal peso del vivere, invece che dare pane
e brioches. Questa volta, mi sono sgravato anch'io. E poi, la musica leggera ha
questo di bello, che in tre minuti si può dire quanto in un libro di 400 pagine
o in un'opera completa a teatro.Dà la voce all'aereo DC-9 Itavia nell'opera
Ultimo volo di Pollina sulla strage di Ustica. La canzone della galassia,
cantata assieme al gruppo sardo-inglese Mab. Torna ad esibirsi in un pub
di Catania, assieme al Fazio e Cantarella. Finita l'esibizione alla presenza di
Russo e Battiato, seguì il concerto delle Lilies on Mars, band formata da due
ex componenti del gruppo MAB (Masia e Cristofalo), band che si era esibita con
Battiato in Il vuoto. Di passaggio
(L'imboscata) recita: La stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e
il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli e
quelli mutando son questi. Interviene in Shakleton, da Gommalacca. In Invito al
viaggio (da Fleurs) recita: «Ti invito al viaggio in quel paese che ti somiglia
tanto. I soli languidi dei suoi cieli annebbiati hanno per il mio spirito
l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati. Laggiù, tutto è ordine e
bellezza, calma e voluttà; il mondo s'addormenta in una calda luce di giacinto
e d'oro; dormono pigramente i vascelli vagabondi, arrivati da ogni confine per
soddisfare i tuoi desideri. I fiori del male. Corpi in movimento, Campi
magnetici, recita. Se io, come miei punti, penso quali si vogliano sistemi di
cose, per esempio, il sistema: amore, legge, spazzacamino e poi non faccio
altro che assumere tutti i miei assiomi come relazioni tra tali cose, allora le
mie proposizioni, per esempio, il teorema di Pitagora, valgono anche per queste
cose. Hilbert, Lettera a Frege. Partecipa
a quasi tutti i tour di Battiato: Recita versi in latino sul brano di
Battiato Canzone chimica: «Bacterium
flourescens liquefaciens, Bacterium histolyticum, Bacterium mesentericum,
Bacterium sporagenes, Bacterium putrificus.
Esegue una nuova versione con il testo riadattato in chiave filosofica. Accetta
il consiglio. Canta due brevi strofe dei suoi versi nella canzone La porta
dello spavento supremo, Dieci stratagemmi di Battiato. Quello che c'è ciò che
verrà ciò che siamo stati e comunque andrà tutto si dissolverà Sulle scogliere
fissavo il mare che biancheggiava nell'oscurità tutto si dissolverà. La porta
dello spavento supremo. Il sogno; “Teoria della canzone, Milano, Bompiani, Frammenti
di una biografia per versi e voce, Bompiani, Milano, Poesie, Contiero, Reggio
Emilia, La Pietra Infinita, Segrete (Contiero, Reggio Emilia, La Pietra Infinita,
Opus postumissimum; Firenze, Giubbe Rosse, Dolore e poesia (Contiero, Reggio
Emilia, La Pietra Infinita, Contro la
musica. (Sull'ethos dell'ascolto) e Dialogo sul comunismo), Quaternario.
Racconto parigino” (Valverde, Girasole); “Frammenti di una biografia” (Milano,
Bompiani); “La consolazione, L'impiegato di filosofia” (Reggio Emilia, La Pietra
Infinita); “Nell'anno della pecora di ferro” (Valverde, Girasole); Marcisce
anche il pensiero. Frammenti di un poema, Opus postumissimum” (Milano, Bompiani);
“Teoria della canzone” (Milano, Bompiani); Variazioni e capricci morali” Milano,
Bompiani, Dal ciclo della vita” (Valverde,
Girasole); Devozione allo spazio in Raciti, Dello spazio, Catania, CUECM, Sciascia
e le aporie del fare in Sciascia. Scrittura e verità, Palermo, Flaccovio, Carpe
veritatem, La filosofia delle università” (Milano, Adelphi); “EMPEDOCLE o della
fine del ciclo cosmico” in Grado, Grandi siciliani. Tre millenni di civiltà” (Catania,
Maimone); “GENTILE o del pensare” in Grado, “Grandi siciliani. Tre millenni di
civiltà (Catania, Maimone); Post scriptum in Barcellona, Lo spazio della
politica. Tecnica e democrazia” (Roma, Riuniti); “Un discorso coerente sui
rapporti tra il divino e il mondo” (Catania,
De Martinis); “La filosofia dell'autorità” (Catania, De Martinis); quarta di
copertina prefazione in Scandurra, Trigonometria di ragni, Milano, All'Insegna del
Pesce d'Oro, La malattia dello spazio in Insulæ. L'arte dell'esilio, Genova, Costa
e Nolan, “VANINI e l'empietà” VANINI, “Confutazione delle religioni” (Catania,
De Martinis); “Breve introduzione in Tornatore, Una pura formalità, Catania, De
Martinis, Piccola glossa al “Trattato della concupiscenza” in Bossuet, Trattato
della concupiscenza, Catania, De Martinis, Klaus Ulrich Leistikov, Mantrana. Un
gioco, Catania, De Martinis); “GENTILE e il tedio del pensare in Gentile,
L'atto del pensare come atto puro” (Catania, De Martinis); S., Il bene non può
fondarsi su un Dio omicida in Martini, Eco, In cosa crede chi non crede? Roma,
Liberal, Sciascia e le aporie del fare in Sciascia. La memoria, il futuro, Collura,
Milano, Bompiani, Ottonieri, Elegia sanremese, Milano, Bompiani, La morale di
un cavallo in Cappellani, La morale del cavallo, Scordia, Nadir, Cosentino, I
sistemi morali, Catania, Boemi, postfazione in Trischitta. Il miraggio in celluloide,
Catania, Boemi, Piccole note in margine a Basso in Basso, Dui, Catania, Prova
d'Autore, Il fabbricante di chiavi Ingaliso, Nell'antro del filosofo. Dialogo, Catania,
Prova d'Autore, postfazione in Pumo, Il destino del corpo. L'uomo e le nuove
frontiere della scienza medica, Palermo, Nuova Ipsa, Sodalizio in Battiato.
L'alba dentro l'imbrunire (allegato a Battiato. Parole e canzoni), Mollica, Torino, Einaudi, Del vecchio in Mondo
Turinese, Hillman. Venticinque scambi epistolari Torino, Boringhieri, I
malnati, Porretta Terme, I Quaderni del Battello Ebbro, seconda di copertina, Lettera
a un giovane poeta in Farruggio, Bugie estatiche, Roma, Il Filo, prefazione in Contiero,
Reggio Emilia, Aliberti, Teoria della Sicilia in Guidi Guerrera, Battiato. Baiso,
Verdechiaro, Falzone, Battiato. La Sicilia che profuma d'oriente, Palermo,
Flaccovio, Una nota in Battiato, In fondo sono contento di aver fatto la mia
conoscenza (allegato a Niente è come sembra), Milano, Bompiani, L’ethos della
musica in Monsaingeon, Incontro con Boulanger,
Palermo, rue Ballu, prefazione in Vos, Il giardino persiano, Fanna (PN),
Samuele, S. prefazione in Scandurra, Quadreria dei poeti passanti, Milano,
Bompiani, seconda di copertina Sull'idea di nazione in Catania. Non vi sarà
facile, si può fare, lo facciamo. La città, le regole, la cultura, Catania,
ANCE, Dicerie in Battiato, Auguri don Gesualdo, Milano, Bompiani, postfazione
in Guarrera, Occhi aperti spalancati, Messina, Mesogea, Di un fantasma e di mari,
Catania, Prova d'Autore, Nota in Bataille, W. C., A. Contiero, Massa,
Transeuropa, Massa, prefazione in Bellucci, Un grappolo di rose appese al sole,
Villafranca Lunigiana, Cicorivolta, prefazione in Pourparler, Catania, Prova
d'Autore, Apologia del teologo in Presutti, “Deleuze e S.: dell'espressione
avversa” (Catania, Prova d'Autore); Riflessione in Scuriatti, Mico è tornato coi
baffi, Milano, Bietti, Presentazione in Rotoletti, Circoli di conversazione a
Biancavilla, Modugno, Arti Grafiche Favia, Il senso della bellezza in Battiato,
Jonia me genuit. Discografia leggera, discografia classica, filmografia,
pittura, Firenze, Della Bezuga, Moralità plutarchee in Trischitta, Catania, Il
Garufi, La città dei morti in Spina, Monumentale. Un viaggio fotografico
all'interno del gran camposanto di Messina, Milano, Electa, prefazione in Bellavia,
Fermo immagine, Catania, Il Garufi, Sulla mia morte in Battiato, Attraversando
il bardo. Sguardi sull'aldilà, Milano, Bompiani); Fun club, Milano, Sony,Sony,
feat. Mab, La canzone della galassia, Milano, Sony, L'ombrello e la macchina da
cucire, Breve invito a rinviare il suicidio, Piccolo pub, Fornicazione, Venosa,
Moto browniano, Tao, Un vecchio cameriere, L'esistenza di Dio, in Battiato,
L'ombrello e la macchina da cucire, Milano, EMI, Di passaggio, Strani giorni,
La cura, Amata solitudine, Splendide previsioni, Ecco com'è che va il mondo,
Memorie di Giulia, e Di passaggio in Battiato, L'imboscata, Milano, Polygram, voce (Canzone chimica) in Battiato,
L'imboscata live tour (registrazione video di un concerto), Milano, Polygram, Emma
Bovary in Pravo, Notti, guai e libertà, Milano, Sony, Casta diva, Il ballo del
potere, La preda, Il mantello e la spiga, È stato molto bello, Quello che fu,
Vite parallele, Shackleton in Battiato, Gommalacca, Milano, Polygram, Medievale,
Invito al viaggio in Battiato, Fleurs. Esempi affini di scritture e simili,
Milano, Universal, La quiete dopo un addio, Personalità empirica, Il cammino
interminabile, Lontananze d'azzurro, Sarcofagia, Scherzo in minore, Il potere
del canto, Personalità empirica in Battiato, Ferro battuto, Milano, Sony, Invasione
di campo in Invasioni, Come un sigillo in
Battiato, Fleurs, Milano, Sony, Non dimenticar le mie parole in Battiato,
Perduto amor, Milano, Sony, voce (Shackleton, Accetta il consiglio) in Battiato,
Milano, Sony, Tra sesso e castità, Le aquile non volano a stormi, Ermeneutica,
Fortezza Bastiani, Odore di polvere da sparo, Conforto alla vita, 23 coppie di
cromosomi, Apparenza e realtà, La porta dello spavento supremo) in Battiato, Dieci stratagemmi. Attraversare
il mare per ingannare il cielo, Milano, Sony, in Un soffio al cuore di natura
elettrica (registrazione audio e video di un concerto), Milano, Sony, Il vuoto,
I giorni della monotonia, Aspettando l'estate, Niente è come sembra, Tiepido
aprile, Io chi sono?, Stati di gioia e dell'adattamento in italiano di Era
l'inizio della primavera (da Tolstoj) in Battiato, Il vuoto, Milano, Universal,
Il movimento del dare, Milano, Sony, testi
(Tutto l'universo obbedisce all'amore, Del suo veloce volo (da Antony Hegarthy,
Frankenstein) in Battiato, Fleurs 2, Universal, testo (Marie ti amiamo) in Consoli,
Elettra, Milano, Universal, 'U cuntu in Battiato, Il tutto è più della somma
delle sue parti, Milano, Universal, testo (Non conosco nessun Patrizio!) in
Milva, Non conosco nessun Patrizio, Milano, Universal, Facciamo finta che sia vero, in Celentano,
Facciamo finta che sia vero, Milano, Universal,
Eri con me, in Alice, Samsara, Arecibo, Un irresistibile richiamo, Testamento,
Quand'ero giovane, Eri con me, Passacaglia, La polvere del branco, Caliti
junku, Aurora, Il serpente, Apriti sesamo, in Battiato, Apriti sesamo, Milano,
Universal, Strani giorni, in Battiato, Milano,
Polygram, Patty Pravo, Emma Bovary, Milano, Sony, F, Battiato, Milano,
Polygram, Il ballo del potere, Emma, L'incantesimo in Battiato, Milano,
Polygram, Sarcofagia, In trance) in Battiato, Milano, Sony, testo in Battiato,
Il vuoto, Milano, Universal, Battiato feat. Consoli, Tutto l'universo obbedisce
all'amore, Milano, Universal, Battiato, Inneres Auge, Milano, Universal, Battiato,
Passacaglia, Milano, Universal; Il cavaliere dell'intelletto, i Palermo, testi
e attore in Kleist, Socrate impazzito Catania) testi e attore in Battiato, Fano,
attore in Stravinskij, L'histoire du soldat, inedito, Roma, libretto e voce, Corpi in movimento, La mer, in
Battiato, Campi magnetici. I numeri non si possono amare, Milano, Sony, Firenze,
voce, Volare è un'arte, Negli abissi, Pratica di mare, A tu per tu con il Mig,
Verso Bologna, Simulacro, in Pollina, Ultimo volo. Orazione civile per Ustica,
Bologna, Storie di Note, Bologna) attore Carlo Guarrera, Frammenti per versi e
voce, Catania, Battiato, TELESIO, Opera in due atti e un epilogo, Milano,
Sony, Cosenza, Alliata in Battiato,
Perduto amor, Giarre, L'Ottava, nobile senese, in Battiato, Musikanten, Giarre,
L'Ottava, Battiato, “Niente è come sembra” (Milano, Bompiani); Intervento in Consoli,
La verità sul caso del signor Ciprì e Maresco, Zelig, intervento in Battiato,
Auguri don Gesualdo, Milano, Bompiani,
intervento in Perrotta, Sicilia di sabbia, Movie Factory, intervento in Battiato, Attraversando il
bardo. Sguardi sull'aldilà, Milano, Bompiani,
Videoclip attore in Battiato, L'ombrello e la macchina da cucire, attore
in Battiato, Di passaggio, attore in Battiato, Strani giorni, attore in Battiato,
Shock in my town, attore in Battiato, Running against the grain, attore in Battiato,
Bist du bei mir, attore in Battiato, Ermeneutica, attore in Battiato, La porta
dello spavento supremo, attore in F. Battiato, Il vuoto, attore in Battiato,
Inneres Auge, Battiato, Niso, Comunità dello sguardo (Torino, Giappichelli); L.
Ingaliso, “Nell'antro del filosofo” (Catania, Prova d'Autore); Cantello, Uno scherzo mimetico che possa introdurre
ad una filosofia, Mas Club, L'ultimo chierico, Messina, Mesogea, Caro misantropo. Saggi e testimonianze Carulli
Iannello, Napoli, La Scuola di Pitagora, Fazio, Regressione suicida.
Dell'abbandono disperato di Cioran, Barrafranca, Bonfirraro, Breve invito all'opera, Miccione,
Caltagirone, Lettere da Qalat, A. Carulli, Introduzione a S., Genova, Il
Melangolo, Carulli, Necchi, La piccola verità. Quattro saggi (Milano, Mimesis);
Zavoli, Le ombre della sera in Di questo passo. Cinquecento domande per capire
dove andiamo, Torino, Nuova ERI, C. Rizzo, De consolatione theologie in Iiritano,
Quinzio. Profezie di un'esistenza, Soveria Mannelli, Rubettino, Matteo, il
dovere dell'empietà in Della fede dei laici. Il cristianesimo di fronte alla
mentalità postmoderna, Soveria Mannelli, Rubettino, Lanuzza, Il filosofo
insulare in Erranze in Sicilia (Napoli, Guida); Aprile, Giù al sud. Perché i terroni
salveranno l'Italia, Segrate, Piemme, Risadelli, Nizza, Polisofia, Roma, Nuova
Cultura, Per la critica della notte. Saggio sul Tramonto dell’Occidente (Milano,
Mimesis); Arosio, Ora, il mondo in L'Espresso, Lanuzza, Il pensiero
ipocondriaco in Il Ponte, Bergfleth, Finis mundi, Corda, filosofo irregolare in
Arenaria, Raciti, Maestro cattivo per elezione in Ideazione, Raffaele, Intorno
alla creatività filosofica. A colloquio con in Parolalibera, Nisio, l'unico che
canta. Mille sguardi, II in Democrazia e diritto. Guerra e individuo, Faletra,
Dialogo, Cyberzone, Presutti, Il
cavaliere dell'intelletto in Freetime. Sicilia, Faletra, La pistola, in//peppino impastato.com/ visualizza.asp Faletra,
L'azzardo del pensiero o il filosofo della crudeltà: Cyberzone Faletra, In
ricordo, Artribune, Tesi di laurea Fazio, Cioran e S.: un confront, Catania, Battiato
S.. Tra musica e filosofia, Palermo, L'impossibilità di essere consolati.
L'itinerario tragico, Genova, Filmografia G. Cionini, Il consolatore, Cionini, Faletra,
Bellone, Battiato su Storia della musica
Repubblica, adesso il filosofo diventa crooner Intervista a Battiato e S. YouTube Intervista a S.: Il filosofo rock che dà del
“lei” a Battiato livesicilia | l'ultima
intervista "Teoria della
canzone", Bompiani, e la prefazione a "La filosofia delle
università", Adelphi, il ricordo commosso di Cacciari. Con lui incontro
straordinario, Il Fatto Quotidiano. A un tratto ci si accorge di quella cosa
che chiamiamo pensare”: Addio a S.. La sua ultima intervista. cfr. "De mundo pessimo",
"Frammenti di storia dell'empietismo", "Trattato
dell'empietà" Adelphi GAP Speciali. Un viaggio oltre il luogo commune
Rai Scuola Mariacatena De Leo e ; Ingaliso, Nell'antro del filosofo: dialogo con
Manlio Sgalambro (Prova d'autore È morto Manlio Sgalambro, il filosofo di Battiato,
radiomusik, Battiato choc a Napoli. Sento la fine vicina, meglio cogliere il
giorno. Il filosofo che canta il nichilismo, Tesio, "In ginocchio davanti",
Tutto Libri, "La conoscenza del
peggio", Adelphi La scrittura
aforistica, La Recherche, Calcagno, Il
filosofo è uno spione da La Stampa, Battistini,
Sciascia addio, non servi più, Corriere della Sera, Formenti, Ferrarotti
accusa: neoreazionario in “Corriere della Sera”, Battiato: note per un filosofo (da La Stampa). Così S. canta la sua filosofia (da La Stampa Sito
ufficiale, su S. altervista.org. Meta Brainz Foundation. Il filosofo cantante
maestro dell'ironia. Sono un uomo felice di stare su quest'Isola, Repubblica,
Incontro in Le conversazioni di Perelandra. Manlio
Sgalambro. Sgalambro. Keywords: Telesio, Vanini, Gentile, Ardigò, Croce,
Empedocle, Gorgia, Lentini, Rensi, la sofistica, Girgenti, filosofia
dell’autorita. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e Sgalamabro," per il
Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Grice e Siciliani: la
critica della filosofia zoologica e la psico-genia di Vico – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Galatina). Filosofo italiano. Studia a Otranto, Lecce e Napoli,
dalla quale fugge dopo essere stato segnalato alla polizia a causa delle sue
simpatie liberali. Si laurea a Pisa sotto STUDIATI, stringendo inoltre un
proficuo rapporto di collaborazione con PUCCINOTTI, che influsce molto sua
filosofia. Sringe rapporti di profonda amicizia con personalità importanti e
influenti della cultura, quali: CENTOFANTI, PACINI, CAPPONI, e BUFFALINI. Seguendo
la sua vocazione, orienta i propri studi verso le discipline filosofiche e
ottenne la cattedra di filosofia nel regio liceo di Firenze. Iniziato in
massoneria nella loggia fiorentina "La Concordia.” Nominato professore di
filosofia a Bologna. Divenne docente ordinario della stessa disciplina sempre
nell'Ateneo felsineo. A Bologna tenne anche un corso di sociologia. Qui,
inoltre, strinse amicizia con CARDUCCIi, anch'egli accademico a Bologna ed entra
in contatto con FIORENTINO e SPAVENTA. Dirige la Rivista bolognese di scienze,
lettere, arti e scuole. Ne abbandona la direzione per divergenze maturate in
seno alla direzine generate, probabilmente, dall'impostazione eclettica che S.
intende dare alla rivista e che contrastava con l'indirizzo idealistico voluto
da FIORENTINO. A Bologna istitue un centro di studi pedagogici, contribuendo
all'elevazione della pedagogia al rango di scienza. Convinto assertore della
valorizzazione della persona e perciò la sua azione educativa, per giungere
alla conquista della libertà e del carattere morale da parte del soggetto da
educare, prevedeva l'intervento della famiglia e della società. Altro sua
filosofia fondamentale e il principio dell'autodidattica che, pur non
escludendo l'azione dell'educatore, mette in primo piano il protagonismo del
soggetto da educare. Ricevette onoranze e attestati di stima da parte di molti
studiosi europei e americani, mentre in Italia la sua fama fu oscurata da
giudizi negativi, espressi anzitutto da Gentile che vede in lui un'espressione
benché autonoma del positivism. Di recente è stata rivalutata l'influenza
vichiana sul suo pensiero. A lui è dedicata la biblioteca civica di Galatina,
nella quale è conservato il "Fondo Siciliani" la raccolta, cioè, dei
libri appartenuti al filosofo. A lui è dedicato anche il Liceo di Lecce. Di
formazione giobertiana, si accosta a VICO,
tentando di inaugurare una filosofia mediana -- detta della terza via -- che
individua una sintesi tra opposte e differenti discipline. Dal suo punto di
vista, infatti, ogni filosofia contiene del buono e delle esagerazioni. Metodo
della filosofia mediana e dunque, quello
di salvare ciò che c'è di buono della filosofia per rigettarne le astrattezze e
le esagerazioni. Con il saggio “Zoologia
filosofica” (Napoli) approde nel più ampio dibattito, ricevendo apprezzamenti e
pareri favorevoli dai più illustri scienziati internazionali. Nel frattempo
approfonde e da il suo contributo speculativo alle nuove discipline che muovano
alla ricerca di un'identità epistemologica: la sociologia (“Socialismo, darwinismo
e sociologia” (Bologna); “Teorie sociali e socialismo” (Firenze) e la
psicologia – “Prolegomeni alla psicogenia” (Bologna). SANCTIS confere a S. la
presidenza di congressi a Firenze, Venezia, Genova, Milano, e Roma. Queste
esperienze lo portano a un approfondimento sempre maggiore della filosofia alla
quale contribue a conferire un indirizzo scientifico, positivista e ampiamente
laico (v. le sue opere Rivoluzione e pedagogia moderna, La scienza
nell'educazione). “Filosofia della scienza” (Firenze); “Il metodo numerico e la
statistica” (Firenze); “Della legge storica” (Firenze); “Della libertà ed unità
organica della filosofia” (Firenze); “Della fisiologia sperimentale” (Pisa);” “Medicina
filosofica” (Firenze); “I principi
metafisici di VICO” (Firenze); “Il triumvirato: ALIGHIERI, GALILEI, E VICO” (Firenze);
Ai popoli salentini e al gonfalone di Galatina un saluto e un augurio (Firenze);
“Il criterio filosofico” (Bologna); Critica del positivismo (Bologna); Le fonti
storiche della filosofia positiva in Italia in GALILEI (Bologna) Gli hegeliani
in Italia (Bologna); La condanna del positivismo (Bologna); Della pedagogia all’educazione
in Italia (Bologna); L’educazione (Bologna); Sul rinnovamento della filosofia in
Italia (Firenze); “La scienza dell'educazione nelle scuole italiane come
antitesi alla pedagogia (Bologna); Dei massimi problemi della pedagogia (Roma);
Il sacro secondo i dettami della filosofia (Firenze); L’nsegnamento della
pedagogia (Torino); Della pedagogia scientifica (Milano); Rivoluzione e
pedagogia moderna (Torino); Storia critica delle teorie sociali (Bologna); Fra
vescovi e cardinali (Roma); Rivoluzione e pedagogia (Torino); “L’educazione
secondo i principi della sociologia” (Bologna); Rinnovamento e filosofia
internazionale (Bologna); La nuova biologia (Milano) Le questioni contemporanee
e la libertà morale nell'ordine giuridico (Bologna). CALOGERO, Enciclopedia
Italiana, Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma,
Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia. Calogero. Enciclopedia
Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Invitto e Paparella, “Ri-leggere
S.” (Lecce); Capone Galatinesi illustri, Guida Biografica, Galatina, Tor Graf
Galatina, Carteggio familiar, Luceri, Centro Studi Salentini, Lecce, P. S. e Pozzolini. Filosofia e Letteratura, Convegno
Galatina Treccani L'Enciclopedia italiana, Psicologia filosofica. Pietro
Siciliani. Siciliani. Keywords: la psico-genia di Vico, ateneo felsineo, l’unita
organica della filosofia, zoologia filosofica, psicogenia, “I principii
metafisici di Vico”. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Siciliani” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Sidonio: implicaturis – inplicatura Lewis/Short -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Sidonio Appolinare – follows a political
career. He writes a number of letters in which he makes reference to
philosophers and philosophical issues. He claims, for example, that Cleante di
Assus bites his nails.
Grice e Signa: la ruota di Venere –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Signa). Filosofo italiano. Insegna retorica (“ars
dictaminis”) a Bologna e Padova. Vive ad Ancona, Venezia, Bologna, Padova, e Firenze.
Tra i saggi più significativi si ricordano il saggio storico “L’assedio
d’Ancona” (Viella, Roma), il “Bon Compagno”; “Rethorica novissima”; “Scacchi e
il “Libellus de malo senectutis et senis”, nel quale, con spirito arguto,
prende in giro le affermazioni di Cicerone che idealizzano la vecchiaia”; la “Rota
Veneris” (Salerno), un saggio di epistolo-grafia amorosa; “Liber de amicitia”;
“Ysagoge Boncompagnus; “Tractatus virtutum”; “Palma Oliva Cedrum Mirra Quinque
tabulae salutationum”; “Bonus Socius e
Civis Bononiae. Garbini, Roma, Salerno, Gabrielli, Le epistole di Cola di
Rienzo e l'epistolografia, Archivio della Società romana di storia patria, Gaudenzi,
Sulla cronologia delle opere dei dettatori bolognesi da S. a Bene da Lucca,
Bullettino dell'Istituto storico italiano, G. Manacorda, Storia della scuola in
Italia, Palermo, Tateo, Enciclopedia
dantesca, Treccani Dizionario biografico
degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. S., su ALCUIN, Ratisbona. Wight: S.'s charter doctrine (Bologna), in:
Medieval Diplomatic and the 'ars dictandi', Scrineum. Keywords: Cicerone, “ars
dictaminis” – o rettorica --. Bon Compagno da Signa. Signa. Keywords: rota
veneris – erotica – ermafrodita – erma: mercurio, afrodita, venere,
afrodisiaco. Luigi Speranza, “Grice e Signa” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Silio: Roma – la maledizione di Dione – Scipione
come Ercole – il sacrificio dell’eroe -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Padova). Filosofo Italiano. Avvocato,
console, pro-console de principato romano. Muore in Campania. Figli: Lucio
Silio Deciano. Console, Proconsole in Asia. Noto semplicemente come S. Italico
è anche un poeta, avvocato e politico romano, autore dei “Punicorum libri XVII”,
il più lungo poema epico latino pervenutoci. Abbiamo notizie di lui da una
lettera di Plinio il Giovane a Caninio Rufo, nella quale parla della sua morte.
