Grice e Salutati: Ercole al bivio – filosofia italiana – Luigi Speranza
(Stignano). Filosofo italiano. Vedo che ignori quanto sia dolce l'amor
di patria. Se ciò fosse utile alla difesa e all'ampliamento della patria, non
ti sembrerebbe un crimine penoso, nè un delitto scellerato, il fracassare con
la scure il capo del proprio padre, o ammazzare i fratelli, o cavare con la
spada dal grembo della moglie il figlio prematuro. Ad Andrea di Conte. Cancelliere
di Firenze, figura culturale di riferimento dell'umanesimo a Firenze, in
qualità di discepolo del BOCCACCIO e precettore di BRACCIOLINI e BRUNI. Considerato uno dei più
importanti uomini di governo, S. come cancelliere della repubblica di Firenze,
svolge un importantissimo ruolo diplomatico nel frenare le ambizioni del duca
di Milano VISCONTI, intenzionato a creare uno stato comprendente l'Italia
centro-settentrionale. Nel contesto di questa lotta elabora la sua dottrina
della “libertas fiorentina”. Oltre all'impegno politico, svolge un importante
ruolo nella diffusione dell'umanesimo petrarchesco (PETRARCA – si veda) e
boccacciano, divenendone l'esponente più importante e il praeceptor della prima
generazione degl’umanisti. Il suo lascito più importante presso i posteri è la
codificazione civile dell'umanesimo, cioè l'uso dello spirito e dei valori
dell'antichità classica all'interno dell'agone politico internazionale. Grazie
a S. -- autore tra l'altro di un vastissimo epistolario e di trattati politici,
filosofici e letterari -- difatti, il mito della florentina libertas, cioè di
quel complesso di valori ispirati alla libertà promosso dall'ordinamento
politico fiorentino, si rafforza enormemente sotto il suo cancellierato, ed e utilizzato
quale strumento diplomatico per accrescere il prestigio di Firenze presso gl’altri
stati d’Italia. Costretto, a pochi mesi dalla sua nascita, ad abbandonare
il luogo natìo per raggiungere il padre Piero (detto dal Villani di buoni
costumi e di prudenzia laudabile) a Bologna, ove il genitore serve il signore
della città Pepoli, che a sua volta garantiva protezione alla famiglia. Nella
città felsinea compe per volontà paterna -- ma più probabilmente di Pepoli che,
morto Piero, prende sotto la sua protezione la famiglia e il giovane Coluccio
in particolare --, studi, benché fosse maggiormente interessato alle discipline
letterarie, e segue le lezioni di logica e di grammatica di Moglio. Lascia
Bologna a causa anche della caduta di Pepoli e ritorna a Stignano, dove un
rogito testimonia la sua presenza. Gl’anni successivi all'allontanamento da
Bologna, gli videro esercitare il
mestiere di notaio in vari centri toscani -- specialmente in Valdinievole – coltivando
lo studio dei classici, come dimostra la lettera a Gianfigliazzi, colto
politico fiorentino col quale discute su Valerio Massimo e altri autori
antichi. Nel frattempo, la sua carriera amministrativa lo spinse ad
intraprendere anche la carriera politica: cancelliere del Comune di Todi prima,
della Repubblica di Lucca poi, ed infine, dopo essere giunto a Firenze ed
avervi esercitato per breve periodo l'incarico di scriba omnium scrutinorum, Cancelliere
di quella città, tenne, pertanto, nelle sue mani la carica più importante della
diplomazia della repubblica fiorentina, divenendo un personaggio di spicco
della politica italiana. Costantemente rieletto e confermato con le stesse
ingerenze, lo stesso stipendio e i soliti privilegi, lascia nell'ufficio un
numero grande di minutari e registri, di lettere e istruzioni, per lo più di
sua mano, e solo in parte de' suoi coadiutori, che non sembrano molti. Da
questi libri e da altri della cancelleria, apparisce com'egli fosse
costantemente in palazzo, presente a innumerevoli atti del comune, dei consigli,
degli uffici più svariati. La frattura in seno alla chiesa cattolica spinse Urbano
VI a firmare la pace coi fiorentini. Le relazioni tra santa sede all'epoca ad
Avignone e la repubblica fiorentina degenerarono rapidamente a causa della
volontà di Gregorio XI di ritornare a Roma e ripristinarvi l'autorità della chiesa.
La paura che si formasse, nel centro Italia, un forte stato ecclesiastico
allarma sia Firenze (intimorita di essere inglobata nel nuovo stato) che le
città degli Stati Pontifici, che a causa della lontananza del Papato avevano
acquisito una grande forza ed indipendenza. La guerra finì frettolosamente a
causa della scissione interna alla Chiesa stessa tra cardinali, fatto che porta
alla nascita del gravoso Scisma d'Occidente. Urbano VI assolve Firenze dalla
scomunica per avere alleati contro Clemente VII. Tra gli scomunicati, c'e
anche lui, in quanto figura chiave della politica dell'epoca. Coluccium Pieri
de Florentia, excellentissimum cancellarium comuni Florentie, riceve
l'assoluzione da parte del Papa tramite i legati S. Pagani, vescovo di
Volterra, e F. d'Orvieto, frate appartenente all'ordine degli Eremitani. Firenze,
mentre stava stipulando la pace con Urbano VI, fu sconvolta dalla rivolta del
popolo minuto che, già soggiogato e perseguitato dalla prepotenza
politico-economica del popolo grasso, fu sobillato dagli operai salariati (i
ciompi) a rivoltarsi. Si ebbero i primi scontri e i ciompi, risultati
vincitori, imposero Michele di Lando quale gonfaloniere di Giustizia e
riformatore della Signoria in senso democratico. L'animosità degli sconfitti si
fece sentire molto presto: dopo aver chiuso gli opifici riducendo alla fame gli
operai, la grande borghesia e l'aristocrazia riuscirono a trarre dalla loro
parte Michele di Lando che, dopo aver disperso i capi dei ciompi, si dimise
dalla carica di gonfaloniere e ridando il potere ai magnati, tra i quali
primeggiarono gli Albizi che instaureranno un regime oligarchico durato fino
alla venuta di Cosimo de' Medici. Dall'epistolario di Coluccio, sappiamo che
egli informò D. Bandini di Arezzo dei tumulti avvenuti in città e stimando gli
uomini assurti al potere quali degni e pieni di considerazione. L'atteggiamento
emerso in quest'epistola, datata il mese d'agosto, si rivelerà contrario a
quanto Coluccio in realtà pensasse del nuovo governo. Marco Cirillo ci descrive
lo stato d'animo del Cancelliere e la sua scelta di rimanere in tale carica nonostante
l'avversione per i Ciompi. Dalle lettere di S. si evince come il cancelliere
non fosse soddisfatto del governo instaurato dal Popolo Minuto, ed è probabile
che il cancelliere conoscesse anche i “piani politici” di chi voleva ritornare
al potere. Questo ci permette di ipotizzare che, la decisione di ritornare al
proprio ufficio si legava sia alle necessità familiari dell'umanista, sia
all'amore che egli nutriva per il proprio lavoro ma anche, alla conoscenza
dell'imminente ritorno del Popolo Grasso al potere, unito alla convinzione
della mancanza di conoscenze politiche adeguate per governare una
città come Firenze da parte dei Ciompi stessi (Cirillo) Ha un ruolo
decisamente più attivo ed importante nell'animare Firenze perché si difendesse
dalle ambizioni di conquista di Visconti, duca di Milano, desideroso di
sottomettere l'intera Penisola al suo controllo schiacciando le resistenze
delle Signorie dell'Italia Settentrionale. Visconti sposta infatti le sue
attenzioni sulla Repubblica di Firenze, e S. giocò un ruolo importante in
questa situazione spronando il popolo fiorentino a difendere la sua
tradizionale libertà (la florentina libertas) e rispondendo egli stesso dalle
accuse dei nemici attraverso l'opera Invectiva in Antonium Loscum. La
situazione per i fiorentini, all'inizio del conflitto, era alquanto drammatica,
in quanto si ritrovarono praticamente circondati dai domini di Visconti e solo
l'ausilio di bande mercenarie, guidate da Giovanni Acuto, riuscirono a frenare
i piani di dominio del Visconti. La guerra, che riprese dopo una momentanea
tregua, vide la formazione di una vasta coalizione antiviscontea di cui fecero
parte tutti gli stati italiani del centro-nord, tenuti assieme dalla politica
estera fiorentina e da quella veneziana. Nonostante gli alleati fossero stati
gravemente surclassati dalle forze milanesi, i fiorentini riuscirono a salvare
la loro indipendenza resistendo a dodici anni di guerra, cioè fino alla morte
improvvisa di Visconti a causa della peste, lasciando Firenze in una posizione
di potenza nell'Italia centro-settentrionale. S. trascorse gli ultimi
anni della sua vita terrena celebrato sia per la sua posizione di guida
dell'umanesimo, sia per l'abilità politica dimostrata contro il Visconti, ma
anche in grandi amarezze a causa dei lutti (morte della seconda moglie e la
morte di alcuni dei suoi figli in occasione della pestilenza). Quando poi morì,
la Signoria, il giorno successive, gli fece celebrare funerali solenni in Santa
Maria del Fiore, ponendo sulla sua bara una ghirlanda d'alloro per le sue virtù
poetiche. I suoi discepoli Bruni suo successore, Bracciolini, futuro
cancelliere e Vergerio lo piansero amaramente, ricordandolo come un padre e
come il più grande decoro di Firenze. Coluccio umanista La guida dell'umanesimo
italiano e per trent'anni, dopo la morte del Petrarca e del Boccaccio, il più
autorevole umanista italiano, unico erede di quei grandi (Dionisotti) Miniatura
che ritrae proveniente da un codice della Biblioteca Laurenziana a
Firenze. Alla morte del Boccaccio, sia per ragioni anagrafiche (era di una
generazione sita tra quella di Petrarca e Boccaccio e la successiva degli
umanisti), sia per la propria grandezza letteraria e filosofica, fu il
principale esponente dell'umanesimo italiano, come ricorda infatti Dionisotti e
altri studiosi, quel «trait d'union tra la generazione che aveva vissuto in
prima linea il rinnovamento petrarchesco e quella dei nuovi umanisti già pienamente
quattrocenteschi» Salutati ebbe, sia per il ruolo istituzionale sia per quello
culturale, rapporti anche con i Paesi europei: tenne corrispondenza con un
colto cortigiano di Carlo VI di Francia, Montreuil, e con l'arcivescovo di
Canterbury Arundel, conosciuto mentre il presule inglese si trovava a Firenze. Fecondo
scrittore, apologeta "diplomatico" della classicità contro gli
attacchi degli aristotelici e di alcuni ecclesiastici ostili all'antropologia
umanista, Coluccio alternerà il suo magistero culturale con quello politico,
difendendo la libertà repubblicana di Firenze adottando lo stile e il genere
degli antichi trattatisti. La formazione umanistica Nonostante Lino
avesse preso definitivamente l'attività notarile, come testimonia il suo primo
rogito effettuato nella nativa Stignano, l'amore per la cultura e la
letteratura non venne meno. Anzi, a partire dalla fine degli anni sessanta, S.