Il nome ‘Asconio’ porta a ritenere che fosse legato alla gens patavine. Altre
brevi informazioni ci vengono da Tacito e da Marziale. Di Marziale, S. è il
patrono e sappiamo che opera nel foro come avvocato difensore, probabilmente
già al principato di Claudio. Secondo Plinio, nel principato di Nerone, dovette
esercitare anche l'avvocatura d'accusa, ovvero la delazione vera e falsa per il
favore del principe. Il beneficio che ne tratta e il consolato ordinario. Con
la caduta e morte di Nerone, in quanto amico di Vitellio, S. partecipa alle
trattative di questi con il fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino, che è a
Roma con il figlio di Vespasiano, Domiziano. S. è proconsole in Asia
Minore agl’ordini di Vespasiano. Testimonianza è un'epigrafe ad Afrodisia, che
riporta il suo nome completo. Allo scadere del mandato proconsolare S. si ritira
dalla vita politica attiva dedicandosi agli studi e alla stesura del suo “Punicorum
libri”. Nel Libro III vi è un riferimento al titolo di
"Germanico" assunto da Domiziano e Marziale saluta l'opera nel IV
libro degl’ “Epigrammi”. Anche a causa dello stato di salute aggiorna a Campania,
dove compra la villa di Cicerone, il suo modello di oratoria, e la terra che
custodia la tomba di Virgilio, di cui è un estimatore e ai cui stilemi si rifà
abbondantemente nel corso dei Punica. Durante il principato di Domiziano, ha la
paterna soddisfazione di vedere nominato console il figlio Lucio Silio Deciano,
anche se Marziale e Plinio ci informano che, peraltro, dovette subire la perdita
del figlio minore. In Campania, provato da un male incurabile, si lascia morire
di fame alla maniera del Portico. S. scrive i Punica, poema storico in XVII libri,
anche se secondo una parte della critica il testo è incompiuto, in quanto si
ipotizza un progetto originario in XVIII libri, parallelo alle dimensioni degl’”Annales”
d’Ennio. La tomba di Virgilio al chiaro di luna, con Silio Italico,
dipinto di Wright. I Punica sono il più lungo poema della letteratura latina
che ci sia pervenuto. Racconta la guerra punica dalla spedizione d’Annibale in
Spagna al trionfo di SCIPIONE dopo Zama. La disposizione annalistica
testimonia la sua volontà di ricollegarsi alla III decade di Livio, ne recupera
la cornice architettonica del modello. Colloca dopo il proemio il ritratto di
Annibale e chiude, come Livio, con l'immagine del trionfo di Scipione. I Punica
è concepita quale continuazione ed esplicazione dell' “Eneide” virgiliana. La
guerra d’Annibale è, di fatto, vista come la continuazione di Virgilio,
originata dalla maledizione di Didone contro Enea, mentre dal poema virgiliano
S. restaura la funzione strutturale dell'apparato mitologico, anche se lo
stravolgimento anti-frastico della provvidenza virgiliana è sostituito da
un'epopea dal finale rassicurante. Plinio ha delle riserve sulle capacità
di S., lo ritiene più antiquario che artista per il suo gusto per le
ricostruzioni minuziose. Lo stile sembra influenzato dal gusto del tempo:
"barocco", scene macabre unite al modello epico mitologico, con
banali riflessioni etiche. L'opera, comunque, risulta frammentaria, poiché dà
più importanza ai particolari piuttosto che non all'unità dell'opera stessa.
Quindi, lo scritto di S. è importante soprattutto per la quantità di
informazioni storiche e mitologiche piuttosto che per la sua poesia. S. in
Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. S., in Treccani.it –
Enciclopedie, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. S., su Sapere.it, De
Agostini. Pollidori - Postilla a S., su gionni altervista.org. Giarratano, S.
in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Epist.
III, 7. Patavino: cittadino di Padova (dal latino Patăvium, nome della città di
Padova. Marziale. Vinchesi, Introduzione, in Le guerre puniche, BUR, Milano, Occioni,
S. e il suo poema, Firenze, Monnier, Vinchesi, Introduzione, in Le guerre
puniche, BUR, Milano. S. su Treccani – Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Giarratano, S. Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, S. su sapere.it, Agostini. S., Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica. Silio Italico, su ALCUIN, Ratisbona. S., su Musisque Deoque; S. su
PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. S., open MLOL, Horizons
Unlimited, S., Open Library, Internet Archive. S. su Progetto Gutenberg. V · D
· M Poeti epici antichi Portale Antica Roma Portale Biografie
Portale Letteratura Categorie: Poeti romani Avvocati romani Politici
romani, Poeti, Consoli imperiali romani. S. had a career in politics before
retiring to his villa near Napoli where he pursues his interests in philosophy.
He is a follower of the Porch, an admired by Pliny Minore. S. is a Stoic
philosopher. S. adopts Virgil's basic concept of seeing in the Punic War a
fateful step on the road to Rome's future greatness, pre-ordained and hence
supported by the divine. In his epic, however, S. goes further than Virgilio
had done in trying to illustrate how the actions of the great Romans of the
period, such as Marcellus or Scipione - reveal that harmony between
predestination and choice which is demanded by the philosophy of IL PORTICO. Romans
like Marcello or Scipione remain loyal to the ancient values of Rome, which are
unknown to the antagonist Hannibal. S. shows both Scipione and Hannibal as
trying to emulate Heracles, that hero whom philosophers from both IL PORTICO
and IL CINARGO present as the archetype of a man whose unceasing endeavour and
striving make him able to attain perfection through his own efforts. The Roman
Hercules is, moreover, an important figure in popular religion and in Flavian
principate ideology. In S.’s epic only one of the two claimants is Hercules’s
legitimate successor: Scipione, whose individual striving for perfection is
sub-ordinate to the summum bonum of serving Rome, and thus in harmony with the
universal order in which Rome has its divinely given place. By applying the doctrine
of fate of IL PORTICO to explain the tradition of Rome's heroic past with its
many Republican memories S. establishes a meaningtul connection between that
tradition and the state of the principate in which he himself lives. S.’s aim
is to prove that a ‘classicising’ frame of mind with its orientation towards
the legendary past of Rome leads to an affirmation, instead of a rejection, of
contemporary reality. Tiberio Cazio Asconio Silio Italico. Keywords: SCIPIONE.
Grice e Sillo: il voto al divino -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. A Pythagorean, cited by Giamblico.
The sect being very reluctant to take an oath – invoking a god in vain – Sillo
refused to take one, and just hand over money.
Grice e Simbolo: la filosofia di Giuliano -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma) – Filosofo italiano. Along with two other
philosophers by the names of Ieroteo and Maxximiniano, he persuades Giuliano to
pave the floor of Hagia Sophia with silver. However, the story is doubted, as
is the existence of these three philosophers.
Grice e Simichia – l’élite di Crotona e la sua diaspora -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. A Pythagorean, cited by
Giamblico. “This is the diaspora from Crotona – as if we would have an Oxonian
diaspora, provided the mayor of Oxford deems us elitists!” – Grice.
Grice e Simioni: amanti – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Venezia). Fiosofo italiano. Tra i principali studiosi di PIRANDELLO
(si veda), inizia la sua attività politica militando nelle file del socialismo.
Venne espulso dal partito per indegnità morale. Collabora con l’United States
Information Service. Si trasfere a Monaco di iera per approfondire gli studi per
poi ritornare a Milano. Leader di un collettivo operai-studenti, mentre lavora
alla Mondadori, fonda il collettivo politico metro-politano milanese. Teorizza
lo scontro aperto, e si considera il progenitore delle brigate rosse. Insieme a
circa settanta persone, tra cui componenti del collettivo ed elementi del
dissenso, partecipa al convegno di Chiavari nella sala Marchesani, adiacente la
pensione Stella Maris, nel quale un gruppo di partecipanti dichiara la propria
adesione ad una visione politica. La data di questo convegno viene da taluni
considerata come la data di nascita delle brigate rosse. Altri affermano che la
formazionesia nata con il convegno di Pecorile (Reggio Emilia). L'ultima
attività, prima di passare alla completa clandestinità, a compe come redattore
di "Sinistra proletaria", l'ultimo dei quali riporta in copertina uno
sfondo rosso con disegnato al centro un cerchio nero attorniante le sagome di XIV
mitra. Fonda la scuola di lingue Hyperion, la quale secondo alcuni ha la
funzione di una vera centrale internazionale. Si afferma che e anche il capo
del Super-clan, organizzazione nata da una costola delle brigate rosse. Si insere
nella vita cittadina, ricominciando a frequentare gl’ambienti progressisti e divenendo
vicepresidente della fondazione Pierre. E proprio quale accompagnatore di Pierre,
e ricevuto da Giovanni Paolo II in udienza
privata. Si avvicina al buddhismo tibetano. Si apparta nella campagna di
Truinas, nella Drôme, dove geste un B & B. Craxi, alludendo alla esistenza
di un grande delle brigate rosse (l'eminenza grigia ipotizzata da alcuni che
dall'estero avrebbe guidato, come un burattinaio, molte delle azioni sul suolo
italiano), dichiara che costui poteva essere cercato tra quei personaggi che
avevano cominciato a fare politica con noi e poi sono scomparsi, magari sono a
Parigi a lavorare per il partito armato, frase che venne da molti ritenuto
indicasse come grande proprio lui. L'organizzazione di sinistra extra-parlamentare
Lotta Continua lo accusa di essere un confidente della polizia e in contatto
con i servizi segreti.. Durante la fase iniziale di Mani pulite, e accusato da LARINI
di essere il grande, accuse respinte da lui che le ritenne parte di un'azione
contro Craxi, vista la comune militanza nel socialismo. Hyperion e realmente
una scuola di lingue o la stanza di compensazione di diversi servizi segreti? Ferrari, In teleselezione dalla Francia gli
ordini ai italiani? Corriere della Sera. Entrambi gli edifici sono proprietà
della curia Il convegno di Pecorile in
Anni di Piombo. Il nucleo storico delle brigate rosse. E morto il misterioso
grande, La Tribuna di Treviso, Fratini, Hyperion: scuola di lingue
chiacchierata, ANSA, repubblica cronaca news/caso_moro_il_bierre_franceschini
moretti_una_spia_ riduttivo si sentiva_lenin. Dalla lotta al buddhismo, in
Critica Sociale, Anni di piombo Superclan Hyperion (Parigi) Venezia Anni di
piombo. Corrado Simioni. Simioni. Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Simioni” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Simmaco: il console filosofo – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A philosopher of considerable wisdom,
he was also a consul. Quinto Aurelio Simmaco.
Grice e Simoni: gl’ ‘eretici’
reazionari italiani – gl’acuti – i nobili -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Lucca).
Filosofo italiano. Studia con BENDINELLI e PALEARIO, due umanisti in dore di
eresia. Il secondo fine sul rogo a Roma. Legge sostenuto dal padre e dal
patrizio veneziano MOCENIGO e peregrina nei maggiori studi d'Italia: Bologna, Pavia,
Ferrara, e Napoli. Si laurea a Padova. Diversi ma tutti autorevoli i suoi
professori: da MAGGI a CARDANO, da BOLDONI a BRASAVOLA. La sua formazione e di
stampo del LIZIO, come s'insegna nello studio padovano, con una forte esigenza
razionalistica che ha riflessi nel campo religioso, tale da mettere in dubbio
l'immortalità dell'anima e a creare sospetti di eresia tra i professori e gli
studenti di quella università. Con questa preparazione, S. fa ritorno a Lucca,
dove fu tra i fondatori del collegio medico, esercita la professione medica e
sembra aver scritto i suoi primi saggi di argomento filosofico. Lucca ha
vissuto un periodo concitato d’aperti conflitti sociali e poi di tentativi di
riforme politiche e religiose, portate avanti dal gonfaloniere BURLAMACCHI e
dal circolo di filosofi riuniti intorno a VERMIGLI, priore di S. Frediano.
Quando ritorna a Lucca, quella fervida attività è già stata spenta dalla
reazione cattolica guidata dal vescovo inquisitore GUIDICCIONI, ma certo quelle
idee di riforma circolano ancora sotterraneamente, e forse lui stesso le ha
già raccolte durante i suoi trascorsi nelle diverse università da lui frequentate. Sta
di fatto che è chiamato dall’autorità lucchesi a dare spiegazioni sulle proprie
opinioni. Per tutta risposta non fidandosi troppo delle sue forze, cerca la
salvezza con la fuga. Munito solo di un cavallo e dei propri risparmi, dopo
aver preso commiato dalla famiglia, fugge, accompagnato da un servitore, alla
volta di Ginevra. Negl’atti ufficiali della repubblica di Lucca, la sua
condanna per eresia è formalizzata. A Ginevra, patria del calvinismo, si forma una
numerosa colonia di emigrati italiani e tra questi non pochi erano i lucchesi.
La comunità italiana è inserita in una propria chiesa e S. vi ha l'incarico di
catechista. Preso a benvolere dall'influente teologo BEZA, ottenne di insegnare
filosofia: un incarico dapprima senza compenso, poi retribuito insieme con la
nomina a professore. Anche il padre Giovanni si stabilì a Ginevra. In quello
stesso periodo gli venne aumentato lo stipendio, ottenne un alloggio gratuito
e, nell'accademia è istituita appositamente per lui la cattedra. Pubblica saggi.
Presso Crespin apparve il suo “In librum Aristotelis de sensuum instrumentis et
de his quae sub sensum cadunt commentarius unus” è il commento al “De sensu et
sensibilibus” di Aristotele. In esso define la verità filosofica -- una
premessa tipica del lizio padovano ma poi cerca di dimostrare che la ragione,
indagando la natura, può giungere al divino, rivelando le verità di fede. In
tal modo, sostiene che anche ogni questione ha natura razionale e, qualora
sorgano contrasti, la ragione è in grado di comporli, indicando la via da
seguire per una corretta interpretazione. Una conseguenza, seppure non
esplicita nel commento, della prevalenza della ragione sulla fede, è che il
dogma espressione della tradizionale sub-ordinazione della ragione alla fede non
ha motivo di esistere. Il suo LIZIO che poco concede alla teologia si conferma
con i successivi commenti all'Etica Nicomachea e al De anima, mentre S.
condusse una lunga e dura polemica contro il filosofo Schegk. Questi, proprio
all'opposto del S. usa argomenti tratti dalla scolastica per dimostrare la
realtà della teoria, allora caldeggiata in ambienti luterani, della ubiquità
del corpo di Cristo. S. risponde con argomenti di carattere fisico dimostrando
l'irrealtà di tale assunto. Un olo corpo fisico non può che occupare, nello
stesso tempo, un unico spazio determinato. Anche Cristo, in vita, e soggetto
alla legge naturale. Dopo la morte, Cristo mantenne soltanto una natura divina.
Non è sostenibile l'idea che il divinopossa mutare una legge naturale in legge
trans-naturale o sovra-naturale. Ente perfetto e primo motore immobile come lo delinea
Aristotele il divino agisce sulla natura unicamente attraverso la sua
perfezione che indirizza al bene gl’esseri naturali. Il suo carattere
collerico e l'alta considerazione che ha di sé lo porta a una lite clamorosa
con BALBANI, un altro lucchese. Durante il matrimonio della figlia di questi, S.
lo copre d'insulti, con grave scandalo delle autorità di Ginevra, che fanno
imprigionare S. e lo espulsero dall'accademia. A nulla valsero le suoi scuse
presentate -- è del resto probabile che la severità del consiglio e del Concistoro
ginevrino e motivata anche dalla freddezza e dallo suo spirito d'indipendenza
dimostrato che pure si dichiara calvinista in materia di religione. Tuttavia BEZA
gli mantenne ancora la sua amicizia e lo forne di una lettera di
raccomandazione con la quale si dirige alla volta di Parigi. A Parigi ottenne
una buona accoglienza. I calvinisti qui chiamati ugonotti sono ancora tollerati
e le lusinghiere referenze gli fanno ottenere una cattedra di filosofia al collège
royal, dove le sue lezioni ottenneno subito un grande concorso di pubblico.
Come scrisve a BEZA, alle sue lezioni assistevano sei o settecento uomini
barbati, dottori, professori, et altri di robba lunga, preti, frati, giesuiti et
altra simil razza d'uomini. Si ha congratulazioni di RAMO, che volle
incontrarlo e lo chiama “felicissimum et praestantissimum ingenium italicum”,
non però quelle del collega CHARPENTIER, che teme che fosse stato mandato da
Ginevra per turbare questa scuola. Sa che la sua permanenza a Parigi è precaria.
Il nome di Ginevra mi nuoce più che il nome di ugonotto -- né puo valere molto
la protezione del cardinale COLIGNY, passato al calvinismo. Rifere di aver
rifiutato offerte sostanziose da parte cattolica per insegnare in loro collegi,
a prezzo di una sua conversione, e di attendersi un prossimo editto che affronta
il problema della convivenza tra cattolici e ugonotti. Un editto
effettivamente ci e, emanato da Carlo IX, con il quale si proibe ai protestanti
l'insegnamento pubblico. Così, perduti anche i suoi saggi che gli furono
sequestrati, e costretto ad abbandonare la Francia. Si apre un nuovo
periodo di difficoltà. Non potendo insegnare a Ginevra, cerca di ottenere un
incarico a Zurigo e a Basilea, sollecitando in tal senso altr’emigrati italiani
come l'editore PERNA e il filosofo umanista CURIONE, ma invano. I sospetti di
anti-trinitarismo che gravano sul suo conto, da quando fa visita nel carcere di
Berna all'eretico GENTILE poco prima che
questi venisse giustiziato, e il recente scandalo provocato a Ginevra non
agevolavano il suo inserimento nelle élite filosofica delle città
svizzere. Ottenne bensì una raccomandazione da BULLINGER per un posto di
insegnante a Heidelberg, ma anche qui rimane poco tempo. La sua amicizia con
l'anti-trinitario ERASTO, il suo aLIZIO senza compromessi dal nulla, nulla si
crea, sostenne in una pubblica lezione, cosicché anche Cristo era stato creato
dal divino Padre e il suo carattere spigoloso gl’alienarono ogni simpatia e
dove riprendere la via di Basilea. Ottenne una cattedra straordinaria di
filosofia a Lipsia. Se puo fregiarsi della stima d’Augusto I, non eguale
considerazione ottenne dai suoi colleghi, che fanno gruppo a sé e lo isolarono.
Non si perde d'animo. Molto popolare tra gli studenti per la vivacità delle sue
lezioni e lo spirito critico che infonde negl’allievi, fonda, all'interno
dell'Università, un'accademia sul modello umanistico italiano, battezzandola degl’acuti.
Degl’acuti, entra a far parte un gruppo di suoi studenti. Le discussioni
dovevano vertere sulla interpretazione di passi del LIZIO i filosofi così
raggruppati intorno a lui dettero ben presto dello spirito critico e dell'idea
di esser superiori agl’altri, che il vivace professore finisce per insinuare
nei loro animi. Pasquinate anonime contro un professore, e un litigio clamoroso
tra questo e S., iniziano una serie di incidenti che ha termine con la soppressione
degl’acuti. La soppressione degl’acuti, decisa dal senato universitario,
testimonia i difficili rapporti intercorrenti tra l'università e lui, che per
altro in città era reputato ospite illustre, professionista affermato e
ricercato, uomo di mondo e di cultura dalla posizione prestigiosa, che gode
della stima e del rispetto dei suoi concittadini, e la cui fama oltrepassa la
frontiera del paese che gli dava ospitalità. Infatti, oltre a insegnare
filosofia e ad avere allievi anche illustri, come il prìncipe RADZIWIŁL,
esercita la professione medica, vantando clienti di riguardo. Pubblica il suo saggio
filosofico più originale, la “De vera nobilitate”, dedicato ad Augusto I. La
vera nobiltà è la virtù (ANDREIA) dell'anima umana, la quale è intesa alla
maniera del LIZIO, come forma del corpo. La virtù dell'anima è perciò
strettamente legata alla particolare costituzione del corpo, trasmessa
nell'individuo di generazione in generazione dal seme del padre, che
costituisce la causa efficiente del singolo essere. Non per nulla da ‘genere’ deriva
‘generoso’. Se pure non ogni nobile è generoso, chi è generoso è considerato
nobile. Le differenze sociali tra gl’uomini e le conformazioni dei loro corpi
sono egualmente corrispondenti per necessità naturale. La natura vuole infatti
fare diversamente il corpo dei liberi da quelli dei servi. Questi robusti e con
deformità necessarie al loro particolare utilizzo. Quelli diritti e belli,
perché non desti tali fatiche, ma alla vita civile. L’educazione svolge una
funzione per la formazione dell'uomo, ma resta inferiore a quella naturale. Di
due uomini, di diversa estrazione sociale ma educati allo stesso modo, il
nobile risulta meglio formato, in quanto la natura lo ha costituito di una
materia superiore. L'educazione ha lo stesso effetto della medicina. Fa
recuperare la propria condizione di salute, ma non può migliorarla oltre il
limite fissato dalla natura. Viene da sé che le famiglie nobili d’Italia diano
lustro alla nazione italiana, formando l'élite della società civile sotto l'aspetto
culturale e politico. Questo avviene nella nazione italiana, di antica civiltà in
sostanza. Presso i barbari non può esistere nobiltà. Il barbaro e giustamente
detto servo per natura e in quanto servo non porta in lui nessuna virtù,
essendo nato per servire sotto una tirannia e non in un regio e civile governo.
La virtù dei nobili non possono consistere nell'accumulare ricchezze, ma essa e
ugualmente attiva e pratica. E la virtù civili del politico, che si occupa del
benessere dei cittadini, quelle del medico, che si occupa della salute degl’individui,
del fisiologo, che studia la natura e infine del metafisico, che studia le cose
divine. Queste ultime, insieme alla virtù della contemplazione, è però meglio
riservarle nella vita che ci attende dopo la morte, quando quei problemi
saranno facilmente risolti. Queste cose sono irrise dai politici, tra i quali,
non tra gl’angeli, si discute di nobiltà. Nel frattempo, è opportuno dedicarsi
alle cose di questo mondo ed essere utili alla società degl’uomini. Si loda
Socrate il quale, trascurate le altre parti della filosofia, coltiva quella
sola che era più adatta ai costumi degl’uomini e alle istituzioni civili. Che
la vera nobiltà si debba esprimere nell'attività pratica e civile è ribadito
più volte. La nobiltà spunta fuori dalla società civile, non dalla solitudine e
la virtù spirituale, come quelle mostrate dai mistici e dai contemplativi,
non e virtù nobile propria dell'essere umano. Questa virtù discende direttamente
dal divino e perciò non derivano da generazione spermatica naturale del padre,
non sono frutto della carne e del sangue il fondamento della vera nobiltà e non
essendo ereditarie non puo essere considerata virtù nobile. Naturalmente, ai innobili
non possono essere affidati incarichi di responsabilità nel governo della
società, ma al più solo l'esercizio di magistrature minori. Derivando dal
sangue la nobiltà, non si può diventare autenticamente nobili attraverso
conferimenti onorifici, anche se concessi d’un sovrano mentre, al contrario, un
autentico nobile non può essere privato della fama e dell'onore, perché in lui
opera sempre quella forza e quell'efficacia naturale ricevuta dai suoi antenati.
Dopo questa applicazione dei principi del LIZIO al vivere civile e al governo
dello stato, che deve essere affidato a chi per natura fa parte degl’ottimati,
si dedica a trattare temi propriamente medici. Appare a Lipsia il suo “De
partibus animalium” ove descrive la conformazione del feto, la “De vera ac
indubitata ratione continuationis, intermittentiae, periodorum febrium
humoralium”; l'”Artificiosa curandae pestis methodus” ; la “Synopsis brevissima
novae theoriae de humoralium febrium natura” -- temi di drammatica attualità, a
Lipsia, investita da un'epidemia di peste. Ottene il permesso di
esercitare la professione medica all'interno dell'università, pur senza
ottenere, oltre quella straordinaria di filosofia, anche una cattedra di
medicina. Presenta ad Augusto I una proposta di riforma universitaria. S'indica
la necessità di una maggiore cura nell'assunzione dei professori, che dovevano
dimostrare non solo di possedere la necessaria scienza, ma anche capacità
didattiche. Dovevano anche essere obbligati a tenere un maggior numero di
lezioni s'imponevano multe ai professori inadempienti mentre la durata
dell'anno accademico venne prolungata. Particolare cura dedica
all'insegnamento. Dovevano tenere lezioni V professori, tra i quali un chirurgo
che avrebbe tenuto esercitazioni di anatomia e fatto dimostrazioni pratiche di
cura delle diverse affezioni. La qualità dell'insegnamento teorico anda migliorata.
Ritene che corressero troppe affermazioni dogmatiche, che sarebbero dovute
essere verificate dalla pratica e dal rigore della dimostrazione dialettica. A
questo proposito opina che avrebbe giovato un'accurata conoscenza delle opere del
LIZIO. Non mancano poi critiche severe sull'attuale andamento a Lipsia. I
rettori sono scelti grazie alle loro aderenze, si promuovevano studenti
immeritevoli, vi è scarsa pulizia, la farmacia universitaria è mal tenuta. Tali
proposte e simili critiche non potevano che alimentare ancor più l'ostilità dei
colleghi. Egli non sembra preoccuparsene. La stima dell'Elettore Augusto si
mantene immutata, se lo fa nominare Professore di filosofia e lo promuove a suo
primo medico personale. Avvenne tuttavia che, su sollecitazione della chiesa
luterana, la quale prepara una confessione di fede che in particolare tutti
funzionari e gl’impiegati, a vario titolo, dello stato avrebbero dovuto
firmare, l'elettore pretese tale sottoscrizione anche dal professor S.,
ottenendone un netto rifiuto. Racconta lo stesso S. che, avendo rifiutato
costantemente di sotto-scrivere quella che i teologi sassoni denominarono
Formula di Concordia, il Principe Elettore rivolge il suo sdegno contro di me. Al
che S. decide di andarsene e, nonostante l'Elettore cerca d'impedirlo, da
l'ultimo saluto a quelle popolazioni. Si trasfere a Praga, dove venne assunto
quale medico personale di Rodolfo II. Tale incarico e il carattere cattolico
dell'Impero di cui era ora suddito rendeva necessario un chiarimento sulle sue
posizioni religiose, poiché è nota la rottura avvenuta a Ginevra con i
calvinisti e a Lipsia con i luterani. S. si adegua facilmente alla nuova situazione
e abiura pubblicamente le passate convinzioni, ritratta quanto nei suoi scritti
poteva esservi di eretico e abbraccia formalmente il cattolicesimo. Si tratta
di una scelta di convenienza, seppure comprensibile nel clima torbido delle
persecuzioni e dell'intolleranza. Lo scrive lui stesso all'amico Selnecker, un
teologo luterano. Confesso di aver abiurato, anche se non avrei voluto farlo
neppure a costo del mio sangue. Di tale mio atto altri comunque sono i
responsabili. In nessun altro modo avrei potuto infatti salvare la mia vita,
quella di mia moglie e dei miei figli che speravo di poter condurre con me. La
moglie muore poco dopo e i tre figli rimasero affidati a Lipsia al nonno
materno. Io, un italiano perseguitato a causa della religione luterana,
dichiarato nemico della patria, esposto per decreto del senato all'agguato di
sicari. E ricorda la sorte di chi non si è piegato a compromessi. I che vidi
con questi occhi il Paleologo, esule per causa di religione, condotto su
richiesta del legato pontificio dalla Moravia a Vienna, e di qui trascinato in
catene a Roma (si sente dire che ormai è stato crudelmente arso sul rogo), io
che sono circondato da ogni parte da infinite difficoltà e pericoli di ogni
genere, che cosa avrei dovuto fare? Questa lettera non venne agl’occhi dei
gesuiti, che vantarono il successo ottenuto con la presunta conversione del filosofo
famoso, il quale avrebbe promessoa dir lorodi collaborare nella lotta agl’eretici.