divenne il segretario di Bruni, amico a sua volta di Petrarca; iniziò, come esposto
dalla Senile un rapporto epistolare a distanza, che permise al Salutati di
avvicinarsi alle proposte umanistiche del poeta Aretino. Nel periodo che
intercorse tra questa prima epistola e la morte del Petrarca, Coluccio entrò
sempre più nella mentalità classicista del maestro, grazie anche ai contatti
che egli ebbe con l'altro grande umanista e allievo del Petrarca stesso,
Giovanni Boccaccio, quest'ultimo animatore del circolo umanista di Santo
Spirito a Firenze. Seguendo la scia del maestro Boccaccio, sinceramente pianto
dal Salutati al momento del trapasso, il Cancelliere della Repubblica continuò
il suo magistero a Santo Spirito, tenendovi lezioni cui partecipavano
umanisti non solo fiorentini (si ricordano, tra i più importanti, Niccoli, Bruni
e Bracciolini), ma anche di altre regioni italiane (quali il vicentino Loschi e
Vergerio). Nel convento degli agostiniani Salutati, aiutato nel suo magistero
culturale dal coltissimo frate Marsili, non si fece soltanto portavoce degli
ideali dell'umanesimo classicista petrarchesco, ma continuò a tenere in alta
considerazione Alighieri, deprecato da una cerchia dei giovani umanisti in
quanto scrittore volgare e pessimo latinista. La fondazione della cattedra di
greco a Firenze. Oltre al suo compito di formazione dei giovani umanisti che
andranno a diffondere il nuovo sapere presso gli altri centri culturali
italiani, S. ebbe il merito non solo di affidare le cattedre tradizionali dello
Studium fiorentino ad umanisti discepoli di Petrarca (quali Malpaghini), ma
soprattutto quello di far rifiorire in Italia il greco classico. Grazie
all'incontro avvenuto a Venezia tra i giovani umanisti Rossi e Scarperia e i
due colti bizantini Crisolora e Cidone, inizia, usufruendo dei poteri di
Cancelliere, ad intessere rapporti con Crisolora per invitarlo ufficialmente a
Firenze quale docente di greco classico nello studio. Questi, giunto
nell'Europa Occidentale per conto dell'imperatore Manuele II Paleologo per
cercare alleanze contro i turchi ottomani, cercò di instaurare rapporti di
amicizia con gli Stati che visitava trasmettendo la conoscenza del greco ai
nascenti circoli umanistici, edotti di latino ma non della lingua di Omero. Pertanto
Crisolora accettò l'offerta del Salutati, rimanendo nella città toscana e
lasciando in eredità ai suoi discepoli (e amici) fiorentini gl’Erotematà,
compendi linguistici di greco classico caratterizzati da una sinossi con la
grammatica latina. L'umanesimo incontra durante la sua diffusione, il sospetto
e l'ostilità di alcuni ambienti religiosi a causa della libertà e
responsabilità etica del singolo uomo che Coluccio andava insegnando, e del suo
progetto di conciliare la natura della cultura classica con quella cristiana. I
principali antagonisti dell'umanesimo fiorentino, il camaldolese Giovanni di
San Miniato e il domenicano Giovanni Dominici (quest'ultimo poi cardinale),
intendevano sostanzialmente mantenere l'istruzione e la morale rigidamente
nelle mani della gerarchia, rifiutando la ventilata autonomia spirituale dei
pagani e riaffermando la loro interpretazione allegorica. Le humanae litterae
non sono antitetiche agli studia divinitatis S., davanti a questi attacchi,
sostenne la necessità, anche da parte dei laici, di avere coscienza di ciò
che dicono e professano nella vita attiva, ribadendo il valore positivo di
questo modello di vita e combattendo il vuoto nominalismo tomista che la
cultura ecclesiastica ufficiale difendeva strenuamente quest'ultimo visto come
nocivo perché, avendo ormai intriso la stessa Bibbia di sillogismi filosofici,
allontanava dalla Verità gli uomini. Senza la capacità di intendere in fondo i
termini, la lingua, non si dà conoscenza della scrittura, della parola del
divino. Ogni conoscenza seria è comunicazione. In tal modo gli studia
humanitatis come mezzo per ritrovare nella lettera l'inseparabile spirto, nel
corpo l'anima indisgiungibile, sono strettamente connessi con gli studia
divinitatis. La disputa sulla verità teologica della poesia, genere
privilegiato nella conoscenza del divino, è quello che gli impegna maggiormente.
Seguendo il tracciato delle Genealogie deorum gentilium del maestro Boccaccio,
risponde alle accuse dell'immoralità della poesia a G. di San Miniato, in una
lettera affermando non solo che ogni verità proviene da Dio stesso, ma anche
che Dio ha usufruito della poesia attraverso i salmisti, Giobbe e Geremia: per
cui la poesia è il genere letterario più vicino a Dio. Tale tesi verrà poi
ulteriormente rinforzata nell'incompiuto “De laboribus Herculis”, in cui si
arriva a sostenere una vera e propria poesia teologica, per cui anche gl’antichi
poeti pagani, con le loro opere, si avvicinavano al divino. Il poema epico del
Petrarca, per la sua incompletezza e il latino ancora un po' rozzo, suscita
delusione nei simpatizzanti dell'umanesimo. Forma, impiegando gran parte delle
sue retribuzioni, una biblioteca di più di 100 volumi, collezione molto grande
per l'epoca e simbolo del suo fervore culturale. Possedetun manoscritto delle
tragedie di Seneca ricopiato ottimamente di suo pugno con l'aggiunta
dell'Ecerinide del preumanista padovano Mussato, ma anche esemplari di
autoriquali Tibullo e Catullo ed una rarissima copia delle Ad familiares di CICERONE,
coperta dall'amico e cancelliere milanese Capelli a Vercelli. A questa scoperta
in terra di Lombardia, si aggiunse anche le “Epistole ad Atticum”, rendendolo
il primo dopo secoli a possedere entrambe le raccolte di lettere di Cicerone. Sabbadini
riporta che, nella sua biblioteca, e il primo a possedere il “De agricultura” di
CATONE, il Centimeter di Servio, il commento di Pompeo all'Ars maior di DONATO,
le Elegie di Massimiano e le Differentiae pseudo-ciceroniane, mentre Tateo
continua elencando i Dialoghi di Gregorio Magno e l'esame dei vari manoscritti
di Cicerone, di Lattanzio, di Agostino, di Seneca, di Ovidio e di Stazio in suo
possesso. Nonostante questa passione da bibliofilo, che rese la sua biblioteca
la più significativa dopo quella del Petrarca agli albori del XV secolo, non
sfoggia mai eccellenti doti filologiche, al contrario del Petrarca stesso o del
suo discepolo Bruni. Cerca, inoltre, di avere da parte di Lombardo della Seta,
fedele discepolo del Petrarca, una copia dell'Africa perché fosse poi
pubblicata. I suoi sforzi e dei primi umanisti risultarono sempre più
insistenti nel corso degli anni settanta: Lombardo ha timore a pubblicare
un'opera rimasta in un testo incompiuto ed incerto, rischiando così di oscurare
la gloria del Petrarca. Quando poi giunge a Firenze il sospirato poema epico
dell'Aretino, è afflitto dalle sospensioni, dalle lacune e certamente anche dalla
pesantezza d'ala del poema tanto vantato e sognato. La delusione, trasmessa in
una lettera a Brossano, spinselo a non farsi più editore e commentatore
dell'opera. Intervenne anche nel campo della paleografia. Nel vivo studio dei
classici, fa un'introduzione fondamentale: dopo aver adottato, per gran parte
della sua vita, una scrittura cancelleresca e una libraria semi-gotica', legge
e trascrive un codice delle Lettere di PLINIO MINORE contenente nessi e
legature che si erano persi. L’uso di -s diritta in fine di parola, i nessi e
le legature ae, ę e &, di cui si era persa memoria. Con questo esperimento
inizia la storia della scrittura umanistica. Composto da 344 lettere, l'epistolario
di S., documento fondamentale di questa lunga ed efficace opera di
rinnovamento» culturale, tratta dei temi più disparati. Organicamente, la
raccolta si divide in due filoni: le lettere private, indirizzate ad amici e
conoscenti, e quelle pubbliche, scritte a nome della Repubblica diFirenze.
Stilisticamente, l'epistolario di S. spicca per l'uso di uno stile che si
allontana da quello delle lettere medioevali, fitte della retorica della ars
dictandi, per lasciare il posto ad una serenità cordiale e del Portico che si
richiamava alle Familiares di CICERONE e al repertorio lessicale degli altri
autori classici, determinando così quello che è stato definito «latino misto». Epistolario
privato Nella prima categoria, le lettere scritte a nome dell'umanista S.
mettono in mostra le tendenze socio-culturali del primo umanesimo italiano. Da
un lato, la percezione del divario cronologico tra i contemporanei e gli
antichi, eredità diretta della sensibilità petrarchesca; dall'altro,
l'esposizione in più punti del suo pensiero, dalla rivendicazione del valore
della vita attiva contro i monaci e quegli ecclesiastici che sottolineavano
invece l'eccellenza della vita claustrale al valore della poesia. Immancabile è
la tematica politica, esposta nella lunga lettera a Carlo di Durazzo e ritenuta
essere il sunto del pensiero politico del primo umanesimo. Le lettere dell’Epistoloario
pubblico, scritte in qualità di cancelliere della Repubblica, sono di carattere
puramente politico, in quanto rivolte a contrastare l'azione egemonica di Visconti.
Riprendendo i modelli dei classici latini (Seneca, SALLUSTIO, CICERONE), S.
addita Visconti quale tiranno in contrasto con la florentina libertas. Il tono
di queste lettere doveva essere così grave e tagliente che, secondo la
tradizione, il duca di Milano rispondeva che un'epistola del Salutati era più
deleteria di una sconfitta militare di Milano in campo aperto. Dal punto di
vista più tecnico, il saggio svolto
presso la cancelleria di Firenze ha reso Coluccio Salutati uno dei più noti
cancellieri del Medioevo; tale notorietà si deve al metodo di lavoro che egli
ha adottato nel trentennio in cui ha ricoperto tale carica. Effettivamente, i
cambiamenti che S. apporta, soprattutto nel campo dell'epistolografia politica
medievale, pur non essendo certo radicali, ebbero una notevole influenza su molte
corti d'Europa. La letteratura sull'argomento è unanime nell'affermare che, S.,
pur utilizzando la formula prevista dall'epistolografia cancelleresca
medievale, che prevedeva: la “Salutatio”, il Proverbium, la Narratio, la
Petitio e la Conclusio; ebbe modo di personalizzare ogni fase dell'epistola in
base alle proprie esigenze narrative. È frequente perciò trovare nelle sue
lettere una “salutatio” piuttosto breve ed un Proverbium soprattutto quando
egli esprimeva teorie politichepiuttosto lungo. Epistola a Zabarella, filosofo
padovano, il “De Tyranno” basato sull'omonimo trattato di Bartolo da
Sassoferrato e sul “Polycraticus” di Giovanni di Salisbury) riflette sulla
nascita della tirannide e sulla liceità dell'assassinio del tiranno stesso.