La loro soddisfazione non dovette però durare a lungo, o forse essi stessi
credettero poco alla conversione del S., se lo storico gesuita SACCHINI puo
qualificarlo di miserabile uomo che in disprezzo di ogni religione sprofonda
nell'empietà, mentre tra i protestanti BEZA, alla notizia della sua
conversione, commenta di essere sempre stato convinto che l'unico divino è in
realtà Aristotele, del Lizio. Monau, dopo aver ricordato i suoi continui
trascorsi da cattolico si è fatto calvinista, da calvinista anti-trinitario, da
anti-trinitario luterano, e ora di nuovo papista. Lo stratteggia da uomo
profano ed empio, come indicano sia i suoi costumi, sia i suoi discorsi, sia
tutta la sua vita. Forse egli stesso sente di essere circondato da un clima di
diffidenza se non di disprezzo, perché prende la risoluzione di lasciare le
terre dell'impero per trasferirsi in Polonia. Sembra che sia stato un
altro italiano, BUCCELLA, medico personale del re Stefano Báthory, a
raccomandarlo come medico della corte di Cracovia. BUCCELLA, di fede
anabattista, gode di notevole considerazione, né la sua fama d’eretico gl’aveva
pregiudicato l'esercizio della professione in quella Polonia che era ancora un
paese tollerante. Il prestigioso incarico e la fama stessa di cui da tempo gode
gl’apre le porte della migliore società. Riprese a pubblicare alcuni saggi: la “Disputatio
de putredine” è una confutazione, sulla scorta di Aristotele del Lizio, delle
teorie d’Erasto, mentre la “Historia aegritudinis ac mortis magnifici et
generosi domini a Niemsta” è una relazione sulla morte di un borgomastro. Sulla
malattia di quest'ultimo torna nel “Simonius supplex” insieme con una delle
solite polemiche che lo videro ora opporsi al medico di SQUARCIALUPI. Una nuova
svolta nella sua si verifica con la
malattia e la morte del re Stefano. Báthory si sente male nel suo castello di
Grodno, e nel consulto tenuto da BUCCELLA e da S. emersero serie divergenze. BUCCELLA
giudica molto grave le condizioni di Stefano. S. ritenne che non ci è nessun
pericolo. Due giorni dopo le condizioni del re si aggravarono e i due medici si
trovarono d'accordo nell'imporre un salasso al re ma in contrasto sulla dieta. S.
e favorevole a fargli bere del vino, che BUCCELLA intende invece proibire.
Nemmeno nella diagnosi si trovarono d'accordo. Per BUCCELLA, il re soffre di
asma. Per S., d’epilessia. Sopravvenne una nuova grave crisi e il re perde
conoscenza. Pur giudicando molto gravi le sue condizioni di salute, S.
rassicura i circostanti, perché, a suo dire, non c'è ancora pericolo di morte.
Appena pronunzia queste parole che il re spira. Lascia il castello e non volle
assistere all'autopsia, sostenendo che è inutile, poiché l'epilessia “ab
infernis partibus ducit originem” e non lascia tracce nel cadavere. Coordinata
da BUCCELLA, l'autopsia è effettuata da Zigulitz, che accerta una grave
alterazione dei due reni. La ri-cognizione dello scheletro di Báthory conferma
che la morte avvenne per de-generazione renale, uremia e calcolosi. Cracovia:
chiesa di San Francesco pubblica a sua difesa lo “Stephani primi sanitas, vita medica,
aegritudo, mors” che e violentemente contestato dal “De morbo et obitu
serenissimi magni Stephani” scritto da Chiakor su ispirazione di BUCCELLA. La
polemica prosegue a lungo, coinvolgendo altr’amici di BUCCELLA, e degenerando
in insulti e attacchi sulle convinzioni filosofiche dei due protagonisti. Contro
S., tra gl’altri, e indirizzato l'opuscolo “Simonis Simoni lucensis, primum
romani, tum calviniani, deinde lutherani, denuo romani, semper autem athei
summa religio”. Alla fine, Sigismondo III ri-conferma BUCCELLA nella carica di
medico curante, escludendo S. da ogni incarico di corte. Da allora, le
notizie su lui si fanno scarse. Pur senza avere incarichi ufficiali, mantenne
una ricca clientela e gode della considerazione di Rodolfo, dei principi Radziwiłł, di Pavlowski e
dei gesuiti, dai quali si fa ri-ilasciare un salva-condotto per rientrare in
Italia e recarsi a Roma. Precauzione necessaria, con i suoi trascorsi: una
precauzione maggiore e però quella di rinunciare al viaggio. La sua vita
agitata ha così fine a Cracovia, come lo ricorda la lapide posta sulla sua
tomba nella chiesa di S. Francesco. La data di nascita si deduce dalla lapide
sepolcrale, poi andata distrutta in un incendio, posta nella chiesa di S. Francesco,
a Cracovia, nella quale era scritto che il Simoni «ultimum diem clausit III.” Il
testo della lapide è in S. Ciampi, Viaggio in Polonia, Queste notizie biografiche
si apprendono da saggio di S., “Scopae, quibus verritur confutation”. Per
secoli gli storici discuteno del luogo della sua nascita. Verdigi, “S. filosofo
e medico”, Madonia, “S. da Lucca”; Lucchesini, Come scrive egli stesso: S., “Synopsis
brevissima” Madonia, S. da Lucca, Tommasi,
“Sommario della storia di Lucca”; Pascal, “Da Lucca a Ginevra. Studi
sull'emigrazione religiosa lucchese”; Fabris, “La filosofia di S.” n Verdigi, S.,
S. S. a Teodoro di Beza, in Pascal, Da
Lucca a Ginevra, e in Verdigi, S. S. a Beza, in Verdigi, S., Madonia, S. Pierro,
La vita errabonda di uno spirito einquieto. S. S. S., “Simonius supplex” in Madonia, S. da Lucca, Firpo, Alcuni
documenti sulla conversione al cattolicesimo dell'eretico lucchese. Il paleo-logo
e decapitato in carcere e il cadavere
arso pubblicamente a Roma, nel campo de' fiori. Firpo, Alcuni documenti sulla
conversione al cattolicesimo di un eretico lucchese; Sacchini, Historia
Societatis Jesu, in Verdigi, S., Beza, lettera a Gwalther, in Pascal, Da Lucca
a Ginevra, Monau, lettera a Crato, in Caccamo, “Eretici italiani” Pierro, La
vita errabonda di uno spirito inquieto. S., Madonia, S. da Lucca. Altre saggi:
“In librum Aristotelis de sensuum instrumentis et de his quae sub sensum cadunt
commentarius unus” (Geneva, Crispinum); “Commentariorum in Ethica Aristotelis
ad Nicomachum, liber primus” (Geneva, apud Ioannem Crispinum); “Interpretatio
eorum quae continentur in praefatione Simonis Simonij Lucensis, Doct. Med. et
Philosophiae cuidam libello affixa, cuius inscriptio est: Declaratio eorum quae
in libello D. D. Iacobi Schegkii, & c.” (Geneva, Crispinum); “Phisiologorum
omnium principiis Aristotelis De anima libri III” (Lipsiae, Võgelin); Anti-schegkianorum
liber I, in quo ad obiecta Schegkii respondetur, vetera etiam non nulla,
dialectica et phisiologica praesertim, errata eiusdem, male defensa et excusata
inculcantur, novaque quam plurima peiora prioribus deteguntur” (Basilea, Perna);
“Responsum ad elegantissimam illam modestissimamque praephationem Schegkii, cui
titulum fecit Prodromus antisimonii”; “Ad amicum quendam epistola, in qua vere
ostenditur, quid causae fuerit, quod responsum illud, quo maledicus, et multis
erroribus refertus Schegkij doctoris et professoris Tubingensis liber plene
refellitur, nondum in lucem prodierit” (Pariggi, in vico Jacobaeo); “De vera
nobilitate” (Lipsiae, Rhamba); “De partibus animalium, proprie vocatis Solidis,
atque obiter de prima foetus conformatione” (Lipsiae, Rhamba); “De vera ac
indubitata ratione continuationis, intermittentiae, periodorum febrium
humoralium” (Lipsiae, Bervaldi); “Artificiosa curandae pestis methodus,
libellis duobus comprehensa” (Lipsiae, Steinmann); “Synopsis brevissima novae
theoriae de humoralium frebrium natura, periodis, SIGNIS, et curatione, cuius
paulo post copiosissima et accuratissima consequentur hypomnemata; annexa
eiusdem autoris brevi de humorum differentiis dissertatione. Accessit eiusdem
Simonis examen sententiae a Brunone Seidelio latae de iis, quae Jubertus ad
axplicandam in paradoxis suis disputavit” (Basilea, Perna); “Historia
aegritudinis ac mortis magnifici et generosi domini a Niemsta” (Cracovia,
Lazari); “Disputatio de putredine” (Cracovia, Lazari); “Commentariola medica et
physica ad aliquot scripta cuiusdam Camillomarcelli SQUARCIALUPI nunc medicum
agentis in Transilvania” (Vilna, Velicef); “Simonius supplex ad incomparabilem
virum, praeclarisque suis facinoribus de universa republica literaria egregie
meritum Marcellocamillum quendam Squarcilupum Thuscum Plumbinensem triumphantem”;
“Pars in qua de peripneumoniae nothae
dignitione curationeque in domino a Niemista, de subiecto febris, de rabie
canis, de starnutamento, de infecundis nuptiis agitur” (Cracovia, Rodecius); “D.
Stephani primi Polonorum regis magnique Lithuaniae ducis vita medica,
aegritudo, mors” (Nyssae, Reinheckelii); “Responsum ad epistolam cuiusdam G.
Chiakor Ungari, de morte Stephani primi”; “Responsum ad Refutationem scripti de
sanitate, victu medico, aegritudine, obitu, D. Stephani Polonorum regis,
Olomutii, Scopae, quibus verritur confutatio, quam advocati Nicolai Buccellae
Itali chirurgi anabaptistae innumeris mendaciorum, calumniarum, errorumque
purgamentis infartam postremo emiserunt (Olomutii, Milichtaler); Appendix
scoparum in N. BUCCELLAM, Sacchini, Historiae Societatis Iesu” (Antverpiae, Nutii);
Ciampi, “Viaggio in Polonia” (Firenze, Gallett); Lucchesini” (Lucca, Giusti); Tommasi,
Sttoria di Lucca” (Firenze, Vieusseaux); Pascal, “Da Lucca a Ginevra. Studi
sull'emigrazione religiosa lucchese” -- Rivista storica italiana, Cantimori, “Un
italiano a Lipsia” Studi Germanici -- Pierro, “La vita errabonda di uno spirito
inquieto” (Minerva, Torino); Caccamo, “Eretici italiani” (Firenze, Sansoni); Firpo,
“Alcuni documenti sulla conversione al cattolicesimo dell'eretico lucchese S.”,
“Annali della Scuola normale superiore di Pisa, Madonia, Rinascimento, Firenze, Sansoni, Madonia,
Il soggiorno in Polonia, in «Studi e ricerche I», Verdigi, Lucca, Tiraboschi su
S., in Biblioteca Modenese, Modena, Ciampi,
Viaggio in Polonia, Lucchesini, Della storia letteraria del Ducato lucchese, Tommasi, Sommario della storia di Lucca, su S. Antischegkianorum liber I. S., De vera
nobilitate; S/ Artificiosa curandae pestis methodus. Simone Simoni. Simoni.
Keywords: nobilitaà, eretici italiani. Luigi Speranza, “Grice e Simoni” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Simonide: la filiale dell’Accademia – Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. S. is a follower of the
Accademia – and he is well known for living a principled and disciplined life.
He is, unfortunately, accused of involvement in a plot against Valens, the
emperor. Simonide’s refusal to betray any secret let to him being burnt alive.
Grice e Sini: la filosofia del
segno – filosofia italiana – Luigi Speranza (Bologna). Filosofo Italiano. Grice: “I like Sini; especially his “I
segni dell’anima,” since this is, in a nutshell, what my philosophy has been
all about: the signs of the soul!” Studia a Milano sotto BARIÉ e PACI, con il
quale si laurea. Insegna ad Aquila e Milano. Membro per del Collegium phaenomenologicum
di Perugia, della Società filosofica italiana e socio dei Lincei, dell'Istituto
lombardo di scienze e lettere. Insignito per una sua opera del premio della presidenza
del consiglio dello stato italiano. Collabora al Corriere della Sera e la Rai. Dirige
per Versorio la collana "Pragmata", membro del comitato scientifico
del festival La Festa della Filosofia. Premiato da Milano con l'Ambrogino d'oro.
Con Grice, tra i primi a segnalare all'attenzione l'importanza della teoria del
segno di Peirce. Propone un filone di ricerca sulla convergenza dei percorsi di
Peirce e Heidegger sul filo dell'ermeneutica benché la sua formazione didattica
fosse di orientamento prevalentemente fenomenologico. La sua proposta teoretica
si concentra sul tema della scrittura e sulla centralità dell' abecedario come
forma logica della filosofia nella lingua del Lazio. In “Figure
dell'enciclopedia filosofica” rende conto della radicalità del gesto istitutivo
di LUCREZIO e della nascita della filosofia romana in modo da illuminare la
genealogia della nostra civiltà e le figure del suo destino. Questo saggio si
misura con nodi problematici e profondi della nostra cultura. Si mostra la
verità del gesto filosofico di LUCREZIO nel tratto tecnologico dell’abecedario
che trasforma la relazione al mondo in cosità – “de rerum natura”. La pratica
del concetto, infatti, in-forma il paradigma dell'oggettività – “in rerum
natura” -- e traduce la sterminate antichità dell'umano all'interno dell'ambito
crono-topico della visione logica elaborata dalla scansione dell’abecedario del
mondo con la conseguente nascita del tempo e del sapere storico. All'educazione
mitologica dei corpi dei uomini si sostituisce l'educazione dei animi nella ri-mozione
delle qualità sensibili della vita vissuta. Prima operazione di ingegneria
genetica che comporta sia la nascita del soggetto morale nella paideia del bio-politico
-- come Nietzsche intuisce -- sia il conseguente destino nichilista rivelato
dal dis-incanto. Ma l'intreccio, che dalla pre-istoria conduce ai nostri
giorni, rinvia al desiderio e all'iscrizione originaria che danza nelle figure
del sesso e della morte. La soglia così dischiusa, annunciata dalla verità
analogica dell'evento mimato nella generazione, permette il passaggio del
movente desiderante nel desiderio di vita eternal. L’ACCADEMIA e la logica
disgiuntiva hegeliana rappresentano i due poli più rilevanti di questa
consapevolezza lancinante. Addirittura, tutta la filosofia dell’ACCADEMIA è
probabilmente da pensare come la domanda più alta e profonda che sia mai stata
posta alla sapienza di BACCO. E così,
dagli ominidi alla società dell'informazione, sul filo delle pratiche che ne
circoscrivono le traiettorie, la trama del senso transita al SEGNO disegnando
le co-ordinate del nostro tempo e il predominio della visione scientifica e
delle sue figure che dileguano la consistenza dell'inter-soggetivito,
profilando nel rituale pubblico del potere finanziario, e nella conseguente
imposizione dell'universalità oggettiva, un paradosso costitutivo che nasconde
nuove e positive opportunità ancora tutte da scoprire -- e attualmente
mascherate dalla deleteria mercificazione imperante. Delineando nuove occasioni
di senso, le figure dell'enciclopedia invitano a sognare più vero, vale a dire
ad abitare la conoscenza filosofica nell'esercizio dell'evento del significato
nella concretezza delle sue pratiche. Ethos di una nuova scrittura della
soggezione del mortale al desiderio, nell'apertura al transito della vita.
Approfondisce la questione del logos -- parola, ragione -- e della tecnica
facendo del primo il fondamento ultimo, della seconda l'essenza. Una posizione
di rilievo e in controtendenza all´interno del panorama di questa specifica
area della filosofia. Altre saggi: “I greci” ((Accademia di Belle Arti,
Milano), “La funzione della filosofia” (Marsilio, Padova); “La fenomenologia”
(Nigri, Milano); “Storia della filosofia” (Morano, Napoli); “Il pragmatismo
(Laterza, Roma); “Segno” (Mulino, Bologna); “Passare il segno” (Saggiatore,
Milano); “Kinesis: saggio d'interpretazione (Spirali, Milano)”; “Il metodo”
(Unicopli, Milano); “Parola e silenzo” (Marietti, Genova); “Segni dei animi” (Laterza,
Bari); “Segno ed immagine” (Spirali, Milano); “Segni dei uomini” (Egea, Milano):
“L'espressione e il profondo” (Lanfranchi, Milano)”, Etica della scrittura (Il
Saggiatore, Milano, Mimesis, Milano); “Pensare il Progetto” (Tranchida, Milano);
“Filosofia teoretica” (Jaca, Milano) Variazioni sul foglio-mondo. Peirce,
Wittgenstein, la scrittura” (Hestia, Como), “L'incanto del ritmo” (Tranchida,
Milano Filosofia e scrittura (Laterza, Roma); “Scrivere il silenzio:
Wittgenstein e il problema del linguaggio” (Egea, Milano); “Teoria e pratica
del foglio-mondo (Laterza, Roma-Bari) Gli abiti, le pratiche, i saperi (Jaca,
Milano) Scrivere il fenomeno: fenomenologia e pratica del sapere (Morano,
Napoli) Ragione (Clueb, Bologna) Idoli della conoscenza (Cortina, Milano La
libertà, la finanza, la comunicazione (Spirali, Milano) La scrittura e il
debito: conflitto tra culture e antropologia” (Jaca, Milano); “Il comico e la
vita” (Jaca, Milano); “Figure dell'enciclopedia filosofica. Transito verità” (Jaca,
Milano), “L'analogia della parola: filosofia e metafisica; La mente e il corpo: filosofia e psicologia; Origine
del significato: filosofia ed etologia; La virtù politica: filosofia e
antropologia; Raccontare il mondo: filosofia e cosmologia; Le arti dinamiche:
filosofia e pedagogia La materia delle
cose: filosofia e scienza dei materiali (Cuem, Milano); “La verità e la vita” (Ghibli,
Milano) Del viver bene: filosofia ed economia (Cuem, Milano); “Distanza un
segno: filosofia e semiotica” (Cuem, Milano); “Il gioco del silenzio (Mondadori,
Milano); “Il segreto di Alicia” (AlboVersorio, Milano); “Eracle al bivio:
semiotica e filosofia” (Bollati Boringhieri, Torino); “Da parte a parte.
Apologia del relativo (ETS, Pisa) L'uomo, la macchina, l'automa: lavoro e
conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto (Boringhieri, Torino) L'Eros
dionisiaco (Versorio, Milano); “Figure d'Occidente” (Versorio, Milano); “La
nascita di Eros” (Versorio, Milano); “Spinoza” (Time, Milano ); Redaelli, Il
nodo dei nodi. L'esercizio della filosofia” (Ets, Pisa); “Il filosofo e le
pratiche. In dialogo con S. (E.Redaelli,
BrovelliCrippa, Valle, Redaelli),
Milano, CUEM. Comerci, Filosofia e mondo. Il confronto di S., Milano, Mimesis. Cristiano, La filosofia di S.: semiotica ed
ermeneutica (Milano, Mimesis) Collana
Pragmata, in AlboVersorio, Cfr. Copia archiviata, su unimi). Logos e techne,
tecnologia e filosofia, S. Noema, Treccani Enciclopedie o Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Nòema la
rivista di filosofia diretta da Fabbrichesi e S., su riviste. Archivio S. il
luogo ove i materiali relativi ai corsi di S. ed altro ancora. Lectio
Magistralis di S. su La Différance, Arcoiris TV, Riflessioni sul Senso della
Vita. Intervista di Nardi, Riflessioni
Collana Pragmata, Versorio. Carlo Sini. Sini. Keywords: segno, da Lucrezio a
Cicerone. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sini” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Siracusa: il tutore di
filosofia del principe ai bagni di Pozzuoli – filosofia siciliana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. Grice: “We know William is from
Ockham but we call him Ockham, not William; similarly, Alcaldino is from
Siracusa, and I call him Siracusa!” Vissuto vicino alla corte degl’Hohenstaufen. Studia
a Salerno, presso la celebre scuola medica. Dopo gli studi in lettere, si
cimenta in quelli di filosofia, raccogliendo attorno a sé una serie di seguaci.
Quindi, in seguito alla conclusione del corso regolare degli studi, e scelto
per fare da insegnante filosofia presso la stessa scuola salernitana. Divenuto
uno dei più stimati filosofi della scuola, e chiamato alla corte d’Enrico VI , che
nel frattempo è entrato in possesso del regno di Sicilia, ed e assunto come
filosofo del sovrano. Dopo la morte d’Enrico, divenne il filosofo di lui figlio, Federico II, che lo rese degno
di confidenza e apprezzamento. Oltre alle ordinarie attività legate ai saggi
filosofici, si occupa anche di poesia. Scrive un saggio in versi sui bagni
minerali di Pozzuoli, il “De balneis puteolanis”. In questo poema filosofico
rimato vengono descritti con precisione il luogo, le qualità e le virtù dei suddetti
bagni. Scrive inoltre II opere nelle quali celebra le gesta d’Enrico VI e
Federico II. “De triumphis Henrici imperatoris de his quae a Friderico II imperatore
praeclare ac fortifer gesta sunt”. Panvini di S. Caterina Salvatore De Renzi, Panvini
di S. Caterina, Biografia degl’uomini illustri della Sicilia, Ortolani, Napoli,
S. De Renzi, “Storia documentata della scuola medica di Salerno” (Napoli). Siracusa.
Keywords: i bagni di Pozzuoli. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Siracusa” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Sirenio: ‘libero’ arbitrio
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Insegna Bologna.
“De fato” (Venezia, Ziletti). Sirenio. Keywords: libero arbitrio, contingetia,
possibilitas, necessitas, ‘secundum philosophorum opinionem” fatum, casum, il
fato, il caso -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sirenio” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Siro: l’orto a Napoli – Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Napoli).
Filosofo italiano. S. founds a fililale of L’ORTO at Napoli. VIRGILIO attends
it, as does ORAZIO. L’ORTO enjoys a great success, as S. succeeds in attracting
a number of influential followers. VIRGILIO lived in the casino of L’ORTO -- but
the subsequent fate of The Garden is unknown.
Grice e Sisenna: l’orto romano -- Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. He achieves acclaim as a historian. Cicerone suggests that S.
was a member of L’ORTO, ‘but not a very consistent one.’ Lucio Cornelio
Sisenna.
Grice e Solari: iustum/iussum, o il
tutore fascista – filosofia italiana – Luigi Speranza (Albino), Filosofo italiano. Frequenta il collegio
S. Francesco di Lodi retto dai Barnabiti per poi proseguire gli studi a Messina,
da dove poi si trasferì presso Torino. Si forma nel laboratorio di economia politica
di MARTIIS, per poi scegliere la filosofia del diritto sotto la guida di CARLE.
Anche membro di una tra le istituzioni culturali più prestigiose a livello
nazionale: i lincei. Autore di un idealismo sociale e studioso di PAGANO, esponente
della scuola di filosofia del diritto di Torino, dove tenne questa cattedra quando
succedette a CARLE all’anno in cui è sostituito da BOBBIO. Ha tra i suoi allievi
lo stesso BOBBIO, TREVES, SCARPELLI, GOBETTI, ENTRÈVES, PAREYSON, FIRPO, COLLI,
LEONI, EINAUDI, e GORETTI. Si dedica esclusivamente all'insegnamento
universitario, rifiutando qualsiasi incarico pubblico -- non diventa nemmeno
preside della sua facoltà --; le cattedre da lui ricoperte sono state nelle
Messina, Cagliari e Torino. Presta il giuramento di fedeltà al FASCISMO. Saggi:
“La scuola del diritto naturale nelle dottrine etico-giuridiche” (Torino, Bocca);
“L'idea individuale e l'idea sociale nel diritto privato”; “Lezioni di
filosofia del diritto” (A.T.U., Torino); “Filosofia del diritto privato”; “Lezioni
di filosofia del diritto”; “Studi storici della filosofia del diritto” (Giappichelli,
Torino). Fiori, Il professorie che dice "NO" al duce, in La
Repubblica, Lezioni di filosofia del diritto; Carle e Solari, raccolte da Bruno”
(A.T.U., Torino); “Studi storici di filosofia del diritto” (Giappichelli,
Torino); “Nella cultura” (Angeli, Milano); Contu, “Questione sarda e filosofia
del diritto in S.” (Giappichelli, Torino); Cugini, “Commemorazione” (Albino); “Agostino,
Il problema del diritto e dello STATO nella filosofia del diritto di Hegel (Giappichelli,
Torino); Firpo, La filosofia politica (Laterza, Bari). Treccani Dizionario
biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Gioele Solari.
Solari. Keywords: roma antica, Giorgio Guglielmo Federico Hegel, Spaventa,
hegelianismo, iustum/iussum – storia della filosofia del diritto romano –
cicerone. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Solari” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Soleri: funzionalità
veritativa dei connettivi – filosofia italiana – Luigi Speranza (Pagliero di San Damiano Macra).
Filosofo italiano. Studia a Milano sotto OLGIATI. Insegna a Saluzzo. Saggi: “Il
problema metafisico del male” (in “Sapienza”); “Inevitabilità e decisività del problema
teologico”; “La proprietà” (S.E.I. Torino); “TELESIO” (La Scuola, Brescia); “LUCREZIO”
(La Scuola, Brescia); “ANTONINO” (La Scuola, Brescia); “L'immortalità
dell'anima” (S.E.I., Torino); “Economia e morale” (Borla, Torino); “Essere,
atto, valore in”; “Il problema del valore” (Morcelliana, Brescia); “Incisività
e decisività del problema teologico”, in “Studia Patavina”, “Orizzonte della
metafisica”; Ettore, “S.” (Saluzzo). Soleri. Keywords: Telesio, Lucrezio,
Antonino, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Soleri” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Somenzi: il naturale, il
innaturale, il sovranaturale – filosofia italiana – Luigi Speranza (Redondesco). Filosofo italiano. Ufficiale meteorologo dell'Aeronautica. Partecipa
alla Resistenza, lavora all'ufficio studi dello stato maggiore. Si divide tra
la carriera militare e quella accademica, optando infine per la cattedra
di filosofia a Roma. Tra i suoi allievi vi e CORDESCHI. Partendo da un
interesse per l'operazionismo, dirige i suoi studi teorici alla cibernetica e
fu tra i primi a interessarsi di intelligenza artificiale e a studiare i
rapporti mente-cervello e mente-macchina. Saggi: “La filosofia della
scienza” (Milano, Bocca); “La meccanica quantistica” (Milano, Bocca); “L'
operazionismo” (Milano, Comunità); “La scienza nel suo sviluppo storico” (Torino,
ERI); “Automi” (Torino, Boringhieri); “Tra fisica e filosofia” (Donolato, Abano
Terme, Piovan); “La materia pensante” (Milano, CLUP Città Studi). Rainone,
Enciclopedia Italiana, riferimenti in. Saggi in onore, Roma, Union Printing, antologia
e testimonianze, Mantova, Fondazione Banca agricola mantovana, Cibernetica
Intelligenza artificiale Rainone, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Un maestro del domandare, di Cd Del Bello,
da Giano, sito "Metodologia". Filosofo al servizio della scienza, Corriere
della Sera Archivio storico. Vittorio Somenzi. Somenzi. Keywords: naturale,
sovranaturale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Somenzi”.
Grice e Sorano: TVTELA IVPPITER OMNIPOTENS REGVM RERVMQVE
DEVMQVE PROGENITOR GENITRIXQVE DEVM DEVS VNVS ET OMNES -- Roma antica – Roma --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Sora) Filosofo italiano. Magistrato romano. Muore a Roma. Gens
Valeria, Tribuno della plebe. Quintus Valerius Soranus. Politico
romano. Originario di Sora, poeta e grammatico latino e tribuno della
plebe durante la repubblica romana, soprattutto noto per essere stato
giustiziato da Gneo POMPEO per ordine del dittatore Lucio Cornelio SILLA, ufficialmente
per aver pubblicamente rivelato il nome segreto della città di Roma, che
avrebbe potuto essere utilizzato nel rituale di evocatio da parte dei nemici,
ma probabilmente anche per ragioni politiche, dato che è legato alla fazione di
Caio Mario. Conrad Cichorius, “Zur Lebensgeschichte des Valerius Soranus,”
Hermes; American Journal of Philology, Oxford Latin Dictionary, voce "Soranus”.