Indotto a fare questa riflessione su spunto di A. dell'Aquila, che gli chiese la
liceità dell'assassinio di GIULIO CESARE e dalla volontà di difendere la scelta
dantesca di porre Bruto e Cassio nelle fauci di Lucifero, ammette la liceità di
un tale gesto nei confronti di un despota, ma negandola però al generale
romano, in quanto e un benemerito capo di stato, che fu tradito dagli stessi
uomini che erano stati da lui beneficiate. L’Invectiva contro A. Loschi,
cancelliere dell'ormai defunto Visconti e autore di una “Invectiva in
florentinos”, ha un tono più concreto rispetto al teorico “De Tyranno”. Nell'”Invectiva”,
mostra la partigianeria repubblicana sostenitrice della “florentina libertas”,
emula dell'Atene di Pericle fautrice della concordia partium tra lei e i suoi
alleati. Gli ricorda come Firenze sia nel giusto perché è sottoposta alle
leggi, che non possono essere violate, mentre a Milano il diritto è strumento
arbitrario nelle mani di un vero e proprio tiranno, che sta al di sopra delle leggi.
“De seculo et religione”, epistola all’amico Niccolò di Lapo da Uzano si
articola in due parti ed è datata. Gl’invia una lettera d'accompagnamento
insieme al testo da lui realizzato. Tratta di una esortazione assai fervida
alla vita claustrale. Rvendica anche la validità della vita quale laico, in
quanto strada valida nell'ambito gerarchico delle occupazioni umane, a cui egli
rimane ancora legato. L'opera, esaltante la vita ritirata prendendo spunto
anche da CICERONE, LIVIO, MACROBIO, e Omero, tratta anche della condanna morale
di cui è afflitta Roma, dai papi fino ai predicatori. Il “De fato et
fortuna” e un’epistola divisa in cinque parti, iespone l'argomento del libero
arbitrio e del rapporto che esiste tra quest'ultimo e gli avvenimenti che
possono ostacolarne i progetti. La tematica, assai complessa ed erede di una
lunga tradizione filosofica (i modelli sono Alberto Magno, AQUINO e il “De bona
fortuna” di Aristotele), si sviluppa nel tentativo di dimostrare come
l'esistenza umana si inquadri in una causa prima, Dio, la quale opera in
comunione, talvolta incontrandosi, talvolta scontrandosi, con la volontà
dell'uomo. In “De Nobilitate legum et medicine” propone una gerarchia del sapere,
proponendo la legge come valore supremo sulla medicina, intesa come mera tecnica.
Come l'anima è superiore al corpo, così la legge (che si rifanno al campo della
volonta dello spirito) e superiori alla medicina, che fa parte della meccanica.
La legge, infatti, regola la vita sociale, determina il con-vivere civile,
stabilisce l'ordine e deve essere ottima perché puo produrre uomini migliori. Continua
affermando che la legge, dal momento che appartengono alla sfera dello spiritualo
e quindi celeste, e legate direttamente al divino. Gl’uomini, perciò, possono
collaborare con Dio nella costruzione perfetta della società grazie al fatto
che ogni uomo e ispirato dalla divinità medesima. Il “De Laboribus Herculis,” opera
di grande impegno intellettuale, e un vasto saggio di poesia. Diviso in 4 parti,
intende continuare il progetto culturale di Boccaccio della genealogia, vale a
dire una difesa della poesia a livello universale basata sulle vicende terrene
dell'eroe mitologico Ercole, re-interpretate in senso allegorico e indirizzate
verso la via della virtù. Si basò su Ercole per la radice etimologica del nome
greco, risalente ad “ερος κλερος”, cioè uomo forte e glorioso. Come già scrive a
Giovanni di San Miniato, infatti, la poesia ha un valore universale in quanto
il senso interpretativo supera la dimensione culturale in cui è stato scritto.
Per cui la opera di un pagano, se piene di valori positivi, non devono essere
rigettate, ma accolte in quanto provenienti da Dio stesso. “Carmen de
morte Francisci Petrarce” e un carme commemorativo del Petrarca e accennato in
varie epistole a Roberto Guidi conte di Battifolle, a Imola e a Brossano, del
quale è quasi dubbio il completamento. “De verecundia” e un trattarello in
forma epistolare indirizzato ad Baruffaldi sulla natura positiva o negativa
della verecundia, cioè il rispetto. Grazie agli studi genealogici di Novati, si
puo ricostruire l'ascendenza e la discendenza del cancelliere fiorentino. Coluccio
Ignota, figlia di un tal Lino Piero Lino Coluccio; Piera di Simone Riccomi, A.Corrado,
Giovanni Sorella ignota, sposata a uno dei Giovannini di Stignano sposata ad
uno dei Dreucci di Pistoia Piero morto
di peste, Andrea morto di peste, Bonifazio - Monna Checca de' Baldovinetti Arrigo Margherita d'Andrea de' Medici Antonio, Duccia
di Guernieri de' Rossi; Filippo, Lionardo, chierico Salutato, chierico Lorenzo.
A lungo si è ritenuta corretta la data, Campana Martelli, Nuzzo, e altri studiosi dimostrano che
la data corretta è Villani, S. XXVII racconta l'ascesa politica ad una delle
più prestigiose cariche politiche fiorentine. Nominato segretario grazie
all'influenza del Gonfaloniere Serragli, e eletto Cancelliere in sostituzione
di N. Monaci, uomo politico con cui il Serragli fu in disputa. Si veda Epistolario per le addolorate missive
inviate dal Bruni e da Poggio all'amico in comune N. Niccoli, ‘tali parente’
nell'epistola di Bruni; ‘patris nostri’ in quella di Poggio). In Ivi, l'istriano P. Vergerio, in una lettera a F.