Martino, L'identità segreta della divinità tutelare di Roma: un ri-esame dell'
affaire Sorano (Settimo Sigillo, Roma); Onorato, Commentario sull'Eneide. Denique
tribunus plebei quidam Valerius Soranus, ut ait Varro [VARRONE] et multi alii,
hoc nomen ausus enuntiare, ut quidam dicunt raptus a senatu et in crucem
levatus est, ut alii, metu supplicii fugit et in Sicilia comprehensus a
praetore praecepto senatus occisus est. Perseus Project -- Servii Grammatici
qui feruntur in Vergilii carmina commentarii, edito da Thilo e Hagen (Teubner).
Hinard, Silla (Salerno). Opere su Musisque Deoque. Opere di Quinto Valerio
Sorano, su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. Antica Roma
Portale Biografie Categorie: Politici romani Politici romani. Morti a
Roma Persone giustiziate. Forse segue la scuola del portico. CICERONE fa
chiamare, da CRASSO, "litteratissimomnium togatorum." E in stretti
rapporti con CICERONE e con VARRONE. Partecipa attivamente alla vita politica
ed e tribuno della plebe. In seguito, fugge in Sicilia ove POMPEO lo fa
giustiziare. Poco rimane di lui, sicchè è difficile apprezzare la sua attività
filosofica. Certamente si occupa di storia letteraria e di grammatica. Dedica a
Publio SCIPIONE Nasica uno scritto che non si sa se e in prosa o in versi. Compone
in prosa un’opera intitolata "Epoptides," che contiene principalmente
interpretazioni allegoriche di nomi. II esametri che sì ricordano di S. hanno
pensare al pan-teismo del Portico e probabilmente sono inclusi in un poema
naturalistico. From the Latin town of Sora, S. is a many-sided and esteemed
scholar in the department of linguistic and antiquarian research, and a
precursor of VARRONE, who like him often employs the metrical form. CICERONE, de
or. CRASSO says: nostri (the Romans themselves) minus student litteris quam
Latini. Notwithstanding (he says) the most uneducated native Roman easily
surpasses litteralissimum togatorum omnium, Q. Valerium Soranum, lenitate vocis
alque ipso oris pressu el sono.— Varro knew Sorano personally and often refers
to him as a weighty authority; cf. Gell. VARRONE, questioned by Ser. Sulpicius concerning
the favisae Capitolinae, confesses that he knows nothing about the origin of
the word, sed Q. Valerium Soranum solitum dicere, etc. Lingua Latina. apud
Valerium Soranum: vetus adagio est, o P. Scipione. From this he appears to have
been a contemporary of ACCIO, and it becomes probable that he is the same
Valerio whom VARRONE quotes in Lingua Latina: “Valerius ait: ' Accius Hectörem
nollet facere, Hectora mallet,' further Scrupipedas ... dicit... Valerius a
pede acscrupea. He must also be identical with the expositor of the XII tables of
the same name. II hexameters (of Portico character on Juppiter as the one and
highest god) ap. AGOSTINO In. civ. Dei (cf. Mythogr. Vat. Bode): in han
sententiam eliam quosdam versus Valerii Sorani exponit idem Varro in eo libro
quem seorsum ab istis de cultu deorum scripsil. PLis. NH. praef.: hoc ante me
fecit (viz. to add a table of contents to a book) in litteris nostris Valerius
Soranus, in libris quos irontidor inscripsit. His two sons, Quintus and
Decimus, are called by CICERONE -- Bruto -- vicini el familiares mei, non tam
in dicendo admirabiles quam docti et graecis litteris et latinis. PRE. 6,
2342.— Distinct from the 'litteratissimus togatorum omnium' is tribunus plebei
quidam Valerius Soranus, who divulges the secret name of Rome and is punished
with death by order of the Senate (VAnno ap. Serv. Aen. 1, 277; cf. PLs. NH. 8,
65. PLoT. qu. rom. 61, p. 278 F). EvLEUTsCH, Phil. Quintus Valerius Soranus THAT
one was a poet, grammarian, and tribune of the people in the Late Roman
Republic. He was executed while SULLA is dictator, ostensibly for violating a
religious prohibition against speaking the arcane name of Rome, but more likely
for political reasons. The cognomen “Soranus” is a toponym indicating that he
was from Sora. A single elegiac couplet survives more or less intact from his
body of work. The two lines address Jupiter as an all-powerful begetter who is
both male and female. This androgynous, unitarian conception of deity, possibly
an attempt to integrate the Porch and Orphic doctrine, has made the fragment of
interest in religious studies. S. is also credited with a little-recognised
literary innovation. PLINIO maggiore says that S. is the first writer to
provide a ‘table of contents’ to help readers navigate a long work. S. Is admired
for his learning by CICERONE (depicted anachronistically in a 16th-century
edition of his letters). CICERONE has an interlocutor in his “De oratore” praise
S. as “most cultured of all who wear the toga,” and Cicero lists him and his
brother Decimus among an educated elite of socii et Latini – i. e., those who
came from allied polities on the Italian peninsula rather than from Rome, and
those whose legal status is defined by LATIN right rather than full ROMAN citizenship.
The municipality of Sora is near Cicero's native Arpinum, and he refers to the
Valerii Sorani as his friends and neighbours. S. is also a friend of VARRONE
and is mentioned more than once in that scholar's multi-volume work on the
Latin language. The son of S. is thought to have been the Quintus Valerius ORCA,
who was praetor. ORCA works for Cicero's return to public life and is among
Cicero's correspondents in the “Epistulae ad familiares.” Cicero presents the
Valerii brothers of Sora as well schooled in Greek and Latin literature, but
less admirable for their speaking ability. As Italians, they would have been
lacking to Cicero's ears in the smooth sophistication (urbanitas) and faultless
pronunciation of the best NATIVE ROMAN orators. This attitude of social
exclusivity may account for why S., whose scholarly interests and friendships
might otherwise suggest a conservative temperament, would have found his place
in the civil wars on the side of the popularist MARIO rather than that of the
patrician SULLA. It may also be noted that CICERONE's expression of this
attitude is double-edged. Like MARIO and the Valerii Sorani, CICERONE is also a
man from a municipium, and has to overcome the same obstructing biases that he
adopts and expresses. In the year of his death, S. was or had been a “tribunus
plebis”, a political office open only to those of plebeian rather than
patrician birth. The fullest account of the infamous death of S. is given by SERVIO,
who says that he was executed for revealing the secret name of Rome. The
tribune Valerius Soranus dares to disclose this name, according to VARRONE and
many other sources. Some say he was hauled in by the senate and strung up on a
cross. Others, that he flees in fear of retribution and is apprehended by a
praetor in SICILIA, where he was killed by order of the senate. SERVIO's
account presents several difficulties. Crucifixion is a punishment generally
reserved for a slave. Valerius Maximus, a historian in the early Principate,
reckons that the punishment should not be inflicted on those of Roman blood ‘even
if he deserved it.’ Moreover, a tribune's person is, by law, sacro-sanct. Finally,
it is unclear whether the X tribunes should possess the knowledge of Rome's
secret name, or in what manner S. would have publicised it. Among sources
earlier than SERVIO, both PLINIO MAGGIORE and Plutarco note that S. is punished
for this violation. It has been suggested that the name is revealed in his one
work for which a title is known -- the “Epoptides”. The title, if interpreted
as it sometimes is to mean "tutelary deities," offers an apt context.
But elsewhere SERVIO — so too MACROBIO — implies that the name remains
unrecorded. S. has been identified with the Q. Valerius, described as “philologos”
and “philomathes”, whom Plutarch says was a supporter of MARIO. This man is put
to death by POMPEO in SICILIA, where he would have accompanied Carbo, the
consular colleague of the recently murdered Cinna. Carbo is executed by Pompey.
Cichorius publishes an essay that organises the available evidence for the life
of S. and argues that his execution is a result of the Sullan proscription. The
view of his death as politically motivated prevails among scholars: His
death is thus the result of being proscribed as a supporter of MARIO, and has
nothing to do with religious issues of any kind. At the same time, we know that
S. writes essays of a religious-antiquarian kind, as well as verse, and is
often cited by VARRONE. This link with VARRONE must be the reason for
associating the revelation of Rome's secret name with S.’s violent death, for,
as we saw, it is VARRONE whom SERVIO cites as his authority for linking the
death with the revelation. But if VARRONE originated the story, his reasons are
hard to tease out of the roiled politics of the Republic. Although VARRONE is
the friend of S., in the civil war he was on the side of the Pompeians. GIULIO
CESARE however, not only pardoned VARRONE, but gave him significant
appointments. The biases of the contemporary sources are not lost on Plutarch
in his account of the killing. Furthermore, GAIO OPPIO, the friend of GIULIO
CESARE, says that POMPEO treats S. also with unnatural cruelty. For,
understanding that S. is a man of rare scholarship and learning, when he is
brought to him, OPPIO says, POMPEO takes him aside, walks up and down with him,
asks and learns what he wishes from him, and then orders his attendants to lead
him away and put him to death at once. But when OPPIO discourses about the
enemies or friends of GIULIO CESARE, one must be very cautious about believing
him. Speaking the name could be construed as a political protest and also an
act of treason, as the revelation would expose the tutelary deity and leave the
city unprotected. This belief rests on the power of utterance to "call
forth" the deity (“evocatio”), so that enemies in possession of the true
and secret name could divert the divine protection to themselves. The
intellectual historian of the Republic Rawson ventures cautiously that S.'s motive
remains unclear, but may have been political. More vigorous is the view of ALFONSI,
who argues that S. reveals the name *deliberately* so that (superstitious as S.
Is), the Italian municipalities could appropriate it and break Rome's monopoly
of power. Another interpretation of these events, worth noting despite its
fictional context, is that of historical novelist McCullough, who melds
political and religious motives in a psychological characterization. In
Fortune's Favorites, McCullough's S. “screams aloud” the arcane name because
the atrocities committed during the civil war renders Rome unworthy of divine
protection. Rome and all she stood for should fall down like a shoddy building
in an earthquake. S. himself believes that implicitly. So having told air and
birds and horrified men Rome's secret name, S. flees to Ostia wondering why
Rome still stands upon her seven hills. The single couplet that survives from S.’s
vast work as a poet, grammarian, and antiquarian is quoted by AGOSTINO in the
De civitate Dei to support his view that the tutelary deity (DEITAS, DIVINA) of
Rome was the Capitoline Jupiter (GIOVE CAPITOLINO): -- IVPPITER OMNIPOTENS REGVM
RERVMQVE DEVMQVE PROGENITOR GENITRIXQVE DEVM DEVS VNVS ET OMNES. The syntax of S’s couplet poses difficulties
in attempts at interpretation, and there may be some corruption of the text. It
seems to say something like Jupiter all-powerful, of kings and the things, and of
gods, the progenitor and the “genetrix” of gods, god that is one and all. AGOSTINO
says that his source for the quotation is a work on religion by VARRONE, with
whose conception of deity AGOSTINO argues throughout De civitate Dei. The view
of VARRONE, and presumably of S., is that GIOVE represents the whole universe
which emits and receives “semina”, encompassing the generative powers of earth
the mother as well as sky the tather. This unitarianism is a concept of the PORTICO,
and S. is usually counted among the Porch of Rome, perhaps of the contemporary
school of Panezio. The unity of opposites in deity, including divine androgyny,
is also characteristic of Orphic doctrine, which may have impressed itself on the
Porch. The couplet may come from the “Epoptides”. The title is mentioned only
in PLINIO, and none of the known fragments of S. can be attributed to this
large-scale work with certainty. S.s innovation in providing “a table of
contents” — most likely a list of “capita
rerum” — suggests that the “Epoptides” is an encyclopedic or compendious prose
work. Alternatively, the Epoptides may have been a long didactic poem. S. is
known to have written didactic poetry and is likely to have been an influence
when LUCREZIO choses verse as his medium for philosophical subject matter. The
most extensive argument regarding the Epoptidesis is that of Köves-Zulauf. Much
of what can be conjectured about the work derives from the interpretation of
its title. The verb “ἐποπτεύω” has the basic meaning of "to watch, oversee"
but also, literally, "to become an “ἐπόπτης”-- "initiate," Epoptides -- the highest
grade of initiate at the Eleusinian mysteries. Köves-Zulauf argues that S.’s Epoptides
is an extended treatment of mystery religions, and he translates the title as “Mystikerinnen.”
The classicist and mythographer Rose, on the contrary, insists that the “epoptides”
has nothing to do with initiates. Rawson held with Initiated Women; the Loeb offers
Lady Initiates; Horsfall is satisfied with The Watchers. Köves-Zulauf maintains
that the “epoptides” of the title represent the conception of the PORTICO of
female daimones who are guardians of humanity, such as the Horae and the Charites.
S. integrates this concept, Zulauf says, with the “TVTELÆ”, ancient Italic protective
spirits. The crime of S. is thus to reveal in this work the name of the particular
TVTELA charged with protecting Rome. Works of later Roman grammarians
suggest that S. Takes an interest in etymology and other linguistic matters. Conrad
Cichorius, “Zur Lebensgeschichte des Valerius Soranus,” Hermes; American Journal
of Philology; Broughton, The Magistrates of the Roman Republic, New York:
American Philological Association; Cichorius, “Zur Lebensgeschichte des
Valerius Soranus,” Hermes -- remains the most thorough discussion of the
evidence; Abstract in American Journal of Philology, Oxford Latin Dictionary
(Oxford: Clarendon), entry on "Soranus," Alvar, “Matériaux pour
l'étude de la formule sive deus, sive dea,” Numen; Courtney, The Fragmentary
Latin Poets (Oxford: Clarendon; Mastrocinque, "Creating One's Own
Religion: Intellectual Choices," in A Companion to Roman Religion, ed. Rüpke
(Blackwell), Pliny the Elder, preface, Historia naturalis; Henderson, “Knowing
Someone Through Their Books: Pliny on Uncle Pliny (Epistles 3.5),” Classical
Philology, Cicero, De oratore -- litteratissimum togatorum omnium. Cicero,
Brutus, Cicero, Bruto, vicini et familiares mei; Rawson, Intellectual Life in
the Late Roman Republic (The Johns Hopkins, Varrone, De lingua latina, Gellius,
Noctes Atticae, Courtney, The Fragmentary Latin Poets (Oxford: Clarendon); Niccolini,
I fasti dei tribuni della plebe (Milano); Cicero, Post reditum in senatu;
Cicero, Epistulae ad familiares; discussion in Brown, Israel and Hellas: Sacred
Institutions and Roman Counterparts, Berlin Gruyter Cicero, Brutus -- non tam
in dicendo admirabilis quam doctus et Graecis litteris et Latinis. Ramage,
“Cicerone on EXTRA-ROMAN Speech,” Transactions and Proceedings of the American
Philological Association, Brown, Israel and Hellas, Berlin, Rawson,
Intellectual Life in the Late Roman Republic, The Johns Hopkins, Klinghardt
discusses the religious case in "Prayer Formularies for Public Recitation:
Their Use and Function in Ancient Religion," Numen; see also Versnel, “A
Parody on Hymns in Martial and Some Trinitarian Problems,” Mnemosyne. The
"praetor" may be Pompey. Servius, Commentary on the Aeneid -- denique
tribunus plebei quidam Valerius Soranus, ut ait Varro et multi alii, hoc nomen
ausus enuntiare, ut quidam dicunt raptus a senatu et in crucem levatus est, ut
alii, metu supplicii fugit et in Sicilia comprehensus a praetore praecepto
senatus occisus est; from the Perseus Project's online edition of Servii
Grammatici qui feruntur in Vergilii carmina commentarii, ed. Thilo e Hagen
(Teubner). Smith, Dictionary of Greek and Roman Antiquities, entry on
"Crux," Bill Thayer's Lacus Curtius edition; Elizabeth Rawson,
"Sallust on the Eighties?", Classical Quarterly Coleman, "Fatal
Charades: Roman Executions Staged as Mythological Enactments," Journal of
Roman Studies; for full discussion, see M. Hengel, Crucifixion in the Ancient
World (London), especially "Crucifixion and Roman Citizens" and
"The 'Slaves' Punishment," Valerius Maximus, "Tribune" at
Livius; fuller discussion of the tribunate at Smith, Dictionary of Greek and
Roman Antiquities, "Tribunus," Thayer's Lacus Curtius edition..
“This name and the name of the tutelary deity of Rome was handed down from one
generation of Roman priests and magistrates to the succeeding one” Linderski,
"The Augural Law," Aufstieg und Niedergang der römischen Welt. The
story of S., Linderski assumes, indicates that tribunes do know the name. The
reasoning may be circular. Pliny the Elder, Historia naturalis, Plutarch,
Roman Questions, The late antique grammarian Solinus also reports that S. is
killed for profaning the name of Rome, connecting the act to the Roman goddess
Angerona, whose cult statue depicted her with a sealed mouth. Köves-Zulauf,
"Die Ἐπόπτιδες des Valerius Soranus," Rheinisches Museum. "Tutelary
deities" is not the universal translation. See discussion under Literary
Works. Servius, Commentary on the Aeneid; Macrobius, Saturnalia; Brown,
Israel & Hellas, Berlin. The ancient sources on the violation make a
distinction without, in the outcome for S., a difference. Some say the arcanum
not to be revealed is the secret name of Rome, and others that of Rome's
tutelary deity, see L'identità segreta della divinità tutelare di Roma. Un
riesame dell' affaire Sorano. Roma, Settimo Sigillo. Plutarch, Life of Pompey --
φιλόλογος ἀνὴρ καὶ φιλομαθής. Conrad Cichorius, "Zur
Lebensgeschichte des Valerius Soranus," Hermes, Broughton, The Magistrates
of the Roman Republic, New York: American Philological Association, Courtney,
The Fragmentary Latin Poets, Oxford: Clarendon, Rüpke, Religion of the Romans, ed.
Gordon (Cambridge: Polity), Cichorius, "Zur Lebensgeschichte des Valerius
Soranus," Hermes. Abstract in American Journal of Philology Rüpke,
Religion of the Romans, ed. Gordon (Cambridge). This view is shared by Weinstock,
review of Die Geheime Schutzgottheit von Rom by Brelich, Journal of Roman
Studies Political and religious motives reviewed by Brown, Israel and Hellas, Berlin,
For the development of the story of S. as a cautionary tale, see Murphy,
“Privileged Knowledge: S. and the Secret Name of Rome,” in Rituals in Ink: A
Conference on Religion and Literary Production in Ancient Rome (Stuttgart), Rawson,
Intellectual Life in the Late Roman Republic (The Johns Hopkins, Plutarch,
Pompey, Loeb Classical Library translation of the Lives, Cambridge), Thayer's
edition at Lacus Curtius. Brown, Israel and Hellas, Berlin, citing Alfonsi,
"L'importanza politico-religiosa della 'enunciazione' de Valerio
Sorano," Epigraphica. Pliny says that the Romans practice evocatio when
they lay siege to a city, with the priests calling out the foreign god and
promising him a greater cult among them -- Historia naturalis. Macrobius even
provides the charm of evocation used against Carthage (Saturnalia). The secrecy
surrounding prayer formularies, particularly the correct names of gods, is
characteristic also of Judaism, Egyptian syncretistic religion, mystery
religions, and Christianity. See Klinghardt, “Prayer Formularies for Public
Recitation: Their Use and Function in Ancient Religion,” Numen on this case;
also article on "Magic and Religion: The Name of God." Rawson,
Intellectual Life in the Late Roman Republic (The Johns Hopkins Alfonsi,
"L'importanza politico-religiosa della enunciazione di S. (a proposito di
CIL I² 337)." Epigraphica McCullough, Fortune's Favorites (HarperCollins),
Cook, “The European Sky-God, The Italians,” Folklore, Grant, review of Varros
Logistoricus über die Götterverehrung ("Curio de cultu deorum"), Burkhart
Cardauns (Würzburg) in Classical Philology, Rawson, Intellectual Life in the
Late Roman Republic (The Johns Hopkins, Alvar, "Matériaux pour l'étude de
la formule sive deus, sive dea," Numen Zeller, A History of Eclecticism in
Greek 'Philos', Alleyne (Kessinger), Albrechtet al., A History of Roman
Literature: From Livius Andronicus to Boethius, (Brill), Geschichte der
römischen Literatur: von Andronicus bis Boethius, Courtney, The Fragmentary
Latin Poets (Oxford: Clarendon, Mastrocinque, "Creating One's Own
Religion: Intellectual Choices," in A Companion to Roman Religion
(Blackwell, pointing out that the Hymn
to Zeus of Cleanthes presents a similar view of the god, and that Laevius, a
likely contemporary of S., holds that Venus is both female and male (according
to Macrobius, Saturnalia). Martino, in L'identità segreta della DIVINITÀ TUTELARE
di Roma. Un ri-esame dell' affaire Sorano. Roma, Settimo Sigillo, believes that
S. reveals the name of Roman tutelar deity, who is androgynous (GENITOR
GENITRIX) Horsfall, “Roman Religion and Related Topics,” review of Köves-Zulauf,
Kleine Schriften (Heidelberg), Classical Review. An innovation admired by Pliny
the Elder, Historia naturalis. Rawson, Intellectual Life in the Late
Roman Republic (The Johns Hopkins, Henderson, “Knowing Someone Through Their
Books: Pliny on Uncle Pliny (Epistles),” Classical Philology, Classen, “Poetry
and Rhetoric in LUCREZIO,” Transactions and Proceedings of the American
Philological Association; "LUCREZIO and Callimachus, " in LUCREZIO,
ed. Gale, Oxford Readings in Classical Studies (Oxford), Horsfall called the essay
on a non-extant work "something of a tour de force," in “Roman
Religion and Related Topics,” Classical Review Liddell and Scott, A
Greek-English Lexicon (Oxford: Clarendon), entry on ἐποπτεία and related words,
Murphy, “Privileged Knowledge: S. and the Secret Name of Rome,” in Rituals in
Ink (Stuttgart), Rose, “Latin Literature for Italian Children,” Classical
Review Rawson, Intellectual Life in the Late Roman Republic (The Johns Hopkins,
Rackham's translation of Pliny's Natural History (Harvard). Horsfall,
noting that the word's only other occurrence in Latin is from Cornutus, in
“Roman Religion and Related Topics,” Classical Review. For instance, Aulus
Gellius, citing Varro, notes that S. thinks the Latin word “flavisa” referred
to the same object as the Greek-derived word thesaurus 'treasure trove', and
suggests that the Latin word derives from the flata pecunia, that is 'minted
money', stored there (Attic Nights = Varro, fragment in Funaioli Grammaticae Romanae Fragmenta.
Roman antiquarians often use etymology to investigate the history of objects
and institutions. Varro, De lingua latina; Alfonsi, L. "L'importanza
politico-religiosa della enunciazione di V. (a proposito di CIL I² 337)."
Epigraphica 10 (1948) 81–89. Argues that S. should be identified with Valerius
Aedituus, a poet from the circle of Lutatius Catulus (this identification is
not widely agreed upon, though both Badian, "From the Gracchi to Sulla
(1940–59)," Historia Gabba, "Politica e cultura in Roma agl’inizi del
I secolo a. C.," Athenaeum as cited by Badian, are willing to entertain
the possibility) and that he revealed the name of Rome to disrupt the
exclusivity of the Roman aristocracy and enable the participation of the Italic
communities. (Abstract translated from L'Année philologique. Brown, John
Pairman. Israel and Hellas, Berlin Gruyter, on Valerius Soranus. Cichorius,
Conrad. “Zur Lebensgeschichte des Valerius Soranus.” Hermes -- The most
thorough biographical reconstruction. Abstract in American Journal of Philology
Courtney, Edward. “Q. Valerius (Soranus).” The Fragmentary Latin Poets. Oxford:
Clarendon Edition with commentary and biographical note. Courtney refrains from
identifying some recognized fragments of S.’s work as poetry and thus omits
them. See Funaioli and Morel following. De Martino, Marcello. L'identità
segreta della divinità tutelare di Roma. Un riesame dell'affaire Sorano. Roma:
Settimo Sigillo, 2011. Funaioli, Gino. Grammaticae romanae fragmenta, Leipzig:
Teubner, Testimonia and fragments of S.’s grammatical works, Horsfall,
Nicholas. “Roman Religion and Related Topics.” Review of Köves-Zulauf, Kleine
Schriften, ed. Achim Heinrichs (Heidelberg). Classical Review Klinghardt,
Matthias. “Prayer Formularies for Public Recitation: Their Use and Function in
Ancient Religion.” Numen On the case of S., Köves-Zulauf, Thomas. "Die
Ἐπόπτιδες des Valerius Soranus." Rheinisches Museum Repr. Kleine
Schriften, ed. Achim Heinrichs (Heidelberg). Argument summarized under Literary
works. Morel, with Büchner and Blänsdorf. Fragmenta poetarum Latinorum epicorum
et lyricorum praeter Ennium et Lucilium. Stuttgart: Teubner. Contains fragments
of S. not presented in Courtney. Murphy, “Privileged Knowledge: S. and the
Secret Name of Rome.” In Rituals in Ink: A Conference on Religion and Literary
Production in Ancient Rome (Stuttgart), Rehearses sources for nomen transgression,
with a stated interest in the significance of the story rather than its
historicity. Some misapprehensions in handling primary source material.
Niccolini, I fasti dei tribuni della plebe. Milan. Section on S., Rüpke, Religion
of the Romans. Ed. Gordon. Cambridge: Polity, Discusses the case of S. in his
consideration of Rome's tutelary deity. Weinstock, Review of Die Geheime
Schutzgottheit von Rom by Brelich. Journal of Roman Studies, Passing
consideration of the likely political character of S.'s execution, valuable
mainly because of Weinstock's auctoritas. Omnipaedista Di Penates Terra (mythology) The
personification of the Earth in ancient Roman religion and mythology Quintus
Valerius Orca. Sorano. Quinto Valerio Sorano. Keywords: TVTELA. IVPPITER
OMNIPOTENS REGVM RERVMQVE DEVMQVE PROGENITOR GENITRIXQVE DEVM DEVS VNVS ET OMNES
Grice e Sorano: Nerone e la filosofia -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Part of the opposition from the Portico to
Nerone, S. is betrayed by his friend Publio Egnazio Celer. He was condemned to
death at the same time as Trasea Peto. Barea Sorano.
Grice e Sordi: o il club d’Aquino –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Centenaro di Ferriere). Filosofo italiano. Si fa religioso
nella compagnia di Gesù e ben IV dei suoi fratelli seguirono il suo
esempio. Entra nel seminario di Piacenza, dove frequenta le classi
ginnasiali. Vince il concorso per l'ammissione al collegio Alberoni di
Piacenza, dove rimane fino al quando è costretto a lasciare per motivi di
salute. Ri-entra in seminario e, sotto la guida di BUZZETTI, approfonde la
filosofia d’AQUINO la cui filosofia è andata in disuse. S’insegna la filosofia
del secolo: SARTI, SOAVE, DRAGHETTI, CONDILLAC, WOLFE, STORKENAU. Divenne
sacerdote ed entra nella compagnia di Gesù appena ricostituita, fa il noviziato
nella Casa di S. Ambrogio a Genova, dove incontra AZEGLIO che attraverso i
colloqui con S. conosce e stima la filosofia d’AQUINO, di cui prima sente
parlare con disprezzo e incomincia a rivedere la sua formazione
filosofica. Divenne insegnante di filosofia nel collegio di Ferrara e passa
a Reggio Emilia come insegnante di logica, metafisica ed etica e con la carica
di prefetto della biblioteca civica. A Reggio Emilia si distinse e acquisce
stima e fama tanto che il padre generale della compagnia FORTIS lo propone a
PAVANI, provinciale d'Italia, come professore di logica nel collegio romano. PAVANI,
però prega il padre generale di desistere dal suo proposito per motivi di
opportunità si leverebbe un gran rumore tra i professori del collegio romano tanta
è la prevenzione contro S perché seguace d’AQUINO. Venne mandato a Modena, al
collegio S. Bartolomeo, come professore di logica, metafisica ed etica. Ispirandosi
ai rivolgimenti culminati con la cattura di MENOTTI, pubblica “Catechismo delle
rivoluzioni”. Stringe amicizia con PECCI. Attraverso quest'amicizia puo esercitare
il suo influsso anche su suo fratello, PECCI che, divenuto poi papa, con l'enciclica
“aeterni Patris” propone a tutte le scuole cattoliche le dottrine d’AQUINO. Inviato
a Forlì e poi a Spoleto dove insegna. Nominato Rettore del collegio di Orvieto.