Zabarella, lo descrive come il primo e straordinario decoro di Firenze -- urbis
illius primum atque precipuum decus, Linum Colucium Salutatum -- Della stessa
opinione anche: Cappelli, in cui si ricorda, al momento dei funerali, il
commosso addio dell'allievo P. Vergerio, che lo chiama communis omnium magister -- maestro comune di
tutti noi -- Luogo significativo per continuare le riunioni dei nuovi umanisti,
in quanto vi viveva quel fra' Martino da Signa erede universale degli scritti
del Boccaccio. Boccaccio dispose per testamento di lasciare la sua biblioteca
all'agostiniano M. Signa con l'indicazione che alla morte del frate i volumi
fossero negli armaria del convento fiorentino di Santo Spirito. Così avvenne. La
grandezza di Alighieri, ma anche di Petrarca e dello stesso Boccaccio, sono
messi in discussione dal più acceso degli umanisti classicisti, Niccoli,
all'interno dei Dialogi ad Petrum Histrum di Bruni. L'accusa principale
consisteva nella barbaria del loro latino e nel, caso di Alighieri, nel
fraintendimento del senso di alcuni passi virgiliani. Solamente il suo intervento
riesce a capovolgere la situazione, salvando Alighieri dalle accuse feroci del
Niccoli. Come anche risulta da un dialogo del Bruni, che di quella polemica
anti-dantesca è il documento principe, il suo intervento riusce ad assicurare
la continuità, proporzionata all'età nuova, della tradizione dantesca a
Firenze. I contatti tra Costantinopoli e Firenze sono facilitati dalla
presenza, nella capitale bizantina, di G. da Scarperia, che decise di
riaccompagnare Crisolora in patria per apprendere greco da lui stesso. La
visione laica dell'umanesimo non si deve confondere con la proposta laicista,
dal punto di vista etico e antropologico. Mantenendo sempre un'attenzione
ossequiosa verso la Roma e una sincera devozione verso le verità romana, intende
nel contempo esaltare e rivendicare la responsabilità umana al di fuori di
qualsiasi determinismo meccanicista e ponendo in valore la libertà personale
del singolo» (Cappelli). Abbagnano sintetizza in modo più stringente il
rapporto tra libero arbitrio e volontà divina, affermando che il primo sia
«conciliabile con l'infallibile ordine del mondo stabilito da Dio». Si è condensato, in questi due punti,
l'attacco generale del mondo contro l'umanesimo. La questione sul valore della
poesia riguarda la disputa con Giovanni di San Miniato (cfr. Epistolario, 3,
Fratri Johanni de Angelis; quella con Dominici riguarda il valore positivo
dell'umanesimo (cfr. Epistolario, Il codice fa parte della sua biblioteca entra
nelle mani del cancelliere fiorentino igrazie alle pressioni che esercita su G.
de Broaspini. Della stessa opinione anche Francesco Novati che, in Epistolario,
giunge alla stessa conclusione del Sabbadini in quanto vi trova delle suoi
postille autografe del Salutati. L'epistola è importante perché, dopo l'elogio
di Carlo per la fortunata impresa militare della conquista del Regno di Napoli
e il paragone con gl’eroi antichi, enumera i doveri di un buon sovrano: cercare
l'unità sacra; gestire con moderazione il potere e imparare a gestire le
proprie emozioni -- incipe prius tibi quam aliis imperare; rege te ipsum, noli
regendorum subditorum studium tuimet derelinquere moderamen -- per evitare di
cadere nei vizi e di essere classificato come un tiranno. Esaltandolo alla
virtù, alla temperanza e alla giustizia, insomma tratteggia il modello del
sovrano ideale, cavalleresco, formato sull'esempio dei classici -- continua è
la comparazione con gli antichi statisti e sovrani) e timorato di Dio. Le informazioni,
ricavate attraverso una minuziosissima ricerca d'archivio da parte del Novati,
sono prese in ordine sparso da; Epistolario, Tavole genealogiche ove vengono
fornite indicazioni biografiche sui nonni, genitori e figli. Per consultare le
informazioni sui fratelli del cancelliere, si consulti sempre Epistolario, Riferimenti Dionisotti. Villani. Fu avviato agli
studî giuridici, inameni a lui che era pierius (così foggia il suo patronimico:
figlio di Pietro, e devoto alle pieridi, le muse. Eloquentissimo legum doctori
domino Loygio de Gianfigliaziis. Reverendo patri et domino domino Bruni de
Florentia summi pontificis secretario, domino suo, si lamenta della sua mansione
di cancelliere nella cittadina umbra. Vero è che invalse l'uso di chiamare
Cancelleria Fiorentina l'ufficio del quale era capo il Dettatore, che aveva la
particolare ingerenza di scrivere le lettere e di trattare le faccende della
politica esterna. Unum dicam, quod
emerserunt et ad tante sunt reipublice gubernacula sublimati, quos oportuit pro
salute cunctorum. Dirò una cosa, cioè che al governo di una così grande repubblica
emersero e vi sono uomini, i quali bisognò vi sono per la salvezza di tutti. E così
favorevole al governo in quanto fu uno dei pochissimi a non essere proscritto
dalle cariche istituzionali. Siena si
sottomise a Visconti in funzione anti-fiorentina, mentre il signore di Milano
(duca per investitura imperiale) si allea con Lucca e altre città
umbro-marchigiane. La prima epistola riportata dal Novati in cui S. risponde ad
una missiva del Certaldese cfr. Epistolario Facundissimo domino Iohanni
Boccacci de Certaldo ma i toni sono troppo famigliari per essere la prima epistola
scambiata tra i due. Inclyte cur vates, humili sermone locutus, de te
pertransis? te vulgo mille labores percelebrem faciunt: etas te nulla silebit. Perché,
o celebre poeta, che hai cantato nel volgare idioma, avanzi nel corso del
tempo? Mille fatiche ti rendono celebre presso il volgo: nessuna epoca tacerà
sul tuo conto. Egrigio viro Franciscolo de Brossano domini Francisci Petrarce
genero, Ep. ove piange sia la scomparsa del Petrarca, ma annuncia anche quella
del Boccaccio. Fallebar enim, et dum Franciscum fleo, dum suis laudibus
intentus decantantes, novo commento, veterum pene dimissa sententia, depingo
Camenas, ecce nove lacrime nobis merore novi funeris occurrerunt, incepti
cursum operis reprimentes. Vigesima quidem prima die decembris Boccaccius
noster interiit. Infatti ero ingannato, e mentre piango Francesco e mentre,
attento alle sue lodi, adorno le Camene con un nuovo commento, quasi
tralasciata la sentenza degl’antichi, ecco che nuove lacrime si aggiunsero a
noi con il dolore di una nuova morte, frenando il corso di un'opera che inizia.
Il nostro Boccaccio spira. Tateo. Cappelli,
ricorda anche che e solito mettere a disposizione dei suoi allievi la
sua stessa biblioteca personale. Pertanto, i luoghi di incontro erano due:
Santo Spirito e l'abitazione del Cancelliere. Gl’animatori di questi incontri,
il Salutati e il Marsili, l'uno nella propria casa, l'altro nella sua cella di
Santo Spirito, ricevano i nobili fiorentini, e li iniziavano al gusto delle
lettere antiche. Sabbadini riporta che l'erudito greco era già a Firenze. Garin
sintetizza, prendendo spunto dal De saeculo et religione e dall'Epistolario,
l'ideale di vita attiva propria dell'essere umano inteso come cittadino del
mondo. Terrestre è la vocazione umana. L'impegno nostro è nella costruzione
della città terrena, nella società. Insiste sul valore della educazione. Essa
insegna a ritrovare sub corticem il valore intenzionale dei termini, smarrito
nella consuetudo, penetrando l'espressione nel suo significato intimo come
direzione spirituale. Parola e cosa non possono disgiungersi. Noli, venerabilis
in Christo frater, sic austere me ab honestis studiis revocare. Noli putare
quod, cum vel in poetis vel aliis Gentilium libris veritas queritur, in vias
Domini non eatur. Omnis enim veritas a Deo est, imo, quo rectius loquar,
aliquid est Dei. Non volere, o venerabile fratello in Cristo, allontanarmi in
modo così austero da studi degni di ammirazione. Non voler ritenere che, quando
si cerca la verità o nei poeti o in altri libri degli scrittori pagani, non si
cammini lungo le vie del Signore. Ogni verità, infatti, proviene da Dio e, per
parlare fino in fondo rettamente, alcuna cosa è propria di Dio. Nullum enim
dicendi genus maius habet cum divinis eloquiis et ipsa divinitate commertium
quam eloquium poetarum. Nessun genere letterario, infatti, ha un maggior
legame con le parole divine e con la stessa divinità quanto la parola dei
poeti. Il manoscritto di Vercelli fu alla fine portato a Firenze, ove rimane, unica
copia carolingia esistente delle Epistole di CICERONE. Gargan ritiene che la
sua filologia non fu di altissima classe. Billanovica. Fitta la corrispondenza con
Seta, come testimonia la prima lettera inviata dal cancelliere fiorentino. Insigni
viri Lombardo...optimo civi patavino, Cappelli Cesareo. Epistola Coluci
Salutati florentina ad Carolum regem Neapolitanum. Villani riporta la veemenza
con cui fulmina Gian Galeazzo con le sue lettere, riportando tra l'altro la
testimonianza di E. Piccolomini cui
quest'aneddoto è attribuita la paternità. Sia la citazione che il contesto in
cui fu scritto il De Tyranno sono esposti in Canfora. In altri termini, se
Cesare, pur giunto al potere in modo tirannico o violento, seppe poi
legittimare tale potere attraverso un esercizio virtuoso di esso (ex parte
exercitii) in grado di suscitare l'approvazione popolare, la sua uccisione non
fu legittima. Lo e quella di un tiranno che esercita come tale. Per la figura
di Loschi, si rimanda alla voce biografica Viti. Canfora ipotizza l'aiuto di Bruni nello
sviluppare il paragone Firenze-Atene, in quanto non e molto esperto di quella lingua e di quella
cultura. Così rivolgendosi al cancelliere milanese A. Loschi, nella Invectiva
in Antonium Luschum, dopo aver contrapposto i guasti del regime tirannico
milanese ai vantaggi di quello libero e repubblicano di Firenze, glorifica la
sua città come "fiore d'Italia" e come esempio di vita serena e armoniosa.
Si riporta interamente il breve messaggio d'accompagnamento. Mitto tibi
munusculum istis paucis noctibus correctionis studio lucubratum. In quo si quid
proficies tu vel alii, laus sit omnium conditori Deo, cui placeat me in tuis
sanctis orationibus commendare. Vale felix et diu. Colucius tuus. Ti mando un
piccolo pensiero composto in queste poche notti dopo un'opera di revisione.