Ritorna a Modena come rettore, e poi
rimane ancora a Modena come ministro e padre spirituale degl’alunni. Rettore
del collegio S. Pietro di Piacenza, dove già e stato aperto anche l'Aloisianum Istituto
di formazione filosofica per gesuiti dell'area Lombardo Veneta. E ancora a
Piacenza, quando il collegio venne preso d'assalto dai rivoluzionari. Scoppiarono
allora alte grida diAbbasso i gesuiti. Morte ai gesuiti. Mortee qui
aggiungevano i nomi or dell'uno or dell'altro padre del collegio. Così si legge
nel racconto di LOMBARDINI, testimone oculare degli avvenimenti. Roothaan lo
chiama a Roma, desideroso di vedere finito un testo di filosofia che realizza
insieme a CARMINATI. Nominato preposto della provincia romana. Governa quella
provincia con rara prudenza e grande spirito di bontà. Passa al collegio
degli scrittori della civiltà cattolica con l'incarico di scrittore e padre
spirituale della comunità. Contribuì al fiorire della rivista componendo con
padre TAPARELLI una serie di saggi. Chiamato all'Aloisianum di Verona come
prefetto degli studi dei religiosi filosofi. Uno dei più insigni rappresentanti
d’AQUINO, il movimento di rinnovamento della filosofia d’AQUINO, che, partito
da Piacenza con BUZZETTI, si diffuse in
tutta l'Italia tramite i fratelli S., alunni dello stesso BUZZETTI. I due
fratelli, entrati nella compagnia di Gesù, portarono il rinnovamento tomista,
cioè le grandi idee d’AQUINO studiate e sviluppate ai fini di rispondere agli
interrogativi più profondi dell'uomo moderno. La sua azione in favore del neo-tomismo
e particolarmente efficace per gli incarichi prestigiosi a lui affidati, per il
suo insegnamento presso numerosi collegi dove i suoi saggi di filosofia,
trascritti, venivano usati come testo. Inoltre molte delle persone da lui
avviate allo studio d’AQUINO sono state i protagonisti del rinnovamento tomista
e i diretti collaboratori nella preparazione dell'enciclica "Aeterni
Patris" in cui Leone XIII esorta a rimettere in uso la sacra dottrina d’AQUINO
e a propagarla il più largamente possibile. Il suo fratello, Domenico, diffunde
AQUINO nella provincia napoletana, dove opera in varie città (Napoli, Lecce,
Maglie, Salerno, Sora, Arpino, Andria). Al collegio massimo di Napoli e collaboratore
d’AZEGLIO promuovendo la diffusione
della filosofia d’AQUINO fra gli alunni, alcuni dei quali furono protagonisti
del rinnovamento della cultura cattolica. Fra questi va ricordato CURCI, fondatore
della “Civiltà Cattolica”, che descrive il suo insegnante con dovizia di
particolari nelle sue “Memorie” e LIBERATORE, co-fondatore del periodico
“Scienza e Fede”, redattore di “La Civiltà Cattolica” e uno degli estensori
dell'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Altre saggi: “Appendice al
capitolo XII del Catechismo del senso comune” del Rorbacher L'Amico d'Italia (Genova); “Theses ex universa Philosophia” (Parma);
“Catechismo delle Rivoluzioni” (Modena, Soliani); “Lettere intorno al nuovo
saggio sull'origine delle idee di SERBATI” (Modena, Vincenzo Rossi); “I primi
elementi del sistema di GIOBERTI dialogizzati tra lui e un lettore dell'opera
sua – Bergamo, Natali, Allocuzione di Pio IX con in fine esposizione della
materia a modo di catechismo” (Roma, Apostolica); “I misteri di Demofilo” (Torino
Castellazzo) e De Gaudenzi, Circolare del R. Provinciale ai Superiori della
Provincia Romana – Roma, Civ. Cattolica. De studio Theologiae in nostra societate
– Roma, Civ. Cattolica, Recensione
all'opuscolo di Oddo “l'Indipendenza, il Cattolicesimo e l'Italia, MilanoRoma,
Civ, Cattolica La libertà al tribunale della ragione Roma, Civ. Cattolica. Se
per essere indipendenti abbisogna che il papa abbia il potere temporale. Di un
sacerdote cattolico, Roma Civ. Cattolica. Il movimento nazionale, istruzione
popolare in occasione di un opuscolo pubblicato nell'Umbria da un preteso prete
galantuomo Roma Civ. Cattolica, opuscolo Il Sillabo di S. S. Pio Papa IX esposto in
forma di catechismo da S. della compagnia di Gesù (Verona, Vigentini e
Franchini); “Saggio intorno alla dialettica e alla religione di Gioberti (Piacenza,
Tedeschi); “Una proposta al clero italiano”; “Ragionamenti sul gesuita moderno”
(Torino, Castellazzo e De Gaudenzi); “La scomunica: Nel Messaggero di Modena, Lettera
sull'Austria, Bergamo, Dottrine di S. Alfonso dei Liquori difese contro le
impugnazioni di ROSMINI Monza. “Ontologia”
(Dezza); “Theologia naturalis” (Dezza); “MANUALE DI LOGICA” (Pesce). Opere
inedite riportate da Dezza in “Alle origini del Neotomismo”: “Ethica generalis
et specialis”; “Psicologia”; “Sull'origine delle idee”; “Sulla materia e sulla
forma”; “Sull'evidenza”; “Intorno alla filosofia a noi prescritta d’Ignazio”; “Esortazioni
al clero (presso don Ballerini PC). Alle origini del Neotomismo, Dezza, I
neotomisti; Silva, Ferriere, cenni storici, Comandini, “Nuovi contributi alla
conoscenza di Buzzetti e dei discepoli cresciuti alla sua scuola -- saggio
sulla rinascita del Tomismo”; Dezza, I neo-tomisti italiani”; Dezza, “ Alle origini
del Neotomismo, Breve storia della Provincia veneta della Compagnia di Gesù
dalle sue origini fino ai giorni nostril; “La chiesa di S. Pietro in Piacenza Studi
per il IV cent. dalla fond. TEP; Breve storia della Provincia Veneta della
Compagnia di Gesù dalle sue origini fino ai giorni nostri A. M. D. G C.
Cenacchi, Tomismo e Neotomismo a FerraraLiber. Edit. Vaticana La Civiltà
Cattolica, R. Comandini, Nuovi contributi alla conoscenza del canonico Buzzetti
e dei discepoli cresciuti alla sua scuola Saggio sulla rinascita del Tomismo Libr.
Edit. Vaticana, Cordani, Una grande cultura piacentina dimenticata, PC Ed.
Berti, Curci, Memorie di Curci, Barbera Editore, Cornoldi, Memorie
Autobiografiche (Archivio Aloisianum), Dante, Storia della Civiltà Ed. Studium
Roma .Dezza, A MI. Dezza, I neo-tomisti italiani del XIX secolo, Bocca ed. MI. La chiesa di S. Pietro in Piacenza Studi per
il IV cent. dalla fond. TEP); Giarelli, Storia di Piacenza dalle origini ai
nostri giorni, II Ed. Porta PC, Ferrari,
S. e il Neotomismo in Italia in il filosofo canonico Buzzetti, PC G. Martina,
La Chiesa nell'età dell'assolutismo, del liberismo, del totalitarismo,
Morcelliana BS., Padovani, “Importanza della critica filosofica di S. a V.
Gilbert” (“Riv. Di Filosofia Neoscolastica, MI ed. Vita e Pensiero, Monti,
"La Compagnia di Gesù nel territorio della Provincia Torinese, Chieri); Giovanni
Paolo II, enciclica Fides et Ratio; Panareo, L'istruzione in terra d'Otranto
sotto i Borboni, Perazzoli, Studi sul Rosminianesimo nell'Ottocento, Ed.
Rosminiane Sodalitas, Pozzi, S., filosofo neotomista, Studia Patavina Riv. Di
Filos. e Teologia; Rolandetti, Da Buzzetti all'Aeterni Patris Conv. Intern.
Tomistico (Trento); Rolandetti, Buzzetti teologo, Libr. Ed. Vat. Silva, Ferriere,
cenni storici, UTEP, PC, S., Pochi e brevi cenni sulla vita menata nel secolo
da P. S., man. Inedito G. Sordi, Il contributo dei gesuiti piacentini S. alla
diffusione del neo-tomismo nella cultura, PC altervista. Tononi, Condizioni
della Chiesa nei ducati parmensi. M. Volpe, I Gesuiti nel Napoletano Aeterni Patris Aloisianum Curci Collegio
Alberoni Compagnia di Gesù Jan Roothaan La Civiltà Cattolica, Taparelli Azeglio
Liberatore Neotomismo S., su Treccan Enciclopedie Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Opere di S., Il contributo dei gesuiti piacentini,
S. alla diffusione del neotomismo nella
cultura cattolica, PC su serafino sordi. altervista. La Civiltà Cattolica Taparelli
d'Azeglio e il rinnovamento della Scolastica al Collegio Romano italia La
Civiltà Cattolica; Intorno alle origini del rinnovamento tomistico in Italia” (Taparelli
e S.). La rinascita del tomismo a Napoli (parte primaI collaboratori del Taparelli; “Il
peripato in azione”; “Il contributo della Compagnia di Gesù alla preparazione
dell'enciclica “Aeterni Patris.” Serafino Sordi. Sordi. Keywords: AQUINO. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Sordi” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Soria: l’opuscolo della
simpatia – filosofia italiana – Luigi Speranza (Sant'Andrea a Lama). Filosofo italiano. La
famiglia risiede da tempo a Sant'Ilario in Campo, nell'isola d'Elba. Appartenente
alla corrente del sensismo. Insegna a Pisa. Combate Cartesio ed esalta GALILEI.
Scrive il saggio “Rationalis Philosophiae Institutiones”. Direttore della
Biblioteca di Pisa. Pubblica a Pisa la “Raccolta di opuscoli filosofici e
filologici.” Il saggio comprende “Dell’immaterialità delle nature
intelligenti”; “Della potenza che ha lo spirito umano di determinar se medesimo
chiamata libertà”; “Il virtuoso regime del proprio corpo è un bene
indispensabile per la felicità della vita” e “Della natural dipendenza della
salute corporea dall'ilarità dello Spirito”; “Della simpatia” – “Dialogo tra un
cav. francese, e un italiano” e l’”Esame del Giudizio di Monsieur Du Fresnoy
circa BUONARROTI”; “Sulle metamorfosi degl'insetti”; “Degl'influssi celesti”; “Dissertazione
Accademica sull'Innesto”; “La teoria de' fosfori, e de' loro divarj.” Allievo
di GRANDI, segna il passaggio della scuola galileiana verso l'illuminismo. S. individua
nello sviluppo economico il centro dell'interesse dell'attività politica. È
sepolto nella chiesa di Sant'Andrea a Lama, in provincia di Pisa. Baldini, S.
in "Dizionario biografico degl’italiani", Roma, Istituto della
Enciclopedia italiana. S. è attestato anche a Livorno ed è appartenuto a una
nota famiglia locale.Olschki, Firenze. Treccani Dizionario biografico degl’italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Giovanni Gualberto De Soria. Soria.
Keywords: l’opuscolo, simpatia. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Soria” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Sorrentino: Vico italico – filosofia italiana –
Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. Andrea. Vico. Bordon, La retorica di Vico. VICO e le
razze mediterranee, Bulletin italien di Bordeaux. Scrocca. Vico e un suo
recente critico: in Rassegna nazionale di Firenze. Andrea Sorrentino.
Grice e Sorrentino: la persona come
paradigma di senso – filosofia italiana – Luigi Speranza (Carbonara di Nola). Flosofo
italiano. Tra i massimi esperti italiani di teologia filosofica, ma oltre alle
letture di carattere teologico-religioso, è anche ideatore di una filosofia
autonoma ed originale. -- è infatti convinto che si debba ricercare una
connessione tra le varie forme di sapere, spesso rinchiuse nell'ambito dei
propri specialismi e pertanto sterili. Studia a Milano. Si laurea in filosofia a
Napoli, dove consegue anche la laurea in teologia. Insegna a Salerno. Sviluppa tematiche
come il dibattito sulla religione, inteso nel senso di una problematizzazione e
di una tematizzazione del religioso nella società a partire dal tardo illuminismo.
Cerca di inquadrare la filosofia relativa all'etica e alla religione. Da qui
parte il tentativo di una tematizzazione filosofica della dimensione simbolica.
Il motore della ricerca è il tentativo di giungere ad una forma di connessione
dei saperi che possa superare le difficoltà e le incomprensioni del mondo
contemporaneo, non solo in ambito filosofico.
Altre saggi: “La teologia della secolarizzazione: chiesa, mondo e storia”;
“La filosofia della religione, ermeneutica e filosofia trascendentale”; “Filosofia
ed ESPERIENZA religiosa”; “Realtà del senso e universo religioso”; “Per un
approccio trascendentale al fenomeno religioso”; “La dottrina della fede”; “Il
valore della vita”; “Dialettica”; “Obbedire al tempo”; “L'attesa”; “La
dialettica nella cultura romantica”; “Religione e religioni”; “Il prisma della
rivelazione”; “Una nozione alla prova di religioni e saperi”; “L'eredità dell'illuminismo
e la critica della religione”; “Diversità e rapporto tra culture”; “Le ragioni
del dialogo. Grammatica del rapporto tra le religioni”; “Nichilismo e questione
del senso”; “Teologia naturale e teologia filosofica”; “La libertà in discussione”;
“Le ragioni del dialogo. Grammatica del rapporto fra le religioni, “La persona
come paradigma di senso”; “Dibattito sull'eredità di Mounier”; “La teologia
politica in discussione” -- Salerno, Giornale di filosofia della religione,. Sergio
Sorrentino. Sorrentino. Keywords: la persona come paradigma di senso, H. P.
Grice, P. F. Strawson. Luigi Speranza,”Grice e Sorrentino”.
Grice e Sorrentino: l’implicatura – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. Vincenzo Sorrentino.
Grice e Sosistrato: la scuola di Locri – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Locri). Filosofo italiano. A Pythagorean, according to
Giamblico. Grice: “What is important to note here is the reference to Locri,
because it’s quite a way from Crotona, and let’s not forget this is all part of
the Crotona diaspora, as we may call it.
Grice e Sozione – la romanità nel circolo dei
Sesti -- Roma antica – Roma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo. Tutor of Seneca. In glossary
to Roman philosophers, in “Roman philosophers.” Sozione
di Alessandria filosofo greco antico Lingua Segui Modifica
Disambiguazione – Se stai cercando il biografo e dossografo d’ età ellenistica,
vedi Sozione il Peripatetico. Sozione di Alessandria (Alessandria d'Egitto) è un
filosofo italiano. Filosofo pitagorico, appartenente alla scuola dei Sestii, e
accolge anche motivi etici di derivazione del Portico Vive a Roma all'epoca di OTTAVIANO
e di TIBERIO e e tra i maestri di Seneca. Viene da questi citato, a proposito
del vegetarianismo di ispirazione pitagorica, nelle Lettere a Lucilio. Non
credi che le anime siano assegnate successivamente a corpi diversi, e che
quella che chiamiamo morte sia soltanto una migrazione? Non credi che negli
animali domestici o selvaggi o acquatici dimori un'anima che un tempo è stata
di un uomo? Non credi che nulla si distrugge in questo mondo, ma cambia
unicamente sede? Che non solo i corpi celesti compiono giri determinati, ma
anche gli animali seguono dei cicli, e che le anime percorrono come un circolo?
Grandi uomini hanno creduto a queste cose. Perciò, astieniti da un giudizio e
lascia tutto in sospeso. SE queste teorie sono vere, l'astenersi dalle carni ci
mantiene immuni da colpa; SE sono false, ci mantiene frugali. Che danno deriva
dal credere in esse? Ti privo degl’alimenti dei leoni e degli avvoltoi. Traduzione
di Natali in Seneca, Tutte le opere, a cura di REALE, Bompiani. Ferrero, Storia
del Pitagorismo nel mondo romano dalle origini alla fine della Repubblica,
Torino-Cuneo; Centrone, Introduzione ai Pitagorici, Roma-Bari. Quinto Sestio
filosofo romano Ecfanto di Siracusa filosofo greco antico. Sozione pagina di
disambiguazione di un progetto Wikimedia. Keywords: il circolo dei Sesti.
Grice e Sozzini: razionalismo, e moi -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Siena).
Socinianism. Nella prima meta del sedicesimo sicolo nacquero in questa casa S.
letterati insigni filosofi sommi della liberta di pensiero strenui propugnatori
contro il soprannaturale vindice della umana ragione fondarono la celebre
scuola Socinian precorrendo di tre secoli le dottrine del modern razionalismo –
I liberali senesi ammiratori reverenti questa memoria posero, Fausto. Fausto
Sozzini. Lelio Sozzini. Sozzini. Keywords. Refs.: H. P. Grice, “Sozzini,
rationalism, and moi”, Luigi Speranza, “Grice e Sozzini” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Sulla: ta meta ta physika -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Apellicon is a member of the Lizio. He acquires an extensive
collection of the works of Aristotle and Teofrasto that had once belonged to
Neleo della Scessi. S. takes the collection away from him and transports it to
Roma, where TIRANNIO (si veda) is put in charge of sorting it out and looking
after it. Grice: “Tirannio saw a bunch of books which where obviously on
physics. ‘And what are these?’ A bunch of books piled after those about physics.
‘I don’t know. I call them ‘the books that come after the books on physics’ –
ta meta ta physika.”
Grice e Spadaro: conversazione
coll’angelo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Messina), Filosofo italiano. Laureato a Messina,
entra subito dopo nel noviziato della compagnia di Gesù. Insegna lettere a Roma.
Riceve l'ordinazione presbiterale e pronuncia i voti solenni nella compagnia di
Gesù. Consegue la licenza in Teologia, il diploma in comunicazioni sociali, il
dottorato di ricerca in teologia presso la pontificia università gregoriana di
Roma. Completa la sua formazione negli stati uniti d’America, nella Provincia
dei gesuiti di Chicago. Comincia a scrivere per la rivista “La Civiltà
Cattolica” e entra a far parte in maniera stabile della redazione. Si occupa
soprattutto di teoria della letteratura e di critica letteraria, in particolare
legata ad autori contemporanei italiani (tra questi, PAVESE, BASSANI, LUZI,
TONDELLI. Tra le materie che tratta vi sono anche la musica, l'arte
contemporanea, il cinema e le nuove tecnologie della comunicazione e il loro
impatto sul modo di vivere e pensare (in particolare su, Second Life, sulla
lettura digitale, sui vari social networks, sulla filosofia hacker o sulla cyberteologia). Ha fondato Bomba Carta, un progetto culturale
che coordina iniziative di scrittura creativa, produzione video e lettura anche
su internet. È curatore della collana di poesia L'Oblò delle edizioni Ancora. Insegna
presso il centro inter-disciplinare di comunicazione sociale della pontificia università
gregoriana -- è a capo del comitato
scientifico "La sfida e l'esperienza" che raccoglie docenti e manager
interessati ai temi della spiritualità e dell'innovazione. Viene incaricato di
co-ordinare le attività culturali della compagnia di Gesù in Italia. -- è il
relatore principale al primo evento organizzato dai Gesuiti sulla musica rock
nel quale riabilita la dignità musicale (non liturgica) del genere nel suo
complesso, limitandone la condanna alla valutazione di rari e singoli casi. Diviene
Rettore della Comunità dei gesuiti de La Civiltà Cattolica. -- è annunciata la
sua nomina a direttore della rivista. Nel numero del 1º ottobre della rivista è apparso il suo articolo di
presentazione nella nuova veste di direttore.
La sua attività in Rete è legata, oltre alla presenza nei social
network, anche allun sito personale e di due blog: uno dedicato alla
CyberTeologia e uno dedicato a O'Connor. Benedetto XVI lo nomina consultore del
Pontificio Consiglio della Cultura e anche consultore del pontificio consiglio
delle comunicazioni sociali. Riceve a Caserta il prestigioso premio "Le
Buone Notizie Civitas Casertana", uno dei più importanti premi di
giornalismo italiani, unico nel suo genere a livello internazionale. Incontra
più volte papa Francesco per conto de La Civiltà Cattolica e di altre 15
riviste della Compagnia di Gesù. Il contenuto delle conversazioni è stato
pubblicato sotto forma di intervista a settembre ed ampiamente ripreso dalla stampa
internazionale. Dedicato un articolo all’utopia.
L'articolo analizza il significato di utopia
nel contesto culturale italiano, ne analizza la storia, e ne mette in evidenza
pregi e limiti. La sua conclusione è che
dalla descrizione e dalle valutazioni compiute comprendiamo bene come rappresenti un sogno illuminista di
descrivere il mondo, che però si scontra con le difficoltà di accreditarsi come
compendio di sapere credibile, mantenendo nel contempo anonimato, flessibilità
e continua apertura a nuovi collaboratori. Nello stesso tempo questa utopia
rovescia il sogno dell'enciclopedia tradizionale, intesa come costruzione
autorevole, organica e integrata del sapere. Infatti è come un organismo vivente: cresce (al ritmo
del 7% ogni mese), si ammala, è sottoposta a composizioni e scomposizioni
interne, ad accrescimenti e riduzioni continue. Ma soprattutto nasconde un'altra utopia, a suo modo, ambigua.
La democrazia assoluta del sapere e la collaborazione delle intelligenze
molteplici che dà vita a una sorta di intelligenza collettiva. Questa utopia potrebbe
nascondere una nuova forma di torre di Babele, che ha il suo tallone di Achille
non solo nell'inaffidabilità, ma anche nel relativismo. Concede un'intervista a
Wikinotizie, Intervista al gesuita 2.0,
nella quale commenta l'articolo e spazia sulle tematiche inerenti e il mondo della rete internet. Altri saggi:
“Tracce profonde. Il viaggio tra il reale e l'immaginario” (Roma, Città Nuova);
“Radio on. Tra le colonne sonore
(Napoli, Giannini); “Lo sguardo presente. Una lettura teologica dell’amore”
(Rimini, Guaraldi); “Attraversare l'attesa” (Reggio Emilia, Diabasis);
“Laboratorio″. La nuova narrativa italiana (Reggio Emilia, Diabasis); “Un'acuta
sensazione d'attesa” (Padova, Messaggero di Sant'Antonio); “A che cosa «serve»
la letteratura?” Leumann (To)-Roma, Elle Di Ci La Civiltà Cattolica, Premio Capri per la sezione Letteratura e
Premio Crotone sezione Giovane critici italiani); “Lontano dentro se stessi.
L'attesa di salvezza” (Milano, Jaca). Connessioni. Nuove forme della cultura al
tempo di internet” (Bologna, Pardes); “La grazia della parola. La poesia,
Milano, Jaca); Nella melodia della terra” (Milano, Jaca); “Abitare nella
possibilità. L'esperienza della letteratura” (Milano, Jaca), “L'altro fuoco.
L'esperienza della letteratura” (Milano, Jaca); Alla ricerca del lupo. Genio,
tensioni, vanità (Bologna, Pardes); “Nell'ombra accesa. Breviario poetico di
Natale (Milano, Ancora); Web 2.0 Reti di relazione, Milano, Paoline,. “Svolta
di respiro. Spiritualità della vita” (Milano, Vita & Pensiero). Cyberteologia.
Pensare il cristianesimo al tempo della rete, Milano, Vita & Pensiero); “Lasciami
correre via, Padova, Messaggero); “Traversate di un credente, Milano, Jaca); “La
dodicesima notte (Milano, Ancora); La freschezza più cara. Poesie (Milano,
Rizzoli); Canto una vita immense (Milano, Ancora); “Un Dio sempre più grande.
Pregare” (Milano, Ancora). obio, su laciviltacattolica. Saggi su "La
Civiltà Cattolica", su antoniospadaro.net. Antonio Spadaro, BombaCarta, su
bombacarta.com. accesso=16 agosto.
Antonio Spadaro, L'OblòAncora, su ancoralibri. Orazio La Rocca, I
gesuiti benedicono il rock: "La musica di Springsteen & Co parla
all'anima", Repubblica. cogliere pienamente la sfida digitale. Cyberteologia,
Nomina di consultori del Pontificio Consiglio della Cultura, Rinunce e nomine,
su Bollettino della Santa Sede, Bollettino della Santa Sede. Su La Civiltà Cattolica la mia intervista a
Papa Francesco, su cyberteologia, Intervista a papa Francesco. Cyberteologia,
sul RAI Filosofia, su filosofia.rai. Antonio
Spadaro. Spadaro. Keywords: conversazione coll’angelo. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Spadaro” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Sparti: il ri-conoscimento
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo. Insegna a Siena, Pisa, Milano
e Bologna. Fonda “Studi culturali. Collabora a "Iride",
"Paradigmi", "Rivista di estetica", "Rassegna italiana
di sociologia", ed "Intersezioni". Concentra la sua attenzione
sull'estetica dell'improvvisazione. Saggi:
“Se un leone potesse parlare. Indagine sul comprendere e lo spiegare” (Firenze,
Sansoni); “Sopprimere la lontananza uccide” “Interpretazione” (Firenze, Nuova
Italia) “Epistemologia delle scienze sociali” (Roma, Nuova Italia); “Soggetti
al tempo. Identità personale fra analisi filosofica e costruzione sociale” (Milano,
Feltrinelli); “Identità e coscienza” (Bologna, Mulino); “Wittgenstein politico”
(Milano, Feltrinelli); “Epistemologia delle scienze sociali” (Bologna, Mulino);
“L'importanza di essere umani: etica del ri-conoscimento” (Milano,
Feltrinelli); “Suoni inauditi. L'improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana”
(Bologna, Il Mulino); “Musica in nero. Il campo discorsivo del jazz” (Torino,
Bollati); “Il corpo sonoro: oralità e scrittura nel jazz” (Bologna, Il Mulino);
“L'identità incompiuta: paradossi dell'improvvisazione musicale” (Bologna,
Mulino); “Sul tango: l'improvvisazione intima” (Bologna, Mulino). Davide
Sparti. Sparti. Keywords: identita personale, interpretare, improvvisare nella
vita. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sparti” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Spaventa: l’origine italico
dello spirito filosofico – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Bomba). Filosofo italiano. Nasce da
un'agiata famiglia borghese. Sua madre èpro-zia di CROCE. Studia a Chieti. Ottenuto
l'incarico di docente di matematica, si trasfere a Montecassino. La sua
formazione continua a Napoli. Studia i filosofi tedesci in tedesco – Grice:
“Which is the right thing to do – and which Ryle, or Strawson, for that matter
– are unable to!” Si avvicina ai circoli
liberali e a pensatori come COLECCHI e TARI. Fonda una scuola di filosofia. Inoltre partecipa alla
redazione de “ Il Nazionale”. Dopo l'abrogazione della costituzione da parte di
Ferdinando II, e costretto a lasciare Napoli. Si trasferire prima a Firenze,
quindi a Torino. Divenne giornalista scrivendo su Il Progresso, Il Cimento, Il
Piemonte, Rivista Contemporanea. Si avvicina al pensiero di Hegel. Polemizza
con La civiltà cattolica, rifiutando l'idea del sacro come passo necessario per
lo sviluppo umano. In tal modo condivise con altri esuli napoletani gli
stessi fermenti patriottici e liberali che avevano nell'idealismo hegeliano il
loro motivo ispiratore. In Napoli la filosofia di Hegel penetra nelle
menti de' cultori della scienza, i quali mossi come da santo amore si affratellavano
e la predicano. Né i sospetti già desti della polizia, né le minacce e le
persecuzioni valsero ad infievolire la fede in questi arditi difensori della
indipendenza del pensiero. I numerosi studenti raccolti da tutti i punti del
Regno nella grande capitale disertano le cattedre, ed accorrevano in folla ad
ascoltare la nuova parola. Era un bisogno irresistibile ed universale, che li
spinge ad un ignoto e splendido avvenire, all'unità organica dei diversi rami
della cognizione umana. I filosofi, partecipavano al general movimento, ed
ambivano soprattutto, come gl’antichi italiani, di essere veri filosofi. Chi
può ridire la gioia, le speranze, l’entusiasmo di quel tempo? Chi può
ridire l’affetto col quale si amano i maestri e gli allievi, e insieme procedeno
alla ricerca della verità? E un culto, una religione ideale, nella quale si
mostrano degni nepoti dell'infelice Nolano. BRUNO (si veda). “Studii sopra la
filosofia di Hegel” (Torino) «Rivista Italiana». Insegna a Modena, Bologna e
Napoli. Vuole liberare la cultura filosofica italiana dal suo provincialismo,
attraverso la diffusione nella penisola dell'idealismo di Hegel. Sostene una
politica laica e legata ad un forte senso di un stato unitario, considerato
come sorgente dei princìpi e dei valori ispiratori di un armonioso sviluppo di
civilita, da cui la comunità dei cittadini devono trarre l'alimento necessario
per una crescita ordinata e corretta. Circola l’idealismo, che dimostra il
percorso dinamico della filosofia e il suo ritorno in Italia dove ha origine. Riforma
la dialettica hegeliana per salvare l'identità di essere e pensiero escludendo
ogni presupposto oggettivo esterno al pensare. Recupera l'aspetto pratico nel
processo conoscitivo che evita la caduta in un astratto idealismo. La filosofia
italiana del Rinascimento, connotata dal naturalismo e dall'immanentismo, ha
precorso la filosofia, giungendo attraverso Spinoza agli idealisti tedeschi
Fichte, Schelling, Hegel. il ritorno in Italia della filosofia con la terza
Roma e con la riappropriazione dei
filoni spiritualistici europei da parte di ROSMINI e GIOBERTI. Mentre per la
critica tradizionale la filosofia italiana e caratterizzata dalla sua
ininterrotta fedeltà alla linea platonica, S. cerca di dimostrare, con gli
studi dedicati al umanesimo rinascimentale che la filosofia, laica e
idealistica, generalmente associata alla riforma in realtà e nata in Italia. Interpreta
con chiave di lettura hegeliana questo progressivo passaggio dello spirito
filosofico italiano e il suo ritorno, sottolineando la continuità del
razionalismo di Cartesio col principio innatistico di CAMPANELLA della cognitio
abdita, dell'empirismo di Locke con la campanelliana cognitio illata o nozione
acquisita, dell'immanentismo Spinoza col panteismo di BRUNO, del criticismo con
la metafisica della mente di VICO. Poi GALLUPPI e ROSMINI si sarebbero
riappropriati inconsciamente di quello stesso spirito permeato dal kantismo,
come GIOBERTI di quello dell'idealismo. Ripigliare il sacro filo della nostra
tradizione filosofica italiana, ravvivare la coscienza del nostro libero
pensiero nello studio dei nostri maggiori filosofi, ricercare nelle filosofie
delle altre nazioni i germi ricevuti dai primi padri della nostra filosofia
italiana e poi ritornati fra noi in forma nuova e più spiegata di sistema,
comprendere questa circolazione del pensiero italiano, della quale in gran
parte noi avevamo smarrito il sentimento, riconoscere questo ritorno del nostro
pensiero a sé stesso nel grande intuito speculativo del nostro ultimo filosofo
Hegel, sapere insomma che cosa noi fummo, che cosa siamo e che cosa
dobbiamo essere nel movimento della filosofìa, non come membri isolati e
scissi dalla vita universale del popolo, nè come avvinti al carro trionfale
d'un popolo particolare, ma come nazione libera ed eguale nella comunità universale.
Tale, o signori, è stato sempre il desiderio e l'occupazione della mia vita. Prolusione
alle lezioni di Storia della filosofia a Bologna (Modena, Tipografia
Governativa) Uno dei suoi propositi, giustificato dalla stessa tesi della
circolazione della filosofia italiana, e il tentativo di far uscire gli
intellettuali italiani dal provincialismo stagnante in cui versavano,
apportando loro gli elementi più innovativi del pensiero idealistico d'oltralpe,
per dare un fondamento filosofico-culturale al processo rivoluzionario
dell'unificazione nazionale. La rivoluzione storica da attuare non e il
programma neo-guelfo del primato morale e civile di GIBERTI che ripudia in
blocco la filosofia moderna, ma anda intesa hegelianamente come sttoria della
libertà, nella quale lo spiritualismo non significa un'involuzione, bensì un
riallineamento alle nazioni più avanzate. Son molti ancora in Italia i
quali tacciano di astratta e oscura la filosofia alemanna e, reputandola
contraria alla natura speculativa dell'ingegno italiano, si accontentano di una
maniera di sapere che non ha nessuna connessione con la nostra tradizione
filosofica -- è un perpetuo oltraggio alla memoria de' nostri sommi ed infelici
pensatori, e la principal cagione del decadimento della scienza tra noi.
Costoro dimenticano la storia della filosofia italiana, della quale furono gli
eroi e martiri i nostri filosofi. Non ricordano i roghi di BRUNO e di VANINI,
la lunga prigionia di CAMPANELLA, e l'umile pietra che, nel tempio de'
Gerolomini in Napoli, ricopre le ceneri di VICO, luce del nostro mondo
intellettuale. Non i nostri filosofi degli ultimi duecento anni, ma Spinoza,
Kant, Fichte, Schelling ed Hegel, sono stati i veri discepoli di BRUNO, di
VANINI, di CAMPANELLA, di VICO, ed altri illustri. – “Principii di Filosofia”. Non
si limita a recepire passivamente l'hegelismo, ma da avvio ad una sua profonda revision.
Introduce temi originali che cerca di riprendere dalla tradizione autoctona italiana.
In particolare, cerca di rispondere alle critiche di Trendelenburg, il quale
non vede come dal primo momento della logica hegeliana, quello dell'essere puro
e indeterminato, puo scaturire il divenire dialettico dello spirito, se non
tramite un'indebita intromissione dal di fuori. Per dimostrare l'identità
dell'essere col spirito, e quindi che l'Idea è intrinseca alla realtà storica,
avente come scopo la libertà, sostenne l'esigenza di mentalizzare o
kantianizzare» la logica di Hegel, unificando quest'ultima con la
fenomenologia, cioè col percorso conoscitivo del singolo individuo umano, che
diventa progressivamente auto-cosciente di avere in se stesso, nello proprio
spirito, tutta la realtà assoluta logicamente articolata. Riforma così la
dialettica hegeliana nell'ottica di Kant e Fichte, ritenendo prevalente l'atto
soggettivo (no inter-soggetivo) della coscienza trascendentale rispetto ad ogni
presupposto oggettivistico o inter-soggettivistico), valorizzando inoltre il
momento finale dello spirito rispetto alle fasi precedenti della logica e della
natura, situate fuori dall'auto-coscienza. È lo spirito la protagonista di ogni
originaria produzione. In maniera simile a Fischer, infatti, la deduzione
hegeliana, che dalla contrapposizione di essere e nulla faceva scaturire il divenire,
venne intesa in senso kantiano e fichtiano dando il primato alla sintesi
unificatrice del divenire: è lo spirito, nel suo perenne fluire, che dà luogo
all'essere, il quale, originariamente indeterminato e perciò in-concevibile, si
rivela un non-essere, essendo posto all'interno dello spirito stesso. Per
questo primato assegnato all'atto del concivere, fa da apripista all'idealismo
attuale di GENTILE. Per contrastare l'avanzata del positivismo che e penetrato
in Italia dopo la raggiunta unità nazionale, di fronte all'esaurirsi delle
spinte ideali che caratterizzano il Risorgimento, si impegna nella
valorizzazione dell'aspetto pratico del processo spirituale, per evitare la
caduta in un «stratto idealismo, che non cura né pregia lo sperimento. In
particolare riprende da VICO una concezione pratica e storica della metafisica
dell'assoluto, intendendo l'auto-coscienza hegeliana (quale Begierde, cioè
appetizione) come umanità, ovvero impeto che agisce nel soggetto
umano. Analogamente puo sostenere, nel tracciare LA STORIA DELLO SPIRITO
ITALIANO che è il soggetto umano a dare concretezza e coscienza di sè al
processo storico. La Riforma della modernità che abolisce i vecchi principi
della filosofia scolastica si basa per l'appunto sull'immanenza di Dio e sulla
capacità della coscienza umana di auto-determinarsi e di accedere direttamente
all'Infinito, come enunciano BRUNO e CAMPANELLA. Il riconoscimento del valore
infinito dell'uomo ha ripercussioni anche sulla concezione etico-politica, stimolando
studi e interessi sulla filosofia hegeliana del diritto. Permase una viva
concezione etica dello stato italiano, che lo indusse a rinvenire
nell'idealismo hegeliano la sintesi tra la corrente post-illuministica, basata
sull'arbitrio individuale soggetivo e su una concezione meramente
contrattualistica dello stato, ed il cattolicesimo liberale, fondato viceversa
sull'arbitrio divino e sull'aderenza dogmatico-confessionale al principio
d'autorità. Il suo liberalismo rigetta l'individualismo o soggetivismo che
privilegia l'interesse del singolo portandolo a servirsi dell'organismo
universale per i propri fini, distruggendo la società. Allo stato italiano
spetta dunque la funzione pedagogica di promuovere gli interessi DI TUTTI, di
ogni italiano, tutelando la famiglia, in cui si forma l'individuo o soggeto, e
al contempo la società civile. La famiglia e la società civile hanno la
loro verità nello stato. Dove lo stato italiano non è altro che famiglia (lo stato
patriarcale italiano), o una istituzione di pubblica sicurezza (polizia
italiana), non solo lo stato italiano non è il vero stato, ma né la famiglia né
la società civile esistono nella loro vera forma. Lo stato italiano è l'unità
del principio della famiglia e del principio della società civile (della
naturalità umana e del libero volere, del diritto e della moralità). Non è una
semplice associazione fondata mediante il libero arbitrio soggetivo, o il patto
inter-soggetivo etc, né una associazione puramente naturale. È tutto ciò
insieme. È assoluta soggettività etica dei individui.. Assoluta, perché è
sostanza; soggettività, perché è saputa e voluta dagli individui liberamente
come la loro stessa essenza etica e universalità. Dove manca tale sapere e
volere, lo stato italiano non è libera soggettività, e l'individuo non ha vero
valore (individualismo moderno). In altri termini, è la sostanza nazionale,
conscia veramente e realmente di se medesima; lo spirito del popolo (come tale,
come spirito etico) nella sua vera e perfetta esistenza – “Studi sull'etica
hegeliana”. Poiché il potere stesso dello stato italiano può essere utilizzato
da un individuo o da una classe in vista dei suoi interessi di parte, accetta
il modello costituzionale, sebbene non privo di conflitti tra particolarità e
universalità, nel quale la personalità dello stato italiano e elevata sopra la
lotta sociale. Ripudiando l'astratto cosmopolitismo, lo stato italiano va dunque
inteso come l'immanenza di dio, dell'universalità dello spirito italiano calato
nella concretezza della nazionalità del popolo italiano, tutti uguali, ratelli dell'umana
famiglia. È con Spaventa soprattutto che la filosofia in Italia cessa d'essere
esercitazione accademica e vacua speculazione, si avvia a diventare organica
visione del mondo, da cui derivi e consegua una morale, si avvia cioè a
diventare religione laica, dando inizio a quel largo movimento di distacco di
intellettuali dalla chiesa cattolica. -- Arfé, L'hegelismo napoletano e S., in
«Società», Firenze. E uno dei maggiori teorici che si sforzarono dare un
un'impronta ideale e spirituale al percorso risorgimentale verso l'unità
d'Italia, non limitata all'ambito filosofico, come riconobbero in seguito
storici e studiosi del Risorgimento. Con lui e SANCTIS e giunta al culmine
quella motivazione politica della nazione italiana che e la caratteristica in
forza della quale il movimento sorto a Napoli supera i limiti di un episodio
regionale. Da noi, gl’italiani, al contrario che in Inghilterra e in Francia, l'hegelismo
non è stato solo una filosofia ma un elemento della vita civile della nazione italiana
nel momento culminante del suo Risorgimento. (Landucci, L'hegelismo in Italia
nell'età del Risorgimento, in «Studi storici», Roma. Influsce profondamente,
attraverso la mediazione di JAJA, anche l'idealismo italiano di GENTILE, il
quale porta a termine il lavoro di kantianizzazione o mentalizzazione di Hegel
avviato da lui, trasformando la sua dottrina in un compiuto attualismo o
filosofia dell'atto, basata cioè sul perenne dinamismo dell'atto del
pensiero. GENTILE cura inoltre la pubblicazione della spaventiana prolusione
e introduzione alle lezioni di filosofia nella Napoli, ri-nominandola
significativamente “La filosofia italiana”, ritenendola un saggio di carattere
non solamente storiografico, ma soprattutto fenomenologico, in cui cioè lo
spirito della filosofia italiana esprime la sua ritrovata coscienza di sè. GENTILE
si confronta ampiamente con lui nella propria riforma della dialettica
hegeliana, oltre a raccogliere e sistemare alcuni suoi scritti inediti, tra cui
un frammento giudicato uno snodo importante verso la genesi del proprio
attualismo, contribuendo alla riscoperta e alla rinascita degli studi intorno
alla dottrina spaventiana. Anche l'idealista CROCE, che dopo la morte dei
genitori anda a vivere da S., segue le sue lezioni, apprezzandone soprattutto
lo spirito profondamente liberale. Altri di suoi scolari, o allievi sono FIORENTINO,
MATURI, JAJA, MASCI, TOCCO, LABRIOLA, ed ALFONSO. Nuovi studi sono sorti in
occasione del bi-centenario della nascita di S. e SANCTIS. Altri saggi: “La
filosofia di Kant e la sua relazione colla filosofia italiana” (Unione
Tipografica, Torino); “Principii di filosofia” (Ghio, Napoli); “Studi
sull'etica di Hegel” (Università, Napoli); “La filosofia di GIOBERTI” (Tasso,
Napoli); “Saggi critici di filosofia, politica e religione” (Bruno, Roma); “La
dottrina della conoscenza di BRUNO” (Università, Napoli); “Principi d’etica” (Pierro,
Napoli); “La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea” GENTILE,
Laterza, Bari. “Logica e metafisica” Gentile, Laterza, Bari. Opere, Gentile,
raccolte e aggiornate da Cubeddu e Giannantoni, "Classici della
Filosofia", Sansoni, Firenze. Opere, saggio introduttivo, prefazioni, note
e apparati di Valagussa, postfazione di Vitiello, Bompiani, Milano. Articoli
sulla filosofia tedesca (Kant, Fichte, Schelling, Hegel), Petrone, Il
Prato, Edizione critica delle Opere
psicologiche inedite Orsi: Lezioni di antropologia, Psiche e metafisica Elementi di psicologia speculativa, Sulle
psicopatie in generale. Cit. in Spaventa, Antologia degli scritti, Vacca, Bari,
Laterza. Giovanni, Gentile: la filosofia italiana tra idealismo e
anti-idealismo, Angeli, Gentile e Spaventa, su treccani. Il contributo italiano alla storia del
pensiero, su treccani. Nel tempo che gl’ustriaci — ‘i tedeschi’ dicemo
generalmente in Italia — dimorano non solo nelle contrade lombarde e venete, ma
anche in Toscana, io non ho il coraggio di dire: filosofia tedesca. (nota di S.). Principii di Filosofia, Napoli, Ghio. Le
tradizioni filosofiche nell'Italia unita, di Rota. Perone, Ferretti, Ciancio,
Storia del pensiero filosofico, Torino,
SEI, Cit. di Gentile in Della vita e degli scritti di Spaventa, Scritti
filosofici” (Napoli, Morano). Altri saggi: “Sulle psicopatie in generale, o La legge del più forte, in cui si
confrontava tra l'altro col darwinismo.
Studi sull'etica hegeliana, Napoli, Stamperia della R. Università, Il
concetto di nazione (nazionalità) segna in lui un superamento della filosofia
hegeliana della storia basata sul susseguirsi di popoli-guida (cfr. Carratelli,
Storia e civiltà della Campania (Napoli, Electa); “Studii sopra la filosofia di
Hegel”; “Unificazione nazionale ed egemonia culturale, Vacca (Bari, Laterza); Garin,
“La fortuna nella filosofia italiana” in
L'opera e l’eredità di Hegel (Bari, Laterza); Cubeddu, Da S. a Gentile:
Kant e l’idealismo, in "La tradizione kantiana in Italia", Atti del
convegno della Società filosofica italiana
(Messina, G. B. M.); La raccolta gentiliana delle sue opere venne
riedita e curate da Cubeddu e Giannantoni, e ri-stampata da Valagussa e Vitiello.
Coscienza nazionale, treccani. Gentile, S. (Firenze, Vallecchi); Vacca,
Politica e filosofia (Bari, Laterza); Bartot, L'hegelismo di S. (Firenze, Olschki);
Cubeddu, Edizioni e studi (Firenze, Sansoni); Serra, Etica e politica (Roma,
Bulzoni); Franchini, Dalla scienza della logica alla logica della scienza” (Napoli,
Pironti); Garin, “Filosofia e politica” (Tognon, Napoli, Bibliopolis); Garin, Napoli,
Bibliopolis, Gentile, “Coscienza nazionale” (Chieti, Noubs); Origo “Perpetuazione
e difesa della filosofia italica” (Roma, Bibliosofica); Savorelli, Il
contributo italiano alla storia del Pensiero Filosofia (Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana); Attualismo Hegelismo Idealismo italiano Idealismo
tedesco Treccani. Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario di storia, Dizionario biografico
degli italiani, Fusaro, “S.: Il far intendere Hegel all'Italia, vorrebbe dire
ri-fare l'Italia”. Gentile e S., su
treccani. Scritti filosofici. Gentile. Gli hegeliani di Napoli e il
Risorgimento. Bertrando Spaventa. Spaventa. Keywords: italianita, Englishry,
Englishness, English nation, the English, the English tongue, the tongue of the
English, the tongue of the Anglians, the English spirit, the English ghost. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Spaventa” –
The Swimming-Pool Library.
Grice e Spedalieri: dei diritti
dell’uomo – filosofia italiana – Luigi Speranza (Bronte). Filosofo italiano. Studia nell'oratorio
di Neri di Bronte e nel seminario di Monreale. Insegna filosofia a Monreale. Alcune
sue tesi, considerate eretiche a Palermo, sono invece approvate e stampate a
Roma con il titolo di “Pro-positionum theologicarum specimen”. Trasfere a Roma.
Pio VI gli da il titolo di beneficiato della basilica vaticana che comporta una
modesta rendita mensilee l'incarica di scrivere la storia del prosciugamento
dell'Agro pontino, “De' bonificamenti delle terre pontine”. Contro l'Enciclopedia
degl’illuministi, usce la sua “Analisi dell'esame critico sulle prove di Dio”,
il “Ragionamento sopra l'arte di governare”, e “Ragionamento sull’influenza del
sacro nella società e nella civilita”. Scrive
la “Confutazione della dottrina della caduta dell’impero romano”, contro Gibbon
che imputa la caduta all'influenza negativa del sacro. Nel saggio più
importante “Dei diritti dell'uomo”, pubblicata a Roma ma, per volontà del papa,
con la falsa indicazione di Assisi, si rifece alla concezioni rousseauiane
relativamente alla dottrina di un CONTRATTO sociale come origine della società.
Contesta la tesi di un originario stato di *natura* a cui occorrerebbe tornare,
perché soltanto all'interno della società e civilta gl’uomini possono
realizzare i suoi bisogni di felicità e di perfezione. Lo STATO, a cui è
destinato l'uomo dalla natura, è la società e la civilta. Ciò e dimostrato e vuol
dire che gl’uomini non possono rinunziare, generalmente parlando, alla società e
a la civilita senz’opporsi alla sua propria natura. È parte essenziale della
costituzione sociale il principato. Il popolo degl’uomini non ha diritto di
disfare il principato. La forma migliore di governo è il principato. Al
principe il popolo degl’uomini affida tre facoltà: giudicare, di decretare e di
eseguire. Il popolo degl’uomini non può togliergli il principato a suo
beneplacito, cioè quando gli pare, per motivi leggieri, senza motivi, perché
violerebbe il patto sotto-scritto, a meno che il principe non violi la
condizione essenziale del contratto stipulato, il “do ut facias”, a meno che il
principe non faccia ciò che si era impegnato a fare in cambio della proprietà
del principato, ossia, custodire i diritti naturali di ciascuno degl’uomini del
popolo, e dirigere tutte le operazioni del principato alla felicità degl’uomini
sudditi e cittadini. Questa è la base del contratto. Se invece il principe
prende a distruggere i diritti naturali di ognuno, a sostituire il capriccio
alle leggi, e ad immergere nella miseria i poveri SUDDITI, il contratto
resterebbe sciolto da sé. Lo scioglimento del contratto non significa che il
popolo eserciti per proprio conto il governo, ma che debba investirne un altro
con auspici migliori. Ma chi deciderà che il contratto stabilito con il
principe sia nullo? Intanto, osserva che il contratto siasi sciolto già da sé
stesso, si dee legalmente dichiarare. Prima della quale dichiarazione, a niuno
è permesso di sottrarsi dall'ubbidienza del principe. E il diritto di far tale
dichiarazione non appartiene a verun privato, né alla unione di alcuni, né anco
alla moltitudine. Solo un corpo che rappresenti *OGNI SUDDITO* può dichiarare
lo scioglimento del patto con il principe. Questo vero corpo e formato da ogni magistrato,
ogni ordine de' cittadini, ogni persona illuminata, proba, e non soggetta
all'impeto del momento. La colta nazione italiana nella costituzione
fondamentale, che dà a sé stessa, e che inerisce nel contratto che fa con la persona
che vuole innalzare al principato, e che questa giura di mantenere, sempre,
forma un corpo o sia un collegio che rappresenta permanetutti ogni cittadino. Laonde
basta che la dichiarazione si faccia da questo corpo per esser legale. Qualora
il principe resista e voglia mantenere il potere non più riconosciutogli, comportandosi
così da tiranno. Il corpo di LA NAZIONE ITALIANA mai però un singolo cittadino
italiano puo legittimamente giungere fino all'estrema soluzione di condannarlo
a morte. Si mostra avverso sia al dispotismo illuminato che rifiuta tanto
il principio della sovranità del popolo quanto il primato del sacro nel governo
dello stato, sia i princìpi laici della rivoluzione. La garanzia di assicurare
i diritti fondamentali di ogni uomo italiano è data dalla natura che ha come
princìpi essenziali l'amore e la carità verso il prossimo. Polemizza anche contro
i giansenisti che accusa di giacobinismo e di spirito sovvertitore dei troni. Gli rispose con asprezza TAMBURINI in “Lettere
teologico politiche”. Il riconoscimento che la sovranità deriva dal popolo degl’uomini
e che questi uomini italiani, attraverso i suoi delegati, possa giungere a
rovesciarne il potere, gli procurarono violente critiche e inimicizie da parte
dei circoli reazionari e in parte anche moderati, e al saggio, che ha alla sua
uscita una notevole diffusione, il divieto di pubblicazione in tutta Italia. Puo
nuovamente circolare, anche se in Italia, mutato il clima politico e culturale,
venne nuovamente ignorato. GEYMONAT, “Il pensiero filosofico-pedagogico
italiano, Filosofi e pedagogisti estranei all'illuminismo in GEYMONAT, Storia
del pensiero filosofico e scientifico” (Milano, Garzanti); Melzi, Dizionario di
opere anonime e pseudonime di scrittori italiani: o come che sia aventi
relazione all'Italia. Milano: Coi torchi di Pirola, Nicolini, op. cit.., Giurintano,
Società e Stato (Palermo). Pisanò, “Una teoria comunitaria dei diritti umani: i
diritti dell'uomo” (Milano). bronteinsieme Enciclopedia Italiana, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Melanzio Alcioneo, arcadi. Nicola Spedalieri.
Spedalieri. Keywords:gl’arcadii, diritti degl’uomini, polemica con Gibbon, il
sacro, il crollo del principato romano, Gibbon. Refs.: Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Spadalieri sul contratto conversazionale.” H. P. Grice, “A critique to
conversational quasi-contrastualism.” Luigi Speranza, “Grice e Spedalieri” –
The Swimming-Pool Library.
Grice e Speranza – implicatura ed
implicatura -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Albalonga). Filosofo. Speranza, Ugo --
Speranza, Alessandro -- Speranza, Ettore -- Speranza, Gianni -- Speranza, Paola
-- Speranza, Anna-Maria -- Speranza-Ghersi –Ghersi-Speranza, Anna-Maria -- Speranza lui speranza: luigi della --. Italian
philosopher, attracted, for some reason, to H. P. Grice. Speranza knows St.
John’s very well. He is the author of “Dorothea Oxoniensis.” He is a member of a
number of cultivated Anglo-Italian societies, like H. P. Grice’s Playgroup. He
is the custodian of Villa Grice, not far from Villa Speranza. He works at the
Swimming-Pool Library. Cuisine is one of his hobbiesgrisottoa alla ligure, his
specialty. He can be reached via H. P. Grice. Refs.: Luigi Speranza, “Vita ed
opinion di Luigi Speranza,” par Luigi Speranza. A. M. Ghersi Speranza -- vide
Ghersi-Speranza. Ghersi is a collaborator of Speranza. Grice: “It’s easy enough
to list Speranza’s publications.” Speranza, like Mill, was fortunate to belong
to a literary familyand he would read Descartes’s Meditations, which drew him
to philosophy. His studies in logic drew him to semanticsHis first love was
Oxonian analysis as summarised in Hartnack’s essay on ‘contemporary’
philosophy. One of Speranza’s earliest essays is on Plato’s Cratylus, relying
mainly on Cassierer, but also drawing from Austin’s Philosophical Papesr.
Spearnza’s idea is that “ … mean …” is a dyadic relation and what’s behind
Plato’s theory of forms. This was Speranza’s contribution to a seminar in
ancient philosophy. For his contribution on medieaval philosophy, Speranza drew
on the modistae, and the Patrologia Latina for the use of ‘intentio’ in various
writers, up to AquinoSperanza finds it fascinating that the earliest modistae
do find a conceptual link between the ‘intentio’ and the ‘significatio.’ For a
seminar on scepticism, Speranza contributed with a paper on Gricedrawing on
Sextus Empiricus and Bar-Hillel. It relates to Grice’s problem with the
conversational category of fortitude. Speranza concludes that a phenomenalist
account is possible, but there are two other options: ‘silence’ (“not to
participate in the conversational game”) or the utterance of non-alethic
utterances, such as questions and commands. For a seminar on political
philosophy, Speranza contributed with an essay on ‘Contractualism’ from
Rousseau onwards --. For a seminar on phenomenology and the social sciences,
Speranza contributed with an essay on ‘The conversational unit,’ the idea that
the emic approach is preferable to the etic approach. For a seminar on
argumentation theory on Habermas, Speranza contributed with a “German Grice,”
the idea of a ‘strategy’ is a momer. Grice is into co-operative proceduresand
those who provide taxonomies of rationality should be made aware of this. For
“The Carrollian,” Speranza contributed with “Humpty Dumpty’s Impenetrability.”