Attraverso questo trattato, se tu o altri ne trarrete giovamento, la lode di
tutti voi sia per lodare Dio, al quale è piaciuto che io mi affidi alle tue
sante orazioni. Sta felice a lungo. Il tuo Coluccio. Nel De Nobilitate ribade,
attraverso un discorso più ampio e articolato, la distinzione della medicina, designate
come arte meccanica, ossia tecnica, dalla giurisprudenza, considerata scienza
della vita spirituale e quindi superiore all'altra. La legge e veramente un
sigillo divino, con cui dopo il primo peccato Dio ha offerto alle comunità degl’uomini
la vita per riconquistare il bene. Ispirate da Dio agli uomini, inscritte
nell'anima umana, la legge ha un'altra superiorità, rispetto alla legge
meccanica naturale. La legge inter-soggetiva puo essere conosciuta nella sua
pienezza integrale, con una certezza che non si trova mai nella scienze della
natura. Si riporta, come testimonianza, quanto scritto nell'epistolario in cui
annuncia a B. Imola il suo Progetto. Sed ut ad Franciscum nostrum redeam,
opusculum metricum de ipsius funere iam incepi. Ma per ritornare al nostro
Francesco, inizio a stendere un opuscolo metrico sulla cerimonia funeraria
dello stesso. Antiche Filippo Villani, Le vite d'uomini illustri fiorentini, Mazzuchelli,
Venezia, Pasquali, Moderne; Abbagnano, “La filosofia del Rinascimento” in
Abbagnano, “Storia della filosofia” (Milano, TEA); Billanovich, Gl’inizi della
fortuna di Petrarca” (Roma, Storia e Letteratura); Bischoff, “Paleografia
latina. Antichità e Medioevo, Stefano Zamponi, Padova, Antenore, Bosisio, Il
Basso Medioevo, in Curato, Storia Universale,
Novara, Istituto geografico De Agostini, Branca, Boccaccio: profilo biografico,
Firenze, Sansoni, Campana, Lettera del cardinale padovano (Bartolomeo Uliari). Canfora,
Prima di Machiavelli. Politica e cultura in età umanistica, Roma, Laterza, Cappelli,
“L'Umanesimo italiano da Petrarca a Valla” (Roma, Carocci); Cesareo, “L'Epistolario
ed il carteggio con Francesco Petrarca come esempio di latino umanistico: una
ricerca filologico-letteraria, G. Contini, Letteratura italiana delle origini”
(Firenze, Sansoni); Carrara, Lino Coluccio di Piero, in Enciclopedia
Italiana, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Rosa, Dizionario biografico degli italiani, Roma,
Istituto dell' Enciclopedia Italiana, Loredana Chines, G. Forni, G. Ledda, Dalle
Origini al Cinquecento, in Ezio Raimondi, La letteratura italiana” (Milano,
Mondadori); Dionisotti, Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto dell' Enciclopedia
Italiana, Luciano Gargan, Gli umanisti e la biblioteca pubblica, in Guglielmo
Cavallo, Le biblioteche nel mondo antico e medievale, Bari, Laterza, Eugenio
Garin, L'umanesimo italiano, 3ª ed., Roma-Bari, Laterza,Martelli, Schede per S.
in Interpres, Demetrio Marzi, La cancelleria della repubblica fiorentina, Rocca
San Casciano, Cappelli, Nuzzo, Coluccio
Salutati. Epistole di Stato. Primo contributo all’edizione: Epistole in
Letteratura Italiana Antica, Manlio Pastore Stocchi, Pagine di storia
dell'Umanesimo italiano, Milano, Angeli); Petoletti, “Boccaccio e i classici
latini” in Teresa De Robertis, C. Monti, Marco Petoletti et alii, Boccaccio
autore e copista, Firenze, Mandragora, Francesco Petrarca, Lettere Senili,
Giuseppe Fracassetti, Firenze, Le Monnier,
Coluccio Salutati, Epistolario, Novati, Roma, Forzani e C. tipografi del
Senato, Si sono consultati: Epistolario,. Epistolario, Epistolario,
Epistolario, Epistolario, Sabbadini, “Le scoperte dei codici latini”, Firenze,
G.C. Sansoni, Achille Tartaro e Francesco Tateo, Il Quattrocento. L'età
dell'umanesimo, in Carlo Muscetta, La letteratura italiana, Bari, Laterza, Si
sono presi in considerazione: F. Tateo, La cultura umanistica e i suoi centri,
E. Wilkins, Vita del Petrarca, Luca Carlo Rossi e Ceserani, Milano, Feltrinelli,
edito per la prima volta negli Stati Uniti col nome di Life of Petrarch,
Chicago); Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, Paolo Costantino Pissavino,
Milano, Mondadori, Viti, Loschi, Antonio, in Dizionario Biografico degli
Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, Palazzo Salutati Petrarca
Boccaccio Umanesimo Repubblica di Firenze Bruni. Il contributo italiano alla
storia del Pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Cirillo, “Il tiranno in S., umanista,” Biblioteca dei
Classici italiani di Bonghi. Lino Coluccio Salutati. Coluccio Salutati.
Salutati. Keywords: i duodici fatiche d’Ercole, gl’antichi, la legge
non-naturale, la legge naturale, della buona fortuna, libero arbitrio, la vita
sociale, la con-vivenza, Bruto e Cassio nell’inferno, la morte di Cesare,
l’assassinio di Cesare, tirano, la libertas fiorentina, stato fiorentino, la
repubblica fiorentina, la fiore d’Italia, Boccaccio, Petrarca, Aligheri, I
primi umanisti, l’umanesimo laico, basato contro il determinismo ecclesiastico,
la biblioteca di Salutati, Livio, Cicerone, autori latini, la lingua Latina,
difesa della lingua Latina, l’interpretazione di Virgilio da Aligheri, difesa
della filosofia pagana, il valore permanente della filosofia degl’antichi. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Salutati” – The Swimming-Pool Library.


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