The idea that Davidson is right and Alice does not mean that there is a
knock-down argument, or that she should change the topiche draws on Grice’s
collaborator at Oxford, D. F. Pears, for his insights on “Intention and
belief.” At the request of the editor of a bibliographical bulletin, M. Costa,
Speranza contributed with reviews of oeuvre by R. M. Hare (“Sub-atomic
particles of logic”), J. F. Thomson (“if and If”) and work on the English
philosopher H. P. Grice (J. Baker, etc.). His review on Way of Words spramg
from the same project, and it is an ‘invitation.’ For a congress of philosophy,
Speranza presented “On the way of conversation,” playing on Grice’s “way of
words”“Surely there’s more than words to conversation.” Speranza focuses on
what Grice amusingly calls a ‘minro problem,’ that of expression
meaningSperanza’s example: “How do you find Bologna?” “I haven’t been mugged
yet” was inspired by a remark of an attendant to the conference. For a congress
on conversational reasoning, Speranza contributed with “First time at Bologna?”
providing twenty five possible answers“first time in the region, actually.”
Etc. Speranza, following Grice, refers to this sort of reasoning as a sort of
‘brooding’to ‘brood’ is to ‘reason’ in a calculated fashion. As an invitation
project, Speranza collaborated with “Rational face to rational face: a study in
conversational pragmatics from a Griceian perspective.” In his essay
“Post-modernist Grice,” he deals with the unary and dyadic connectors. For a
congress on “Current Issues,” Speranza presented his “The feast of reason,”
three steps in the critique of conversational reason. The first step is
empirical, the second is quasi-contractualist, and the third is rational,
undersood weakly and strongly. For an essay on relativism, Speranza presented
an essay on ‘The cunning of conversational reason.’ Speranza maintains Grice’s
jocular references to Kant -- the Conversational Immanuel. For an essay on
desirability, Speranza explored the issues connected with mise-en-abyme and
self-reflectionsome of these were published. There is published correspondence
with members of what Speranza calls the Grice Club. Refs.: The H. P. Grice
Papers, BANC MSS 90/135c, The Bancroft Library, The University of California,
Berkeley. Speranza, villaThe Swimming-Pool Library, H. P. Grice’s Play Group,
Liguria, Italia. Luigi Speranza, “Grice e la storia della filosofia italiana.” Speranza
has done crucial research on Griceianism, unearthing some documents by O.Wood,
J. O. Urmson, P. H. Nowell-Smith, and many many others – not just H. P. Grice. Vide:
The Grice Papers, BANC, MSS. Speranza
Grice e Spintaro: filosofia pre-romanica -- Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Taranto). Filosofo
italiano. Teacher – and father – of Aristosseno. Grice: “Oxonians might wonder
why Italians are so obsessed with Crotona, Taranto, and the rest of them, but I
SEE it: it’s all about the pre-Roman!”
Grice e Spirito: la filosofia dello
spirito – filosofia fascista – ventennio fascista – i corpi – corpo e
corporazione -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Arezzo). Filosofo. Studia sotto GENTILE.
Firma il manifesto degli intellettuali fascisti. Teorico del corporativismo.
Insegna a Pisa, Messina, Genova e Roma. Tra i principali filosofi a Roma insieme
con ANTONI, allievo di CROCE, CALOGERO -- filosofo del "dialogo" -- Cf.
Grice – “dialogo” vs. “conversazione” -- e NARDI grande studioso di filosofia
di ALIGHERI e medievale. Rinomate sono non tanto le sue lezioni quanto i suoi
pomeriggi di discussione del GIOVEDÌ. Tre ore, non di lezione, ma di
discussione serrata su un problema filosofico -- uno soltanto per un intero
anno. Uno, per esemptio, e dedicato al concetto di sogno. Ai giovedì nell'aula
grande dell'istituto di filosofia interveneno tante e diverse persone: gli
studenti, i numerosi assistenti e inoltre partecipanti di convinzioni e
provenienze. Ascolta tutti, rilancia e guida la discussione verso nuove
prospettive interpretative. Pubblica saggi connessi a quei giovedì. Tra le
altre: “Il problematicismo”; “La vita come ricerca” (Rubbettino); “La vita come
amore”, “Cattolicesimo e comunismo”, fino a l’autobiografica “Vita d’un incosciente”.
Volendo indicare un tratto distintivo della sua filosofia, essa consiste nella
curiosità e nel rispetto per qualsiasi posizione. Non esiste una parola definitiva.
La ricerca della verità dove essere portata sempre ulteriormente avanti. In questa maniera vanno interpretate le sue
riflessioni che spaziano dai campi della speculazione filosofica. Tra i vari
livelli di ricerca, spicca la riflessione sulle strutture dello STATO.
Allontanandosi nettamente dal liberalismo filosofico, non vede alcuna contra-posizione
tra la figura dell'individuo o cittadino e quella dello stato. Con un passo
oltre questa interpretazione, che giudica dis-organica e arbitraria, vede LO
STATO come figura entro cui i cittadini vieneno a realizzarsi. Il binomio stato/cittadino
diventa così un'equazione, in cui il secondo termine viene a risolversi e
quindi realizzarsi pienamente nel primo. Caratterizza lo stato non come una
semplice sovra-struttura disciplinatrice, ma come un organismo che esprime UN’UNICA
VOLONTÀ e compone tutti i dissidi dei cittadini. In questa maniera, l'unica via
percorribile nella realizzazione di tale modello è la via corporativa in cui lo
stato -- al meno due cittadini -- diventa stato di al meno due produttori. Lo
stato rappresenta il luogo in cui interesse pubblico o comune ed interesse
privato o soggetivo del cittadino vengono a coincidere. In esso non deve venire
annullata quella sorgente di vita che sono i cittadini. Questa concezione è
stata definita immanenza dei cittadini nello stato, volta alla mobilitazione dei
cittadini nelle e per le strutture create dallo stato. L’economia è politica.
Deve garantire la sub-ordinazione alle scelte sociali. Inquadra il ruolo che
assegna allo stato in termini di intervento pubblico o comone. Ben lungi dal
prospettare una situazione paragonabile al collettivismo, è lontano anche dagli
eccessi dis-organici che imputa al sistema liberale. Il funzionario di stato,
che in prospettiva dove andare a sostituire il capitalista privato, e giudicato
non come un agente del collettivismo o del capitalismo statale -- che sappiamo
cosa produce col sovietismo -- ma un semplice delegato tecnico, che si fa
garante di una diversa realtà: assicurare socialmente il controllo della
produzione e la stessa proprietà dei mezzi produttivi. Altre saggi: “Il diritto
penale italiano”; “Il nuovo diritto penale”; “Critica dell'economia liberale, “L'idealismo
italiano e i suoi critici” – Grice: “A delightfull read, especially for us
Oxonians, since he manages to quote extensively from the Proceedings of the
Aristotelian Society, seeing that Ryle hated idealism!” --; “I fondamenti dell'economia
corporativa”; “Capitalismo e corporativismo” (Rubbettino); Scienza e filosofia”;
Dall'economia liberale al corporativismo, “La vita come arte, Critica della democrazia” (Rubbettino); “Il
comunismo, Dall'attualismo al problematicismo”, Memorie d’un incosciente”
(Rusconi, Milano); “Pareto” (Cadmo, Roma); “Critica della democrazia” (Luni, Milano);
“Il corporativismo: dall'economia liberale al corporativismo; Rodotà,
Passeggiando in bicicletta; Bighellonando dentro il Verano, Corriere della
Sera, Stefano, Filosofo, Giurista, Economista, VOLPE Roma, “Individuo e stato”,
NEGRI, “Dal corporativismo comunista
all'umanesimo scientifico. Itinerario teoretico” (Manduria, Lacaita); Tamassia,
Roma, Russo, Positivismo e idealismo” (Roma); Dessì, “Filosofia e rivoluzione”
(Milano, Luni); Russo, “Dal positivismo all'anti-scienza” (Milano, Guerini); Cavallera,
“La ricerca dell'incontrovertibile, Formello, SEAM); Breschi, Spirito del
Novecento. Il secolo di S. -- dal fascismo alla contestazione” (Rubbettino), Cammarana,
Roma, Pagine, Cammarana, “Teorica della
reazione dialettica: filosofia del postcomunismo” (Roma). Pirro, Ricordo, in Studi
Politici (Bulzoni, Roma). Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Enciclopedia
machiavelliana, Bettineschi, L'esperienza storica e l'intrascendibilità del
conoscere. Sul sapere di non sapere, Rivista
di filosofia neo-scolastica,, Problematicismo Corporativismo Fascismo
Corporazione proprietaria. Treccani, Dizionario di storia, Dizionario
biografico degli italiani, Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Ugo Spirito. Spirito. Keywords: stato/cittadini, pathos romantico,
romanticism e nuovo ordine, sindicalismo, fascismo da sinestra, filobolcevicco,
corporativismo, attualismo, stato fascista, equilibrio liberta/autorita,
gentile e spirito, i filosofi fascisti, filosofia e revoluzione, romanticismo,
proprieta, filosofia come pedagogia. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Spirito” –
The Swimming-Pool Library.
Grice e Spisani: la contestazione –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Ferrara), Filosofo. Si laurea a Padova con una tesi di
sull'attualismo italiano: “Natura e spirito nell’idealismo attuale” (Milano,
Fabbri). In seguito collabora a Urbino. A Bologna fonda “Rassegna di Logica” e il centro di logica. In una lettera Carnap
critica una sua decisione di non pubblicare un'opera. Morì suicida. Altri
saggi: “Neutralizzazione dello spazio per sintesi produttiva” (Bologna,
Cappelli); “Implicazione, endo-metria e universo del discorso” (Bologna) e “Introduzione
alla teoria generale dei numeri relativi, con ingresso dei numeri
moltiplicatori e divisori, legati alla logica e alla matematica trascendentale”
(Bologna, Centro di logica e scienze comparate, analisi matematica). C'è una
relazione divisoria che ipotizza il valore “M,” numero logico trans-infinito all'origine
della neutralizzazione dello spazio trans-finito. “ℵ” va verso successivi
aumenti. Ma è la relatività dei numeri, espressa nel calcolo per valori di
posizione, che ne individua la direzione inversa. Spiega le sue scoperte in
forma di dialogo. Tra gli interlocutori la misteriosa figura della piovra
Clipso. Logo-fenica. Altri saggi: “Il numero nell'istanza
ontologica del rapporto d'identità” (Imola, Galeati); “Logica ed esperienza”
(Milano, Marzorati); “Logica della contestazione” (Bologna, Cappelli). Sulla storia della pubblicazione della Teoria
generale, importanti ricerche erano già pronte. Allora, dice: “Ne discuto con
Carnap. Carnap sottopone i risultati dell'indagine. Carnap spiega anche le
ragioni che mi induceno a non diffonderne le conclusioni. Carnap risponde che
quella scelta gli sembra affatto ingiustificata: l'operas crises non poteva
rimanere nel silenzio. Tuttavia non cambiai parere. Non avrei pubblicato, e glielo
confermai. “Dai numeri naturali ai numeri relativi, moltiplicatori e divisor”. Gallo,
“Un uomo genial”, Nuova Ferrara, L'ha vegliato prima di suicidarsi, di Gulotta,
la Repubblica, sezione Bologna, Archivio. Franco Spisani. Spisani. Keywords: il
concetto di numero, numero naturale, numero relativo, logica auto-genetica,
numero relativo moltiplicatore, numero relativo divisore, opposto,
contradittorio, regole e segni, contestazione, esperienza, limiti della
metafisica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Spisani” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Spurio: lettere da Corinto – Roma
antica – Roma -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Fratello di Lucio Mummio, vincitore
di Corinto, partecipa con SCIPIONE (si veda) Emiliano e con Lucio Metello CALVO
(si veda) a un’ambasciata politica in Oriente e così puo stringere più stretti
rapporti con Panezio di Rodi. Scrive lettere in versi e orazioni. CICERONE lo pone
tra i IV interlocutori del "De republica." Oratore. I suoi discorsi
hanno, per la loro aridità, impronta del Portico. Coltiva gli studi
giuridici. A Roman soldier and writer. A legatus of his brother, and a
close friend of SCIPIONE EMILIANO. This friendship garners his entrance into
the Scipionic Circle. Politically, he is an aristocrat. He writes satirical and
ethical epistles, describing his experiences in Corinto in humorous verse.
According to the Encyclopædia Britannica, these letters, are the first examples
of a distinct class of Roman poetry, the poetic epistle. "Mummii".
Mek.niif. hu. Mummius M, Mortgage, ed. Peck, Harpers Dictionary of Classical
Antiquities. Perseus tufts, Chisholm, ed.
"Mummius, Lucius" . Encyclopædia Britannica. Cambridge. Stub
icon This article about an Ancient Roman writer. Categories: Ancient Roman
writersm Romans, writers Mummii Ancient Roman people stubs European writer
stubs When we turn to Rome we find that letter writing becomes a Roman literary
art under Greek influence and is speedily nationalised as is the dialogue. We
know that the epistolary form is used by S., who appears in CICERONE’s de
republica as an intimate friend of SCIPIONE the younger. He receives a education
in the Porch, and accompanied his more
famous brother to Corinto as a legatus. From Corinto he sends a number of
poetic epistles to his friends. These do not receive general publicity, but are
preserved in the archives of the family where they are read by CICERONE, who
praises their wit. Keyword: philosophical epistle. Spurio Mummio.
Grice e Sraffa: la mia implicatura – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Torino).
An Italian noble -- Vitters, and Grice --
L.cited by H. P. Grice, “Some like Vitters, but Moore’s MY man.”
Vienna-born philosopher trained as an enginner at Manchester. Typically
referred to Wittgenstein in the style of English schoolboy slang of the time
as, “Witters,” pronounced “Vitters.”“I heard Austin said once: ‘Some like
Witters, but Moore’s MY man.’ Austin would open the “Philosophical
Investigations,” and say, “Let’s see what Witters has to say about this.”
Everybody ended up loving Witters at the playgroup.” Witters’s oeuvre was
translated first into English by C. K. Ogden. There are interesting twists.
Refs.: H. P. Grice, “Vitters.” Grice was sadly discomforted when one of his
best friends at Oxford, D. F. Pears, dedicated so much effort to the unveiling
of the mysteries of ‘Vitters.’ ‘Vitters’ was all in the air in Grice’s inner
circle. Strawson had written a review of Philosophical Investigations. Austin
was always mocking ‘Vitters,’ and there are other connections. For Grice, the
most important is that remark in “Philosohpical Investigations,” which he never
cared to check ‘in the Hun,’ about a horse not being seen ‘as a horse.’ But in
“Prolegomena” he mentions Vitters in other contexts, too, and in “Causal
Theory,” almost anonymouslybut usually with regard to the ‘seeing as’ puzzle.
Grice would also rely on Witters’s now knowing how to use ‘know’ or vice versa.
In “Method” Grice quotes verbatim: ‘No psyche without the manifestation the
ascription of psyche is meant to explain,” and also to the effect that most
‘-etic’ talk of behaviour is already ‘-emic,’ via internal perspective, or just
pervaded with intentionalism. One of the most original and challenging
philosophical writers of the twentieth century. Born in Vienna into an
assimilated family of Jewish extraction, he went to England as a student and
eventually became a protégé of Russell’s at Cambridge. He returned to Austria
at the beginning of The Great War I, but went back to Cambridge in 8 and taught
there as a fellow and professor. Despite spending much of his professional life
in England, Vitters never lost contact with his Austrian background, and his
writings combine in a unique way ideas derived from both the insular and the
continental European tradition. His thought is strongly marked by a deep
skepticism about philosophy, but he retained the conviction that there was
something important to be rescued from the traditional enterprise. In his Blue
Book 8 he referred to his own work as “one of the heirs of the subject that
used to be called philosophy.” What strikes readers first when they look at Vitters’s
writings is the peculiar form of their composition. They are generally made up
of short individual notes that are most often numbered in sequence and, in the
more finished writings, evidently selected and arranged with the greatest care.
Those notes range from fairly technical discussions on matters of logic, the
mind, meaning, understanding, acting, seeing, mathematics, and knowledge, to
aphoristic observations about ethics, culture, art, and the meaning of life.
Because of their wide-ranging character, their unusual perspective on things,
and their often intriguing style, Vitters’s writings have proved to appeal to
both professional philosophers and those interested in philosophy in a more
general way. The writings as well as his unusual life and personality have
already produced a large body of interpretive literature. But given his
uncompromising stand, it is questionable whether his thought will ever be fully
integrated into academic philosophy. It is more likely that, like Pascal and
Nietzsche, he will remain an uneasy presence in philosophy. From an early date
onward Vitters was greatly influenced by the idea that philosophical problems
can be resolved by paying attention to the working of language a thought he may have gained from Fritz
Mauthner’s Beiträge zu einer Kritik der Sprache 102. Vitters’s affinity to
Mauthner is, indeed, evident in all phases of his philosophical development,
though it is particularly noticeable in his later thinking.Until recently it
has been common to divide Vitters’s work into two sharply distinct phases,
separated by a prolonged period of dormancy. According to this schema the early
“Tractarian” period is that of the Tractatus Logico-Philosophicus 1, which
Vitters wrote in the trenches of World War I, and the later period that of the
Philosophical Investigations 3, which he composed between 6 and 8. But the
division of his work into these two periods has proved misleading. First, in
spite of obvious changes in his thinking, Vitters remained throughout skeptical
toward traditional philosophy and persisted in channeling philosophical
questioning in a new direction. Second, the common view fails to account for
the fact that even between 0 and 8, when Vitters abstained from actual work in
philosophy, he read widely in philosophical and semiphilosophical authors, and
between 8 and 6 he renewed his interest in philosophical work and wrote
copiously on philosophical matters. The posthumous publication of texts such as
The Blue and Brown Books, Philosophical Grammar, Philosophical Remarks, and
Conversations with the Vienna Circle has led to acknowledgment of a middle
period in Vitters’s development, in which he explored a large number of
philosophical issues and viewpoints a
period that served as a transition between the early and the late work. Early
period. As the son of a greatly successful industrialist and engineer, Vitters
first studied engineering in Berlin and Manchester, and traces of that early
training are evident throughout his writing. But his interest shifted soon to
pure mathematics and the foundations of mathematics, and in pursuing questions
about them he became acquainted with Russell and Frege and their work. The two
men had a profound and lasting effect on Vitters even when he later came to
criticize and reject their ideas. That influence is particularly noticeable in
the Tractatus, which can be read as an attempt to reconcile Russell’s atomism
with Frege’s apriorism. But the book is at the same time moved by quite different
and non-technical concerns. For even before turning to systematic philosophy
Vitters had been profoundly moved by Schopenhauer’s thought as it is spelled
out in The World as Will and Representation, and while he was serving as a
soldier in World War I, he renewed his interest in Schopenhauer’s metaphysical,
ethical, aesthetic, and mystical outlook. The resulting confluence of ideas is
evident in the Tractatus Logico-Philosophicus and gives the book its peculiar
character. Composed in a dauntingly severe and compressed style, the book
attempts to show that traditional philosophy rests entirely on a
misunderstanding of “the logic of our language.” Following in Frege’s and
Russell’s footsteps, Vitters argued that every meaningful sentence must have a
precise logical structure. That structure may, however, be hidden beneath the
clothing of the grammatical appearance of the sentence and may therefore
require the most detailed analysis in order to be made evident. Such analysis,
Vitters was convinced, would establish that every meaningful sentence is either
a truth-functional composite of another simpler sentence or an atomic sentence
consisting of a concatenation of simple names. He argued further that every
atomic sentence is a logical picture of a possible state of affairs, which
must, as a result, have exactly the same formal structure as the atomic
sentence that depicts it. He employed this “picture theory of meaning” as it is usually called to derive conclusions about the nature of the
world from his observations about the structure of the atomic sentences. He
postulated, in particular, that the world must itself have a precise logical
structure, even though we may not be able to determine it completely. He also
held that the world consists primarily of facts, corresponding to the true
atomic sentences, rather than of things, and that those facts, in turn, are
concatenations of simple objects, corresponding to the simple names of which
the atomic sentences are composed. Because he derived these metaphysical
conclusions from his view of the nature of language, Vitters did not consider
it essential to describe what those simple objects, their concatenations, and
the facts consisting of them are actually like. As a result, there has been a
great deal of uncertainty and disagreement among interpreters about their
character. The propositions of the Tractatus are for the most part concerned
with spelling out Vitters’s account of the logical structure of language and
the world and these parts of the book have understandably been of most interest
to philosophers who are primarily concerned with questions of symbolic logic
and its applications. But for Vitters himself the most important part of the
book consisted of the negative conclusions about philosophy that he reaches at
the end of his text: in particular, that all sentences that are not atomic
pictures of concatenations of objects or truth-functional composites of such
are strictly speaking meaningless. Among these he included all the propositions
of ethics and aesthetics, all propositions dealing with the meaning of life,
all propositions of logic, indeed all philosophical propositions, and finally
all the propositions of the Tractatus itself. These are all strictly
meaningless; they aim at saying something important, but what they try to
express in words can only show itself. As a result Vitters concluded that
anyone who understood what the Tractatus was saying would finally discard its
propositions as senseless, that she would throw away the ladder after climbing
up on it. Someone who reached such a state would have no more temptation to
pronounce philosophical propositions. She would see the world rightly and would
then also recognize that the only strictly meaningful propositions are those of
natural science; but those could never touch what was really important in human
life, the mystical. That would have to be contemplated in silence. For “whereof
one cannot speak, thereof one must be silent,” as the last proposition of the
Tractatus declared. Middle period. It was only natural that Vitters should not
embark on an academic career after he had completed that work. Instead he
trained to be a school teacher and taught primary school for a number of years
in the mountains of lower Austria. In the mid-0s he also built a house for his
sister; this can be seen as an attempt to give visual expression to the
logical, aesthetic, and ethical ideas of the Tractatus. In those years he
developed a number of interests seminal for his later development. His school
experience drew his attention to the way in which children learn language and
to the whole process of enculturation. He also developed an interest in
psychology and read Freud and others. Though he remained hostile to Freud’s
theoretical explanations of his psychoanalytic work, he was fascinated with the
analytic practice itself and later came to speak of his own work as therapeutic
in character. In this period of dormancy Vitters also became acquainted with
the members of the Vienna Circle, who had adopted his Tractatus as one of their
key texts. For a while he even accepted the positivist principle of meaning
advocated by the members of that Circle, according to which the meaning of a
sentence is the method of its verification. This he would later modify into the
more generous claim that the meaning of a sentence is its use. Vitters’s most
decisive step in his middle period was to abandon the belief of the Tractatus
that meaningful sentences must have a precise hidden logical structure and the
accompanying belief that this structure corresponds to the logical structure of
the facts depicted by those sentences. The Tractatus had, indeed, proceeded on
the assumption that all the different symbolic devices that can describe the
world must be constructed according to the same underlying logic. In a sense,
there was then only one meaningful language in the Tractatus, and from it one
was supposed to be able to read off the logical structure of the world. In the
middle period Vitters concluded that this doctrine constituted a piece of
unwarranted metaphysics and that the Tractatus was itself flawed by what it had
tried to combat, i.e., the misunderstanding of the logic of language. Where he
had previously held it possible to ground metaphysics on logic, he now argued
that metaphysics leads the philosopher into complete darkness. Turning his
attention back to language he concluded that almost everything he had said
about it in the Tractatus had been in error. There were, in fact, many
different languages with many different structures that could meet quite
different specific needs. Language was not strictly held together by logical
structure, but consisted, in fact, of a multiplicity of simpler substructures
or language games. Sentences could not be taken to be logical pictures of facts
and the simple components of sentences did not all function as names of simple
objects. These new reflections on language served Vitters, in the first place,
as an aid to thinking about the nature of the human mind, and specifically
about the relation between private experience and the physical world. Against
the existence of a Cartesian mental substance, he argued that the word ‘I’ did
not serve as a name of anything, but occurred in expressions meant to draw
attention to a particular body. For a while, at least, he also thought he could
explain the difference between private experience and the physical world in
terms of the existence of two languages, a primary language of experience and a
secondary language of physics. This duallanguage view, which is evident in both
the Philosophical Remarks and The Blue Book, Vitters was to give up later in
favor of the assumption that our grasp of inner phenomena is dependent on the
existence of outer criteria. From the mid-0s onward he also renewed his
interest in the philosophy of mathematics. In contrast to Frege and Russell, he
argued strenuously that no part of mathematics is reducible purely to logic.
Instead he set out to describe mathematics as part of our natural history and
as consisting of a number of diverse language games. He also insisted that the
meaning of those games depended on the uses to which the mathematical formulas
were put. Applying the principle of verification to mathematics, he held that
the meaning of a mathematical formula lies in its proof. These remarks on the
philosophy of mathematics have remained among Vitters’s most controversial and
least explored writings. Later period. Vitters’s middle period was
characterized by intensive philosophical work on a broad but quickly changing
front. By 6, however, his thinking was finally ready to settle down once again
into a steadier pattern, and he now began to elaborate the views for which he
became most famous. Where he had constructed his earlier work around the logic
devised by Frege and Russell, he now concerned himself mainly with the actual
working of ordinary language. This brought him close to the tradition of
British common sense philosophy that Moore had revived and made him one of the
godfathers of the ordinary language philosophy that was to flourish in Oxford
in the 0s. In the Philosophical Investigations Vitters emphasized that there
are countless different uses of what we call “symbols,” “words,” and
“sentences.” The task of philosophy is to gain a perspicuous view of those
multiple uses and thereby to dissolve philosophical and metaphysical puzzles.
These puzzles were the result of insufficient attention to the working of
language and could be resolved only by carefully retracing the linguistic steps
by which they had been reached. Vitters thus came to think of philosophy as a
descriptive, analytic, and ultimately therapeutic practice. In the
Investigations he set out to show how common philosophical views about meaning
including the logical atomism of the Tractatus, about the nature of concepts,
about logical necessity, about rule-following, and about the mindbody problem
were all the product of an insufficient grasp of how language works. In one of
the most influential passages of the book he argued that concept words do not
denote sharply circumscribed concepts, but are meant to mark family
resemblances between the things labeled with the concept. He also held that
logical necessity results from linguistic convention and that rules cannot
determine their own applications, that rule-following presupposes the existence
of regular practices. Furthermore, the words of our language have meaning only
insofar as there exist public criteria for their correct application. As a
consequence, he argued, there cannot be a completely private language, i.e., a
language that in principle can be used only to speak about one’s own inner
experience. This private language argument has caused much discussion.
Interpreters have disagreed not only over the structure of the argument and
where it occurs in Vitters’s text, but also over the question whether he meant
to say that language is necessarily social. Because he said that to speak of
inner experiences there must be external and publicly available criteria, he
has often been taken to be advocating a logical behaviorism, but nowhere does
he, in fact, deny the existence of inner states. What he says is merely that
our understanding of someone’s pain is connected to the existence of natural
and linguistic expressions of pain. In the Philosophical Investigations Vitters
repeatedly draws attention to the fact that language must be learned. This
learning, he says, is fundamentally a process of inculcation and drill. In
learning a language the child is initiated in a form of life. In Vitters’s
later work the notion of form of life serves to identify the whole complex of
natural and cultural circumstances presupposed by our language and by a
particular understanding of the world. He elaborated those ideas in notes on
which he worked between 8 and his death in 1 and which are now published under
the title On Certainty. He insisted in them that every belief is always part of
a system of beliefs that together constitute a worldview. All confirmation and
disconfirmation of a belief presuppose such a system and are internal to the
system. For all this he was not advocating a relativism, but a naturalism that
assumes that the world ultimately determines which language games can be
played. Vitters’s final notes vividly illustrate the continuity of his basic
concerns throughout all the changes his thinking went through. For they reveal
once more how he remained skeptical about all philosophical theories and how he
understood his own undertaking as the attempt to undermine the need for any
such theorizing. The considerations of On Certainty are evidently directed against
both philosophical skeptics and those philosophers who want to refute
skepticism. Against the philosophical skeptics Vitters insisted that there is
real knowledge, but this knowledge is always dispersed and not necessarily
reliable; it consists of things we have heard and read, of what has been
drilled into us, and of our modifications of this inheritance. We have no
general reason to doubt this inherited body of knowledge, we do not generally
doubt it, and we are, in fact, not in a position to do so. But On Certainty
also argues that it is impossible to refute skepticism by pointing to
propositions that are absolutely certain, as Descartes did when he declared ‘I
think, therefore I am’ indubitable, or as Moore did when he said, “I know for
certain that this is a hand here.” The fact that such propositions are
considered certain, Vitters argued, indicates only that they play an
indispensable, normative role in our language game; they are the riverbed
through which the thought of our language game flows. Such propositions cannot
be taken to express metaphysical truths. Here, too, the conclusion is that all
philosophical argumentation must come to an end, but that the end of such
argumentation is not an absolute, self-evident truth, but a certain kind of natural
human practice. Sraffa. Keywords: la mia implicatura. Refs.: H. P. Grice, “Il
gesto della mano di Sraffa.” Speranza, “Sraffa’s handwave, and his impicaturum”;
Luigi Speranza, “L’implicatura di Sraffa,” per il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Grice e Stabile: critica della
ragione borghese – filosofia italiana – Luigi Speranza (Sapri). Filosofo italiano. Laureatosi
a Napoli con una tesi sulla filosofia del valore, divenne ricercatore a
Salerno. Pubblica saggi in "Prassi e teoria", "Aut Aut",
"Studi di filosofia politica e diritto", "il Centauro",
"Ombre rosse", riviste tra le più prestigiose nel panorama della
pubblicistica filosofica italiana. Collabora alla direzione della collana di
testi e studi "Relox" di Bibliopolis di Napoli. Salerno gli dedica un
convegno di studi: "La saggezza moderna. Temi e problemi”. Il fondo rappresenta
sua biblioteca. Alcuni volumi sono in possesso di Salerno. I volumi del fondo
sottolineano l'interesse verso la critica marxista -- moltissimi i volumi degl’Editori
Riuniti. Degni di attenzione alcuni esemplari caratteristici come ad esempio
quelli della collana "I gabbiani" del Saggiatore o ancora la collana
quasi completa degli "Opuscoli” della Feltrinelli, i volumi della collana
"Biblioteca di nuova cultura" della Mazzotta, e quelli della
"Scienza nuova" della Dedalo -- collane radicalmente trasformate nei
successivi anni o sostituite da altre. Talora nate solamente per offrire testi
economici che rispondessero ai bisogni di una maggiore diffusione culturale.
Sono presenti anche dei volumetti allegati a periodici di partito -- PCI e PSI
-- e le pubblicazioni dell'istituto di filosofia a Salerno. Altri saggi: “Valore
morale e società” (Salerno); “Soggetti e bisogni” (Firenze, Nuova Italia); “Saggezza
e prudenza: studi per la ricostruzione di un'antropologia” (Napoli, Liguori); “Piccolo
trattato sulla saggezza” (Napoli, Bibliopolis); “Umanesimo e rivoluzione” (“Prassi
e teoria: rivista di filosofia della cultura”), “La saggezza moderna” (Napoli,
Edizioni scientifiche italiane). Storia della filosofia, Salerno. Charron Storia della filosofia, Salerno. Giampiero Stabile. Stabile. Keywords:
Grice’s ‘Needs, need, bisogno, bisogni, bisoin, complex etymology, durf, tharf,
ragione borghese -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Stabile” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Stasea – Roma, o della virtù – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Napoli). Filosofo
italiano. The first lizio to take up residence at Rome. He defends the position
that virtue (andreia) is not sufficient for happiness – a position on which
some Lizians were prepared to compromise, in order to achieve a conciliation
with the ethics of the Portico. Keywords: Lizio.
Grice e Statilio: Roma -- ogni uomo
è stolto o pazzo -- Roma antica –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Amico di CATONE. L’orto. Satura e farsa filologica. Penna. Secondo
un'ipotesi allettante, con S., amico di CATONE e morto a Filippi con BRUTO. In
questo contesto forse non è del tutto inutile notare che una filosofia è
presente. S. being sollicited by BRUTO to make one of that noble band, who
struck the god-like stroke for the liberty of Rome, refuses to accompany them,
saying, that: all men are fools, or mad, and do not deserve that a wise man
should trouble his head about them. Keywords: ‘All men are fools, or mad’ -- Giardino,
horti epicuri – hortus epicuri. Garden. Friend of Catone Minore and Marco Bruto
and a staunch opponent of Giulio Cesare.
Grice e Stefani: “senso composto” – semantica
filosofica -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Pergola). Filosofo italiano. Grice: “I may well say that my idea of a propositional complex
owes much to Stefani’s obsession with ‘sensus’ simplex or ‘divisus, and ‘sensus
compositum’ –“ “The opposite of ‘com-posito’ is de-posito, though!” -- Grice: “I like his diagrammes; The Boedlian has
loads of his mss!” Grice: “He has a figure for the ‘figura quadrata,’ –“.
Grice: “He has a figure for ‘suppositio.’” – Il membro più noto di una famiglia
di insegnanti marchigiani. Avviato alla carriera ecclesiastica nella città
natale, ma presto si trasfere a Venezia. Il suo saggio più importante è il “De sensu
composito et diviso”. Insegna a
Rialto. Altri saggi: “Dubia in consequentias Strodi,” “In regulas
insolubilium,” “De scire e dubitare,” “Compendium logicae,” “Logica,” “Tractatus
de sensu simplice, sensu composito, et sensu diviso”, Dizionario biografico
degl’italiani, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Fonte: Dizionario di filosofia, riferimenti. Treccani
Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degl’italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario di filosofia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Stefani. Keywords: senso semplice, senso composito,
senso deposito, senso diviso, dialetttica, grammatica filosofica, semantica
filosofica, loquenza. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Stefani.”
Grice e Stefanini: l’inter-personalismo
contro l’idealismo filosofico – filosofia fascista – veintennio fascista -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Treviso). Filosofo italiano. Grice: “Italians are obsessed with
personalismo; I am with interpersonalismo!” “L’essere è personale.” “Tutto ciò
che non è personale nell’essere ri-entra nella produttività della persona, come
mezzo di manifestazione della persona e di *comunicazione* o conversazione
*tra* due persone,” “La mia prospettiva filosofica. Attivo nelle associazioni e
nei movimenti cattolici del trevigiano, iscrivendosi a gioventù cattolica dove
assume presto l'incarico di presidente diocesano. Qui svolge la vocazione di
educatore, seguendo, in particolare, gli insegnamenti contenuti nell'enciclica
Rerum Novarum di Leone XIII -- opera pure nel sindacato cattolico dei
lavoratori. Dopo il diploma presso il liceo classico Canova, dove ha fra gl’altri
ROTTA come insegnante di filosofia, si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia
a Padova. Nell'ateneo patavino, la corrente del positivismo è tra le più
seguite. In controtendenza, decide di scrivere la propria tesi sull’inter-personalismo,
avendo ALIOTTA come relatore, con cui si laurea in filosofia . Nel periodo di
studi padovano, inizia a frequentare anche il circolo di ZANELLA e inizia a
insegnare. Mentre completa gli studi universitari, inizia già a respirarsi aria
di guerra in Italia, ma come molti giovani, pur favorevole ad una posizione di
neutralità nei confronti della guerra, viene comunque chiamato all’armi.
Terminato il conflitto, uscendone con il grado di capitano e una croce al
merito di guerra, studia l’estetica di GRAVINA. Eletto consigliere del comune
di Treviso ma, la violenza dello squadrismo fascista investe anche il
trevigiano. Si oppone con fermezza a tale ideologia, dimettendosi e dedicandosi
completamente all'insegnamento, che ora è la sua occupazione principale e che
conduce sempre secondo una pedagogia ispirata ai principi cristiani,
costantemente attento e sensibile sia ai bisogni che agl’interessi degli studenti.
Si dedica con scrupolo alla stesura di apprezzati testi didattici di storia e
filosofia. Conseguita la libera docenza, ottiene, per incarico, l'insegnamento
a Padova. Oltre ad iscriversi al partito nazionale fascista, affianca
l'insegnamento nelle scuole pubbliche a quello universitario fino a quando,
vinto l'ordinariato, ha una cattedra di storia della filosofia a Messina che
tiene fino a quando si trasferisce a Padova. Al contempo, tiene per incarico
l'insegnamento di estetica a Padova e quello di pedagogia a Venezia, nonché
sarà preside della facoltà di lettere e filosofia dell'ateneo patavino. Nel dopoguerra, riabilitato alla propria
cattedra e all'insegnamento universitario, si dedica prevalentemente allo
studio e la ricerca, ma partecipando anche alla ri-organizzazione della
filosofia italiana, in particolare promuovendo incontri, convegni e riunioni
all'Istituto Aloisianum dei padri gesuiti di Gallarate, che divenne poi il centro
di studi filosofici di Gallarate, per primo diretto da GIANON. Socio
corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, nonché socio
effettivo dell’accademia patavina di scienze, lettere ed arti, ricevette il premio
della r. accademia d'Italia per le discipline filosofiche, e il premio Marzotto
per la filosofia, nonché è membro dei consigli direttivi della società
filosofica italiana e del centro di studi filosofici di Gallarate. Fonda a
Padova la “Rivista di estetica”, della quale dirigere solo il primo fascicolo e
a cui gli subentrerà PAREYSON. Gli saranno intitolate delle scuole medie
statali di Treviso e Padova, nonché l'ex istituto magistrale di Mestre. Uno dei
maggiori rappresentati dello spiritualismo, ri-esamina storicamente e
criticamente diverse correnti della filosofia, fra cui lo storicismo, la
filosofia dell'azione, l’idealismo, la fenomenologia, l'esistenzialismo, lungo
il corso della storia della filosofia, da FIDANZA ed AQUINO a GIOBERTI, ROSMINI
ed altri, sulla scia della sua prima formazione incentrata su uno stretto
connubio fra prospettiva storica e dimensione teoretica. Interessato pure all'estetica, su cui scrive
molti saggi, il contributo più importante è frutto della sua costante
riflessione su personalismo e spiritualismo, grazie alla quale il rapporto
soggetto-oggetto viene interpretato in termini di alterità, di altro da sé,
prospettiva questa che permette di concepire il singolo individuo come membro
di una comunità. Questo rapporto soggetto-oggetto, da un tale punto di vista, è
concepito come il momento fondante di ogni comunità di esseri umani in
relazione fra loro. Le più importanti problematiche connesse a questi principi
di base, sono affrontate nella “Metafisica della persona” – cf. Strawson, “The
concept of a person” -- e “Inter-personalismo”. Strettamente connesse a queste
tematiche filosofiche, poi, sono quelle didattico-pedagogiche aperte e portate
avanti pressoché durante l'intero suo periodo di attività, dai primi anni
formativi, in continuo ripensamento e progressiva ri-visitazione. Per quanto concerne poi la sua vasta
produzione, ricordiamo solo che dà alle stampe le seguenti, notevoli saggi:
“L'esistenzialismo” “Spiritualismo”, “Il dramma filosofico”; “Metafisica della
persona”; “Esistenzialismo ateo ed esistenzialismo teistico”; “Inter-personalismo”;
“Estetica”; “Trattato di estetica. Viene pubblicata la raccolta di scritti
intitolata “Inter-Personalismo”. Dizionario Biografico degli Italiani. L.
Corrieri, “Un pensiero attuale” (Prometheus, Milano). Citando sue testuali
parole. L’opera di Blondel è più arte che filosofia. I passaggi più ardui
superati con immagini ardite, anziché con logiche dimostrazioni; affermate le
più inconciliabili anti-tesi affinché queste rendano vivo e tragico il
contrasto; i mezzi dialettici atti più a trascinare che a convincere: tutto ciò
ci conferma pienamente nella nostra interpretazione. L'opera del Blondel è, più
che una dottrina filosofica, un romanzo psicologico che descrive l’esitazioni e
l’incertezze, le vane pretese e le supreme aspirazioni dell'umana volontà, che
alfine si appaga e riposa nel divino. Per ciò che al di là del filosofo si
riesca ad afferrare l'uomo, al di là del sistema si riesca ad afferrare il
programma generoso del credente, la filosofia dell'azione può essere
efficacemente educativa, può esercitare nella coscienza contemporanea
l'influsso salutare che essa si era proposta. “L'azione” (Padova). Il quale, a
sua volta, prende le mosse dalle concezioni personalistiche mounieriane e
giobertiane; cfr. Piaia, cit. Altri saggi: “Il problema della conoscenza in
Cartesio e GIOBERTI” (Torino, Sei); “Il problema religioso in Platone e FIDANZA:
sommario storico e critica di testi” (Torino, Sei); “Idealismo cristiano” (Padova,
Zannoni); Platone (Padova, Milani); “Il problema estetico nell’Accademia” (Torino,
Sei); “Imaginismo come problema filosofico” (Padova, Milani); “Problemi attuali
d'arte” (Padova, Milani); “La Chiesa Cattolica, (Milano-Messina, Principato); “GIOBERTI”
(Vita e pensiero, Milano, Bocca); “Metafisica dell'arte” (Padova, Liviana); “La
mia prospettiva filosofica” (Treviso, Canova); Esistenzialismo ateo ed
esistenzialismo teistico. Esposizione e critica costruttiva” (Padova, Milani); Aubier,
Estetica (Roma, Studium); Trattato di Estetica”; “L'arte nella sua autonomia e
nel suo processo” (Brescia, Morcelliana); Personalismo educativo (Roma, Bocca).
Dialettica dell'immagine. Studi sull'imaginismo di S., a cura dell'Associazione
filosofica trevigiana (Genova); Caimi, Educazione e persona” (Scuola, Brescia);
Cappello, Dalle opere e dal carteggio del suo archivio, Europrint, Treviso, Per
una antropologia in S.: metafisica, personalismo, umanesimo, Cappello, ER.
Pagotto, Padova, Lasala, Una ragione vivente. L'immagine e l'ulteriore, in Frammenti di filosofia contemporanea,
I.v.a.n. Project, Limina Mentis, Villasanta, Boni, Le ragioni dell’esistenza.
Esistenzialismo e ragione (Mimesis, Milano); Rigobello, Scritti in onore (Liviana,
Padova). Rivista Rosminiana, treccani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Luigi Stefanini. Stefanini. Keywords: inter-personalismo, io e l’altro,
l’altro da me, altro da se, alterita, other-love, self-love. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Stefanini” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Stella: iustum/iussum, o la
causa dell’anormale come l’ implicatura d’Honorè – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Sernaglia).
Filosofo italiano. Grice: “What is it with Italian philosoophers that they are
all into what at Oxford we would call jurisprudence?” Grice: “It seems like all
Italian philosophers are like Italian versions of H. L. A. Hart!”. Studia a Treviso
e Milano, sotto CRESPI. Insegna a Catania e Milano. I suoi saggi si diregeno su
alcune tipologie di reati, successivamente sugl’elementi strutturali del
reato. Il suo contributo filosofico più
noto, presso gl’operatori del diritto penale e la comunità accademica, è “La
spiegazione causale dell’azione umana” (Milano), in cui ricostruisce il problema del nesso di
causalità prospettando il criterio della sussunzione sotto una *legge* come
strumento per la soluzione di casi dubbi. Solo mediante una legge di copertura,
atta a spiegare il rapport causale fra la condotta dell’attore ed il effetto e possibile
formulare un giudizio sulla responsabilità dell’attore. Ad es., solo dopo aver
dimostrato, sulla base di una legge, che l'ingestione di un determinato farmaco
determina casualmente malformazioni del feto, e possibile imputare alla ditta
produttrice il reato di lesioni gravissime, colpose o dolose. In difetto di questa
spiegazione causale non puo formularsi alcuna responsabilità a regola di
giudizio dell'"oltre ogni ragionevole dubbio" trovasse applicazione
anche in un processo. Il principio venne accolto in tema di nesso causale dalla
corte suprema di cassazione, anche a sezioni unite. Oggi è norma codicistica.
Dirige riviste giuridiche di diritto penale ed è fra i curatori di raccolte
normative di largo successo presso la comunità forense. S’interessa anche nella
teoria generale del diritto e la filosofia del diritto, mediante saggi maggiormente
agili rispetto ai saggi penalistici. Esercita la professione di avvocato,
partecipa in qualità di difensore d’alcuni imputati, al processo del petrolchimico
di Porto Marghera, dove fa applicazione, dal principio della spiegazione
causale. Altri saggi: “L'alterazione
di stato mediante falsità” (Milano); “La
descrizione dell'evento” (Milano); “Giustizia” (Milano); “Dei giudici” (Milano);
“ll giudice corpuscolariano” (Milano); “Le ingiustizie” (Bologna); “il
galantumo del diritto”, Corriere della Sera. Grice’s implicature: ‘only abnormal
cases require a cause’ (Teoria causale della percezione). Federico Stella.
Stella. Keywords: Grice, implicature della descrizione d’azione umana, H. L. A.
Hart, Honoré, J. L. Austin, responsibity, aspets of reason, alethic reason. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Stella”.
Grice e Stellini: de ortu morum -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Cividale). Filosofo italiano. La sua fama è dovuta soprattutto al
“Saggio dell’origine e del progresso de’ costume e delle opinion a’ medesimi
pertinenti – con quale ordine si sviluppassero le facolta degl’uomini, ed
appetite ne uscissero loro connaturali” (Siena, Porri). La sua concezione
morale è di stampo liceale -- e sotto alcuni aspetti può essere considerato uno
dei precursori della sociologia. A lui è stato dedicato il liceo classico di
Udine e che nella sua biblioteca contiene gli scritti autografi. Enciclopedia
Treccani, su treccani. Dizionario biografico friulano, su friul. Stellini.
Keywords: liceo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Stellini” – The Swimming-Pool
Library.
Grice e Stenida: Romolo, il primo re – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Locri). Filosofo italiano. A Pythagorian, cited by Giamblico –
sometimes as “Stenonida.” Stobeo preserves a fragment of a work on kingship
attributed to him. Keywords: re, regno, principe, Romolo.
Grice e Sterlich: i georgofili -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Chieti). Filosofo italiano. Studia a Napoli nel collegio dei nobili,
gestito dalla compagnia di Gesù. È proprio questa esperienza che lo porta a
concepire la sua profonda ostilità verso i gesuiti, che è uno dei tratti
caratteristici della sua filosofia. La cura dei beni ereditati dal padre, di
cui era l'unico figlio maschio, lo portano a dover compromettere le sue
aspirazioni letterarie. Ma la filosofia rimase sempre la sua prima passione e per
superare l'isolamento culturale che gli venne imposto dal dover vivere a
Chieti, comincia a costituire la sua biblioteca. Questa cresce in misura
esponenziale di anno in anno, divenendo così una delle migliori biblioteche del
regno. Il suo intento e di mettere la stessa a disposizione di Chieti per la
sua crescita culturale. Sfortunatamente il suo desiderio è reso vano
dall'incuria di chi gestì la stessa dopo la sua morte. Cospicue parti della biblioteca
sono stati individuate in tutta Italia: nelle biblioteche di Pescara, Chieti, Napoli,
etc. Aggiornatissimo sui dibattiti filosofici e commentarista di Montesquieu,
Rousseau, Voltaire, e di altr’illuministi. Di questa partecipazione all’illuminismo
è testimonianza un copioso scambio di
lettere con GENOVESI, BATTARRA, LAMI, BIANCHI, e TORRES. Questo carteggio è un
documento prezioso per delineare l’illuminismo. Lascia anche alcune
testimonianze della sua filosofia anche in due dialoghi di fra' Cipolla e la nanna.
In essi trova largo spazio la sua antipatia per i gesuiti. Tramite la solida
amicizia con LAMI, e membro della crusca e uno dei georgofili. L'illuminismo
nell'epistolario (Sestante, Bergamo). Dei marchesi di Cermignano. Romualdo de
Sterlich. Sterlich. Keywords: illuminismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Sterlich” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Stertinio: il tutore di filosofia – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Portico. Tutore di Damasippo. Keywords:
Damasippo.
Grice e Steuco: la filosofia
perenne di Pitagora, Cicerone, Ovidio, Virgilio, e Plinio – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Gubbio).
Filosofo italiao. Acuto esegeta dei testi e profondo conoscitore della lingua
romana, si oppone tenacemente alla riforma protestante e prende parte al concilio
di Trento. Entra nella congregazione dell'ordine dei canonici agostiniani a
Bologna, poi a Gubbio. Inviato a Venezia, dove, per l'ampia conoscenza della
lingua romana e l'acume filologico, gli èaffidata la biblioteca di Grimani,
della quale una buona parte del patrimonio librario è appartenuto a PICO (si
veda). Pubblica saggi contro Lutero (come VIO – si veda) ed Erasmo, accusandoli
di fomentare la rivolta contro la chiesa cattolica romana. Questi lavori
rivelano il solido sostegno che dà alla tradizione della prima Roma. Parte
della sua saggistica include un intenso lavoro filologico sull'antico testamento,
culminato col “Veteris testamenti recognitio”, per il quale egli si basa su
manoscritti della biblioteca Grimani, utili a correggere GEROLAMO (si veda). Nel
revisionare e spiegare il testo, mai devia dal *significato letterale* e
storico. Contemporanea a quest’esegesi e
la composizione di un saggio d'impianto enciclopedico, la “Cosmopœia”. La sua
filosofia polemica ed esegetica destarono l'attenzione favoravole di Paolo III,
e questi lo ordina bibliotecario della
collezione papale di manoscritti e stampe del vaticano. Si reca a Lucca con
Paolo III e Carlo V. Adempe attivamente con scrupolo il suo ruolo di
bibliotecario del vaticano. Nel frattempo a Roma redatta i commenti al vecchio
Testamento riguardanti i salmi di Giacobbe, aiutando ad annotare e correggere i
testi di parte della Vulgata alla luce degl’originali ebraici. A questo periodo
risale la composizione del celeberrimo saggio, “De perenni philosophia” nella
quale mostra che molte delle idee esposte dai filosofi italici antichi – l’orfismo
italico, la scuola di Crotone, Parmenide e i velini della scuola di Velia,
Plutarco, Numenio, gl’oracoli sibillini, i trattati ermetici e i frammenti
teosofici -- e essenzialmente correto. Questo saggio contiene una polemica
indiretta a margine, poiché elabora un numero di quest’argomenti per sostenere
molte posizioni poste in questione in Italia da riformatori e critici. Come
umanista ha un profondo interesse per le rovine di Roma, e nell'operare un
rinnovamento urbano dell'urbe. A tal proposito, degne d'essere menzionate, sono
una serie di brevi orazioni in cui raccomanda di ri-sistemare l'acquedotto Aqua
Virgo, in modo da supplire adeguatamente il fabbisogno di acqua fresca per la
città. Mandato da Paolo III a presenziare il concilio di Trento, che doveva
celebrarsi a Bologna, affidandogli il compito di sostenere l'autorità e le
prerogative papali. Muore a Venezia durante un periodo di sospensione del concilio.
“De perenni philosophia” -- concilio di Trento Esegesi biblica ermetismo
(filosofia) Teosofia. Treccani Dizionario biografico degl’italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Guido
Steuchi. Stucchi. Guido Steuco. Steuco.
Keywords: Crotone, i velini – I crotonensi --. Cicerone, ovidio, Virgilio,
plinio, roma, aqua virgo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Steuco” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Stilione: principe filosofo. – Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Tutor to Severo Alessandro, the
emperor.
Grice e Stilone: il proloquio del cielo -- il tutore di
filosofia -- Roma antica – filosofia italiana – Luigi Speranza (Lanuvio). Filosofo italiano. Appartenne
all'ordine equestre. Segue nell’esilio QUINTO METELLO (si veda) NUMIDICO. A
Roma, è maestro e scrive discorsi per altri. I suoi discepoli più insigni
sono CICERONE e VARRONE. Conoscitore sicuro della coltura latina, èil primo
rappresentante notevole della scienza grammaticale o grammatica filosofica. Saggi:
"Interpretatio carminum Saliorum"; "Index comœdiarum
Plautinarum", "Commentarius de pro-loquiis" -- uno studio
sulla sintassi di impronta del Portico. Inoltre, cura edizioni di saggi
altrui. Gli è stata attribuita un’opera glossografica. The text of Svetonio
(Gramm.) provides a list of the first Roman philosophers who more or less exclusively
are devoted to grammar. Instruxerunt auxeruntque ab omni parte grammaticam L.
Aelius Lanuvinus generque Aeli Ser. Clodius, uterque eques Romanus multique ac
vari et in doctrina et in re publica usus. The first refers to the philosopher Elio
Stilone, a native of Lanuvio, tutor of Cicerone and Varrone. From Gellius it is
possible to gather some information about his linguistic and philological
studies on PLAUTO, then resumed and developed by Varrone. In a proper
linguistic field, some fragments testify to an interest for archaism,
investigated both in the carmen Saliare and in the XII Tables, as well as in
the ancient Italic languages. GELLIO also reports the title of a ‘saggio’ by
S.: “Commentarius de proloquiis” in which, as GELLIO himself informs us, “pro-loquium”
is used to render the “axioma”, a technical term of the dialectics and
philosophical grammar of the Porch which indicates a simple sentence, complete
in all its parts. GELLIO adds that Varrone borrows ‘pro-loquium’ from his tutor
and uses it in the XXIV book of the “De lingua Latina.” Therefore, Varrone is
indebted to Stilo even with regard to the syntactic terminology. However, the
grammatical field in which the dependence of Varrone from S. is more widely
recognised is etymology. Dahlmann, recalling a hypothesis by Reitzenstein, suggests that in V-VII of “De
lingua Latina”, VARRONE largely makes use of a Etymologicon, of the Porch, rendered into
Latin by S. VARRONE himself acknowledges his dependence on S., often quoting
his master for the etymologies. Out of CI
certain fragments of Stilo's collected by FUNAIOLI, IX are quoted by VARRONE.
One being ‘cælum’ < ‘celare’ since its antonym is 'to reveal,’ which makes
use of a method of S. --the antiphrasis, by means of which the sense of an
expression is explained by its antonym. A teacher of Varrone. A highly
accomplished scholar. He was the philosophy tutor of both CICERONE and VARRONE,
amongst others. Lucio Elio Stilone. Keywords: Varrone Quinto Elio Stilone. Keywords:
Portico, proloquium, axioma, Cicerone, Varro, Stilone, Gellio, Svetonio.
Grice e Stobeo: l’anticuario della filosofia – Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. An anthologist whose work is an
invaluable resource for antiquarians. Giovanni Stobeo.
Grice e Svetonio: il commentario alla repubblica, più vasto
dalla repubblica – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Best
known for his account of the lives of the first XII emperors, his output amounts
to much more than that. He writes a lengthy commentary on Cicerone’s
“Republic,” which Cicerone liked ‘even if it is longer than my ‘Republic’!” Keywords:
Cicerone, repubblica.
Grice e Suda: il saggio e il saggista -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Long thought to be an Italian
philosopher, ‘Suda’ was apparently the title ‘Suda’ gave to his book! Keywords:
Suda.
Grice e Sura: il corpo e l’animo – Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. A successful politican and general, as well as a philosopher. He was
a close friend of PLINIO (si veda) Minore – Plinio Maggiore was dead by then. Plinio
once infamously consults him on whether (or not) ghosts exist, citing the
example of Ottaviano’s tutor, who discovered that the house he had purchased at
a low prize was haunted, ultimately to find out that this was due to a corpse buried
in the backyward with chains to his arms and legs. Plinio Minore was not a
philosopher but knows Sura is, and wants to have a philosophical explanation of
the whole debacle. Lucio Lucinio Sura. Keywords: Roman for ghost, Ottaviano,
scatologia romana, corpo, animo, anima.


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